Cari amici,
colgo l'occasione per ringraziare Manuel per il suo intervento sui falsi amici. Del suo messaggio la chiusa, che ribadisce l'identitá tra "paronomasia" e "paronimia" mi ha effettivamente consolidato l'intuizione sull'insidiositá del termine "paronimia", che ho sempre tralaltro considerato come una risorsa retorica piú che come il lapsus di un parlante, anche madrelingua.
La distinzione mi sembra efficace: Il falso amigo coinvolge insomma due sistemi e la paranomasia/paronimia fondamentalmente uno. Piú insidioso dunque sul piano didattico il primo, fermo restando che un parlante non madrelingua può naturalmente essere anche vittima della paronomasia, credo che i due fenomeni siano comunque diversi tra loro e vadano affrontati con uno spirito diverso. Pensiamo solamente al fatto che i falsi amici emergono in relazione a due o piú lingue messe a confonto e sono un sistema se non finito e circoscritto almeno parzialmente classificabile (è giá stato fatto nei due volumi di Sañé e Schepisi e di Satta e Mello) mentre un dizionario di paranomasie (che magari è comunque stato fatto... magari in un ambito parallelo come quello dell'enigmistica) mi sembra un' impresa piú ardua (oltre che inutile se non instradata verso un obiettivo).
Grazie ancora e a prestissimo,
Federica