pyongyang, 12.12.02
ore 20.44
ore 20.44
Carissimi tutti,
dopo un blank-out del server di qualche giorno (le mail mi arrivavano ma non potevo inviare) torno a scrivere, e visto che ho abbastanza tempo per farlo, temo per voi che mi dilungherò un po'... Ma poi spero di poter approfittare di questo margine ulteriore per poter rispondere individualmente a qualcuno di voi.
dopo un blank-out del server di qualche giorno (le mail mi arrivavano ma non potevo inviare) torno a scrivere, e visto che ho abbastanza tempo per farlo, temo per voi che mi dilungherò un po'... Ma poi spero di poter approfittare di questo margine ulteriore per poter rispondere individualmente a qualcuno di voi.
Innanzitutto questo tempo in più oggi è determinato dal fatto che ho cambiato casa, sono adesso con Sam nel suo appartamento e ho lasciato quindi quello in cui sono stato da solo in questi giorni. Siamo quindi nel compound delle ong, ancora più vicino all'ufficio (non devo neppure attraversare la strada, c'è solo un cortiletto e una palazzina in mezzo) e soprattutto sono in compagnia. Questo significa chiacchierare un bel po' a cena e fare più veloci nel mettere apposto. La mia camera dà proprio sulla strada che ci separa dal mondo esterno, quello che a noi è ancora un po' distante. In effetti noi stranieri, cooperanti di ong o delle agenzie delle nazioni unite, non abbiamo troppa libertà di movimento. In città (a Pyongyang solamente) sì, nel senso che possiamo girare a piedi o in auto come e dove vogliamo, ma il contatto con la gente ci è di per sè negato dalla totale incomunicabilità della lingua. Sabato scorso ho fatto un tour per il centro, rigorosamente a piedi, e accumulando chilometri (Pyog è davvero grande, sono riuscito a vederne solo una parte) mi è stato possibile notare i diversi volti delle persone. Innanzitutto chi ti nota maggiormente - non è possibile passare inosservati, è un po' come da noi quando passa un koreano (ma va?) - sono i bambini. I più piccoli, trascinati dalle mamme o sulle loro spalle, si limitano a guardarti un po' stupiti: la faccia nuova incuriosisce. Quelli intorno ai 9-13 anni se sono in gruppetto non nascondono un certo divertimento e sorridono tra loro: se rispondi con una faccia bonaria e un sorriso allora si mostrano meno timidi e ti ridacchiano dietro. Gli adolescenti girano quasi sempre da soli e ti squadrano velocemente, ma non riescono a nascondere un po' di interesse. Poi ci sono quelli, un po' di tutte queste categorie, che ti guardano ma non ti vedono, anche se cerchi un po' di farti notare. C'è un velo dietro i loro occhi e allora pensi che per loro è già iniziata - forse - una lunga strada verso il basso. Le persone adulte invece al 90% ti ignorano e tirano dritti sul loro cammino, sono quasi sempre di fretta e si vede però che non vogliono incrociare il tuo sguardo. Non so se sia timore (non verso di noi, ma verso chi magari li può vedere parlare con stranieri) o cos'altro. Io penso che sia paura di essere "corrotti" nella loro reputazione: mi hanno detto che gli abitanti di Pyongyang sono tutti selezionati per meriti politici o per raccomandazione di quelli selezionati. Dalle campagne non può nessuno decidere di venire in città senza autorizzazione (e ce l'hanno solo quelli che lavorano qui) neppure per farci un giro (ammesso che qualcuno qui abbia voglia di fare il turista), figuriamoci poi ad abitarci. Sulle grandi strade di collegamento ci sono spesso posti di blocco fissi che regolano il flusso delle persone (davvero tante che si spostano in continuazione) e solo chi ha il visto può passare oltre.
Il mio tour in città mi ha riportato a vedere i grandi monumenti celebrativi e a cercare di fare un po' la persona "normale". Sono entrato nei negozi e ho visto cosa vendono: alimentari, vestiti e accessori per la cucina. Non una grande scelta di nessuna di queste specie, ma comunque una discreta disponibilità. A noi potrebbe sembrare - dallo stile, dai colori e dalla qualità (temo) - un balzo negli anni '50-'60. Di questo genere è il supermercato più grande della città (ce ne sono diverse sedi in due/tre angoli di Pyongyang): quattro piani, ciascuno specializzato in un settore: vasellame, stoffe - camicie, cartolibreria - musica - scarpe, giochi e suppellettili vari. Ci sono dei grandi scaffali, ma non si può toccare perchè in mezzo un bancone lungo come gli interi scaffali ti separa da essi e le inservienti ti servono la merce.
Ho provato poi ad entrare in stazione, ma dopo pochi istanti la poliziotta di guardia alla porta mi ha chiesto gentilmente di che cosa avevo bisogno (penso). Io ho cercato di farle capire che volevo solo dare un'occhiata in giro, ma lei - evidentemente non capendo che cosa volessi dirle - mi ha portato dalla sua superiora. Questa mi ha ripetuto da domanda e io ho ripetuto la risposta. Il fatto è che loro non riescono a concepire che uno vada in stazione solo per guardare come è fatta. Le ho indicato chiaramente che avevo intenzione di fare un giro sui marciapiedi e che non avrei certo preso nessuno treno, ma definitivamente mi ha spiegato che non potevo andarci. Il bello è che non ti mandano via, sembra sempre che stanno per darti qualche risposta, invece aspettano che tu dica loro qualcosa che possano capire. Mi è capitato poi - sul lungo fiume, proprio sotto la grande torre Juche - che un uomo, evidentemente un militare, ma non in divisa, mi ha piantato storie per la mia macchina fotografica. Evidentemente mi chiedeva se avevo fotografato due persone poco prima. Io nego subito, ma nascondo una mezza bugia. Cinque minuti prima avevo cercato di riprendere un papà e un bambino sdraiati sull'erba: evidentemente non erano persone troppo messe bene e il soldato era poco davanti a me e mi era sembrato che avesso notato le mie mosse. Solamente non poteva aver visto che nel frattempo mi si era spenta la macchina e avevo rinunciato alla mia foto. Così lui continuava a cercare di spiegarmi - rigorosamente nella sua lingua, con fermezza ma non con arroganza - che voleva la foto di quelle persone perchè io non potevo averla. Io continuo a fare finta di non capire e gli spiego a gesti e in italiano - tanto l'inglese non lo capisce - che fotografavo monumenti e paesaggi. Provo anche a chiedergli se invece non vuole una foto anche lui... Ma quando ad un certo punto lui dice ad altri due ragazzini che passavano di lì di andare a chiamare qualcuno (questo l'ho capito al volo), cerco di essere più franco. Approfittando del fatto che la macchina digitale ha una finestrella per i provini delle foto in memoria gli faccio vedere le ultime due in cui si vede la torre e il fiume. Lui capisce il meccanismo e vuole vedere anche quelle di prima e schiaccia il pulsantino per lo scorrimento. Anche se sapevo che la foto che cercava lui non c'era, temo per le altre, perchè in diverse ci sono persone per strada. Evidentemente cercava proprio quella perchè delle altre non se n'è fatto nulla. Mi ha restituito la macchina e mi ha allungato una mano da stringere. Io gli ho sorriso, ho stretto la mano e ho allungato il passo, temendo che prima o poi arrivassero quelli che aveva mandato a chiamare. I miei 5 minuti di strizza (moderata) me li sono vissuti anche io...
A proposito, fra un po' penso di essere in grado di caricare sul sito di yahoo le prime foto di Korea.
Che dirvi di altro? Domenica siamo andati a visitare il mausoleo di Kim Il Sung, il loro Grande Leader e dio immortale. Un edificio immenso, con decine e decine di persone di servizio e un lusso sfrenato. All'esterno arrivi in tram, se sei koreano, o in un corteo di automobili autorizzato se sei straniero. Entri a diverse centinaia di metri dalla costruzione in un corridoio vetrato e in marmo su cui ci sono due lunghissimi nastri tipo scale mobili, ma in piano. Sono oltre 200m, ma ci vogliono oltre 6 minuti per farlo tutto, una vera piaga per noi che siamo distaccatati sentimentalmente (a dire il vero è come se andassimo ad adorare il duce o amici suoi...) ma un vero e proprio rito di purificazione per i locali. A quel punto a suon di scale mobili entri ai piedi del palazzo, una serie di rulli ti pulisce le scarpe e diversi soffi d'aria ti puliscono dalla polvere tutti i vestiti. Il primo salone è bianco, altissimo e lungo una trentina di metri. Una sua statua bianca di oltre 4/5 metri, uno sfondo rosa che sfuma in celeste e una musica molto enfatizzante. Poi altre scale, un ascensore e infine, in fila, senza guardarsi attorno e con le braccia rigorosamente sui fianchi (siamo stati ripresi dalla nostra guida), entri nella stanza dove c'è lui in una teca di vetro. A gruppetti di sei, fai il giro dei quattro lati, quando sei a metà di ciascuno fai un inchino e poi esci, sempre senza voltarti attorno. Sulla via dell'uscita, fai la sfilata delle reliquie: il proprio vagone personale, la sua auto di lusso, la cartina con tutti i suoi viaggi e il salone con tutti i riconoscimenti internazionali. Tra quelli dell'Italia ci sono una targa di auguri per il 70° compleanno inviata dal comune di Sarzana e un riconoscimento della cittadinanza onoraria del comune di Caserta. Poi altre cose, ma non ricordo. Davvero uno schifo, lasciatemelo dire...
Il mio tour in città mi ha riportato a vedere i grandi monumenti celebrativi e a cercare di fare un po' la persona "normale". Sono entrato nei negozi e ho visto cosa vendono: alimentari, vestiti e accessori per la cucina. Non una grande scelta di nessuna di queste specie, ma comunque una discreta disponibilità. A noi potrebbe sembrare - dallo stile, dai colori e dalla qualità (temo) - un balzo negli anni '50-'60. Di questo genere è il supermercato più grande della città (ce ne sono diverse sedi in due/tre angoli di Pyongyang): quattro piani, ciascuno specializzato in un settore: vasellame, stoffe - camicie, cartolibreria - musica - scarpe, giochi e suppellettili vari. Ci sono dei grandi scaffali, ma non si può toccare perchè in mezzo un bancone lungo come gli interi scaffali ti separa da essi e le inservienti ti servono la merce.
Ho provato poi ad entrare in stazione, ma dopo pochi istanti la poliziotta di guardia alla porta mi ha chiesto gentilmente di che cosa avevo bisogno (penso). Io ho cercato di farle capire che volevo solo dare un'occhiata in giro, ma lei - evidentemente non capendo che cosa volessi dirle - mi ha portato dalla sua superiora. Questa mi ha ripetuto da domanda e io ho ripetuto la risposta. Il fatto è che loro non riescono a concepire che uno vada in stazione solo per guardare come è fatta. Le ho indicato chiaramente che avevo intenzione di fare un giro sui marciapiedi e che non avrei certo preso nessuno treno, ma definitivamente mi ha spiegato che non potevo andarci. Il bello è che non ti mandano via, sembra sempre che stanno per darti qualche risposta, invece aspettano che tu dica loro qualcosa che possano capire. Mi è capitato poi - sul lungo fiume, proprio sotto la grande torre Juche - che un uomo, evidentemente un militare, ma non in divisa, mi ha piantato storie per la mia macchina fotografica. Evidentemente mi chiedeva se avevo fotografato due persone poco prima. Io nego subito, ma nascondo una mezza bugia. Cinque minuti prima avevo cercato di riprendere un papà e un bambino sdraiati sull'erba: evidentemente non erano persone troppo messe bene e il soldato era poco davanti a me e mi era sembrato che avesso notato le mie mosse. Solamente non poteva aver visto che nel frattempo mi si era spenta la macchina e avevo rinunciato alla mia foto. Così lui continuava a cercare di spiegarmi - rigorosamente nella sua lingua, con fermezza ma non con arroganza - che voleva la foto di quelle persone perchè io non potevo averla. Io continuo a fare finta di non capire e gli spiego a gesti e in italiano - tanto l'inglese non lo capisce - che fotografavo monumenti e paesaggi. Provo anche a chiedergli se invece non vuole una foto anche lui... Ma quando ad un certo punto lui dice ad altri due ragazzini che passavano di lì di andare a chiamare qualcuno (questo l'ho capito al volo), cerco di essere più franco. Approfittando del fatto che la macchina digitale ha una finestrella per i provini delle foto in memoria gli faccio vedere le ultime due in cui si vede la torre e il fiume. Lui capisce il meccanismo e vuole vedere anche quelle di prima e schiaccia il pulsantino per lo scorrimento. Anche se sapevo che la foto che cercava lui non c'era, temo per le altre, perchè in diverse ci sono persone per strada. Evidentemente cercava proprio quella perchè delle altre non se n'è fatto nulla. Mi ha restituito la macchina e mi ha allungato una mano da stringere. Io gli ho sorriso, ho stretto la mano e ho allungato il passo, temendo che prima o poi arrivassero quelli che aveva mandato a chiamare. I miei 5 minuti di strizza (moderata) me li sono vissuti anche io...
A proposito, fra un po' penso di essere in grado di caricare sul sito di yahoo le prime foto di Korea.
Che dirvi di altro? Domenica siamo andati a visitare il mausoleo di Kim Il Sung, il loro Grande Leader e dio immortale. Un edificio immenso, con decine e decine di persone di servizio e un lusso sfrenato. All'esterno arrivi in tram, se sei koreano, o in un corteo di automobili autorizzato se sei straniero. Entri a diverse centinaia di metri dalla costruzione in un corridoio vetrato e in marmo su cui ci sono due lunghissimi nastri tipo scale mobili, ma in piano. Sono oltre 200m, ma ci vogliono oltre 6 minuti per farlo tutto, una vera piaga per noi che siamo distaccatati sentimentalmente (a dire il vero è come se andassimo ad adorare il duce o amici suoi...) ma un vero e proprio rito di purificazione per i locali. A quel punto a suon di scale mobili entri ai piedi del palazzo, una serie di rulli ti pulisce le scarpe e diversi soffi d'aria ti puliscono dalla polvere tutti i vestiti. Il primo salone è bianco, altissimo e lungo una trentina di metri. Una sua statua bianca di oltre 4/5 metri, uno sfondo rosa che sfuma in celeste e una musica molto enfatizzante. Poi altre scale, un ascensore e infine, in fila, senza guardarsi attorno e con le braccia rigorosamente sui fianchi (siamo stati ripresi dalla nostra guida), entri nella stanza dove c'è lui in una teca di vetro. A gruppetti di sei, fai il giro dei quattro lati, quando sei a metà di ciascuno fai un inchino e poi esci, sempre senza voltarti attorno. Sulla via dell'uscita, fai la sfilata delle reliquie: il proprio vagone personale, la sua auto di lusso, la cartina con tutti i suoi viaggi e il salone con tutti i riconoscimenti internazionali. Tra quelli dell'Italia ci sono una targa di auguri per il 70° compleanno inviata dal comune di Sarzana e un riconoscimento della cittadinanza onoraria del comune di Caserta. Poi altre cose, ma non ricordo. Davvero uno schifo, lasciatemelo dire...
Bòn, mi sembra di avervi trattenuto abbastanza, domani faccio l'esame di guida per prendere la patente koreana. Incrociamo le dita...
ciao a tutti,
Tommaso
Tommaso