Mailinglist Cattolica [ultimi]
Emergenza
Rievangelizzazione
(Newsletter
del 6.2.2008)
La
Dottrina della Chiesa
Il
Mercoledì delle Ceneri, Porta della Quaresima. Scarica
l'articolo esplicativo, allegato anche in Pdf, in fondo a questa e-mail.

La
conversione è cambiamento di mentalità e di azione, cui
sono chiamati tutti i Battezzati –
MERCOLEDI'
DELLE CENERI, PORTA DELLA QUARESIMA – SCARICA L'ARTICOLO
esplicativo, allegato anche in Pdf, in fondo a questa email.
Oggi,
Mercoledì delle Ceneri, inizia uno dei tempi forti della
esperienza spirituale cristiana. I cattolici, popolo in cammino
interiore verso la Luce e la sua salvezza, si ritirano oggi
spiritualmente per quaranta giorni nel distacco e nella preghiera,
sulle orme del loro Maestro Gesù, per concentrarsi ad
ascoltare il Dio che parla nel cuore, il Dio che parla nel silenzio.
Si tratta di Quaranta Giorni, in cui i cattolici praticano l'esercizio ascetico di allontanarsi dagli attaccamenti alle cose materiali e ai tanti "eccessi" che riempiono e frastornano la nostra vita e compiono donazioni per aiutare gli altri. "
Il Papa: "Condurre il “combattimento spirituale” della Quaresima armati della preghiera, del digiuno e della pratica dell’elemosina, per giungere alle celebrazioni delle Feste pasquali rinnovati nello spirito." (Messaggio per la Quaresima 2008)
"La conversione (metanoia), nel suo significato propriamente cristiano, è un cambiamento di mentalità e di azione, come espressione della vita nuova in Cristo proclamata dalla fede: si tratta di una continua riforma di pensiero e di opere verso una più intensa identificazione con Cristo, cui sono chiamati anzitutto i battezzati. Tale è, in primo luogo, il significato dell'invito formulato da Gesù: «Convertitevi e credete al Vangelo!»"(Congregazione per la Dottrina della Fede, il 3 dicembre 2007, memoria liturgica di S. Francesco Saverio, Patrono delle Missioni.)

IL
NOSTRO ARTICOLO ESPLICATIVO - Puoi scaricarlo in fondo
all'email in formato Pdf.
(www.chiesadomestica.net – 6.2.2008) - MERCOLEDI' DELLE CENERI, PORTA DELLA QUARESIMA - di Nicola Castellano - Un tempo liturgico di ascesi per incorporare la salvezza di Cristo nella nostra vita. Il cammino di grazia verso la Pasqua dei cristiani che divengono adulti nella conversione continua e nella conformazione interiore progressiva al loro Signore. Una breve nota esplicativa per vivere consapevolmente questo tempo forte dell'avventura della fede.
L'anno
liturgico nel nuovo testamento
L'anno
liturgico, cioè la celebrazione dei misteri di Cristo nello
spazio di un anno, trova fondamento nei i seguenti motivi
teologici:
a) – la legge della imitazione
graduale e progressiva
del Cristo: per cui ciò
che è accaduto una volta nella realtà storica della
vita di Cristo, venendo celebrato dalla solennità (liturgica)
in modo ricorrente viene rinnovato nel cuore dei credenti
(S.Agostino);
b)
– il limite
della nostra natura umana:
che ha bisogno di sfaccettare il mistero totale del Cristo per
potersi uniformare progressivamente alla sua immagine;
c) – il
nostro
inserimento nel tempo,
per cui il tempo (chrònos) è divenuto «momento di
salvezza» (Kairòs), cioè è rinnovato e
consacrato: l'«oggi» di grazia dei misteri li rende in
qualche modo presenti, affinché noi nella successione dei vari
anni, in uno svolgimento secondo una spirale progressiva, possiamo al
termine di un anno venire a contatto con essi in modo più
elevato che al suo inizio.
In conclusione, il tempo della
Chiesa gravita attorno all'anno della redenzione del Cristo (cfr.
Lc 4,16-21),
e questo viene sviluppato lungo l'anno liturgico in funzione di sua
proiezione e sintesi nella storia umana (anno astronomico = figura
dell'anno liturgico = movimento degli uomini attorno al Cristo). In
questo modo il tempo dell'azione di grazia salvifica nella storia
umana non solo viene misurato e ordinato, ma anche perfezionato e
accresciuto attraverso la progressione degli anni liturgici.
Il
mistero di Cristo, unico e totale, cresce continuamente in noi in
modo progressivo (ciclico), ma sempre più nuovo ed efficace:
l'anno, infatti, è il simbolo dell'eternità, per il
fatto che, muovendosi in modo circolare, sempre ritorna al punto di
partenza, senza fermarsi a un qualche termine (S.Giovanni
Crisostomo).
Non è perciò un cerchio chiuso, ma una linea a spirale,
quasi un anello nuziale che la chiesa-sposa offre al Cristo suo
sposo; sintesi della circolarità nei ritmi naturali e della
linearità della storia salvifica. (Cfr.
Enzo Lodi “Liturgia della Chiesa” EDB)
OSSERVAZIONI
Questo
bel passo di Enzo Lodi sintetizza efficacemente il senso teologico
dell'anno liturgico e ci aiuta a partecipare più
consapevolmente alla liturgia, anche sotto questo particolare aspetto
della celebrazione del mistero di Cristo nel tempo. Brevi accenni,
certo, ma che ci introducono già nel mistero per accennarne
una piccola parte e per dare un senso più profondo alla nostra
partecipazione all'azione sacra.
L'anno liturgico è
iniziato con il periodo di Avvento e con il tempo di Natale in cui
abbiamo celebrato lo stesso mistero di Cristo, sotto l'aspetto della
sua venuta. Nel primo periodo dell'Avvento, la liturgia della Chiesa
ci ha immersi nel mistero della venuta escatologica, finale, del
Cristo, che dovrà ritornare, fortificando la nostra fede in
questa speranza; nel secondo periodo siamo stati portati dalla
sapiente forza dello Spirito liturgico a contemplare l'incarnazione
del Verbo di Dio.
Possiamo sintetizzare quanto abbiamo
celebrato nell'Avvento e nel Natale del Signore con queste parole: è
venuto, viene, ritornerà ...
Ora,
dopo il periodo appena trascorso, definito “Tempo Ordinario”, in
cui ogni Domenica e i successivi giorni feriali ad essa collegati ci
hanno messo in rilievo particolari aspetti del mistero di Cristo, ed
ognuna di queste domeniche ha rappresentato come un libro a sé,
stiamo per entrare nuovamente in un tempo
forte,
cioè caratterizzato nel suo insieme da un unico filo
conduttore per più domeniche, questo periodo è la
Quaresima.
La Quaresima è innanzitutto un tempo
specifico di preparazione alla Pasqua;
un tempo elaborato liturgicamente ed interiormente in senso
ascetico.
La Quaresima ci introduce nella celebrazione, ogni
anno più intensa, del mistero Pasquale di Cristo.
Il nome
antico, ma anche attuale, che nella liturgia di lingua latina è
Quadrigesima, che di per sé significa “40”, ha le sue
radici nella lingua simbolica della Bibbia:
► Il diluvio
dura 40 giorni (Gen
7,4)
►
Mosè rimane sul monte Sinai 40 giorni e 40 notti (Es
24,18)
►
Il popolo di Dio vaga nel deserto per 40 anni (Gs
5,6)
►
Il cammino di Elia verso un'altra montagna, l'Oreb, dura 40 giorni e
notti (1
Re 19,8)
►
La penitenza della popolazione di Ninive è di 40 giorni (Gb
8)
►
Nel NT Mc 1,13 narra di Gesù che resta 40 giorni e 40 notti
nel deserto.
Per tutti questi personaggi, sia dell'AT che del NT,
il numero di 40 giorni o anni era un tempo
di purificazione e di penitenza;
era un tempo di preparazione per
la manifestazione di Dio,
per questo evento della salvezza. Per noi è anche un tempo di
preparazione all'adorazione della croce e alla resurrezione di
Cristo, nostro Dio.
Teologia
della Quaresima - (Cfr.
José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua”
in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)
“Per
Cristo, il mistero pasquale è il suo passaggio trionfale dalla
morte alla vita. Il mistero totale della passione, della morte, della
risurrezione e dell'ascensione. E' il passaggio=pasqua, il grande
evento della storia, l'evento salvifico per eccellenza. Atto vitale,
dinamico, del Dio potente, che ci salva dalla morte per mezzo della
morte del Figlio suo, e ci introduce nella vita attraverso la nuova
Vita di Cristo.
Per noi, il mistero pasquale è la
partecipazione alla morte, alla resurrezione e all'ascensione di
Cristo. Si tratta del fatto che anche noi « passiamo »,
ci uniamo al passaggio pasquale di Cristo. Ogni
anno più profondamente.
Questo
è l'asse della storia della salvezza: che ciò che si è
compiuto in Cristo-capo si compia in tutte le sue membra.
Cristo
ha fatto il grande passaggio. Ha compiuto la Pasqua in se stesso.
Ora
il Cristo totale, la Chiesa, prolunga e perfeziona questa Pasqua del
Cristo fisico lungo la storia, passando continuamente dalla morte del
peccato alla nuova e feconda vita della grazia, cammino di salvezza
totale e definitiva: « Perché la tua Chiesa, rinnovata
dai sacramenti pasquali, giunga alla gloria della risurrezione »
(domenica
di Pasqua, orazione dopo la comunione).
Un
tempo forte di novanta giorni dalla Quaresima alla Pasqua
Tutto
l'anno liturgico ha come fine l'assimilazione del mistero di Cristo.
Ma con maggior intensità la Quaresima e la Pasqua:
- la
Quaresima ci inizia alla Pasqua, ci allena nel passaggio dalla morte
alla vita;
- il Triduo Pasquale (Venerdì, Sabato e Domenica
della Risurrezione) porta al culmine la celebrazione del passaggio
del Signore (dalla morte e dal sepolcro alla vita) e del nostro
passaggio (dal peccato, attraverso il battesimo, alla grazia);
-
il Tempo Pasquale prolunga la solennità durante i cinquanta
giorni - la « pentecoste » -, che si celebrano come un
solo giorno.
La Quaresima non è dunque fine a se
stessa, ma culmina e si perfeziona nella Pasqua.
Il processo
pasquale decisivo per ogni cristiano si realizza in tre momenti:
-
morire al peccato e al mondo; morire all'egoismo, che è già
incominciare una nuova esistenza;
- celebrare con Cristo la
nascita alla nuova vita;
- e vivere con nuova energia e
entusiasmo: come bambini appena nati.
Non
si tratta di « istruirci » sulla Pasqua, bensì di
« iniziarci » al suo mistero.
L'attenzione
e le forze ci devono accompagnare « in crescendo »
durante questi novanta giorni: quaranta giorni di preparazione e
cinquanta di celebrazione. Con il culmine della Notte Pasquale, meta
e fonte della nostra riforma di risuscitati con Cristo, e con la
pienezza dello Spirito nella Pentecoste.
Non avvenga che
arriviamo con affanno, lungo la Quaresima, fino alla porta, senza più
le forze o la tensione necessarie poi per entrare nella Pasqua e
viverla fino in fondo.
Questi novanta giorni sono un «
tempo forte », una primavera spirituale della Chiesa e di ogni
cristiano, che si rinnova nella sua vita di grazia, nella sua «
storia della salvezza », nella sua incorporazione al Cristo che
muore e risorge.
Viviamola con energia ed entusiasmo per
poterne godere l'impulso durante il resto dell'anno.
Cristiani
che si convertono
La
progressiva incorporazione al mistero della Pasqua di Cristo è
espressa dalla liturgia quaresimale in una parola: conversione.
La
parola greca « metànoia » significa «cambiamento
di mentalità »
In
latino « conversio » ha lo stesso significato: «
ritorno, cambiamento di direzione », che il latino traduce
anche con « paenitere, paenitentia », ma nel pieno
significato di conversione totale che gli viene dato nei testi
quaresimali:
- che la nostra mentalità mondana, lontana
dal vangelo, si converta in mentalità
cristiana;
-
che le nostre vie di peccato, la nostra vita carnale e materialista,
si dirigano ora sulle strade della grazia, in una vita secondo lo
spirito;
- che ove regnava l'egoismo, che chiude le porte a Dio e
al prossimo, si inauguri un'apertura di docilità verso Dio e
di amore pratico verso il prossimo: « Ritornate a me con tutto
il cuore, ritornate al Signore vostro Dio » (mercoledì
delle ceneri, prima lettura);
« Levi, lasciando tutto, si alzò e lo seguì...
».
« Sono venuto a chiamare i peccatori a
convertirsi » (sabato
dopo le Ceneri, Vangelo).
Un cambiamento, una nuova direzione nella vita. Incominciando dalla
mentalità, che è la radice di ogni comportamento.
Il
dito sulla piaga
Una conversione
autentica «
fa male ».
Perché la nostra Quaresima e la nostra Pasqua non devono
limitarsi a giocare con le idee. Né accontentarsi dell'acqua
di rose. Devono arrivare fino in fondo, all'acqua col sale del nostro
Battesimo.
Questo « convertirsi », che è
«morire con Cristo per risuscitare con lui », deve
entrare con decisione nel più profondo del nostro essere. E
riformare. Tagliare. Cambiare.
E
ci farà male. Se il nostro vecchio Io non sente « male»
in Quaresima, è perché non gli abbiamo messo il dito
nella piaga. Forse ci siamo accontentati di aver dato un'elemosina o
di esserci astenuti da qualche caramella o qualche sigaretta.
Se
non ci siamo astenuti dal peccato e dall'egoismo, la Quaresima non è
entrata nella radice della nostra personalità. E non vi
entrerà neanche la Pasqua.
Se intendiamo la «
penitenza quaresimale » come un piccolo digiuno, che non ci
costa granché, che ci fa fare un po' di economia, e che non ci
trasforma interiormente, avremo ottenuto poca cosa dalla Quaresima. E
non sapremo suonare le campane di Pasqua: « Laceratevi i cuori
e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio » (mercoledì
delle ceneri, prima lettura).
È
dentro che deve scendere la conversione, e non restare sulla
superficie.
Celebrare la Quaresima significa guardarsi senza paura
nello specchio di Cristo. Mettersi di fronte alle sue esigenze.
Paragonare
il suo programma e la sua mentalità con la nostra: che cosa
manca? che cosa c'è di troppo?
E così
intraprendere con decisione la riforma: « Siate santi, perché
io, il Signore, Dio vostro, sono santo » (Lunedì
della prima settimana, prima lettura).” (Cfr.
José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua”
in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice
Vaticana)
OSSERVAZIONI
Nella
Quaresima si entra attraverso una celebrazione liturgica particolare
e ricca di significato il “Mercoledì delle ceneri”, porta
della Quaresima.
Dobbiamo prepararci bene a questo ingresso e
soprattutto con consapevolezza di scelta.
La celebrazione della
Pasqua nei primi tre secoli del cristianesimo non era preceduta da un
periodo di preparazione particolare, in quanto tutti i giorni
dell'anno erano vissuti dai credenti con la massima intensità
fino alla testimonianza del martirio. Erano convertiti in profondità
e non avvertivano l'esigenza di rinnovare la conversione già
avvenuta realmente con il battesimo.
A cominciare dal IV
secolo si riscontra una settimana di digiuno, che precedeva la
Pasqua. Poi si introdusse l'uso di iscrivere i peccatori alla
penitenza pubblica, quaranta giorni prima di Pasqua, determinando
così la quaresima, che cadeva nella VI domenica prima di
Pasqua. Non celebrandosi di domenica (giorno festivo) riti
penitenziali, si fissò questo atto al mercoledì
precedente, giorno di digiuno, di cui troviamo testimonianza anche
nella Didaché. Nasce così il “Mercoledì delle
ceneri”.
A Pasqua venivano battezzati i catecumeni, quindi
la quaresima diventò il periodo più intenso di
preparazione al battesimo. Tutta la comunità era coinvolta in
questa meditazione, studio e iniziazione sul valore e importanza del
battesimo.
Sin dalla sua nascita, quindi, la quaresima si
caratterizza per riunire in sé gli elementi del digiuno
pre-pasquale, della disciplina penitenziale e della preparazione
battesimale. Da ciò deriva il carattere fortemente
cristocentrico della quaresima.
Oggi questi tre aspetti sono
presenti nella divisione tripartita delle letture dei cicli
domenicali della quaresima. Infatti, nell'anno “A” viene
presentata una quaresima soprattutto battesimale, nell'anno “B”
soprattutto cristocentrica e nell'anno “C” soprattutto
penitenziale.
Abbiamo accennato alla nascita storica del
“Mercoledì delle ceneri”, ora dobbiamo entrare nello
specifico di questa celebrazione liturgica.
Innanzi tutto dobbiamo
vivere questo momento celebrativo come un ingresso, nostro e di tutta
la Chiesa, nel periodo quaresimale inteso come tempo di ritiro
spirituale, che penetrerà, se lo vogliamo, nella nostra vita e
nelle attività di tutti i giorni e in tutti i momenti,
qualsiasi cosa siamo chiamati a fare. E' Dio stesso che ci fornisce i
mezzi, sta a noi servircene.
Il mezzo principale per poter
ricevere in pienezza la grazia quaresimale è quello di vivere
la quaresima nel suo scandirsi liturgicamente:
- frequentando
l'Eucaristia anche oltre la domenica, e facendoci attenti ascoltatori
della Parola in essa proclamata e delle preghiere che si pronunciano
durante la celebrazione. Se faremo ciò scopriremo che il
Signore ci dà giorno per giorno la forza per essere in
grazia;
- partecipando alla “Liturgia delle Ore”, almeno
nei suoi cardini delle “Lodi Mattutine” e dei “Vespri” e
concludendo la giornata prima di addormentarsi con la “Compieta”.
Se
ci accostiamo a queste celebrazioni con il necessario abbandono in
Dio, Lui stesso ci avvolge e ci trasporta in luoghi interiori
inesplorati, santificando la nostra esistenza, facendoci vivere la
comunione con Cristo e con la sua Chiesa.
Messa
del Mercoledì delle Ceneri: significato delle letture
- (Vincenzo Raffa “Liturgia Festiva” n.94
Tipografia Poliglotta Vaticana 1983)
“Il
mercoledì delle Ceneri è la porta della Quaresima. Il
formulario della Messa odierna, unito a quello dell'Ufficio ed al
rito di imposizione delle Ceneri formano come l'insegna posta
sull'ingresso dell'edificio liturgico quaresimale.
In questi testi
si trovano indicazioni che ritraggono, sia pure sommariamente, tutta
la fisionomia del tempo di preparazione alla Pasqua. Ma la liturgia
della presente giornata non si limita a dare un'idea di tutto il
corso di settimane che portano al triduo sacro, fornisce anche i
sussidi divini per intraprendere e percorrere con coraggio e frutto
il nuovo cammino.
Aspetti orientativi e caratteristici sono quello
della preghiera, del digiuno, delle opere di carità,
dell'ascolto della parola. Ma fra questi emerge costante quello della
conversione e della penitenza.
Il concetto di conversione,
infatti, affiora un po' ovunque nelle componenti della liturgia
odierna. Già fin dall'antifona d'ingresso sentiamo dire che
Dio dimentica i peccati di quanti si convertono. La colletta ci fa
chiedere al Signore « un cammino di vera conversione ».
La lettura dal libro di Gioele poi si colloca tutta intera in un
contesto di conversione.
Si è verificata una sventura
pubblica (l'invasione delle cavallette = Gl 2, 1-11). Essa segna il
giorno di Iahvé (2, 11) cioè una visita ammonitrice del
Signore, visita che si presenta come castigo per i peccatori, ma
annunzio infallibile di benedizione, cioè di tutti i beni
divini, per quelli che si convertono a Dio (2, 11).
Risuona la
voce di Iahvé (2, 11). Essa invita precisamente a ritornare
alla casa del Padre. Se l'invito verrà accolto egli farà
trionfare la sua misericordia. Gli amici di Dio saranno colmati di
grandi favori. (2, 14).
Il testo di Gioele parla di ascesi
interiore ed esteriore, ma si riferisce anche a celebrazioni
liturgiche (« convocate un'adunanza solenne », «i
sacerdoti del Signore dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo ... »).
La lettura dunque delinea felicemente il volto della quaresima.
Il
Salmo responsoriale è la risposta alle sollecitazioni divine.
Esse hanno toccato il cuore dei fedeli, che, consapevoli delle loro
colpe, invocano: «Perdonaci, Signore, abbiamo peccato ».
San
Paolo nella seconda lettura imita in un certo senso Gioele. Il
profeta si era fatto latore del messaggio di Iahvé che
esortava alla penitenza e prometteva la sua grazia. Anche l'Apostolo
si presenta come ambasciatore di Cristo. Anch'egli chiede ai fedeli
disponibilità alla riconciliazione con il Padre che hanno
offeso, per « diventare ... giustizia di Dio » cioè
compartecipi del suo stesso genere di esistenza.
I cristiani – è
sempre Paolo che parla – hanno ricevuto la grazia del battesimo e
vivono l'era della restaurazione messianica, perché Dio ha
esaudito il Figlio suo che lo pregava per la liberazione dell'umanità
(Is 49, 8 = II). Tutti ormai devono comportarsi in modo da non
vanificare questa ricchezza di doni.
Gioele parlava del giorno del
Signore e l'Apostolo segnala l'arrivo del giorno della salvezza. Per
coloro che si convertono il giorno del Signore è anche giorno
di salvezza. Nell'attualizzazione liturgica, spazio privilegiato di
bene è la Quaresima.
L'appello alla penitenza risuona anche
nel canto al Vangelo: « Oggi non indurite il vostro cuore
».
Nel brano evangelico si richiamano alcune di quelle
pratiche che costituiscono la caratteristica della Quaresima e cioè
le opere di carità (elemosina), la preghiera e la
mortificazione (digiuno). Gesù pone l'accento sullo spirito
vero che deve animare queste attività religiose. I
suoi discepoli non devono mirare al plauso umano, ma al gradimento
divino; non devono servire alla vanità e all'ipocrisia, ma
rendersi pronti all'incontro di grazia con il Signore.
Le
tre orazioni ci fanno domandare a Dio l'equipaggiamento per una lotta
vittoriosa contro lo spirito del male. Le armi efficaci sono:
la conversione, la mortificazione, le opere di carità e
soprattutto la celebrazione eucaristica, che deve sostenerci
lungo la via che ci porta alla celebrazione della Pasqua.”
OSSERVAZIONI
Diceva
sant'Agostino: « in questi giorni bisogna aumentare le
elemosine, come per debito.... Cosa c'è di più iniquo
del fatto che quello che meno dispensa l'astinenza, lo conservi una
permanente avarizia? .... Ciò che la temperanza sottrae al
piacere, la misericordia lo aggiunga alla carità »
(Serm 208: PL 38,1045).
Le
Ceneri vengono imposte dopo l'omelia, il rito prevede che
nell'imporle il ministro dica: « Convertitevi e credete al
Vangelo », oppure « Ricordati che sei polvere, e in
polvere tornerai ».
Il rito, quindi ha un duplice
significato, quello relativo alla conversione, alla penitenza, al
perdono dei peccati e al rinnovamento interiore; e quello che esprime
la precarietà e la insufficenza umana.
Il rito delle
Ceneri è un “sacramentale”: una invocazione che la Chiesa
fa al Padre, unita a Cristo. L'azione liturgica presenta una domanda
a Dio e, per mezzo della domanda liturgicamente presentata, produce
un effetto interiore nei fedeli, che è commisurato al grado di
ricettività dei singoli. Ottiene la conversione e la buona
volontà di seguire con frutto tutto l'iter quaresimale.
Prepara così a condividere la grazia speciale della
Pasqua.
L'amore di Dio pervada i nostri cuori e li faccia, per
intercessione della Santissima Vergine Maria stella del Mattino e del
suo castissimo sposo San Giuseppe, tempio dello Spirito Santo. Buona
Quaresima a tutti.
Mailinglist
[ultimi] - Servizio Gratuito di Aggiornamento Culturale e Formazione
Spirituale Online
Ricevi
1 Email periodica nella tua casella di posta elettronica
Entra
nel gruppo di documentazione con un click, inviando una e-mail vuota
a questo indirizzo: ultimi-subscribe@yahoogroups.com
![]()
Inoltra questa email ai tuoi amici !