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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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idiosincrasie sotto l'ombrellone...che pallA   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #197 di 810 |
Cari amici,
non siamo misteriosamente scomparsi, solo semplicemente assorbiti da
quest'operosissimo luglio; ciononostante, continuiamo a seguire la lista, nella
quale inseriremo presto delle novità e a cui continuano ad iscriversi colleghi:
invitiamo come sempre chi si è da poco - o da molto - sintonizzato sulle nostre
frequenze a presentarsi brevemente alla nostra comunità virtuale.

Per quanto riguarda i temi di discussione, gl'intensivi d'estate danno
l'occasione a molti di prendere in considerazione diversi tipi di attività e
tecniche e provarne naturalmente l'efficacia. In questi giorni consideravamo
l'uso della palla in classe nelle attività di ripetizione automatizzante stile
drill per intenderci. Si tratta di mettere gli studenti a far pratica di una
struttura di difficoltà variabile ma comunque in genere ripetitiva. Si crea una
catena di domande e risposte all'interno del gruppo. Uno studente inventa una
domanda per esercitare una struttura (per esempio DA QUANTO + una certa azione,
es. "Da quanto tempo ...giochi a calcio/fumi?") ed il compagno cui egli lancia
la palla risponderà a suo piacimento utilizzando una struttura appropriata ("da
lunedí/dal mese scorso...").

Tra i vantaggi che sembra offrire quest'attività sul versante del docente
compare la preparazione pressocché nulla: è infatti sufficiente proporre e
sottolineare la struttura su cui far esercitare gli studenti e gli elementi che
saranno essi stessi a combinare ed, eventualmente, sperimentare improvvisando,
mettendosi in gioco, facendo ipotesi.
Il meccanismo è il medesimo dei drills che da sempre troneggiano in tutti i
libri di testo da noi utilizzati in classe, con la differenza che l'uso della
palla permette una maggiore flessibilità nella produzione delle frasi: le
ripetizioni sono potenzialmente illimitate e gli elementi che emergono dallo
studente o proposti dal docente sono puramente orali, non fissati sulla carta,
anche se questo potrebbe essere ritenuto una limitazione (molti drills vengono
proposti - penso ad "Uno" - per iscritto, quindi con un obiettivo che va oltre a
quello di una produzione orale guidata).
Sempre per quanto riguarda lo svolgimento, la palla permetterebbe inoltre di
rendere più animata la dinamica, nell'unire il gruppo in un'attività comune, con
un catalizzatore che è un simbolo ludico per eccellenza, e in cui la scomparsa
dell'ordine fornisce forse una maggiore autenticità all'azione, dotandola di
un'impronta più giocosa, da gioco di squadra ma senza avversari, un "tutti
con(tro) tutti".
Il lancio della palla è considerato un frutto del caso o di una sensazione
immediata, non il rispetto di una sequenzialità propria della dinamica di
classe, tale per cui ogni studente sa in anticipo, contando i compagni che
leggeranno le loro frasi prima di lui, la frase che gli toccherà, con un calo
nell'attenzione e nella suspence dell'azione.

Dalla modalità ritorniamo all'obiettivo, ovvero far esercitare una struttura in
maniera assolutamente audiorale ma con il presunto vantaggio di lasciare lo
studente libero di inventare una sua risposta originale, sempre all'interno
dello stretto ambito di una pratica CORRETTA della struttura.
Ma questo tocco di creatività è davvero utile in una pratica che non ha altre
finalità che la ripetizione ed il fissaggio di una struttura e la cui modalità
di esecuzione è legata alla velocità (la maggiore possibile) del gioco?
È proprio vero che si aiuta ad automatizzare la struttura impegnando lo studente
in diversi compiti - di natura diversa - alla volta (ricevere la palla,
rispondere, pensare alla domanda da elaborare, formularla, decidere senza
criteri-guida a chi rilanciare la palla e, alla fine, rilanciarla)?

Sembra che si voglia così riprodurre una certa velocità d'eloquio propria di un
parlato spontaneo, in un'attività esplicitamente improntata su una tecnica di
automatizzazione tutt'altro che presente nelle interazioni linguistiche
autentiche.

Gli obiettivi rischiano di confondersi, o, meglio, si rischia di voler dare una
patina di comunicatività ad un esercizio che comunicativo non intende essere:
invece di puntare al relax ed alla concentrazione dello studente gli s'impone di
impegnarsi in diverse operazioni alla volta di cui solamente una parte è
finalizzata alla pratica linguistica.
Si potrebbe ribattere che nelle interazioni della vita quotidiana questo succede
costantemente. Vero, ma è lo studente a deciderlo, a decidere quando è il caso
di concentrarsi sulla produzione lasciando da parte il resto e quando invece
riesce a gestire diverse azioni contemporaneamente, abilità che di solito è
indipendente dalla conoscenza linguistica.
La simulazione, se tale, deve riprodurre la realtà; un ascolto disturbato - come
un annuncio alla stazione ferroviaria - può essere utile, in questo senso, fermo
restando che anche i parlanti madrelingua incontrano problemi di fronte a queste
situazioni, problemi non certo legati al livello-soglia di conoscenza della
lingua.
Lo potrete constatare facendo dare istruzioni per fare eseguire operazioni
manuali (eseguire un gioco di prestigio o far disegnare un'immagine all'altro
sconosciuta) ad un italiano nella propria lingua senza lasciargli usare le mani
e il codice gestuale: potrete cogliere in lui/lei un certo imbarazzo, forse solo
legato all'abitudine.
È per ovviare alle interferenze dell'ambiente sul codice verbale, che si
sviluppano delle abilità legate all'expectancy grammar ed al contesto
situazionale, ma non solo.
In ogni caso, mostrando ai nostri studenti campioni di lingua autenticamente
"interferita", ci troveremmo nel caso della riproduzione fedele di una realtà
quotidiana, dinamica, lontana dalla modalità e dalle intenzioni del drill.

Sempre per quanto riguarda la pluralità di abilità necessarie per uno
svolgimento corretto (soprattutto veloce) dell'attività, accettando "la palla"
diventa contraddittorio in un certo senso scagliarsi verso chi fa fare gli
ascolti con finalità di comprensione con domande chiuse o facendo prendere
frenetici appunti che affaticano e non lasciano sviluppare isolatamente la
comprensione auditiva (pratica peraltro molto più invalsa, attività integrata
complicata ma assolutamente quotidiana, trasferibile dalla propria lingua madre
ma comunque di una certa difficoltà).

Voi utilizzate la palla per i drills? Se sí, con che risultati?

Nel mio caso (isolato?), non ho avuto risultati cosí eccellenti né da
studentessa né, tantomeno, da insegnante (probabilmente a causa di una mia
idiosincrasia personale legata all'oggetto, la palla, patata bollente o che dir
si voglia). Ma mi sembra che neppure gli studenti ne siano così esaltati (ed in
effetti si tratta comunque di esercizi abbastanza noiosi, qualsiasi sia la
modalità, pur con tutta la creatività e la libertà dichiarate ed in parte
presenti).

Meglio, a mio avviso, nel caso si voglia sfruttare il total physical response,
una bella lezione di aerobica, di danza o di un'altra disciplina in cui
l'obiettivo sia quello di raggiungere una vera competenza nella specialità
interessata, attraverso lo strumento linguistico: si sfrutterà un contesto
autentico, si potrà usufruire delle numerose ripetizioni da parte del professore
e corali, si opererà una transcodificazione che potrà essere eventualmente
corretta sempre attraverso il linguaggio verbale.
Si imparerà a interagire utilizzando abilità complesse, a ricevere ordini e ad
eseguirli in un tempo rapidissimo, a chiedere ragguagli, chiarimenti in modo
estremamente semplice o assai elaborato, a descrivere....Se è vero che
l'intreccio dei codici visivo ed auditivo potrebbe distogliere dall'obiettivo
linguistico (se non si capisce si sopia il movimento guardandolo e prescindendo
dalle istruzioni) è pur vero che questo è quanto di piú vicino ci sia alla
realtà, anzi è una porzione di realtà, con settings e frames prevedibili e in
cui le abilità logiche e la conoscenza del mondo possono esserci d'aiuto.

Senza contare il fatto che, se si vuole portare nell'aula di lingue una lezione
di un'altra discuiplina, magari in video, i codici sono separabili e
l'information gap si puo creare senza troppe complicazioni: qualche giorno fa ho
fatto vedere un video alquanto trash (cosa che può addirittura servire a rompere
il ghiaccio) in cui un'avvenente giovane italiana (piemontese, mi é parso di
capire dall'accento) insegnava il ballo della Macarena baciata dal sole dei
Caraibi.
Non é proprio un prodotto italiano, ma il fatto stesso che i video siano stati
prodotti in Italia fa comunque pensare: in realtà non mi sono servita se non
delle immagini dell'istruttrice e dei suoi allievi che scomponevano e provavano
i primi passi (la scelta della macarena, non è legata ai gusti personali, ma al
fatto che tra i diversi balli di questo genere, non si fa in coppia ed include
vari e complessi monumenti di braccia e gambe, che da descrivere sono una vera
chicca).
Dopo aver disegnato le parti del corpo e visto insieme i movimenti che servivano
(grazie all'aiuto di studenti che conoscevano il ballo in anticipo) ho diviso il
gruppo a coppie, uno studente di fronte e uno di spalle al televisore. Ho
mostrato le sequenze del video, estremamente ripetitive (tali risultavano senza
sonoro) invitando chi poteva vedere lo schermo a descrivere i movimenti al
compagno ("..prima piega il braccio destro, dopo il sinistro portando la mano
destra sulla spalla..."). Alcuni degli studenti di spalle si sono alzati per
riprodure il balletto. e poi l'hanno ricostruito in un secondo momento
spiegandomelo verbalmente. Alla fine abbiamo visto tutti insieme alcune scene
con audio e video, notando come l'istruttrice interagiva con il gruppo e
spiegava alcune posizioni. A parte la comprensione molto buona (primo livello,
dopo 40 ore in intensivo) il piacere di vedere che il loro risultato non si
discostava molto dalle istruzioni fornite nel video li ha compiaciuti non poco.

Mi si potrá controbattere che non è coerente paragonare un drill ad un'attività
comunicativa di questo genere, più complessa per la sua stessa natura.
Verissimo: allora ritorniamo ai drills, con una proposta alternativa e che ci
aiuti comunque ad animare, per quanto possibile, la tecnica: le cue-cards.
Davide ne è un fanatico ed io, applicandole, ne ho tratto una notevole utilità.
Si tratta, in questo esempio, di creare cartoncini con un numero imprecisato
(alto, da 20 a 40 per esempio ) di azioni all'infinito, quotidiane o bizzarre:
da "pettinarsi con la riga in mezzo" ad "accompagnare la nonna a teatro il
giovedí sera". Ne abbiamo prodotte a due facce: su di una si scrive l'azione,
sull'altra la versione di un'altra delle frasi presenti, in spagnolo (o nella
lingua madre degli studenti, sempre se trattiamo con una classe monolingue,
naturalmente).
Una volta dato inizio al meccanismo, s'innesca il moto perpetuo. L'insegnante
partecipa e tiene per sé 1 o 2 cards, agli studenti ne toccano di più (io l'ho
provato fino a 8, un numero faticoso da tenere sotto controllo, ma non
impossibile). L'insegnante legge una frase in spagnolo ("Limpliar el suelo de la
cocina"): una frase in ogni caso che risulti trasparente o il cui lessico sia
stato chiarito con gli studenti subito dopo la consegna delle carte: la
comprensione è fondamentale, altrimenti il ritmo verrá interrotto da diversi
"cosa vuol dire...."?).
A questo punto, lo studente che riconoscerá di avere la traduzione
corrispondente - "pulire il pavimento della cucina" - leggerà la sua carta,
eseguendo il compito stabilito prima di dare il via all'attività; ad esempio,
nel caso si vogliano fare praticare i momenti del giorno o i giorni della
settimana, o anche le ore, o altri tipi di risposta, si potrà fornire agli
studenti un modello fisso di domanda, tipo "Quando pulisci il pavimento della
cucina?". Forniremo naturalmente diversi tipi di possibilità secondo l'input che
avremo fornito: come "ogni lunedí", "ogni tre giorni", "tutte le mattine", "solo
dopo pranzo", "quando arriva mia suocera", "ogni sera alle 7 e mezzo",
"praticamente mai", "quando ne ho voglia". Le possibilitá possono essere date o
elicitate agli studenti prima di cominciare l'attività ("Come si può rispondere
lla domanda 'Quando ...'?"). Questa parte può presentare dunque un tocco di
creatività.
Dopo che avrò letto la frase in spagnolo, lo studente mi chiederà "Quando
pulisci...?" ed io "Ogni....". Una volta che ho risposto, lui girerà la carta
che avrà appena letto - che presentava, come tutte le sue e quelle dei
compagni, la faccia italiana visibile, in su - e leggerá la sua frase in
spagnolo. Sarà il turno del compagno che troverá la frase italiana
corrispondente di formulare la domanda cui il primo risponderá e così via.
I vantaggi nell'usare le cue cards sono molteplici: per prima cosa il ritmo è
veloce e riduce alcune operazioni, come la scelta attiva del compagno cui tirare
la palla e la ricettiva di prendera al volo. Le cue cards sono interconnesse tra
loro (formano una catena) e solo dopo moltissimi usi delle stesse gli studenti
si ricorderanno che dietro una certa frase italiana ce n'era una spagnola. A
quel punto le carde saranno addirittura illeggibili per l'usura! La parte di
domanda é piú vincolata, mentre quella di risposta piú libera e di solito piú
rilassata. Se é vero che lo studente ha tutti gli elementi per formularla (ha
già la frase pronta) puó in quel caso concentrarsi sulla struttura della domanda
e scatenare la sua creativitá nella risposta.
Come nel caso della palla il gioco si puó interrompere quando si vuole: qui il
numero di domande è limitato, ma per ovviare a questo problema è comunque
sufficiente produrre un numero consistente di carte, che diano la possibilitá
d'interrompere l'attività quando gli studenti si stancano.
Come nel caso della palla gli obiettivi grammaticali possono variare ed essere
più complessi (dall'imperativo pronominale al periodo ipotetico...) sempre con
l'uso delle medesime carte.

Due vantaggi notevoli sono che gli studenti hanno la versone scritta della loro
carta, per cui possono vederne anche l'ortografia e sono costretti ad utilizzare
le frasi scelte (con tanto di difficoltà lessicali e fonetiche). In questo senso
il lavoro è piú faticoso, ma forse sentito come piú recuperabile. In secondo
luogo, il fatto che gli studenti si ricordino certe frasi, soprattutto le piú
buffe, fa sí che si possano concentrare sulla struttura che stanno praticando,
senza appunto prodigarsi in uno sforzo creativo privo di contesto, molto
difficile da produrre se non ci si trova nel setting di una situazione
comunicativa.


Mi auguro di passare per iconoclasta piuttosto che reazionaria..:-))). In ogni
caso mi potrete accusare di aver scritto tutto questo a causa di una mia
idiosincrasia.
Attendo i vostri commenti.

Federica


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Sab 14 Lu 2001 9:07 pm

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Inoltra Messaggio #197 di 810 |
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Cari amici, non siamo misteriosamente scomparsi, solo semplicemente assorbiti da quest'operosissimo luglio; ciononostante, continuiamo a seguire la lista,...
Federica Simone
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14 Lu 2001
8:58 pm
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