La soggettività e le differenze regionali (e sociali, culturali, etniche...)
sono sempre presenti. Per esempio, lo spagnolo dell'America Latina è in generale
più propenso ai... "salamelecchi", alle moderazioni linguistiche (per esempio i
diminutivi e i condizionali), di quello della penisola, dove queste espressioni,
parlando sempre moooolto in generale, provocano sorrisi. Eppure, sia nei miei
studenti venezuelani che in quelli spagnoli ho riscontrato una certa parsimonia
nell'uso del condizionale, quando in linea di massima le funzioni sono le
stesse.
Me lo spiego molto più facilmente per gli spagnoli che per gli abitanti della
regione caraibica e delle Ande.
Mi chiedo se il fatto derivi semplicemente da una difficoltà a coniugare i verbi
- ci sono sempre tante cose da ricordare quando si fa una frase in italiano! - o
se ci sia anche un fattore culturale.
È anche da ricordare l'uso "anomalo" del condizionale italiano delle frasi tipo
"-Posso passare da te stasera? - Guarda, non so, avrei invitato degli amici a
cena..." sottintendendo che gli amici li ho effettivamente invitati e
l'interlocutore non è invitato a unirsi al gruppo. Quest'uso è sconosciuto in
ambito ispanoparlante, almeno per quanto ne so io.
Ma gli altri usi, quelli più normali, non dovrebbero causare difficoltà. Persino
"l'informazione deresponsabilizzante", cioè il sottinteso che in spagnolo si
rende di solito con "tenemos entendido que" o "segun fuentes" o simili, tipo "i
pompieri avrebbero salvato la maggior parte dei lavoratori intrappolati
dall'incendio" si può trovare con una certa frequenza in spagnolo, anche in
Spagna.
Eppure, per le richieste di cortesia fa fatica. Ripeto, in Venezuela è normale
chiedere "me darías un cigarrillo?", meno in Spagna, dove forse è più normale
chiedere "me das un cigarro?" senza che questo significhi necessariamente che la
persona è scortese o brusca.
Le implicazioni sono così sottili all'interno di un sistema linguistico che dire
qualcosa di fermo sul raffronto tra i due è rischiosissimo... ma comunque molto
interessante!
Ho spesso immaginato un libro di testo con due o tre tipi di "personaggi guida",
con diversi gradi di formalità e cortesia, che dicono le stesse cose in modo
diverso a seconda della situazione e della loro personalità.
Un saluto a tutti,
Davide Martini
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