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Osvaldo Roman - Scuolanews n° 1 del 15 marzo 2003   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #74 di 191 |

Osvaldo Roman - Scuolanews n° 1 del 15 marzo 2003

 

Approvata la controriforma si dovranno purtroppo fare i conti con i problemi reali, a volte drammatici, che questa porrà alle famiglie agli studenti ,alle nostre scuole e al lavoro quotidiano di centinaia di migliaia di insegnanti e di dirigenti scolastici.

 

Anche al fine di affrontare meglio questa difficile nuova fase della vita delle nostre istituzioni scolastiche potrà essere di qualche utilità per non pochi approfondire o semplicemente riconsiderare oggi, alla luce di quanto è accaduto, alcuni dei passaggi che hanno caratterizzato, fino a questo momento,questa importante battaglia politico istituzionale.

 

Innanzitutto il  problema della partecipazione all’elaborazione della riforma

 

Fanno oggi un po’ pena le dichiarazioni con cui il ministro Moratti circa un anno  e mezzo fa motivava la sua intenzione di non dare attuazione alla legge n° 30 approvata dal Parlamento. Il ministro parlava della necessità di un ampia discussione e di un coinvolgimento largo del mondo della scuola. Sapete tutti invece come sono andate le cose.Non ci risulta che la Moratti abbia partecipato ad un solo pubblico confronto su questi problemi. La recente e poco seria trasmissione di Porta a Porta conferma questo assunto.

 

Dopo le processioni da “madonna pellegrina” in alcune  scuolette di paese ,ove veniva accolta da bambine con i mazzetti di fiori che ricordavano quelli offerti alla moglie di Ceaucescu, la Moratti di recente al TED di Genova si è presentata solo in Videoconferenza ricevendo ugualmente una meritata contestazione.

 

Tutti ricordiamo troppo bene la penosa vicenda degli Stati generali ove debuttò la sua idea di partecipazione con i rappresentanti elettivi degli studenti malmenati in platea. Ricordate poi le botte distribuite a Udine agli studenti che osavano intervenire alla conferenza regionale!

 

Il CNPI ha bocciato spesso di sua iniziativa( perché neppure interpellato) con ripetuti pronunciamenti prima la legge delega, poi la controriforma degli oo.cc e infine la pseudosperimentazione . Di recente ha aderito allo sciopero indetto da CGIL, CISL, UIL, SNALS per il prossimo 25 marzo  contro il suo Presidente. Come esperienza di nuova partecipazione democratica alle scelte della politica scolastica governativa il campionario è davvero assai vasto e significativo!

 

I documenti Bertagna concernenti le cosiddette “Indicazioni nazionali” per la  scuola media, la scuola elementare  e per la scuola  dell’infanzia che sono stati posti alla base della sperimentazione sono stati elaborati segretamente  senza alcuna consultazione  e si ignorano a tutt’oggi i nomi dei loro estensori; i loro autori sono militi ignoti come quelli che hanno steso il documento sull’educazione sessuale e che consigliano come rimedio all’AIDS le masturbazioni senza preservativo.

 

Proprio in queste settimane si sta mettendo in moto un interessante processo di analisi collettiva da parte delle scuole di quelle autentiche “castronerie reazionarie” che sono state pomposamente denominate “Indicazioni nazionali” sia per le Attività educative nelle scuole dell’infanzia, sia per cosiddetti i Piani di studio personalizzati nella scuola primaria e nella scuola secondaria di 1° grado. Se leggete nella copertina di tali “Indicazioni” trovate incredibilmente scritto che esse hanno carattere prescrittivo in quanto esplicitano i livelli essenziali delle prestazioni che  tutte le scuole sono chiamate a garantire!

 

Molte volte c’è chi confonde i documenti Bertagna degli stati generali o la sperimentazione burletta e i documenti ad essa allegati con  la legge delega approvata nei giorni scorsi.

 

E’ invece necessario non confondere  una sperimentazione che, per quanto turpe e assurda, qualora adottata con le procedure previste dalla legge e in “primis” con la delibera di tutti gli organismi delle scuole interessate, può anche modificare quanto previsto dalla legge, con quello che dovranno riportare i decreti delegati della legge Moratti che dovranno realizzare quanto e solo esplicitamente indicato nella legge delega.

 

Dico questo perché ad esempio la legge delega non ha abrogato la legge 148 del 1990, o meglio gli articoli del Testo Unico che oggi la rappresentano.

 

E allora l’orario di insegnamento settimanale, il team docente, la pari dignità dei docenti che lo compongono e la sua autonomia di programmazione educativa e didattica, il tempo prolungato e il tempo pieno, tanto per fare solo alcuni esempi, non risulta che siano stati abrogati nell’elencazione dei principi direttivi a cui dovranno attenersi i decreti delegati.

 

Dunque la sperimentazione burletta è una cosa , un fatto  ben diverso dovranno essere i decreti delegati che, non dimentichiamolo, saranno  leggi sottoposte ad una procedura parlamentare e soggette a subire l’iter e le  contestazioni giuridiche e giudiziarie  che possono subire le leggi che abusano della  delega.

 

La vicenda parlamentare

 

Sapete tutti come è andata in Parlamento: al Senato sono state corrette alcune virgole; alla Camera il testo è stato blindato e non si sono potute correggere neppure quelle  e solo in extremis in aula  si  è corretto  un errore commesso al Senato precisando al tempo stesso le modalità di copertura finanziaria.

 

Dunque il dato odierno dopo tanta demagogia sulla partecipazione  e tanti appelli Bipartisan ( di tanti che probabilmente, se non riescono a vedere questi macroscopici avvenimenti, è perché vogliono tutelare i propri affari con il ministero), è che il centro destra ha approvato il disegno di legge delega sulle norme generali sull'istruzione rifiutando tutti gli emendamenti, anche quelli provenienti dalla maggioranza trasformati in grotteschi e confusi ordini del giorno.

 

Alla Camera dei deputati, forse anche in considerazione della minore cogenza dei pareri parlamentari sulla copertura degli schemi dei decreti legislativi rispetto a quelli sulla copertura dei disegni di legge, si è disposto che i decreti legislativi comportanti nuovi oneri non solo non saranno applicati ma neanche emanati fino all'individuazione di opportune risorse.

Tale disposizione, connessa a quella che concede un termine di ventiquattro mesi per l'emanazione dei decreti attuativi, induce tuttavia a dubitare che entro due anni il Governo sia in grado di reperire le risorse necessarie alla riforma.

Queste ultime, evidentemente aggiuntive rispetto al bilancio a legislazione vigente, non possono infatti che consistere in riduzioni di spese o aumenti di entrate. Le risorse aggiuntive potranno essere reperite solo con tagli alla spesa attuale per l’istruzione. Infatti la rigidità della spesa confermata anche dall'ultima manovra finanziaria non sembra  consentire in altri settori risparmi idonei a realizzare la riforma.

Qualora invece si ritenesse di reperire le risorse attraverso aumenti di entrate, non può non osservarsi che l'orientamento politico del Governo in carica si dirige in senso nettamente opposto, verso la riduzione della pressione fiscale. Lo stesso Patto di stabilità presentato dall'Italia in sede europea testimonia che il Governo intende mantenere quanto meno inalterata la pressione fiscale per i prossimi tre anni.

Tali considerazioni inducono a ritenere che la riforma, senza nuovi drastici tagli al sistema dell’istruzione pubblica, non verrà certamente attuata nel prossimo futuro, almeno per la parte che potrebbe determinare un aumento della spesa.

 

Il piano finanziario

 

Entro  90 giorni dall’approvazione della legge deve essere predisposto il piano programmatico degli interventi finanziari.

 

E’ pressoché certo, come si è visto, che questa maggioranza non intende investire una lira in più per l’istruzione pubblica ma eventualmente ridistribuire le risorse recuperate dal suo smantellamento.

 

Ciò appare con tutta evidenza se si analizzano le singole voci di tale piano alla luce delle scelte già compiute nelle recenti leggi finanziarie:

 

Alla lettera a) dell’articolo 1 è previsto uno sviluppo dell’autonomia delle scuole. Ebbene l’autonomia scolastica è stata  mortificata in tutti i modi , con il taglio all’offerta formativa (legge 440/97). Lo stanziamento relativo è  passato da 258 milioni di euro nel 2001 ai  238 milioni di euro del  2002, ai 214 del 2003 e ai 198 del 2004. Il decreto taglia spesa  ha privato le scuole persino della carta igienica. Sono stati sottratti al bilancio del Ministero circa 700 miliardi di vecchie lire per ritardata registrazione dei provvedimenti da parte della Corte dei Conti. Per i disabili il diritto all’integrazione sarà concretamente negato nei fatti e molti di loro sospinti verso gli istituti di assistenza.

 

Alla lettera b) sono state ridotte le risorse a favore del servizio nazionale di valutazione;

 

Alla lettera c) nulla è stato stanziato per l’innovazione tecnologica nelle scuole e il Ministro può presentarsi in videoconferenza ai convegni su tali materie  ed evitare il lancio di ortaggi solo perché si stanno realizzando in quest’anno scolastico due progetti (UMTS e Cablaggio) interamente finanziati con i fondi della finanziaria 2001 e del decreto legge Berlinguer del 2000. Il sottosegretario Aprea continua a nascondere tali dati di fatto  raccontando bugie nelle risposte alle interrogazioni  parlamentari.

 

Per  lo sviluppo delle attività motorie e  per la valorizzazione delle competenze professionali: lettere d) ed e), sempre dell’articolo1, una verifica potrà essere effettuata alla conclusione del prossimo contratto di categoria;

 

Per la formazione iniziale, lettera f), sarà molto difficile dare  un minimo di senso a quanto previsto dall’incredibile e fantasiosa formulazione dell’articolo 5 della  legge.Riguardo al reclutamento il governo è atteso  al varco da tutti i precari e dagli studenti delle ssis che sono stati  volgarmente turlupinati con  disinvolti minuetti dei vari rappresentanti governativi e della maggioranza a partire dal  problema delle graduatorie delle nomine. Il questione  centrale rimane quella dei posti da mettere a concorso. Quest’anno sono stati zero per la prima volta nella storia di questo paese.

 

Alla lettera g) si perpetrata una autentica vergogna : con l’incredibile Tremonti, quello che senza accorgersene blocca perfino i fondi per le scuole paritarie, il governo ha bloccato l’erogazione dei 35 milioni di euro per l’autoaggiornamento dei docenti previsti dalla finanziaria 2002 e non li ha riproposti per la finanziaria 2003!

 

Della valorizzazione professionale del personale ATA( lettera h) questo governo non potrà occuparsene  dopo le recenti misure oltraggiose adottate contro queste categorie!

 

Con la riduzione di  tutti gli investimenti e  gli interventi contro la dispersione e a sostegno della legge 144 (lettera i) e la stessa cosa è stata  fatta per i corsi FTS l’educazione degli adulti   e l’edilizia scolastica( lettere l) ed m) )

 

In definitiva la politica economica di questo governo ha realizzato, in anticipo sulla riforma, un organico piano di riduzioni su tutte le voci che la legge assurdamente indica  come destinatarie di nuovi interventi!

 

Si tratta di una schizofrenia apparente che indica solo la scarsa serietà di chi non ha assolutamente a cuore lo sviluppo e il risanamento della scuola pubblica.

 

Oggi di fronte ai tagli di questo governo sarebbe invece necessario un investimento di risorse che arrivi al 6% del nostro Prodotto Interno Lordo sull’istruzione, formazione, università e ricerca.

 

L’anticipo delle iscrizioni

 

L’anticipo delle iscrizioni non cambia il dato strutturale di fondo che in qualche modo lo aveva fatto emergere come proposta alternativa alla riduzione a 18 anni dell’età terminale per gli studi secondari presente nella  legge 30: il temine resta  fissato a 19 anni!

 

La proposta dell’anticipo della scuola elementare a cinque anni e della scuola dell’infanzia a due e mezzo non tiene in alcun conto la valenza educativa della scuola dell’infanzia e intende relegarla alla sola funzione assistenziale.

La possibilità di accedere alla scuola elementare per bambini di diversa età, da 5 a 7 anni, rischia di creare una forte disomogeneità nelle classi e una maggiore difficoltà nel rispettare i tempi evolutivi di ciascuno.

L'introduzione dell'anticipo è destinata a mettere in atto una spinta all'accelerazione dell'apprendimento scolastico a danno dei diritti dei bambini ad uno sviluppo equilibrato, ad un ambiente educativo pensato e modellato in relazione alle diverse fasi evolutive e rispettoso dei ritmi di apprendimento.

 

Con riferimento alla questione anticipo nella scuola dell’infanzia questa scelta, discutibile dal punto di vista pedagogico e didattico, porta la scuola dell’infanzia indietro, a ridiventare asilo, parcheggio per bambine e bambini per la difficoltà di adeguare una struttura pensata per bambini più grandi a bambini più piccoli. 6 mesi a quell’età sono una vita.

 

 Non è una facoltà data alle famiglie: si stanno creando aspettative nelle famiglie alle quali le scuole e i Comuni non potranno far fronte, anche in conseguenza dei tagli dell’ultima finanziaria. E l’Anci lo ha segnalato più volte. Insomma con quali risorse i Comuni potranno far fronte alla presenza di bambini e bambine di 2 anni e 4 mesi nella scuola dell’infanzia. Ci sarebbe bisogno di un rapporto diverso bambini insegnanti (uno a otto come prevede la legislazione per i servizi alla prima infanzia), l’adeguamento del servizio mensa, una preparazione specifica degli insegnanti, la presenza di locali, servizi ausiliari, servizi igienici adeguati.

 

Per quanto riguarda l’anticipo nella scuola elementare col finanziamento previsto  i comuni potranno sostenere la spesa per 16.000 bambini che compiono gli anni entro il 28 febbraio. Gli aventi diritto sarebbero 80.000. Cosa succederà una volta riaperte le iscrizioni?

 

Inoltre con questa  formulazione si iscrivono alla prima elementare i bambini che hanno compiuto i sei anni entro il 31 agosto e possono iscriversi quelli che compiono gli anni fino al trenta aprile, viene ridotto il numero di coloro  che “devono” e aumentato il numero di quelli che hanno la “facoltà”.

 

E  c’è un errore tecnico in questa formulazione. i bambini che hanno anticipato il loro ingresso nella scuola dell’infanzia a 2 anni e 4 mesi, dopo tre anni hanno al primo settembre 5 anni e 4 mesi, sono tra quelli che possono, possono anche vagare per un anno. E quelli che compiono gli anni entro il 31 dicembre che ora hanno diritto all’iscrizione  sono anche loro in questa sempre più nutrita schiera.

 

C’è il fondato pericolo che la questione dell’anticipo si risolva in un inutile e rischioso “esperimento” fatto sulla pelle dei bambini più piccoli, costretti a soggiornare in ambienti a loro non confacenti e a svolgere attività didattiche pensate (storicamente) per altre fasce di età. Forse un bambino che (apparentemente) arriva prima ad acquisire determinate abilità (come la lettura e la scrittura in prima elementare) potrà soddisfare il narcisismo di molti genitori, ma  in molti casi  il carico emotivo cui viene sottoposto potrà avere ripercussioni profondamente negative sul  successivo percorso di apprendimento.

 

Il sistema duale

 

La legge delega esprime una concezione della scuola  rozzamente classista. Si vuole costringere i giovani  a scegliere dopo la terza media tra il canale scolastico statale e il canale della formazione o istruzione professionale regionale, tra un percorso culturale alto e un precoce avviamento al lavoro. I due canali non hanno pari dignità culturale: il canale professionale, più breve, prioritariamente finalizzato all'inserimento lavorativo e affidato alle Regioni, è destinato a diventare il canale del disagio scolastico. La precocità della scelta sanziona le differenze socio-culturali di partenza; attraverso la scelta scolastica, a 13 anni, si rischia di determinare il destino sociale e lavorativo delle persone. In questo modo le disuguaglianze sociali e culturali aumentano e diventano irrecuperabili. 

 

La separazione tra scuola elementare e media aumenta

 

L’ossessione della scelta precoce della selezione sociale caratterizza tutte le altre scelte della delega:

 

Torna la frattura tra scuola elementare e scuola media. Le articolazioni interne imposte dalla legge delega (1 + 2 + 2 per le elementari e 2 + 1 per la media) rafforzano la separazione. Eppure è da oltre due decenni che le scuole lavorano perché il percorso di base sia più continuo e progressivo e, quindi, più efficace.

Anche il biennio comune quinta elementare - prima media, inizialmente proposto dalla stessa commissione Bertagna, è stato abbandonato, così come l'idea del curricolo verticale, benché molti istituti comprensivi (il 43% di istituzioni scolastiche di base) vi stiano lavorando da più anni. 

 

La valutazione biennale, il voto di condotta e  il trampolino finale della selezione( la terza media) insieme al brillante porfolio, dove maestri e professori, sotto la guida di solerti caporali denominati tutor, sono invitati a esprimere annualmente gli inviti a scegliere il percorso socialmente più giusto, sono gli strumenti coerenti di questa autentica macelleria sociale che la destra si accinge  a portare nelle scuole.

 

La legge delega pone le premesse per un indebolimento dell’autonomia scolastica.

 

Il curricolo locale, attualmente di competenza della progettazione delle scuole autonome, è attribuito alle Regioni. Insieme al disegno di legge sulla cosiddetta "devolution" prospetta un indebolimento dell'autonomia scolastica a favore di un neocentralismo regionale e una divisione del sistema scolastico italiano in 20 sistemi scolastici regionali, destinati ad aumentare le differenze territoriali. 

  

Controriforma , Devolution e autoritarismo

 

IL  Governo nonostante la fretta e le assurde blindature appare  incerto e molto in difficoltà sulle sue stesse scelte in materia di istruzione.

Anzi, dietro la baldanza con la quale vengono affrontati alcuni temi si scorge un crescente sgomento.

Siamo in presenza di uno stato confusionale. Basti pensare che si dichiara urgente l’approvazione della controriforma della scuola e, contemporaneamente, della devolution di Bossi. Due provvedimenti che non stanno insieme, come tutti, ma proprio tutti, sanno considerato che l’approvazione del progetto Bossi, ovvero il superamento di una scuola unitaria a favore della sua consegna alle maggioranze che governano le diverse regioni, determinerebbe l’obbligo di riscrivere integralmente la controriforma.

La politica di questo governo per la scuola ha due evidenti priorità:

 

1) La Scuola privata

 

Il trasferimento alle scuole private di risorse e mezzi consistenti rappresenta l’altro filone di intervento, o meglio la ragione prima dell’agire del Governo.

Le risorse per la scuola privata sono le uniche che conoscono incrementi; non c’è un euro della scuola pubblica che non venga esteso anche dalla scuola privata; le condizioni di riconoscimento della parità sono ormai tali che per non averla bisogna chiederlo espressamente!

 Le private sono poi favorite dalle norme regionali che anziché intervenire sul diritto allo studio di tutti discriminano milioni di ragazzi per favorirne solo alcuni.

 

 2) Il controllo politico sui dipendenti

  

L’Istruzione è il Ministero nel quale è stata applicata nel modo più esteso la Legge Frattini con la conseguente espulsione dei Direttori generali rei di essere stati nominati dal Governo precedente.

Le pressioni sui Dirigenti scolastici sono sempre più forti, mentre aumentano le interpellanze parlamentare per denunciare presunti covi di oppositori in cattedra.

E’ di pochi giorni fa la riproposizione di uno stato giuridico per i docenti. E si preannuncia così il ritorno alla leggina del parlamentare amico come strumento di divisione corporativa e di quel clientelismo politico ben conosciuto negli anni ’50 e rimasto in vigore almeno sino ai decreti delegati del 1974.

 

Dopo le azioni sulla magistratura e sull’informazione il Governo intende mettere sotto tutela i lavoratori della scuola. Gli obiettivi sono quelli di eliminare o ridurre in modo consistente la contrattazione e di arrivare ad assunzioni discrezionali da parte delle singole scuole ed è presumibile che nei prossimi mesi, a partire dal precariato, si assista proprio a questo.

La vicenda della censura dei libri di storia rappresenta, in questo inequivoco quadro, un episodio non casuale (una sorta di incidente) ma un tassello coerente con il quadro sopra delineato. Le censure ai libri di storia richieste dalle forze di maggioranza della Commissione Cultura della Camera sono insulse ed inaccettabili. Si tratta dell’ennesimo tentativo di svuotare la nostra Costituzione nella parte nella quale afferma che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

 

SI ABBASSA L'OBBLIGO SCOLASTICO

 

Si può dire che questo, al di là delle chiacchiere governative, è stato l’obiettivo principale della controriforma.

 

Il testo iniziale affidava questo passo indietro antisociale e doloroso al decreto delegato, l’arroganza della maggioranza al Senato, lo ha reso precettivo con l’introduzione del comma 11 dell’articolo 7 che abroga la legge 30.Con tale abrogazione, unico fatto realmente operativo di questa legge è che  quello che rende possibile dal 1 settembre prossimo agli studenti di 13-14 anni di iscriversi nuovamente ai centri di formazione professionale anche perché nel frattempo sono abolite le misure di sostegno alla gratuità dei libri di testo: quasi 100 milioni di euro sono abrogati con quel famigerato comma 11!

 

E’ molto significativo che le fonti ufficiali del ministero non abbiano  comunicato i risultati della sperimentazione del ritorno  dei tredicenni alla formazione professionale ad esempio in Lombardia!

 

Riflettiamo su tali risultati: 4500 ragazzi in Lombardia che non andavano a scuola dopo i 14 anni sono stati reimmessi nel sistema formativo; il Presidente della Lombardia, Formigoni, ha fatto una grande campagna pubblicitaria per dire ai ragazzi che potevano andare alla formazione professionale, invece 4100 si sono iscritti  alla scuola secondaria superiore, ai tecnici e ai professionali, solo 392 si sono iscritti alla formazione professionale. Con la legge Moratti l'Italia é il primo paese al mondo ad abbassare l'obbligo scolastico. Mentre tutti i paesi del mondo, sviluppati e non, sono impegnati a elevare l'obbligo scolastico a 16/18 anni per garantire a tutti i cittadini il diritto all'istruzione, il nostro paese in splendida solitudine ha  deciso di tornare indietro anche rispetto al risultato, ancora insufficiente, dell'obbligo scolastico a 15 anni e formativo a 18, ottenuto nella precedente legislatura.

La controriforma dissolve lo stesso concetto di obbligo scolastico, in nome di un generico e ambiguo diritto - dovere all'istruzione. In questo modo una fetta consistente di futuri cittadini saranno esclusi da una formazione culturale indispensabile per scegliere, lavorare, vivere consapevolmente. 

 

La fase di attuazione

 

·         I decreti delegati saranno adottati entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Uno o più decreti dovrebbero riguardare la definizione delle norme generali sull’istruzione e i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di istruzione e formazione professionale.

 

·         Nulla si dice circa la determinazione dei princìpi fondamentali.

 

·        Il piano programmatico degli interventi finanziari è predisposto entro novanta giorni.

 

·        I livelli essenziali delle prestazioni per l’attuazione del diritto all’istruzione o all’istruzione e formazione professionale sono definiti su base nazionale  mediante regolamenti. I decreti legislativi dovranno regolare l’attuazione graduale di tale diritto dovere.

 

·        Il nucleo fondamentale omogeneo su base nazionale dei  piani di studio personalizzati e  la quota riservata alle regioni dovranno essere indicati nel decreto legislativo delegato.

 

·        L’indicazione degli obiettivi e delle abilità da realizzare con i piani di studio personalizzati, la cui definizione spetta alle singole scuole nel rispetto dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, è assegnata ai regolamenti di cui all’articolo 7.

 

Il meccanismo prescelto all’interno del disegno di legge n. 1306/2002 è quello di definire solo alcune cornici di riferimento molto generali e di demandare a successivi decreti legislativi la strutturazione concreta ed operativa del nuovo impianto ordinamentale della scuola, ivi compresi i nuovi piani di studio nazionali.

 

La legge delega in molti casi non modifica o non abroga la legislazione vigente in materia di ordinamenti scolastici pertanto non sarà agevole per il governo tradurre nei decreti delegati le più disparate e cervellotiche previsioni contenute nei documenti elaborati dal club degli incappucciati.



Sab 15 Mar 2003 6:41 pm

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Massimo Castellani
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