Grazie Federica per il bellissimo intervento.
Comprendo perfettamente e sottoscrivo quanto da te espresso, sinteticamente
ma esaustivamente.
Il metodo perfetto, in fondo, non esiste, se non nella capacità
dell'insegnante di percepire l'umore degli studenti che ha davanti. Il
metodo cambia sempre, dunque non ne esiste uno standard, apprendibile in una
Università. E' questione di capacità umane. Naturalmente, la preparazione di
base deve essere solida, ma ciò che differenzia un insegnante vero da un
contenitore che si svuota risiede nella duttilità e sensibilità personale di
ognuno di noi. Sono doti innate, verissimo, ma sono anche doti che si
affinano con la pratica. Nella selezione del personale che, spesso, devo
organizzare, non considero i titoloni, dietro i quali, spesso, si celano
presunzioni e lacune umane. Parlo con il candidato, sfogliando il nostro
libro di vita per capire come è dentro, per vedere che tipo di colori riesce
a sprigionare, se è una persona che sa motivare e automotivarsi. Il problema
nelle scuole italiane (parlo soltanto di queste perché non ho studiato che
in Italia) non è tanto nella preparazione di base degli insegnanti, quanto
nella scarsa attenzione dedicata al rapporto umano. C'è un mare tra sapere e
saper fare. Avevo un insegnante di fisica che era un genio, ma nessuno di
noi riusciva a capire una virgola, soprattutto perché lui non si occupava di
noi. Insegnare è differente: "il reciproco amore tra chi apprende e chi
insegna è il primo e più importante gradino verso la conoscenza". Queste
parole di Erasmo le ho sempre impresse in mente, prima di iniziare un nuovo
corso.
Saluti,
Stefano
----- Original Message -----
From: "Federica Simone" <lindavelada@...>
To: "S&M" <simonemartini@yahoogroups.com>
Sent: Friday, January 11, 2002 9:37 PM
Subject: Fw: Correzioni: S&M. le delizie della tecnica, gli stregoni della
didattica
> Caro Victor,
> il tuo messaggio scoppia di buonsenso e mi trova quasi totalmente
> d'accordo, soprattutto viste le premesse. Il tuo punto di vista mi sembra
> permeato di un
> fatalismo molto all'italiana di cui discutevo proprio oggi con un
collega.
> All'interno del sistema scolastico italiano dove mi sono formata io, è
> sempre stato implicito un certo elitarismo nella cultura. Un elitarismo di
> matrice deterministica non solo sociale - della serie, se vieni fuori da
una
> famiglia che ti stimola intellettualmente sarai avvantaggiato negli
studi -
> ma anche di talento - quello studia ma tanto non ci arriva poveretto...
in
> matematica sarà sempre un fallimento. Poi per fortuna uno esce dalla
scuola
> e smette di essere valutato unicamente per i suoi risultati scolastici .
>
> Ho l'impressione - ma parlo veramente con poca cognizione di causa,
sulla
> base di un'impressione ancora da supportare con molta esperienza - che
> l'educazione spagnola sia meno drastica in questo senso, che non
mortifichi
> chi é negato per una qualche materia, come la lingua, strumento di tutti:
> questo giova non poco nel caso della formazione ad adulti, i quali, per le
> più diverse ragioni, decidono in un momento della loro vita d'imparare una
> seconda o terza lingua.
>
> La lingua di Dante attira simpatie sempre maggiori,
> da lingua di "ocio" e sempre piú di "negocio", ed ovviamente presenta
degli
> scogli precisi e ricorrenti per uno studente ispanofono, che hanno
> sostanzialmente a che fare con l'accuratezza piú che con la comunicazione
> (in questo senso indubbiamente l'italiano è facile per l'ispanofono,
> chiaro). Fin qui nulla di nuovo.
>
> La frustrazione dell'insegnante di cui parli non credo sia solo tecnica:
in
> fin dei conti quella s'impara con la pratica e il fatto di ricercare il
> metodo migliore è semplicemente un vezzo tutto artigianale per andare
> incontro alle esigenze dell'altro (non certo alle nostre, sennò basterebbe
> mitragliare gli allievi di utili esercizi strutturali che sortiscono
ottimi
> risultati, almeno sul piano dell'accuratezza se non dell'efficacia in uno
> studente autonomo e responsabile).
>
> Il metodo si crea per economizzare gli sforzi, visto che il tempo e le
> energie mentali da dedicare sono sempre troppo pochi e mantenere
concentrata
> l'attenzione è un'impresa sempre piú faticosa. . Anche la grammatica
> potrebbe aiutarci a perdere meno tempo, sembra quasi che sia nata per
quello
> e non solo per far paura agli studenti.
>
> Oltretutto la questione statistica cui tu fai menzione (non tutti sono
> egualmente portati per la materia) è assolutamente concreta; la pluralità
> implica la varietà, e la lezione in
> classe è comunque standardizzata, per cui l'insegnante non può neppure
> sopperire ai bisogni individuali perché non sarebbe possibile (per quello
> dovrebbe esserci la lezione "one-on- one", che è una dinamica ovviamente
> differente).
>
> La frustrazione del docente, dicevo, a mio avviso ha molto a che vedere
con
> la sua percezione del parlante, i cui ritmi di apprendimento siano poco
> controllabili, dal fatto che sostanzialmente anche il professore va
motivato
> (si parla sempre della motivazione dello studente, del gioco, della
sfida:
> e il povero professore, per caso non sente l'eventuale demotivazione sulla
> propria pelle? ). Il fatto che la sappia diagnosticare implica
> naturalmenteche sia in grado di intervenirvi.
> Ovviamente è anche diversa la visione di chi insegna la propria lingua
> all'estero e chi insegna una lingua straniera a parlanti della propria
> lingua. Credo che i secondi siano in qualche modo più intransigenti in
> quanto percepiscono che il processo cognitivo che li ha portati a
conoscere
> ed amare la lingua straniera dovrebbe esere il medesimo che vivono i loro
> studenti. Io personalmente ne ero convintissima. Quando ho
> iniziato a insegnare mi sembrava incredibile che la gente non
> "s'intrippasse" in questioni grammaticali, non cercasse di cantare ed
> imparare a memoria le canzoni,
> non giocasse ad inventarsi alter ego pazzerelli nei role-plays come avrei
> fatto io.
> La realtà era diversa da quella che mi aspettavo, non peggiore ma
diversa.
> E l'obiettivo, ridimensionato, non era tenere una fluida conferenza con
> tocchi d'istrionismo senza esitazioni riuscendo accattivante al mio
> pubblico, che era poi il modello dei miei maestri dalle classi frontali in
> cui mi immedesimavo sui banchi dell'università. Le regole dello spettacolo
> erano dunque diverse. Sul set bisognava essere così forti da scomparire,
> condurre, creare, intrecciare le dinamiche create da altri, stimolare e
non
> produrre parole. Una questione di autodisciplina non da poco, sorretta da
> una tecnica che ovviamente fa più presa dove il talento c'è.
> Da attore a regista il salto non è male. Sempre di cinema si tratta,
sempre
> di coinvolgimento ed emozione operata.
> In ogni caso, inutile nasconderlo, lo shock in qualche modo l'ho subito:
> l'ho superato ed ho migliorato la mia tecnica didattica ma, devo
ammettere,
> che un breve momento di frustrazione c'è stato. Utilissimo, per farmi
capire
> che io non ero un libro, sempre uguale anche se diversamente percepito, né
> un emissore di conoscenze, bensì un professionista - o almeno questo era
il
> mio traguardo - che sapesse entrare in comunicazione con gli allievi per
> capirne le esigenze e trarne il massimo profitto, adattandomi al loro
ritmo
> conscia di quali tecniche e materiali potevano essere d'aiuto in ogni
> momento, consapevole, almeno in parte, di quali avrebbero potuto essere le
> loro difficoltà. Il
> resto lo fa l'esperienza, vero, anche se a volte ci vorrebbe proprio un
> momento d'incontro. soprattutto all'inizio della carriera, in cui qualcuno
> ti faccia capire che caspita sia 'sto filtro affettivo (per fare un
> esempio), in che modi si manifesta (d'accordo gli occhi atterriti, ma ci
> saranno pure altri sintomi, suvvia), in che tipo di soggetti, come si può
> superare ed evitare che si ripeta, attraverso che strategie lo si può
> evitare o abbattere.
> Troppo discutibile? Un terreno troppo soggetto ad
> opinioni personali? Troppo legato a fasi sorpassabili (come quelle che
> definiscondo di volta in volta i metodi poi puntualmente "sorpassati"?). O
> al contrario troppo asettico? Non siamo in fin dei conti dei medici... ma
> non vorremo neppure continuare ad essere considerati degli stregoni?
> L'autonomia e la crescente diffusione della disciplina e della formazione
> glottodidattica hanno in un certo senso favorito il riconoscimento della
> professionalità del docente di L2/LS, soprattutto per quanto riguarda
> l'italiano, ma credo ci sia ancora strada da fare.
> Credo in ogni caso che se non si può intervenire sul fronte del talento
(vi
> piacerebbe un bello studente transgenico?) almeno con i nuovi detergenti
> (per seguire l'esempio di Victor) ci si puo' pulire la coscienza..:-)))
>
> Ringrazio sentitamente Victor per la sua bellissima provocazione, spunto
di
> riflessioni che credo fruttifere per tutti noi.
>
> Un salutone a tutti.
>
> Federica
>
> > ----- Original Message -----
> > From: "victor40it" <victor40@...>
> > To: <simonemartini@yahoogroups.com>
> > Sent: Sunday, January 06, 2002 9:54 PM
> > Subject: S&M. (unknown)
> >
> >
> > Mi presento, sono Victor Maña, insegno alla EOI di Malaga e vi auguro
> > un buon anno. (Ciao Paolo!!)
> >
> > Io volevo fare una riflessione generale, anzi, generalissima, su uno
> > dei problemi (il "problema"?) che dobbiamo affrontare ogni giorno,
> > ogni anno o anche per tutta la nostra vita come insegnanti, e cioè
> > che i nostri studenti non imparano -o non imparano come noi vorremmo-
> > Immagino che sappiate benissimo di che cosa vi sto parlando...
> > Io quasi quasi proporrei di non preoccuparci per un fatto
> > così "naturale". Infatti: non imparare è l'attività più vecchia del
> > mondo, da che mondo è mondo. O detto diversamente, su cento studenti
> > iscritti in una scuola e presi a caso, solo una percentuale data (non
> > chiedetemi se alta o bassa, per carità, speriamo alta) riesce ad
> > acquisire quel livello di competenza che ci fa sentire orgogliosi e
> > fieri della nostra professione. Davanti all'altra percentuale invece,
> > quella negativa, non ci diamo pace e discutiamo tanto, e scriviamo
> > libri e articoli sul fallimento di questo sistema, di quella
> > pedagogia, o di quel modo di impostare la lezione in aula, e
> > partecipiamo in forum dove ci preoccupiamo dell'andamento del
> > processo di formazione dell'alunno come fossero figli nostri. È bello
> > il nostro mestiere, senz'altro, ma penso che dovremmo tentare di fare
> > i bravi insegnanti e basta, senza sentirci dei falliti se non
> > riusciamo a far capire ad alcuni alunni -dopo quattro mesi di lezione-
> > che non si pronuncia /como te yiami?/, che non si dice "il aereo",
> > che "allora" non significa "ahora".
> > Io insegno da non pochi anni e vi assicuro che dopo due settimane di
> > lezioni vi potrei già individuare senza possibilità di errore
> > (esagero?)alcuni studenti che so che non passeranno l'esame finale o
> > addirittura che non arriveranno alla fine del corso. Chiaroveggenza?
> > Prepotenza da insegnante spietato? Ma nient'affatto: semplice
> > osservazione della natura delle cose, umile accettazione delle leggi
> > della statistica.
> > Secondo me l'evoluzione dei metodi per l'insegnamento delle lingue e
> > quella dei detersivi sono parallele. Ogni anno le ditte lanciano sul
> > mercato l'ultima scoperta: detersivo al limone, al profumo di pino,
> > con effetto candeggina, con granelli biotensoattivi... Se logicamente
> > ogni anno la formula è migliore e più efficace di quella dell'anno
> > precedente... pensate un po' che evoluzione a passi giganteschi!! E
> > invece, l'umile osservazione delle cose (e delle macchie delle
> > camicie dopo il bucato) ci porta alla conclusione che in venti anni
> > l'evoluzione dell'efficienza probabilmente è stata zero. I detersivi
> > mandano via lo sporco nel 2002 come nel 1978. E così anche noi
> > (quanti anni abbiamo? con quale metodo di spagnolo o d'italiano
> > abbiamo imparato la L2 nel '75, nell''80?) ci sentiamo sempre
> > insoddisfatti con quest'ultimo e attraente manuale, con quest'ultima
> > teoria della didattica... perché, tutto sommato e con tanto di belle
> > fotografie a colori e con tanto di chiarissime tabelle grammaticali
> > non-aggressive, alcuni studenti continuano a dire /como te
> > yiami?/ "il aereo" o "quelli uomi". E allora pensiamo che anche quel
> > manuale non serve.
> > Amici colleghi, smettiamola e accettiamo che qualunque sia il metodo
> > ci saranno sempre gli incapaci di imparare. Vi suona male "incapaci"?
> > Vedete? Sempre timorosi alle parole. E il timore non porta mai alla
> > scienza. "Incapaci" qui, tra di noi, non significa affatto "poco
> > intelligenti". Significa solo che molti dei nostri studenti hanno
> > altre cose per la testa oltre all'oretta quotidiana d'italiano.
> > Studiano all'università, o al liceo (che ammettiamolo, sono
> > occupazioni un po' più impegnative...)o lavorano molte ore al giorno
> > e si occupano della casa o semplicemente hanno pochissimo tempo
> > libero a disposizione per studiare, o sì, hanno smesso di studiare
> > tanti anni fa e non riescono a riacquistare l'abitudine di quel po'
> > di sforzo che ci vuole per imparare una lingua. E purtroppo la sola
> > volontà o desiderio alla fine conta poco. E contro questo
> > atteggiamento "moscio" di molti alunni non c'è metodo rivoluzionario
> > che regga.
> > Invece... che piacere scoprire -quando correggiamo gli esami e tutto
> > va male- che ci sono anche quelli che non hanno fatto altro che
> > seguire le lezioni e studiare un po' il giorno prima, ma che riescono
> > a rispondere benissimo a tutte le risposte o quasi. E allora pensi
> > che basta pochissimo per imparare.
> > Cari colleghi, ammettiamolo: l'italiano per gli ispanofoni è
> > facilissimo. Ci vuole poco per impararlo. Il problema è che tanti
> > alunni quel poco non ce l'hanno.
> > E quindi non lamentiamoci più. Cerchiamo di rendere le lezioni
> > piacevoli e agili, e creiamo un ambiente simpatico dentro l'aula, e
> > scegliamo un manuale qualunque. Vi assicuro che -lasciando da parte i
> > gusti personali- fanno tutti lo stesso effetto sull'alunno. Io ne
> > avrò già usati sei-sette per livello con lo stesso risultato: alcuni
> > studenti dopo quattro mesi (o dopo quattro anni?)continuano a
> > dire: /como te yiami/ "il aereo" e "quelli uomi"
> >
> >
> >
> >
> >
> >
> > I messaggi saranno raccolti periodicamente per argomento e messi a
> > disposizione nella pagina "files".
> > Preghiamo di trattare un solo argomento per mail, per facilitare la
> > raccolta. Grazie!
> >
> > L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle
> > http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html
> >
> >
> >
> >
> >
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>
>
> I messaggi saranno raccolti periodicamente per argomento e messi a
disposizione nella pagina "files".
> Preghiamo di trattare un solo argomento per mail, per facilitare la
raccolta. Grazie!
>
> L'utilizzo, da parte tua, di Yahoo! Gruppi è soggetto alle
http://it.docs.yahoo.com/info/utos.html
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