Ecco la seconda parte delle news
"gaya.cronisti_nf" <gaya.cronisti_nf@...> ha scritto:
"gaya.cronisti_nf" <gaya.cronisti_nf@...> ha scritto:
Data: Tue, 2 Aug 2005 18:36:23 +0200
Oggetto: NEWS DEL 2 AGOSTO 2005 - SECONDA PARTE -
Da: "gaya\.cronisti_nf" <gaya.cronisti_nf@...>
Buena Vida a tutti
Gruppo Gaya CsF
PULSA DE NURA
TEL AVIV - Yossef Dayan, un rabbino
estremista israeliano, avrebbe lanciato la
maledizione cabalistica «pulsa de nura» (frusta
di fuoco) nei confronti del primo ministro Ariel
Sharon per impedire il ritiro dei coloni
israeliani da Gaza. Lo ha appreso l'Ansa da uno
dei partecipanti all'antico rito. È da almeno un
anno che il rabbino si dichiarava pronto a
lanciare la maledizione.
IN UN CIMITERO - Il rito cabalistica
sarebbe avvenuto lo scorso giovedì sera nel
cimitero di Rosh Pinna, in Alta Galilea, alla
presenza di dieci rabbini. «È stata una cerimonia
molto commovente», ha affermato Dayan. «Ci sono
stati anche momenti di apprensione quando uno dei
partecipanti ha sollevato dubbi sulle origini
ebraiche di Sharon». Il rito infatti, secondo la
tradizione cabalistica, funziona solo su persone
di religione ebraica. «Non ci resta che aspettare
per vedere se le nostre preghiere saranno accolte
dal Cielo», ha concluso il rabbino.
RITO SIMILE CONTRO RABIN - Una cerimonia
analoga fu organizzata dieci anni fa nei
confronti del premier laburista Yitzhak Rabin,
poche settimane prima del suo assassinio.
Domenica Sharon è stato costretto a smentire voci
insistenti, diffuse probabilmente da attivisti di
destra, secondo le quali era stato vittima di un
infarto.
GAZA AI PALESTINESI IL 3 OTTOBRE - Notizie
di stampa israeliane apparse sul giornale «Yediot
Ahronot» riportate lunedì affermano che la
consegna ai palestinesi della Striscia di Gaza -
totalmente sgomberata dalle basi militari e dalle
colonie - avverrà il 3 ottobre, alla vigilia del
capodanno ebraico. Fonti militari sono certe che
prima del ritiro (che inizierà il 17 agosto)
avranno già lasciato spontaneamente Gaza il 70%
dei circa 9 mila coloni. Nei giorni scorsi altri
mille attivisti di destra sono riusciti a entrare
nelle colonie di Gaza aggirando i blocchi
militari. Israele prevede di mobilitare per il
ritiro almeno 55 mila soldati. Altri 10 mila
riservisti saranno richiamati per presidiare
località che rischiano di restare sguarnite. La
radio militare ha aggiunto che da lunedì mattina
nella base militare di Zeelim 5 mila militari
sono impegnati in addestramenti finalizzati al
ritiro da Gaza.
25 luglio 2005
"O si pensa o si crede"
A. Schopenhauer
FONTE: nihil@...
INVIATO DA: Alba Montori
PRIMARIE.
BERTINOTTI ALLE COMUNITA’ GAY:
“LE VOSTRE RICHIESTE NEL MIO PROGRAMMA”
Decine di esponenti del mondo Glbtq a sostegno della candidatura del leader P.R.C
Checchino Antonimi
«Il riconoscimento della dimensione affettiva e la piena dignità della cittadinanza sono questioni che investono direttamente la politica e sono indispensabili alla costruzione del cambiamento». Sottoscrivendo l'appello delle comunità omosessuali ad assumere i diritti civili nel programma per un futuro governo, Fausto Bertinotti rivela un percorso che era partito «da un'idea di autosufficienza del conflitto sociale» ma che ha «imparato a farsi attraversare dalle domande di liberazione delle persone», cominciando dal «chiamare ognuno per come si definisce». Tutt'altro che «un lusso», quelle domande di liberazione, «sono indispensabili nella costruzione del cambiamento» - ha spiegato ieri in un incontro con gli esponenti del mondo Glbtq (gay, lesbo, bisex, trans e queer) che lo sostengono alle primarie - perché la politica è in crisi, «la geografia destra/sinistra non è più così lineare e noi non possiamo essere dissociati: progressisti nelle politiche economiche e conservatori sui diritti civili, sarebbe la sconfitta».
E' stato un lungo dibattito, quello di ieri in un albergo di fronte a Montecitorio, tra Fausto Bertinotti e decine tra i promotori dell'appello in suo sostegno per un'alternativa di diritti e libertà, cittadini e cittadine omosessuali, lesbiche, transessuali, attivi in politica, nella cultura e nell'informazione che cercano un argine al pesante arretramento del Paese sui terreni della laicità, dei principi costituzionali, dei diritti e delle libertà. Tra i primi firmatari dell'appello ci sono gli scrittori Massimo Consoli e Daniela Danna, Anita Sonego della Libera università delle donne di Milano, i giornalisti Helena Velena e Giovanni Dall'Orto, direttore di "Pride", l'attore Vladimir Luxuria e Porpora Marcasciano del Movimento italiano transessuali, più decine di dirigenti ed esponenti di Arcilesbica, Arcigay, del Circolo Mario Mieli e di molte altre sigle. Tra gli ospiti in sala Imma Battaglia, protagonista del World Pride del 2000 a Roma, Sergio Logiudice, presidente Arcigay, il deputato ds Franco Grillini, la responsabile Nuovi diritti della Cgil, Paola Concia di Gayleft, area tematica della Quercia, il capogruppo Prc alla Camera Franco Giordano e Giuliano Pisapia, deputato Prc e relatore della legge sulle unioni civili.
«Praticamente c'è tutta la comunità Gbltq italiana», considera Titti De Simone che ha condotto il dibattito tra protagonisti di storie molteplici, lontanissimi dallo stereotipo di una lobby ma che, tuttavia, hanno una piattaforma da sottoporre a tutti i candidati alle primarie. Punti che il segretario di Rifondazione assume in toto perché configurano un «cambio nel cambio»: una legge che riconosca le coppie gay e lesbiche, azioni positive contro le discriminazioni, azioni efficaci per salute e benessere, e l'internazionalizzazione dei diritti.
Questo chiede, per ora, la stragrande maggioranza delle comunità Glbtq, consapevole di non essere stata ascoltata dai precedenti governi di centrosinistra e senza aver esaurito il dibattito su quale sia la forma migliore di riconoscimento delle coppie. C'è chi crede che solo il matrimonio civile garantisca la piena parità di diritti con le coppie etero, chi - invece - non lo ritiene un traguardo così importante (si chiede l'attore Vladimir Luxuria: «Perché accollarsi un'istituzione così logora anche per gli etero?») e altri ancora che puntano sui Pacs, patti civili di solidarietà, pur di non rassegnarsi a testimoniare la propria irriducibilità. Rifondazione, ad esempio, ha già presentato una proposta di legge sulle unioni civili e un'altra sulla "piccola soluzione" per le persone transgender così che possano cambiare nome sui documenti pur non avendo subìto interventi chirurgici.
Ma non bisogna pensare che le sollecitazioni al candidato Bertinotti siano tutte interne a desideri "esclusivi" del mondo Glbtq. Prima Titti De Simone poi Cristina Gramolini di Arcilesbica e Imma Battaglia di Gay Project, hanno insistito sull'esistenza di un bisogno diffuso di una svolta che non sia una semplice alternanza. Questo desiderio sociale ha a che fare col ritiro dall'Iraq, col bisogno di "giustizia giusta" e con quello di una deprecarizzazione particolarmente ambita da soggetti ancor più ricattabili nei luoghi di lavoro, nell'accesso ai saperi e al diritto alla salute (Mauro Cioffari di Gayroma che segnala anche l'opportunità offerta dalle primarie di capovolgere il meccanismo tipico del maggioritario «che ci fa votare il meno peggio»). Tra Spagna e Italia «la differenza sta nella politica», dice Ezio Menzione, avvocato pisano e autore di un libro sui "Diritti omosessuali": «Coppie di fatto, madri lesbiche, babbi gay ci sono già. La lezione di Zapatero è quella di essere arrivati al loro riconoscimento all'interno di una svolta generale». Zapatero e Vendola: ecco a chi pensano le soggettività gay sostenendo la candidatura Bertinotti alle primarie per spostare il baricentro della coalizione, per incassare impegni concreti. Di Bertinotti ricordano, ad esempio, le parole pronunciate dal palco del World pride del 2000 quando vide nella spettacolare street parade «una grande ricerca di felicità». Di Vendola evocano la capacità di suscitare una straordinaria partecipazione dal basso. Tra gli interventi, saranno in molti a denunciare il timore che la coalizione sia ostaggio di posizioni fondamentaliste, "teo-cons", che sottraggono diritti anziché estenderli. «La domanda di cambiamento è in campo - replica Bertinotti - ma si trova contro una grande ondata restauratrice: Berlusconi non è una parentesi è la narrazione di una parte del Paese. Bisogna liberarsi dell'idea che sia sufficiente cacciarlo. Ci soccorre l'esperienza spagnola ma non bisogna sottovalutare il rischio dell'elemento "neo-confessionale"». Per battere «la propensione integralista delle gerarchie vaticane» e la spinta al formarsi di un partito confessionale, per Bertinotti va evitato lo scontro tra credenti e non credenti. Bisogna rivalutare il carattere laico dello Stato».
FONTE: Liberazione del 28-Luglio-2005
NESSUNO TOCCHI CAINO
27 Luglio 2005
AUTORITA’ PALESTINESE. GIUSTIZIATO PER OMICIDIO
27 luglio 2005: Raed al-Mughrabi, 32 anni, è stato impiccato nella prigione centrale della Città di Gaza, dopo l’approvazione dell’ordine di esecuzione da parte del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas.
Al-Mughrabi – precisa un comunicato ufficiale dell’Autorità – era stato riconosciuto colpevole di omicidio e furto nel 2001. Il suo caso aveva espletato “tutte le procedure previste dalla legge”, e l’uomo è stato processato e giustiziato “in base al codice penale e alla Legge Islamica”.
Proveniente dal campo profughi di Jabalia, Al-Mughrabi avrebbe ammesso la propria colpevolezza di fronte ai giudici, inoltre “prima di essere impiccato – continua il comunicato – ha confessato di aver commesso un’altro omicidio, precedente a quello per cui è stato condannato a morte”.
Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, lo scorso 12 giugno l'Autorità Palestinese ha ripreso le esecuzioni dei condannati a morte dopo una interruzione di tre anni. Quattro uomini, accusati di omicidio, sono stati giustiziati al mattino nella Città di Gaza, tre sulla forca e uno mediante fucilazione.
Le ultime esecuzioni legali in Palestina erano state 3, erano avvenute nel 2002 e tutte per omicidio. Dopo le critiche ricevute dalle associazioni per la tutela dei diritti umani e dall’Unione Europea, l’allora presidente Yasser Arafat aveva bloccato le autorizzazioni alle esecuzioni.
LIBIA. ORGANIZZAZIONE UMANITARIA CONFERMA ESECUZIONE DI QUATTRO EGIZIANI
26 luglio 2005: la Lega Libica per i Diritti Umani ha confermato l’esecuzione, tramite plotone, di quattro cittadini egiziani che erano stati “condannati” per “omicidio” da un tribunale libico nel 2004 insieme ad altri 11 esuli egiziani.
La notizia era stata riportata il 18 luglio 2005 da un gruppo con base al Cairo, l’Arab Centre for the Independence of the Judiciary and the Legal Profession, il quale non aveva però riportato i nomi dei giustiziati né fornito dettagli sui loro casi giudiziari.
“La Lega è tanto più preoccupata in quanto non era a conoscenza che un processo in tal senso avesse avuto luogo, nè è certa che la sentenza sia stata effettivamente emessa da una corte competente a seguito di procedure corrette che abbiano offerto ogni garanzia possibile di imparzialità,” ha dichiarato l’organizzazione umanitaria con base a Ginevra.
In particolare, la Lega “non è certa che le persone giustiziate, Arfa Abdellatif, Majed Assayed Mohamed, Barakat Abdeldhaher e Basyouni Ahmed, abbiano goduto di un’adeguata assistenza legale in tutte le fasi del procedimento.” “Non sappiamo se sia stato rispettato il loro diritto a proporre appello a una corte di grado superiore oppure se il loro diritto a chiedere la grazia o la commutazione della pena sia stato esercitato”.
Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, lo scorso 14 luglio sono stati giustiziati in Libia i cittadini turchi Selim Aslan e Yunus Ozkan. Erano stati condannati a morte per un omicidio commesso nel 1995.
Per quanto riguarda la Libia, le ultime esecuzioni note risalivano al 1997.
UE. “GRAVE PREOCCUPAZIONE PER LE ESECUZIONI DEI DUE RAGAZZI IRANIANI”
26 luglio 2005: “L’Unione Europea esprime grave preoccupazione in relazione alla notizia delle pubbliche impiccagioni di due giovani iraniani, avvenute a Mashad il 19 luglio 2005”, è scritto nel comunicato diffuso dall’ambasciata a Teheran del Regno Unito, presidente di turno della Ue.
Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, Mahmoud Asgari, 16 anni, e Ayaz Marhoni, 18, sono stati messi a morte con l’accusa di aver stuprato diversi adolescenti, compreso un ragazzo 13enne. “Le esecuzioni – continua il comunicato – sono state effettuate nonostante il fatto che uno dei due ragazzi avesse meno di 18 anni all’epoca del reato, il che costituisce un’esplicita violazione degli obblighi assunti dall’Iran in base al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo.
Nell’Ottobre 2004 il Governo iraniano aveva rassicurato la Ue circa l’esistenza di una moratoria sulle esecuzioni e sulle frustate per reati commessi ad un’età inferiore ai 18 anni.
La Ue auspica che una legge per l’abolizione di queste punizioni venga presto adottata ed implementata; fino a quel momento, chiede al Governo iraniano di rispettare la moratoria”.
Gruppi per i diritti dei gay, come il londinese “Outrage!”, sostengono che i due giovani siano stati messi a morte per aver commesso “reato” di omosessualità.
Il reato di stupro – sostiene “Outrage!” insieme ad organizzazioni della resistenza iraniana – è stato inventato dalle autorità per mettere in cattiva luce i due ragazzi di fronte all’opinione pubblica.
A partire dalla vicenda dei due ragazzi giustiziati, Marco Pannella, europarlamentare e Presidente di NtC, con una interrogazione parlamentare rivolta alla Commissione europea torna a puntare l’attenzione sui rapporti della Ue con l’Iran, chiedendo quali siano i miglioramenti registrati in Iran nella promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a seguito della "politica di impegno costruttivo" dell’Unione.
Pannella sollecita la Commissione a sospendere ogni tipo di relazione con l'Iran, condizionandone la ripresa al rispetto dei diritti umani fondamentali.
Condannando l’esecuzione dei due ragazzi, l’iraniana premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi ha dichiarato: “I miei appelli per una legge che con chiarezza vieti l’esecuzione di minorenni sono giunti finora solo ad orecchie sorde, ma io non smetterò di lottare”.
INDIANA. “GIUSTIZIARE E’ PIU’ ONESTO CHE OPPRIMERE”
27 luglio 2005: Kevin A. Conner, 40 anni, è stato giustiziato mediante iniezione letale nella Prigione di Stato dell’Indiana. Era stato condannato a morte nel 1988 per gli omicidi di tre uomini, avvenuti ad Indianapolis.
Steven Wentland, 19 anni, era stato percosso e poi accoltellato a morte, mentre Anthony Moore e Bruce Voge, rispettivamente di 24 e 23 anni, erano stati uccisi con arma da fuoco.
Conner si era rifiutato di presentare un appello finale, né aveva voluto chiedere la grazia.
“Uccidere una persona – aveva scritto al governatore Mitch Daniels – è molto più onesto e umano dell’oppressione imposta nel sistema penale con la scusa della giustizia”.
Si tratta della quarta persona giustiziata nell’Indiana dall’inizio dell’anno e della 15esima dal 1981, anno in cui lo Stato ha ripreso le esecuzioni.
BARBADOS. PRIMO CASO CAPITALE DAVANTI ALLA NUOVA CORTE CARAIBICA
26 luglio 2005: le Barbados porteranno il loro primo caso capitale davanti alla Corte di Giustizia Caraibica, la cui sede è a Trinidad. Il Governo delle Barbados chiederà alla Corte Caraibica di ripristinare le condanne a morte di Lennox Boyce, 28 anni, e Jeffrey Joseph, 29, commutate in ergastolo lo scorso giugno dall’Alta Corte delle Barbados. I due erano stati condannati all’impiccagione nel 2002 per l’omicidio.
Per l’Alta Corte delle Barbados avrebbero rischiato di restare nel braccio della morte per un periodo così lungo da risultare disumano, in attesa che il loro caso fosse esaminato dalla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani.
Nonostante sia stata inaugurata ad aprile, la Guyana e Barbados sono i soli paesi della regione che hanno riconosciuto come corte d’appello di ultima istanza la Corte Caraibica, in sostituzione del Privy Council di Londra. Sull’adesione alla Corte, in Giamaica ed a Trinidad sono in corso battaglie politiche, mentre altri paesi incontrano difficoltà di natura amministrativa.
ORGOGLIO E PREGIUDIZI
La lista dei morti, ammazzati perchè omosessuali, continua ad allungarsi.
In Italia, civile e democratico paese,come ovunque, in Iran come in Nigeria o in Egitto, o nella civilissima Olanda. o a Roma, città Eterna dalla millenaria tradizione di tolleranza, di chiunque, nel rispetto della lex – "Parcere subiectis et debellare superbos" –
Ovvero: rispettare e proteggere chi rispetta la legge e mettere in condizione di non nuocere chi non lo fa.
Catanzaro 3 luglio 2005: un uomo, Michele Presta, è stato ucciso.
Sindacalista molto noto in Calabria, ammazzato da un prostituto eterosessuale sposato e con un figlio.
Massacrato con un'ascia che gli ha spaccato la testa.
L'assassino, il 31enne Gianfranco Palermo, ha infierito sulla sua vittima dopo averlo derubato di varie migliaia di euro, avergli sottratto l'auto e minacciandolo di rendere pubblica l'identità gay del sindacalista se non gli avesse dato più soldi.
Michele Presta ha rifiutato il ricatto, ma ha pagato il suo gesto di coraggio con la vita .
I suoi colleghi del sindacato CGIL hanno espresso il loro rammarico per non aver capito il bisogno di aiuto e di solidarietà di Michele, del loro collega più bravo e più altruista e più impegnato. – "Siamo noi ad aver sbagliato. Avremmo dovuto accorgerci del disagio di Michele. E' stato con noi per due decenni e mai, nessuno, ha saputo, o voluto capire la sua natura" –
"Lui aiutava noi. E noi? Perchè non siamo riusciti ad aiutare lui?" Scrive Massimo Consoli:"Michele Presta e' un segno dei tempi che cambiano, simbolo di una comunita'che chiede, vuole, pretende i suoi diritti più basilari. Gli stessi diritti dei quali godono tutti gli altri cittadini di questa nostra, triste repubblica.
Michele Presta e' un eroe: perchè è un omosessuale che si è rifiutato di accettare la logica del silenzio, del sottrarsi, del subire il ricatto. Sono orgoglioso di potermi dire suo amico."
Nella mia Roma non serve una sentenza del tribunale ( non ci sono leggi scritte al riguardo) né una sharia, per ammazzare un omosessuale. La nostra è una città civile, una capitale europea e modiale, faro di civiltà laica e religiosa: uccidere un cittadino è vietato dalla legge laica e da quella religiosa, oltre che dalla morale naturale.
Paolo Seganti era un cittadino modello di virtù umane e civili, e anche religiose, ma non è bastato perchè la legge lo difendesse, perchè era omosessuale e per lui la legge non era la stessa che per tutti gli "altri".
Ha scrittto Cinzia Ricci: “Si dice che il Comune di Roma intitolerà a Paolo Seganti un albero o un parco, non so. Chiunque sia sopravvissuto a gesti di violenza e discriminazione diretti o indiretti, chiunque ne abbia consapevolezza, non chiede per sé ed altri targhe o medaglie, parole di circostanza o compassione, ma “solo” l’applicazione della legge e il perseguimento senza sconti di chi compie tali atti (cosa che raramente avviene), il rispetto della Costituzione Italiana (se qualcosa vale ancora), la riaffermazione inequivocabile della laicità dello stato, un adeguamento legislativo che riconosca le persone LGBT* e finalmente le tuteli in modo specifico.
Oppure lo si scriva a chiare lettere, nero su bianco, che questo paese non è uno stato di diritto laico e democratico, che qui le persone con orientamento sessuale e affettivo non eterosessuale non sono gradite, lo si sancisca, dichiari, cosicché possano scegliere se andarsene dove le libertà individuali sono inviolabili, o restare a rischio della vita.
Perché di questo si tratta, casomai qualcuno non l’avesse ancora capito: in Italia non si corre più “solo” il pericolo di essere insultati, vessati, licenziati, emarginati, picchiati, stuprati – qui, ad essere gay, lesbiche e transessuali, si rischia di morire."
E proprio mentre Paolo Seganti, perchè gay, veniva ucciso, lunedì 11 Luglio, Angelo scriveva tra l'altro alla comunità varia...
"Vi pongo all'attenzione un recente problema di questi giorni: abusi sugli omosessuali che frequentano luoghi pubblici, sia da parte delle forze dell'ordine sia da parte di alcuni imbecilli, che io ieri sera ho visto con i miei occhi(ne sono testimone DIRETTO). “Te la sei cercata”.
Mi hanno risposto così alcuni esponenti di una pattuglia delle Forze dell’ordine avvertiti da me qualche sera fa alla zona portuale di San Benedetto del Tronto quello che mi ha sconvolto è stata la risposta sprezzante e priva di senso di alcuni responsabili dell’ordine pubblico, come se alla fine il colpevole di certe malefatte fossi io, e come se dopotutto “picchiare i froci” non fosse reato
Certo però che quel “te la sei cercata” sarebbe gravissimo anche se diretto ad una vittima della camorra solo perché si trovava in un posto desolato. Forse non è chiaro a tutti che tali aggressioni, al cui danno si aggiunge la beffa di forze dell’ordine che ti sfottono sopra, sono una doppia condanna per tante persone della comunità gay marchigiana, chi per una semplice scappatella chi per una profonda amicizia…e chi, come i più romantici come me, per un ragazzo da amare.
Quella sera mi sono trovato anch’io a passeggiare da quelle parti.
Premesso che sono fatti miei e a nessuno devo rendere conto della mia privacy, nemmeno agli uomini della volante uno dei quali però emetteva giudizi fin troppo insistenti sull’ora tarda in cui mi trovavo lì, è un mio diritto o no transitare in un luogo pubblico come tutti gli altri cittadini, a prescindere dalle ragioni che mi hanno spinto a stare là? Non sono un criminale, sono un onesto cittadino, voglio solo incontrarmi con altre persone, che male faccio di fronte alla legge? Nessuno. Perché non è mai stata aperta un’inchiesta dettagliata per reprimere il fenomeno del crimine notturno? No, in questo caso sembra che si vuole reprimere l’omosessualità, intimorita ulteriormente con frasi umilianti “non farti vedere più da queste parti”, “che ci fai qui a quest’ora?”, “siamo stufi di venire qua tutte le volte”…e dulcis in fundo “te la sei cercata”. Eh no, questa non è tutela del cittadino ma omofobia, cioè disprezzare un cittadino e considerarlo di serie b solo per il proprio orientamento sessuale, ed è molto grave alla pari se si dicesse “te la sei cercata” ad una donna stuprata solo perché ama andare in jeans attillati o in minigonna. Anche l’ebreo che va in giro con la kippà se la va a cercare se prende le botte dai naziskin? A proposito farei un appello alla bontà delle Forze dell’ordine: si dia vita ad un’azione di collaborazione con la comunità gay marchigiana per individuare insieme le modalità migliori per combattere e reprimere tali abusi, collaborando con le stesse persone che frequentano il luogo E un appello agli amministratori locali del Comune di San Benedetto, della Provincia di Ascoli Piceno e della Regione Marche: si proponga qualcosa contro il mobbing e le violenze, contro l’omofobia in generale, e al tempo stesso proponete al tempo stesso nuovi luoghi di aggregazione, accoglienza e amicizia per tutti, per cui le persone omosessuali non abbiamo più bisogno di ritrovarsi in posti notturni che appartengono oramai ad un triste passato. In assenza di risposte concrete bisognerà ricorrere ad una raccolta firme per premere sulle istituzioni. Non illudetevi: il tempo della clandestinità è finito, gli omosessuali non si nascondono più e pretendono di vivere il loro amore come tutti gli altri."-
Io non mi illudo, gli omosessuali continuano a nascondersi, la paura è spesso tangibile. E il mio cuore è triste, scusatemi: le parole mi mancano troppo spesso in questi ultimi giorni. La lista si allunga.
Un paese di antica civiltà come l'Iran ha assassinato legalmente, impiccandoli sulla pubblica piazza, due ragazzini giudicati colpevoli di aver "fatto l'amore" tra loro. Omosessuali, gay senza forse neanche saperlo, perchè neanche in Iran a 14/15 anni si è consapevoli della propria identità, neanche sessuale. La tv iraniana ne mostrato in televisione le immagini, estremo sfregio alle loro giovani vite distrutte. E la gente italica, gay più o meno coperti compresi, invece di accorrere in massa davanti alle sedi diplomatiche dell'Iran per testimoniare, gridare forte e chiara tutta la sua esecrazione per questo delitto di stato al quadrato ( due le vittime e assieme due le "pene di morte" ) ha continuato imperterrita a occuparsi di vacanze, di euro, di caldo, a scendere in piazza per rivendicare la serie A o B o c per la propria squadra di calcio del cuore, ad aver paura di attentati a pigliarsela con questo o quel politico...
Eppure sono giorni in cui tutti questi omicidi hanno smosso qualcosa, al di là dei vari Pride più o meno ricchi di presenze colorate e polemiche relative.
Per la prima volta da sempre ci si è ritrovati, noi LGBTQ e non solo, pochi (diciamolo senza sentirci nudi, perchè un centinaio o poco più non sono certo una folla) ma ben decisi, rappresentanze di tutte le associazioni della comunità varia e variegata dei diritti della diversità, di tutti i colori dell'arcobaleno e della politica. Tutti assieme appassionatamente davanti all'ambasciata della "repubblica democratica dell'Iran" a dare testimonianza della nostra indignazione e alla nostra fierezza di essere così come siamo, alla nostra determinazione di impedire ed eliminare situazioni del genere ovunque nel mondo con tutti i mezzi nonviolenti possibili.
Ma non bastiamo, abbiamo bisogno della collaborazione di tutta la gente di cuore e di cervello, di qualunque genere o inclinazione sessuale, disponibile a impegnarsi in prima persona, giorno per giorno, nella sua vita quotidiana e non a parole, per questo.
Alba Montori
Gaya CsF
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