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simonemartini · Dedicata alla promozione della ricerca sull'insegnamento dell'italiano a ispanofoni e parlanti di lingue affini.
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R: S&M. Somiglianze fonetiche vere e false   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #93 di 810 |

Scusate di nuovo per l’intrusione, ma visto che il mio intervento ha suscitato una reazione pressocché immediata e dato che le lezioni non sono ancora iniziate, ne approfitto per fare alcune puntualizzazioni. Cercherò di mantenermi su un registro il più possibile divulgativo evitando i tecnicismi accademici anche se, dato l’argomento, sarà inevitabile un po’ di pedanteria. Me ne scuso.

Come sempre partirò dalle considerazioni (questa volta del collega Manuel Carrera Díaz), evidenziandole in neretto, a cui farò seguire le mie considerazioni.

  1. Il raddoppiamento sintattico.-

    E' vero che in spagnolo coincidono alle volte due consonanti uguali l'una dopo l'altra nella sequenza fonosintattica: "aL Lado".

Secondo me qui bisogna mettere un po’ d’ordine. Una cosa è il raddoppiamento fonetico per posizione sintattica e un’altra il fenomeno della geminazione.

S’intende per raddoppiamento sintattico una pronuncia più forte

-più intensa- della consonante (e solo della consonante) iniziale di parola in certe posizioni.

Invece si parla di geminazione quando l’articolazione finale di una parola (?) e quella iniziale di un’altra sono uguali. Quindi può riguardare sia suoni vocalici che consonantici. Ciò dà origine a due fenomeni:

  1. Nella maggior parte dei casi il fonema che ne deriva è uno solo ma di durata maggiore rispetto alla durata media di detto fonema.
  2. Un altro caso è quello della ripetizione dello stesso fonema in rapida successione, senza pausa.

    Come si vede il raddoppiamento sintattico riguarda l’intensità di articolazione, mentre la geminazione il tempo.

     

    Ma sono casi limitati e molto occasionali.


    Effettivamente, da un’analisi "a occhio", soprattutto per l’italiano che ha pochissime parole che terminano per consonante, i casi di geminazione possono sembrare limitati. Ma se ci soffermiamo un po’ ci accorgiamo subito che ce n’è un buoN Numero.

    Addirittura affermerei che ce ne sono talmente tanti (di natura vocalica) che la lingua italiana s’è inventata l’apostrofo per porre rimedio.

    questo tratto sta perdendo importanza nell'ambito del nuovo modello fonetico italiano (mi riferisco all'italiano dell'uso medio [Sabatini]).

    Non ho letto il testo di Sabatini ma credo che lui si riferisca proprio al recente fenomeno (già verificatosi qualche secolo fa con lo spagnolo) della riduzione dell’uso dell’apostrofo sia nell’italiano scritto che parlato. (es.: È una ingiustizia. La aggiusto io. ecc.) Quindi a pronunciare le geminazioni.

    È questo un fenomeno del quale pian piano se ne stanno accorgendo anche i miei studenti, soprattutto quando leggono, facendo entrare in crisi il sistema ortografico appreso precedentemente.


    Gli esempi spagnoli di Paolo in merito a questo problema non mi paiono accettabili. Se la frase "¡qué se yo!" viene pronunciata come "¡quésseyo!", il che è perfettamente possibile, non ci troviamo di fronte a un problema di raddoppiamento, ma di enfasi. E quando interviene l'enfasi fonica, tutto diventa speciale, fuori regola. Quando chiamo un amico posso gridare "¡Peeepeeeee!", ma non per questo sono autorizzato a dire che in spagnolo esistono vocali "lunghissime" come la "eeeee".

    L’esempio [kes:e’jo] non è mio. Comunque passi.

    Effettivamente un’analisi fonetica seria non si azzarderebbe mai ad affermare che in spagnolo esistono vocali lunghissime.

    Quando parlo di spettrogrammi (per non parlare di oscillogrammi e di altre diavolerie informatiche che abbiamo oggi a disposizione per minuziose analisi del parlato) parlo ovviamente di indagini svolte su campioni di parlato letto (e quindi più attento alla regola) di testi foneticamente equilibrati.

    Un testo foneticamente equilibrato è un testo in cui appaiono tutti i fonemi di un determinato sistema nel maggior numero possibile di contesti articolatori per un determinato numero di volte. Dall’analisi di tutto questo corpus si traggono delle conclusioni che non sono ovviamente statistiche (il numero di parlanti campionati è ridotto) ma molto indicative.


    Neanche la pronuncia forte o doppia della /r/ iniziale spagnola mi pare che abbia a che vedere con il raddoppiamento sintattico. Tale pronuncia non dipende dalla combinazione dei suoni, ma da una regola fissa: /r/ è sempre forte in posizione iniziale di parola (non solo "dopo vocale", come sostiene Paolo), e anche all'interno dopo /l/ (alrededor) o /n/ (Enrique).

    Su questa obiezione (il caso della /r/) concordo ma mi riservo di controllare meglio. Così su due piedi non potrei fare affermazioni né dare esempi che possano avallare la tesi della presenza del fenomeno del raddoppiamento sintattico anche nello spagnolo.


    Dunque io non direi che sia inutile parlare agli studenti del
    raddoppiamento sintattico italiano perché esiste anche in spagnolo.
    Semplicemente, non mi dilungherei molto su questo problema

    In nessun punto del mio intervento affermo che sia inutile accennare al problema del raddoppiamento sintattico (cfr.), anzi dobbiamo fare in modo che gli ispanoparlanti pronuncino correttamente sequenze del tipo la radio o va bene e tutti gli altri esempi di cui sono piene le unità 5, 6, 7, 8, 17, 18 di Due.

    Siccome il modo più corretto di procedere didatticamente è di partire dal noto per arrivare al noN Noto, propongo di far prendere coscienza del fenomeno agli studenti partendo dal proprio sistema fonetico per arrivare a quello della lingua target. Indipendentemente dalla pertinenza di certi fenomeni. Ciò valga anche per le consonanti doppie e per le vocali aperte/chiuse.

  3. Le doppie.-

    E' anche vero che in spagnolo coincidono alle volte due consonanti uguali all'interno di parola: "eNNegrecer". Ma sono casi limitatissimi, e non mi pare che si possa dire in nessun modo, come afferma Paolo, che in spagnolo "di consonanti doppie se ne pronunciano tante quante in italiano".

    Anche qui gli esempi di Paolo non mi paiono pertinenti. La frase "es tonto" verrà pronunciata come [e't:onto] in alcune zone ispanofone, ma non certo in quelle che vengono prese come modello fonetico. Io, che adopero il
    modello castigliano, la frase "es tonto" la pronuncio come [es tonto], e la parola "actor" la pronuncio come [aktor]. Le pronunce regionali o trascurate sono perfettamente legittime, ma qui si parla di modelli, non di varianti geografiche o situazionali.

Qui la reazione di Manuel è del tutto simile a quella dei miei studenti quando li metto davanti alla realtà delle loro performace fonetiche ("scorrette" secondo loro, accettabilissime secondo me) per far capire come devono pronunciare le consonanti doppie dell’italiano. Ciò è comprensibile quando vediamo minate alla base le nostre sicurezze che si fondano in gran parte su quanto ci veniva insegnato religiosamente a scuola.

La parola actor è prototipica. Appena si accenna a una realizzazione del tipo [t:] del nesso ortografico -ct- i miei studenti si adoperano nel dimostrarmi che in spagnolo "si pronuncia come si scrive" e tentano di dimostrarmelo ma ciò che riescono a produrre sono performance del tipo [ax’tor] oppure (addirittura) [aq’tor] e ciò proprio per la "difficoltà fisica articolatoria" di cui parla Manuel.

Ora, se avete un po’ di pazienza vi dico cosa ne viene fuori dall’analisi spettrografica di questo nesso.

In una realizzazione [kt] dovrebbero apparire sullo spettrogramma due spazi bianchi che indicano il mancato passaggio dell’aria, tipico della prima fase dell’articolazione occlusiva, seguiti immediatamente da presenza di segnale (molto alta oltre 3000 Hz.), diciamo così, disordinato indizio dell’espulsione dell’aria trattenuta durante l’occlusione. Invece quello che si osserva è una unica fase occlusiva più lunga del normale, tipica delle consonanti intense, e una brevissima espulsione dell’aria alla fine. Tutto ciò mi porta ad affermare che nello spagnolo castigliano questo nesso venga pronunciato intenso e non come la realizzazione di due fonemi occlusivi /k/ e /t/. E se con l’analisi del parlato letto mi posso ritenere autorizzato a trarre una conclusione del genere, vi lascio immaginare con il parlato spontaneo (non oserei parlare di "pronuncia trascurata").

Tra l’altro mi pare che solo in tedesco avvenga qualcosa di molto simile ma loro hanno l’accento sulla penultima sillaba [‘aktor]

Esempi di doppie dello spagnolo: [a’lun:o]; [‘ten:ico]; [el:o’mim:o]; e non ne faccio altri per evitare la scomunica…


Detto questo, sono completamente d'accordo con Paolo sul resto dei "veri" problemi dell'italiano. In quello dell'intonazione, per esempio, mi pare che siamo ancora molto indietro, ed è una questione, come lui avverte, di
straordinaria importanza.

A questo punto, dove Manuel tace (articolazione della /s/, avanzamento del luogo articolatorio dello spagnolo, alcune considerazioni sulla teoria della comunicazione) devo considerare che convenga con le mie riflessioni.

Scusate ancora

Paolo



Gio 4 Gen 2001 10:50 pm

pgimmell@...
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Inoltra Messaggio #93 di 810 |
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Scusate di nuovo per l’intrusione, ma visto che il mio intervento ha suscitato una reazione pressocché immediata e dato che le lezioni non sono ancora...
Paolo Gimmelli
pgimmell@...
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4 Gen 2001
10:53 pm
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