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Rispondi | Inoltra Messaggio #2 di 29 |
 

LACRIME

Se mai un uomo avesse pianto tanto, io lo feci alla fine di questa storia strana.
Una storia d'amore ovviamente. Dietro il niente, davanti, oltre alle lacrime, il mistero e un sogno.
L'incontro fu casuale, un pomeriggio di sole, tanta folla per le strade, lo sguardo fisso su un uomo vecchio, povero, un violino altrettanto logoro in mano, un cappello per terra con qualche moneta e una musica lacerante.
All'improvviso lei.
No, ora non voglio più ripetere il suo nome, che rimanga sepolto nel mio ricordo, mischiato alle lacrime che pur uomo io feci. Allora, quando la scorsi tra la folla, camminava lenta, sembrava non guardare alcuno, neppure le vetrine sembravano attirarla.
Il mio cuore sembrò all'improvviso voler uscire dal petto, ticchettava furiosamente e mi spingeva ad accelerare il passo, piroettando tra una disordinata comitiva mi avvicinai.
Ciao, un semplice ciao mi uscì dalle labbra, ciao mi rispose.
Dopo anni in cui l'avevo imprigionata nel mio cuore e l'avevo spesso seppellita con migliaia di parole, ora soltanto un ciao breve come un lampo si fece udire.
Il suo viso, i suoi occhi erano identici come il ricordo fisso nella mia mente, tutto il resto non contava, neppure gli anni passati, niente, una implosione senza fine, il cervello in fiamme, l'emozione che blocca tutto, ciao, ti ricordi?
Si, come stai? Così, ti ho pensato. Anch'io. Quanto tempo è passato? Infinito. Non mi hai mai scritto. Neanche tu. Avrei voluto. Anch'io.

Quanti dialoghi potrebbero assomigliarsi in altrettanti incontri simili a questo; perché il silenzio, la tristezza, l'amore che non è mai morto, tutti insieme hanno contribuito a pietrificare una parte di noi in noi stessi. E quand'anche ci siano state delle colpe, la sofferenza più grande le ha soffocate. E' rimasto soltanto un miscuglio di ricordi di attimi che ognuno di noi avrebbe voluto rivivere, forse anche soltanto per il ricordo stesso della propria giovinezza.
Lo sai che qualche volta ho fatto il tuo numero e sono rimasto in silenzio? Perché lo hai fatto? Avrei voluto... Ma non lo hai fatto. Non volevo distruggere un sogno. Ma hai distrutto le nostre vite. Quasi non ti riconoscevo più. Sono così invecchiato? Hai i capelli bianchi. Tu non sei cambiata. Ma dai. No, è vero. Mi prendi in giro. Sorridimi ancora una volta. Vedi, arrossisco ancora. Ti ricordi la nostra ultima cena? Sì, pochi giorni dopo ti sposasti. Non mi avevi voluto. Ma tu mi avevi fatto tanto male. Lo so.
E intanto camminavamo per una strada che mi sembrava di non avere mai visto, eppure era la mia città. Ne conoscevo ogni angolo, ogni curva mi era nota. Ma quella strada, no. Le presi la mano. La ritrasse.
Non è più il tempo. Volevo sentirti. Hai famiglia? Si. Tu? Anch'io. Figli? Due. Come me. Siamo altri ormai. E i nostri ricordi? Quasi non ci appartengono. Ci hai mai pensato? E tu? Mille volte. Anch'io. Ti ho amato. Pure io.
All'improvviso ci ritrovammo davanti ad una farmacia. Scusa un attimo. Fai pure, ti aspetto. Entrò.
Mi guardai intorno, non ricordavo d'averla mai vista, eppure c'era. Vidi dall'altro lato della strada un giornalaio, decisi di prendere il giornale. Attraversai.
Mi dia la gazzetta. Eccole il resto.
Riattraversai. Passarono dieci minuti. Le donne si fanno sempre attendere. Ci sarà stata tanta gente. Passarono altri dieci minuti. Entrai. La sala era vuota, una commessa sistemava dei barattoli di borotalco su una vetrina.
Buonasera. Buonasera a lei, desidera? Niente, scusi, aspettavo una persona ma vedo che non c'è, deve essere uscita e non l'ho vista, grazie ugualmente e mi scusi. Di niente. Buonasera. Buonasera.
Mi ritrovai fuori frastornato, senza saper cosa fare, dove andare, dov'era? Perché non mi ha visto? Non era un sogno, io le avevo parlato. Io le avevo sfiorato la mano. Maledetto giornale. Forse era uscita e aveva pensato che io me ne fossi andato. Maledetto giornale. Mi guardai da ogni lato, mi incamminai pure nella viuzza che iniziava accanto alla farmacia, camminai svelto, giunsi al primo angolo col cuore in gola, niente. Ritornai indietro. Riattraversai la strada. Nulla. Rifeci allora il tragitto percorso pochi minuti prima con lei, magari si era fermata a guardare una vetrina. Nulla. Forse era entrata in un negozio. Tremavo. Cominciai ad entrare ed uscire da un negozio di scarpe, una gioielleria, un panificio, una drogheria, una libreria, un negozio di dischi, rinunciai pure al solito e dovuto saluto comportandomi come un maleducato, ma avevo fretta, dovevo trovarla. Niente. Gettai il giornale non letto in un cestino dei rifiuti, appallottolandolo con rabbia.
Ritornai nella farmacia, la commessa era ancora intenta a contare delle scatole rosse ma appena mi vide esclamò: ha trovato quella persona? No, son tornato a chiederle se conosce... e le descrissi la persona, dissi il suo nome e la donna perse il sorriso repentinamente e ... lei parla di... Si, allora la conosce! Si, era una brava donna, una nostra cliente fino a due anni fa. Come era? E' venuta oggi, l'ho vista entrare, io l'aspettavo fuori! Impossibile signore, lei si confonde, avrà incontrato sicuramente una persona che le assomiglia. La signora è morta due anni fa, una brutta malattia. La conoscevo bene. Pochi giorni prima di morire mi aveva donato un libro di poesie, vede, lo tengo sempre in questo si giro, aprì un cassetto, tirò fuori il mio libro Legga anche lei. Guardi la data. A Piera con tanto affetto. Quando me lo regalò doveva già soffrire, vede ? Aveva sbagliato la data, legga, 27 maggio 1999. Era felice, felice di regalarmi il libro scritto da un suo lontano amore, povera donna ma entrambi volgemmo contemporaneamente lo sguardo al grande orologio, con data, appeso al muro di fronte, oggi, oggi è il 27 maggio 1999 !



Gio 17 Ott 2002 12:16 pm

glabba@...
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Inoltra Messaggio #2 di 29 |
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POESIA NEL RICORDATI DI GIAMPIERO LABBATE LACRIME Se mai un uomo avesse pianto tanto, io lo feci alla fine di questa storia strana. Una storia d'amore...
Giampiero Labbate
glabba@...
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17 Ott 2002
12:16 pm
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