Tiziana Cima:
> Ciao a tutti, devo assolutamente dirlo a qualcuno (come fanno in
> quella pubblicità)
Meno male che c'e' ancora qualcuno che ha voglia di scrivere...
La necessita' di dirlo (magari solo a qualcuno) e' proprio quella che sta
alla base delle mailing list e, se ho capito bene, dell'idea di
trovarsi-in-rete.
Al forum c'ero anch'io ed in effetti, sulla base di quelle impressioni, devo
concordare sul fatto che il problema interfacce/usabilita'/accessibilita'
merita di essere discusso anche qui.
> Uno dei relatori, Dario de Jaco, diceva, tra
> l'altro: niente paura, un insegnante di lettere e italiano non
> dovrebbe interessarsi del funzionamento di un computer, più di
> quanto a chi scrive non importi sapere del funzionamento di una
> penna stilografica.
> No ragazzi, le cose non stanno proprio così mi pare, ed i
> paragoni di quel genere non funzionano.
Da questo punto di vista ha ragione Tiziana.
Il paragone computer - penna stilo e' solo una riedizione della vecchia
tiritera di senso comune per cui "Per guidare l'automobile non occorre
sapere com'e' fatto il motore. Allo stesso modo con il computer ecc. ecc.".
Questa tiritera viene solitamente tirata in ballo nelle discussioni in cui
qualcuno tende a sottolineare l'aspetto "strumentale" del pc (un altro
discorso classico, sentito milioni di volte, e' che "non bisogna confondere
i mezzi con i fini").
Occorre tuttavia tener presente che la penna stilografica e' un artefatto
molto diverso dal computer perche', a differenza di questo, non e'
"interattiva" (cioe' non risponde alle sollecitazioni dell'utente). E il
fatto piu' eclatante, sotto gli occhi di tutti, e' che il computer coinvolge
"emotivamente" chi gli sta di fronte, mentre una penna stilografica
difficilmente lo fa.
Il coinvolgimento "emotivo", l'assorbimento mentale, la concentrazione che
il pc sembra catalizzare come un componente chimico, o, in negativo, il
rifiuto aprioristico, il timore reverenziale, o ancora, a volte, la rabbia
che scatena la sua (del computer) non condiscendenza verso i nostri desideri
sono dati di fatto evidenti a chiunque ci abbia avuto a che fare; e che per
altro sono stati ampiamente descritti da Sherry Turkle...
Ora chi tende a sottolineare l'aspetto strumentale ("e' solo un
elettrodomestico") della macchina, tende in realta' a negare (o a definire
"sbagliate" tout court) le implicazioni emotive del suo uso...
Un elettrodomestico? Bene. Allora quante coppie conoscete che hanno litigato
perche' lui o lei passavano troppo tempo con la lavatrice o con il
tostapane? Nessuna credo. Io ne ho conosciute molte che hanno litigato
perche' lei, o lui, o i figli (un classico!) passano troppo tempo davanti al
pc... :-))
Non ci troviamo allora di fronte ad un meccanismo di difesa (proprio nel
senso freudiano) che prende le forme subdole della razionalizzazione?
E' poi caratteristico che le situazioni in cui si tende a negare
l'emotivita' siano al contempo caratterizzate dalla manifesta volonta' di
"stabilire delle regole", di "mettere dei paletti". Ecco allora (un po'
com'e' successo al Forum, ma come accade un po' in tutto il mondo) che
qualcuno viene a dirci come dev'essere fatto un CD o un sito Web, come
dev'essere l'interfaccia o la navigabilita', sottintendento, che, dati i
contenuti, esiste uno ed un solo modo di fare le cose "correttamente"... (ma
quant'e' difficile poi distinguere i contenuti dalle forme).
Usabilita' e accessibilita', da problemi concreti si trasformano cosi' ben
presto in rigide procedure operative, da seguire un po' ritualisticamente.
Vedendo le cose da un'altra ottica pero' De Jaco aveva ragione quando
paragonava il pc con la penna stilografica.
All'insegnante di italiano in effetti non dovrebbe interessare granche'
l'hardware del computer. Semplicemente non gli serve in quanto insegnante...
Puo' coinvolgersi emotivamente e positivamente in mille altri aspetti.
Sulla questione formazione insegnanti (ma vale anche per altri operatori
culturali) riporto qui una mia breve riflessione, scritta circa un mese fa,
per la mia home page.
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Che la formazione dei docenti sull'impiego didattico delle TIC sia un
elemento decisivo per il futuro della scuola non è certo una novità (per chi
ancora non lo sapesse TIC significa: Tecnologie dell'Informazione e della
Comunicazione, un acronimo decisamente bruttino).
La sensazione è che la maggioranza degli insegnanti senta questa esigenza
come una diffusa richiesta sociale che li trova spiazzati e del tutto
impreparati. Spesso, in proposito, si sente levarsi dalle scuole una
richiesta più di aiuto che non di specifica preparazione professionale. Una
richiesta che spesso chiama in causa l'idea di "alfabetizzazione"
informatica.
Su tale termine, alfabetizzazione, varrebbe davvero la pena di soffermarsi a
riflettere e discutere, ma sarebbe fuori luogo impiegare queste pagine per
lunghe trattazioni scritte. Basterà allora sintetizzare alcune idee chiave.
Trovo l'idea di alfabetizzazione informatica - insieme con il concetto di
impiego delle TIC che implicitamente veicola - piuttosto fuorviante.
"Alfabetizzazione" induce a pensare che esistano lunghe e faticose procedure
di base per avvicinarsi all'uso del computer. Che esista la necessità di
conoscere nei dettagli la struttura dell'hardware (la parte fisica) del
calcolatore prima di poterlo utilizzare, che esista una necessità di
impadronirsi di un codice per iniziati, di un "alfabeto" appunto....
Ma ciò che trovo veramente dannoso è che, sotto sotto, passa l'idea che le
procedure essenziali siano comuni ad ogni tipo di utilizzo possibile della
macchina, e che quindi esista un modo solo, giusto e corretto di rapportarsi
ad essa.
Nulla di più sbagliato.
Un tempo forse, più di dieci anni fa, quando ancora non erano diffuse le
interfacce grafiche con icone e menu a tendina, e tutti i comandi al
calcolatore dovevano essere scritti (e quindi pre-conosciuti) l'idea di
alfabetizzazione poteva avere un senso, almeno in parte, ma oggi no.
Il computer avendo decisamente ampliato la gamma delle proprie possibili
applicazioni, dalla scrittura al disegno, dalla riproduzione di musica e
filmati al gioco (e a quanti tipi di gioco!) è divenuto sempre più uno
strumento multifunzionale e polivalente. Anche a livello di utenza media e
di utenza professionale l'area delle (necessarie) competenze comuni si va
via via riducendo. Tra un giocatore esperto e chi naviga in Internet per
lavoro, tra un programmatore ed un grafico, tra un amministratore di rete ed
uno sviluppatore di siti web le differenze di conoscenza e di esperienza
sono enormi.
Perché per gli insegnanti dovrebbe essere altrimenti?
Ad un insegnante di lingua italiana occorrono le stesse competenze
tecnologico - didattiche di un insegnante di matematica per il solo fatto
che entrambi usano le stesse macchine e gli stessi locali?
Eppure la gran maggioranza dei corsi di formazione offerti da privati,
aziende, istituzioni sovente promette alle scuole l'acquisizione di un ABC
comune a tutti (splendidamente rappresentato dall'idea di "patente"). E,
immancabilmente, questo ABC assume la forma della conoscenza delle
applicazioni da ufficio (Word, Excel, Power Point...). Il risultato cui si
assiste è che sovente un'insegnante di scuola dell'infanzia realizza
splendide presentazioni, magari pubblicandole anche in rete, ma non ha mai
visto un gioco educativo per bambini piccoli. La collega di sostegno, con
Word, scrive e stampa relazioni e programmazioni perfettamente impaginate,
ma non conosce le applicazioni per l'accesso facilitato o i dispositivi di
input alternativi per i disabili. L'insegnante di filosofia è in grado di
realizzare macro in Excel, o di programmare in VBscript, ma non sospetta
nemmeno lontanamente l'esistenza di grandi siti italiani ed esteri dedicati
alla sua materia o di specifiche liste di discussione che trattano della
didattica della filosofia....
A ben vedere, se si eccettua una conoscenza molto generica dell'hardware e
della struttura logica secondo la quale vengono conservate le informazioni
sul disco fisso (la struttura per file e cartelle), l'ABC comune si riduce a
ben poca cosa e per acquisirlo basterebbero poche ore, non di corso, ma di
esperienza pratica.
Certamente in un istituto scolastico, di qualsiasi ordine e grado, occorrono
due o tre persone che sappiano far funzionare una rete LAN, che sappiano
costruire un sito web e mantenerlo in vita; e non c'è proprio nulla di male
se queste persone sono l'insegnante di educazione fisica o quello di
filosofia. Ma alla stragrande maggioranza degli insegnanti non occorrono
corsi di alfabetizzazione, ma stimoli culturali diversificati e specifici,
secondo quelli che sono i rispettivi ruoli nella scuola e le rispettive aree
di interesse.
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Ovviamente mi scuso per la lunghezza...
Ma "mi scappava da dirlo" anche a me :-))
Ciao
Alessandro Rabbone
http://www.members.xomm.it/rabbone