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Messaggi 1 - 29 di 29   Più nuovo  |  < Più recente  |  Meno recente >  |  Più vecchio
Messaggi: Mostra riassunti messaggi   (Raggruppa per argomento) Disponi per data v  
#29 Da: thepickleshow.com@...
Data: Mer 25 Nov 2009 3:12 pm
Oggetto: (Nessun oggetto)
thepickleshow.com@...
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#28 Da: "Cade Taylor" <softium.com@...>
Data: Ven 14 Dic 2007 2:29 am
Oggetto: It is rare opportunity to save ...
softium.com@...
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Gabriel dismounted, then assis She ignored his criticism. Whe He shook his head. She watched He motioned her to walk over t Take off your plaid, Johanna.

He stood before her, legs brac The vehemence in her voice inf You wouldnt lay a hand on me. And how do you know that? he d You dont have to use your fist Bradford admitted to himself t If youll answer my question, t I know you had no part in Tha He frowned and then shrugged. Carolines shoulders slumped an Dont turn this around, Bradfor I was trying to find you, Caro Youre right about that, Bradfo My mistake was marrying you. M She turned her back, on him th When she had stripped down to

#27 Da: camilotto@...
Data: Gio 14 Lu 2005 9:41 am
Oggetto: Information
camilotto@...
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#26 Da: antonella_pasti@...
Data: Lun 11 Lu 2005 9:03 am
Oggetto: Information
antonella_pasti@...
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#25 Da: jurdrago@...
Data: Ven 17 Giu 2005 3:46 pm
Oggetto: Important
jurdrago@...
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#24 Da: visio.nio@...
Data: Ven 10 Giu 2005 6:47 pm
Oggetto: Hello
visio.nio@...
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#23 Da: bruno.pisani@...
Data: Lun 23 Mag 2005 10:52 am
Oggetto: Important
bruno.pisani@...
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#22 Da: "Morgan Persefone GreenShadow" <morgan_matrika@...>
Data: Gio 19 Mag 2005 9:35 pm
Oggetto: § MelusinAriel §
morgan_matrika@...
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MelusinAriel gruppo di discussione sul magico ed evocativo regno
delle fiabe e delle leggende, un luogo di svago, studio e
scambioculturale per ragazzi, pedagogisti, operatori didattici,
studiosi diletteratura epica, mitologia e
folklore...http://it.groups.yahoo.com/group/melusina_ariel/

#21 Da: memmelo@...
Data: Gio 19 Mag 2005 4:12 pm
Oggetto: Information
memmelo@...
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#20 Da: gianni.cerioli@...
Data: Mar 10 Mag 2005 12:03 pm
Oggetto: Information
gianni.cerioli@...
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#19 Da: armandocar@...
Data: Gio 17 Mar 2005 5:19 pm
Oggetto: Information
armandocar@...
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#18 Da: "Bianca" <bianca.vieru@...>
Data: Mar 1 Giu 2004 2:28 pm
Oggetto: test percettivo
biancaxl
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Buongiorno,

Studenta in Master di Scienze Cognitive all'Università di Parigi Sud,
lavoro sull'accento straniero spagnolo/italiano. Per questo studio,
facciamo un test percettivo (che dura circa 20 minuti), dove gli
auditori devono identificare lo spagnolo / l'italiano parlato da
Spagnoli / Italiani. Abbiamo bisogno di 20 nativi spagnoli e italiani
: se potete farlo, questo test è disponibile a partire di


http://bianca.vieru.free.fr/article.php3?id_article=2

Le istruzioni sono scritte in inglese, ma ne posso inviare una traduzione
se mi scrivete a

bianca.vieru@...

Grazie mille,
Bianca

#17 Da: "jschneiderk" <jschneiderk@...>
Data: Mer 26 Mag 2004 7:31 am
Oggetto: Phase4
jschneiderk
Offline Offline
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#16 Da: Sarha <sarha.formigoni@...>
Data: Lun 3 Nov 2003 11:07 am
Oggetto: Perchè non mi chi chiamato?
sarha.formigoni@...
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Siria racconta la sua storia:

"Avevo 19 anni quando per la prima volta decisi di fare l'amore con
un ragazzo del mio paese... Era un periodo strano per me... Non
riuscivo a contentere le mie emozioni erotiche.
A volte mi chiudevo in bagno per ore... Si mi masturbavo!
Ero arrivata a pensare di invitare la mia migliore amica a casa
mia per fare del sesso con lei...
Un giorno però ho conosciuto lui..." [CONTINUA]

QUESTA E MOLTE ALTRE STORIE> CLICCA!

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#15 Da: Lucia <luca.giovannini@...>
Data: Gio 30 Ott 2003 5:27 pm
Oggetto: a me è andata bene
luca.giovannini@...
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#14 Da: dottafez@... <dottafez@...>
Data: Mar 21 Ott 2003 11:15 pm
Oggetto: ErroreMIO !!!!!
dottafez
Offline Offline
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...scusami, il mio sito http://bizzy1.netfirms.com è ancora InCostruzione...
I domini su http://www.GratiZ.org  li prenderò appena ho finito
di crearlo...
A presto!!!!

#13 Da: dottafez@... <dottafez@...>
Data: Mar 21 Ott 2003 9:07 pm
Oggetto: Re: E ALLA FINE?!?!? QUANTI EUROz?!?!?
dottafez
Offline Offline
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...alla fine cosa? Ti dico una cosa sola... invece di buttare via
100-150 euro l'anno, i domini per il mio sito li ho presi
su http://www.GratiZ.org  e poi il sito me lo sono fatto su pagine web gratis
(sai no quante ce n'è di possibilità) e invece di rimanere con un url tipo
    http ://www .sitigratis.cor/pubblico/utenti/michelina.htm ,
sono andata su http://www.GratiZ.org  e mi sono preso due domini gratiZ ......
Così ora mi ritrovo il sito sotto i due domini http ://... e http ://www...
e sara' bello funzionante, personale, veloce, con 2 domini originali
e simpatici e ke soprattutto NON HO PAGATO ;-)))  E in piu sono entrata
nel MEGA-NETWORK-DEI-SITI-GRATIZ di http://www.GratiZ.org , ke è il Network di
siti
...interessanti ;-)
E sai chi me l'ha detto di questo nuovo sito del tutto-gratiZ? Giulia!!!
Insomma: il mio sito ancora IN COSTRUZIONE è http://www.bizzy1.netfirms.com
E penso che come domini, su http://www.GratiZ.org  , prenderò www.
FEGATO.SINCERO.INFO
oppure www. CAPRA.SENTINELLA.INFO !!!
Poi sempre dalle pagg di gratiz.org piazzero' il sito nei motori di ricerca
italiani...ovviamente gratizzzzzZ !!!!

.....CiauZ!!!

PS in allegato non c'è la bruschetta ;-)))) ma SOLO una scelta di siti
presso i quali potrò cambiare il nome al mio http://www.bizzy1.netfirms.com

#12 Da: dottafez@... <dottafez@...>
Data: Mar 21 Ott 2003 8:59 pm
Oggetto: Re: E ALLA FINE?!?!? QUANTI EUROz?!?!?
dottafez
Offline Offline
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...alla fine cosa? Ti dico una cosa sola... invece di buttare via
100-150 euro l'anno, i domini per il mio sito li ho presi
su http://www.GratiZ.org  e poi il sito me lo sono fatto su pagine web gratis
(sai no quante ce n'è di possibilità) e invece di rimanere con un url tipo
    http ://www .sitigratis.cor/pubblico/utenti/michelina.htm ,
sono andata su http://www.GratiZ.org  e mi sono preso due domini gratiZ ......
Così ora mi ritrovo il sito sotto i due domini http ://... e http ://www...
e sara' bello funzionante, personale, veloce, con 2 domini originali
e simpatici e ke soprattutto NON HO PAGATO ;-)))  E in piu sono entrata
nel MEGA-NETWORK-DEI-SITI-GRATIZ di http://www.GratiZ.org , ke è il Network di
siti
...interessanti ;-)
E sai chi me l'ha detto di questo nuovo sito del tutto-gratiZ? Giulia!!!
Insomma: il mio sito ancora IN COSTRUZIONE è http://www.bizzy1.netfirms.com
E penso che come domini, su http://www.GratiZ.org  , prenderò www.
FEGATO.SINCERO.INFO
oppure www. CAPRA.SENTINELLA.INFO !!!
Poi sempre dalle pagg di gratiz.org piazzero' il sito nei motori di ricerca
italiani...ovviamente gratizzzzzZ !!!!

.....CiauZ!!!

PS in allegato non c'è la bruschetta ;-)))) ma SOLO una scelta di siti
presso i quali potrò cambiare il nome al mio http://www.bizzy1.netfirms.com

#11 Da: <midnightrecords@...>
Data: Ven 6 Giu 2003 5:13 am
Oggetto: Re: Movie
midnightrecords@...
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Please see the attached file.

#7 Da: "dafne_re@..." <dafne_RE@...>
Data: Gio 20 Feb 2003 9:47 am
Oggetto: Fwd:Anna....le sue poesie
=?iso-8859-1?Q?dafne=5Fre@...
Invia email Invia email
 

...Sono Anna..una giovane neo docente di lettere..che nel suo tempo libero
scrive poesie...ho trovato carino questo sito...e mi è venuta la tentazione di 
spedirVi alcune mie poesie....con la mia foto...
Preferirei che il mio indirizzo e-mail venisse occultato...
Vi ringrazio...cordiali saluti

#6 Da: "mind60" <mind60@...>
Data: Dom 20 Ott 2002 9:57 pm
Oggetto: La libertà di discussione migliora le ipotesi. G. Giorello
mind60
Offline Offline
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Già, peccato però che chi dovrebbe garantire ed agevolare la libertà
di discusione spesso è troppo occupato a fare i propri affari e non
ci tiene minimamente a diffondere questa opportunità di dialogo.
Certo a parole è tutto semplice, ma in realtà chi dovrebbe agire bene
in genere razzola male e così abbiamo professori universitari che
dirigono collane di case editrici, che scrivono sui giornali, che
fanno consulenze, che fanno finta di insegnare, insomma fanno tutto
loro, senza discutere troppo, e con l'unico fine di ingrossare il
loro conto in banca. E se voi provate a ricercare il dialogo cosa
succede? Ma è chiaro, non hanno tempo. E così per esempio abbiamo chi
non sa cambiare nemmeno una lampadina che ci offre decine di libri
sulla tecnica e sui suoi rischi. Ma questo è solo un banale esempio.
In ogni caso c'è spazio per tutti, a parole ovviamente, invece i
soldi ci sono solo per alcuni eletti. Tuttavia alcuni di questi
filantropi, grandi amanti della conoscenza e del progresso economico
(il loro),almeno producono qualcosa, perché ci sono anche quelli che
nonostante i numerosi incarichi non riescono nemmeno a scrivere
qualcosa di decente. In pratica non fanno un cazzo, ma però cercano
di farlo bene, in modo accademico e seriamente professionale.

L'erede del Becchino.



Le nostre ipotesi migliorano se chiunque è libero di discuterle. Di
Giulio Giorello


Come insegnano l'epistemologia di questo secolo e Giacomo Leopardi,
le teorie scientifiche sono sempre "fallibili". Per questo è
essenziale la comunicazione, che permette il controllo e l'eventuale
falsificazione delle ipotesi avanzate nel corso della ricerca.
Restano però ancora oscuri i procedimenti mentali che conducono alla
formulazione di queste ultime ed è largamente dibattuta la
razionalità di qualsiasi criterio di scelta tra teorie in
competizione.

1.
«Colombo: [...] Quantunque la mia congettura sia fondata in argomenti
probabilissimi, non solo a giudizio mio, ma di molti geografi,
astronomi e navigatori eccellenti [...], nondimeno potrebbe succedere
che fallisse: perché, torno a dire, veggiamo che molte conclusioni
cavate da ottimi discorsi, non reggono all'esperienza [...].
Gutierrez: Di modo che tu, in sostanza, hai posto la tua vita, e
quella de' tuoi compagni, in sul fondamento di una semplice opinione
speculativa».
Anche se nella realtà Cristoforo Colombo e il cortigiano spagnolo
Pietro Gutierrez non si scambiarono mai queste parole complice
la "bellezza" della notte serena (e mentre gli altri marinai non
ascoltano) il Dialogo tra i due, reinventato da Giacomo Leopardi (in
quel di Recanati, nell'ottobre 1824) rende efficacemente come
l'avventura della scoperta (geografica o scientifica) avvenga sotto
il segno del possibile fallimento. Credo che questo passo delle
Operette morali1 sarebbe piaciuto a Karl Popper - il maggior teorico
novecentesco del fallibilismo, per il quale non solo, di fatto, le
nostre "opinioni speculative" vengono smentite dall'esperienza ma, di
diritto, esse debbono venir formulate in modo da poter essere
sempre "falsificate" da qualche resoconto osservativo o sperimentale.

Apparentemente, il Dialogo tra Colombo e Gutierrez è a lieto fine.
Nelle ultime battute il navigatore enumera una serie di indizi -
esiti di scandaglio, mutamenti di clima, reperti tratti dalle
correnti dell'oceano - che lo mettono «in aspettativa grande e
buona». La storia ha dato ragione a Colombo: ha trovato terra là dove
altri pensavano vi fosse solo «un mare unico e immenso». Ma la storia
ha dato anche torto a Colombo: egli era convinto - almeno
inizialmente - di aver raggiunto "le Indie" da Occidente, sfruttando
la rotondità della Terra e l'assenza di grandi ostacoli sulla rotta.
Una di queste premesse era falsa e, per un capriccio dell'umana
vicenda, egli divenne lo scopritore di quel "nuovo mondo" che
impediva il "facile" accesso alle Indie. Così, ha ragione il Colombo
leopardiano: «la natura si vede essere fornita di tanta potenza, e
gli effetti di quella essere così vari e molteplici, che non
solamente non si può fare giudizio certo di quel che ella abbia
operato e operi in parti lontanissime e del tutto incognite al mondo
nostro, ma possiamo anche dubitare che uno s'inganni di gran lunga
argomentando da questo a quelle». Non c'è pezzo della teoria che sia
immune dal rischio di "non reggere all'esperienza".

Perciò la scienza è dialogo, dunque comunicazione. Per un Colombo che
inventa, ci vuole un Gutierrez che dubiti, contrapponga i propri
esperimenti o le proprie osservazioni, spinga Colombo
all'autocritica. Lo avevano intuito gli stessi "padri fondatori"
della scienza moderna: valga per tutti Galileo Galilei, che nel
rispondere a uno dei suoi tanti avversari (per la cronaca, Francesco
Ingòli) lo invita a prendere in considerazione i propri
argomenti: «Se io avrò con fondamento risoluto le vostre instanze, il
guadagno vostro non sarà stato poco, cambiando cosa false con cose
vere; e se, per l'opposto, io avrò errato, tanto più chiara si
mostrerà la dottrina de' vostri discorsi»2. Colombo bene faceva a
mettere a repentaglio sostanze e vite «in sul fondamento di una
semplice opinione speculativa» o meglio, non poteva fare altro, se -
come argomenta Leopardi poche righe dopo - voleva correre l'avventura
della scoperta (del resto, quale condizione è mai "libera da
incertezza e pericolo"?). L'importante era la sua disponibilità a
discutere con il Gutierrez di turno. Per dirla con il John Stuart
Mill di On Liberty (1859), «è proprio la completa libertà di
contraddire e confutare la nostra opinione che ci giustifica quando
ne presumiamo la verità ai fini della nostra azione»3.

L'enfasi sulla comunicazione entro la scienza è importante per
eliminare uno stereotipo abbastanza diffuso circa la scoperta, quello
che chiamerei la lampadina che si accende nella testa di Eta Beta
(quando il geniale compagno di avventure di Topolino - o qualsiasi
brillante ricercatore scientifico - sostiene di aver colto il punto
destinato a segnare una svolta nell'indagine). Così si esprimeva,
agli inizi del Novecento, il fisico e filosofo della scienza Pierre
Duhem, nel suo La théorie physique: «Il profano vede la nascita delle
teorie fisiche nello stesso modo in cui il bambino vede la nascita
del pollo. Egli crede che questa fata alla quale attribuisce il nome
di scienza abbia toccato con la sua bacchetta magica la fronte di un
uomo di genio e di conseguenza si sia subito manifestata la teoria,
vivente e completa, allo stesso modo che Atena esce armata dalla
fronte di Zeus». Ed esemplifica: si può davvero prendere sul serio
l'argomento per cui a Newton sarebbe stato sufficiente «veder cadere
una mela nel prato perché, improvvisamente, gli effetti della caduta
dei gravi, i movimenti della Terra, della Luna, dei pianeti e dei
loro satelliti, i viaggi delle comete, il flusso e riflusso
dell'oceano si potessero riassumere e classificare in questa unica
proposizione: due corpi qualunque si attirano in modo proporzionale
al prodotto delle loro masse e in ragione inversa al quadrato della
distanza»?4.

Duhem era troppo buon conoscitore della storia della meccanica
(terrestre e celeste) per poter accettare simili ingenuità (d'altra
parte, quello della caduta della mela è uno dei tanti "miti" che
costellano la vicenda della scoperta scientifica, messo in giro
intenzionalmente da Newton solo col senno di poi5. Né le poteva
accettare il Popper della Logica della scoperta scientifica (1934)
che era allora in lotta contro il "mito" dell'induzione, cioè (in
breve) contro l'idea che le teorie fossero "generalizzazioni" da
particolari fenomeni osservati o prodotti in laboratorio nella
convinzione che la natura fosse sostanzialmente uniforme (invece che
capace di quella sconcertante "potenza" e "varietà" di cui parla il
testo leopardiano). Era per sottolineare questo salto tra spiegazione
scientifica e semplice collezione di "fatti" che nella Logica Popper
insisteva che «ogni scoperta contiene un elemento irrazionale o
un'intuizione creativa, nel senso di Bergson»6. Ma non finiva per
concedere troppo al punto di vista del bambino a suo tempo criticato
da Duhem?

Altrove Popper ha trovato accenti diversi. Per esempio, in I due
problemi fondamentali della teoria della conoscenza (un volume per
più di un aspetto complementare alla Logica) viene citata una
valutazione di Herbert Feigl7 secondo cui - lungi dall'essere
mere "generalizzazioni induttive" le teorie della fisica
sono "costruzioni concettuali" miranti a inquadrare fatti o "leggi"
già note "in un contesto deduttivo". In altri termini, «anche alla
base delle ricerche che devono prendere le mosse da una semplice
scoperta casuale c'è sempre, ovviamente, un programma, un'idea guida
in una forma o nell'altra». E commentando queste parole Popper ha
ripreso l'idea - già espressa da Ernst Mach in Conoscenza ed errore
nel 1905 - che l'impresa scientifica andrebbe caratterizzata come una
serie di "reazioni intellettuali" all'ambiente in cui siamo immersi,
coordinate dalla capacità di «riconoscere ciò che è comune in
situazioni oggettivamente differenti»8. Allora, la crescita della
conoscenza (ovvero quel che chiamiamo abitualmente il progresso
scientifico) si presenta come una sorta di prolungamento della
selezione darwiniana. Tale concezione evoluzionistica non è propria
del solo Popper9.

Già per Ernst Mach, altra notevolissima figura di scienziato-
filosofo, la cosiddetta astrazione scientifica era semplificazione e
idealizzazione. Per capirci immediatamente: per risolvere certi
problemi, per esempio quanto potrebbe essere "ingrandita" una mucca
da un allevatore interessato alla produzione di una sorta di "super
bovino" basta trattare l'animale come una sfera10. Un certo insieme
di tecniche matematiche costituisce uno strumento di comprensione e
di controllo di una situazione (in senso lato) fisica non perché
riproduce la situazione così come è, ma perché, trascurando
elementi "inessenziali", consente di rappresentare geometricamente la
cosa, applicando un calcolo facilmente eseguibile. E' in questo senso
pragmatico che ci appare plausibile la battuta del Saggiatore di
Galileo secondo cui (1623) il Mondo altro non è che un grande libro
scritto «in caratteri geometrici»11. Nella stessa pagina Galileo non
risparmia il suo sarcasmo per chi sottomette il proprio intelletto
alla "autorità" altrui - sicché la matematizzazione della indagine
(in senso lato) fisica diventa garanzia di indipendenza
intellettuale. Inoltre, come ha notato uno storico nostro
contemporaneo, la lingua in cui sarebbe "scritto" il libro del Mondo
si trasforma, poiché la matematica stessa «non cresce per
accumulazione», ma «si sviluppa per ristrutturazioni»12.

2.
Il punto è delicato: ciò che è "trascurabile" dipende dai fini e
dagli sviluppi di quel che si è convenuto di chiamare "programma".
Prendiamo il caso del programma di Newton. Come ha osservato uno dei
maggiori studiosi della "rivoluzione newtoniana", i Principia di
Newton (prima edizione, 1689) presentano una fisica "di un mondo
ideale" come premessa allo studio di situazioni reali differenti da
quelle rappresentate nei vari "modelli"13. Imre Lakatos - avendo in
mente il caso di Newton, in un contributo del 1970 - ha affermato che
un modello altro non è che «un insieme di condizioni iniziali (più,
eventualmente, delle teorie osservative) che si sa che si sarà
costretti a sostituire durante l'ulteriore sviluppo del programma e
si sa anche, più o meno, come». La vicenda di Newton e dei newtoniani
(ma si potrebbero fare altri esempi) mostra ancora come, lungi dal
costituire quel "lampo improvviso" (la lampadina di Eta Beta
ovvero "l'intuizione bergsoniana"), la scoperta sia il prodotto di
una «strategia che serve sia a prevedere (produrre) sia ad
assimilare» le confutazioni, cioè le smentite della natura14. Lakatos
e la sua scuola hanno chiamato euristica tale strategia.

Questo "dogmatismo" (o "tenacia", se si vuole usare un termine più
neutro) non è, in sé, riprovevole. Sarebbe dovuto tornare indietro
Colombo, non avendo trovato terra "abbastanza presto"? Del resto, il
navigatore non ha trovato le Indie da Occidente, ma ha scoperto
comunque qualcosa di interessante. E Galileo ha elaborato una potente
strategia in difesa della "opinione di Copernico" nel Dialogo, anche
se la sua "prova" fisica del movimento della Terra ("il flusso e il
riflusso del mare") non stava in piedi (il fenomeno delle maree
viene "spiegato" nel quadro della concezione newtoniana della
attrazione gravitazionale). Newton e i suoi seguaci, infine, non si
lasciarono turbare troppo da "anomalie" nel moto dei pianeti del
sistema solare (o della stessa Luna) che i modelli via via elaborati
nel quadro della loro meccanica celeste non parevano in grado di
giustificare, almeno nel breve periodo.

Ma quanto "breve" deve essere l'intervallo di tempo concesso a un
programma per mostrare la propria efficacia nella previsione e nel
controllo, prima di essere rigettato come "vana" speculazione?
Giorni, mesi, anni o secoli? Perché Colombo aspetta ancora un po'?
Non sembra che ci sia una "misura" che ci dica quando è razionale
insistere in una data "strategia di scoperta" e quando è razionale
smettere, se non la comparsa di una strategia migliore entro un
programma di ricerca alternativo. Per esempio, la celebre anomalia
del perielio di Mercurio, pur imbarazzante, non costituì una ragione
per "invalidare" l'intera meccanica newtoniana, almeno fino alla
comparsa dei programmi di "nuova meccanica" dovuti a Poincaré ed
Einstein15. Tutto ciò non costituisce una sconfitta del fallibilismo:
l'aver "relativizzato" la portata di una smentita osservativa o
sperimentale (una "confutazione" nel senso di Popper) comporta una
maggior flessibilità nella valutazione della portata "euristica" di
un dato programma. A maggior ragione si dovrebbero ricordare le
parole di Mill (1859): «Se si vietasse di dubitare della filosofia di
Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi così certi della sua
verità come lo sono. Le nostre convinzioni più giustificate non
riposano su altra salvaguardia che un invito permanente a tutto il
mondo a dimostrarle infondate». Quando Mill scriveva non si erano
ancora profilate all'orizzonte scientifico idee come quelle di
Poincaré o di Einstein! Per questo la sua perorazione contro
qualsiasi presunzione di infallibilità ci pare più preziosa16.

3.
Due postille a mo' di conclusione. Si potrebbe terminare qui - e il
finale "milliano" dovrebbe ribadire come la comunicazione tra
ricercatori - sia che si ritrovino "entro" lo stesso programma sia
che si incontrino o si scontrino sotto il segno di programmi rivali -
non sia qualcosa che venga dopo "la scoperta", ma ne costituisca una
dimensione intrinseca. Tuttavia, le critiche alla concezione
popperiana (e a quella dello stesso Lakatos) e, in particolare,
alcuni argomenti elaborati da Thomas Kuhn e da Paul K. Feyerabend,
possono spingere a concludere che nella concezione fallibilistica si
possa certo parlare di "mutamento scientifico", ma non di vera e
propria "crescita della conoscenza". Se ogni programma genera i
propri modelli, indirizzati a risolvere i propri problemi, secondo
finalità e idealità che gli sono peculiari, è possibile individuare
uno sviluppo (più o meno riuscito) entro un programma, ma al di là di
valutazioni locali sembrerebbe impossibile delineare una crescita
globale17.

Mi limiterò a sostenere che tale conclusione non è autorizzata da
quanto detto fin qui; e che una buona strategia per eludere questo
tipo di "incommensurabilità" consiste, almeno per le teorie della
scienza moderna e contemporanea sufficientemente matematizzate, nel
carattere peculiare della astrazione matematica. A questo proposito
mi servirò di considerazioni che risalgono al grande matematico G.D.
Birkhoff. Nel lontano 1934 questi sottolineava18 come le astrazioni
matematiche utilizzate in teorie e modelli della fisica (in senso
lato) avessero valore solo entro appropriati "domini di validità", e
aggiungeva come i confini di ciascun "dominio" potessero venir
tracciati solo dopo una serie di tentativi ed errori, e anzi
venissero ottenuti come il punto di equilibrio delle tensioni che
hanno sotteso controversie tra concezioni rivali. D'altra parte, «man
mano che vengano prodotte astrazioni più complete dobbiamo aspettarci
che esse includano le astrazioni che le hanno precedute». In questo
modo diventa concepibile, almeno in linea di principio, che un
programma si assuma i compiti di spiegare perché un altro programma
ha almeno parzialmente successo "ereditandone", per dire, i "buoni"
problemi e presentare una concezione precedente o rivale come un caso
particolare della propria, indicando anche quali "vantaggi" si
ritiene che il programma precedente o rivale non abbia.

Un'ultima riflessione circa le euristiche dei vari programmi. Esse
possono venir presentate come insiemi di regole, tanto flessibili da
adattarsi a nuove situazioni ma abbastanza ben definite da rendere il
programma riconoscibile per tutti gli appartenenti alla comunità
scientifica che vogliano interessarsi a esso. Questo duplice aspetto
pone sotto una particolare luce un (ormai) vecchio problema che ha
accompagnato il sorgere e lo sviluppo della scienza moderna.
Prendiamo ancora spunto da una delle Operette morali di Leopardi - là
dove si immagina come una bizzarra Accademia, detta dei Sillografi
(letteralmente: scrittori di silloi, cioè "prese in giro") proponga
premi da burla per chi risolva il problema di simulare con una
macchina il comportamento (razionale?) dell'uomo (e della donna): un
precursore della sfida lanciata, nel nostro secolo, dal grandissimo
logico e matematico Alan Turing. In particolare, si dovrebbe essere
capaci di costruire un automa (per la tecnologia dell'epoca, una
sorta di "macchina a vapore") «atto e ordinato a fare opere virtuose
e magnanime». La scienza rientra certamente tra queste, sicché l'uomo
artificiale leopardiano dovrebbe essere in grado di promuovere un
programma scientifico (nel senso sopra chiarito del termine). Di
fatto, un'équipe guidata da Herbert A. Simon ha elaborato dei
programmi (nel senso dell'attuale Intelligenza artificiale), detti
Bacon programs (in onore di Francis Bacon) che dovrebbero relegare
nell'armadio dell'usato filosofico gli appelli popperiani
alla "intuizione", funzionando come euristiche "meccaniche" di
scoperta. Ma sono simulabili da una macchina le strategie creative di
Galileo, Keplero o Newton? La risposta è: solo in parte19. Come nota
un critico di tale approccio, Donald Gillies: «Simon e il suo gruppo
hanno certo riscoperto (in un qualche senso) leggi già note [per
esempio, le leggi di Keplero dei moti dei pianeti]; i loro programmi
[cioè i Bacon programs] non hanno però scoperto nessuna nuova
importante regola, generalizzazione o legge»20.

Eppure, Simon e i suoi muovono proprio dalla concezione di Lakatos,
per il quale è la scoperta di qualcosa di nuovo e inatteso il segno
migliore che il programma (nel suo senso) è in crescita e non
stagnante! Ma tale critica non vuol dire ancora che "il premio"
dell'Accademia dei Sillografi sia solo una presa in giro. Lo stesso
Gillies - che proviene dalla scuola di Popper e ha a lungo fatto i
conti con le tesi di Lakatos - sostiene che il limite maggiore
dell'approccio di Simon sta nel carattere troppo "psicologistico" del
tentativo di riprodurre "meccanicamente" euristiche impiegate da
grandi figure della storia della scienza. Un approccio diverso, che
sfrutti la tradizione che prende le mosse dalle idee pionieristiche
di Turing e dai risultati raggiunti nel contesto dei linguaggi
di "programmazione logica", potrebbe dare risultati migliori21.
In uno scenario di "grande scienza", in cui conta sempre di più il
lavoro di squadra e l'esigenza di dividere la ricerca in differenti
settori, gli strumenti di elaborazione dell'informazione e la
telecomunicazione sono destinati ad avere un ruolo tutt'altro che
marginale. Se si tratti del nucleo di una futura "collaborazione" tra
uomo e macchina oppure dell'ennesimo "esproprio" da parte
degli "automi" di ciò che un tempo sembrava tipicamente umano
(dopotutto, essi possono apprendere a giocare a scacchi molto meglio
di qualsiasi giocatore medio e a battere persino un campione
mondiale!) è troppo presto per decidere. Ecco una nuova "proposta"
per l'Accademia dei Sillografi22.

Note

1 Cito le Operette morali nell'edizione Oscar Classici, Mondadori,
Milano, 1997, che contiene una stimolante prefazione di G. Ficara,
attenta al "fallibilismo" leopardiano.

2 G. Galilei, Opere, VI, edizione nazionale a cura di A. Favaro, G.
Barbera, Firenze, 1890-1909, pag 561. Questa è la stessa "logica" che
sottende quella vera e propria "messa in scena" della controversia
scientifica che costituisce il nucleo del Dialogo sopra i due massimi
sistemi del mondo (1632) e ancora si ritrova nei Discorsi e
dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (1638).

3 On liberty, trad it Saggio sulla libertà, il Saggiatore, Milano,
1991, pag 23, corsivo mio.

4 La teoria fisica, trad it, il Mulino, Bologna, 1978, pag 250.

5 Cfr S. Ortoli, N. Witkowski, La vasca di Archimede, Cortina,
Milano, 1998, pagg 55-60.

6 K. Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino,
1995, pag 11.

7 La citazione è tratta dal suo Theorie und Erfahrung in der Physik,
1929.

8 I due problemi fondamentali della teoria della conoscenza, il
Saggiatore, Milano, 1987, pag 24 per le citazioni da Feigl; pagg 25-
27 per la ripresa delle tesi di Mach.

9 Per esempio, seppur in altre modalità, e comunque con una buona
dose di fallibilismo, riemerge in quella straordinaria figura di
matematico-filosofo che fu il nostro Federigo Enriques, come ho
cercato di mostrare altrove. Tra le sue opere vedi Problemi della
scienza, Zanichelli, Bologna, 1906 (reprint 1985) e Significato della
storia del pensiero scientifico, Bologna, 1936.

10 In questa "rozza" astrazione, una mucca ha un volume proporzionale
al cubo del raggio r; sicché, se il nostro allevatore è interessato a
ricavare più cuoio da conciare, deve sapere che la pelle
dell'animale - nel nostro "modello" - aumenta con l'area della
superificie della mucca, cioè della sfera, ovvero in funzione del
quadrato del raggio r. Così, una mucca "grande il doppio" di una
mucca "normale" è una sfera di raggio doppio di quella standard,
quindi di volume - e dunque di peso - otto volte quello dell'animale
normale; mentre la superficie è solo quattro volte maggiore di quella
standard. Sicché sulla "super mucca", a causa del suo peso, si
esercita una pressione doppia di quella cui è sottoposta la mucca
normale: allevatore, attento a non far scoppiare il tuo bovino!
L'esempio è tratto da L. Krauss, Paura della fisica, Cortina, Milano,
1994.

11 Opere, VI, pag 232.

12 E. Bellone, Il sogno di Galileo, il Mulino, Bologna, 1980, pag 6.

13 Per esempio: «Newton - scrive I.B. Cohen - mostra che le prime due
leggi di Keplero dei moti dei pianeti sono valide esattamente solo
per la condizione ideale o matematica di una singola massa puntiforme
che si muova attorno a un centro di forza matematico, dopo di che
passa a sviluppare i modi reali in cui la forma pura delle leggi di
Keplero dev'essere modificata per conciliarsi con il mondo
dell'osservazione». I. B. Cohen, Scienze della natura e scienze
sociali, Laterza, Roma-Bari, 1993, pag 60; dello stesso autore vedi
anche La rivoluzione newtoniana, Feltrinelli, Milano, 1982. Per i
Principia di Newton vedi l'edizione a cura di A. Pala, Utet, Torino,
1965.

14 I. Lakatos, La falsificazione e la metodologia dei programmi di
ricerca scientifici, ristampato come capitolo 1 in J. Worrall, G.
Currie (a cura di), La metodologia dei programmi di ricerca, Scritti
filosofici I, il Saggiatore, Milano 1985, in particolare pag 66.

15 Cfr N.T. Roseveare, Mercury's Perihelion from Le Verrier to
Einstein, Clarendon Press, Oxford, 1982.

16 Si noti: «Sentirsi sicuri di una dottrina - scrive Mill - [...]
non è ciò che io chiamo presunzione di infallibilità: lo è
incaricarsi di decidere la questione per conto di altri, senza
permettere loro di ascoltare le possibili opinioni contrarie», Saggio
sulla libertà, op cit, pagg 25 e 28.

17 Vedi in proposito, T.S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni
scientifiche, Einaudi, Torino, 1978 e P.K. Feyerabend, Contro il
metodo, Feltrinelli, Milano, 1975.

18 Cfr G.D. Birkhoff, Collected Mathematical Papers, Dover
publications, New York, 1968, vol III pagg 568-572.

19 Cfr P. Langley, H.A. Simon, G.L. Bradshaw, J.M. Zitkow, Scientific
Discovery. Computational Explorations of the Creative processes, Mit
Press, Cambridge, Mass., 1987.

20 D. Gillies, Intelligenza artificiale e metodo scientifico,Cortina,
Milano 1998, pag 26; si veda quanto osservato da Gillies già in D.
Gillies, G. Giorello, La filosofia della scienza nel XX secolo,
Laterza, Roma-Bari 1995, pagg 86-90.

21 Di fatto - sostiene Gillies - li ha già dati individuando vere e
proprie "leggi naturali", anche se piuttosto diverse da quelle che
nella ricerca "umana" vengono usualmente prodotte.

22 Per alcuni aspetti delle idee qui esposte, vedi anche il mio
intervento in Scienza ed etica alle soglie del terzo millennio, atti
del convegno, Società italiana di fisica, Bologna, 1993.

#4 Da: "mind60" <mind60@...>
Data: Ven 18 Ott 2002 7:47 pm
Oggetto: Alberoni e i prof. universitari
mind60
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Francesco Alberoni, recentemente, nella sua rubrica "Pubblico e
Privato" che tiene sul Corriere della Sera ha inteso
incorniciare: "Ecco che cosa ti aspetta se vuoi insegnare
all'Università". Nel mondo universitario l'imperativo tra gli
accademici è uno solo, vale a dire la carriera. La carriera
universitaria docente, sostiene Alberoni nel suo articolo,
produce: "dipendenza, incertezza e servilismo". Tutto nasce in realtà
dal cosidetto sistema di esplicita cooptazione dei docenti che,
sempre secondo Alberoni, così si esemplifica: "Il laureato di solito,
incomincia la carriera universitaria con un assegno di ricerca.
Decide una commissione giudicatrice. In realtà il professore
(ordinario) che presenta il suo candidato, e i suoi colleghi lo
promuovono in quanto lui promette di promuovere uno di loro. Così il
giovane incomincia a lavorare con quel "maestro" da cui dipenderà,
d'ora in avanti, tutto il suo futuro. Dopo un tirocinio di alcuni
anni, gli dicono di prepararsi al concorso statale per diventare
Ricercatore. Qui la commissione è eletta da tutti i professori
italiani della materia, con un meccanismo elettorale complicatissimo
che, però, è governato da un ristretto gruppo di potere politicamente
orientato, e decide in anticipo chi dovrà essere promosso e chi no.
Perciò al nostro giovane andrà bene solo se il suo maestro è inserito
nella cordata giusta. Mettiamo che riesca. Ora è diventato
Ricercatore. Ha circa 35 anni, uno stipendio da fame e deve aspettare
tre anni per la conferma. Tre anni sulle spine. Ma è la regola: deve
sempre sentirsi sotto giudizio, chinare la testa, fare il bravo.
Dopo qualche anno, se ha fatto le ricerche gradite ai superiori, lo
autorizzano a partecipare al concorso di professore associato. Anche
questa commissione giudicatrice nazionale viene eletta dallo stesso
gruppo di potere che ha scelto quella del concorso precedente ed ha
già stabilito, in anticipo, chi vincerà e chi no. Supponiamo che lo
facciano vincere. È sui 45 anni e deve fare altri tre anni per avere
la conferma. Quindi pazienza e prudenza. Passa altro tempo e, al
nostro amico, resta solo l'ultima tappa, quella di professore
ordinario, la più difficile. Ora deve assolutamente essere nella
cordata giusta, aver dato le giuste garanzie politiche, non avere
nemici ed essere stato inserito con molto anticipo nell'elenco di
coloro che saranno promossi. Se si comporterà proprio per bene può
farcela, entro i 55 anni. Più i soliti tre anni per la conferma.
Così, verso i settant'anni sarà finalmente libero di creare e di
scrivere quello che pensa, prima di andare in pensione a 65". Alla
fine Alberoni conclude con un'esortazione fatta al ministro
dell'università: "Signor ministro, mi creda, oggi chi fa carriera
universitaria in Italia è come un cane tenuto al guinzaglio per tutta
la vita. Una condizione umiliante. Ma non sono gli uomini ad essere
malvagi, sono sbagliate le regole, le istituzioni. L'autonomia non
esiste, la concorrenza non esiste, le elezioni del CUN (Comitato
Universitario Nazionale) e delle commizzioni dei concorsi sono
manovrate".

#3 Da: "astromagick" <astromagick@...>
Data: Ven 18 Ott 2002 7:39 pm
Oggetto: Una recensione per la logica
astromagick
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Le ragioni della logica Carlo Cellucci  Laterza Bari 1998

Nel primo capitolo (Gli scopi della Logica) Cellucci individua due
caratteristiche della logica matematica: la ricerca della certezza
assoluta e il rifiuto di indagare la "logica della scoperta". Ovvero
l'interesse per il metodo assiomatico e alla deduzione di
proposizioni da principi fissati e il disinteresse per il metodo
analitico con il quale si scoprono nuovi risultati............La
logica si è occupata prevalentemente delle deduzioni, anche se - come
egli ricorda - sin dall'antichità ci sono state interessanti
riflessioni sui metodi per la scoperta....Sia nella logica
aristotelica, sia in quella matematica una dimostrazione è una catena
di inferenze corrette......La logica lineare ha messo però in
evidenza che una dimostrazione è un oggetto logico che può ben essere
rappresentato come una catena di inferenze corrette, ma che tuttavia
non è tale rappresentazione, bensì qualcosa di indipendente da essa,
e va studiato e indagato anche astraendo dalle sue possibili
rappresentazioni come catena di inferenze corrette; una dimostrazione
può ben essere costruita mediante catene di inferenze non corrette.
Solo quando, piuttosto recentemente, nell'ambito della logica
lineare, si è cominciato a studiare le dimostrazioni
indipendentemente dalle loro rappresentazioni, si è di fatto dato
inizio a una vera e propria teoria delle dimostrazioni......Le
degenerazioni elencate da Cellucci sono: la banalizzazione della
ricerca, la frammentazione della matematica, la generalizzazione dei
principi o le loro particolarizzazioni anche non corrispondenti a
seri problemi matematici............Nel capitolo Metodo assiomatico e
sistemi chiusi, l'autore mostra come con il metodo assiomatico si
operi entro sistemi chiusi. Effettivamente un sistema
assiomatico "completo" è un sistema chiuso, che può evolversi in un
altro sistema assiomatico completo, ossia in un altro sistema chiuso.
In particolare, un sistema chiuso non comunica né interagisce con
l'esterno. E la logica matematica tradizionale ha trascurato, prorpio
per questo suo legame con il metodo assiomatico, il tema della
comunicazione e quello della interazione......Nel capitolo I limiti
dei sistemi chiusi Cellucci discute i risultati limitativi della
logica matematica, fra i quali i teoremi di incompletezza di Godel e
il teorema di Tarski, mettendo in evidenza come essi avrebbero dovuto
portare all'abbandono del sistema chiuso e, dunque, a un supermaneto
dell'approccio tradizionale, mentre di fatto i logici non hanno
tratto questa lezione da quei teoremi limitativi.....Il volume, lungi
dall'essere un attacco alla logica è basato sulle convinzioni che ci
siano grandi campi di cui la logica debba occuparsi, che ci possa
essere logica e non solo dell'inferenza, ma anche della scoperta; e
invita la comunità dei logici a muoversi in questa direzione. Il
paragrafo finale del volume ben esprime l'intento dell'autore: "La
logica della scoperta ammette il carattere strumentale ed
ineliminabile dell'incertezza e cerca di costruire su di esso. Il
metodo analitico su cui si basa non è assolutamente certo, è solo
dotato di procedure di controllo che consentono di riconoscere le
anomalie quando sorgono ed eventualemnte di correggerle. la logica
della scoperta riconosce l'illusorietà dello scopo di garantire la
certezza della matematica e lo sostituisce con quello di fabbricare
strumenti per l'ampliamento della nostra conoscenza, soggeti all'alea
dell'errore proprio di tutte le costituzioni umane. Lo scopo della
conoscenza non è quello di eliminare l'incertezza, ma piuttosto
quello di insegnare a diffidare delle proprie certezze, e a ciò deve
mirare la llogica della scoperta.

#2 Da: "Giampiero Labbate" <glabba@...>
Data: Gio 17 Ott 2002 12:16 pm
Oggetto: (Nessun oggetto)
glabba@...
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LACRIME

Se mai un uomo avesse pianto tanto, io lo feci alla fine di questa storia strana.
Una storia d'amore ovviamente. Dietro il niente, davanti, oltre alle lacrime, il mistero e un sogno.
L'incontro fu casuale, un pomeriggio di sole, tanta folla per le strade, lo sguardo fisso su un uomo vecchio, povero, un violino altrettanto logoro in mano, un cappello per terra con qualche moneta e una musica lacerante.
All'improvviso lei.
No, ora non voglio più ripetere il suo nome, che rimanga sepolto nel mio ricordo, mischiato alle lacrime che pur uomo io feci. Allora, quando la scorsi tra la folla, camminava lenta, sembrava non guardare alcuno, neppure le vetrine sembravano attirarla.
Il mio cuore sembrò all'improvviso voler uscire dal petto, ticchettava furiosamente e mi spingeva ad accelerare il passo, piroettando tra una disordinata comitiva mi avvicinai.
Ciao, un semplice ciao mi uscì dalle labbra, ciao mi rispose.
Dopo anni in cui l'avevo imprigionata nel mio cuore e l'avevo spesso seppellita con migliaia di parole, ora soltanto un ciao breve come un lampo si fece udire.
Il suo viso, i suoi occhi erano identici come il ricordo fisso nella mia mente, tutto il resto non contava, neppure gli anni passati, niente, una implosione senza fine, il cervello in fiamme, l'emozione che blocca tutto, ciao, ti ricordi?
Si, come stai? Così, ti ho pensato. Anch'io. Quanto tempo è passato? Infinito. Non mi hai mai scritto. Neanche tu. Avrei voluto. Anch'io.

Quanti dialoghi potrebbero assomigliarsi in altrettanti incontri simili a questo; perché il silenzio, la tristezza, l'amore che non è mai morto, tutti insieme hanno contribuito a pietrificare una parte di noi in noi stessi. E quand'anche ci siano state delle colpe, la sofferenza più grande le ha soffocate. E' rimasto soltanto un miscuglio di ricordi di attimi che ognuno di noi avrebbe voluto rivivere, forse anche soltanto per il ricordo stesso della propria giovinezza.
Lo sai che qualche volta ho fatto il tuo numero e sono rimasto in silenzio? Perché lo hai fatto? Avrei voluto... Ma non lo hai fatto. Non volevo distruggere un sogno. Ma hai distrutto le nostre vite. Quasi non ti riconoscevo più. Sono così invecchiato? Hai i capelli bianchi. Tu non sei cambiata. Ma dai. No, è vero. Mi prendi in giro. Sorridimi ancora una volta. Vedi, arrossisco ancora. Ti ricordi la nostra ultima cena? Sì, pochi giorni dopo ti sposasti. Non mi avevi voluto. Ma tu mi avevi fatto tanto male. Lo so.
E intanto camminavamo per una strada che mi sembrava di non avere mai visto, eppure era la mia città. Ne conoscevo ogni angolo, ogni curva mi era nota. Ma quella strada, no. Le presi la mano. La ritrasse.
Non è più il tempo. Volevo sentirti. Hai famiglia? Si. Tu? Anch'io. Figli? Due. Come me. Siamo altri ormai. E i nostri ricordi? Quasi non ci appartengono. Ci hai mai pensato? E tu? Mille volte. Anch'io. Ti ho amato. Pure io.
All'improvviso ci ritrovammo davanti ad una farmacia. Scusa un attimo. Fai pure, ti aspetto. Entrò.
Mi guardai intorno, non ricordavo d'averla mai vista, eppure c'era. Vidi dall'altro lato della strada un giornalaio, decisi di prendere il giornale. Attraversai.
Mi dia la gazzetta. Eccole il resto.
Riattraversai. Passarono dieci minuti. Le donne si fanno sempre attendere. Ci sarà stata tanta gente. Passarono altri dieci minuti. Entrai. La sala era vuota, una commessa sistemava dei barattoli di borotalco su una vetrina.
Buonasera. Buonasera a lei, desidera? Niente, scusi, aspettavo una persona ma vedo che non c'è, deve essere uscita e non l'ho vista, grazie ugualmente e mi scusi. Di niente. Buonasera. Buonasera.
Mi ritrovai fuori frastornato, senza saper cosa fare, dove andare, dov'era? Perché non mi ha visto? Non era un sogno, io le avevo parlato. Io le avevo sfiorato la mano. Maledetto giornale. Forse era uscita e aveva pensato che io me ne fossi andato. Maledetto giornale. Mi guardai da ogni lato, mi incamminai pure nella viuzza che iniziava accanto alla farmacia, camminai svelto, giunsi al primo angolo col cuore in gola, niente. Ritornai indietro. Riattraversai la strada. Nulla. Rifeci allora il tragitto percorso pochi minuti prima con lei, magari si era fermata a guardare una vetrina. Nulla. Forse era entrata in un negozio. Tremavo. Cominciai ad entrare ed uscire da un negozio di scarpe, una gioielleria, un panificio, una drogheria, una libreria, un negozio di dischi, rinunciai pure al solito e dovuto saluto comportandomi come un maleducato, ma avevo fretta, dovevo trovarla. Niente. Gettai il giornale non letto in un cestino dei rifiuti, appallottolandolo con rabbia.
Ritornai nella farmacia, la commessa era ancora intenta a contare delle scatole rosse ma appena mi vide esclamò: ha trovato quella persona? No, son tornato a chiederle se conosce... e le descrissi la persona, dissi il suo nome e la donna perse il sorriso repentinamente e ... lei parla di... Si, allora la conosce! Si, era una brava donna, una nostra cliente fino a due anni fa. Come era? E' venuta oggi, l'ho vista entrare, io l'aspettavo fuori! Impossibile signore, lei si confonde, avrà incontrato sicuramente una persona che le assomiglia. La signora è morta due anni fa, una brutta malattia. La conoscevo bene. Pochi giorni prima di morire mi aveva donato un libro di poesie, vede, lo tengo sempre in questo si giro, aprì un cassetto, tirò fuori il mio libro Legga anche lei. Guardi la data. A Piera con tanto affetto. Quando me lo regalò doveva già soffrire, vede ? Aveva sbagliato la data, legga, 27 maggio 1999. Era felice, felice di regalarmi il libro scritto da un suo lontano amore, povera donna ma entrambi volgemmo contemporaneamente lo sguardo al grande orologio, con data, appeso al muro di fronte, oggi, oggi è il 27 maggio 1999 !


#1 Da: "daimoncenter" <cwbrown@...>
Data: Mer 16 Ott 2002 4:18 pm
Oggetto: Benvenuti a tutti quelli che decideranno di partecipare a questo forum.
daimoncenter
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Cari amici, non ci sono amici. (Aristotele)

il Daimon Club sta promuovendo un forum nazionale sulla teoria della
letteratura e percio' sta cercando delle persone che possano
collaborare come fautori, coordinatori ed eventuali promotori oltre
che conferenzieri, online o sul territorio, di tale iniziativa.

Gli articoli inviati oltre che in questo gruppo di discussione
verranno pubblicati nel sito del Daimon Club e successivamente
raccolti in un testo cartaceo che verra' distribuito sia in rete sia
sul territorio.

Il nostro club proporra' poi alle istituzioni, agli editori, alle
scuole, alle biblioteche pubbliche e a varie associazioni una serie
di conferenze sulla letteratura e sull'educazione in generale e
cerchera' anche di organizzare dei corsi di scrittura e analisi
testuale.

Parte del programma e della filosofia che lo ispira si trova gia' in
linea nel nostro sito, il resto verra' delineato nel prossimo futuro.
Il forum e' aperto a tutti e avra' come partecipanti anche dei
professori universitari e alcuni scrittori con cui siamo gia' in
contatto.

Lo scopo di tale progetto e' quello di attivare la collaborazione e
la comunicazione tra un gruppo di persone che avranno lo scopo di
stimolare la lettura, la scrittura e la creativita' sia sul
territorio sia all'interno dei vari siti che si occupano di arte sul
web. Il tutto si affianchera' poi ad altre iniziative (vedi le nostre
novita'all'interno delle Daimon News) e anche ad una campagna
pubblicitaria promossa dal Daimon Club e da altre associazioni che
operano nel mondo del volontariato e della cultura in generale.

Un saluto a tutti.
Carl William Brown and The Daimon Club http://www.daimon.org

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