Per Aristotele "conoscere" era andare al di là della forma apparente. Per Cartesio il mondo era pieno di materia, Newton lo vedeva prevalentemente vuoto.
Maxwell scoprì il campo elettromagnetico.
von Leibnitz parlò della monade come noi del fotone: particelle fondamentali indivisibili. Plank rivelò il dualismo onda-particella. Galileo aveva dimostrato l'indeterminabilità
del moto assoluto e Einstein espanse il concetto, inserendo
la quarta coordinata, il tempo.
Heisenberg mostrò i limiti della fisica deterministica, Bell
rivelò l'interazione a distanza.
Jung parlò di inconscio collettivo e Tesla di energia inesauribile
e universale, attraverso la quale si possono
trasmettere altre forme di energia.
Todeschini dimostrò che il vuoto assoluto si comporta come
lo spazio pieno.
Il coraggio di sondare l'astratto è fondamentale, se la materia
non è altro che pura forma energetica. Grazie alla trasgressione del conosciuto non siamo fermi alla terra piatta, all'atomo indivisibile, al telefono coi fili. Accetteremo l'esistenza di quello che non immaginiamo, perchè qualcuno gli avrà attribuito un nome?
Quando siamo fermi a quello che vogliamo vedere, l'esperienza si trasforma in alibi.