3) "Comportamento sintattico di verbi italiani ed 'errori' in apprendenti
l'italiano come L2", di Maria G. Lo Duca, dell'Università per Stranieri di
Siena.
Partendo dal presupposto che il momento di riflessione linguistica è
indispensabile in un corso di lingue (e facendo riferimento alle posizioni
che invece lo considerano addirittura innaturale), l'autrice analizza gli
errori commessi in 8 produzioni scritte da madrelingua spagnola (da un
totale di 269) basate sulle stesure del racconto di Cappuccetto Rosso
realizzate da studenti dell'Università per Stranieri di Siena. Il soggetto
si ispira al libro (citato in questa lista) "Cappuccetto Rosso impara a
scrivere", e viene annunciata la costituzione di un corpus in formato
elettronico da mettere in rete che si affiancherebbe ad un'altro, già
realizzato dall'Università di Pavia (ne indica gli estremi bibliografici).
Lo studio si limita a considerare gli errori dovuti all'aggiunta della A
all'oggetto diretto, fenomeno che in italiano si conosce come "accusativo
preposizionale". Dopo aver chiarito in quali casi questo fenomeno avviene in
italiano standard, l'autrice ricorda che si tratta di una struttura presente
della maggior parte delle lingue neolatine (fornendoci importanti
riferimenti bibliografici), e ne traccia possibili radici psicolinguistiche
oltre a tratti discriminanti che distinguono nettamente le produzioni
erronee degli studenti da quelle degli italiani, e che ci permettono di
affermare che deriva dalla lingua materna.
Analizza inoltre le possibili ragioni per le quali questo errore sussiste
anche in studenti avanzati.
Infine, senza tralasciare di chiedersi fino a che punto e in quali
condizioni la riflessione linguistica sia il modo giusto per affrontare
questo problema, viene proposto un possibile percorso didattico: raccolta
degli errori di questo tipo, "ripuliti" da altre incorrezioni perché non
agiscano da distrattori, di fianco a una trascrizione della sequenza
corretta, e stimolo all'estrapolazione di una regola da parte degli allievi,
magari con l'aiuto delle corrispondenti frasi in spagnolo e da esercizi
scelti con differenze tra oggetto diretto animato/non animato ('un vigile
ferma un'auto/un'automobilista' e simili). In seguito, bisogna far
riflettere anche sui verbi "a due argomenti" che in italiano usano la 'a'
(la classificazione è forse più utile di quella tradizionale, che distingue
solo transitivi da intransitivi), come "Maria bada al fratellino", o "Marco
telefona alla sua ragazza" e simili.
Non è possibile, conclude l'autrice, fornire una regola precisa su quali
verbi richiedano l'oggetto preposizionale.
In ogni caso, anche in questo studio, creato in tutt'altra sede, vediamo
come per la creazione di esercizi ed attività didattiche si ponga come
condizione di base quella di creare liste di parole con le quali si verifica
un determinato fenomeno, liste che non devono essere somministrate agli
allievi perché le imparino a memoria, ma al contrario devono costituire la
materia prima per la confezione di attività didattiche, sia nel caso che
l'obiettivo sia la riflessione, sia semplicemente per agire sull'esposizione
alla lingua attraverso esempi abbondanti e mirati. Liste che spesso non
esistono in quanto non hanno senso se non da un punto di vista contrastivo.
Liste di cui nelle grammatiche o nei corsi in uso si trovano solo alcuni
esempi, rappresentativi forse, ma non esaurienti né sufficenti.
Tutte queste considerazioni che dimostrano come soprattutto in questi tempi
il bagaglio del professore, oltre alle sue virtù personali, deve essere
costitutito anche da un'uso efficace delle risorse a sua disposizione,
spesso disperse e sconosciute, a volte semplicemente inesistenti.
Davide Martini