Penso che il trovare eventuali equivalenti, dal punto di vista pragmatico,
di espressioni tra le due lingue sia tutt'al più motivo di qualche riga,
spesso scritta anche in una pausa tra compiti più impegnativi (che non
mancano a nessuno, credo...).
Spero che i giudizi e le prese di posizione restino alla larga...
renderebbero meno piacevole lo scambio.
È ovvio che ci saranno, come sempre, equivalenze praticamente perfette tipo
"Meno male!" = "Menos mal!" e casi in cui mancherà, in una delle due lingue,
il "mot juste". E che, all'interno di ciascuna lingua, ci saranno differenze
anche notevoli d'uso.
Y punto. (detto in spagnolo. In italiano, di solito, direi "punto e basta".
Io. Di Milano...)
Tra parentesi, il dizionario della Tam dice:
"por si acaso" = "caso mai". Bella. Ma... sempre?
"por si acaso" = "nel caso". Se mai, "nel caso in cui...", con riserve!
Invece ricorda il latino "por si las moscas", e lo rende con
"se per caso", "casomai", "non si sa mai" ( e finalmente coincidiamo!), ma
rende
"non si sa mai" con "nunca se sabe" (logico!)
Non si tratta di insegnare a tradurre. Ma, a bruciapelo, probabilmente
queste alternative non mi verrebbero in mente né tutte né subito. E il mio
studente ha diritto di sapere cosa fare quando gli salta in bocca
l'espressione spagnola: sennó dove sta l'insegnamento della comunicazione?
Si tratta di "ripassare", giocando e facendo informalmente un po' di
ricerca. Volendo essere un po' meno informali, si potrebbe cercare di
immaginare una situazione in cui il "porsia" (si sente anche così...) NON si
possa rendere con "Non si sa mai"... e la vedo dura! Poi, chiedere a diversi
ispanofoni se il "Nunca se sabe" si sente, si usa... e quando NON è
equivalente, in spagnolo, a "por si acaso"... però qui sì che mi devo
trattenere!
D'altra parte anch'io, che mi considero bilingue, quando ho qualche dubbio,
osservo che si localizza in queste "botte e risposte": i sistemi sintattici
e grammaticali sono difficili da tenere separati, ma le situazioni concrete
della comunicazione sono praticamente identiche e ancora più profondamente
collegate ad espressioni sulle quali il ragionamento non interviene.
In altre parole, quando mi cade per terra un bicchiere, dico "c..." o
"c..."? :-)
Ultimamente, ho sentito dire, nel corso di una spiegazione, "Che più?... che
più..." e ho dovuto pensarci un attimo per capire che cosa voleva dire...
Forse l'errore cade ancora nell'ambito del grammaticale (quando non è
comparativo, "más" si rende con "altro"...), ma sicuramente si trova ai
confini della pragmatica: "cosa si dice quando (ci) si lascia trasparire che
potrebbe essere aggiunto un altro elemento a un'enumerazione?"
Torno anch'io... alla parte meno divertente del lavoro. Non però senza
promettere - per lei e per me - a una nostra nuova iscritta, Mar Cruz Pinol,
di fornirle tra breve qualche indicazione più concreta sulla sua richiesta,
alla quale vorrei saperle rispondere più esaurientemente di quanto abbia
fatto in precedenza, e per la quale gradirei qualche contributo da chi sia a
conoscenza di lavori sulla contrastiva che non siano ancora stati menzionati
su questa lista.
Buon lavoro...
Davide Martini