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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Rispondi | Inoltra Messaggio #316 di 810 |
È da tempo che non scrivo, pieno come sono di lavoro da un lato, ma anche
debitore di un messaggio che temo sempre troppo lungo.

Da molto tempo utilizziamo sempre più spesso materiali estratti dal corso
"L'italiano così com'è", creato dai colleghi dell'UNAM. Mi sembra doveroso e
giusto fare un'incompleta menzione dei suoi pregi.

Se il Corso di Carrera Diaz offre una prospettiva analitica rigorosa e
dettagliata, grammaticale, che porta l'allievo a riflettere su somiglianze e
differenze tra le due lingue in modo esplicito, il corso dell'UNAM concentra
una grandissima quantità di materiali autentici e di esempi pratici, tratti
da riviste, giornali, copertine di libri, settimane enigmistiche (gran
tesoro!), vignette di umoristi, oltre ad esercizi ed attività creati "ad
hoc".
Per esempio, l'unico vero uso di materiale autentico per la grammatica
induttiva che abbia mai visto è fatto con titoli di romanzi e opere famose,
attraverso i cui abbondantissimi esempi si può ricavare perfettamente la
regola della concordanza degli articoli.
Tutto ciò rende il corso estremamente "vivo", caldo, amichevole per lo
studenti.
E anche ammirevole, se pensiamo a tutto il lavoro "a monte" di raccolta e
selezione di materiali realizzata da un continente di distanza; sfruttamento
che manca in altri testi realizzati in Italia e che si vogliono promuovere
come comunicativi e veicoli di materiale autentico. La multimedialità è
fatta anche di lunghe e pazienti sessioni di "spulciate" di pubblicazioni di
tutti i tipi...

In questo corso, la prospettiva contrastiva è, direi, implicita.
Non appare mai un raffronto diretto con lo spagnolo, ma l'enfasi e la scelta
degli esercizi è fatta tenendo in considerazione le difficoltà che
l'esperienza ci dice ricorrere nei nostri studenti.
Valga un solo esempio (e il discorso potrebbe proseguire molto più in lá):

Base di alcune attività sono le vignette di QUINO, il famosissimo creatore
di Mafalda.
Mi direte che non è un disegnatore italiano, che non è veicolo di cultura
italiana.
Poi, ci soffermeremo sul fatto che la creatività e la forza grafica di una
buona vignetta umoristica può contribuire molto più di una spiegazione o di
un testo a fissare e mettere in relazione le parole e le situazioni. La
famosa vignetta i cui testi sono costituiti dal paradigma della coniugazione
dell'indicativo presente (neanche farlo apposta), per cui tutte (e solo) le
sei persone sono inserite in una storia (anche un po' tragica!) rimangono
molto più impresse di qualsiasi tavola, almeno da un certo punto di vista.

Le vignette sono milioni: perché scegliere quella del colloquio di lavoro in
cui l'aspirante scambia sistematicamente le risposte alle domande, e viene
assunto per un posto all'ufficio informazioni, creando una gigantesca
confusione tra il pubblico?
Naturalmente, perché se chiediamo ai nostri allievi di raccontare la storia,
devono prima di tutto sapere che non si tratta di una "intervista" ma di un
"colloquio", e che l'impiegato viene "assunto", non "contrattato" (questo
senza considerare tutti gli altri punti di interesse della storia
sfruttabili didatticamente).
Oltre che "falsi amici", i termini sono altamente riutilizzabili.

Perché la vignetta dell'uomo d'affari che SEMBRA parlare dalla sua
scrivania, elencando tutte le cifre a lui legate (numero di carta
d'identità, di polizza d'assicurazione, telefono, codice fiscale eccetera),
per poi scoprire che si trova in realtà sul DIVANO dello psicanalista? Non
solo perché alla fine dice "dottore, VOGLIO la mia mamma, per lei ero
soltanto Chicco!", non solo perché così si possono introdurre i documenti
personali più usati in Italia e l'uso degli articoli con i possessivi (usare
la famiglia è puro sadismo!), ma perché il "clue" della vicenda sta in quel
"SEMBRA", noto falso amico.

Parliamo di primissimi livelli.

Sono solo esempi, in realtà ci sarebbe molto altro da dire. Il punto al
quale voglio arrivare è che, comunque, di fronte a tanti critici
aprioristici della contrastiva, voglio ribadire che la considerazione delle
differenze tra due lingue non deve essere necessariamente l'oggetto della
lezione (anche se non sono contro questo approccio), ma può (dovrebbe,
direi...) costituire il presupposto alla prepararazione del sillabo.

Un caro saluto a tutti,

a presto,

Davide




Mer 5 Dic 2001 5:57 pm

damalfieri@...
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Inoltra Messaggio #316 di 810 |
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È da tempo che non scrivo, pieno come sono di lavoro da un lato, ma anche debitore di un messaggio che temo sempre troppo lungo. Da molto tempo utilizziamo...
Davide Martini
damalfieri@...
Invia email
5 Dic 2001
9:53 pm
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