La guerra di Israele è anche la nostra
di Federico Punzi
L'Unione europea suggella la sua impotenza con una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri in cui si chiede una "cessazione immediata delle ostilità" e che, di fatto, accoda l'Ue alla bozza di risoluzione che la Francia, in alternativa alla posizione americana e britannica, ha fatto circolare al Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Trionfante il ministro degli Esteri francese Philippe Douste- Blazy. "La Francia ha avuto un aiuto nel suo progetto di risoluzione da presentare in sede Onu. L'Unione europea è d'accordo con noi.
Sono soddisfatto nel vedere che sulle questioni di politica estera l'Unione è capace di parlare con una sola voce". Già, quella francese.
di Federico Punzi
L'Unione europea suggella la sua impotenza con una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri in cui si chiede una "cessazione immediata delle ostilità" e che, di fatto, accoda l'Ue alla bozza di risoluzione che la Francia, in alternativa alla posizione americana e britannica, ha fatto circolare al Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Trionfante il ministro degli Esteri francese Philippe Douste- Blazy. "La Francia ha avuto un aiuto nel suo progetto di risoluzione da presentare in sede Onu. L'Unione europea è d'accordo con noi.
Sono soddisfatto nel vedere che sulle questioni di politica estera l'Unione è capace di parlare con una sola voce". Già, quella francese.
E' l'Europa che si ostina a non inserire Hezbollah nella lista dei gruppi terroristici (inserimento definito "prematuro").
E' lo stesso Douste-Blazy che ha riconosciuto all'Iran "un ruolo
di stabilizzazione" in Medio Oriente. Il testo della dichiarazione, che per fortuna non avrà alcun peso sulle operazioni militari né sulle trattative diplomatiche, rappresenta una sconfitta per Gran Bretagna e Germania, che martedì pomeriggio avevano fatto filtrare un profondo dissenso riguardo al documento. In particolare, non potevano accettare il termine "immediato" riferito a un cessate-il- fuoco, ma alla fine si sono piegate alla soluzione di compromesso,
che parla di "cessazione immediata delle ostilità, cui segua un cessate-il-fuoco sostenibile".
C'è un risvolto positivo. S'è intravista un'altra Europa, che si oppone all'Europa di Monaco e alla Francia di Vichy.
che parla di "cessazione immediata delle ostilità, cui segua un cessate-il-fuoco sostenibile".
C'è un risvolto positivo. S'è intravista un'altra Europa, che si oppone all'Europa di Monaco e alla Francia di Vichy.
Un'agguerrita minoranza di paesi che la pensa come Washington, che non è disposta a fare il gioco dei nemici di Israele. Guidata da Gran Bretagna e
Germania, ne fanno parte anche Olanda, Danimarca, Repubblica Ceca e
Polonia.
Germania, ne fanno parte anche Olanda, Danimarca, Repubblica Ceca e
Polonia.
Non è chiaro quale sia la posizione
italiana. Come fa D'Alema a dirsi soddisfatto della dichiarazione uscita da Bruxelles, e allo stesso tempo rivendicare il merito del compromesso con cui si è chiusa la conferenza di Roma?
Lo stesso ministro degli Esteri francese sottolinea che la sua soddisfazione sta proprio nell'impiego, nel documento Ue, delle parole "immediata" e "forza
Onu", che erano rimaste escluse, invece, dalla dichiarazione finale del vertice della settimana scorsa a Roma. D'Alema ha auspicato che Israele "tenga conto dell'appello a cessare immediatamente le ostilità", auspicio che solo una settimana fa, in compagnia della Rice, definiva sterile.
Onu", che erano rimaste escluse, invece, dalla dichiarazione finale del vertice della settimana scorsa a Roma. D'Alema ha auspicato che Israele "tenga conto dell'appello a cessare immediatamente le ostilità", auspicio che solo una settimana fa, in compagnia della Rice, definiva sterile.
"Penso che la forza internazionale di pace sia possibile, ma come forza di peacekeeping, non come Enduring Freedom", ha chiarito, avvicinandosi così all'idea che hanno i francesi di quale debbano essere i compiti della forza
internazionale da inviare in Libano: controllo della tregua, non disarmo degli Hezbollah.
Nel frattempo, all'Onu riemergono le stesse spaccature del 2003 sull'Iraq. Francia e Russia chiedono un cessate-il- fuoco "immediato", rifiutandosi di iniziare a discutere della forza internazionale.
internazionale da inviare in Libano: controllo della tregua, non disarmo degli Hezbollah.
Nel frattempo, all'Onu riemergono le stesse spaccature del 2003 sull'Iraq. Francia e Russia chiedono un cessate-il- fuoco "immediato", rifiutandosi di iniziare a discutere della forza internazionale.
"Prematuro", sembra essere la parola preferita della diplomazia francese. Stati Uniti e Gran Bretagna intendono invece lasciare a Israele ancora altro tempo per infliggere gravi perdite a Hezbollah, così da rendere praticabile il disarmo delle milizie sciite e quindi duratura la tregua.
Accordo sul disarmo di Hezbollah e sulla forza internazionale prima - e non dopo - il cessate-il- fuoco.
Le operazioni israeliane contro Hezbollah costituiscono infatti l'unico deterrente in grado di convincere i libanesi e i siriani e, in caso contrario, di rendere possibile il disarmo senza il loro consenso.
Nonostante l'approccio di Washington, con la Rice al Dipartimento di Stato, sia ormai riconosciuto come
multilaterale (la conferenza alla Farnesina è solo una delle evidenze), le divisioni permangono, segno che nel 2003 non furono dovute a quello che viene definito, nonostante i nove mesi di estenuanti e
controproducenti trattative all'Onu, l'unilateralismo Usa, quanto alla politica estera francese che, portandosi dietro la Russia, tende troppo spesso a fare il gioco di dittatori e terroristi in funzione anti-americana e anti-israeliana.
Ma Israele sta perdendo questa guerra? E' l'inquietante interrogativo al quale Bret Stephens, sul Wall Street Journal, dava risposta affermativa: "In generale, le guerre si possono perdere militarmente e politicamente.
controproducenti trattative all'Onu, l'unilateralismo Usa, quanto alla politica estera francese che, portandosi dietro la Russia, tende troppo spesso a fare il gioco di dittatori e terroristi in funzione anti-americana e anti-israeliana.
Ma Israele sta perdendo questa guerra? E' l'inquietante interrogativo al quale Bret Stephens, sul Wall Street Journal, dava risposta affermativa: "In generale, le guerre si possono perdere militarmente e politicamente.
Israele sta perdendo in entrambi i modi", anche se può ancora vincere.
Un primo successo militare e politico ottenuto da Hezbollah dall'inizio della crisi è senz'altro la strage di Cana (*). Ralph Peters, sul New York Post, è molto critico nei confronti di Gerusalemme. "Il raid sul
villaggio libanese di Cana è stato una tragedia per Israele. Una debacle pubblicitaria, la morte di 57 civili ha compattato i nemici di Israele, complicato l'appoggio americano, e potrebbe condurre a un cessate-il-fuoco che premia Hezbollah".
Il Governo Olmert "ha scelto la guerra, ma non vuole pagare il prezzo della guerra". Spiega Peters: "Tutti gli sforzi per rendere la guerra facile, economica e incruenta, falliscono... Nonostante un fallimento dietro l'altro, il mito della
guerra tecnologica asettica, di vittorie immacolate attraverso la superiorità aerea, persiste. L'industria bellica la sostiene per il suo profitto, ed è seducente per i politici: una vittoria veloce senza vittime. Il problema è che non funziona mai. Mai".
guerra tecnologica asettica, di vittorie immacolate attraverso la superiorità aerea, persiste. L'industria bellica la sostiene per il suo profitto, ed è seducente per i politici: una vittoria veloce senza vittime. Il problema è che non funziona mai. Mai".
I commentatori americani però, per quanto vengano criticate le scelte strategiche e militari di Israele, hanno chiara la posta in gioco.
Non è pensabile che la maggior parte dei paesi europei, con in testa la Francia, non si rendano conto che un cessate-il-fuoco prematuro, cioè prima che siano inflitti a Hezbollah danno significativi, consentirebbe a Hezbollah di proclamarsi vincitore su Israele e di emergere come potenza regionale e forza dominante di un futuro governo libanese. Si può ritenere "sproporzionata" la reazione di Israele e piena di errori la conduzione della guerra, ma non si può
ignorare che a questo punto a Hezbollah basta sopravvivere come milizia armata per uscire vittorioso.
Non è pensabile che la maggior parte dei paesi europei, con in testa la Francia, non si rendano conto che un cessate-il-fuoco prematuro, cioè prima che siano inflitti a Hezbollah danno significativi, consentirebbe a Hezbollah di proclamarsi vincitore su Israele e di emergere come potenza regionale e forza dominante di un futuro governo libanese. Si può ritenere "sproporzionata" la reazione di Israele e piena di errori la conduzione della guerra, ma non si può
ignorare che a questo punto a Hezbollah basta sopravvivere come milizia armata per uscire vittorioso.
Gli effetti sarebbero disastrosi.
Una volta che avesse perso la propria invincibilità, che l'ha mantenuto relativamente al sicuro per decadi in mezzo a vicini così pericolosi, Israele si troverebbe ancor più soggetto alle minacce esterne.
Teheran e Damasco concluderebbero che impiegare terroristi "per procura" funziona.
L'Iran andrebbe avanti con il suo programma nucleare, sapendo che Europa e Stati Uniti possono essere facilmente
intimiditi.
L'immatura democrazia libanese sarebbe un'altra vittima.
Se da questa guerra Hezbollah uscisse con una forza militare ancora rilevante, sarebbe l'intera visione mediorientale del presidente Bush a subire un brutto colpo.
Gran Bretagna e Germania, con il piccolo gruppo di paesi messi in minoranza martedì a Bruxelles, hanno compreso la posta in gioco.
Dobbiamo quindi ritenere che la Francia e gli altri paesi europei non temono questi effetti negativi, o che sotto sotto li auspicano?
Ben chiara la natura del conflitto, da sempre, ce l'ha Charles Krauthammer, che su Time avverte: "Davvero, il Medio Oriente è anche la nostra crisi". La guerra di oggi è "parte del conflitto globale tra Stati Uniti e Islam radicale". Krauthammer spiega cosa sta succedendo: "Qualcosa di radicalmente nuovo sta emergendo in Medio Oriente: la secolare disputa arabo-israeliana si è trasformata da guerra nazionalista a guerra religiosa. Di conseguenza, le guerre arabo-israeliane stanno confluendo nel conflitto globale tra l'Islam
radicale e l'Occidente...
Gran Bretagna e Germania, con il piccolo gruppo di paesi messi in minoranza martedì a Bruxelles, hanno compreso la posta in gioco.
Dobbiamo quindi ritenere che la Francia e gli altri paesi europei non temono questi effetti negativi, o che sotto sotto li auspicano?
Ben chiara la natura del conflitto, da sempre, ce l'ha Charles Krauthammer, che su Time avverte: "Davvero, il Medio Oriente è anche la nostra crisi". La guerra di oggi è "parte del conflitto globale tra Stati Uniti e Islam radicale". Krauthammer spiega cosa sta succedendo: "Qualcosa di radicalmente nuovo sta emergendo in Medio Oriente: la secolare disputa arabo-israeliana si è trasformata da guerra nazionalista a guerra religiosa. Di conseguenza, le guerre arabo-israeliane stanno confluendo nel conflitto globale tra l'Islam
radicale e l'Occidente...
Nel primo periodo della disputa arabo- israeliana Israele era in guerra con il panarabismo, l'idea di un'imprescindibile unità araba attraverso gli stati e il rigetto di qualsiasi stato non arabo nella regione. Quando il panarabismo è
declinato, il panislamismo è sorto al suo posto... La motivazione di Hezbollah non ha nulla a che fare con il nazionalismo arabo.
Israele si è ritirato da ogni metro quadrato di territorio libanese sei anni fa...
declinato, il panislamismo è sorto al suo posto... La motivazione di Hezbollah non ha nulla a che fare con il nazionalismo arabo.
Israele si è ritirato da ogni metro quadrato di territorio libanese sei anni fa...
Ma come Hamas e l'Iran, Hezbollah vede la distruzione di Israele come un obbligo religioso...
In sostituzione delle religioni occidentali del fascismo e del comunismo, è sorto l'Islam radicale, figlio bastardo di una vera e grande religione. Guidato da
due Vaticani rivali, uno a Teheran e l'altro nascosto sottoterra al confine tra Pakistan e Afghanistan, ha sollevato il vessillo di una religione militante che non avrà pace finché, come ha promesso al- Zawahiri, l'Islam non avrà riconquistato ogni singolo pezzo di territorio islamico, "dalla Spagna all'Iraq"".
due Vaticani rivali, uno a Teheran e l'altro nascosto sottoterra al confine tra Pakistan e Afghanistan, ha sollevato il vessillo di una religione militante che non avrà pace finché, come ha promesso al- Zawahiri, l'Islam non avrà riconquistato ogni singolo pezzo di territorio islamico, "dalla Spagna all'Iraq"".
La guerra che combatte Israele, contro questa mistura di fascismo e teocrazia che blocca il passaggio della cultura islamica alla modernità e la promozione della democrazia in Medio Oriente, è anche la nostra.
Chiacchiera con i tuoi amici in tempo reale!
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