Saluto tutti visto che è il mio primo post (in italiano: contributo scritto?)
franco
Il giorno 09/mag/06, alle ore 22:56, Alberto ha scritto:
Perché non ci può essere diritto di scambio di semi e piante fra contadini?
Perché i contadini a causa della legislazione che lo proibisce devono
scambiarsi tra di loro illegalmente le varietà del loro territorio o della
loro tradizione, quelle che loro stessi si tramandano e sanno
autoriprodursi, quelle che a volte fanno a meno dei pesticidi e resistono
meglio alle avverse condizioni ambientali?
La regolamentazione del movimento dei semi che si applica in Italia, la
stessa per tutte le nazioni europee, mette praticamente fuorilegge ogni seme
non iscritto ai registri delle varietà ammesse alla vendita istituiti fin
dal 1970. Ma con il passare degli anni dalla istituzione di questi registri,
le leggi sono gradualmente diventate più restrittive al punto da non
permettere nemmeno lo scambio gratuito di semi fra produttori.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 9 maggio 2001 rende in
effetti impossibile ogni cessione o movimento di semi non registrati; mentre
il trattato UPOV91 intacca il diritto di risemina dell'agricoltore, ovvero
il privilegio che l'azienda agricola ha di riseminare traendo seme da una
parte dei propri raccolti. D'altra parte, con l'introduzione in coltivazione
delle varietà OGM si apre il rischio della impollinazione spontanea da parte
di queste sulle varietà contadine che a quel punto, ibridandosi con le
varietà ogm che sono brevettate, diventerebbero automaticamente di proprietà
della ditta sementiera che detiene il brevetto e quindi i loro semi non
potrebbero essere più riseminati.
Intanto, le varietà di pubblico dominio, ovvero quelle che sono frutto di
selezioni fatte più di trentacinque anni fa e che non pagano royalties a
nessuno perché sono patrimonio collettivo in quanto antiche varietà, vanno
gradualmente a perdersi, cancellate dai registri europe e sono destinate
alla probabile estinzione e a essere completamente sostituite da ibridi F1,
i cui semi non si possono riseminare se non penalizzando fortemente la
possibilità di raccolto. Oggi, oltre il 90% delle sementi delle varietà
commerciali di cetrioli, cocomeri, pomodori, melanzane, zucchine, meloni e
peperoni sono ibridi e meno del 3% sono le varietà più vecchie di
trentacinque anni.
In alcune nazioni europee si è riconosciuta l'esistenza e la possibilità di
vendita di alcune varietà storiche, recependo una parte della direttiva CEE
su cui si fonda il già citato DPR 322/2001, tuttavia è stata proibita la
vendita dei prodotti di quelle varietà e sono state destinate al solo uso
personale. Inoltre si è chiesto una tassa annuale di registrazione che
penalizza i piccoli produttori e distributori di sementi. In Italia non è
stata fatta neppure questa applicazione, esponendo il nostro ricco
patrimonio storico varietale di semi alla biopirateria e alla copiatura.
Inoltre le varietà moderne, sia ortive sia agrarie, sono commercializzate
con l'unico scopo di favorire una agricoltura industriale e la grande
distribuzione organizzata. Gli ortaggi devono essere capaci di superare
raccolte meccaniche, imballaggi meccanizzati, lunghi viaggi refrigerati.
Devono avere una maturazione uniforme per favorire la raccolta simultanea,
dipendono dalla chimica sia per le concimazioni sia per i trattamenti
fitosantari. Devono avere un bell'aspetto ma spesso mancano di un buon
sapore. Non sono certo adatti per gli orti familiari e per la vendita
diretta di prodotti in fattoria.
Purtroppo questo avanzare di varietà sempre più tecnologiche sembra
inarrestabile, ma ciò non ha nulla a che vedere con la possibilità di far
circolare ancora, e con una certa libertà, le varietà locali e tradizionali.
Perchè autorizzare OGM e ibridi e allo stesso tempo ostacolare in tutti i
modi la libera circolazione di semi non registrati? Dobbiamo intuire che la
volontà del legislatore sia quella di eliminare ogni possibile alternativa
all'industria della genetica alimentare e alle sue sementi?
Un ritorno alla biodiversità rurale nei campi invece è auspicabile, non solo
per un recupero di sapori e aromi di cui le modernità sono povere, ma anche
di colori e forme che rendono piacevole mangiare e per favorire il movimento
del cibo locale, ovvero della vendita diretta di prodotti di fattoria.
L'assurdo è invece che anche un semplice seme di pomodoro tradizionale e
contadino, solo perché non registrato, diventa un seme proibito. La
iscrizione nei registri di una varietà è una pratica amministrativa lunga e
costosa, inaccessibile agli agricoltori, una via impraticabile per le
varietà contadine.È quindi urgente togliere queste regolamentazioni e
lasciare piena libertà di scambio e diffusione gratuita delle varietà
storiche italiane:per preservare la biodiversità rurale
per una agricoltura ricca e variegata
per il diritto alla alimentazione libera e sana
per riconoscere il valore della nostra civiltà contadinaNoi chiediamo:l'applicazione della direttiva CEE (98/95) finora disattesa dai governi e la
creazione di una lista nazionale che raccolga le varietà locali o dei
territori o contadine;l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per le varietà di coloro che
conservano, selezionano e diffondono questa biodiversità;che i criteri di iscrizione siano adattati alle particolarità di queste
varietà locali, spesso non uniformi o stabili come quelle selezionate;uno spazio di libertà totale per scambi liberi di piante e sementi contadine
(in quantità corrispondenti ai bisogni di una piccola fattoria), nel
rispetto delle precauzioni fitosanitarie essenziali.Partecipa alla petizione lasciando la tua firma!
Questa petizione è organizzata da:
Civiltà Contadina (Cesena)
Consorzio della Quarantina (Genova)
Damanhur (Vidracco TO)
GRTA onlus (Cesena)
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