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Inoltra: Il nemico interno di Israele   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #453 di 573 |
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alba
Data: Sat, 30 Dec 2006 20:03:24 +0100 (CET)
Oggetto: Il nemico interno di Israele
A: albamontori@...

da: "Marcus Prometheus"

Ven 29 Dic 2006 7:34 pm

QUINTA COLONNA DORMIENTE?
~~~~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~ ~~~~~~~~~ ~~~~~~~

Il nemico interno di Israele

di Daniel Pipes

Rimasto in panchina per circa sessant'anni, può darsi che il terzo e ultimo
nemico di Israele stia per ingaggiare battaglia.
I paesi stranieri costituiscono il nemico numero uno di Israele. Con la
dichiarazione dell'indipendenza israeliana del maggio 1948, cinque eserciti
stranieri invasero lo Stato ebraico. Le maggiori guerre che ne seguirono ­
1956, 1967, 1970, 1973 ­ videro gli israeliani combattere contro eserciti,
forze aeree e navali di paesi vicini. Oggi, la maggiore minaccia proviene
dalle armi di distruzione di massa di Iran e Siria. L'Egitto rappresenta
sempre più un pericolo con le sue potenti armi convenzionali.
I palestinesi fuggiti nel 1948 costituiscono il nemico numero due.
Eclissatisi per vent'anni dopo il 1948, costoro guadagnarono il centro della

scena grazie a Yasser Arafat e all'Organizzazione per la Liberazione della
Palestina (OLP). La guerra del Libano del 1982 e gli accordi di Oslo del
1993 confermarono la loro importanza. Oggi, i palestinesi che vivono al di
fuori di Israele continuano ad essere attivi e minacciosi, e lo sono
attraverso il terrorismo, il lancio di missili su Sderot e tramite una
campagna globale di pubbliche relazioni a favore del negazionismo.
I cittadini musulmani di Israele, in genere conosciuti in inglese come
arabi israeliani, costituiscono il nemico numero tre. (Ma io mi concentrerò
sui musulmani, e non sugli arabi, perché i cristiani di lingua araba e i
drusi sono in genere meno ostili.)
La storia dei musulmani israeliani iniziò in maniera illogica; nel 1949,
essi erano 111.000 e costituivano il 9% della popolazione israeliana. Poi il

loro numero si decuplicò fino a rappresentare nel 2005 il 16% della
popolazione (1.141.000). Al di là delle cifre, essi hanno tratto pieno
profitto dall'aperta e moderna società israeliana passando da una esigua
popolazione remissiva e senza guida a una numerosa comunità combattiva tra i

cui leader si annoverano il vicesindaco di Tel Aviv, Rifaat Turkun, un
ambasciatore (Ali Yahya), parlamentari, accademici e imprenditori.
Questa ascesa, insieme ad altri fattori ­ i nemici numero uno e numero
due in guerra con Israele, gli accresciuti legami con la Cisgiordania,
l'ondata di Islam radicale, la guerra libanese scoppiata a metà del 2006 ­
hanno incoraggiato i musulmani a rifiutare l'identità israeliana e a
rivoltarsi contro lo Stato. E lo dimostra la loro manifesta esultanza
celebrativa dei peggiori nemici dello Stato ebraico, dal momento che in
Israele sono in aumento gli episodi di violenza perpetrati dai musulmani
contro gli ebrei. Solo questo mese, i musulmani hanno saccheggiato una
scuola religiosa ebraica ad Acre ed hanno quasi ucciso un agricoltore della
valle di Jezreel. Un ragazzino è stato arrestato perché stava preparando un
attacco suicida contro un hotel di Nazareth.
Questa ostilità è stata codificata in un documento redatto a regola
d'arte e pubblicato agli inizi di dicembre, dal titolo The Future Vision of
Palestinian Arabs in Israel (La futura visione degli arabi palestinesi in
Israele). Edito dal Mossawa Center di Haifa (che è in parte finanziato da
ebrei americani) e approvato da parecchie figure istituzionali, le idee
estremistiche in esso contenute potrebbero segnare una svolta decisiva per i

musulmani israeliani. Il documento ricusa la natura ebraica di Israele,
sostenendo che il paese sia diventato uno Stato bi-nazionale in cui cultura
e potere palestinesi godono di assoluta eguaglianza.
L'idea di "patria unita" racchiusa nel documento implica che i settori
arabo ed ebraico si occupino rispettivamente dei propri affari e che ognuno
di essi eserciti il diritto di veto su talune decisioni spettanti all'altro
settore. Future Vision pretende che siano apportate delle modifiche alla
bandiera e all'inno nazionale, che venga abrogata la legge del 1950 che
sancisce il diritto al ritorno e che garantisce automaticamente la
cittadinanza ad ogni ebreo, e che infine la lingua araba sia equiparata
all'ebraico. Il documento tenta di separare la rappresentanza araba nei
forum internazionali. Entrando nei dettagli, lo studio porrebbe fine alla
realizzazione sionista di uno Stato ebraico sovrano.
Com'era prevedibile, gli ebrei israeliani hanno reagito negativamente.
Nelle colonne di Ma'ariv, Dan Margalit ha liquidato gli arabi israeliani
come "intollerabili" . Nelle pagine di Ha'aretz, Avraham Tal ha interpretato
le oltraggiose richieste come un intento di voler deliberatamente dar
seguito al conflitto all'interno del paese, anche se i conflitti esterni di
Israele venissero risolti. Il vicepremier israeliano, Avigdor Lieberman,
ricusa categoricamente in modo assoluto le premesse del documento. "Quale è
la logica", egli domanda, quella di creare un paese e mezzo per i
palestinesi (un'allusione all'Autorità palestinese che sta diventando un
vero e proprio Stato) e "mezzo paese per il popolo ebraico?"
Lieberman desidera riservare la cittadinanza israeliana a coloro che
sono disposti a siglare una dichiarazione di fedeltà alla bandiera e
all'inno israeliani, e ad assolvere il servizio di leva o il suo
equivalente. Coloro che si rifiutano di firmare ­ che siano musulmani, di
estrema sinistra, Haredi, o altro ­ possono abitare in Israele, come
residenti permanenti. con tutti i benefici del diritto di residenza
israeliano, potendo perfino esercitare il diritto di voto e candidarsi alle
amministrative (un privilegio di cui attualmente non godono gli abitanti
arabi di Gerusalemme che non sono in possesso della cittadinanza) . Ma essi
sarebbero esclusi dall'esercizio del diritto di voto alle elezioni politiche

oppure non potrebbero ricoprire cariche parlamentari o governative.
Le proposte diametralmente opposte di Future Vision e di Lieberman
costituiscono la prima offerta di un lungo processo di negoziazione che
focalizza vantaggiosamente l'attenzione su un argomento troppo a lungo
trascurato. Gli israeliani si trovano a dover affrontare tre scelte
terribilmente semplici: o gli ebrei israeliani rinunceranno al sionismo;
oppure i musulmani israeliani accetteranno il sionismo; o ancora i musulmani

israeliani non resteranno a lungo israeliani. Tanto prima gli israeliani
risolveranno tale questione meglio sarà.

(New York Sun, 19 dicembre 2006 - dall'archivio di Daniel Pipes)

--
Cordiali saluti a tutti gli spiriti liberi e laici
Marcus Prometheus.

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Dom 7 Gen 2007 11:22 pm

albamontori
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Inoltra Messaggio #453 di 573 |
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Mi è arrivato questo articolo ve lo mando alba Data: Sat, 30 Dec 2006 20:03:24 +0100 (CET) Oggetto: Il nemico interno di Israele A: albamontori@... da:...
alba montori
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