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Rispondi | Inoltra Messaggio #254 di 549 |
R: [trovarsinrete] L'apprendimento

Nicola Madia:
...
> Su ttL del 22 settembre c'e' un'analisi di Marco Belpoliti, su un pamphlet
> di Francesco Antinucci, intorno al tema dell'apprendimento.

L'articolo, in formato .pdf lo potete trovare qui:
http://www.lastampa.it/_settimanali/ttL/
Cliccate su "La copertina"
(se non avete Acrobat Reader gia' installato sul vostro PC potete sempre
scaricarlo da questa stessa pagina... clic sul pulsante giallo)

> Per chi non ha ancora letto l'articolo, Antinucci, nel dibattito su
> insegnamento/apprendimento, e' sostenitore convinto del sistema
> "esperienziale", il cui mezzo fondamentale e' il computer.
> Personalmente non sono convinto ed e' per questo che giro anche a voi le
> domande che si pone Belpoliti:

L'articolo di Belpoliti non e' critico, come sembra, nei confronti del nuovo
libro Antinucci, non critico almeno come il titolone potrebbe far
supporre...
"Il computer sale in cattedra, ma non sa cosa insegnare". Titolo
provocatorio, ovviamente, come molti titoli di giornali, ma che tradisce un
equivoco di fondo. Antinucci non ha mai sostenuto (ne' credo lo sostenga nel
suo nuovo libro) che debba essere il computer ad "insegnare".
Le paure di "maestri meccanici" di asimoviana memoria, credo che a questo
punto andrebbero messe da parte.
La tesi di fondo che sostiene Antinucci, ed io con lui, e' che, con le
tecnologie di mezzo, e' la scuola stessa che non sa cosa insegnare. O meglio
non sa "come" insegnare.
E l'affermazione di Belpoliti:

> *La discussione tra chi punta a una scuola dei "contenuti" e chi invece si
preoccupa di
> innovare le "tecniche" d'apprendimento è aperta da tempo.*

e' vera, verissima. La discussione e' aperta da almeno cinquant'anni, dai
tempi della "scuola attiva", dalla scuola del "fare", che l'ingresso della
tecnologia dell'informazione e della comunicazione ha solo messo ancor piu'
in risalto.
Fior fior di educatori e psicologi, da Piaget a Gardner, hanno speso fiumi
d'inchiosto per dimostrare come la scuola che trasmette contenuti e' una
scuola che funziona poco e male al confronto di una scuola che fosse in
grado di consentire e stimolare una (ri)costruzione individuale di
conoscenze, competenze ed abilita'.
Un dibattito, tra l'altro, che ha assunto forme diverse secondo le
contingenze ed i contesti culturali in cui, nel tempo, ha avuto luogo.
Ma il problema di fondo rimane lo stesso. Si apprende per trasmissione /
ricostruzione di contenuti simbolici o si apprende meglio e piu'
efficacemente attraverso una personale ricostruzione esperienziale che
coinvolga non solo il sistema simbolico astratto?

E chiariamo subito un equivoco. La questione non e' se innovare le "tecniche
di apprendimento" (caso mai, le tecniche da innovare sono quelle
dell'insegnamento).
Ridurre la questione ad un punto di vista "tecnico" equivale ad aver
implicitamente gia' preso partito per la scuola dei contenuti. Allora si
potra' pensare anche ad usare le tecnologie per insegnare "meglio" i
contenuti tradizionali. Per esempio potrei usare i pc per fare un "dettato"
con l'obiettivo di fare apprendere meglio la lingua italiana o usare
l'Internet per fare la classica ricerca su Garibaldi o sulla Resistenza, ma
non avro' risolto il problema di fondo che e' poi quello posto dalle due
domande di Belpoliti qui riproposte.

> - Come organizzare concretamente lo studio e l'apprendimento?
> - Come sviluppare tutte le potenzialita' implicite nelle nuove tecnologie
> senza perdere in spessore culturale?

Innanzitutto, come educatori, noi non possiamo agire se non indirettamente
sull'apprendimento, dato che questa e' un'attivita' propria dello studente.
Potremo invece modificare il nostro "insegnamento" (e questo e' il secondo
scambio ambiguo tra i termini "insegnamento" e "apprendimento"
dell'articolo).
Poter riorganizzare l'insegnamento significa, in pratica, decidere che cosa,
delle singole discipline, valga la pena e necessiti di essere incluso in
cio' che Belpoliti stesso chiama "i fondamentali", ma significa anche
superare una visione ristretta del ruolo dell'insegnante.
Cio' che viene spesso citato nei documenti ufficiali dello stesso ministero,
l'idea cioe' di un insegnante *non piu' detentore/trasmettitore di contenuti
e sapere*, e' un'indicazione forte e positiva, ma concretamente poco
realizzabile se non e' immediatamente seguita da un'indicazione altrettanto
forte e chiara di cio' che l'insegnante *deve* essere.
A mio modo di vedere le cose l'insegnante dovrebbe divenire un
professionista specializzato in progettazione - realizzazione di ambienti di
apprendimento. E dicendo "ambienti" non mi riferisco solo agli ambienti
fisici, mi riferisco a cio' che qualcuno con una felice espressione
definisce "ambiente-clima". Non solo una nuova serie di strumenti per
l'apprendimento a disposizione (tra cui appunto le tecnologie), ma anche un
clima di collaborazione e di cooperazione insegnante / alunno basato,
magari, sul modello indicato da Gardner (e ripreso da Calvani in
"Iperscuola") sull'esempio delle bottege artigiane del rinascimento
italiano.

Il timore poi di perdere la sitematicita' e l'intenzionalita' dell'intero
processo di insegnamento/apprendimento con l'impiego delle tecnologie
(rappresentato dalla seconda domanda), non e' certo un timore infondato...
La natura stessa delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione,
natura in se' "culturale", ha dimostrato, con il proprio ingresso nella
scuola, di entrare in aperto conflitto epistemologico con la tradizionale
divisione del sapere in "discipline", con l'organizzazione strutturata per
classi di eta' ecc.
Occorre allora, secondo me, saper raccogliere la sfida. Sviluppare quanto di
potenzialmente positivo e' insito nelle tecnologie significa saper ripensare
e rimodellare alla radice l'organizzazione dell'istituzione scuola, il ruolo
dell'insegnante, ed anche, cosa forse piu' difficile di tutte, la natura dei
rapporti emotivo - relazionali tra insegnanti ed alunno che giustamente
Belpoliti cita nel suo articolo.
E qui son pienamente d'accordo:

> *E' su questi problemi molto concreti che gli esperti devono misurarsi,
facendo
> proposte, elaborando programmi e proponendo esperienze concrete,
praticabili oggi e
> non domani. Solo così le intelligenti provocazioni di Antinucci
> potranno essere utili a chi a scuola ci va tutti i giorni e tutti i
> giorni si misura con i problemi dell'insegnamento e dell'apprendimento.*

E credo che questo sia anche un invito a gruppi come quello di
"Trovarsinrete"
Saluti
Alessandro Rabbone






Dom 23 Set 2001 11:43 pm

rabbone@...
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Inoltra Messaggio #254 di 549 |
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Ciao a tutti, e' un bel po' che non ricevo lettere... Su ttL del 22 settembre c'e' un'analisi di Marco Belpoliti, su un pamphlet di Francesco Antinucci,...
Nicola Madia
nicmadi@...
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23 Set 2001
1:23 am

Nicola Madia: ... L'articolo, in formato .pdf lo potete trovare qui: http://www.lastampa.it/_settimanali/ttL/ Cliccate su "La copertina" (se non avete Acrobat...
Alessandro Rabbone
rabbone@...
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23 Set 2001
11:45 pm
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