Cari amici,
propongo velocissimamente un chiarimento, autoreferenziale ed autoironico.
Fa riferimento ad un commento di Manuel del 18 gennaio (Re: S&M. Somiglianze fonetiche vere e false)che esprimeva perplessità riguardo alla sindrome da me osteggiata che definivo "mammismo nella didattica".
In effetti il mio uso era stato improprio,o comunque è risultato ambiguo, per cui mi sono ripromessa di rispondere sull'affidabile base di una sorta di corpus autocreato: per farla breve, ho spulciato le nostre testate più importanti (tra quotidiani e settimanali) riportando i passaggi più interessanti per la definizione di questo fenomeno che tanto fa sorridere il mondo (e i nostri studenti, in prima istanza: ma sarà veramente soltanto un fenomeno italiano?). Ho archiviato il messaggio e l'ho lasciato decantare per evitare inutili sbavature polemiche o ulteriori oscurità cconcettuali. E proprio in una misteriosa oscurità è scomparso il messaggio con tanto di webliografia. Lo riscrivo, contenta di assumere, mi auguro, toni un po' meno aspri.
Mammismo.Da bravo "ismo", prosperissimo nell'italiano più recente (il "buonismo" di stampo veltroniano è l'esempio che mi risulta più vicino tanto semanticamente quanto morfologicamente)porta un tono di degenerazione.
Ed infatti fa riferimento alle cause ed agli effetti della lunga permanenza dei figli nella casa paterna: vengono vantati perlopiù motivi economici per questo fenomeno, ma gli effetti sembrerebbero influire tanto nella sfera affettiva quanto in quella più genericamnte relazionale, lavorativa...
Deresponsabilizzazone, insicurezza, mancanza d'indipendenza sembrerebbero essere il frutto più deleterio di questa generalizzata condizione, peraltro ben dipinto nel (volutamente) angosciante video didattico "No mamma no" di Alma Edizioni che non so se abbiate mai utilizzato me che comunque vale la pena di vedere (Alessandro Haber è stata una scelta di casting perfetta).
Dunque mammismo come scelta di vita più o meno inconsapevole, silenzioso patto stipulato in linea con una tradizine tutta da difendere. Si, ma...il mammismo nella didattica?
Io ho usato il termine con una certa libertà (impropriamente visto che dal punto di vista comunicativo non ha reso l'idea) scevrandolo dal suo bagaglio sociologico.
Il mammismo nella didattica si manifesta, per quel che ho visto, in diversi modi: attraverso un'autorevolezza di stampo affettivo vantata da quell'insegnante che utilizza delle misure indiscutibili e condisce il suo istinto militaresco con giustificazioni filantropiche anziché meramente organizzative(della serie: so che preferireste far così ma lo faccio perchè vi fa bene. Divido voi due che siete tanto amici per il vostro bene, perché sennò durante la lezione parlate, vedrete, lo faccio per il vostro bene). La centralità dello studente, protagonista-burattino nel fantasmagorico scenario della classe.
A me piace molto l'idea del professore-regista che si prepara la lezione e sperimenta delle attività che possano risultare efficaci con diversi tipi di pubblico in virtù della loro meccanica (nel senso più ampio del termine, non meramente nello svolgimento logistico). Ma questo non vuol dire manovrare la gente, bensì farla calare - consenzientemente - in un meccanismo di cui ha accettato le regole (pensiamo al funzionamento dei giochi e delle atività ludiche, che hanno successo sole se le regole sono chiare e ben rispettate).
Scettico riguardo tecniche collaborative con gli allievi, privo - chissà - d'istrionismo o di una dialettica brillante, o di quel ritmo che va bene per interessare una determinata classe, ideologicamente contrario a spiegare gli obiettivi ed il perché delle sue scelte didattiche ("tanto agli studenti non interessa...") - o ancora preso dal tentativo di nascondere la propria lacunosa preparazione o riflessione sull'argomento di turno, l'insegnante può far ricorso a strategie di tipo mammistico.
Eh, si, perché la tecnica o il procedimento si possono anche contestare ma la buona fede (presunta) è intoccabile. Anche a costo di una difesa oltranzistica di posizioni discutibili. E comunque la mamma non perde la faccia, mentre un bravo professore può sputtanarsi, anche con poco.
Trovo che, abusando di atteggiamenti mammistici,si faccia torto all'intelligenza di molti studenti adulti che infatti se ne accorgono: è curioso rilevare che questi atteggiamenti di solito indispettiscono maggiormente le donne rispetto agli uomini (e non traggo nessuna semplicistica conclusione da questo).
Ritorniamo un po' indietro. L'argomento "mammismo", nelle sue diverse accezioni, aperto a facezie di ogni sorta, rivela dei risvolti amari. Come nel caso di Marina, madre di un arbitro in erba, rattristata dagl'insulti rivolti all'indirizzo del figlio in una delle sue prime partite.
Forse qualcuno, leggendo la lettera, sorriderebbe di fronte - o condannerebbe - l'atteggiamento iperprotettivo della madre (che pure non è intervenuta in alcun modo se non evitando di presenziare alle partite) tipica caratteristica appunto della sindrome in questione. Questione di opinioni. Ma la cosa divertente è la risposta del direttore della Rubrica (Calcio2000).Eccone l'incipit:
La sua, cara Marina, è una lettera tristissima. Lucida “culla” di tutti i mali che affliggono il nostro sport (la maleducazione, l’arroganza, l’inciviltà, l’impunità, l’ignoranza, il mammismo, ecc).
Sembra che si tratti di un mammismo-boomerang, che non si rifa' tanto all'attaccamento alla madre quanto ad atteggiamenti da persona viziata che apparterrebbero appunto ai mali del calcio.
(dal sito di Calcio 2000(http://www.calcio2000.com/italy/dialoghi/dolori.htm
Questo possibile risvolto del concetto di mammismo è forse meno insistentemente presente nelle nostre aule, ma ci fa comunque riflettere.
Spero di aver delucidato l'argomento mantenendomi entro limiti "civili".
Per leggere qualcosa sull'argomento "mammismo", ecco alcuni siti (il cui materiale potrebbe essere anche didattizzato, perché no?)
che riporta i ed analizza i risultati di diverse indagini condotte dall'Istituto di Ricerche Sulla Popolazione (Irp) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
Mammismo italoamericano
Su un antico esponente del mammismo...
E per attenuare questi toni da tregenda, vi lascio con un frivolo test dall'Espresso in modo che...possiate correre ai ripari anzitempo.
E, frutto della mia ricerca con i due parametri Mammismo AND didattica, un intervento che di può leggere (e sdrammatizzare) alla luce di una certa ironia sul disagio dei nostri studenti(da http://www.edscuola.com/archivio/cronologia/0899.html:)
Quante cose vanno ancora male nella scuola? Tante, tantissime. Troppo del vecchio convive con il nuovo incipiente, troppe resistenze rallentano il cammino. Moltissimi problemi rimangono ancora insoluti, mentre altri, nuovi e drammatici, incalzano: ricordo soltanto quelli analizzati dalle recenti osservazioni di Citati e Scalfari circa il disagio giovanile, il mammismo, la crisi della famiglia e le nuove aspettative verso la scuola. Tuttavia, non può negarsi che la situazione sia in movimento, forse in modo irreversibile.
Un abbraccio e grazie per la vostra pazienza.
Federica