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Pietro Ubaldi e la sua "Grande Sintesi" - Stefano Beverini

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    (di Stefano Beverini) Pietro Ubaldi e la Grande Sintesi : il Maestro e l Opera. Grande medium, nel senso di
    Messaggio 1 di 1 , 20 mag 2002
      <PIETRO UBALDI E "LA GRANDE SINTESI">

      (di Stefano Beverini)


      Pietro Ubaldi e la "Grande Sintesi": il Maestro e l'Opera. Grande medium,
      nel senso di intermediario tra l'uomo e la Trascendenza che ci governa,
      riuscì a fondere in una sintesi logica e unitaria la scienza e lo spirito.
      Nato a Foligno nel 1886, laureato in giurisprudenza, Pietro Ubaldi esercitò
      dapprima in un proprio studio legale. Negli anni Venti venne espropriato di
      tutti i beni della famiglia, cambiò lavoro e trasferitosi a Modica, insegnò
      l'inglese, una delle cinque lingue che conosceva perfettamente. Quindi, dal
      1932, insegnerà a Gubbio, per poi trasferirsi definitivamente in Brasile,
      nel 1952. Vi morirà vent'anni dopo. L'evento che modificò la sua vita fu
      inatteso e improvviso. Era il 24 dicembre 1931. Udì una voce, dentro di lui
      e nel contempo a lui stesso estranea:

      «Nel silenzio della notte sacra, ascoltami. Lascia ogni sapere, i
      ricordi, te stesso; tutto dimentica, abbandonati alla mia voce, nel silenzio
      più completo dello spazio e del tempo. In questo vuoto odi la mia voce che
      dice: sorgi e parla, sono Io! Esulta della mia presenza: essa è un gran
      premio che hai duramente meritato; è quel segno che tanto hai invocato di
      quel più grande mondo nel quale io vivo e in cui tu hai creduto. Non
      domandare il mio nome, non cercare di individuarmi. Non potresti, nessuno
      potrebbe. Non tentare inutili ipotesi. Tu mi conosci lo stesso!»

      Era iniziata la medianità di Pietro Ubaldi: intellettiva, ultrafanica,
      ispirata... Addirittura c'è chi afferma che la sua, medianità non fosse. E'
      certo, però, che dal mistero della sua anima nacque quel libro ponderoso
      intitolato "La grande sintesi". La materia, l'energia e lo spirito sono le
      tre manifestazioni della Sostanza: è l'Assoluto che appare nella sua
      trinità.

      Questa è l'idea fondamentale, sviluppata poi attraverso le mille
      sfaccettature scientifiche e filosofiche esposte in successivi ventitré
      volumi: l'opera del Maestro riguarda buona parte dello scibile umano.

      - La materia e lo spirito -

      Per quanto riguarda la scienza - cito brevemente qualche punto - la
      materia viene presa in esame quale prodotto di disfacimento di universi
      precedenti: essa muore come materia, risorge come energia, per trasformarsi
      nel fenomeno della vita. Vediamo nascere, per disgregazione atomica,
      l'energia quale seconda forma dell'universo fisico: la forza di gravità, la
      radioattività, la luce, il calore, il suono... e, in una sequenza sempre
      superiore, l'attività vitale.

      Come la materia muore per disgregazione atomica e nasce l'energia, così
      questa si trasforma per "disgregazione dinamica" e nasce la vita.
      L'elettromagnetismo modifica l'equilibrio elettrico tra il nucleo e gli
      elettroni, nei primi elementi (idrogeno, carbonio, elio, eccetera) e nasce
      un nuovo movimento, non più rotatorio o ondulatorio, ma vorticoso.

      Viene così stabilita la traiettoria dei moti che sottintendono il fenomeno:
      una spirale a volute concentriche, con ritorni ciclici e continui
      superamenti. Dalla materia si giunge infine - per evoluzione - dopo aver
      attraversato le fasi vegetale e animale, alla coscienza dell'uomo, che
      diverrà supercoscienza, fino a raggiungere la condizione, per noi
      inconcepibile, di unificazione con la Divinità. Quindi, sintesi di scienza -
      come già affermato - ma anche sintesi di spiritualità.

      «Nel mondo della materia abbiamo, prima, i fenomeni; poi, la vostra
      percezione sensoria e, infine, attraverso il vostro sistema nervoso
      convergente in quello cerebrale, la vostra sintesi psichica: la coscienza.
      Il vostro materialismo non ha errato vedendo in questa coscienza un'anima
      figlia della vita fisica e con essa destinata a morire. Ma essa non è che
      una psiche di superficie, risultato dell'ambiente e dell'esperienza,
      preposta alle soddisfazioni dei vostri bisogni immediati e il cui compito si
      esaurisce nel guidarvi nella lotta per la vita. Se scendiamo nel più
      profondo, troviamo la coscienza latente... A questa coscienza più profonda
      appartiene quella intuizione, che è il mezzo percettivo a cui è necessario
      poter giungere, perché possa avanzare la vostra conoscenza. La vostra
      coscienza latente è la vostra vera anima eterna, quella che preesiste alla
      nascita e sopravvive alla morte corporea.»

      Perciò, mentre l' individualità è collegata all'essenza immortale, la
      personalità è una struttura psichica assunta da ogni individuo, nel corso
      delle esperienze della sua vita. Esperienze che implicano i rapporti con il
      prossimo, e quindi la personalità viene anche definita "io sociale". Dopo la
      morte, ciascuno si libererà progressivamente della propria personalità,
      conservando l'individualità.

      - Determinismo e libero arbitrio -

      Il determinismo della materia, per Pietro Ubaldi, gradatamente evolve
      nel libero arbitrio della coscienza, via via che questa si sviluppa. Il
      concetto è analogo a quello esposto in tutta la letteratura medianica più
      qualificata: il libero arbitrio non è un fatto costante e assoluto, in
      conflitto insolubile con il determinismo delle leggi della vita, ma è un
      fatto progressivo e relativo al diverso livello che ciascuno ha raggiunto.

      «Di fronte alla volontà della legge voi avete la volontà del vostro
      libero arbitrio, ma è volontà minore, arginata, circoscritta da quella
      volontà maggiore; voi potete agitarvi a vostro piacere, ma come entro un
      recinto e non oltre. Più progredite e più largamente potreste cadere per la
      maggior libertà, se il più avanzato stato di progresso non fosse protetto da
      una proporzionata conoscenza.»

      Infatti, se un individuo poco evoluto avesse tanta libertà, moverebbe
      tante cause che lo soffocherebbero. Inoltre lo spirito, nella sua
      evoluzione, s'innalza oltre la materia, liberandosi progressivamente delle
      scorie più grossolane. «La materia, l'universo stellare, è un'isola
      emersa dal livello delle acque dell'universo inferiore. La seconda
      pulsazione ha prodotto un'emanazione più alta: l'energia; la terza una
      utilissima per voi: lo spirito. Così la sostanza si muta di forma in forma,
      e le individuazioni dell'essere salgono di sfera in sfera, appaiono
      provenienti dall'infinito, nel vostro universo concepibile, scompaiono
      immerse nell'infi-nito ... Il ciclo torna su se stesso, ma sempre con un
      piccolo spostamento progressivo di tutto il sistema.»

      E ancora, col simbolo del seme, si richiamano alla memoria antiche
      tradizioni religiose. Come lo gnostico Basilide, che concepiva la creazione
      come un seme comprendente tutte le cose, sorte poi per evoluzione, così
      Ubaldi:

      «La creazione tutta è fatta e funziona per germi, a cui segue uno
      sviluppo. Vedete che ogni esistenza è figlia di un seme, che ogni fenomeno è
      contenuto potenzialmente in un germe: legge che ritrovate sia
      nell'evoluzione, sia nell'involuzione degli universi. Il seme dei vostri
      atti è nel vostro pensiero, e ogni azione vi dà un seme più complesso,
      capace di produrre un'azione più complessa.»

      Un seme più complesso, capace di produrre un'azione più complessa...
      Queste parole un po' enigmatiche implicano il concetto di karma: la legge
      spirituale di causa e di effetto. Le teorie relative al karma sono varie.
      Per alcune religioni indiane esso è il risultato delle azioni compiute che,
      a seconda del loro valore morale, può essere negativo (come punizione) o
      positivo (come premio). Tale effetto si attua nel corso della catena delle
      esistenze (samsâra).

      Quindi, secondo le dottrine reincarnazioniste, ogni azione porta con sé un
      karma - un premio o una punizione - in questa o in una futura esistenza.
      Secondo alcuni orientamenti, soprattutto in riferimento ai messaggi della
      migliore medianità intellettiva, il karma assume un significato più esteso,
      oltre il concetto di bene e di male, di premio e di castigo; e tende a
      esprimere la completezza delle esperienze che l'individuo deve compiere
      all'interno della materia. Pertanto le esperienze negative che la vita
      impone a ciascuno di noi dovrebbero essere affrontate più serenamente, e
      considerate come una prova finalizzata all'ampliamento della coscienza, del
      "sentire".

      «I vostri atti vi inseguono nei loro effetti, irresistibilmente, per
      legge di causalità; e la loro spinta è data dalla potenza che a quegli atti
      imprimeste, proporzionata e della stessa natura benefica o malefica
      dell'impulso a voi dato. E' inutile la ribellione, l'ira, l'invidia per
      altre posizioni sociali, l'odio di classe: poiché ogni posizione è sempre la
      giusta, è la migliore per il proprio progresso. Vi ho dimostrato la presenza
      di una giustizia sostanziale nonostante tutte le ingiustizie umane, che non
      sono che esteriori e apparenti. E allora ognuno dovrà star contento del suo
      stato e adoperarsi per lavorare nelle condizioni in cui il destino lo pose.
      L'impianto di una vita avviene per voi fuori della volontà e della coscienza
      dell'individuo, è operato dalle forze della Legge. E se così non fosse, che
      vi indurrebbe, senza possibilità di fuga, a subire le prove necessarie al
      vostro progresso? ... Nell'evoluzione non si può isolare un campo
      dall'altro, ma tutti i fenomeni sociali debbono concepirsi fusi in un'etica
      superiore...»

      - Per un mondo migliore -

      E prosegue, con parole che verrebbero senz'altro derise dagli ambiziosi
      giovani rampanti con accessori griffati, che apprezzano soprattutto la lotta
      e la corsa per il prestigio sociale: per questo traguardo "ogni mezzo è
      valido". Ma ogni medaglia ha il suo rovescio, e ciò che oggi possono trovare
      stimolante, domani potrebbe ritorcersi contro di loro. Le logoranti gare di
      emulazione, protratte troppo a lungo nel tempo, si rivelano esiziali e
      alienanti.

      Possiamo osservare, nel mondo economico, tanti grandi e piccoli specchi
      di miserie ed egoismi umani. Condizioni di lavoro dettate dal bisogno,
      opprimenti e con ritmi di esecuzione sempre più elevati. Maggiori tensioni
      tra i lavoratori. Finanzieri e industriali senza scrupoli... E' purtroppo
      tristemente anacronistica la concezione di Pietro Ubaldi del lavoro quale
      funzione sociale, quale missione, quale necessità morale prima che necessità
      economica, quale potenza di coesione sociale. Tristemente anacronistica -
      dicevo - in tempi in cui viene privilegiata la produttività strettamente
      connessa all'utile economico riservato a una ristretta minoranza. Tutto ciò
      a detrimento di ben altri valori morali. Potrei proseguire: mi sono limitato
      a qualche spunto di riflessione, ma ben altro e di più vi sarebbe da dire su
      Pietro Ubaldi e la sua opera, sempre più attuale ora che stiamo per giungere
      al terzo millennio. Verso il terzo millennio... con la speranza di un mondo
      migliore. Ma a nulla valgono le sofisticate innovazioni tecnologiche, se non
      si risolvono i problemi più semplici del vivere insieme.

      Pietro Ubaldi ci indica la necessità di cambiare rotta, di attribuire
      maggiore importanza all'essere umano. L'uomo, però, dovrà agire: con
      coscienza e senza interessi egoistici, per un mondo migliore...
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