gaya.cronistisenzafrontiere@... ha scritto:
Data: Mon, 7 Aug 2006 13:59:10 +0100 (GMT+01:00)
Da: <gaya.cronistisenzafrontiere@...>
Oggetto: NEWS DEL 7 AGOSTO 2006
COMUNICAZIONE DA GAYA CsF: Il gruppo Gaya sta lavorando ad una serie di
eventi a carattere locale e nazionale e ha bisogno di un piccolo aiuto
economico da parte di tutti gli utenti. Chiunque voglia, può fare delle
donazioni in denaro (non è importante la cifra, da un centesimo in su,
va tutto bene), inviando vaglia postale all’indirizzo della
Presidente: Carla Liberatore – Via Capo il Muro N° 2 – 67010 – Coppito
– L’Aquila. Oppure potete fare il versamento tramite bonifico bancario
sul conto corrente N° 13603 – ABI 08327 – CAB – 03600 – CODICE CYN “Iâ€
intestato a Carla Liberatore. E’ importante specificare la causale sul
vaglia o sul bonifico con la seguente dicitura: “Contributo per Gaya
CsFâ€. Grazie a tutti.
Nonostante il rallentamento nell’invio dei
notiziari dovuto dal periodo di vacanza, continueremo almeno una volta
a settimana a tenervi aggiornati. Un augurio a tutti di buone vacanze e
come sempre di
Buena Vida.
Gaya CsF
NOTIZIARIO GAYA CsF
7 AGOSTO
2006
CONVOCAZIONE DEGLI STATI GENERALI
Roma, 4 agosto 2006
Carissimi,
come era stato da più parti auspicato durante le riunioni del
Coordinamento del RomaPride 2006, le Associazioni glbt romane
ritengono sia giunto il momento per una seria e concreta riflessione di
tutto il movimento glbt italiano, che si interroghi sulle posizioni
politiche che sono emerse nel corso del 2006, in un sincero e
costruttivo confronto che comprenda tutt*. Pensiamo anche che questa
necessità , da noi avvertita, sia peraltro sentita e auspicata da più
parti, viste anche le esperienze positive delle manifestazioni di quest’
anno (TuttiInPacs, No Vat, il Torino Pride e il Roma Pride) e gli
scambi interessanti di idee e proposte avvenuti sotto varie forme nel
corso di tutto l’anno. Per questo motivo proponiamo a tutte le realtÃ
glbt italiane una vera e propria “convocazione†degli Stati Generali
per sabato 30 settembre 2006 a Roma. Ci auspichiamo la partecipazione
di tutt* affinché si rifletta sui contenuti politici che il movimento
vuole porsi in maniera unitaria e sui prossimi appuntamenti che ci
attendono per il 2007, tra i quali di fondamentale importanza il Pride.
Restiamo in attesa di una vostra conferma di adesione all’iniziativa.
Un cordiale saluto a tutti. Il Comitato Promotore Romano: Arcitrans
Roma, Cgil Ufficio Nuovi Diritti Roma e Lazio, Circolo di Cultura
Omosessuale Mario Mieli, Comog Lazio, Comitato Etero Pro Omo, DiGay
Project, Epicentro Ursino Romano, Gay Roma, Gruppo Pesce Roma, Leather
Club Roma, No God, Refo. P.S. Tutte le Associazioni che vogliono
aderire possono inviare conferma all’e-mail info@... . Il
Circolo Mario Mieli si farà carico di raccogliere e rigirare le
adesioni al Comitato Promotore Romano e a tutte le associazioni glbt
italiane.
ANCHE A ROMA
IL DINIEGO
PER LA COPPIA GAY
LATINA —
Anche da Roma arriva il diniego di trascrizione per la coppia gay
di
Latina, balzata alla ribalta, dopo il matrimonio celebrato in Olanda, a
l’Aja il 1° giugno 2002. La Corte d’appello della capitale si è
pronunciata sull’istanza presentata dal legale dei giovani, l’avvocato
Alessandro Mariani, che impugnava la sentenza di primo grado emessa dal
Tribunale di Latina. «La trascrizione del matrimonio non può
considerarsi un atto dovuto -recita così la sentenza emessa il 13
luglio dalla Corte d’Appello, ma solo ieri resa nota al pubblico - il
rifiuto opposto dall’ufficiale dello stato civile del comune di Latina
è legittimo». La Corte ha spiegato: «solo alcuni
Stati europei hanno
sancito il diritto al matrimonio indipendentemente dal
sesso dei
nubendi».
FONTE Nicolino Tosoni niconico84@...
INVIATO DA Alba
Montori
MANIFESTAZIONE:
ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO
Lo scorso 28 giugno
un manipolo di neofascisti appartenenti per lo più a Forza Nuova, ma
anche a Fiamma Tricolore, cercava di impedire lo svolgimento del
Catania Pride 2006, bloccando il corteo lungo la via Etnea. Nonostante
il presidio di Forza Nuova fosse armato e non autorizzato, le forze
dell'ordine, con l'assenso del prefetto, del questore e dei più alti
dirigenti della DIGOS, non facevano nulla per disperderlo e invitavano
viceversa i manifestanti, intervenuti numerosi al Pride, a sciogliere
il corteo e ad andare via in ordine sparso. Solo la determinazione
delle compagne e dei compagni consentiva alla manifestazione, dopo più
di un'ora, di ripartire. Quanto accaduto è l'ultimo, ma forse
politicamente il più grave, episodio di violenza perpetuato dai
neofascisti nella nostra città . I pestaggi, le aggressioni,
l'intolleranza, gli accoltellamenti, la propaganda dell'odio razziale e
dell'omofobia rappresentano, e hanno sempre rappresentato, l'unica
pratica politica dei fascisti a Catania, come in tutta Italia. L'azione
del 28 giugno rappresenta tuttavia un gravissimo salto di qualità dell’
azione squadrista del nostro Paese, che mette in luce un disegno
criminale fascista contro gay, lesbiche e transessuali. È infatti
allarmante che venga consentito a chi non dovrebbe avere alcuna
legittimazione politica di ostacolare lo svolgimento di una libera
manifestazione che rivendicava diritti, libertà , pace e uguaglianza.
Allarmante perché i fatti del 28 a Catania rappresentano simbolicamente
l'epilogo di un processo che ha visto in questi anni i neofascisti
agire liberamente su tutto il nostro territorio, soprattutto grazie
alla strumentale impunità di cui hanno goduto e al complice silenzio
delle istituzioni, che hanno nascosto all'opinione pubblica gli
omicidi, gli incendi e la storica e strutturale connivenza del fascismo
in Italia con le peggiori forme di criminalità organizzata, che ha
avuto una drammatica testimonianza nell'eccidio di Portella della
Ginestra, dove fascisti e mafiosi spararono sui lavoratori. Non ci
stupisce che il potere clericale e la borghesia bigotta e reazionaria
stiano dalla parte di chi vuole impedire il diritto
all'autodeterminazione delle scelte sessuali e degli stili di vita. Non
ci sorprende che l'ordine capitalistico ancora oggi si serva dei
neofascisti come strumento di repressione del conflitto sociale e come
strumento per una propaganda populista utile a distogliere l'attenzione
dal disagio, lo sfruttamento, la precarietà , la disoccupazione, per
alimentare odio e paura verso ogni forma di diversità . Noi non possiamo
però in alcun modo accettare che la nostra agibilità politica venga
messa a rischio da chi è stato già sconfitto dalla Resistenza, dalle
lotte dei lavoratori e dalle battaglie femministe. Non possiamo più
subire nessuna politica di tolleranza e, nei casi più gravi, di
connivenza con la violenza neofascista. Non vogliamo, e non dobbiamo,
chinarci di fronte alla brutale e cieca repressione che colpisce tutte
e tutti i militanti antifascisti e che ha trovato una drammatica
espressione nella vergognosa sentenza del Tribunale di Milano con la
quale 19 compagni, da 4 mesi in carcere e per l'accusa farsa di
concorso morale in devastazione e saccheggio, venivano condannati a 4
anni di reclusione per aver partecipato al presidio dell'11 marzo
contro il corteo di Fiamma Tricolore. Per queste ragioni vi invitiamo a
partecipare al corteo nazionale antifascista del 16 settembre a
Catania, quando scenderemo in piazza: - contro ogni fascismo e contro
ogni revisionismo; - contro l'intolleranza razziale, di genere e di
orientamento sessuale; - contro la repressione delle lotte; - contro
tutte le guerre; - contro tutte le destre xenofobe e razziste, dalla
Lega ed Alleanza Nazionale a Forza Nuova; - contro la disoccupazione,
lo sfruttamento e la precarietà , perché antifascismo vuol dire
innanzitutto stare in prima linea nella battaglie sociali; - per
rivendicare il diritto di tutte e tutti alla propria libertà sessuale;
- per denunciare pubblicamente la connivenza tra destra istituzionale,
mafia e squadrismo neofascista; - per denunciare la gestione
liberticida dell'ordine pubblico da parte delle forze dell'ordine e
l'infiltrazione neofascista in molti settori dell'esercito e della
polizia, come la tragica repressione a Genova 5 anni fa ha dimostrato;
- per un mondo senza barriere e per la libera circolazione di tutte e
tutti; - per l'abrogazione di tutte le leggi razziste come la Bossi-
Fini (senza ritornare alla Turco-Napolitano) e la chiusura di tutti i
CPT; - per la libertà di tutte e tutti le/i compagne/i antifascisti; -
per lo scioglimento di tutte le formazioni neofasciste; - per
riaffermare il diritto di tutte e tutti di essere sempre
orgogliosamente antifasciste/i. Comitato promotore Catania antifascista
Open Mind - Centro di iniziativa GLBT
via Gargano, 33 - Catania
tel.
095.532685 - www.openmind.too.it
email: opencatania@...
RISPOSTA DI OPEN MIND CATANIA
ALLA LETTERA DI
SERGIO LO GIUDICE
Egregio Presidente Arcigay Nazionale, desideriamo innanzitutto
precisare che i nostri documenti politici e le nostre iniziative sono
sempre inviati all'Associazione di cui lei è Presidente, all'indirizzo
mail info@.... Ci rincresce sapere che lei non li abbia
ricevuti, aggiungeremo l'attuale recapito al nostro indirizzario.
Brevemente vogliamo rispondere alle sue osservazioni riguardo la
lettera aperta che naturalmente abbiamo spedito al suo naturale
mittente. Il carteggio fra il signor Lorenzo Canale ed il Pegaso's,
nella persona del dottor Caloggero lei lo considera uno scambio privato
su fatti politici. Ci riesce incomprensibile, dottore Lo Giudice,
pensare che privatamente si possa pensare all'Open Mind come feccia e
pubblicamente volerci collaborare. L'adesione del Pegaso's alla
manifestazione nazionale antifascista del 16 settembre a Catania è
stata messa perchè certamente la piazza è di tutt*, ma continuiamo a
ritenerla inattendibile ed inopportuna. La vicinanza del Pegaso's con
il vice sindaco di Catania non è affatto conseguenza della carica
istituzionale che l'avvocato Giuseppe Arena , di Alleanza Nazionale ,
ricopre in questi anni, ma è una passione di lunga data. In una nostra
lettera del 21 aprile 2000 , avevamo segnalato proprio a lei, dott. Lo
Giudice , che il Pegaso's affiliato Arcigay sosteneva pubblicamente la
campagna elettorale di un candidato di Alleanza Nazionale nella persona
di Giuseppe Arena. Per quanto riguarda il sostegno alla campagna
elettorale di Rita Borsellino, non ci stupisce, dato il modo di
procedere che lei , fra l'altro, condivide. Privatamente si ha
un'opinione, pubblicamente se ne esprime un'altra. Egregio presidente,
la trasversalità non ci appartiene come pratica politica e per noi il
politico è personale, pratica che il movimento femminista ha insegnato
a tutt*, e di cui lei in diverse occasioni ne ha riconosciuto il
valore. Le porgiamo i nostri saluti e le auguriamo buon lavoro.
Catania, 31 luglio 2006
Sara Crescimone
INTERVISTA SU “LA PADANIAâ€
Roma, 4 agosto 2006, venerdi’
Ieri e’ apparsa, sul quotidiano “La
Padaniaâ€, una mia intervista, all’interno di un servizio su due pagine
(piu’ un richiamo in prima) relativamente a Cuba e alla successione a
Fidel Castro. Ve lo ripropongo qui di seguito. Approfitto dell’
occasione per comunicarvi che il 31 luglio sono diventato nonno per la
seconda volta. Buona lettura, Massimo Consoli.
“La Padaniaâ€, 3 Agosto
2006, giovedi’, pag. 11 Intervista allo storico Massimo Consoli
Ma Raul
e’ davvero gay? Li deporto’ ai lavori forzati L’ipotesi pare assurda,
e’ sposato con 4 figli. Ma secondo l’esperto: «Se cosi’ fosse non lo
dichiarerebbe mai. Fu lui il regista della repressione degli
omosessuali, insieme a tutti gli altri devianti ritenuti antisociali»
Roma - Dopo l’avvicendamento fra Fidel e Raul Castro si sono rinnovate
le voci secondo cui il fratello del lider maximo sarebbe omosessuale.
- Su la Repubblica e’ perfino apparso il curioso appello del ds Franco
Grillini, esponente dell’Arcigay: «Se Raul e’ gay, lo ammetta e
migliori la condizione degli omosessuali a Cuba». La questione e’ pero’
molto controversa poiche’ non esiste uno straccio di prova, ma
soltanto chiacchiere. Le presunte indiscrezioni ci paiono inoltre tanto
piu’ assurde quanto piu’ si considera che Raul vanta 45 anni di felice
matrimonio con l’amata moglie Vilma Espin Gullois. Insieme hanno avuto
ben 4 figli. Comunque, se per ipotesi fosse vero, si paleserebbe una
smaccata contraddizione fra la condotta di Raul e la repressione, da
lui stesso organizzata, dei gay cubani, rinchiusi nei cosiddetti UMAP,
in pratica i corrispettivi castristi dei ben noti gulag sovietici. Non
ha bisogno invece di conferme un’altra contraddizione, quella interna
all’ideologismo di sinistra, che nella sua storia e’ balzato dalla
repressione dei gay a esagerazioni nella direzione opposta, come il
propugnare per gli stessi matrimoni e adozioni. Sentiamo cosa dice lo
storico Massimo Consoli, specialista nel campo. - Sig. Consoli, quanto
sono fondate le voci che indicano Raul omosessuale? «Siamo fermi al
chiacchericcio, al pettegolezzo. Tra le fonti possiamo ricordare Allen
Young nel suo libro “Gay under the revolutionâ€. Ma soprattutto lo
scrittore Allen Ginsberg, che era stato invitato all’Avana nel 1965 in
quanto simpatizzava per la rivoluzione. Ebbene, intervistato dalla Tv
cubana disse apertamente che Raul era omosessuale, col risultato che
venne cacciato subito dall’isola». - In effetti la rivoluzione cubana
ha sempre liquidato i gay come elementi antisociali, imprigionandoli
insieme agli oppositori. Cosa ci puo’ dire sull’apparato repressivo
organizzato proprio da Raul Castro? «In pratica si basava tutto sul
lavoro forzato. Determinante fu l’influenza dei sovietici. Raul in
persona si reco’ negli anni Sessanta in Bulgaria per imparare da quel
regime comunista i metodi piu’ efficaci di repressione. Voleva sapere
come i bulgari avessero ripulito le strade di Sofia dai gay. Nacquero
cosi’ a Cuba le UMAP, sigla di Unitades Militares de Ayudo a la
Produccion. Raccoglievano tutti quelli “accusados de ser vagosâ€, vale a
dire gli accusati di essere vaghi. Con questa espressione si
intendevano i devianti, gli asociali in genere e anche i gay. Molti
omosessuali internati provenivano dal mondo dell’arte e dello
spettacolo, in particolare dal balletto. Erano tutti costretti al
lavoro agricolo, a ore e ore di taglio della canna da zucchero sotto il
sole. A spingere Fidel Castro in questa direzione contribui’ anche la
situazione cubana precedente alla rivoluzione. Sotto il regime di
Batista l’isola era il bordello degli americani, che talvolta
adescavano non solo ragazze, ma anche ragazzi. Dopo la vittoria di
Castro, le donne furono recuperate, ma gli uomini furono considerati
colpevoli. Praticamente si confuse l’omosessualita’ in quanto tale con
la prostituzione maschile. Gia’ nel 1965, a pochi anni dalla
rivoluzione, le UMAP raccoglievano circa 45.000 prigionieri in numerose
fattorie isolate. E ci si poteva finire anche per delle denunce
anonime. Un prete che simpatizzava per il regime, Ernesto Cardenal,
riporto’ la testimonianza paradossale di un cattolico cubano di nome
Eugenio, secondo cui, in fondo le UMAP non erano poi cosi’ male.
Secondo lui, ma io non ci credo minimamente, gli omosessuali erano
particolarmente felici nei campi di concentramento perche’ “essere
cosi’ concentrati deve essere per loro un paradisoâ€. Lì gli omosessuali
sarebbero diventati ancora “piu’ omosessuali†e molti cominciarono a
“dipingersi la facciaâ€. In realta’ si assisteva a scene orribili,
perche’ tanti si suidicidavano impiccandosi, segno che non dovevano
essere affatto felici. Nelle forze armate cubane, inoltre, vigeva uno
stretto controllo, perche’ sui documenti personali dei militari
sospettati di essere omosessuali veniva stampigliata la sigla “B1â€, che
stava appunto a significare che il soldato presentava magari
comportamenti effemminati. Le autorita’ cubane ovviamente hanno sempre
negato tutto. Ma voglio ricordare che questa realta’ era ben nota a
Giangiacomo Feltrinelli, che durante una cena con Castro protesto’
contro il dittatore. Gli rinfaccio’ che una politica del genere verso i
gay non era degna di una rivoluzione socialista».- Ma in Italia cosa si
sapeva di tutto cio’? «Poco o nulla. Io fui tra i primi, negli anni
Settanta, a denunciare questo lato del castrismo. Presentai un
reportage a “Specialeâ€, diretto da Rosanna Guerrini. Lei voleva
pubblicare il mio articolo, ma il suo caporedattore, che era comunista,
era contrario. Tanti altri giornali, come “Il Messaggero†me lo
rifiutarono. Il primo che riusci’ a parlare delle UMAP fu Valerio Riva
su “L’Espressoâ€. Poi usci’ il libro di Pierre Golendorf “Un comunista
prigioniero di Castroâ€, edito a Milano dalla SugarCo nel 1978. Oggi
dicono tutti che Castro e’ cattivo, ma allora era un’altra storia...» -
Per concludere, come commenta l’appello di Grillini a Raul Castro? «Chi
sta al potere non si sogna affatto di dichiararsi omosessuale e di
aiutare i gay». - Comunque, l’ipotesi di Raul Castro gay continua a
sembrarci cosi’ assurda... (M.M.)
NESSUNO TOCCHI CAINO
05.08.06
PAKISTAN. PIU’ DI 7.400 PERSONE NEL BRACCIO DELLA MORTE - 2 agosto
2006: sono più di 7.400 i prigionieri che – rinchiusi in 81 prigioni
pakistane – attendono di essere impiccati. Lo denuncia la Commissione
Diritti Umani del Pakistan (HRCP), precisando che tra i prigionieri dei
bracci della morte ci sono 36 donne. Nel solo Punjab, provincia più
popolosa del Pakistan, sono più di 5.000 i condannati in attesa di
essere giustiziati. Quest’anno – continua la HRCP – sono 253 le
persone finora condannate a morte, incluse tre donne. Sempre per l’anno
in corso, sono state finora effettuate 42 impiccagioni. I detenuti
pakistani, in particolare quelli del braccio della morte, vivono in
celle strette e sovraffollate e sono vittime di abusi. Le 812 celle dei
30 bracci della morte del Punjab sono di solito stanze di 2,7 per 3,6
metri con annesso un gabinetto circondato da un muretto alto un metro
circa. A volte, in queste celle sono ristrette fino a dodici persone.
Da tre a sei persone sono normalmente detenute in una cella singola.
ONU. CHIESTA AGLI USA MORATORIA SU CONDANNE CAPITALI - 28 luglio 2006:
il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha chiesto agli
Stati Uniti di adottare una moratoria sulle condanne a morte. Il
Comitato ha pubblicato un rapporto di 12 pagine sul rispetto da parte
Usa del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1966,
chiedendo agli stessi Usa di ridurre il numero di reati punibili con la
pena capitale. Gli stessi Usa – dice il Comitato - dovrebbero
accertare se le condanne a morte vengano emesse con maggiore frequenza
nei confronti delle minoranze e delle persone povere, aggiungendo di
essere “preoccupato†per tutti gli studi che dimostrano questa
sproporzione. La missione Usa a Ginevra ha criticato il suddetto
rapporto, sostenendo che c’è un rapporto debole tra il Patto
Internazionale del 1966 e le richieste avanzate dall’organismo Onu. Gli
Stati Uniti hanno ratificato il Patto Internazionale nel 1992 con
diverse riserve e proprie interpretazioni del testo.
MOLDOVA.
RATIFICATI PROTOCOLLI DI ABOLIZIONE DELLA PENA CAPITALE - 29 luglio
2006: il parlamento della Moldova ha ratificato il Secondo Protocollo
Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (per
l'abolizione della pena di morte) ed il Tredicesimo Protocollo alla
Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle LibertÃ
Fondamentali, relativo all'abolizione della pena di morte in tutte le
circostanze. Un rapporto della Commissione parlamentare per la
politica estera e l’integrazione europea precisa che i suddetti
protocolli sono stati ratificati sulla base dell’Action Plan Moldova-
Unione Europea, approvato nel dicembre 2004. La Moldova ha abolito la
pena di morte nel dicembre del 1995.
CINA. DUE GIUSTIZIATI PER FURTO DI
PETROLIO - 29 luglio 2006: Ding Hanqin e Luo Xingguo sono stati
giustiziati nella provincia cinese del Sichuan, dopo essere stati
riconosciuti a capo di un’organizzazione specializzata nel furto di
petrolio. Per il Tribunale Intermedio del Popolo di Guangyuan la banda
– composta da otto persone -avrebbe usato trivelle a mano per sottrarre
petrolio da un oleodotto di proprietà della China Petroleum Pipeline
Engineering Corporation. Il 19 dicembre 2003 la banda avrebbe estratto
più di 17 tonnellate di petrolio. Tra i reati capitali figurano in Cina
reati non violenti come evasione delle tasse, traffico di droga,
appropriazione indebita, falsificazione, frode, furto abituale,
corruzione, appropriazione indebita di fondi pubblici, furto o traffico
di tesori nazionali, frode fiscale, vendita di false fatture. La Cina
ha anche introdotto la pena di morte per la pirateria informatica e
altri crimini legati a Internet. Nessuno tocchi Caino stima che nel
2005 siano state effettuate in Cina tra le 5.000 e le 10.000
esecuzioni. In base alle sole notizie rese pubbliche, Amnesty
International stima che almeno 1.770 persone sono state giustiziate e
almeno 3.900 condannate a morte in Cina nel 2005, ma i dati reali si
ritiene siano molti più alti. Nel marzo 2005, Liu Renwen, un esperto
legale molto noto, ha dichiarato che "arrivano a 8.000" le persone
giustiziate ogni anno in Cina.
IRAQ. “SE CONDANNATO A MORTE, SADDAM
SARÀ IMPICCATO†- 31 luglio 2006: se condannato a morte, Saddam Hussein
sarà impiccato, ha detto il capo della pubblica accusa nel processo all’
ex dittatore, Jaafar Al-Mosawi. Lo stesso Saddam aveva chiesto in
precedenza ai giudici – in caso di condanna capitale - di essere
fucilato «come un soldato» e non impiccato. â€Si tratta di un tribunale
civile, non militareâ€, ha spiegato Al-Mousawi, aggiungendo che in caso
di sentenza di morte, l’esecuzione potrebbe essere effettuata entro 30
giorni. La prossima sessione processuale – ha aggiunto – si terrà a
metà ottobre, per rivedere i documenti del caso, mentre l’ultima
sessione si terrà il 26 ottobre 2006.
FONTE http://www.
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