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Il 25 novembre a Milano, in occasione della giornata mondiale contro la
violenza alle donne, ci sarà una manifestazione di sera.
BELLO. La città per una sera sarà nostra, piena di colori, di saperi, di
valori altri.
Ma poi un brivido mi corre giù per la schiena. Dove si fa? ALLA STAZIONE
CENTRALE.
In ogni città la stazione simboleggia l’emarginazione, quindi scegliere la
stazione vuol dire fare l’equazione VIOLENZA = EMARGINAZIONE.
Eppure se vado a vedere i siti che denunciano la violenza contro le donne,
molti dei quali costruiti da donne che si sono fatte promotrici di questa
manifestazione, si leggono dati diversi:
Ogni giorno 7 donne in Italia sono vittima di violenza sessuale
Solo il 3,5% delle violenze avviene fuori casa
solo nell’8,6% dei casi la violenza sessuale viene praticata in un luogo
pubblico. Più spesso gli stupri avvengono nella propria abitazione (31,2%),
in automobile (25,4%) o nella casa dell’aggressore (10%). Da tali dati si
evince che nella stragrande maggioranza dei casi l’aggressore è una persona
ben conosciuta dalla vittima, che può essere il marito o convivente (20,2%
dei casi), un amico (23,8%), il fidanzato (17,4%), un conoscente (12,3%);
solo il 3,5% dei violentatori non ha mai visto la sua vittima prima dello
stupro.
Mi viene in mente, quando da bambina mia nonna mi raccontava la favola
dell’uomo nero e come dentro di me, senza volerlo, si è innescato lo
stereotipo uomo nero = pericolo. Però poi, crescendo, la ragione ha avuto la
meglio e la razionalità ha vinto la paura emotiva.
Per tutta l’estate i giornali ci hanno parlato di una violenza sessuale
sulle donne di tipo “straniero” (fuori della comunità) e “pubblico” (fuori
delle mura domestiche) ma dalla lettura dei dati riportati nella citata
ricerca dell’ISTAT si scopre che tali dati confuterebbero la tesi per la
quale l’aumento degli stupri è da collegare alla crescente presenza
extracomunitaria nel nostro Paese.
E dai dati raccolti nei 10 Centri Antiviolenza della Regione Emilia-Romagna
si evince che il 90% delle donne accolte e del 76% degli autori della
violenza non è né tossicodipendente né etilista né presenta disagio psichico
conclamato o handicap fisico grave. Lo stereotipo secondo cui le situazioni
di violenza contro le donne possano essere ricondotte a problemi di forte
disagio socio-economico o psicologico non è confermato dai dati: solo il 7%
delle donne maltrattate e il 19% degli uomini violenti presenta problemi
quali alcolismo, tossicodipendenza o disturbi psichici.
E allora perché scegliere la stazione centrale?
Perché rafforzare la falsa tesi che la violenza esista solo nel degrado? che
le donne rischiano di più nei luoghi dove c'è emarginazione?
Una manifestazione in stazione centrale può essere letta solo come una
richiesta di maggior controllo e repressione e rafforza implicitamente
l’idea dell’impunità di certe categorie di persone (maschi, bianchi,
italiani, sposati con figli, incensurati).
Nei comunicati di “usciamo dal silenzio” si parla spesso di un incontro tra
donne di diverse culture, e come lo andiamo a fare questo incontro? Andando
a dire alle donne straniere che il problema della violenza è soprattutto a
casa loro? Che noi ci rimpossessiamo della stazione ripulendola dagli
stupratori di colore, liberiamo quello spazio e poi ci teniamo i nostri
stupratori bianchi e quindi un po’ migliori?
Portiamo, per piacere in piazza, una cultura altra, non caschiamo negli
stereotipi, la violenza sulle donne è trasversale, esiste a sinistra come a
destra, in tutte le fedi religiose, in tutte le nazionalità, in tutte le
classi sociali, nel degrado e nella ricchezza. E’ frutto di una cultura di
sopraffazione.
Il messaggio che deve passare è che nessun uomo, di qualunque colore, nazionalità, mestiere, status di famiglia, orientamento sessuale, èautorizzato ad attaccare nessuna donna, qualunque sia il suo colore,
nazionalità, mestiere, sessualità.
E allora la stazione è una tappa lì staniamo il maschio di colore, ma poi
passiamo dalle nostre case, staniamo i molestatori dai luoghi di lavoro, i
preti pedofili dalle chiese, i soldati violentatori dalle caserme, i legislatori complici dai tribunali.
Serena
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