In quanto promotori e gestori della lista, apprezziamo moltissimo la discussione generatasi. Un sintomo molto indicativo del fatto che la poca attività della lista è veramente dovuta ai molteplici impegni dei suoi membri!
Paolo indica un paio di volumi i cui dati bibliografici gli pregherei di inviarci per inserirli nella nostra bibliografia:
Cappuccetto rosso impara a scrivere
dove, da quel che si intravvede, viene realizzata un'analisi comparata degli errori ortografici dei bambini madrelingua italiani e stranieri. Ecco l'esempio di un testo del quale, considerando unicamente il titolo (come si potrebbe trovare su una bibliografia o su un catalogo) non si riesce a dedurre il contenuto, che in questo caso è sicuramente pertinente ai temi che ci interessano.
Il Manual de pronunciación española di T. Navarro Tomás non è uno studio contrastivo. Potrebbe esserci utile? In che modo?
Ricordo quello che è già stato detto: serve a poco avere una bibliografia (e la nostra è probabilmente una delle più complete sul tema) se non ne parliamo! Ancora, Paolo ci segnala i lavori della collega Franca Mancini, di Torino. Sarebbe molto interessante che ci rendesse partecipi lei stessa almeno delle linee generali del suo operato, anche in vista ad una maggiore diffusione delle sue ricerche.
Il fatto stesso che esistano laboratori di fonologia con la possibilità di effettuare analisi spettrografiche computerizzate e che questi laboratori siano usati per analizzare le produzioni di studenti ispanofoni di italiano è di per sé una notizia di rilievo. Qualche altro partecipante alla lista conosce studi del genere svolti in precedenza o attualmente in corso? Potrebbe darcene notizia? Ricordiamo che uno dei problemi principali della contrastiva italiano-spagnolo è il fatto che lavoriamo di solito separatamente (essendo distribuiti all'interno di un'area geografica molto ampia) e che non esiste nessuno spazio - eccetto questo (un encomio alle intenzioni :-))))- che raccolga i lavori svolti, che spesso si ripetono senza collaborare, senza crescere. Pochi sapranno, per esempio, che negli anni '60-'70 in Venezuela il prof. Castelli ha diretto un istituto di fonologia di gran prestigio, e che è stato creato - ma non pubblicato, in quanto di uso interno - un metodo completo di fonetica italiana per ispanofoni. In quell'ambito sono sicuramente stati svolti spettrogrammi delle produzioni degli studenti. Putroppo non ho modo di raggiungere facilmente il prof. Castelli (conosciuto quasi di sfuggita e non cultore dell'e-mail...), ma è molto probabile che il suo lavoro, per quanto datato, possa essere utilizzato anche adesso. Mi chiedo quanti casi simili non esistano in altre sedi...
Personalmente ci piacerebbe che Paolo spiegasse qualcosa di più sulle "altre diavolerie informatiche": in che modo ci possono aiutare a capire le differenze di intonazione, tema tradizionalmente difficile da trattare? (A voi convincono quelle lineette ondulate che appaiono sopra le frasi nei libri di italiano, come nel primo Katerinov, e che dovrebbero riprodurre l'andamento del tono della voce nella frase? A me per niente!)
Inoltre, ci interesserebbe conoscere qualche "testo foneticamente equilibrato", nel quale "appaiano tutti i fonemi di un determinato sistema nel maggior numero possibile di contesti articolatori"! Sarebbe proprio utile disporre di testi simili per l'italiano, e forse qui scopro la mia scarsa competenza per quanto riguarda la fonologia, ma questo non deve essere un'ostacolo: il pudore della propria ignoranza è semplicemente un difetto, oserei dire un difetto tutto italiano, che ostacola lo scambio delle idee ed in definitiva il progresso comune!
Per quanto riguarda i temi della discussione, abbiamo diverse provocazioni, che tenterò di raccogliere, e che spero facciano scaturire qualche altra opinione:
Ricordiamo che la discussione si è generata a partire da un messaggio nel quale facevamo riferimento ai cosiddetti "fenomeni del parlato", manifestazioni linguistiche ricorrenti nel linguaggio orale che deviano dalle regole più "formali" della grammatica tradizionale, riferita soprattutto all'italiano scritto. Il raddoppiamento fonosintattico, spunto della discussione, è senza dubbio solo uno di questi fenomeni (raccolti in più occasioni da diversi studiosi uno dei quali, tra i più recenti e più famosi, anche perché polemici per quanto riguarda il conio stesso della definizione "italiano dell'uso medio", è Sabatini.).
La discussione originale puntava a stimolare una presa di coscienza del fatto che l'italiano scritto e parlato siano più diversi, agli occhi dell'ispanofono, di quanto immaginiamo, per cui i nostri studenti può darsi che si trovino più spaesati di quanto ci possa sembrare a prima vista di fronte a certe costruzioni colloquiali. Sapendo quali sono simili allo spagnolo e quali no, possiamo scoprire che c'è bisogno di lezioni mirate ad insegnare quelle che più si discostano dalla lingua di partenza.
L'assunto di base della discussione sulle somiglianze fonetiche vere o false è questo:
Siamo sicuri di dare la giusta importanza ai diversi problemi fonetici? Non staremo previlegiandone ingiustamente alcuni e trascurandone invece altri?
E soprattutto: quanto importanti sono questi problemi fonetici e come influiscono sulla comunicazione?
Da quanto si legge, sembra di poter affermare (ma lo spazio è aperto ad altre opinioni) che tra il parlante di madrelingua d'italiana e lo studente ispanofono il problema non risiede nella comprensione del messaggio, ma nell'impressione globale causata all'interlocutore. Gli errori di natura morfosintattica ed i difetti di pronuncia o prosodia potrebbero provocare nel madrelingua, nel peggiore dei casi, una sensazione di "mancanza di rispetto" verso la lingua e quindi la cultura italiana, e quindi una reazione negativa. Ma fino a che punto?
Una delle prime cose che chiederei ai partecipanti della lista, in questo senso, è: quanta importanza date alla fonetica nei vostri corsi? Realizzate esercizi specifici? Quali usate? Sentite la mancanza di esercizi specifici? Quali vi sembrano superflui, nei metodi in uso (per esempio UNO)? Quali carenti?
Io posso solo raccontare una mia esperienza al servizio tecnico telefonico della Hewlett Packard, che si è tenuto provvisoriamente (circa un anno) dalla Spagna per l'Italia. I ragazzi che erano incaricati di far eseguire ai clienti operazioni meccaniche (di pulizia, ad esempio) ed informatiche (rimozione manuale di drivers, analisi di conflitti ecc.) avevano una conoscenza intermedia dell'italiano, e collezionavano errori tipici (che purtroppo sono andati perduti: avrebbero costituito un eccellente corpus!). Mi sarei aspettato reazioni negative da parte di clienti paganti che, già a disagio per il fatto stesso di dover chiamare ed aspettare parecchio in linea, avrebbero potuto esigere un servizio tecnico oltre che competente, madrelingua!
Eppure niente. Anche i famosi errori nell'imperativo formale, per cui al pubblico veniva dato in una stessa frase del "tu" e del "lei" più volte - cosa particolarmente sgradevole, a mio avviso, propio dal punto di vista che ci interessa - non hanno mai generato una critica aperta, neanche a livello generale e non personale. Si sa che l'italiano ha molto pudore ad essere diretto nei suoi commenti, ma anche nel caso di clienti veramente arrabbiati non veniva mai fatto riferimento alla difficoltà di comunicazione, che intralciava spesso, obiettivamente, se non proprio la comprensione generale del discorso, sicuramente la manipolazione della situazione emotiva della conversazione. I ragazzi non erano certo in grado di adattare il tono di voce o la velocità dell'enunciazione all'interlocutore, di dare un'impressione di sicurezza e di "la capisco perfettamente", di fare un gioco di parole o uno scherzo accuratamente calibrato per allentare la tensione e cosí via.
Non so fino a che punto ciò possa essere considerato conclusivo: forse il 100% dei clienti (appartenenti a tutte le regioni d'Italia e a quasi tutte le estrazioni socioculturali possibili) non esternavano ciò che in realtà sentivano. Forse non era evidenziata la differenza di risultato tra i clienti a cui rispondeva un madrelingua da quelli che invece trattavano con un ispanofono, mentre invece tale differenza esisteva; difficile dirlo. Fatto sta che mi sarei aspettato maggiori difficoltà.
Per quanto riguarda i problemi specifici, più da vicino, ricapitolo:
1) Le doppie.
Qui la provocazione è: "anche in spagnolo si pronunciano consonanti e vocali doppie". Indipendentemente dal fatto ancor più provocatorio che siano "tante quante in italiano" o meno, penso che potrebbe essere comunque utile disporre di un campionario di parole che l'ispanofono tenderebbe a pronunciare con un suono simile a quello della doppia, come "actor" (e vedere se e fino a che punto siamo tutti d'accordo). Dico "tenderebbe", perché anche se non dubito degli spettrogrammi, ci sono tante cose da prendere in considerazione: prima di tutto lo spagnolo è parlato in contesti geografici parecchio diversi tra loro: mi incuriosisce sapere se anche un messicano o un argentino finiscono col dire in pratica "attor", e in quali circostanze di enunciazione (per esempio, in Venezuela "es tonto" si pronuncia semmai "ejtonto", e "actor" come "atol"!). Inoltre il fatto che la doppia t sia veramente prodotta serve a poco se questo è incosciente e scappa al controllo degli allievi. Forse viene effettivamente pronunciato "attor" quando non ci si pensa su, ma probabilmente un minimo di attenzione fa produrre /aktor/, e questa rimane l'immagine mentale del suono quando si parla.
Poco importa qui se la doppia "in spagnolo" è scritta (come in "ennegrecer") o risultato di altri fenomeni ("seR Romano", "aL Lado", o "actor = attor", o ancora del tipo di "quesseyó"), e se è frutto di una pronuncia trascurata: il punto è se possiamo trovarla nello spagnolo. Se gli ispanofoni pronunciano delle doppie, potrebbe - sottolineo il condizionale - essere una utile strategia quella di fargli prendere coscienza della loro esistenza per insegnargliele in italiano.
Ma l'importante è qui avere sottomano un bel campionario di esempi. Quindi, senza temere il "linciaggio", vorrei che questi esempi fossero proposti e discussi. Ecco la sfida (alla quale aggiungo qualche esempio che mi viene in mente sul momento):
b
c - acceso (? che però mi sembra pronunciata come "axeso" quindi "acseso", non come /ac:eso/. Che ne dite? Anche Battaglia -nella sua Grammatica Italiana per spagnoli, pag. 10- è d'accordo, anche se si limita a dire che la doppia c in spagnolo non corrisponde a quella italiana)
d (seD De Coca-Cola?)
f
g (dolce, come in "aggiungere")
g (aspra, come in "aggancio")
l - aL Lado
m - es lo mismo (Mi domando se tutti i gruppi "mn" e "nm" in spagnolo tendano ad essere pronunciati come doppie)
n - tecnico - ennegrecer (una lista di parole con la doppia "n" in spagnolo sulla grammatica per ispanofoni di Battaglia.)
p
r (qui il problema non esiste per la doppia, ma per la semplice: i miei studenti mi dicono sempre che il mio "a Roma" smorza la "r" rispetto allo spagnolo)
s (dolce)
s (aspra o dura) ¡qué sé yó!
t - actor - es tonto - practica (Battaglia da una lista di parole nelle quali il gruppo "ct" e "pt" diventa "tt" nella parola omologa italiana. Mi domando se il fenomeno riscontrato da Paolo avviene anche per esse: acto, pacto, contacto, correcto, doctor, afecto, lector, espectàculo, dictador, aspecto... e aptitud, optimo, optimismo... eccetera.)
v
z (sorda, come in "vizio")
z (sonora, come in "zero")
Ho messo apposta suoni che non esistono, teoricamente, in spagnolo, per vedere cosa succede! :-)
La mia opinione personale è che il problema delle doppie è molto più legato al seguente punto di quanto sembrerebbe.
In altre parole, la ragione per cui è difficilissimo sentir pronunciare "italianamente" la parola "bello" ad un ispanofono non è tanto la doppia, quanto il fatto che la "e" deve essere aperta.
Non ho trovato riferimenti a questo, e mi chiedo se non sia il caso di pensarci seriamente.
La differenza che io sento nel mio italiano tra "accéso" e "accèsso" non è solo nella "s", ma anche nella "e". Provo a pronunciare "accésso" e mi riesce solo con grande sforzo. Lo stesso dicasi per "capéllo" e "cappèllo". Quando sento qualcosa di strano nella pronuncia delle doppie faccio attenzione alla vocale che la precede per cercarne la ragione. Naturalmente non tutte le doppie sono legate alla "e"...
Mi piacerebbe avere ragguagli su questo punto da chi ne sa di più di fonetica!
2) Le vocali aperte e chiuse
In modo parallelo al caso precedente, sembra che le "e" e le "o" aperte e chiuse esistano anche in spagnolo. È vero che non è facile utilizzarle per insegnare agli ispanofoni la differenza perché non sono abituati a distinguerle dato che, è indubbio, non ci sono "coppie minime" in spagnolo, come invece avviene in italiano.
Scusate l'aneddoto, ma ho avuto una ferocissima discussione con una spagnola su questo punto. Non c'era modo di farle accettare che le prime "o" di "oso" e di "morro" sono diverse tra loro. Che il "loro" italiano e quello spagnolo differiscono per l'apertura della "o" in modo molto evidente, e cosí via.
Anche qui, mi piacerebbe sapere se esiste una raccolta, e sennó avviarla grazie a tutti noi, non delle inesistenti coppie minime in spagnolo, quanto di quelle spagnolo / italiano (come "loro/loro", o delle parole che servano ad illustrare all'ispanofono, nella sua stessa lingua, la differenza tra le vocali, come l'esempio precedente o "mèdico-més", dove la "e" è diversa anche in spagnolo (o sbaglio?).
Ve ne viene in mente qualche altro?
"Quasi" coppie minime (scusate la licenza) italiano-spagnolo basate sull'apertura delle vocali:
it: bèllo / sp: béllo - sp: véinte / it: vènti (e non vénti!) - it: méla / sp: mèlla
it: lóro / sp: lòro
...?
Coppie di parole spagnole in cui si sente chiaramente la differenza tra vocali aperte e chiuse.
pero/perro
moroso (non l'equivalente italiano!) - morro
...?
Sono sicuro che faremmo una bella (e utile) impressione di fronte ai nostri allievi se fossimo in grado di propinar loro un bel repertorio di questi casi al momento giusto. È ovvio che sui testi di italiano per stranieri non li troveremo (qualcuno ha il supplemento contrastivo di In italiano? Potrebbe darci un'occhiata?)
Tralascio di appesantire ulteriormente il messaggio riferendomi ad altri fenomeni di fonetica contrastiva. Sottolineo solamente il fatto che la presenza di doppie e di differenze tra vocali aperte o chiuse nella produzione effettiva degli ispanofoni è un argomento molto valido e pertinente agli obiettivi di questa lista di discussione e rinnovo l'invito a partecipare.
A presto,
Federica e Davide
Simon&Martini
Simon&Martini