Cari Colleghi,
vorrei mettervi a parte di quello che ho scoperto finora del percorso della
contrastiva. Chi gia' sa la storia puo' saltare tranquillamente, chi ne sa
di piu' e di altro e' pregato di darci il suo contributo.
Nata negli anni cinquanta, aveva come presupposto l'utilizzazione dei
risultati di uno studio comparativo-sincronico / contrastivo tra L1 e L2 e
come scopo la produzione di esercizi appunto che fungessero da lavoro di
recupero di quelle aree di difficolta' che si ipotizzavano problematiche a
priori, prima ancora di vedere i risultati dell'apprendimento, perche'
dovute all'interferenza della L1 sulla L2.
Atteggiamento di prevenzione efficientista, ma la troppa organizzazione a
volte....
La lingua che e' stata posta a contrasto con tutte le altre, analizzata
secondo i criteri della contrastiva delle origini, e' ovviamente l'inglese,
sia per la presenza in USA e UK di innumerevoli immigrati di varie lingue,
sia perche' il post-colonialismo induceva a studiare finalmente - anche
nell'ottica dello sviluppo della linguistica titpologica - le lingue
cosiddette 'esotiche', sia perche' dopo la II guerra l'inglese si imponeva
come lingua straniera nelle scuole e dilagava come lingua franca a livello
di comunicazione generale e nel campo degli studi scientifici..
Via via che si e' andato constatando esattamente quello che dice la collega
Vassallo qui a seguito, gli studi di contrastiva sono proseguiti si' ma
hanno cominciato a virare verso altri settori di applicazione.
1. Il lavoro di confronto e analisi noioso per uno studente e' il percorso
obbligato e normalmente anche entusiasmante che fanno traduttori e
interpreti. La nascita di scuole di formazione e specializzazione in tali
settori si e' avvalsa e sia avvale fondamentalmente dei contributi della
ricerca in campo contrastivo.
2. Lo sviluppo poi della tecnologia informatica e la possibilita' di
digitalizzare con lo scanner quantita' di testo prima impensabili, hanno
dato un impulso fondamentale alla nascita dei corpora, raccolte di testi
nelle lingue piu' varie, per vari scopi. Una applicazione, per lessicografi
e traduttori, e' stata la produzione di corpora di due o piu' lingue a
confronto.
3. La lessicologia, la produzione di dizionari biblingui ovviamente si e'
anche avvalsa e sia avvale della c., e la tendenza e' produrre non piu'
definizioni (che sono per l'enciclopedia) ma sempre piu' esempi di
applicazione in contesto, per tutte le possibili accezioni o occorrenze
appunto del termine.
Cio' non toglie che lo studio c. sia di vitale importanza per l'insegnante.
La sua consapevolezza delle aree critiche di interferenza tra la lingua che
insegna e - nel caso fortunato - della unica lingua madre dei suoi studenti
( nelle scuole per stranieri nel paese della lingua stessa cio' ovviamente
e' difficile se non impossibile, dato l'elevato nn di lingue le piu'
disparte presenti nella stessa classe), non puo' che giovargli per:
- comprendere la natura delle difficolta' degli allievi
- accettare l' inevitabilita' della interlingua che viene prodotta ai vari
stadi di apprendimento
- proporre ai livelli elevati lavori di recupero anti-fossilizzazione o
de-fossilizzanti (mi si perdonino i neologismi).
- servirsi della attivita' di traduzione di testi autentici dalla L2 alla
lingua madre, proprio per sfidare il fenomeno dell'interferenza.
- approfondire aspetti dell'interferenza che sono sempre segnale delle
componenti culturali che sostanziano la lingua
In Italia la c. a parte pochi come i Katerinov e qualche raro anglista non
e' stata praticata proprio, a mio avviso perche' la linguistica in I. era
molto arretrata e distante dalle tendenze europee e estere in generale, per
cui essendoci arrivati quando ormai c'era un cambio di tendenza in atto, si
e' prodotto solo qualche lavoretto di teoria (es. P. Pierini, un convegno
S.L.I. del 1986 mi pare) e un recente grosso lavoro ( E. Arcaini, Italiano e
Francese), per il resto gli italiani sono assenti dal quadro internazionale,
mentre c'e' qualche lavoro di italiani in USA.Cfr. Library of Congress e
bibl. varie univ USA.
Per quello che mi risulta, i paesi in cui in cui la c. si e' sviluppata di
piu' e continua a esser attiva sono quelli dell'europa centrale e orientale,
in generale delle lingue altre dalle germaniche e romanze. (cfr. Helsinky,
Amsterdam, Budapest... ) Resta il fatto che la maggior scuola forse di studi
romanzi e' quella tedesca per cui il Lexicon der Romanistischen Sprachen e'
una bibbia di svariati volumi.
Allora direte perche' mi vorrei occupare di contrastiva? Beh, in un certo
senso e' anche una sfida.
Se volete sapere quello che penso io personalemente, direi che lo studio
contrastivo e' importante, a prescindere dalla applicazione specifica, o
meglio per tutte le applicazioni specifiche, che l'utilizzazione didattica
puo' avvenire solo a livello universitario superiore, cio' nell'ambito della
riflessione teorica sulla lingua che sia e' studiato e di cui si studia la
lettereratura, cultura ecc. (in Portogallo nel 4° si fa linguistica della
L_2). Inoltre la c. non e' estranea affatto agli interessi della linguistica
acquisizionale, o meglio direi che li presuppone, e infine, cosa di cui
cerchero' di occuparmi la c. e' in rapporto con l'analisi tipologica, sia
per il grosso contributo che puo' dare agli studi di tipologia e poi perche'
a livello sincronico si prende atto della realta' della lingua , e la
insegna in quanto tale, ma per spiegazioni, e curiosita' se volgiamo,
l'escursus nella dimensione diacronica e ' inevitabile ( per il docente, o
per lo studente Maestrando o Dottorando).
Vedo che la collega Vassallo scrive dal Brasile, dato che io mi occupo di
contrastiva italiano-portoghese, sarei molto interessata a sapere se
esistono lavori sull'argomento in Brasile ( Io ho trovato solo un breve
resume di un lavoro nel sito dell'Uni di Bahia), come pure sono interessata
al contatto con i colleghi che lavorano in paesi di lingua portoghese.
Cordiali saluti,
S. Pelaggi
From: "Vassallo" <vassallo@...>
To: <simonemartini@yahoogroups.com>
Sent: Thursday, June 12, 2003 3:54 AM
Subject: Re: S&M. Supplementi per... X-ofoni
> Sempre a proposito delle ...traduzioni di contrastiva (o della contrastiva
> di
> traduzione?), caro Davide (e colleghi), avrei da aggiungere questo: nei
miei
> due magri anni di esperienza, tutte le volte che ho provato ad allineare
> L1 ed L2, proponendo traduzioni da fare o già fatte, anche solo per far
> vedere le differenze, ho visto che i miei studenti facevano piu' fatica e
> non
> imparavano niente. E per me e' stranissimo, perche' a me sembra di
> funzionare diversamente: vado avanti a colpi di confronti, quando penso
alla
> grammatica, e lo trovo produttivo.
>
> Forse, pero', un conto e' costruirsi i passi "contrastivi" da soli,
> confrontando due frasi uguali in lingue diverse (utile perche' si lavora
> attivamente), e un altro e' trovarsi la pappa fatta (noioso e
> passivizzante), soprattutto se ci si trova in una lezione in classe. (Per
> esempio io sto studiando giapponese, e trovo fastidioso quando la docente
> insiste a farci riflettere esplicitamente sulle differenze -ma forse
questo
> accade perche' so gia' la grammatica essendo una falsa principiante,
quindi
> la mia reazione puo' non essere indicativa).
>
> Gli esercizi contrastivi dovrebbero servire a costruire nella testa
> dell'allievo un percorso mentale diverso da quello a cui è abituato. Nella
> gettonatissima "io piace la torta/io piaccio la torta", si tratta
> essenzialmente di
> convincere l'allievo a cominciare dalla torta invece che da se stesso.
Pero'
> io vedo che piu' delle traduzioni a raffica funzionano le formule ad
effetto
> (tipo "piacere si accorda con la cosa e non con la persona"), anche se nel
> caso specifico non ho ancora trovato la panacea. L'ho trovata invece per
il
> futuro a breve termine, per esprimere il quale i miei allievi brasiliani
non
> facevano che
> "andare" di qua e di là anche in italiano ("vado a fare l'esercizio" per
> "tra poco faccio
> l'esercizio")... ma adesso hanno quasi smesso: da quando di fronte a
queste
> frasi li guardo con aria maliziosa e faccio il gesto con le dita che
indica
> camminare. (Sto anzi chiedendomi, seriamente, se non sia il caso di
> scrivere la
> mia tesi di master sulle correzioni a mezzo gesti...)
>
> Il fatto è che niente è meno comunicativo del confronto fra due lingue,
non
> ci sono situazioni realistiche a cui fare riferimento per confrontarle,
> quindi si costruiscono situazioni estremamente artificiali.
>
> Forse mettere in scena dialoghi in cui un brasiliano dice la fatidica
frase
> sulla torta e viene corretto da un italiano? Ma dovrebbe essere una scena
> con risvolti buffi...
>
> Scusate le ovvietà, a presto
>
> Luisa
>
>
>
>
>
>
>
>
>
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