Tim Burton L'ultimo film in stop-motion diventa un album: una storia
gotica, ovvero come ritrovarsi marito di una stupenda ragazza defunta
1/12/2006
di Tim Burton
La sposa cadavere è l'ultimo film in stop-motion di Tim Burton che,
trasformato in un album, esce ora da Einaudi (pp. 156, e 16,50).
Storia gotica, di horror fiabesco, racconta l'avvenuta di Victor:
diviso fra le promesse nozze con Victoria si ritrova marito di una
affascinante ragazza defunta,avviluppato fra un gretto mondo dei
vivi e un allegro mondo dei morti. Tim Burton gioca, da visionario,
fra Vincent Price e Edgar Alan Poe, la sua fantasia spavalda e
macabra, melanconica e irriverente. Al disegno animato preferisce
gli oggetti tridimensionali perché, dice, risentono della mano di
chi li muove, procurando a chi guarda «vere emozioni».
Da ragazzino, a forza di guardare film di mostri, diventai un fan
incredibile del lavoro di Ray Harryhausen: Jason and the Argonauts,
i film su Sinbad, A 30 milioni di chilometri dalla Terra. Ne imparai
il nome prima di imparare quello di qualunque attore. Ray era e
rimane un artista molto speciale, e guardando i suoi film riuscivo
sempre a cogliere le capacità artistiche che stavano alla base della
sua produzione. Come molti altri ne trassi ispirazione e se oggi
sono quello che sono in parte è per merito suo. Dalla visione dei
suoi film si acquisiva la consapevolezza della sua arte,
dell'abilità e dell'amore che investiva nel proprio lavoro. Era in
grado di instillare nei suoi mostri più emozioni di quanto non
facesse con la maggior parte degli attori di quei film. E se non
avevano un personaggio, il regista procurava ai suoi mostri una
scena di morte spettacolare. Doveva sempre esserci l'esalazione di
un ultimo respiro, un ultimo colpo di coda, e lo spettatore si
sentiva sempre male per loro. Da ragazzino, guardare questi mostri
doloranti che soffrivano una morte tragica fu, in un certo senso,
una forma di catarsi per la mia sensibilità di adolescente (...).
UN UOMO CONTESO
L'idea de La sposa cadavere è venuta da un vecchio racconto popolare
narratomi dal mio amico Joe Ranft, che conoscevo dai tempi in cui
ero studente alla Cal Arts. Joe, che morì poco prima che
concludessimo il film, aveva lavorato alla Disney, direttore della
story board sia in The Nightmare Before Christmas sia in James e la
pesca gigante, e all'epoca aveva fatto magie alla Pixar. Era un vero
maestro nel narrare storie e quando mi raccontò la storiella di un
uomo conteso da due donne - una viva, l'altra morta - sapeva che
avrebbe suscitato il mio interesse. Questo libro è dedicato a lui e
a tutti gli straordinari artisti che hanno collaborato al film.
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