50 kilometri con un litro. Eppure non si fa
di Claudio Bianchini 23 maggio 2008
(ricevo e inoltro)
E' di ieri l'annuncio del ritorno al nucleare dell'Italia.
Sembra di capire che i partiti maggiori sono più o meno tutti d'accordo.
Al di la dei costi di realizzazione, della reale o presunta pericolosità, del
problema dello smaltimento delle scorie radioattive, rimane il fatto che
l'energia nucleare viene presentata da tempo, dalla principale stampa, come
l'unica seria alternativa al petrolio.
Ho molti dubbi in proposito ma non essendo un esperto non mi esprimo.
Ora, però, mi sono più comprensibili le pastoie burocratiche create in
passato, e tuttora vigenti, per poter mettere in funzione un impianto
fotovoltaico.
Mesi di attesa per ricevere l'autorizzazione ad allacciare in rete pannelli già
acquistati e pagati da tempo, rimborsi ENEL che arrivano solo dopo 1 anno, ecc.,
ecc.
Chissà se questi ritardi sono collegati ai rumors del ritorno del nucleare in
Italia da qualche tempo sussurrati in parlamento e non solo.
Guai se per caso in Italia fossimo arrivati ad avere una significativa
produzione di energia con il fotovoltaico, come in Germania e in Austria.
Chi li avrebbe sopportati gli strali dei padroni dell'energia?
Quali pretesti usare per il ritorno al nucleare?
In ogni caso si parla di un tempo di attesa di almeno 6-7 anni per le prime
realizzazioni di impianti nucleari (che nel bel Paese diventeranno almeno 10).
Nell'attesa continueremo a consumare petrolio e derivati, subendone gli aumenti
di prezzo decisi a tavolino nel corso di una delle ultime riunioni del gruppo
Bilderberg.
Nel campo dei trasport privati il mercato automobilistico offre le seguenti
scelte:
Motori a benzina o gasolio;
Motori ibridi a benzina / GPL o Metano;
Motori ibridi elettrici / benzina;
Motori elettrici.
Ho un'auto ibrida benzina/GPL che va sostituita.
Il prezzo del GPL segue quello del petrolio (il GPL in 4 anni è passato da 0,50
a 0,70 centesimi di euro al litro).
Mi oriento quindi su una ibrida elettrica.
Mi informo da un rivenditore Toyota per l'acquisto della Prius.
Prezzo: da 23.000 a 25.000 euro, secondo gli allestimenti, valore già scontato
dell'incentivo statale di 2.000 euro (così mi dicono).
Grazie al motore elettrico che opera sino a 50 km di velocità, i consumi
dell'autovettura si aggirano intorno ai 20-25 km con un litro di benzina.
Interessante ma non eclatante.
Possibile che si debba continuare ad andare con un motore a scoppio che ha una
tecnologia vecchia di oltre 130 anni?
Possibile che in questo settore non vi siano state innovazioni mentre in altri
settori la tecnologia in essere 100 anni fa è considerata preistoria?
Che la lobby del petrolio controlli tutte le società che producono mezzi di
trasporto?
Il sospetto è lecito.
Vado su internet e mi informo allora sulle auto elettriche (suggerisco di
cliccare «auto elettriche» con Google. In un paio d'ore vi fate una cultura).
Vi sono diversi modelli: si va dalle city car a vere e proprie ammiraglie.
Il costo d'acquisto è elevato (si parte da 30.000 euro circa) ma è compensato
in gran parte dal fatto che per una ricarica completa di energia, che garantisce
una percorrenza di 150-160 km, si spende meno di 1 euro alle le attuali tariffe
elettriche (si, avete letto bene: meno di 1 euro per 160 km).
I punti deboli sono altri: innanzi tutto la scarsa autonomia (non si arriva
quasi mai a 200 km) e poi
i tempi di ricarica, che sono di almeno 2-3 ore.
In Finlandia l'attuale governo sta ovviando a questa situazione con la creazione
di una rete per
la sostituzione di batterie in luogo delle attuali stazioni di servizio:
l'automobilista si ferma, viene sostituita la batteria scarica con una carica, e
riparte.
Non si paga la batteria, ma solo il servizio di ricarica.
Questo elimina in un sol colpo la scarsa autonomia ed il tempo di ricarica
rendendo competitive
le auto elettriche rispetto a quelle con motore a scoppio.
Con questo sistema non vi sarebbero nemmeno scompensi sociali ed economici nel
settore della distribuzione dei carburanti: le attuali stazioni di servizio
verrebbero riconvertite nell'attività di sostituzione e ricarica delle
batterie.
Sembra un sogno, tanto è semplice.
Eppure non si fa.
Lo stanno facendo in Finlandia.
Ma da noi nemmeno lo si dice.
Perché?
Sempre su internet mi informo meglio sulle auto elettriche e mi imbatto nella
seguente notizia (tratta da un sito che si occupa principalmente di risparmio
enegertico): S «Ma ancor più interessante è la possibilità di modificare
alcune auto ibride che nascono con trazione mista benzina /elettrica per
aumentarne di molto le prestazioni e per avvicinarsi al mondo delle auto
elettriche in maniera più soft, S. Stiamo parlando ad esempio del kit plug-in
(commercializzato nel suddetto sito alla sezione trasporto sostenibile) che
permette di trasformare una normale Toyota Prius in una macchina puramente
elettrica per almeno 50 km»S
L'articolo prosegue informando che in tal modo la Prius con 1 litro di benzina
percorrerebbe 50 km.
50 km con un litro di benzina!
Non male davvero.
Telefono e mi informo meglio.
Scrivo anche ad un altro sito che si dedica al mondo dei veicoli elettrici e
ricevo la medesima risposta: con questa modifica la Prius può percorrere 50 km
circa con 1 litro di benzina.
Mi spiegano, però, che il kit in realtà è rappresentato dalla sostituzione
delle attuali batterie utilizzate sulla Prius con altre al Litio più efficienti
e moderne, da tempo presente sul mercato.
La sostituzione delle batterie tuttavia costa 12.000 euro e, soprattutto, fa
cessare la garanzia su quelle vecchie.
Quindi l'operazione non è conveniente su una Prius nuova.
Chiedo allora al mio interlocutore perché queste batterie non sono montate già
all'origine sulla Prius.
Tutti acquisteremmo un'auto che fa 50 km con un litro di benzina!
Risposta: proprio per questo non vengono montate.
Se no il petrolio a chi lo vendono?
50 km con 1 litro di benzina.
Eppure non si fa!
A chi giova? Inutile dirlo.
La risposta è nota a tutti.
Ma vi è un'altra notizia ancora più clamorosa che riguarda un'auto che va ad
aria compressa nota
in Italia come «Eolo».
Quest'auto era stata presentata ufficialmente a Roma nell'aprile del 2001.
Poi è scomparsa.
Una piccola ricerca su internet porta a scoprire che l'autovettura esiste ancora
ed è commercializzata a Carros, un piccolo paese vicino a Nizza (Francia) da
una società che si chiama MDI Enterprises SA.
Ne commercializzano diversi modelli, ad un prezzo contenuto (9.700 euro per una
city car).
L'auto non inquina, consente di percorrere 130 km ad un costo praticamente
irrisorio (qualche centesimo di euro), e viene fornita con tanto di generatore
per la ricarica.
Recentemente è stato firmato un accordo con la TATA per la produzione e la
vendita di queste auto in India (ma solo in India).
Vi è tanto di modulo d'acquisto sul sito dell'azienda ma se lo compilate non
ricevete alcuna risposta.
Mi informo e vado a Carros.
Scopro che l'azienda è stata fondata da un ex progettista Renault noto in
Formula 1 negli anni '80, l'ingegner Guy Negre, il quale abita a San Remo
(Italia) e va avanti e indietro da Carros con questa autovettura.
L'azienda, così mi dicono, non vende fuori Francia.
E' però interessata a sottoscrivere contratti per la produzione dell'auto ad
aria compressa su licenza in Paesi terzi, inclusa l'Italia.
Costo dell'operazione: oltre 6 milioni di euro più royalty annuali sulle
vendite.
Me ne torno in Italia con le pive nel sacco, ma riprovo con un amico francese ad
acquistare la macchina.
Vengo così a sapere che il motivo delle mancate vendite è dato dalla
difficoltà di brevettare l'autovettura, con conseguente rischio che possano
copiarla, per il semplice motivo che
il compressore ad aria compressa usato per le auto era già funzionante nel
comune di Lille (Francia) dal 1919 al 1956.
Poi nel '56 venne eletto sindaco della città un ex dirigente di una nota casa
automobilistica e tutto andò in soffitta.
Dal 1919, subito dopo la fine della I guerra mondiale, e sino al 1956, l'intera
rete tranviaria di Lille andava ad aria compressa, senza inquinare e al solo
costo della manutenzione degli impianti.
L'informazione è tuttora verificabile presso gli archivi comunali.
E allora perché non si fa?
Chi ci sta prendendo per i fondelli?
Il problema non è solo economico.
Nelle città italiane non si respira più.
I disturbi alle vie respiratorie sembrano in certi momenti dell'anno delle
vere epidemie.
Quelle poche volte che vado in bicicletta a Milano anche per poco me ne torno
con gli abiti sporchi dallo smog.
Non stiamo parlando di cospirazioni.
Stiamo parlando dell'aria che respiriamo tutti i giorni e facciamo respirare ai
nostri figli.
E tutti fanno finta di non accorgersene.
Come se il problema non ci fosse o non li riguardasse.
Ma morire di tumore ai polmoni per arricchire i petrolieri mi sembra un po'
troppo.
Claudio Bianchini
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