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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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Rispondi | Inoltra Messaggio #447 di 810 |
Altra segnalazione bibliografica che dobbiamo alla lista ma che
rimandiamo da tempo è quella del volume
Manuale di lingua italiana
di Pablo Zamora e Giuseppina Mascali.
Il libro è stato creato per i corsi universitari che si tengono a
Murcia.
Solo a prima vista, si può affermare che il libro contiene 400 pagine
fitte di contenuti, e quindi anche solo per questo sarebbe comunque
una fonte inestimabile di risorse.
Questa è anche la ragione per cui non ne abbiamo parlato prima:
volevamo farlo dopo un esame un po' più attento e approfondito dei
contenuti, per valutarne l'approccio contrastivo. Come sempre, manca
il tempo, per cui ci rassegnamo a descriverlo in modo un po'
superficiale.
L'ISBN è 84-8425-043-1 e l'editore è Librero-Editor, Merced 25,
30001, Murcia, tel. 968242829.
Il sito della casa editrice è www.diegomarin.com, e vi si possono
trovare sia i riferimenti al libro che eseguire ordinazioni.

Gli autori sono Pablo Zamora, all'epoca (non ricordo esattamente la
data della prima edizione, la seconda è del 1999), che si è dottorato
a Murcia con una tesi sullo studio contrastivo lessicale italiano-
spagnolo, e la lettrice Giuseppina Mascali.

Di Pablo Zamora abbiamo già segnalato su questa lista di discussione
alcuni articoli, che dimostrano la sua costante volontà di
ricercatore nell'ambito che ci interessa.

Il libro, di impronta grammaticale, non è però limitato ad essa.
È strutturato in 27 unità, che si aprono con un dialogo creato ad hoc
(con questo, i puristi della comunicazione storcono il naso, cosa con
la quale io non sono d'accordo, ma questo è un altro discorso)
Segue un ampliazione del lessico, che fa riferimento naturalmente
alle dissimmetrie tra le due lingue.
Segue una sintesi grammaticale, ricca di esempi e annotazioni di
carattere prettamente contrastivo. Indicazioni spesso preziose che
non troveremmo su qualsiasi altro manuale.
Seguono esercizi di tipo abbastanza tradizionale.

Giá dalla terza lezione questo schema viene arricchito con articoli
autentici, il primo per esempio un estratto da Donna Moderna sulla
formazione dei femminili dei nomi di professione. Un articolo
relativamente possibile da capire per uno studente ispanofono, ma
prematuro se gli studenti fossero di altre madrelingue.
Segue un estratto dal Corriere della Sera, idem, su cui si propone un
esercizio di trasformazione al plurale.

Ecco accontentati i difensori ad oltranza del materiale autentico! :-)

Bisogna dire che la grammatica non è presentata in modo induttivo.
D'altra parte, mi chiedo fino a che punto e con quali tecniche sia
possibile e conveniente presentare induttivamente la grammatica
quando si tratta di grammatica che, per forza di cose, sará per lo
studente contrastiva.
Sappiamo benissimo quanto siano sottili e sibilline le differenze:
cercate di concretare in poche e semplici regole le differenze
nell'uso dell'articolo... non mi riferisco alle concordanze, annoso
problema che invece è affrontato brillantemente in modo deduttivo dai
colleghi messicani nel loro corso "L'italiano così com'è", ma di
quando bisogna metterlo e quando no.
E il problema si pone sin dalle prime lezioni, dalle date, dalle
descrizioni più elementari.

Carrera Diaz centra benissimo il punto, ma non può evitare di esporre
comunque regole che, prese come tali, sono complesse.
Pablo Zamora cerca invece di semplificare al massimo. Un esempio:
"con la preposizione con, generalmente si usa l'articolo": Una
macchina con l'aria condizionata / Un panino con il formaggio.
Naturalmente la spiegazione è incompleta, ma sicuramente più
funzionale per studenti che stanno appena iniziando. Carrera Díaz
spiega molto più esattamente che i nomi di materia hanno
l'articolo... ma bisogna anche considerare la difficoltà di formarsi
una rappresentazione mentale chiara ed immediata di un fenomeno, e
che l'economia giova alla memoria.
Naturalmente, qui dovremmo entrare in considerazioni riguardanti il
tipo di studenti che si hanno, cioè quanto siano edotti e ben
disposti verso la grammatica in generale, o quanto la conoscenza
grammaticale sia funzionale all'apprendimento. Ma sono problemi "di
fondo" che conosciamo fin troppo bene.

Naturalmente, nel Manuale non si pospongono considerazioni del
genere:
"Due aggettivi dimostrativi si possono usare insieme davanti a un
nome"
Questa e quella macchina / Questo e quel ragazzo.
E naturalmente, la considerazione è pertinente dato che in spagnolo
questo sarebbe impossibile.
e
"Un dimostrativo può essere seguito da un possessivo"
Questo tuo vestito / Quel nostro amico.
Importante osservazione dato che in spagnolo non è invece possibile.
Tra l'altro, sono molti i determinanti che possono essere seguiti da
un possessivo: i partitivi, alcuni indefiniti... (dei miei amici,
un'altro mio amico, un mio amico...) ecco il problema
della "presentazione economica" della grammatica.

Prematuro? Forse. Ma anche utile. Io lo sento soddisfacente, per lo
studente, che altrimenti si culla nella semplice (ma anche evidente)
somiglianza tra questo e quello con esto y aquello.

Naturalmente, non mancano sin dall'inizio considerazioni sul lo
neutro e sui pronomi, ma espresse in modo molto pratico:
"Davanti a che, alla preposizione di o a un aggettivo si usa un
pronome dimostrativo e non l'articolo determinativo, come in spagnolo"
Ha quello che desidera / Non mi piacciono questi pantaloni,
preferisco quelli blu.

È notevole come le stesse considerazioni potrebbero essere spiegate
diversamente, e sempre da un punto di vista grammaticale.
Il mio obiettivo, come docente e come ideatore di materiali, sarebbe
quello di prescindere completamente dalla spiegazione, o
semplificarla ancora di più, mediante l'uso di queste regole
contrastive per produrre materiali che portino lo studente a
concentrarsi su queste differenze anche senza razionalizzarle, o
razionalizzandole al minimo.
Naturalmente, questo implica un lavoro a monte di analisi e di
raggruppamento molto accurato: per esempio, qui si sta parlando di un
lo neutro e di pronomi, che potrebbero benissimo essere item
diversi... ecco, secondo me, i nostri problemi didattici.

La preoccupazione per la lingua viva, comunque, caratteristica di
Pablo Zamora, viene riflessa sin dal primo momento. Per esempio, a
questo e quello viene subito detto che spesso si associano a qui/lì o
qua/là. Cosa che non trovo, per esempio, su UNO, e che invece non è
per niente né trasparente né facile, specialmente da produrre. Sarà
superfluo, ma lo studente ci si trova subito "dentro".
Comunque, i commenti ai verbi faseologici (tirare fuori, andare
via...), composti con pronomi (esserci, avercela, farcela, starci...)
sono frequentissimi, oltre che a frasi idiomatiche o che possono
sembrare tali all'ispanofono (tutti quanti = todo el mundo, tutti e
due = los dos...).
E anche solo questo aspetto mi sembra inestimabile.

Da qui in poi, il libro prosegue sullo stesso schema, ma con una
quantità di materiali autentici sempre maggiore. Vignette, articoli,
trascritti e copiati con immagini e presentazione originale. Anche se
in bianco e nero, il libro è più ricco di immagini di quanto non
sembri a prima vista.

Bisogna dire che lo stesso autore è modesto riguardo ai risultati
ottenuti. Ma non possiamo non essere incuriositi e allettati da
questo nuovo testo che, comunque, è fatto sempre più a misura degli
studenti ispanofoni di quanti normalmente si usino, e che lasciano
sempre allo studente la sensazione di incompletezza, la sensazione
che l'italiano sia un campo minato di trappole nascoste.

Ogni volta mi rendo più conto di quanto sia difficile per gli
studenti "sciogliersi", se anche sulle cose più semplici ed immediate
ci sono tante e tante piccole difficoltà non espresse, non affrontate
dai testi "generici"...

Davide Martini





Gio 27 Giu 2002 3:34 pm

damalfieri
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Inoltra Messaggio #447 di 810 |
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Altra segnalazione bibliografica che dobbiamo alla lista ma che rimandiamo da tempo è quella del volume Manuale di lingua italiana di Pablo Zamora e...
damalfieri
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27 Giu 2002
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