Caro Victor:
Anch'io ogni tanto uso la traduzione spa>ita ed anche "ita<spa". E vuoi
sapere la cosa piú strana che mi è successa? Che alcuni dei miei alunni
hanno "titubato" al tradurre certe espressioni italiane (che capivano
perfettamente) nella loro lingua madre... ovviamente perchè
non c'era una corrispondenza letterale nelle due lingue. E a questo
proposito mi sto ricordando un articolo che ci hanno mandato giorni fa
Federica e Davide, su uno studio neurologico sul bilinguismo fatto dai
tedeschi: il circuito è piú lungo, quindi il processo prende un po' piú di
tempo. Come fa un corridore per accorciare i tempi del suo percorso?
Allenandosi. Ed a me
la traduzione (dosificata e non a tempo pieno, ovviamente) mi sembra un
ottimo metodo.
Ai miei alunni piace ed ho notato che per loro è un po' un gioco, una
sfida, una gara fra loro "scoprire" quale di tutti gli idiomatismi o
strutture idiomatiche che conoscono renda meglio l'idea, il concetto, la
situazione incontrata nel testo a tradurre. Confrontano tra loro e insieme
si decide qual'è la traduzione piú "vicina" al testo originale. Scoprono
anche che strutture che fino allora ritenevano in un certo senso "inerti",
messe in un contesto magari già conosciuto
da loro in spagnolo, diventano improvvisamente VIVE, necessarie e
bellissime... e soprattutto ne riescono a capire meglio tutte le sfumature.
Cosa un po' difficile da fare se si aspetta che si presenti in classe
l'occasione per usarle o le si usa in brevi frasi (molto piú artificiali di
un testo
completo) fatte ad hoc, tanto per fare esempi.
In fondo che facciamo quando parliamo in una L2? Non è forse una costante
traduzione?
Magari incoscientemente, piú o meno "automaticamente" a seconda del nostro
dominio della L2.
W LA TRADUZIONE.... anche se mi dicono "dinosauria"
Nina