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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Rispondi | Inoltra Messaggio #38 di 810 |
 
 
Cari "colisteros",
colgo l'occasione per proporvi una breve riflessione didattica dal tono vagamente salottiero in quanto non ho ancora avuto il tempo di documentarmi con la dovuta precisione.
Tuttavia vorrei confrontarmi con voi su quello che non mi sembra un tipico fenomeno di interferenza.
Si tratta di un evento che non ho riscontrato con troppa regolarità e che sembtra abbastanza svincolato dal livello, anche se lo sto sperimentando soprattutto con i miei "terzi".
Vengo al punto: suppongo a causa della frequente coincidenza di participio in tempo composto e di aggettivo in funzione di predicato nominale a volte l'allievo mostra di confondere lo stato dal risultato dell'azione.
Per sottolineare la differenza di questi due "modi di percepire e rendere l'azione" come lo descrivo agli allievi do spesso questi due esempi
 
1) Sono stanca
2)Mi sono stancata
 
facendoli cotestualizzare e contestulizzare all'interno di una situazione e sottolineando che in un caso (faccio naturalmente supporre quale) la lingua si comporta come una "fotografia", la quale immortala un momento, uno stato, senza approfondirne il processo che l'ha causato, come invece avviene nell'altro esempio (2) . Descrivo (o invito a indurre) il secondo esempio come una sorta di film, che termina con la stessa "scena" descritta nella frase (1.
 Chiedo poi, quale delle 2 opzioni contenga maggior informazione a parita' di informazioni esplicite. Gli studenti pewrcepiscono come piu' pregna, anche fuori contesto, la frase 2). Questo mi sembra li aiuti a "visualizzare" la differenza tra il solo risultato e il risultato che ingloba in se' le tracce del processo che lo ha prodotto (pur arrivando effettivamente allo stresso punto "E cioe' che mi sento stanca" affermo liberatoriamente...Inutile dire che questa precisazione costituisce un rassicurante punto fermo dopo il lungo ragionare!). Ricordo ed elicito poi altri esempi, del tipo
        Marta è nervosa
        Marta si è innervosita
Cosciente pero' che ce ne sono migliaia, dal diverso grado di opacità. 
Assicuratami che la differenza sia stata compresa torno all'errore specifico nella produzione che e' di solito il motore di questo tipo di osservazione. Il fenomeno emerge soprattutto in alcune produzioni libere o esercizi di manipolazione.
Durante il role-play de "La Manifestazione" (che potete scaricare dalla sezione Database o consultare on-line nell'archivio del Talis, http://www.linguaitalia.com/archivio/talis/elenco.html) un mio allievo, che impersonava un cliente incidentato che discuteva con il suo assicuratore, stava raccontando la storia in una sequenza di scene ("l'auto ha sbandato, io ho cercato di frensre, ma c'era del ghiaccio e così...") ed ha aggiunto : "la macchina è rovesciata". Gli ho fatto notare che se questo era l'ultimo evento, cioe' il risultato dell'incidente, avrebbe dovuto dire: "la macchina ORA è rovesciata". Il che naturalmente implicava che lui fosse lí e stesse, per esempio, descrivendo il catorcio fumante come lo vedeva mentre chiamava i soccorsi da una cabina. Naturalmente, se si fosse trovato comodamente seduto a ricostruire l'accaduto nello studio del suo assicuratore, avrebbe dovuto utilizzare una formula narrativa, come appunto "la macchina SI è capovolta".
Credo che questa precisazione sia importante quendo introduciamo passivo e "si" passivante, ma il problema sussiste anche con intransitivi pronominali, SI riflessivi, e SI "affettivi" o "dinamici" che dir si vogliano (frequenti quelli che fanno produrre il famigerato "si è caduto") che già creano interferenze tra loro (Adatto da "Due", cap. 19, Libro degli Esercizi, attività sul passivo, :  "In occasione della manifestazione la troupe della Rai (allontanare)_________________dalla polizia...." che molti dei miei studenti hanno completato con "si è allontanata").
 
 Il fenomeno sembra svincolato dalla capacita' comunicativa dello studente (che infatti ne risulta poco inficiata) e sembra legato piu' che altro ad una scarsa competenza metalinguistica.
Il concetto e' compreso intuitivamente ma l'errore e' persistente nei soggetti che lo avevano prodotto inizialmente.
Per creare attività su questo tipo di problema sarebbe interessante poter esplicitare delle regole produttive o trovare un database di participi che (non) coincidano con l'aggettivo. Com'é naturale nel momento di affrontare il problema, l'insegnante si trova sempre a corto di esempi per poter fare fissare la differenza agli studenti.
 
Invito chiunque sia interessato all'argomento a riflettere su questo fenomeno e a segnalare eventualmente se è stato formalizzato o trattato didatticamente in qualche grammatica o libro di testo.
 
Attendo ansiosa le vostre osservazioni...
 
Federica
 
         Federica e Davide
           Simon&Martini
 
 
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Lun 29 Mag 2000 10:19 am

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Inoltra Messaggio #38 di 810 |
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Cari "colisteros", colgo l'occasione per proporvi una breve riflessione didattica dal tono vagamente salottiero in quanto non ho ancora avuto il tempo di...
Damalfieri
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