Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi aggiungere dei collegamenti dal tuo sito Web al tuo Gruppo?

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
R: S&M. (unknown)   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #334 di 810 |
Cari compagni di lista,

prima di dare la mia opinione a Víctor su quello che ha scritto nel suo
intervento, volevo dire che sia il suo messaggio iniziale, sia le risposte
che gli sono seguite finora mi trovano largamente d'accordo. Il che mi
rincuora non poco e mi fa sentire meno solo e in sintonia con molti altri
colleghi. E devo dire che questa sensazione non è frequente nel nostro
lavoro dove ci si sente spesso soli e in lotta contro "gli elementi".

E ora veniamo a Víctor (ciao Víctor).


Prima proposta-provocazione:

"Io quasi quasi proporrei di non preoccuparci per un fatto così "naturale"",
ci dice.

Ma poi lui si preoccupa e più avanti dice ancora:

"Cerchiamo di rendere le lezioni piacevoli e agili, e creiamo un ambiente
simpatico dentro l'aula, e scegliamo un manuale qualunque." Proponendo anche
lui una sua metodologia, una sua soluzione.

Purtroppo o per fortuna io conosco bene Víctor. Lo conosco da quando ho
iniziato questo lavoro e so quanto si preoccupi degli studenti, quanto si
preoccupi di insegnare (o semplicemente di stare in classe) in modo diverso
da quello che possiamo chiamare, per semplificare, 'metodo tradizionale'. So
quanto è umanistica la sua didattica e di quanto si occupi delle persone più
che delle conoscenze come dice Stefano nel suo messaggio di risposta.


Veniamo ora alle statistiche (seconda provocazione)

"O detto diversamente, su cento studenti iscritti in una scuola e presi a
caso, solo una percentuale data (non chiedetemi se alta o bassa, per carità,
speriamo alta) riesce ad
acquisire quel livello di competenza che ci fa sentire orgogliosi e fieri
della nostra professione."

Sia io che Víctor insegniamo in una Escuela Oficial de Idiomas e posso dire
con certezza che, almeno in italiano, la percentuale di fallimenti è meno
che minima. Chi decide di imparare l'italiano non lo fa costretto nè dai
genitori nè dal capufficio (anche se poco a poco dovremo iniziare ad
abituarci a questa categoria di persone). Certo, all'inizio dell'anno
abbiamo le aule piene e alla fine restano quattro gatti, ma ciò è dovuto
all'economicità della quota d'iscrizione e al pregiudizio che vuole
l'italiano lingua facile per un ispanofono. E allora, perché non tentare e
prendersi un titoletto facile facile da spendere pronti contanti sul mercato
del lavoro spagnolo? Per cui le classi, una volta sfoltite di queste persone
che vengono a vedere di che si tratta, restano composte da un numero di
studenti piccolo, se vogliamo, ma che arriveranno con moltissima probabilità
fino alla fine del corso e che formeranno lo 'zoccolo duro' del nostro
quinto anno. Un esempio: in questo primo trimestre ho esaminato 61 persone e
solo 3 sono state bocciate e un paio di questi tre sicuramente recupereranno
nei trimestri successivi. E sono d'accordo con un mio collega quando dice
che nella nostra scuola gli studenti di italiano si bocciano da soli,
decidendo di ritirarsi e di non frequentare.


Terza provocazione:

"Davanti all'altra percentuale invece, quella negativa, non ci diamo pace e
discutiamo tanto, e scriviamo libri e articoli sul fallimento di questo
sistema, di quella pedagogia, o di quel modo di impostare la lezione in
aula, e partecipiamo in forum dove ci preoccupiamo dell'andamento del
processo di formazione dell'alunno come fossero figli nostri."

Personalmente, la mia frustrazione nasce non tanto quando gli studenti non
imparano ma quando esco dall'aula e vedo che non ci siamo divertiti: che non
siamo stati bene in classe, nè io nè loro. Solo allora mi preoccupo, perché
so benissimo che se non si crea quel clima in classe, auspicato da Víctor e
da tutti i colleghi che stanno discutendo sullo spunto del suo messaggio,
automaticamente il rendimento insieme a tutto il resto scende
vertiginosamente.


Quarta provocazione.

"Secondo me l'evoluzione dei metodi per l'insegnamento delle lingue e quella
dei detersivi sono parallele. Ogni anno le ditte lanciano sul mercato
l'ultima scoperta: detersivo al limone, al profumo di pino, con effetto
candeggina, con granelli biotensoattivi... Se logicamente ogni anno la
formula è migliore e più efficace di quella dell'anno precedente... pensate
un po' che evoluzione a passi giganteschi!! E
invece, l'umile osservazione delle cose (e delle macchie delle camicie dopo
il bucato) ci porta alla conclusione che in venti anni l'evoluzione
dell'efficienza probabilmente è stata zero. I detersivi mandano via lo
sporco nel 2002 come nel 1978."

Beh, qui ha proprio ragione. E se siamo d'accordo che è molto meglio una
didattica che abbia come centro dell'apprendimento lo studente allora
dobbiamo tornare ai metodi e alle concezioni di... Erasmo da Rotterdam come
ci ricorda Stefano.
Cito Titone: [La lezione 'tradizionale'] "si è ricondotta - a torto- alla
lectio medievale, dimenticando invece che la sua origine sta invece
nell'enciclopedismo di fine settecento e inizio ottocento, preoccupato di
insegnare tutto a tutti mediante la parola 'ben congegnata' del maestro."
Insomma, niente di più moderno di ciò che invece è considerato vecchio e
sorpassato.


Quinta provocazione.

Amici colleghi, smettiamola e accettiamo che qualunque sia il metodo ci
saranno sempre gli incapaci di imparare. Vi suona male "incapaci"?

A me "incapace" non suona male ma non mi sembra la parola appropriata.
Comunque Víctor si risponde da solo:

""Incapaci" qui, tra di noi, non significa affatto "poco intelligenti".
Significa solo che molti dei nostri studenti hanno altre cose per la testa
oltre all'oretta quotidiana d'italiano. Studiano all'università, o al liceo
(che ammettiamolo, sono occupazioni un po' più impegnative...) o lavorano
molte ore al giorno e si occupano della casa o semplicemente hanno
pochissimo tempo libero a disposizione per studiare, o sì, hanno smesso di
studiare tanti anni fa e non riescono a riacquistare l'abitudine di quel po'
di sforzo che ci vuole per imparare una lingua. E purtroppo la sola volontà
o desiderio alla fine conta poco."


Ma non sono d'accordo quando, dopo l'attenta analisi che fa sulle cause di
questo atteggiamento, dice rassegnato:

"E contro questo atteggiamento "moscio" di molti alunni non c'è metodo
rivoluzionario che regga."

Non pochi studenti, universitari, liceali o lavoratori che siano, mi hanno
detto che vengono con piacere a lezione di italiano perché si rilassano e
passano un'oretta diversa da quelli che sono gli impegni e le dure
incombenze della loro quotidianità. Qualche adolescente mi è arrivata a
confessare che preferisce le lezioni d'italiano addirittura alla TV!!!!
Lecchinismo? Miracoli della didattica? Non lo so. So solo che in questo modo
e con persone così motivate è molto facile raccogliere poi dei risultati
soddisfacenti.


Paolo Gimmelli




Lun 7 Gen 2002 8:31 pm

pgimmell@...
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #334 di 810 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Cari compagni di lista, prima di dare la mia opinione a Víctor su quello che ha scritto nel suo intervento, volevo dire che sia il suo messaggio iniziale, sia...
Paolo Gimmelli
pgimmell@...
Invia email
12 Gen 2002
5:46 pm

(Premessa per Paolo: se sarai sempre d'accordo con me non mi sentirò mai un genuino provocatore-doc. Per cui.... ) Io, a sentire le vostre riflessioni,...
victor40it
Offline Invia email
12 Gen 2002
7:29 pm

Caro Victor, interessantissimo e impressionantissimo. Ho sempre pensato di far fare certi esercizietti di lingua straniera a madrelingua per vedere se era poi...
Davide Martini
damalfieri@...
Invia email
12 Gen 2002
8:04 pm
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?