R: S&M. Un "vero" percorso contrastivo?
-----Messaggio Originale-----
Da: "Davide Martini" <
damalfieri@...>
A: "S&M Mailing List" <
simonemartini@yahoogroups.com>
Data invio: venerdì 4 gennaio 2002 19.49
Oggetto: S&M. Un "vero" percorso contrastivo?
> Un vero percorso contrastivo è già stato realizzato da Manuel Carrera
Díaz,
> seguendo una presentazione grammaticalmente ordinata dei materiali.
> Purtroppo, l'impostazione grammaticale è relativamente lenta e dà la
> sensazione di essere poco comunicativa. Dico "dà la sensazione" perché in
> pratica non sono affatto sicuro che l'approccio comunicativo sia quello
più
> adeguato tra l'italiano e lo spagnolo. Infatti, il problema che rilevo più
> insistentemente nei miei studenti è legato all'"accuracy", non alla
capacità
> di farsi capire nelle intenzioni comunicative. Se i problemi di transfer
> negativo sono all'ordine del giorno, com'è logico supporre, vedo ancor più
> gravi e con più stupore i problemi causati dalla mancanza di "sensibilità
> grammaticale". Cioè, gli studenti non è che confondano le forme dei
plurali
> o delle persone dei verbi, il che sarebbe logico, ma non si rendono
neanche
> conto di dove devono mettere un plurale o di quale persona del verbo
devono
> usare. In altre parole, manca l'abitudine al ragionamento grammaticale.
> (Ecco per esempio gli sguardi vuoti di fronte agli esercizi dialogici di
> UNO, che astraendo la frase comunicativa dal suo contesto, implicano un
> lavoro di fantasia e ricostruzione del tutto particolare e che gli
studenti
> non capiscono di dover fare... anche se glielo spiego).
> Questo percorso è l'unico che può condurre all'accuracy. E quando parlo di
> "ragionamento grammaticale" non mi riferisco al metalinguaggio della
> grammatica, neanche ad un ragionamento esplicito (come quelli proposti da
> Carrera Díaz). Quando ho imparato lo spagnolo l'ho fatto a mazzate,
essendo
> stato catapultato negli ambienti per niente clementi dei pre-adolescenti
> italiani in Venezuela, che tra loro scherzavano in spagnolo. Eppure ho
> sviluppato un certo ragionamento grammaticale, che seppur senza nomi mi ha
> portato a capire che in certe frasi andava bene quella data forma, che
> "suonava spagnolo".
> Forse, il problema è quello: il "suonare italiano" é molto poco
> identificabile, in pratica, come invece forse lo è il "suono" del francese
e
> dello spagnolo, grazie alla regolarità nella morfologia di genere e numero
> e, fino a un certo punto, anche delle forme verbali.
> Fatto sta che comunque, dall'estremo del comunicativismo rappresentato dal
> mio apprendistato a quello del percorso grammaticale più puro, ci devono
> essere senz'altro degli spazi e degli spiragli per sistemi più adatti -
> vedansi per esempio gli ottimi materiali dei colleghi messicani.
>
> Come affrontare quindi, una volta per tutte, il problema dell'accuracy
> morfologica, per gli ispanofoni?
>
> Non penso di poter proporre una soluzione. Ma abbiamo delle risorse da
> esplorare, e mi chiedo se non sia proprio il caso di provare a farlo.
> A cosa servirebbero, altrimenti, i "veri amici", così abbondanti tra le
due
> lingue?
> Quando abbiamo proposto un catalogo delle cosiddette "corrispondenze
> morfologiche" tra le due lingue (del tipo "-ción" = "-zione", tanto per
> intenderci), abbiamo ipotizzato un percorso d'insegnamento che utilizzi
> appunto questi gruppi come punto di partenza per una sensibilizzazione più
> profonda dello studente riguardo la morfologia dell'italiano.
> In generale, si può dire che gli aggettivi e sostantivi che in spagnolo
> finiscono con -e nella forma maschile singolare si mantengono tali in
> italiano (estudiante = studente, verde = verde) e che quelli che finiscono
> in consonante "prendono una e" per fare la "versione italiana" (cortés =
> cortese, gentil = gentile ecc.).
> Anche se non possiamo onestamente dire di esserci messi a creare materiali
> specifici in questo senso, "l'italianizzazione" delle parole e anche di
> intere frasi potrebbe essere un esercizio utile. Certo, condurrebbe allo
> sviluppo di una strategia di "italianizzazione" che porterebbe lo studente
a
> commettere forse più errori di interferenza negativa di quanti ne realizzi
> adesso... ma mi chiedo se questo non fosse un prezzo possibile da pagare
per
> ottenere una maggior attenzione alla forma delle parole, una maggior
> competenza metalinguistica in generale, che tanto spesso vedo mancare nei
> miei studenti (che non siano aspiranti linguisti o filologi...)
>
> Lo sviluppo di questa sensibilità ci riporta, paradossalmente, a quei
vecchi
> esercizi strutturali che ormai la moderna glottodidattica considera
> superati, del tipo "la decisione è importante > le decisioni sono
> importanti" eppure... sono proprio quelli gli aspetti che poi gli studenti
> si trascinano dietro per anni, anche dopo essere passati a livelli
intermedi
> dell'apprendimento.
>
> Quando lo studente produce frasi come *"Me piace molta la pizza" non
> possiamo accontentarci col dire che comunicativamente ha raggiunto il suo
> obiettivo: saremmo contenti se fosse un cinese mandarino o un lappone a
> produrre quella frase, ma non un'ispanofono! La distrazione di usare il
"me"
> invece del "mi" è molto grave, anche se non inficia la comprensione,
perché
> significa che lo studente non ha "l'italiano nell'orecchio". E il fatto di
> concordare "molta" con "pizza" significa non essere neanche riuscito a
> supporre, per istinto (non dico per ragionamento) che "molto" è
> indeclinabile, in una frase perfettamente equivalente in spagnolo ("me
gusta
> mucho la pizza", e non "me gusta mucha la pizza"). Preferisco, a volte,
che
> mi faccia un errore di interferenza utilizzando una costruzione spagnola
in
> una frase italiana piuttosto che produca una frase che "neanche in
spagnolo
> sarebbe giusta" (cosa che suona ridicola ma a volte è rigorosamente vera).
> Preferisco che capisca che sarebbe possibile "Mi piace (prendere) molta
> pizza, non poca", anche se inconsueto, per la stessa ragione per la quale
in
> spagnolo sarebbe grammaticale anche se inconsueto dire "Me gusta
(prendere)
> mucha pizza, no poca...", o che mi dica "Questa pizza è divina",
cacciandosi
> in un vespaio di implicazioni socioculturali delle quali non è cosciente,
a
> che mi usi il *"me piace".
>
> L'esempio può non essere tra i più felici, ma spero di toccare punti
> sensibili in ciascuno di voi.
> Non è neanche tanto casuale: la corrispondenza muy/mucho è uno dei pochi
> casi in cui a due lessemi diversi ne corrisponde uno in italiano (di
solito
> è il contrario: considerate i diversi modi di rendere il "como"
> spagnolo...), "molto", il che dovrebbe essere facile, eccetto per il fatto
> che a conseguenza di questo fatto, "molto" è declinabile o no a seconda
che
> sia aggettivo o avverbio o, detto in altro modo, se corrisponde a "muy" o
a
> "mucho" (e in quest'ultimo caso se "mucho" viene concordato o no...) in
una
> frase equivalente in spagnolo.
> Sapere se "molto" si flette in una frase data corrisponde a sapere se in
> spagnolo si userebbe un elemento variabile o invariabile.
> Può essere utilizzato questo sistema per insegnare?
> Volgere al plurale la seguente frase:
> Ho conosciuto una ragazza molto simpatica > Abbiamo conosciuto ragazze
molto
> simpatiche.
> (molto = muy, quindi è invariabile anche in italiano).
> Il tutto, senza passare dalla categoria di "avverbio" o "aggettivo", che
può
> essere più o meno utile a seconda dal tipo di studente.
> In questa linea, sarebbe poi un problema del tutto diverso insegnare la
> concordanza dei possessivi, che viene presentata in genereinsieme alla
> famiglia come un problema di presenza o meno dell'articolo già dalle prime
> lezioni di qualsiasi metodo, cosa che per l'ispanofono significa un doppio
> problema: primo, quello di non enfatizzare sulla concordanza di genere con
> la cosa posseduta (mi libro / mi casa = il mio libro / la mia casa), e
> secondo quello di presentare sin da subito i casi in cui l'aggiunta
> dell'articolo è condizionata dallo stato di parentela o meno del
posseduto,
> quando prima l'ispanofono dovrebbe essere abituato ad aggiungere
l'articolo
> e a formare le relative preposizioni articolate, e solo dopo, una volta
> impadronitosi del meccanismo, concentrarsi sul fatto di toglierlo con i
nomi
> di parentela.
> O viceversa!
> Ma una cosa è certa: presentate tutte insieme, come accade sulla maggior
> parte dei libri, questo argomento sembra pervaso da una sorta di sadismo.
>
> È vero, certo, che questo tipo di insegnamento è molto lontano dalla
moderna
> didattica comunicativa.
> Ma è anche vero che a comunicare si impara anche in strada (e ancor più
> facilmente tra italiani e spagnoli), mentre questi dettagli, se non si
> studiano in un'aula, dove altro?
>
> Anche a comunicare: sono convinto che con un allenamento specifico a
capire
> "veri amici" si può insegnare molto. Mi sorprendo quando vedo che i miei
> allievi non colgono la somiglianza tra "mettere" e "meter", tra "buttare"
e
> "botar", "accadere" e "acaecer", tra "en vez" (en cambio) e "invece", o
tra
> "ma" e l'antico "mas" del Quijote, che magari non si usano sempre negli
> stessi contesti né nello stesso modo, ma che comunque conservano traccie
> evidenti del loro significato nell'altra lingua.
> Quanto non servirebbe loro lavorare su testi appositamente scelti per
creare
> l'abitudine alla deduzione del significato come competenza, come strategia
> di apprendimento?
> Prima lavorare con i veri amici, per far rilevare le corrispondenze
> morfologiche.
> Poi, introdurre i "falsi amici" chiari (del tipo "guardar" / "guardare"),
e
> per ultimi i falsi amici parziali, quelli veramente insidiosi (del tipo
> "academia" / "accademia").
> Del resto, imparare lo spagnolo l'ho sempre visto come un problema di
> traduzione: altro che "pensare in un'altra lingua"! Si è sempre trattato
di
> tradurre, prima parola per parola, poi locuzione per locuzione, e infine
> tipo di frase per tipo di frase... un percorso che potrebbe essere
> perfettamente pensabile, almeno come sistema per far acquisire nuove
> strategie di apprendimento e di comprensione nello studente.
>
> Davide Martini
>
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leerlos.
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damalfieri@..., pero la consultaremos esporádicamente.
> Continua ad essere disponible, nel caso fossimo fuori dalla Spagna,
>
damalfieri@..., ma lo consulteremo sporadicamente.
>
>
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> I messaggi saranno raccolti periodicamente per argomento e messi a
disposizione nella pagina "files".
> Preghiamo di trattare un solo argomento per mail, per facilitare la
raccolta. Grazie!
>
> L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle
http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html
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