Da Italia Oggi del 03/10/2009
Riforme in itinere. Rapporto del governo sulla legge 104: utilizzati
meno permessi di quelli previsti
ROMA. I dati forniti dal governo nei giorni scorsi sull'applicazione
della legge n. 104/1992 a favore dei lavoratori diversamente abili e dei
loro familiari restituiscono un quadro, relativamente al personale della
scuola, di un uso parsimonioso e mirato dei benefici, tanto che gli
abusi, che il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta intende
contrastare con un provvedimento di maggior rigore, nella scuola si
possono ritenere contenuti, se non del tutto irrilevanti. È vero, le
regioni meridionali sono quelle nelle quali maggiore è il ricorso ai
benefici della legge, ma c'è una spiegazione. Nelle regioni del Sud, e
il rapporto lo chiarisce, la spesa per l'assistenza alle persone anziane
è notevolmente inferiore a quella delle regioni del Nord, costringendo
le famiglie a fare ricorso a tutte le risorse a disposizione, comprese
le provvidenze della legge 104, «per sopperire alle carenze del welfare
pubblico». Se abusi sono perpetrati, essi non emergono dall'indagine,
promossa dal ministro Brunetta e da poco presentata al parlamento.
Semmai si assiste a un progressivo spostamento dei benefici,
inizialmente previsti per assistere i figli disabili dopo l'esaurimento
di aspettative e congedi di maternità/paternità, a favore di altri
familiari, soprattutto genitori anziani. La rilevazione, on line sul
sito della funzione pubblica, è stata fatta dal Formez in collaborazione
con Cittadinanzattiva e con associazioni a tutela della disabilità
(F.A.N.D., FISH, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Ha
restituito i questionari il 45% delle amministrazioni invitate, in
rappresentanza di oltre un milione e settecentomila lavoratori, il 50%
del totale dei dipendenti pubblici. Hanno risposto cinquemilasettecento
istituti scolastici su undicimila, per seicentomila dipendenti. In
pratica, un terzo dei lavoratori rilevati opera nelle scuole. Il numero
di dipendenti che fruiscono dei permessi mensili è di
centocinquantamila, il 9% del totale dei dipendenti oggetto di
rilevazione. Centoventitremila di questi sono lavoratori che assistono
un familiare diversamente abile. Nella scuola sessantunmila persone, che
si sarebbero potute teoricamente assentare nel 2008 per un milione e
ottocentomila giornate di permesso retribuito e invece lo hanno fatto
per meno di mezzo milione. Lo stesso rapporto riconosce che nelle scuole
«la media annuale risulta particolarmente bassa», poiché,
«presumibilmente essa è correlata alla particolare organizzazione
dell'orario di lavoro»(pag. 18). Come per le altre categorie
professionali indagate, i permessi retribuiti sono utilizzati
soprattutto per assistere genitori anziani. Il dato è solo in parte
inaspettato, visto l'innalzamento dell'età media del personale della
scuola che s'interseca con il fenomeno dell'invecchiamento della
popolazione: docenti sempre più anziani che devono prendersi cura di
genitori sempre più vecchi.Parallelamente alla pubblicazione
dell'indagine, la commissione permanente affari costituzionali del
senato sta discutendo il disegno di legge n. 1167 sui lavori usuranti,
che prevede agli articoli 17 e 18 delega al governo a modificare la
legge 104. Ma le modifiche sono di scarso rilievo, vogliono più che
altro razionalizzare e semplificare. Esse potrebbero ridurre la platea
degli aventi diritto, se ad esempio si ripristinasse il requisito della
convivenza. Ciò permetterebbe, secondo un'ipotesi avanzata nel rapporto,
il contenimento dei permessi nella misura del 10%, con un risparmio su
base annua di circa 50 milioni di euro. Risparmio che si potrebbe
destinare almeno in parte «per assistenza domiciliare a favore dei
disabili e degli anziani non autosufficienti con redditi medio bassi».
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