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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Rispondi | Inoltra Messaggio #335 di 810 |
Esperimenti a vuoto?

(Premessa per Paolo: se sarai sempre d'accordo con me non mi sentirò
mai un genuino provocatore-doc. Per cui.... )

Io, a sentire le vostre riflessioni, Federica e Paolo, mi chiedo
perché la teoria didattica, o pedagogica, non sia sempre fatta, come
in questo caso, di frasi facili, e logiche e assennate. Non c'entrerà
niente ma io, insegnante, tremo dalla paura quando devo anche solo
sfogliare i libri di pedagogia... non ci capisco niente, ma chi li
scrivono? (e a casa di Paolo ce ne sono tanti, di pedagogia, anche
sottolineati... ma come farà!)
In questi giorni una mia alunna mi chiede aiuto perché si prepara per
il CAP (corso-furto dopo la laurea per preparare i futuri insegnanti
in qualsiasi disciplina...) e deve compilare certi test dopo aver
capito un manuale di pedagogia generale (il processo
dell'apprendimento ecc... ecc...) Non potete immaginare che impotenza
quando dopo aver letto per ore certi brani tipo rebus alla fine è lei
a dover spiegare tutto a me (si, vabbé, mi spiega tutto, ma una volta
capiti i brani ci si accorge che non sono altro che banalità e
concetti evidenti, che anche un bambino di dodici anni poteva capire
benissimo in cinque minuti se glieli spiegavo io)

È verissimo Federica quando dici che la motivazione dell'alunno non è
per forza più importante di quella dell'insegnante. Ti racconto
un'aneddoto (tanto in questi primi giorni di gennaio ho notato che
c'è poca attività nel forum... e che ci possiamo permettere di non
entrare in teorie complicate...). Alcuni anni fa ho creato con gli
alunni un fotoromanzo, cioè, fotografie nostre che seguivano una
storia tipo giallo -morti inclusi, al sugo di pomodoro- e con i
fumetti che uscivano dalle bocche....bellissimo, e ci siamo divertiti
molto a farlo. In una riunione di insegnanti del centro ho presentato
il lavoro (che hanno apprezzato parecchio) e un collega di inglese mi
ha chiesto in che modo fosse servito il fotoromanzo a migliorare il
livello di lingua degli alunni... ma io lì per lì non sapevo cosa
dire, e quindi ho detto la verità: che l'idea del fotoromanzo era
stata mia e che in fondo l'ho fatto per divertirmi io, e che non
avevo notato il pur minimo miglioramento nella produzione orale o
teorica degli alunni, ma che sicuramente molti di loro avrebbero
avuto in futuro un bellissimo ricordo della Scuola... e basta.

Non è molto, lo so, ma ogni tanto uno sfogo ci vuole.

Nella lettera precedente avevo parlato degli alunni capaci di
imparare una lingua e di quelli incapaci. Infatti è un argomento che
mi interessa molto, al punto che due anni fa ho fatto a lezione un
esperimento. La racconto nell'eventualità che qualcuno di voi volesse
trarre qualche conseguenza.
Un giorno ho dedicato quindici minuti a far imparare agli alunni una
trentina di parole in una lingua strana -per l'esattezza in rumeno,
che è una lingua che parlo-. Una volta spiegata ogni parola con la
corrispondente traduzione in spagnolo, gli ho chiesto di imparare a
memoria la lista per quattro minuti, annunciando allo stesso tempo
che dopo questi quattro minuti avrebbero avuto davanti un foglio con
le trenta parole in spagnolo, seguendo un ordine diverso, da tradurre
in rumeno. Detto e fatto, subito dopo il mio "stop allo studio" hanno
cominciato a scrivere tutte le parole che ricordavano. Naturalmente
ho chiarito prima dell'esperimento che nessuno avrebbe mai avuto
notizie del risultato della prova, essendo uno studio completamente
personale ed estraneo al corso.
Ho corretto le prove. La rosa dei risultati andava dalle ventitré
risposte corrette alle due risposte corrette (ripeto, su trenta
parole).
Va bene, direte voi, è un semplice esercizio di memoria e
l'insegnamento e l'apprendimento della lingua è qualcosa di più ricco
e vario. Mah, sarà anche vero, ma sentite che cosa è successo: i
risultati li ho messi in un cassetto a novembre, ma quando li ho
tirati fuori a maggio ed ho messo a confronto i risultati degli esami
finali con i risultati dell'esperimento mi è venuto un brivido:
a) Gli otto migliori voti dell'esperimento corrispondevano agli
otto alunni piazzati meglio nell'esame finale di giugno.
b) I dieci alunni della zona media dell'esperimento
corrispondevano a sei promossi con voti modesti e ai quattro non
promossi.
c) Gli ultimi sei nella classifica dell'esperimento di novembre
erano diversi mesi che non venivano più a lezione...
Ditemi ora se ci vogliono tante teorie pedagogiche o glottodidattiche
del perché dell'apprendimento.
Io penso che anche quelli che io chiamo "incapaci" potrebbero
imparare di più se potessimo dedicare loro uno sforzo supplementare.
Il problema è che non ho ancora trovato il modo di aiutare quelli un
po' più lenti senza annoiare quelli un po' più agili. E anche se il
modo lo trovassi, a volte ho la sensazione che alcuni ragazzi vengono
a lezione, sí, ma che in fondo non lo sanno neanche loro che cavolo
ci fanno lì. È come quando uno mangia senza vera fame. Mangia, sì, ma
non è lo stesso... e il cuoco –l'insegnante- ci rimane per forza male.

Un altro esperimento.
L'anno scorso volevo dimostrare al preside che le prove
di "comprensione scritta" (un testo in italiano che gli spagnoli
devono dimostrare di aver capito) sono, per così dire, inutili per i
nostri studenti che, certo, possono non aprire bocca in italiano, ma
capiscono anche i film dopo pochi mesi di lezione (figuriamoci dopo
quattro o cinque anni...)
Ho copiato il dialogo centrale della tredicesima lezione (su
quindici) di "Linea Diretta 1". Ho pensato e scritto sette domande
normali di comprensione e... ho fatto fare la prova a una mia amica
che non sapeva una sola parola d'italiano (sì, va be', sapeva
dire "pizza" "bambino" e "fiat uno che passione"...). Evidentemente
le sue risposte scritte erano in spagnolo (tanto, si trattava di una
prova di solo "comprensione")
Risultato: cinque risposte corrette (correttissime) e due semi-
corrette (ha pensato che fossero scritte al singolare due parole al
plurale...)

Badateci bene: era una ragazza con zero ore di lezioni di italiano.
La settimana scorsa ho ripetuto quella prova con i miei alunni del
primo anno dopo più di tre mesi di lezioni. Pensate che tutti
l'abbiano fatto meglio di quella ragazza "intrusa"? Appunto, la
risposta è no. Alcuni miei alunni dopo sessanta ore di lezione
capiscono peggio l'italiano di certe persone prese per caso dalla
strada.
È dura la vita di un insegnante.





Sab 12 Gen 2002 7:29 pm

victor40it
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Inoltra Messaggio #335 di 810 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Cari compagni di lista, prima di dare la mia opinione a Víctor su quello che ha scritto nel suo intervento, volevo dire che sia il suo messaggio iniziale, sia...
Paolo Gimmelli
pgimmell@...
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12 Gen 2002
5:46 pm

(Premessa per Paolo: se sarai sempre d'accordo con me non mi sentirò mai un genuino provocatore-doc. Per cui.... ) Io, a sentire le vostre riflessioni,...
victor40it
Offline Invia email
12 Gen 2002
7:29 pm

Caro Victor, interessantissimo e impressionantissimo. Ho sempre pensato di far fare certi esercizietti di lingua straniera a madrelingua per vedere se era poi...
Davide Martini
damalfieri@...
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12 Gen 2002
8:04 pm
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