Cara Daniela,
La verità è che non arrivo troppo spesso a trovarmi di fronte al
problema. Quando si presenta e spiego, certo, mi capiscono. Però poi,
passato il tempo, anche breve, ci cascano e NON si rendono conto di
esserci cascati. Mancanza di monitor, non saper riconoscere quando è il
caso di applicare la regola. Si capisce.
La regola è facile da esprimere e da capire, in modo astratto. Poi però
bisogna vedere in concreto quali strutture dello spagnolo sono “ir a +
infinitivo” come perifrasi: in effetti, non tutti si rendono
immediatamente conto che frasi come “qué iba a hacer” o “no vaya a ser
que” sono assimilabili a “vamos a ver” o “voy a ir a”… quindi penso che
non sia di troppo offrire, magari induttivamente, un’attività che
permetta allo studente di rendersi conto di quando la utilizza in
spagnolo. Per poi rendersi conto che ha diverse sfumature di
significato. E fornire una o diverse possibili “rese” in italiano.
Per la mia mentalità, prettamente “sinistra”, questa conoscenza deve
essere condivisa con lo studente.
Mettiamo, però, che la filosofia d’insegnamento dell’istituto
all’interno del quale lavoriamo, o il tipo di studenti, il corso,
eccetera, ci fa sembrare poco adeguata una lezione di “presa di
coscienza”. La serie completa dei casi in spagnolo e della loro resa in
italiano, con indicazioni relative alla frequenza d’uso in entrambe le
lingue, i registri e i contesti d’uso, sia comunque da rendere
disponibile al docente. In modo poi da saper come e quando introdurle.
Per questo, la semplice conoscenza delle due lingue NON BASTA. Le
analisi contrastive sono ricche e complesse, non dovremmo farle “dal
vivo”, e non dovremmo cavarcela con la “frase massima astratta”, che è
solo il punto di partenza teorico.
È un esempio tipico del tipo di lavoro che dovrebbe essere condiviso in
questa lista: il problema è “semplice”, specifico dell’italiano e lo
spagnolo, e quello che manca è l’analisi della casuistica e le proposte
didattiche: sia quelle mirate al ragionamento metalinguistico che quelle
mirate allo studio delle rese in italiano. In queste ultime il raffronto
linguistico non è necessariamente presente, ma comunque sono organizzate
dal punto di vista delle necessità comunicativa che “ir a + infinito”
soddisfa di volta in volta.
Soprattutto è importante per “mettere in guardia” il docente sulle
possibili interferenze di questo aspetto che può apparire
sporadicamente, e in modo completamente imprevisto, in altri esercizi
mirati ad altri problemi (se per esempio si parla dei tuoi progetti per
la giornata da sistemare in un’agenda, uno spagnolo ricorrerà
probabilmente alla perifrasi tradotta in italiano, sbagliando, quando
magari l’attività aveva come obiettivo il lessico delle attività
quotidiane o le ore. Questo problema “parassita” rovina l’efficacia
dell’attività originale, e apre una porta che però da su una stanza
vuota. Gli studenti capiscono che “è più complicato di quanto non
sembri” ma allo stesso tempo non puoi dire “la prossima lezione
integriamo” perché il materiale integrativo – adatto, poi, al livello
dei nostri studenti, che al punto preso come esempio può anche essere
molto basso – NON C’È. Noi potremmo focalizzare una necessità di questo
genere, tra di noi, e crearlo, adattandolo e migliorandolo di volta in
volta).
Per chi legge da Simon&Martini senza aver seguito la discussione
originale, su Italiano_L2, riporto i messaggi precedenti, sperando
nell’indulgenza di Paola per la citazione.
E sperando che si possa originare qualcosa. Ricordo che sono disponibili
materiali preliminari su “Ir a + infinito” in precedenti messaggi della
lista.
Davide Martini
-----Messaggio originale-----
Da: Daniela Delfino [mailto:dadelfi@...]
Inviato: miércoles, 23 de febrero de 2005 18:26
A: Davide Martini
Oggetto: R: Eppur si confondono.
Ciao Davide
a proposito della discussione che abbiamo avuto su come spiegare il
verbo "andare a" ho fatto un tentativo con le mie due hispanofone e una
brasiliana. Ho spiegato loro che il significato del "vado a" italiano
era esattamente lo stesso del loro "voy a" ma che in italiano si puo'
usare soltanto in una situazione in cui c'è spostamento fisico. Questo
lo hanno capito molto bene senza avere bisogno di spiegazioni
complicate. Se tu l'hai mai presentato in questo modo, quali sono stati
i risultati? Migliori, peggiori di altri modi ? Lo capiscono e non se ne
servono?
Tra l'altro, anche in inglese l'uso del verbo andare (I'm going to)
ricopre la funzione di futuro prossimo programmato. (In tedesco no, ma
questo non mi stupisce poi cosi tanto, i tedeschi o fanno o non fanno,
non dicono adesso ho l'intenzione di...)
Ciao, spero di poter confrontare con te le mie idee (pur bislacche ma
sempre desunte dal contesto...)
Daniela
-----Messaggio originale-----
Da: Davide Martini [mailto:damalfieri@...]
Inviato: lunedì 31 gennaio 2005 14.39
A: dadelfi@...
Oggetto: Eppur si confondono.
Cara Daniela,
interessano anche a noi esercizi per le persone dei verbi, anche se
insegnamo ad ispanofoni.
È vero che in spagnolo le persone verbali ci sono, ma... molti dei
nostri studenti si confondono lo stesso con facilità! Non dovrebbero, ma
è così. Perché comunque il problema della vocale finale (per le prime
tre persone) li confonde dato che in spagnolo la seconda è identifcata
da una "s" finale, che comunque praticamente non "sentono". Strano, ma
vero.
Grazie,
Davide Martini
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