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Lettera Pagana   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #2626 di 2798 |
A parte qualche considerazione, tipo quella sulla
morte di Pan, il testo è interessante.

<<
Lettera Pagana
di Ugo Gaudenzi - 10/07/2007
da "Rinascita"

Ogni volta che il cristianesimo, la morale cristiana,
fa irruzione nel vivere politico e sociale di un
angolo del mondo, si produce un trauma irreversibile.
Si straccia la memoria di un popolo, si cancellano le
sue origini, le sue tradizioni e il suo destino
tramandati e disegnati da miti e culture, si apre uno
iato di oscurità e di incertezza sul significato
dell’essere, si fa strame di ogni volontà umana di
eccellenza, si riduce l’esistenza delle persone e la
storia delle genti all’attesa di un futuro altro,
extraterreno, extra-fisico, extra-umano.

Il Pagus

Certo, il cristianesimo - cattolico o ortodosso o
protestante - non è certo l’unica macchina da guerra a
lanciarsi contro quello che si ritiene “Il Nemico”
perché non partecipe della sua fede. La malattia
integralista e intollerante è propria di ogni
religione “rivelata”. Rivelata, cioè, a-o-da Mosè o
Budda o Cristo o Maometto.
Ma è logico che la pubblicazione di una breve “lettera
pagana” su queste pagine libere che girano di mano in
mano in Italia o in Europa, non può che restringere
alla deplorazione della morale e della religione
cristiana il suo grido di allarme e di dolore.
La presenza di una cultura di potere altra, estranea,
parassita, che continua da duemila anni ad assorbire e
deviare e mutare il senso delle cose in movimento,
adeguando ed anche distorcendo di volta in volta i
propri stessi “dogmi” per non perdere contatto con la
naturale evoluzione culturale degli uomini e dei
popoli, non è certo cosa da poco, una bagatella, una
bazzecola.
E abbiamo scelto un umile Pagus, un villaggio
metaforico come le pagine centrali di Rinascita, per
questo nostro ragionamento, sicuri di incontrare così
l’attenzione, l’interesse e il confronto utile anche
con quella parte dei nostri lettori che si richiama
alla fede cristiana perché riuscita - noi, però, non
sappiamo come: si tratterà di un atto di fede... - a
separare quello che è di Dio, intimo, personale, con
quello che è di Cesare, di tutti.

Dio e Cesare

“Il mio regno non è di questa terra”, afferma il
Cristo.
In realtà l’irruzione, nell’unicum romano, di una
fede, quella cristiana, che dichiarava la necessità di
separare il sistema teologico dal sistema politico, ha
creato tra i popoli di Europa una ferita ancora non
rimarginata, anzi una lacerazione che origina ancora
oggi infinite fratture.
Dall’introduzione di quel “duplice potere (Chiesa e
Stato) è derivato un perpetuo conflitto
giurisdizionale che ha reso impossibile ogni buona
politica negli Stati cristiani; non si è mai potuto
capire a chi, tra il sovrano e il sacerdote, si
dovesse obbedire”, scriveva Jean Jacques Rousseau un
secolo e mezzo fa.
E nel X secolo a.U.c., Celso, il filosofo neoplatonico
le cui opere furono distrutte durante le persecuzioni
cristiane contro i pagani, non a caso nei suoi scritti
esortava i cristiani almeno ad obbedire alle leggi
dello Stato, a riconoscere l’autorità di Roma.
Tacciando però il clero di aver romanzato e
falsificato la storia di Gesù Cristo. Una storia
“fabbricata”, sottolineava, perché è “noto a tutti che
ciò che avete scritto è il risultato di continui
rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi
venivano portate”.
E Friedrich Nietzsche che vede nel cristianesimo
originario soltanto un “piccolo movimento di
ribellione” politica, “una conseguenza... dell’istinto
ebraico, un'ulteriore conclusione della sua logica
terrificante”.
Però, “man mano che si diffondeva fra masse sempre più
vaste, era necessario volgarizzare e barbarizzare il
cristianesimo. Quest'ultimo ha assorbito le dottrine e
i riti di tutti i culti sotterranei dell'imperium
romanum e le assurdità di ogni sorta di mente malata.
Il destino del cristianesimo sta nella necessità che
la sua stessa fede diventi tanto malata, bassa e
volgare quanto malati, bassi e volgari sono i bisogni
che deve soddisfare”.

Fede nell’Irreale

Anche perché “nel cristianesimo, né la morale né la
religione hanno punti in contatto con la realtà.
Nient'altro che cause immaginarie («Dio», «anima»,
«io», «spirito», «libero arbitrio», ovvero il «non
libero arbitrio»): solo effetti immaginari («peccato»,
«redenzione», «grazia», «castigo», «remissione dei
peccati»). Un rapporto tra esseri immaginari («Dio»,
«spiriti», «anime»); una scienza naturale immaginaria
(antropocentrica; una totale mancanza del concetto di
cause naturali); una psicologia immaginaria (soltanto
autofraintendimenti, interpretazioni di sentimenti
generali piacevoli o spiacevoli, per esempio:
«pentimento», «rimorso di coscienza», «tentazione del
demonio», «cospetto di Dio»); una teleologia
immaginaria (il «regno di Dio», il «giudizio
universale», la «vita eterna»). Questo mondo puramente
fittizio con suo grande svantaggio si distingue dal
mondo dei sogni per il fatto che quest'ultimo
rispecchia la realtà, mentre il primo la falsifica, la
svaluta e la nega”.

La Chiesa Ieri

Feroce distruttore dell’anima greco-romana, della
civiltà antica, delle religioni nazionali, dei popoli
pagani (cfr, le stragi dei sassoni, degli sciti),
delle comunità “apostate” o “eretiche”, degli stessi
principii di aequitas alle fondamenta del diritto
romano, trasformati in leggi dove a garantire la
giustizia -non più l’equità - è la Chiesa,
intermediaria del divino, con codici e canoni
giustinianei o longobardi o franchi che irrompono
senza riguardi nel vivere sociale e individuale di
ognuno, il cristianesimo scelse la nostra Europa quale
terra di conquista. Agevolato in ciò dall’esistenza,
attorno al Mediterraneo, di un’unica organizzazione
sociale e politica, quella imperiale, da corrodere nel
suo principale pilastro, la romana auctoritas, per
conquistarne le spoglie anche a prezzo del suo
progressivo indebolimento e del suo totale crollo.
Ridotto al guinzaglio l’impero, nelle sue due anime,
(i “due polmoni” dell’est e dell’ovest dei quali tanto
ha parlato dal 1979 fino alla morte papa Wojtyla), non
restava al clero che impossessarsi del potere dello
Stato.
Da tenere sotto la tutela del patriarca a
Costantinopoli, e sotto la guida pastorale e temporale
del papa a Roma. Anche a costo della prima grande
scissione, quella del 1054 tra il papa Leone IX e il
patriarca Michele Cerulario che si scomunicarono a
vicenda rifiutando reciprocamente il primato dell’uno
o dell’altro vertice ecclesiale.
Europa capta, o “evangelizzata”, con donazioni e
conquiste, crociate e roghi, successioni e decime,
dispute e indulgenze, il cristianesimo non riuscì però
a godere la pace. L’Islam, la religione monoteista
concorrente, premeva ovunque, a ridosso dei limes,
mentre all’interno d’Europa con il Rinascimento
risorgeva l’antica cultura, quella stessa raccolta, a
tratti, da un Federico di Svevia o da un Cola di
Rienzo, perché soltanto dormiente sotto il sottile
strato di idee e di concezioni del mondo importate nel
nord del Mediterraneo da Gerusalemme e dall’Oriente.
Si sa, nei peggiori momenti di crisi, il potere
reagisce con il più classico dei mezzi: esorcizzando
il pericolo con la divisione di quello che è o
potrebbe essere il fronte avversario. A volte,
addirittura, è lo stesso corpo a rischio a produrre
degli anticorpi per frenare la sua fine.
1517. Con le sue 95 tesi Martin Lutero dà inizio alla
nuova frattura religiosa e politica dell’Europa.
E’ Riforma, è Controriforma, è Concilio di Trento, è
l’Inquisizione più dura, è Giordano Bruno. Ma poi
anche Descartes, e poi Newton, e Diderot, e Hume e
Kant. Ed è anche rivoluzione francese, moti di
libertà, dichiarazioni di indipendenza, fine dei
privilegi, delle guarentigie e del potere temporale
del Vaticano.
Il cristianesimo, come sempre, immediatamente
scomunica, bolla d’infamia con i suoi “sigilli”,
combatte a morte; se vince una battaglia restaura, se
perde si adegua - a fatica e a posteriori,
naturalmente - e traccia nuovi sentieri di compromesso
culturale sul corpo martoriato della nostra più grande
patria.

La Chiesa Oggi

Dal Concilio Vaticano II, la parola d’ordine del
cristianesimo è “evangelizzazione”. Dell’Europa, si
sottintende. Papa Montini, non a caso riprenderà il
nome (Paolo VI) dell’apostolo la cui missione fu
quella di convertire greci e romani. Papa Wojtyla sarà
ancora più esplicito: l’Europa è la terra del
cristianesimo, ma è anche lo scenario di una
necessaria “nuova evangelizzazione”. Lo dirà infinite
volte. E alle parole farà seguire i fatti: il Vaticano
sarà - ed è tuttora oggi - in prima linea nel
rivendicare le “radici cristiane” dell’Europa.
Per confermare tali “radici” ecco affiancare
all’occidentale Benedetto (VI secolo) gli orientali
Cirillo e Metodio (IX secolo) quali patroni
dell’Europa.
Cioè proprio i distruttori delle primigenie radici
d’Europa, corrotte e modificate secondo i voleri e i
“valori” del cristianesimo.
Particolare cura viene riservata alla Francia “figlia
primogenita”... non a caso: la Francia è tuttora
l’unica nazione europea che esplicitamente dichiari
nella sua Costituzione il suo carattere laico.
Accanto al martellante e ipocrita dichiarare
“cristiane” le radici della civiltà europea, la Chiesa
prima ha arraffato e fatto proprie le battaglie dei
diritti dell’uomo e della solidarietà sociale -per
adeguarsi - sempre a posteriori - all’ideologia
dominante, poi ha impugnato la bandiera della “libertà
religiosa” dichiarandola una tutela per ogni singolo
uomo. E, pur affermando di non reclamare alcun
privilegio per sé, precisa al tempo stesso che questa
libertà religiosa non è una libertà come le altre, ma
la radice stessa e il fondamento di tutte le altre
libertà. Un diritto morale, quindi, per i cristiani,
assoluto che sfugge per definizione al potere dello
Stato.
La Chiesa, così, non enuncia una legge ma si dichiara
al di sopra della legge e moralmente obbligata a
giudicare qualunque norma, qualunque atto di uno Stato
laico sovrano. Poiché il Vangelo costituisce la
totalità della verità sull’uomo, costoro deducono che
sia retto e giusto che chi lo maneggia (loro stessi)
possieda il diritto di giudizio e di veto su ogni atto
pubblico di una Nazione.
Basta leggere attentamente papa Ratzinger : la sua
critica - giusta - al relativismo, non riapre affatto
le porte a valori cardinali naturali, ma serve
unicamente da volano per affermare la necessità della
progettata riconquista cattolica dell’Europa
In queste condizioni, in ogni angolo d’Europa, la
società civile viene posta sotto il controllo
dell’autorità dogmatica delle gerarchie vaticane. Che
agiscono direttamente, attraverso le conferenze
episcopali, e indirettamente, sollecitando la base, i
movimenti del volontariato, le forme comunitarie
neo-integraliste (non lefebvriane) o
laico-missionarie, dai carismatici ai ciellini,
all’Opus Dei. Un esercito di laici-consacrati capaci
di agire nel mondo temporale sotto l’autorità di San
Pietro...
Ma queste sono le cronache della componente cattolica.
Che si richiama ormai alle radici giudeo-cristiane
della fede rivelata scimmiottando le sette protestanti
più radicali. E a suo tempo più demonizzate.
La “nuova evangelizzazione” cattolica dell’Europa
incontra anche altri ostacoli sul suo cammino. In
particolare la crescente diffidenza delle chiese
cristiane ortodosse che non hanno di certo gradito la
rinnovata campagna del Vaticano in un Est Europa
considerato addirittura “terra di missione” e che
denunciano a tinte forti questo (letterale)
“imperialismo religioso”. Un’Europa che, si badi bene,
per il Vaticano si arresta prima di Mosca, prima della
“Terza Roma”, dichiarata più volte “fuori dai limes” o
fuori dalla storia del cristianesimo “autentico”.
Altro che un cristianesimo a “due polmoni”. Quello
dell’est, quello di Mosca, è di fatto relegato dal
Vaticano nella sua missione extra-europea,
“universale”, mondialista.

Giudeo-Cristiani

Il 13 aprile 1986, nella sinagoga di Roma, papa
Wojtyla ebbe a a dichiarare “intrinseco” alla
religione cristiana il giudaismo. Gli ebrei israeliti,
quali “fratelli maggiori” dei cristiani. Non solo. Nel
giugno del 1991 lo stesso papa dichiarava “un atto di
giustizia storica” “la rinascita, di uno Stato ebreo
dopo duemila anni”. E nel 2006 è stato papa Ratzinger
a confermare ltale sintonia giudaico-cristiana.
La realtà vera è che la chiesa, in particolare quella
romana, ma più in generale il cristianesimo, è in
profonda crisi. Non si tratta soltanto di crisi di
vocazioni, di crisi di fede, di battesimi, di
matrimoni. E’ che il crollo dell’ideologia comunista -
anch’essa totalitaria, anch’essa conseguente ad un
atto di fede - non ha portato al cristianesimo granché
di nuova linfa. Il cristianesimo non è diventato un
punto di riferimento. La Chiesa, le chiese cristiane,
sono rimaste dei contenitori. Non hanno saputo
indicare le nuove norme, i nuovi obiettivi, ad una
società colta dal disagio del trapasso dei tempi.
La Chiesa di Roma, poi, non ha portato nemmeno alle
sue estreme conseguenze la riappropriazione delle sue
radici giudaiche. E’ rimasta alle dichiarazioni di
principio, all’evocazione del“pentimento” (il concetto
ebraico di teshuva) . Ben oltre e ben più, in questa
direzione, hanno fatto le sette protestanti oggi alla
guida dell’Occidente.
Il conflitto di civiltà oggi in essere, per il
Vaticano, resta quello con l’Europa precristiana.
Lasciamo parlare un principe dei teologi, Monsignor
Lustiger, in prima linea da decenni nell’indicare la
necessità di “ri-evangelizzare” l’Europa: “Gli antichi
greci e romani non esistono più... la svolta della
storia europea è stata il decesso di queste civiltà...
che sussistono assimilate dai popoli che ne sono
nati... L’incontro con la Bibbia... fu una lotta e
resta una lotta... la lotta spirituale contro il
paganesimo che segna l’intero uomo nella sua nascita
carnale è l’obiettivo permanente
dell’evangelizzazione”...
Alain de Benoist, chiosa: in Europa “il Grande Pan
sarebbe dunque morto per sempre... anche se bisogna
continuare ad ucciderlo.
Evangelizzare significherebbe dunque scongiurare un
pericolo sempre rinascente, anche nel momento in cui
si pretende che sia definitivamente sparito”.
La Chiesa è stata per secoli l’ente supremo che,
ovunque in Europa, dettava le regole nel triplice
registro delle credenze, dei valori e dei
comportamenti, anche alle nazioni. Questa epoca è
passata. Non esiste, fortunatamente, più. La
separazione tra Chiesa è Stato è un fatto. Tra gli
stessi cristiani, lo si vede ogni giorno, credere non
significa più obbedire. Tutto è opinabile. Nella sfera
privata nulla è più “regolato”, o comandato, dai
precetti cristiani. Si divorzia quando si ritiene
giusto divorziare, si interrompe una gravidanza o si
accettano manipolazioni genetiche seguendo i propri
desideri, le proprie convinzioni.
Non c’è bisogno di attivare moti razionalisti,
laicisti, anticlericali. La fine del cristianesimo è
nel disinteresse dei suoi stessi stanchi fedeli.
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Lun 13 Ago 2007 1:49 pm

scanagatta
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FRANCESCO SCANAGATTA
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13 Ago 2007
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