Cari 'colisteros',
vorrei fare a voi una domanda che molte volte ho fatto a me stessa e
ai miei colleghi: che metodo adottare e che materiale utilizzare con
studenti spagnoli che vogliono imparare l'italiano L2.
Credo che l'argomento abbia numerose sfaccettature e punti di vista
che vorrei condividere con voi.
Innanzitutto cerco di tracciare un identikit dei miei studenti: sono
professori universitari e ricercatori di discipline non linguistiche
che si trovano a Firenze per ricerche accademiche che svolgeranno
prevalentemente in lingua inglese, pertanto sono persone estremamente
colte e molto competenti nei loro specifici settori disciplinari, che
parlano correntemente almeno 2-3 lingue europee che desiderano
imparare l'italiano per vivere a Firenze. In particolare ogni anno si
forma un gruppo di livello principiante scherzosamente
chiamato 'italiano per iberici'destinato a studenti di madrelingua
spagnola e portoghese. Questa scelta è dettada dalle affinità
fra
queste lingue e la diversa velocità di apprendimento rispetto a
studenti di altre nazionalità.
Ho esperienza di insegnamento sia in classi plurilingue che a
statunitensi e ormai da 8 anni mi trovo ad insegnare l''italiano per
iberici' e ne sono molto contenta. Più volte mi sono domandata
quali
sono le differenze fra questi corsi, che metodo usare e che materiale
adottare.
In un recente viaggio a Madrid ho scambiato opinioni con colleghi che
lavorano in Spagna e vorrei proseguire in questa sede il dialogo.
Dalle conversazioni ho dedotto che la ricetta magica ancora non
esiste (forse meglio perché così abbiamo uno stimolo per
studiare e
spazio in cui investigare), che insegnare in Italia e in Spagna
(concetto di lingua seconda e lingua straniera) mette davanti ad un
diverso approccio, che i libri di testo attualmente in commercio non
rispondono completamente alle nostre richieste e soprattutto che
molti di noi ci facciamo le stesse domande.
Nell'intenzione di lanciare un tema di discussione vi saluto e
continuerò nella prossima puntata
Cecilia
Picchi