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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Così il mondo riscopre l'italiano   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #319 di 810 |
Diciannovesimo per numero di parlanti (70 milioni), l'italiano è al
quinto posto come oggetto di corsi di lingua in molti paesi. E non
per motivi culturali.
La lingua italiana è sempre più studiata all'estero. Non solo, negli
ultimi vent'anni sono cambiate le ragioni per cui la si apprende.
Fattore cruciale non è più l'amore per la cultura e per l'arte della
penisola: oggi l'italiano interessa per la sua utilità nel lavoro.

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,92140,00.html

Si apre a Milano un convegno sulle lingue europee. Italiano e oltre.
Lingue europee on line è il titolo dell'incontro che si tiene in via Linneo e
che continua giovedì 6 dicembre.

ROMA - La lingua italiana è sempre più studiata all'estero. Non solo,
negli ultimi vent'anni sono cambiate le ragioni per cui la si apprende. Fattore
cruciale non è più l'amore per la cultura e per l'arte della penisola: oggi
l'italiano interessa per la sua utilità nel lavoro. Questi i risultati -
abbastanza sorprendenti - di una ricerca dell'Università La Sapienza di Roma e
dell'Università per Stranieri di Siena, coordinata da Tullio De Mauro, e
commissionata dal Ministero degli Esteri. Italiano 2000 (questo il titolo del
dossier) vuole esaminare lo stato della nostra lingua nel mondo, ed è lo studio
più completo dal 1982. Globalizzazione e uso crescente dell'inglese come idioma
internazionale non avverano quindi la profezia della scomparsa delle lingue
"minori". Al contrario, l'italiano "trascinato dall'espansione mondiale del
mercato delle lingue" si afferma proprio perchè legato all'importanza economica
di uno dei paesi più industrializzati del mondo. Diventa una merce ambita, un
investimento, e lo dimostrano i dati.

Diciannovesimo per numero di parlanti (circa 70 milioni), l'italiano è
però al quarto o al quinto posto come oggetto di corsi di lingua in moltissimi
paesi. Se si guarda agli Istituti Italiani di Cultura - referenti privilegiati
dell'indagine - dal 1995 al 2000 gli iscritti ai corsi sono aumentati quasi del
40%. E sempre più persone ambiscono al diploma CILS (Certificazione di Italiano
come Lingua Straniera).
Come prima lingua straniera di apprendimento l'italiano non regge,
ovviamente, il confronto con l'inglese (seguito dallo spagnolo e dal francese).
Ma quasi uno straniero su dieci lo sceglie come seconda lingua, e uno su quattro
come terza.

Indizi questi che "il nesso lingua-cultura-società italiana ha
sviluppato una nuova e più intensa capacità di attrazione". Ma cosa rende la
nostra lingua attraente per uno straniero? L'ipotesi è che "non siano cambiate
solo le caratteristiche socio-culturali dei pubblici, ma anche le motivazioni".
Vent'anni fa, secondo l'indagine dell'Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, gran parte di chi studiava l'italiano era spinto da interessi
culturali. Oggi la gamma delle motivazioni è molto più ampia. La tradizione
intellettuale e artistica rimane un potente elemento di attrazione, ma non è
più da sola. L'italiano diventa una "lingua d'uso".

Ci sono i flussi migratori: 1.700.000 immigrati devono imparare
l'italiano "non per interesse culturale ma per soppravvivere e inserirsi
socialmente e professionalmente nella nostra società". Ragioni di studio, dato
che sempre più studenti europei partecipano a scambi universitari. E poi il
lavoro, indicato come fattore decisivo dal 22% degli iscritti ai corsi.
Analizzando questo gruppo, si scopre che solo una piccola percentuale vuole
diventare insegnante o traduttore: le motivazioni prevalenti sono "lavorare
con ditte italiane" (84%), "fare carriera nel proprio impiego" (43%), "trovare
lavoro in Italia" (34%). Dal lavoro con i turisti agli scambi commerciali, la
dimensione economico-produttiva diventa un fattore di primo piano nella
diffusione della lingua.

Ma dove si studia di più l'italiano? Nel Regno Unito, in Germania, in
Canada e in Giappone, ma anche in Messico, Algeria ed Egitto (sono i paesi che
registrano il tasso di aumento più alto negli iscritti ai corsi). E soprattutto
negli Stati Uniti, dove un recente studio ha svelato un'inversione di tendenza.
Mentre prima erano soprattutto i discendenti delle comunità immigrate a
interessarsi alla propria lingua, ora questi rappresentano una percentuale
minima. Il profilo del pubblico, d'altronde, sta cambiando rapidamente. Qualche
dato (parziale) si può ricavare dagli iscritti all'esame CILS: l'italiano piace
di più alle donne (sono l'80%), ai giovani tra i 19 e i 26 anni, agli studenti e
ai liberi professionisti.

Se la domanda cresce, è l'offerta a non essere sempre adeguata. Chi
vuole imparare davvero la lingua può incontrare difficoltà. Gli Istituti
Italiani di Cultura (93 nel mondo) risultano all'avanguardia per formazione dei
docenti e didattica, ma offrono un ventaglio limitato di proposte. Scarsi ad
esempio i corsi di linguaggi settoriali (dell'arte, del commercio e simili) che
invece potrebbero interessare molti utenti.

E in tema di promozione della cultura italiana, dopo la Settimana
della lingua italiana nel mondo, arriva dal Ministero degli Esteri un'altra
novità. Gli Istituti Italiani di Cultura dovranno programmare le loro
manifestazioni seguendo dei temi annuali. Il primo tema stabilito per il 2002 è
Moda e Design . In previsione anche premi per giovani artisti e per realtà
imprenditoriali. Una scelta non casuale, ha detto il sottosegretario Baccini
(presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura
Italiana), che ha sottolineato l'importanza di questi settori nell'immagine
dell'Italia e il legame tra cultura e impresa, vero asse portante
dell'iniziativa.

(5 DICEMBRE 2001, ORE 12:00)


Si apre a Milano un convegno sulle lingue europee. Italiano e oltre. Lingue
europee on line è il titolo dell'incontro che si tiene in via Linneo e che
continua giovedì 6 dicembre.

ROMA - La lingua italiana è sempre più studiata all'estero. Non solo,
negli ultimi vent'anni sono cambiate le ragioni per cui la si apprende. Fattore
cruciale non è più l'amore per la cultura e per l'arte della penisola: oggi
l'italiano interessa per la sua utilità nel lavoro. Questi i risultati -
abbastanza sorprendenti - di una ricerca dell'Università La Sapienza di Roma e
dell'Università per Stranieri di Siena, coordinata da Tullio De Mauro, e
commissionata dal Ministero degli Esteri. Italiano 2000 (questo il titolo del
dossier) vuole esaminare lo stato della nostra lingua nel mondo, ed è lo studio
più completo dal 1982. Globalizzazione e uso crescente dell'inglese come idioma
internazionale non avverano quindi la profezia della scomparsa delle lingue
"minori". Al contrario, l'italiano "trascinato dall'espansione mondiale del
mercato delle lingue" si afferma proprio perchè legato all'importanza economica
di uno dei paesi più industrializzati del mondo. Diventa una merce ambita, un
investimento, e lo dimostrano i dati.

Diciannovesimo per numero di parlanti (circa 70 milioni), l'italiano è
però al quarto o al quinto posto come oggetto di corsi di lingua in moltissimi
paesi. Se si guarda agli Istituti Italiani di Cultura - referenti privilegiati
dell'indagine - dal 1995 al 2000 gli iscritti ai corsi sono aumentati quasi del
40%. E sempre più persone ambiscono al diploma CILS (Certificazione di Italiano
come Lingua Straniera).
Come prima lingua straniera di apprendimento l'italiano non regge,
ovviamente, il confronto con l'inglese (seguito dallo spagnolo e dal francese).
Ma quasi uno straniero su dieci lo sceglie come seconda lingua, e uno su quattro
come terza.

Indizi questi che "il nesso lingua-cultura-società italiana ha
sviluppato una nuova e più intensa capacità di attrazione". Ma cosa rende la
nostra lingua attraente per uno straniero? L'ipotesi è che "non siano cambiate
solo le caratteristiche socio-culturali dei pubblici, ma anche le motivazioni".
Vent'anni fa, secondo l'indagine dell'Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, gran parte di chi studiava l'italiano era spinto da interessi
culturali. Oggi la gamma delle motivazioni è molto più ampia. La tradizione
intellettuale e artistica rimane un potente elemento di attrazione, ma non è
più da sola. L'italiano diventa una "lingua d'uso".

Ci sono i flussi migratori: 1.700.000 immigrati devono imparare
l'italiano "non per interesse culturale ma per soppravvivere e inserirsi
socialmente e professionalmente nella nostra società". Ragioni di studio, dato
che sempre più studenti europei partecipano a scambi universitari. E poi il
lavoro, indicato come fattore decisivo dal 22% degli iscritti ai corsi.
Analizzando questo gruppo, si scopre che solo una piccola percentuale vuole
diventare insegnante o traduttore: le motivazioni prevalenti sono "lavorare
con ditte italiane" (84%), "fare carriera nel proprio impiego" (43%), "trovare
lavoro in Italia" (34%). Dal lavoro con i turisti agli scambi commerciali, la
dimensione economico-produttiva diventa un fattore di primo piano nella
diffusione della lingua.

Ma dove si studia di più l'italiano? Nel Regno Unito, in Germania, in
Canada e in Giappone, ma anche in Messico, Algeria ed Egitto (sono i paesi che
registrano il tasso di aumento più alto negli iscritti ai corsi). E soprattutto
negli Stati Uniti, dove un recente studio ha svelato un'inversione di tendenza.
Mentre prima erano soprattutto i discendenti delle comunità immigrate a
interessarsi alla propria lingua, ora questi rappresentano una percentuale
minima. Il profilo del pubblico, d'altronde, sta cambiando rapidamente. Qualche
dato (parziale) si può ricavare dagli iscritti all'esame CILS: l'italiano piace
di più alle donne (sono l'80%), ai giovani tra i 19 e i 26 anni, agli studenti e
ai liberi professionisti.

Se la domanda cresce, è l'offerta a non essere sempre adeguata. Chi
vuole imparare davvero la lingua può incontrare difficoltà. Gli Istituti
Italiani di Cultura (93 nel mondo) risultano all'avanguardia per formazione dei
docenti e didattica, ma offrono un ventaglio limitato di proposte. Scarsi ad
esempio i corsi di linguaggi settoriali (dell'arte, del commercio e simili) che
invece potrebbero interessare molti utenti.

E in tema di promozione della cultura italiana, dopo la Settimana
della lingua italiana nel mondo, arriva dal Ministero degli Esteri un'altra
novità. Gli Istituti Italiani di Cultura dovranno programmare le loro
manifestazioni seguendo dei temi annuali. Il primo tema stabilito per il 2002 è
Moda e Design . In previsione anche premi per giovani artisti e per realtà
imprenditoriali. Una scelta non casuale, ha detto il sottosegretario Baccini
(presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura
Italiana), che ha sottolineato l'importanza di questi settori nell'immagine
dell'Italia e il legame tra cultura e impresa, vero asse portante
dell'iniziativa.

(5 DICEMBRE 2001, ORE 12:00)





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Sab 8 Dic 2001 6:26 pm

lindavelada@...
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Diciannovesimo per numero di parlanti (70 milioni), l'italiano è al quinto posto come oggetto di corsi di lingua in molti paesi. E non per motivi culturali. ...
Federica Simone
lindavelada@...
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8 Dic 2001
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