Sinceramente non ricordo - e non ho tempo di guardare, abbiate pazienza - se
nella nostra bibliografia appaiono i seguenti titoli:
- M.C. Sánchez Montero, Grammatica dell'indicativo e del congiuntivo nella
subordinazione (studio contrastivo spagnolo-italiano: lingua e traduzione),
Padova, CLEUP, 1996.
- M.C. Sánchez Montero, Perífrasis verbales en español e italiano. Estudio
contrastivo, Trieste, Lint, 1993
http://www.unich.it/tabella/lingue/trad2.htm.
Guarda caso, poco fa parlavamo con una collega dell'opportunità di realizzare
lavori su questi aspetti, e ci è anche toccato fare un riassunto - che trovate,
come annunciato, negli archivi di questa mailing-list all'indirizzo
http://it.groups.yahoo.com/group/simonemartini/files/RICERCA/
La notizia dell'esistenza di questo volume, che non abbiamo in biblioteca,
avrebbe facilitato il nostro lavoro che, per quanto succinto, vorrebbe comunque
partire dal "già fatto" e non rimettersi a scoprire le perifrasi, una per una
(in spagnolo sono moltissime, e in italiano non c'è un riassunto, che io sappia
- e spero che qualcuno mi corregga - perché non è comune la classificazione come
perifrasi).
Corrispondenze tra le perifrasi verbali dello spagnolo e le costruzioni italiane
si possono trovare, sono già state scoperte e analizzate tutte, senz'altro. Ma
in questo casi si tratta di riunirle e di poterle avere sottomano in modo agile
e veloce, e non recuperandole da discorsi che seguono un'altro ordine di idee.
I volumi analitici di solito offrono un percorso interessante e fondamentale, ma
poco pratico: a noi interesserebbe, oltre a quello, da consultare con calma,
anche qualcosa di agile e veloce dal quale isolare quel manipolo di casi contro
i quali gli studenti si scontrano più frequentemente, le strategie più
"economiche" per la loro resa in italiano, le strategie didattiche e una nutrita
serie di casi (esempi / esercizi) per poterne ricavare qualcosa di utilizzabile
in classe non solo dal punto di vista grammaticale.
Come sempre, l'invito è, se qualcuno ha i volumi citati, a scriverci due righe
sulla loro struttura e contenuto, nonché l'utilità che ha loro dato.
Come sempre, la dicotomia tra grammatica e comunicazione è solo apparente: non
ho mai trovato l'errore
"porto/tengo/ho mezz'ora aspettando l'autobus",
però le costruzioni con da + espressione di tempo sono scomode e difficili per
gli studenti ispanofoni. E ancor più lo sono le frasi scisse che si originano da
questa struttura, che vengono trattate pochissimo (esiste un esercizio, su
Passeggiate Italiane Intermedio, a pag. 25, I., che però utilizza un lessico
molto specifico e abbastanza avanzato. Non ricordo su Uno, pure tanto
comunicativo, riferimenti alla frase scissa... anche qui spero di venir
corretto!)
I problemi si presentano da un lato per la differenza - ormai classica - tra da
e fa (dovuto all' "hace"), ma forse dall'altro perché non si fa riferimento alla
perifrasi "tener/llevar + (tempo) + gerundio".
Io spiego normalmente che "da" = "desde hace", ma questo in pratica non
funziona. Forse invece sarebbe molto più utile strategicamente partire dalla
perifrasi:
hace media hora que espero =
aspetto da mezz'ora,
tengo media hora esperando =
è da mezz'ora che aspetto.
il che spiegherebbe anche la differenza a livello pragmatico, cioè quando usare
l'una e quando usare l'altra, secondo le sottili sfumature comunicative di
ciascuna.
Discorsi analoghi si potrebbero fare per:
Vamos viendo lo que pasa, luego decidiremos.
He estado leyendo tu libro, pero no completo...
l'immancabile "ir a + infinitivo"
Voy a pensarlo, luego te llamo.
e, una cosa che ho realizzato coscientemente solo di recente,
No te he vuelto a ver por la escuela. = Non ti ho più visto a scuola.
Sono tutti elementi che derivano dall'analisi delle perifrasi spagnole e la loro
resa in italiano.
Un percorso simile si può realizzare dal lato opposto, e qui basta come esempio
la ricchezza di stare e fare:
Mi sono fatto fare un vestito = me mandé a hacer un traje
Ma chi te l'ha fatto fare? = ¿Quién te mandó?
o
Come fai a saperlo? = ¿Como es que lo sabes? / ¿Como es posible que lo sepas?
(¿Como puedes saberlo? è tecnicamente corretto, ma penso che sia meno usato in
pratica)
inoltre:
Stai a vedere che casca! = (?) ¡Seguro que se cae!
o
Stai tranquillo, adesso arriva = Tranquilo, ahora llega.
o
Ma cosa stai a guardare? = (?) ¿Qué diablos miras? (diablos è un eufemismo, ma
capite cosa voglio dire!...)
e ricordiamo anche gli esempi di andare a + infinito, per niente simmetrici allo
spagnolo "ir a + infinitivo":
Papà, ma come va a finire?
e
Questo problema va ad aggiungersi a tutta una serie di fattori che portano
allo...
E qui, ci tengo a precisare, non siamo assolutamente nel campo della grammatica,
anche se partiamo dal concetto di perifrasi: stiamo parlando di espressioni
comunicative, per la maggior parte colloquiali, spesso bandite dall'insegnamento
e dai testi in uso, ma che poi si ritrovano nella vita quotidiana. Una breccia
che l'approccio comunicativo ha colmato solo in parte.
Anche perché è inevitabile che lo studente senta la difficoltà di rendere
nell'altra lingua la propria ricchezza espressiva, e il compito di una didattica
realmente comunicativa, mi sembra, dovrebbe essere quello di partire dalle
risorse espressive che lo studente possiede nella propria lingua ed esplicitare,
quando possibile, le risorse parallele della lingua da imparare - quando non di
mettere in risalto le risorse dell'altra lingua che NON hanno corrispondenza
(univoca e precisa) con quelle della lingua madre dello studente (vedi "ecco",
"mi raccomando" e simili).
Alla fine mi sono dilungato lo stesso!
Un saluto a tutti,
Davide
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