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LIBRI - TIM BURTON   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #295 di 416 |
Autore: Antoine De Baecque
Titolo: Tim Burton
Editore: Lindau
Dati: Pagine 172
Anno: 2007
Prezzo: 18,50 €

È un rapporto di amore e di odio reciproci quello che lega un
regista/autore come Tim Burton all'industria hollywoodiana. Un
rapporto di dipendenza e sospetto che si rinnova ad ogni film, come
un tacito patto faustiano ormai firmato, ma da quale si vorrebbe
comunque fuggire alla prima occasione.
Un patto che non è, come si potrebbe pensare a tutta prima, solo
economico anche se è vero che Tim Burton difficilmente potrebbe fare
a meno di quei produttori che finanziano le sue fantasmagoriche
visioni e Hollywood altrettanto difficilmente saprebbe separarsi da
quell'ex enfant prodige che è stato capace di farle incassare milioni
grazie ai suoi "blockbusters apparenti".
Il legame indissolubile che lega l'autore recentemente insignito del
Leone alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia con l'industria
dello spettacolo è, infatti, prima di tutto, di reciproca ispirazione
e di intima necessità. Tim Burton ha bisogno di Hollywood perché essa
incarna in toto i valori dello status quo contro i quali opporsi
strenuamente. Essa rappresenta l'abnorme riportato nei termini della
normalità, il mostruoso che viene, però, additato da tutti quasi
fosse un modello da seguire e da cui trarre utili insegnamenti di
vita. È la società di Edward mani di forbice o di Batman returns: un
mondo di convenzioni che nasconde sotto le case tinta pastello un
orrore indicibile, il punto di ritrovo del così detto "buon gusto"
che rifiuta – e non potrebbe fare altrimenti - tutto ciò che
è "diverso" anche se sembra accettarlo (o, perlomeno, tollerarlo) a
tutta prima.
Dall'altro lato Hollywood non può fare a meno di Tim Burton perché
questi rappresenta il suo lato oscuro. È il cantore indefesso della
sua malattia, ma anche del suo ancora incredibilmente ingenuo
candore. È colui che riesce a raccontare le contraddizioni della
macchina dei sogni, senza mai perdere il lucido cinismo del critico
di costume. Guardando le pellicole del regista originario di Burbank,
Hollywood riesce, insomma, a meglio definirsi, a meglio capire la sua
dimensione più vera e mostruosa. Tim Burton è lo specchio della
strega nel quale l'industria vuole vedere riflessa la sua immagine
accompagnata dalla rassicurante filastrocca che la dichiara, sempre e
comunque, la più bella del Reame. Per lo meno quella che incassa
ancora di più.
Il rapporto di amore e odio diventa così lo sprone per entrambi. È il
dissidio che respira sotterraneo in tutte le sue pellicole e che le
rende così incredibilmente interessanti. Perché Tim Burton, come nota
giustamente Antoine De Baecque in questo saggio/biografia che non è
mai gratuitamente agiografico, è probabilmente l'unico regista
americano capace di produrre blockbusters che incassano senza
appiattirsi mai alla loro logica perversa e stereotipata. Anche se,
bisogna ammetterlo, non sono mancati momenti in cui l'industria è
riuscita a vincere qualche mano del suo gioco perverso: in buona
parte del primo Batman e per quasi tutto Planet of the apes.
Ciò che l'industria non riesce a tollerare nella favole meravigliose
del regista americano è il loro essere così poco rassicuranti ed
edulcorate. Il loro legarsi alla dimensione mitica del racconto
favolistico è troppo totale per un sistema che vede nei film
soprattutto gli strumenti per un intrattenimento apparentemente
innocuo, in realtà più vicino alla lobotomia. Ma della fiaba il
regista conserva solo situazioni ed atmosfere visto che il suo
modello di narrazione rinuncia sempre al tempo mitico e ciclico
caratteristico di questo genere di racconti per scindersi e
moltiplicarsi in un universo esploso in mille frammenti che è tanto
vicino al sentire dei ragazzi di oggi formatisi sul modello
televisivo e della playstation. Le sue sono favole rilette nella
logica della contemporaneità, sono racconti popolari rivisti però
nella chiave limpida e sofferta dell'intellettuale che pensa sempre
in termini autobiografici prima ancora che collettivi. E proprio per
questo, come emerge potentemente dal saggio in esame, anche il
recupero di due dimensioni "estranee" alla cultura americana come il
gotico e la realtà carnevalesca, si complica ulteriormente. Per
Burton, infatti, il gotico è, prima di tutto il rimosso consapevole
della cultura americana, ciò che non può non essere rifiutato in
virtù della sua incontrovertibile "diversità". È una scelta di vita
in cui poco si è davvero potuto scegliere e che ci porta
automaticamente ai margini, in quel mondo dei derelitti che il
regista ha così bene saputo cantare. Allo stesso modo il carnevalesco
è lo sberleffo assoluto contro i valori costituiti, contro la società
dei consumi, contro il potere. È lo smorfia grottesca di Joker (che
unisce il riso al tragico) con cui i reietti rivendicano la loro
identità ad un mondo che finge di ignorarli.
Del mondo di Tim Burton il libro di Antoine De Baecque restituisce
ogni intima piega, con infinito affetto, ma anche con lucidità
critica. Andando a cogliere anche i limiti di una messa in scena che
predilige il disegno di caratteri ed atmosfere agli sviluppi
romanzeschi. Perché il cinema burtoniano è, prima di tutto un cinema
di disegno, giammai un cinema di regia. E proprio questo lo rende
così incredibilmente originale e indiscutibilmente d'autore.




Gio 20 Set 2007 9:25 pm

elisavigilante
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Inoltra Messaggio #295 di 416 |
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Autore: Antoine De Baecque Titolo: Tim Burton Editore: Lindau Dati: Pagine 172 Anno: 2007 Prezzo: 18,50 € È un rapporto di amore e di odio reciproci quello...
Elisa
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20 Set 2007
9:26 pm
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