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Masolino D'Amico   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #477 di 1997 |
Ciao a tutti,
per molti di voi probabilmente è ancora difficile darmi un volto
poiché quest'estate non ho potuto partecipare a molti incontri e non
sono riuscita a conoscervi bene come avrei voluto…ma sono sicura che
le occasioni non mancheranno perché più passa il tempo e più vedo
che quello che ci accomuna, la passione verso Torricella e chi la
ama, cresce sempre più, così come la voglia di conoscere e di fare,
tutti insieme e in armonia.

Pochi giorni fa, pensando a Silvio D'Amico (nato a Roma ma figlio di
un torricellano) mi è venuto in mente che, vista la particolare
attenzione che Torricella presta al mondo della letteratura e del
teatro, si potrebbe contattare l'Accademia Nazionale di Arte
Drammatica che egli ha fondato a Roma nel 1936 (
http://www.silviodamico.it/ )per invitare gli allievi a
rappresentare uno spettacolo in suo onore. Mi sono poi chiesta se
anche Silvio ha risentito nella sua esistenza del suo essere figlio
di emigranti e se in qualche modo ne ha lasciato traccia nelle sue
opere. Ho cercato su internet, non ho trovato nulla che rispondesse
alla mia domanda ma ho scoperto che da Silvio D'Amico discende una
famiglia di artisti fra i quali cito suo nipote, Masolino D'Amico
(scrittore, critico letterario, sceneggiatore). Mi soffermo su di
lui perché sono rimasta profondamente colpita dalla presentazione di
un suo libro ("Altro giro, persone speciali 2") scritta da Andrea
Camilleri (l'inventore del Commissario Montalbano, per intenderci) e
che riporto qui di seguito:

*********************************************************************
Presentazione di Andrea Camilleri
Circolo Canottieri Roma, 14 marzo 2006

Faccio una piccola premessa affettuosamente invidiosa. Nascere in
una famiglia come quella di Masolino d'Amico dove egli può
dire "nonno Emilio" e intendere Emilio Cecchi, dire "nonno Silvio" e
intendere Silvio d'Amico, dire "Papà Lele" e intendere Fedele
d'Amico, dire "mamma Suso" e intendere Suso Cecchi d'Amico,
significa avere una tale e tanta possibilità d'incontri, una tale e
tanta ricchezza di conoscenze che puoi camparci di rendita per tutta
la vita. Va da sé che con rendita non intendo i soldi, quello è un
altro discorso. E badate che non gli ho fatto dire "zio Sandro",
perché attraverso zio Sandro si potrebbe scatenare il diluvio
Pirandello che è meglio evitare. Fine della premessa.
Conoscevo, fino a tre anni fa, Masolino d'Amico come colto e acuto
anglista (vena che gli deriva credo da nonno Emilio), biografo e
anche critico teatrale. Nel 2003 lo conobbi come scrittore in
proprio attraverso un libro edito da Aragno che
s'intitolava "Persone speciali". Io non sapevo nemmeno di quella
pubblicazione, il libro lo comprò una delle mie figlie e me ne parlò
con gioia. Non saprei trovare altra parola. Mi incuriosii, perché è
rarissimo sentir parlare con gioia di un libro. Appena l'ebbi in
mano, mi resi conto che Masolino aveva messo a frutto il capitale.
Si trattava di un volume che conteneva 25 ritratti di persone
appunto speciali, non tutte italiane, naturalmente, ma tutte
conosciute di persona, salvo una, la Duse. Sono letterati,
scrittori, attori, registi, musicisti, critici, scenografi,
sceneggiatori. Come era spiegato nell'introduzione erano scritti che
non dovevano superare le 170 righe, quante ne poteva contenere un
paginone del quotidiano sul quale erano apparsi, cioè "La Stampa".
Sempre nell'introduzione, per spiegare in qualche modo il taglio dei
ritratti, Masolino scriveva che lui, al contrario di Alexander Pope,
il quale sosteneva che per capire una persona bastava isolare la
pulsione segreta che governava le sue azioni, si era limitato a
coglierne la faccia che la persona mostrava al mondo, la maschera.
Vedete che Pirandello avrebbe finito coll'entrarci di riffe o di
raffe? E queste maschere Masolino era riuscito a condensarle in una
sola parola: Visconti, l'autorevolezza; Zavattini, la fantasia;
Rossellini, il fascino; Lancaster, l'intelligenza e via di questo
passo. Azzeccandoci sempre, in quest'arte difficile di condensare
all'estremo. Ma che c'entra la gioia della lettura? Beh, forse per
la rara eleganza della scrittura, per la sua calviniana leggerezza,
per la fulminea capacità di cogliere certi aspetti dei personaggi
con affabile ironia, e anche e forse soprattutto perché lo scopo
sottinteso di quei ritratti era di non costringerci a un giudizio,
ma semmai obbligarci a capire, ma senza darcelo a vedere, per carità!
Ora Masolino ha dato alle stampe con lo stesso editore un secondo
volume di ritratti intitolato "Altro giro". Qui egli scrive di altre
24 persone speciali, da attori come Audrey Hepburn e Robert Mitchum
a scrittori come Vasco Pratolini e Giorgio Bassani, a critici come
Silvio d'Amico e Cesare Garboli, a registi come Blasetti e De Sica.
Ho detto che si tratta di ritratti, ma non credo sia giusto
definirli così. Per fare il ritratto di una persona speciale, non ci
sono che due strade, a mio avviso. Quello, per fare un esempio
chiarificatore, invasivo di Lillian Ross la quale per fare il
ritratto di Hemingway si piazza nella sua casa, lo tampina minuto
per minuto, non ricordo più se lo risparmia quando va al bagno,
pretenderebbe persino di condividerne i sogni notturni. Ne viene
fuori una sorta di monumento equestre. All'opposto c'è il sistema di
Montanelli. Forse perché anche lui costretto a tenersi dentro le 170
righe di un paginone di giornale, l'obbligata brevità del ritratto
costringe l'autore a cogliere il suo personaggio in un momento a un
tempo usuale e particolare.
Il generale Mannerheim, l'eroe della guerra russo-finlandese, colto
nel momento nel quale siede sulla poltrona di un barbiere e le due
righe che descrivono come ci sta seduto, sono rimaste impresse nella
mia memoria più delle decine di pagine della Ross.
Il sistema di Masolino d'Amico mi pare diverso da quello di un
ritrattista come Montanelli. Cercherò di spiegarlo. L'occhio di
Montanelli è come l'obbiettivo di una macchina fotografica che deve
isolare il primissimo piano del personaggio in movimento pur facendo
entrare nello sfondo di quel primissimo piano accenni di elementi di
contorno che meglio lo definiscono. L'obbiettivo di Masolino d'Amico
porta il personaggio in primo piano, ma include perfettamente messi
a fuoco anche tutti gli altri elementi che servono a definire
l'ambiente nel quale il personaggio si muove. Vi invito, a questo
proposito, ad andarvi a leggere il ritratto di Sergio Leone. Certo,
la figura del regista c'è tutta, eccome, ma c'è anche la storia
della nascita degli spaghetti western.
Ho voluto fare un esperimento. Siccome una piccola parte di queste
persone speciali m'è capitato di conoscerle, sono andato a leggermi
i ritratti di quelle che non conoscevo. Ho cominciato con Burgess e
alla fine mi sono reso conto di averlo perfettamente conosciuto,
come gli altri, non c'era differenza. Mi sono persino persuaso,
grazie a quello che ha scritto Masolino, d'averlo incontrato qualche
volta nei corridoi della Rai con Pier Emilio Gennarini. E non è
vero. Quindi, scusate se è poco.
Per concludere, qualche fatto personale. Masolino, nel ritratto
di "nonno Silvio", scrive dell'impressionante funerale che Paolo
Grassi organizzò per Silvio d'Amico. Andai a prendere con Orazio
Costa Grassi che veniva da Milano alla stazione Termini. Appena mi
vide, mi disse: "Camilleri, si metta a disposizione". Io avevo altri
impegni, ma non seppi dirgli di no.
Andammo in Accademia. Lì incrociammo il marito di Rossella Falk. "Si
metta a disposizione"- gli intimò Grassi. Ci trovammo seduti fuori
della stanza del presidente, vale a dire di d'Amico, in attesa
d'ordini. Che arrivarono dopo un'oretta. Con la macchina del marito
di Rossella girammo per Roma fino alle tre di notte, distribuendo
comunicati stampa, e perciò svegliando ministri, onorevoli,
cardinali, direttori di giornali, critici teatrali e no. Quando
tornammo in Accademia, appresi da un usciere che Grassi aveva fatto
centinaia di telefonate. Ci presentammo a rapporto.
"Lei vada pure"-disse Grassi al marito di Rossella. E a me: "Lei
invece resti". Attesi fuori, seduto sopra la solita sedia, lui
intanto telefonava. Per fortuna avevo fatto rifornimento di
sigarette. A un certo momento mi chiamò. "Mi scriva il resoconto del
funerale. Mezza cartella basterà". Lo guardai intordonuto. "Ma il
funerale ancora non"… "Lo so benissimo. Si tenga sulle generali.
Scriva una cosa tipo "il lungo corteo si è snodato ecc". Dopo
basterà che ci metta i nomi di chi c'era". Mentre mi diceva
quest'ultima frase si commosse di colpo, gli occhi gli diventarono
umidi.
I nomi di chi c'era, dovette metterli lui. Perché io, dopo avergli
consegnato l'articolo, crollai e non ce la feci ad andare al
funerale. Ma su d'Amico è bene che mi fermi qui, altrimenti facciamo
mattina. Vorrei aggiungere una precisazione su Gastone Bosio,
fotografo malgré lui e Pasquale De Antonis che della fotografia
aveva la vocazione. Bosio fotografava gli spettacoli per quello che
erano, De Antonis per quello che avrebbero voluto essere. Se uno
andava a vedere uno spettacolo essendo già a conoscenza delle foto
che ne aveva fatto Gastone, non ne restava deluso. Viceversa, se
vedevi certe foto di Pasquale e poi andavi a teatro, rischiavi di
restare delusissimo. Forse è per questo che, quando mi sono sposato,
le foto del mio matrimonio le ho fatte fare tanto a Gastone quanto a
Pasquale.
Concludo dicendo grazie a Masolino d'Amico per certe sue qualità
oggi non più trovabili in natura ma solo in laboratorio quali
eleganza, finezza, grazia, felicità di scrittura. E domandandogli di
non farmi aspettare altri tre anni, considerata la mia tarda età,
per leggere i personaggi del terzo giro.
*********************************************************************

Probabilmente molti di voi erano già a conoscenza di tutto ciò ma io
non avevo mai sentito parlare dei discendenti di Silvio D'Amico e
leggere questo articolo mi ha fatto rimpiangere di averne ignorato
l'esistenza fino ad ora, ci tenevo quindi a proporvelo.
Un abbraccio a tutti…

(ho trovato l'articolo alla
pagina :http://www.vigata.org/bibliografia/altrogiro.shtml)




Ven 28 Set 2007 3:52 pm

giulia_biosa
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Inoltra Messaggio #477 di 1997 |
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Ciao a tutti, per molti di voi probabilmente è ancora difficile darmi un volto poiché quest'estate non ho potuto partecipare a molti incontri e non sono...
Giulia Biosa
giulia_biosa
Offline Invia email
28 Set 2007
3:52 pm

Ciao Giulia Non ti conosco ma è come se ti conoscessi perchè noi che amiamo Torricella siamo un pò tutti amici. ( comunque potresti mettere la tua foto...
Antonio Piccoli
anpiccoli
Offline Invia email
3 Ott 2007
5:00 pm
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