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prologo:
Il mondo si divide in due: da una parte quelli che non vedevano l'ora che questa
serie di mail finisse presto e dall'altra quelli che aspettavano un'ultima
lettera di commiato. Provo a fare contenti tutti.


Savona (università), 5.3.03
ore 11,54

ciao a tutti,
eccomi qui, quattro mesi sono finiti. La Korea è nuovamente laggiù, tutti voi e
io con voi proveremo una sensazione particolare nel sentirla nominare in futuro.
L'esperienza vissuta, sia essa diretta o mediata, lascia qualcosa dentro che
rimarrà sempre.

Ora che sono tornato dovrei essere in grado di trarre delle conclusioni, cercare
di fare bilanci e provare a rispondere compiutamente a tutte quelle domande che
mi avete fatto e che continate a farmi. Mi spiace, attese destinate per la
maggior parte a rimanere tali... A chi mi ha domandato come sia andata questa
esperienza ho risposto senza esitazione in maniera entusiastica. E l'ho fatto
sinceramente. Ma al di là del mio giudizio generale, sento più forte il
contrasto tra diverse sensazioni dentro di me. Sono il riflesso di determinati
episodi, di vicende precise, di persone con nomi e cognomi. Ma anche di una
consapevolezza maturata lentamente giorno dopo giorno.
Cominciamo dalle cose belle. Sento una carica di entusiasmo e di voglia di fare
che non ha eguali, ed è il frutto di una serie multiforme di cause. Prima fra
tutte l'incontro con persone nuove, con persone che mi hanno dato tanto e di cui
ora sento la mancanza. Gente che mi ha dato un bel esempio di scelta e di
motivazioni personali. Poi viene il mio autocompiacimento (un po' ingenuo forse)
nel poter constatare che anche le esperienze che potevano sembrare difficili da
realizzare in realtà spesso possono essere alla nostra portata (più difficili
infatti sono le scelte che stanno a monte). Infine, ma certamente non minore
alle altre motivazioni, a darmi una bella scossa di energia è aver potuto
toccare con mano una realtà diversa, scoprire (seppur difficilmente) il
confronto tra condizioni di vita differenti e aver provato a condividerle. Il
riuscire a migliorare ancora quest'ultimo aspetto è per me fonte di stimoli a
lunghissimo termine, oltre che una scommessa di vita.
A farmi provare un'inaspettata (quanto immediatamente soffocata dalla mia
autocensura) sensazione di "rigetto" è stato il pensiero alle illogiche cause di
difficoltà per tutto il nostro lavro in Korea. Se penso alle dinamiche assurde
fatte apposta per mettere i bastoni tra le gambe a chi vuole lavorare in una
cooperazione dignitosa e degna di essere tale... mi viene una rabbia! Ma
cercherò di trasformare questa mia reazione irritata in nuovi stimoli per
affrontare le vicende e le realtà future. Non è detto che le scottature sulla
pelle non possano essere una buona base per lavorare in futuro con maggiore
consapevolezza derivata dall'esperienza.
Cercherò di fare tesoro di tutto e di investirlo nel miglior modo al prossimo
giro di giostra (ovvero già adesso).

Non ho cercato affatto invece di celare o soffocare il rigetto verso alcune cose
che inesorabilmente mi hanno accolto nel ritorno. E' bastato poco, uscendo di
casa sabato pomeriggio scorso, per farmi sentire chiudere lo stomaco.
L'atteggiamento di certe persone per strada, inconsapevoli del loro modo di fare
e della loro condizione immeritevolmente privilegiata. E nonostante questo
sprezzante di tutto ciò che non rientra nei loro schemi ovattati.

Serve cambiare lo stile di vita e bisogna essere davvero in tanti. Il confronto
con altri sistemi (anche peggiori dei nostri nelle loro caratteristiche
principali, come può essere quello koreano) ti sbatte in faccia questa necessità
senza alternativa.
Io ci proverò, cominciando dalle cose piccole e consapevole della mia debolezza.
Dopo quattro mesi in un paese dove il telefono cellulare è vietato per legge, ho
deciso che non ne avrò mai più uno per me. Mi dispiace per i piccoli disagi che
qualcuno potrà avere, ma cìè di peggio nella vita. Mi spiace per chi me lo ha
regalato: ma lo venderò e riciclerò in maniera buona il ricavato.
Cercherò di dipendere il meno possibile dalla benzina, preferendo la bici ad
auto e vespa. Vuol dire soprattutto ripensare a tempi di percorrenza e distanze,
ma anche questo può rientrare in stili di vita migliori.
Altri suggerimenti? vi aspetto...

Ripeto solo il fatto di essere contentissimo di aver riabbracciato molti di voi.
Ho capito quanto la lontananza possa farsi sentire.
Ma siamo sempre stati sulla stessa barca. A remare, ovviamente

Tommaso

PS: quindi, ripensando all'oggetto della lettera, non finisce affatto tutto qui!




Mer 5 Mar 2003 11:30 am

tommygam_it
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