Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi aggiungere dei collegamenti dal tuo sito Web al tuo Gruppo?

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
False impressioni   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #215 di 810 |
Anche se in vacanza, la deformazione professionale è in agguato. Anche a
tavola, dove leggendo distrattamente tra un crostino e l'altro mi sono
imbattuto nella seguente dicitura:

"Da consumarsi preferibilmente entro la data impressa sulla confezione."
(Linea panetteria, più fresco, la bruschetta all'origano, GEPRIND S.R.L.)

Stop e dietrofront: Come sarebbe a dire "impressa"? In italiano, le cose si
"stampano"!
La frase, naturalmente, non avrebbe colpito uno dei nostri studenti, che
l'avrebbe trovata naturale e si sarebbe sentito autorizzato a dedurne che
"impresso" significa "stampato", quindi, in banca, al consolato,
nell'ufficio postale, avrebbe chiesto un "impresso" per fare un bonifico,
richiedere un visto o spedire una raccomandata.
È ovvio che il problema non è così grave, dato che in pratica la confusione
raramente diventa significativa: il contesto, il ricevere istruzioni in
italiano (li stranisce l'uso di "modulo"...), modi meno esatti ma comunque
possibili di indicarlo (foglio...) risolvono il problema. È altrettanto
ovvio, però, che il nostro compito come docenti è quello di rilevare ed
insegnare questi dettagli, che comportano un'occhiata attenta sui famosi
"falsi amici", la cui importanza viene sempre sottovalutata: le confusioni
più insidiose avvengono appunto su questi termini, i cui campi semantici si
intrecciano.

Il vero significato della frase sarebbe reso in spagnolo probabilmente dalla
parola "grabado", come se la data in questione fosse stata fatta in base a
punzonature, come una sorta di bassorilievo o, al massimo, da buchetti (come
sui passaporti, per intenderci).
La confezione di questa scatola di crostini era una semplice busta di
plastica trasparente, sulla quale non ho trovato "impresso" niente. Permane
quindi un piccolo mistero: perché è stato scelto proprio quel termine?
Da notare che in moltissimi casi, il termine si omette: Data di scadenza sul
coperchio / in fondo alla scatola ... "

Con l'Europa unita, le confezioni recano spesso tutte le diciture in diverse
lingue, ed è interessantissimo osservare le traduzioni delle etichette: si
corre il rischio di incorrere in sottili distorsioni di significati ed usi
che, anche se naturali, nell'evoluzione di una lingua, potrebbero essere in
questi casi particolarmente bizzarri e soprattutto incoscienti,
scaraventando alcuni termini in una specie di limbo plurisemico. La stessa
cosa accade con i neologismi.
Tra i tanti esempi, l'uso del termine "archivio" per indicare un documento
digitale, sulla base, probabilmente, dello spagnolo "archivo", difficile da
evitare - ammettiamolo -, anche se un po' di attenzione ci ricorda che il
termine, in italiano, può essere attribuito ad un insieme di documenti
ordinati invece che al singolo. Una precisazione che considero fortemente a
rischio: dovendo usare un neologismo, allora, mi sembra preferibile
mantenere l'inglese "file" (fail), direi. Un prestito è meglio di
un'estensione di significato che sfuma i contorni semantici di un termine.

Per tornare al nocciolo della questione, non basta rilevare queste sottili
differenze d'uso ma è necessario renderle consultabili in una raccolta. Come
si può pensare di avvicinarsi alla comprensione delle differenze tra le
lingue se non si costruisce una rassegna di queste "piccole cose"?
"Impreso = stampato" in un dato contesto (il prezzo è stampato
sull'etichetta...)
"Impreso = modulo" in un altro (Per effettuare un bonifico bisogna compilare
il modulo...)
"Grabado = impresso" (Quel viso mi è rimasto impresso nella memoria...)
...e non insisntiamo in un'analisi che sicuramente ci porterebbe lontano
(Los grabados de Goya... / La impresión de este libro es pésima...)
I dizionari cartacei non sono sufficienti: prima di tutto sono "fissi", per
cui devono essere sottoposti costantemente ad aggiornamento. In secondo
luogo non discriminano, per cui trattano alla stessa stregua tutti i casi di
tutte le parole, frequenti, rare, di ambito specialistico e così via. Terzo,
la loro consultazione è manuale, e il problema non è quello della lentezza,
ma del fatto che non sia possibile ottenere liste di termini "ad hoc".

Se vogliamo organizzare in modo più utile e flessibile le differenze
terminologiche tra due lingue, immagino che bisogni ragionare in termini più
moderni: creare un "massimo comun denominatore" che distingua le diverse
accezioni di ogni termine in base alla differenza con il termine
corrispondente nell'altra lingua in un dato contesto.
Il lemma spagnolo "impreso", nell'esempio precedente, deve essere scisso in
due ipolemmi (in una mail informale ci si può divertire ad inventare
termini!) in base al raffronto con l'italiano: due accezioni, definite non
in base ai normali criteri da dizionario, ma in quanto all'uso del termine
corrispondente nella lingua d'arrivo.
Impreso 1 = stampato
Impreso 2 = modulo
(In questo caso, la differenza corrisponde all'aggettivo o al sostantivo, ma
non è sempre così...)
Scoprire queste differenze una per una non è lavoro da poco (e dubito che
esista qualche ente interessato a finanziare la ricerca, anche se l'Europa e
i programmi di traduzione automatica se ne beneficierebbero... Immagino che
la creazione di dizionari automatici debba partire da queste analisi. ).
Sarebbe comunque più comodo creare uno strumento con il quale la ricerca
potesse sfruttare contributi puntuali, nel quale ognuno potesse contribuire
con osservazioni empiriche, e che pian piano accumulasse dati senza bisogno
di un'equipe di linguisti esperti.
Quando a qualcuno verrà in mente un contesto in cui "impreso" sia reso
adeguatamente da "impresso" (solo un esempio), aggiungerà alla banca dati un
"impreso 3" = "impresso 2", mentre si modificherà "Grabado = impresso 1"...
Noi docenti, contribuendo con le nostre "scoperte" occasionali, potremmo
alimentare una banca dati in rete sotto il controllo di una persona.
Ogni accezione potrebbe poi essere associata a una frequenza d'uso, a un
ambito d'uso, a un ambito geografico... quindi a un livello e necessità
d'insegnamento determinata.

Come si beneficierebbe il docente di lingua questo lavoro? Come ho detto
prima, ad organizzare la materia prima dell'insegnamento. A sapere quali
cose insegnare, senza dipendere dal libro di turno o dalla memoria,
indipendentemente da quella che poi sarà la strategia scelta per presentare
la lezione. Scindendo i veri amici dai falsi e rendendoli agilmente
recuperabili e suddivisibili credo che si possano immaginare tecniche e
percorsi didattici. Ma è importante disporre della materia prima in modo
agevole e completo, in una parola, professionale.

Oggi, 15 agosto, non mi metto a stancare nessuno con niente di più concreto.
Inoltre, prima di accingersi a lavorare, viene sempre fatto di pensare a se
qualcuno non avrà già avviato un progetto del genere, e magari percorso una
lunga strada in questo senso. (Mi rendo conto perfettamente che i problemi
pratici sono molti...)
Mi piacerebbe che questa lista fosse lo strumento adatto per venirne a
conoscenza, e penso che fino a un certo punto lo sia.

Buone vacanze a tutti, e per i "colisteros" dell'emisfero australe, buon
lavoro!

Davide





Dom 19 Ago 2001 5:31 pm

damalfieri@...
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #215 di 810 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Anche se in vacanza, la deformazione professionale è in agguato. Anche a tavola, dove leggendo distrattamente tra un crostino e l'altro mi sono imbattuto...
Davide Martini
damalfieri@...
Invia email
19 Ago 2001
5:36 pm
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?