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24127Un interruttore cerebrale per i desideri irresistibili

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  • amadeusoft
    3 gen 02:31
      Un interruttore cerebrale per i desideri irresistibili

      22 dicembre 2017

      La scoperta che i desideri compulsivi lasciano una "firma" in un'area del
      cervello e che una stimolazione elettrica è in grado di bloccarne
      l'attuazione potrebbe aprire la strada a interventi su chi abusa di sostanze
      o ha comportamenti ossessivo-compulsivi. Ma la tecnica usata dai ricercatori
      non è applicabile su esseri umani e sono quindi necessari studi ulteriori

      di Simon Makin/Scientific American

      Il sistema cerebrale di ricompensa impara i comportamenti che producono
      risultati positivi, come ottenere cibo o sesso e rinforza il desiderio di
      quei comportamenti inducendo una sensazione di piacere nell'anticipazione
      dell'azione correlata. Tuttavia, in alcune circostanze questo sistema può
      diventare ipersensibile a comportamenti piacevoli ma dannosi, producendo
      impulsi patologici che sfociano nella tossicodipendenza, nell'ingestione
      incontrollata di cibo (binge eating) e nel gioco compulsivo.

      Ma se potessimo individuare nel cervello i desideri compulsivi e intervenire
      per prevenire l'atto? E' quanto promette un nuovo studio, pubblicato il 18
      dicembre scorso sui "Proceedings of the National Academy of Sciences",
      guidato dal neurochirurgo Casey Halpern, della Stanford University.

      Il suo gruppo ha identificato una "firma" dei desideri compulsivi in una
      parte del circuito di apprendimento per ricompensa del cervello, il nucleus
      accumbens. E l'invio di impulsi elettrici a questa regione per rilevarne
      l'attività ha ridotto le abbuffate incontrollate nei topi usati
      nell'esperimento.

      I ricercatori hanno anche osservato la stessa firma in un cervello umano,
      suggerendo che la tecnica potrebbe trattare una serie di condizioni che
      implicano comportamenti compulsivi. "Abbiamo identificato un biomarcatore
      cerebrale della perdita di controllo", dice Halpern. "Se potessimo usarlo
      per impedire una qualsiasi di queste azioni pericolose, potremmo aiutare
      molte persone".

      I ricercatori hanno utilizzato una versione della stimolazione cerebrale
      profonda (SCP), un trattamento già utilizzato per ridurre il tremore tipico
      della malattia di Parkinson che si è rivelato promettente anche in altre
      condizioni, tra cui la depressione e il disturbo ossessivo-compulsivo. Si
      discute ancora su come esattamente la SCP possa dare benefici, ma si sa che
      può dare effetti collaterali. Quando si trattano i disturbi del movimento, i
      pazienti possono avvertire formicolio e contrazioni muscolari, afferma il
      neurochirurgo Tipu Aziz dell'Università di Oxford. Le conseguenze a lungo
      termine in altre regioni sono sconosciute, ma potrebbero includere attacchi
      epilettici o effetti sulle capacità cognitive, dice.

      Di solito, la SCP stimola un'area cerebrale con una corrente ininterrotta.
      Ma i ricercatori stanno studiando il modo per comunicare impulsi elettrici
      solo quando necessario, monitorando l'attività cerebrale correlata a una
      particolare condizione o a un particolare sintomo. Questa tecnica, nota come
      "neurostimolazione reattiva" (NSR), si è dimostrata efficace per l'epilessia
      e un sistema esistente è stato approvato dalla Food and Drug Administration
      degli Stati Uniti per il trattamento delle crisi parziali (che colpiscono
      solo una parte del cervello). C'è anche qualche prova che l'NSR possa essere
      migliore della stimolazione continua per il trattamento del Parkinson, dice
      Aziz.

      Il gruppo di Halpern aveva precedentemente dimostrato che nei topi la SCP
      standard riduce la tendenza alle abbuffate anche del 50 per cento. Per
      applicare la stimolazione necessaria, i ricercatori hanno cercato nel
      cervello una "firma" dei desideri compulsivi da poter usare per l'innesco
      della stimolazione. Hanno dato a sei topolini un cibo ad alto contenuto di
      grassi un'ora al giorno per 10 giorni (periodo dopo il quale tutti i topi
      erano affetti da disturbo da alimentazione incontrollata). Hanno registrato
      l'attività del nucleus accumbens degli animali prima e dopo questo periodo
      di "apprendimento" e quando i topi hanno seguito diete normali. Hanno così
      riscontrato un aumento dell'attività delle onde cerebrali a bassa frequenza
      ("le onde delta") nel nucleus accumbens, che ha raggiunto il picco un
      secondo prima che il topo in questione si abbandonasse a un'abbuffata.

      Questa attività non si manifestava all'inizio dell'esperimento o quando gli
      animali stavano consumando mangime normale, senza un elevato tenore di
      grassi. Hanno anche dimostrato che questa firma era specifica
      dell’alimentazione incontrollata, poiché non si era manifestata
      immediatamente prima che gli animali interagissero con un topo giovane e
      considerato piacevole dagli altri topi. "Non vogliamo bloccare le ricompense
      naturali", dice Halpern. "E non vogliamo perseguitare chi segue gli impulsi:
      anche a me mi piace un bicchiere di vino."

      Dopo aver identificato il segno del "momento di debolezza", il gruppo ha
      successivamente verificato se il suo utilizzo per innescare la simulazione
      elettrica per interrompere l'impulso riducesse l’alimentazione
      incontrollata. Hanno confrontato la stimolazione innescata automaticamente
      con una stimolazione continua, casuale e manuale in cui un ricercatore
      attivava l'elettrodo quando vedeva il topo muoversi per iniziare a mangiare.
      Tutte le stimolazioni tranne quella casuale hanno ridotto la quantità di
      cibo consumata. Ma hanno anche mostrato che solo la stimolazione continua
      diminuiva la quantità di tempo trascorso dai topi nell'interazione con i
      topi giovani, considerato un effetto collaterale indesiderabile.

      Il gruppo si è poi dedicato a un cervello umano per vedere se la firma
      scoperta nei topi si applicasse anche alle persone. Sono riusciti a condurre
      la loro ricerca su un paziente con disturbo ossessivo-compulsivo che non
      rispondeva ad altri trattamenti e aveva optato per un intervento chirurgico
      per la SCP. Hanno monitorato un elettrodo impiantato nel nucleus accumbens
      di un uomo mentre eseguiva un compito in cui era richiesto di premere un
      pulsante quando un bersaglio visivo lampeggiava su uno schermo per ricevere
      una ricompensa in denaro. Nel soggetto abituatosi al compito e alla
      ricompensa in denaro, i ricercatori hanno osservato un aumento dell'attività
      delta simile a quello osservato nei topi: le onde cerebrali
      s'intensificavano immediatamente prima di iniziare un compito.

      Il fatto che simili attività cerebrali siano state osservate in entrambe le
      specie per comportamenti diretti a ricompense diverse suggerisce che questa
      firma potrebbe essere comune a molti comportamenti compulsivi. Naturalmente,
      nessuno con una dipendenza dal gioco si sottoporrebbe a un intervento
      neurochirurgico né i medici lo prenderebbero in considerazione. "Il nostro
      obiettivo sono le persone che stanno morendo a causa della loro condizione o
      che sono gravemente debilitate", dice Halpern. "Oppure le persone che stanno
      per subire un intervento chirurgico gastrico o quelle che lo falliscono
      perché non possono smettere di alimentarsi in modo compulsivo, o ancora gli
      alcolizzati".

      Un possibile problema è che, se è troppo specifica, la firma di una
      compulsione potrebbe non essere rilevante per più disturbi o addirittura non
      essere applicabile al di fuori del laboratorio per un uso clinico di
      routine. "Non è del tutto chiaro se questo segnale sia collegato
      all'esperimento e al suo comito o al comportamento", afferma lo psichiatra
      Damiaan Denys dell'Università di Amsterdam, nei Paesi Bassi, che non era
      coinvolto nello studio. Se è troppo generico, si può immaginare una
      situazione in cui un soggetto trattato perché mangiava compulsivamente non
      può più divertirsi giocando a blackjack. "Ma è importante perché mostra che
      è possibile rilevare un segnale che può essere usato per i disturbi
      psichiatrici", dice Denys.

      Questa è una ricerca preliminare, che coinvolge un solo essere umano, senza
      mostrare un effetto terapeutico. "È stato il primo studio umano per validare
      i nostri studi sui topi, ora dobbiamo replicarlo su un campione più ampio",
      dice Halpern. "Abbiamo fatto domanda presso i National Institutes of Health
      per testarlo sui pazienti obesi che mostrano comportamenti compulsivi".

      (L'originale di questo articolo è stato pubblicato su Scientific American il
      19 dicembre 2017. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione
      autorizzata, tutti i diritti riservati.)

      https://www.scientificamerican.com/article/an-electrical-brain-switch-shuts-
      off-food-cravings/