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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Classificazione dissimmetrie tra lingue affini   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #29 di 810 |

Grazie Rita!

Prendo spunto da questo tuo commento:

<Sarei curiosa di sapere se il volumetto di cui state parlando e' l'ennesima raccolta di modi di dire oppure se quel titolo con il punto interrogativo e' il segnale di un dubbio sul ruolo (oggi assai ridimensionato) dell'interferenza della L1 sull'interlingua di uno studente.>

Spero che Lino (o qualche altra persona che abbia sottomano il volumetto in questione) ci possa dire due parole al riguardo.

Sono daccordissimo con te sul fatto che (come scrivevo anche poco fa per il modulo attuale dell'ITALS) nessuno studente mi ha mai confuso "guardar" con "guardare" o cose del genere. I problemi avengono quando le differenze sono più sottili (e gli esempi potrebbero essere innumerevoli).

Ho sempre pensato che lo studio delle strategie per l'insegnamento delle lingue affini dovesse partire da una teorizzazione dei fenomeni di somiglianza e falsa somiglianza.
In linea molto generale, sia le parole molto diverse che i falsi amici semanticamente più dissimili NON costituiscono un problema.
Per il resto, io ho voluto abbozzare una categorizzazione sulla base dell'espansione o contrazione delle possibilità; mi spiego:

L'ispanofono che già domina le trasformazioni morfologiche (diciamo così) si trova a NON poter riprodurre in italiano la perifrasi "ir+infinitivo" vede "contratte" le sue possibilità espressive. Deve trovare altre costruzioni per esprimere la stessa idea in italiano (e ce ne sono almeno una decina...). Probabilmente, tra queste, quelle che gli risultino più
difficili sono quelle in cui la perifrasi NON si traduce, nel senso che invece di "voy a salir", un italiano dirà probabilmente "esco". Anche uno spagnolo potrebbe dire "salgo", ma userà la perifrasi con maggior frequenza.
Quindi abbiamo DUE possibilità in spagnolo rese da UNA sola, in italiano (lo stesso dicasi se ricordiamo che "voy a salir" può essere reso anche con "adesso esco", quando la frase corrispondente "ahora salgo", di nuovo, pur essendo possibile, non ha esattamente lo stesso significato in spagnolo).

Si possono trovare anche altri esempi nei quali succede esattamente il contrario.

Il problema sul quale vorrei lavorare è: una volta sistematizzati i diversi casi, quali sono le strategie più idonee per trattarli in classe? La riflessione? La ripetizione stile strutturalismo? Dove sono i materiali adatti per illustrare queste sfumature o differenze? È meglio non trattarli affatto, e lasciarli all'intuito dello studente? eccetera...

Ma ancora più importante: cosa è già stato fatto in questo senso?

Posso dire che il volume:
"Calvi, Maria Vittoria. Didattica di lingue affini. Spagnolo e italiano, Guerini, Milano, 1995."
...NON entra in questi dettagli.

Invece, Matte Bon realizza (certo, a proposito dell'insegnamento dello spagnolo in Italia), in:
Matte Bon, Francisco, "Análisis de la lengua y enseñanza del español en Italia", in Calvi, M. V. e San Vicente, F. (a cura di), La identidad del español y su didáctica, Mauro Baroni Editore, Viareggio, 1998
...una classificazione molto interessante, ma di carattere solo illustrativo. Eccone un frettoloso riassunto:
LESSICO.
1. Falsos amigos evidentes.
2. Sentido casi idéntico pero con distribución semántica y frecuencia de uso diferente.
3. Palabras inexistentes creadas por transformación morfológica.
4. Palabras y expresiones que podrían existir y son comprensibles, pero que no suelen utilizarse.
5. Diferencias en el mecanismo de formación de las palabras.
6. Palabras que pueden traducirse en la otra con dos (o más) palabras distintas.
GRAMMATICA.
1. Operadores gramaticales casi idénticos pero de distinto valor y uso.
2. Microsistemas diferentes "en los que no suele hacerse hincapié" (tanto>quanto = tanto>como)
3. Problemas nociofuncionales y el uso de la lengua.
4. Problemas relacionados con la lógica.
CULTURA.
(Qui praticamente segnala alcuni testi)
Poi prosegue con una breve discussione sui vantaggi e gli inconvenienti del "enfoque contrastivo".
Pur essendo il saggio interessantissimo e ricco di esempi e riferimenti bibliografici, lo spazio non permette di sviluppare il discorso con riferimento alle strategie didattiche da collegare a questa tipologia.
 
Il lavoro è tutto da svolgere...

Vorrei sapere se qualcuno ha notizia di altre classificazioni teoriche sulle corrispondenze tra due lingue affini, o se le ha viste applicate alla didattica.

Aspetto notizie!


Davide Martini



Sab 6 Mag 2000 1:02 pm

damalfieri@...
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Inoltra Messaggio #29 di 810 |
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Nature Grazie Rita! Prendo spunto da questo tuo commento: <Sarei curiosa di sapere se il volumetto di cui state parlando e' l'ennesima raccolta di modi di dire...
Damalfieri
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