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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Rispondi | Inoltra Messaggio #331 di 810 |
Paolo scrive:

>Il problema, se problema si può chiamare, sta nel come presentare questi
"argomenti". Cioè renderli veramente produttivi in classe. Penso, spero, che
quando decidiamo di portare in classe un esercizio su uno qualsiasi degli
argomenti che propone Davide, non pensiamo mica a un esercizio tratto
dall'eroica "Lingua italiana per stranieri" di Katerinov o dal "Parla e
scrivi". In questo modo staremo sì pensando ai nostri studenti per quanto
riguarda le proprie esigenze cognitive ma stiamo tralasciando totalmente i
loro bisogni sociali e affettivi. >

Esatto: "come presentare gli argomenti". Ma questo non significa solo
scegliere una presentazione perché superiore ad un'altra, ma saper
ricondurre una "qualunque" lezione a uno tra tanti percorsi che devono
essere tutti disponibili nelle basi concettuali e grammaticali contrastive
proprio per poter poi agire, in quanto docenti, collegando questi contenuti
in modo adeguato agli input affettivamente significativi.
Quando faccio una lista dei possessivi posposti, o compilo un elenco dei
verbi con i quali l'ispanofono tende a usare il complemento preposizionale,
so benissimo che si tratta di materiali non utilizzabili direttamente, ma
che devono esserci per permetterci di pensare a ciò che realmente è
importante. Non si tratta quindi di limitarsi "a passare informazioni utili
ma inutilizzabili", ma realizzare la base del lavoro per potersi dedicare ad
altri aspetti se vogliamo ritenuti giustamente più importanti.
Disporre quindi, per presentare il "ne", non di "un" contesto che l'autore
del testo ha deciso, seduto al tavolino del suo studio, che era adeguato per
presentare il "ne", ma di tanti contesti dai quali il docente sceglierà
quello più adeguato al momento.
Tanti percorsi che "attraversino" la lingua da incontabili punti di vista.
Il "ne" nelle frasi più comuni nelle quali viene utilizzato colloquialmente
(non ne posso più, non me ne frega niente e così via). Il "ne" negli
acquisti nei negozi. Il "ne" nelle barzellette nelle quali si gioca sulla
sua polivalenza. Il "ne" nelle frasi che in spagnolo sembrano
particolarmente "vuote" senza di esso (ne ho raccolte alcune, ma mancherebbe
uno studio molto più serio)... e chissà quanti altri!
Non è così semplice: la presentazione coinvolgente dal punto di vista
affettivo non è uno scherzo, e soprattutto non esiste una "ricetta" da
applicare. Non solo, ma sarebbe utopico pensare di avere tutti i materiali
per affrontare qualsiasi argomento da qualsiasi punto di vista... eppure,
quante volte succede che siamo a lezione e spieghiamo qualcosa e poi
dobbiamo lasciar perdere perché non ci sono esercizi su quel determinato
tema affrontato in un certo determinato modo?
Oggi mi sono trovato a dover calcare la mano sulla differenza tra la 1º e la
3º plurale dell'imperfetto: andavámo / andávano. Mi prudevano le mani: com'è
possibile che non ci sia un esercizio sottomano ben strutturale per
sottolineare questa differenza? Gli esercizi struttuali sono utilissimi, se
presentati nel momento psicologicamente favorevole, cioè quando l'allievo ha
preso da solo coscienza di un fenomeno e vuole esercitarsi. Ma in quel
momento, di solito, l'esercizio manca. (Posso anche pensare che mi sia
mancato in quanto non conosco abbastanza i testi esistenti, naturalmente, ma
non credo che tutto sia già stato fatto.)
Naturalmente me la sono cavata, inventando lí per lí, e tanto male
non è andato (un po' d'esperienza, si sa, aiuta). Ma non è ancora il
"professionalismo" di chi ha tutto sottomano, sotto controllo.


Quindi, rispondo anche a Victor, del quale gradisco l'intervento e
approfitto per dare il benvenuto tra gli "attivi" della lista. Hai
perfettamente ragione, Victor, in quello che dici: ci saranno sempre allievi
più dotati di altri, e saranno comunque una minoranza. Ma è anche vero che
tu stesso dici "fare bene il proprio lavoro". E in queste parole sta la
chiave: farlo bene, sí, ma come? Cosa vuol dire?
Ma, ancora più importante: perché ricercare, perché chiedersi, perché porsi
domande? Per la semplice ragione che in questo modo il lavoro è più
divertente e creativo.
Non lo sopporterei altrimenti!

Davide


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Mar 8 Gen 2002 10:32 pm

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Inoltra Messaggio #331 di 810 |
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... "argomenti". Cioè renderli veramente produttivi in classe. Penso, spero, che quando decidiamo di portare in classe un esercizio su uno qualsiasi degli ...
Davide Martini
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8 Gen 2002
10:42 pm
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