2) "Classificazione degli errori lessicali di ispanofoni rilevati in
produzioni scritte in italiano come L2", di Serena Ambroso, Università di
Roma Tre.
Partendo da produzioni su traccia data di studenti d'italiano ispanofoni
avanzati, l'autrice raccoglie e classifica gli errori lessicali, senza
nascondersi la complessità nascosta sotto questa limitazione.
La classificazione degli errori è la seguente:
a. Errori di stile. Potremmo definirli anche "di registro". Es. "abbiamo
bisogno di fare fuori tutte queste barriere architettoniche". Rappresentano
il 5% del totale.
b. Errori sintattici. Es. "Pulsate il tasto". Il 15% del totale.
c. Errori di collocazione. Es. "Iniziare la più veloce ascensione al
successo". Il 20% del totale.
d. Errori semantici. Es. "Lascio istruzioni per il maneggio dello
scaldabagno". "Conosce il numero di volo e l'itinerario di partenza e di
arrivo?". Il 49% del totale.
e. Errori idiosincratici o analogico-formali. Es. "Devi, dopo il lavato,
metterla di nuovo e centrifugarla". 11% del totale.
L'autrice si sofferma sulla difficoltà di distinguere tra le categorie b. e
c.
Conclude lo studio un confronto tra le proporzioni di errori commessi da
studenti germanofoni rispetto a quelli ispanofoni (gli ispanofoni commettono
circa il doppio degli errori "sintattici" dei germanofoni, e la metá di
quelli "idiosincratici"), estrapolandone ipotesi sui meccanismi che
soggiacciono a queste produzioni.
Anche se capisco che la classificazione degli errori vuole limitarsi al tipo
di errori commessi e non alle possibili ragioni della loro produzione, mi
sembra difficile non distinguere tra i due esempi riportati in d.: il primo,
nel caso di ispanofoni, non può non essere messo in relazione con la
trasposizione della parola "manejo" (l'autrice spiega, riferendosi alla
scelta corretta, 'manovra', che l'errore si deve al fatto che "entrambe le
parole derivano da 'mano'), mentre l'altro riguarda una parola che esiste
anche in spagnolo e che (correggetemi se sbaglio) anche in quella lingua
sarebbe sbagliata, usata nello stesso contesto, e per le stesse ragioni.
Davide Martini