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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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A Accusativa: La lista   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #54 di 810 |
Cari colleghi,
 
abbiamo confrontato la lista di verbi originale con quella gentilmente fornita da Fatima (la pagina 109 del vecchio corso di Katerinov).
Abbiamo aggiunto anche qualche altro verbo che ci é venuto in mente, e siamo così arrivati ad una lista di 84 verbi.
Non pretendiamo, naturalmente, di avere una lista "completa" (parola che sappiamo è sempre da evitare in questioni di lingua...). Peró diciamo di avere una base ragionevole su cui lavorare.
 
Sappiamo benissimo che la "lista", di per sè, non è la risorsa didattica che ci serve.
Vogliamo solo che sia una base per eventuali esercizi utili ai nostri studenti. Quali? Questa sarà una delle linee di discussione che tratteremo su mail dal titolo:
A Accusativo: Le attività.
 
Per adesso vogliamo solo presentare alcune riflessioni su questa lista.
 
84 verbi non sono tanti, ma pur sempre molti per creare un esercizio.
Cominciamo quindi a creare una distinzione tra i verbi basata sulla frequenza e quindi sul livello d'insegnamento nel quale possiamo proporli.
 
Come fare?
 
Ci sono diversi modi per stabilire la frequenza d'uso delle parole, e i teorici ne discutono da decenni.
Sappiamo che esiste un lavoro di De Mauro, abbastanza recente, che sarebbe un po' <l'ultima parola'> della linguistica. Se qualcuno di voi ha la possibilità di condividere con tutti il riferimento bibliografico (o sul Web), gliene saremo grati.
Un'altro modo è quello di consultare certi supporti informatici. Il DISC, per esempio, può essere impostato per effettuare ricerche su un vocabolario completo o uno ridotto, di 10.000 parole: più che sufficenti per l'uso anche colto di una lingua, e già una meta non facile da raggiungere per uno studente di lingua (il DISC include naturalmente tutti i verbi della lista, per cui non ci aiuta).
Il programma "Guida all'uso delle parole", sempre di De Mauro, sarebbe in grado di classificare ogni parola di un testo rispetto a tre livelli di frequenza ('molto comune', 'un po' fuori dal normale' e 'colta, ricercata, rara', detto in parole povere). Della nostra lista, questo programma dà 71 verbi come appartenenti al vocabolario di base, nessuno come "raro", e i seguenti come nella fascia media: 'ammirare, ammonire, consultare, correggere, dominare, imitare, indurre, ingannare, licenziare, sedurre, sorreggere, sottomettere'. Inutile puntualizzare quanto questi risultati siano discutibili. Il programma non riconosce, per esempio, 'accompagnare' e 'intimorire'. Peggio ancora: 'provare' lo da come di alta frequenza, ma ciò non è esatto perché a noi interessa, per il nostro 'a accusativo', 'provare qualcuno', cioè 'sottomettere ad una prova', sicuramente molto meno comune di 'provare qualcosa', per esempio una macchina, un piatto, un sentimento o un paio di pantaloni.
 
Queste determinazioni di frequenza d'uso sono fatte riunendo una grossa quantità di scritti in italiano (i famosi "corpora") ed effettuando un conteggio delle volte che compaiono le parole; operazione tutt'altro che semplice né priva di risvolti teorici sui quali non c'è ancora completo accordo (che tipo di scritti? In che registri? In quale delle accezioni? E com'è possibile sapere quanto si usa nel parlato -nonostante il LIP-? Quale parlato? Ogni 'corpus' può essere messo in discussione, oltre al fatto che ci sono molte parole che usiamo poco ma che tutti conosciamo...)
 
Tutto ciò perchè non si pensi che quando parliamo di "frequenza" lo facciamo con completa ingenuità dei problemi connessi.
 
Esiste però un'altro metodo di ricerca: chiedere alle persone interessate o competenti in materia, e fidarsi dei risultati più significativi statisticamente. In altre parole: se l'85% di un nutrito gruppo di noi docenti di italiano dice che "interessare" è una parola di alto uso, indispensabile anche per uno studente dei primi livelli, la considereremo tale, pur sapendo che ci sarebbe molto da dire al riguardo.
 
Ma almeno potremo lavorare.
 
Allora assegnamo una frequenza d'uso ai verbi della lista. Per non fare le cose complicate, stabiliamo tre livelli, come ha fatto De Mauro: parole indispensabili, basilari; parole ancora normali ma che ampliano la base; parole colte o ricercate. Pur sapendo che ciò è tremendamente impreciso.
Eppure sarà, credo, evidente per tutti che 'ammonire' non è un verbo da mettere tra i basilari, mentre 'capire' non è da mettere tra i ricercati.
Se tutti noi assegnassimo indipendentemete ad ogni verbo uno di questi valori, avremmo sicuramente una maggioranza di consensi ed alcuni dissensi sui quali si potrebbe tornare in seguito.
Così come si potrebbero aggiungere verbi mano a mano che ci vengano in mente o saltino fuori nelle composizioni dei nostri studenti.
 
Abbiamo parlato però di 'frequenza d'uso del verbo' in generale. Ma qui c'è da considerare che ciò che a noi interessa realmente è sapere quanto spesso si usa uno dei verbi della lista 'con una persona come complemento diretto esplicito', infatti è solo in quel caso che provocherà l'errore della 'a' nei nostri studenti ispanofoni. Prendiamo il caso di 'studiare': è molto comune 'studiare una materia, una lezione, una situazione, una soluzione ad un problema'. Ma il problema della 'a' avverrà solo quando ci si riferisca a 'studiare una persona', nel senso di 'osservare la sua personalità': sicuramente un uso molto meno frequente (se vi interessa questa distinzione, provate a vedere cosa succede con il verbo 'interessare'...) 
Quindi sarà necessario distinguere tra frequenza del verbo 'assoluta' (e questa categoria perderà importanza) di fronte a 'frequenza relativa', cioè frequenza d'uso del verbo 'in questa particolare accezione' (si potrebbe dire con termini più tecnici e più precisi, ma il risultato non cambierebbe).
Esempio: 'ammirare' una persona è perfettamente normale, non è più strano di 'ammirare un'opera d'arte' che comunque rimane sempre l'associazione più immediata, per cui metterei la 'frequenza relativa' di 'ammirare' rispetto all''a accusativa' nella fascia media.
 
Ma noi lavoriamo con studenti ispanofoni.
 
Per loro, un verbo può essere facile da capire anche se non del tutto frequente, e viceversa. Per cui, per costruire i nostri esempi ed esercizi potremo con tutta tranquillità ricorrere anche a verbi relativamente poco frequenti come 'ammirare', 'imitare' o 'dominare', mentre dovremo essere coscienti che se riempiamo i nostri esempi di 'lasciare', 'svegliare', 'intimorire', 'frequentare' e simili ci sono due possibilità: o li conoscono bene perché ormai glieli abbiamo insegnati, o corriamo il rischio di confonderli.
Quando prepariamo i nostri esercizi ci interesserà quindi non solo sapere la frequenza d'uso del verbo italiano rispetto alla lingua italiana, ma prendere in considerazione anche la trasparenza del significato per l'ispanofono. Non possiamo fargli innocentemente l'esempio 'Le ditte farmaceutiche assumono solo personale con preparazione tecnica nel campo della medicina': se hanno già avuto modo di imparare che 'assumere' è un vero amico di 'asumir' nel senso di 'prendere' (per esempio un atteggiamento: 'assumere un atteggiamento ribelle' = 'asumir una actitud rebelde') ma NON nell'accezione di 'impiegare', d'accordo. Ma altrimenti, sarà meglio lasciarlo per un secondo momento.
Assegneremo quindi un valore anche alla 'trasparenza' del verbo con rispetto allo spagnolo 'nell'accezione specifica che ci interessa'. In questo caso, e sempre per mantenere le cose a un livello semplice, parleremo di 'trasparente' e 'opaco':
'salutare' è sicuramente trasparente come rettore di un oggetto diretto esplicito ('saluta tua madre prima di uscire' = 'saluda a tu madre antes de salir'). 'impiegare', come abbiamo visto, è 'opaco', cioè non è immediatamente comprensibile per somiglianza fonetica.
Non possiamo però far finta di niente di fronte a verbi come "fissare": 'Quando si accorse della loro presenza, fissò con uno sguardo truce i due ragazzi'. Quindi alle due anteriori useremo anche la categoria "falsi amici".
 
Per fare gli esempi e gli esercizi c'è bisogno di frasi in cui siano contenuti questi verbi nell'accezione che ci interessa. Ognuno può farsi la frase di esempio e l'esercizio che vuole, naturalmente, ma sebrerebbe onesto offrire almeno un esempio già pronto. Non solo, ma l'esempio che può venire in mente a me può non essere convincente per tutti. Inoltre, provate a vedere quanto ci mettete a confezionare una ventina di frasi 'a prova di malinteso'... sottoponete poi al resto dei docenti gli esempi che avete fatto, e vedete se a tutti sembreranno altrettanto chiari...
Le frasi più utili, ci sembra, dovrebbero non avere bisogno di una contestualizzazione particolare. Possono contenere l'oggetto diretto immediatamente dopo il verbo per una comprensione immediata del problema, ma anche essere costruite in modo che questo sia separato dal verbo; infatti è in quei casi in cui è maggiore il rischio di ricadere nella 'trappola' per lo studente, anche avanzato.
Per ogni verbo, quindi, ci vorrebbero almeno due esempi.
Abbiamo offerto nel primo messaggio delle frasi; il lavoro è da completare adesso che la lista è cresciuta.
 
Mettere in gioco questi esempi può generare una discussione sull'opportunità di lavorare con materiali autentici o meno.
La nostra risposta non è altra che dire che ne siamo coscienti.
 
Non solo, ma molti di voi si chiederanno: 'Perché tanto chiasso e tante parole su questa faccenda?'
In generale, tutta la didattica moderna non previlegia l'approccio che soggiace al lavoro che stiamo facendo. 
D'altra parte, noi ci chiediamo questo:
Prima o poi ci può toccare di dover spiegare (e non solo dire) che questa benedetta 'a' non si mette in italiano. Può anche darsi che alcuni di noi, per scelta metodologica, pensino che sia meglio NON farlo.
Ma mettiamo di doverlo o volerlo fare. Ognuno di noi ha sicuramente in testa un paio, forse anche una decina, di esempi: 'io vedo Maria', non 'io vedo A Maria' eccetera. Mettiamo anche di poter parlare (per età, contesto d'insegnamento, preparazione dei nostri studenti) con tranquillità di 'oggetto diretto riferito a persone': lo studente ha comunque bisogno di fare pratica. E noi non siamo in grado di dargliela, a meno di non costruirci la nostra batteria di esercizi (questo particolare problema, se non andiamo errati, non viene affrontato in nessun libro. In ogni caso, un solo libro non basterebbe: ci sono molti modi di affrontarlo in classe, non è roba da un giorno...)
Quindi, perché non fare questo lavoro una volta per tutte, tutti insieme? E poi dedicarci al VERO problema che è quello di COME FARE per far perdere la cattiva abitudine della 'a' ai nostri studenti? E poter magari attingere velocemente ad esercizi già fatti, o facilmente confezionabili, grazie ad una banca dati?
Ripetiamo: se per scelta metodologica si vuole evitare di offrire un materiale costruito ad hoc, perfetto.
Ma ci sembra che l'italiano si meriti di poter mettere a disposizione di tutti questo tipo di ricerche; di poter offrire ai nostri studenti non solo il frutto del nostro lavoro personale, ma un prodotto di molte menti, ritoccato e rifinito da un gruppo, anche eterogeneo, e per questo affidabile.
 
Eccoci quindi al 'quid' della prima parte del problema: una lista di verbi da collegare a una banca dati con i seguenti campi:
 
1. Verbo in questione
2. Frequenza d'uso assoluta (scegliere tra Alta - Media e Bassa)
3. Frequenza relativa (scegliere tra Alta - Media e Bassa)
4. Esempio semplice (con l'OD immediatamente a seguito del verbo)
5. Esempio avanzato (con l'OD separato dal verbo)
6. Trasparenza (scegliere tra Trasparente - Falso Amico - Opaco)
 
Appena in possesso della tecnologia necessaria, saremo in grado di offrire un formulario da riempire nel quale ognuno potrà:
1) "votare" per le scelte che crede più opportune, in modo che il programma poi ci dirà esattamente che cosa crede la maggioranza.
2) contribuire a creare e perfezionare gli esempi, in modo da disporne di adeguati già pronti per l'uso.
 
Per adesso, forniamo la lista dei verbi qui a seguito, ma la pubblichiamo immediatamente nella banca dati della Mailing List come un documento di Access, il programma per banche dati che normalmente si trova insieme ai più comuni dell'Office. Se l'avete istallato (l'icona è una chiave di colore giallo), basta cliccare sul documento perché si apra da solo.
Se aprite la banca dati, avrete di fronte un lavoro incompleto ma che ha già subito delle modificazioni (i verbi sono 89, per esempio, e aumenteranno ancora). Questa è l'inevitabile la natura di un lavoro che si fa a tempo perso, in collaborazione con una comunità virtuale.
 
Aggiungiamo di seguito la lista di verbi priva dei campi che sono invece presenti nel documento  di Access allegato. 
 
Come sempre, qualsiasi collaborazione o commento, sul dettaglio o sul generale, si tratti di aiuto o critica, sono benvenuti.
 
A presto,
 
        Federica e Davide
          Simon&Martini
 
 simonemartini@...
 
La Mailing List per la ricerca
sull'insegnamento delle lingue affini:
http://www.eGroups.com/group/simonemartini
 
ELENCO VERBI

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vedere
vendere
vincere
visitare
volere
     
 
 


Ven 4 Ago 2000 9:40 pm

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Allegato:
A Accusativa.mdb
Tipo:
application/msaccess
Inoltra Messaggio #54 di 810 |
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