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  • Francesca
    Troppi vitelli tir multato Sanzione da tremila euro Imperia Un verbale da oltre tremila euro e l obbligo di ritornare verso la Francia. È quanto è accaduto
    Messaggio 1 di 12 , 23 nov 2004
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      Troppi vitelli tir multato
      Sanzione da tremila euro
      Imperia Un verbale da oltre tremila euro e l'obbligo di ritornare verso la
      Francia. È quanto è accaduto ad un camionista spagnolo, lunedì alle 13.30,
      sull'Autofiori, all'altezza del casello di Imperia Ovest. L'uomo, a bordo di
      un autoarticolato, era entrato dalla frontiera di Ventimiglia e doveva
      consegnare in una città del centro Italia un carico di bovini. Fermato da
      una pattuglia della Stradale, il camionista è risultato non essere in regola
      con le disposizioni sul carico massimo del suo mezzo. Stava infatti
      trasportando una dozzina di capi di bestiame in più rispetto al limite
      consentito (precisamente 42 invece che 35).
      I poliziotti, avendo notato che gli animali erano particolarmente stipati
      dentro al tir, hanno fatto arrivare due medici dell'Ufficio igiene della
      Asl, anche per verificare lo stato di salute dei bovini. Il bestiame non era
      particolarmente deperito, ma l'eccessivo numero di capi rispetto al carico
      massimo ha fatto comunque scattare una salata sanzione amministrativa.
      Gli agenti lo hanno quindi multato per circa tremila euro, oltre ad
      obbligarlo a tornare nel luogo dove era partito (in Francia) per
      regolarizzare il carico. I controlli sulla regolarità del trasporto di
      animali vivi sono proseguiti questa notte. Con un'operazione interforze,
      polizia stradale e carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni hanno
      verificato la regolarità dei carichi dei tir in entrata all'autoporto di
      Ventimiglia.
      S. Sch.

      Il Dna dirà chi è il padre dei cuccioli
      Finisce davanti al giudice di pace la storia di Laila, splendido esemplare
      di labrador, e del setter Toby
      Vado Ligure Toccherà ad una perizia scientifica chiarire una volta per tutte
      chi è il padre dei cuccioli di Laila, splendido esemplare di labrador che ha
      appena compiuto tre anni e da qualche settimana è in dolce attesa.
      I suoi padroni non hanno dubbi: il papà è Toby, setter di sette anni, che
      vive a Vado e sovente in passato è sfuggito a qualsiasi controllo, entrando
      di straforo nel giardino dove la femmina vive.
      Ne sono così convinti che ora hanno chiamato in causa (presentando una
      denuncia formale al giudice di pace) i padroni di Toby per chiedere un
      appropriato risarcimento dei danni morali e materiali causati dalla
      gravidanza indesiderata.
      «Perché far partorire una femmina costa denaro e soprattutto sarà un grosso
      problema piazzare i cuccioli - afferma Antonella S. - Per carità, non è una
      questione di purezza della razza, né di pedigrée. Pure meticci, sono
      convinta che saranno esemplari bellissimi. Però darli via con un minimo di
      coscienza, sapendo a chi affidarli, comporterà un impegno di tempo e di
      energie che non avevamo alcuna voglia di prenderci in questo momento. E poi
      quel cane da caccia è sempre libero e nel nostro giardino ha già combinato
      un sacco di danni. Siamo certi: è entrato nei giorni in cui Laila era in
      calore e non c'è praticamente alcun dubbio che sia lui il responsabile».
      I padroni di Toby, però, non ci stanno. Contestano le accuse, anzi
      rilanciano e si affidano a un colpo di scena giudiziario.
      Nell'udienza davanti al giudice di pace hanno avanzato una proposta choc:
      «Se è così, se siete sicuri, facciamo il test del Dna sui nascituri - sono
      state le parole dei coniugi Bernasconi, che abitano ad Asti ma che d'inverno
      trascorrono lunghi periodi di tempo a Vado Ligure - Così vedremo se sono
      figli del nostro Toby oppure no. Se risulterà di sì, faremo fronte alle
      spese del parto e della gravidanza. In caso contrario chiederemo noi i danni
      morali di questa vicenda e delle precedenti: è la terza volta che questa
      famiglia ci contesta presunti danni causati dal nostro cane. Una volta i
      vasi rotti, un'altra la biancheria sporcata, adesso la gravidanza
      indesiderata. Tutto ciò che succede in quel giardino è colpa del povero
      Toby. È vero che è spesso libero, ma anche che non ha mai fatto male a
      nessuno».
      Per il responsabile del servizio veterinario dell'Asl 2, Salvatore Piacenza,
      la verifica del Dna dei cuccioli non sarà comunque facile.
      «È un esame complesso e sugli animali si può fare a livello universitario -
      spiega il decano dei veterinari savonesi - In ogni caso, sono certo che
      sarebbe più costoso questo test che non affrontare le spese della
      gravidanza. E poi, per capire di chi sono i cuccioli potrebbero bastare
      alcuni esami mirati del sangue o alcuni particolari del corpo».
      Dario Freccero

      La storia Adottano alcuni "bamby" e scacciano i cacciatori
      Stella A loro guai parlare del capriolo come un animale selvatico, da
      cacciare. «Se viene di nuovo un cacciatore nel mio terreno non chiamerò la
      polizia, prenderò il fucile», dice Giovanni C, proprietario di un terreno
      tra Stella Santa Giustina e Pontinvrea dove da qualche mese, con puntualità
      impressionante, un gruppetto di caprioli si presenta per lo spuntino del
      mattino.
      «Vengono da noi presto, praticamente all'alba, si avvicinano alla casa e
      piluccano quel che trovano - racconta - per i miei figli è stata una
      sorpresa ed un'emozione scoprirli in lontananza le prime volte, oggi sono
      mascotte e ci siamo affezionati. Gli facciamo trovare qualcosa, non è vero
      che devastano tutto il coltivato. Purtroppo la voce è girata e due domeniche
      fa ho trovato i cacciatori appostati poco lontani per attenderli. Allora ho
      mandato fuori i cani perché facessero caos e spaventassero i caprioli e poi
      sono andato a litigare con quei tre cacciatori che non volevano fare neppure
      la fatica di andarsele a cercare nel bosco le prede. Sono stato cacciatore
      anch'io, ho il porto d'armi da quand'ero ragazzino, ma quando nel cacciatore
      vedo l'insensibilità così marcata mi viene voglia di buttare il fucile nel
      fiume».

      Troppi caprioli nei boschi: «Sono un vero flagello»
      Sul territorio savonese stimata la presenza di oltre quattromila capi. Il 18
      per cento in più rispetto allo scorso anno
      Aumentano le richieste di risarcimento danni dei contadini. E' fallita la
      caccia di selezione
      Dieci per cento in meno di cinghiali abbattuti, più o meno la stessa quota
      di caprioli. Il bilancio delle prime sedici giornate di caccia segna il
      "meno" sul fronte catture. Ma c'è un però: mentre la popolazione di ungulati
      è leggermente calata rispetto all'anno scorso, e quindi il calo degli
      abbattimenti è in parte fisiologico, quella dei caprioli è in aumento. E
      soprattutto sono in aumento i casi di danni proprio dei caprioli denunciati
      dagli agricoltori nelle ultime settimane. Un'emergenza che ritorna dopo che
      per alcuni mesi la situazione era stata (leggermente) più tranquilla e
      sembrava in parte risolta.
      «Effettivamente siamo di nuovo stressati dai danni - conferma Luigi
      Cameirano, presidente dell'Atc Sav1, l'ambito savonese di caccia che va da
      Varazze a Noli - segnalazioni ne arrivano di nuove tante e tanti contadini
      rinunciano a tagliare il bosco perché sanno che facendolo rischiano di
      trovarselo poi rovinato dai caprioli. È un problema serio che va affrontato
      senza strumentalizzazioni né demagogia. Basti pensare che ogni anno, al di
      la dei discorsi, non si arriva quasi mai a raggiungere la quota di
      abbattimento dei caprioli fissata, e che in certe zone della nostra
      provincia, come la Val Bormida, in questa stagione sono stati conteggiati
      fino a 70 esemplari per chilometro quadrato, che significa il doppio della
      media provinciale, ovvero un numero impressionante che non si registra da
      nessun'altra parte, fino a qualche anno fa impensabile».
      I caprioli, insomma, sono in aumento. E lo conferma un dato matematico: la
      crescita percentuale della specie è del 25 per cento annuo, quella fissata
      dai piani d'abbattimento dell'8, quindi significa che anno dopo anno i
      boschi savonesi hanno un aumento di circa il 18 per cento nella popolazione
      dei "bamby".
      Nell'ambito savonese, in particolare, gli ultimi censimenti ne hanno
      conteggiati un numero oscillante tra 35 ed i 40 per chilometro quadrato,
      quindi tra i 3500 e i 4 mila. E dall'inizio della stagione venatoria ne sono
      stati abbattuti appena una sessantina, leggermente meno dello stesso periodo
      dell'anno scorso (tra i 70 e gli 80). «Ma c'è da tenere conto che finora si
      potevano abbattere solo i maschi adulti mentre con dicembre e gennaio si
      potrà estendere anche alle femmine», spiegano all'Atc savonese.
      D. Frec.

      Lettere
      UOMINI E TOPI
      Desidererei che le varie Associazioni di Animalisti e le Autorità preposte
      mi spiegassero perché i topi vanno eliminati ed i piccioni protetti.
      Concordo sul fatto che i grossi topi di fogna debbano essere combattuti, ma
      ritengo che i danni provocati dai piccioni, anche perché più numerosi ed in
      grado di colpire sia a terra che in volo, siano di gran lunga superiori.
      Dermatiti, panni stesi sporcati, abiti rovinati così come i monumenti ed
      edifici appena ripuliti, strade indecenti il tutto con costi che poi
      ricadono e sui singoli e sulla collettività (sanità/beni culturali).
      Franca Cecchetti Genova

      IL CAGNOLINO DEL SIGNORE
      Facendo riferimento alla lettera "la bimba in chiesa", può essere, a mio
      avviso, che il parroco, quel giorno, fosse un tantino nervoso: d'altronde,
      anche lui è un uomo. Si dà il caso, però, che da qualche anno a questa parte
      la religione è meno sentita per taluni, sia per se stessi, che di rispetto
      nei confronti di altri. Allora, succede che in chiesa, qualche volta, specie
      nella consacrazione, che il silenzio religioso venga rotto da pianti corse e
      grida dei più piccoli, con il beneplacito dei genitori, tanto da sembrare di
      essere al mercato. Il padre della signora Forti, evidentemente, era una
      persona saggia, se la teneva in braccio pronto a guadagnare il sagrato, per
      timore di disturbare.
      Io in chiesa ci vado in accompagnamento (mea culpa, mea culpa), solo quando
      mi tira per le orecchie mia moglie: ricordo, allora, un aneddoto divertente
      avvenuto durante una funzione. Un lieve brusio di fedeli si levava alle
      spalle del sacerdote intento nella sua funzione. Girandosi, vide un cane
      barboncino che girava in mezzo ai fedeli. Disse allora bonariamente: non
      fateci caso, almeno lui alla Santa Messa ci viene. Giovanni Bonanno Arcola
      (SP)

      L' APPELLO I cinghiali sono un flagello
      Cari amici ambientalisti e animalisti, permettetemi di toccare un argomento
      grave, che non soltanto intacca l'incolumità dell'ambiente del Monte di
      Portofino, ma getta, oltretutto, un'ombra di discredito su quanti si battono
      per l'ambiente.
      Chi vi scrive è un'appassionata ambientalista, che su questo fronte si batte
      tenacemente sin dal 1960, con sacrificio fisico e morale. Penso dunque, cari
      amici, di aver le carte in regola per dirvi quanto penso di alcuni vostri
      atteggiamenti che pur sembrando esternamente ineccepibili, in realtà ledono
      alquanto l'immagine di Verdi seri, animalisti seri e ambientalisti seri.
      Mi riferisco alla vostra difesa ad oltranza dei cinghiali, che in certe zone
      d'Italia hanno portato all'abbandono dell'agricoltura, abbandono che pesa
      gravemente sul nostro ambiente e sulla sua salvaguardia.
      I cinghiali a San Fruttuoso sono un disastro. Sistematicamente distruggono i
      muretti che con fatica ricostruiamo ogni anno con soldi pubblici ma anche
      privati. Ed accanto al problema dei cinghiali si è ora aggiunto quello delle
      capre, pare una cinquantina, che brucano i germogli e le pianticelle
      seminate con fatica sui preselli dal gruppo dei giovani della Cooperativa
      "Giardino del Borgo".
      Vorrei inoltre ricordarvi che i cinghiali nel Parco, a memoria d'uomo, non
      sono mai esistiti; quelli ora presenti sono semplici porcastri, importati
      tempo fa dall'Europa dell'Est, che ogni anno producono numerosissima prole
      alterando pesantemente il delicato ecosistema del Monte di Portofino.
      Per queste ragioni mi appello a voi affinché, mettendo da parte ogni
      eccesso, possiate consapevolmente riportare questo povero Parco a un suo
      equilibrio, equilibrio difficile a raggiungersi se, con i vostri continui
      ricorsi al Tar, bloccate i provvedimenti amministrativi dell'Ente Monte per
      l'abbattimento del numero in eccesso di questi porcastri. Sovente volendo
      salvare tutto e tutti si finisce per distruggere tutto!
      Mi permetto chiedervi una matura e saggia riflessione in merito, unendovi al
      lavoro fatto dal Fai, che ha riportato i preselli, i muretti, gli oliveti di
      sua proprietà all'aspetto antico, ma che per mantenerli ha bisogno della
      vostra saggia collaborazione.
      *presidente del Fai Fondo per l'Ambiente Italiano
      GIULIA MARIA CRESPI* 
      ***********************************************************************
       
      Oggetto: il messaggero 17/11

      QUATTRO ZAMPE
      Telesoccorso e party per furetti: gli animali hanno chi pensa a loro
      di MARINA VERDENELLI

      TELESOCCORSO anche per gli animali. Pensato sulla linea di quello rivolto
      alle persone anziane, il servizio è operativo da questa settimana nel
      capoluogo dorico ed è rivolto a cani, gatti, criceti, furetti, uccelli e
      tutti gli animali d'affezione che tanto riempiono la vita delle famiglie.
      Famiglie sempre più desiderose di compagni tutto pelo al punto di
      organizzare, per domenica prossima, un furetto-party aperto a tutti i
      possessori del quattro zampe della famiglia dei mustelidi (la stessa della
      comunissima puzzola).
      Telesoccorso. Il servizio è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno ed
      è gestito dalla Croce Blu che opera attraverso una postazione centrale in
      piazza Salvo D'Acquisto (utilizzata già per il servizio alle persone) dove è
      sempre presente personale qualificato pronto a dare assistenza in caso di
      necessita. Per gli animali niente telecomando da attivare ma un numero
      telefonico al quale i proprietari potranno rivolgersi e chiedere aiuto senza
      bisogno di associarsi. Una novità per la città di Ancona. Ideatore
      dell'iniziativa uno dei membri del Telesoccorso operativo già nel capoluogo,
      Giuseppe Schiavoni , che insieme alla responsabile del servizio Milica
      Bokicevic hanno messo in piedi il tutto. «L'idea - spiega Schiavoni - è nata
      pensando al numero sempre crescente di persone che hanno in casa un animale.
      Purtroppo non è sempre facile prendersi cura di queste bestiole, soprattutto
      per chi è anziano». Diverse le prestazioni garantite dal servizio
      accessibile al numero di telefono 071.2900343. Munito di un automezzo
      attrezzato al trasporto degli animali (presente anche un'apposita barella)
      il personale potrà essere chiamato per il servizio taxi trasportando
      l'animale da un luogo all'altro della città, per il servizio veterinario nel
      caso in cui la bestiola stia male, o per il servizio di consulenza. La
      chiamata è gratuita. Il pagamento è previsto solo per il trasporto (a
      partire da 6 euro) che opera in tutta Ancona. Lo stesso numero telefonico
      sarà in grado di reperire dog sitter per i padroni di cani che ne avessero
      bisogno.
      Furetto party. Organizzato dalla sezione marchigiana dell'Associazione
      Italiana Furetti inizierà alle ore 15.30, ad Agugliano, in località Borgo
      Ruffini, nei locali dell'azienda agraria Pasquale Rosati . Qui sarà
      allestito un recinto dove gli animali potranno interagire tra loro mentre ai
      proprietari (è invitato anche chi non possiede il furetto) verranno fornite
      informazioni sull'animale e sul triste fenomeno dell'abbandono. Info
      330.522192.
      Cerco casa. Si segnalano un cucciolo di cane meticcio, pelo nero, in cerca
      di famiglia (340.2207327, nella foto) e un maltese femmina di un anno e
      mezzo, pelo biaco (339.1491770).

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      Oggetto: il mattino 17/11

      GRUMO NEVANO
      Adotti un cane? Il Comune ti dà un contributo
      ROSALBA AVITABILE
      Grumo Nevano. Adotta un cane per amico: entro 30 giorni a partire da oggi
      sarà possibile prendere in affidamento un randagio al momento custodito
      presso il canile convenzionato. La famiglia che deciderà di adottare un cane
      avrà dal Comune un contributo di un euro al giorno. I primi che decideranno
      di aderire all'iniziativa avranno la possibilità di scegliere tra le 50
      fototografie dell'album depositati presso il locale comando di polizia
      municipale. Il comune corrisponderà a titolo di contributo spese di
      mantenimento di 365 euro all'anno proprio «al fine di incentivare le
      adozioni», come scrive il sindaco Angelo Di Lorenzo nell'avviso pubblico. La
      domanda di adozione va indirizzata proprio al primo cittadino e chi avrà in
      affido il cane, dovrà «assoggettarsi alle condizioni di mantenimento
      previste nel progetto» approvato dalla giunta che ha stabilito anche alcune
      condizioni, a garanzia proprio degli ANIMALI che al momento vivono nel
      canile convenzionato. Tra queste lo spazio dove sarà sistemato il cane preso
      in affido. Qualora dovessero pervenire un numero di richieste superiori a
      quello dei cani da adottare, si procederà seguendo l'ordine cronologico
      della presentazione delle domande.

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      Oggetto: giornale sardo pro-caccia

      ----Original Message -----

      L'unione Sarda, Martedi' 16 Novembre Pag 45
      Caccia Grossa
      ESCOVEDU record
      Inizio di caccia grossa col boom per la squadra "Esalgosi",nome che testimonia la composizione del gruppo di doppiette formato da quaranta cacciatori dei comuni di Escovedu,Albagiara,Gonnosno' e Sini.
      La squdra,diretta dal capocaccia Leandro Demontis di Gonnosno',
      ha freddato Domenica ben nove cinghiali nei boschi del monte Arci.
       
      Questo e' quanto scrive il giornale.E' disgustoso il tono trionfalistico con cui il giornale da' la notizia, seppure si chiama notizia....la notizia dell'uccisione di 9 poveri animali e' motimo di soddisfazione anche per il giornale.
      Se ce la facciamo scriviamo al giornale dicendo che siamo  indignati, e che un giornale non dovrebbe contribuire a diffondere la barbarie e l'incivilta'.
      ecco l'indirizzo :unione@...
      buona attivita' a tutti.
      Nicoletta

      ***********************************************************************

      Oggetto: il tempo 18 nov

      AVEZZANO - Una splendida lupa di circa due anni è stata rinvenuta morta ieri
      mattina nei pressi dell'abitato di Collelongo.
      Subito sul posto è giunto il veterinario Asl, nonché ex sindaco Nicola
      Pisegna Orlando, che ha potuto constatare di persona che l'animale era stato
      ucciso. «Si notano sulla carcassa - ha dichiarato lo stesso Pisegna - un
      foro di entrata e uno di uscita, quindi la bestia è stata sicuramente uccisa
      da un colpo d'arma da fuoco». Immediatamente il veterinario ha allertato la
      Forestale, che, con gli uomini del comando stazione di Collelongo, ha
      provveduto agli accertamenti di rito. Un deprecabile atto di bracconaggio ai
      danni della fauna protetta, avvenuto nella fascia esterna del Parco
      nazionale. Secondo il parere del vice questore aggiunto della Forestale,
      Guido Conti, il colpo è stato sparato da una carabina di precisione,
      dall'alto di una collinetta.

      ********************************************************************

      Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
      Data: Ven 19 Nov 2004 2:29pm
      Oggetto: MOSTRA CUCCIOLO: CIRINNA', NECESSARIA MASSIMA VIGILANZA

      COMUNE DI ROMA
      VICEPRESIDENTE VICARIO CONSIGLIO
      UFFICIO DIRITTI ANIMALI
      ON. MONICA CIRINNA'

      Roma, 19 Novembre 2004

      COMUNICATO STAMPA

      MOSTRA CUCCIOLO: CIRINNA', NECESSARIA MASSIMA VIGILANZA

      "Questa mattina ho ricevuto una comunicazione dal Palalottomatica che ha scelto di ospitare comunque la mostra del Cucciolo, nonostante le forti pressioni ricevute anche dalle associazioni animaliste. L'unica autorizzazione amministrativa che poteva fermare la mostra è quella del servizio veterinario della Asl, che invece è stata rilasciata. Ribadisco che un'Amministrazione comunale come quella di Roma, che da anni si batte per i diritti degli animali e che mantiene nelle sue strutture oltre 2000 cani in cerca di una casa non può certo accettare che imprenditori senza scrupoli promuovano e ospitino mostre nelle quali i cani sono considerati pura e semplice merce". E' quanto dichiara Monica Cirinnà, delegata del Comune di Roma per i Diritti degli Animali.
      "Ho sollecitato la Asl veterinaria - prosegue Cirinnà - che ha ritenuto di concedere il nulla osta ai Vigili Urbani e alla Guardia di Finanza, di attivare ogni possibile controllo fuori e dentro il luogo della mostra non solo a tutela degli animali, ma anche dei cittadini che, come è accaduto lo scorso anno, acquistano illecitamente animali spesso malati e di provenienza sconosciuta. E se le associazioni animaliste organizzeranno un presidio di protesta davanti al Palalottomatica sarò certamente con loro".

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      Oggetto: il messaggero 19/11

      Un calendario con storie da cani
      CITTA' DI CASTELLO - Calendario a "4 zampe" 2005: in posa i cani abbandonati
      lungo la superstrada, legati al cancello del canile, vittime di
      maltrattamenti. Dodici storie commoventi, con foto struggenti. Da "Libero"
      bastardino di un anno abbandonato in estate con due fili di ferro sotto
      pelle sul collo, a "Brenda", cagnolina di 4 anni, trovata legata in
      supestrada, da "Wandy" bastardina scaricata all'ingresso del canile, fino ad
      "Arturo" cane senza padrone che odia la catena e il guinzaglio. Il
      calendario a "4 zampe" realizzato dall'Enpa (Ente nazionale protezione
      animali) in collaborazione con la Comunità Montana Alto Tevere e la Asl n°1,
      è in uscita in questi giorni. Nel canile di Mezzavia di Lerchi sono ospitati
      125 cani, 118 gatti. L'Enpa assieme riesce a farne adottare circa 90 ogni
      anno. «Con una parte del ricavato della vendita dei calendari - ha detto
      Mario Casacci, delegato Enpa - acquisteremo delle lampade e coperte per
      riscaldare i box del canile nelle giornate invernali più fredde».
      G.Gal.

      **********************************************************************

      Oggetto: la repubblica 19/11

      La Repubblica 19 Nov
       
      Ragusa, 13:58
      Anziano deceduto in casa, cane lo veglia fino alla morte

      E' stato ritrovato riverso a terra, morto, con accanto il cadavere della sua cagnetta, Giulia. Calogero Gioia, 85 anni, secondo i primi accertamenti, sarebbe morto una settimana fa nel suo appartamento, a Ispica, in piazza Sant'Antonio Abate. L'uomo, operatore ecologico in pensione e padre di sette figli, è stato vegliato fino all'ultimo dalla bastardina marrone che condivideva con lui le giornate, fino a che non è morta anche lei. I vicini, non vedendolo da alcuni giorni, hanno richiesto l'intervento dei carabinieri. Al loro ingresso hanno trovato il cadavere dell'uomo a terra e, poco distante, quello del cane.

      ********************************************************************

      Oggetto: il secolo xix 19/11

      cane soccorso dai pompieri
      Imperia L'allarme è stato dato da alcuni passanti, intorno alle 18.30 di
      martedì. Un cane era rinchiuso in un'autovettura parcheggiata in via
      Mazzini, e da diverse ore non smetteva di abbaiare. I suoi continui latrati
      hanno così spinto un cittadino ad allertare un poliziotto di quartiere, in
      pattuglia a piedi poco distante. L'agente, raccogliendo le prime
      testimonianze, ha compreso che l'animale era stato lasciato sull'auto da più
      di quattro ore, ed ha deciso di chiamare i Vigili del fuoco per liberarlo.
      Con un particolare strumento i pompieri hanno aperto senza romperlo il
      finestrino (da uno spiraglio del quale il povero cane riceveva un po'
      d'aria). L'intervento è stato notato anche dalla responsabile del ricovero
      per animali "La cuccia", che ha riconosciuto il cane come uno di quelli che
      la sua struttura aveva da poco tempo affidato ad una donna imperiese. Ora la
      polizia sta effettuando le necessarie verifiche per capire come l'animale
      sia finito in quella macchina (che non è intestata alla padrona del cane).
      Inevitabilmente scatterà la denuncia per maltrattamento di animali e forse
      anche l'affidamento del cane ad altro padrone.
      S. Sch.

      Savona
      A spasso con il roditore
      Prima si nota la ragazza, poi il sottile guinzaglio rosa, infine il topo. Un
      topolino grigio, dalla lunga coda, per nulla spaventato dal rumore di piazza
      Sisto IV a Savona.
      Ieri mattina Italia, 16 anni, di Pietra Ligure, era lì con il suo topo. «Ce
      l'ho da sei mesi, l'ho avuto da un'amica. In Francia, qualche tempo fa erano
      di moda. Anche se spero che nessuno mi imiti»
      Italia è preoccupata. Ama il suo topo, e teme l'effetto-furetto, o
      l'effetto-dalmata. «È necessario sapere che questi animali hanno bisogno di
      tante cure. Un mio amico voleva prenderne uno, così mi ha chiesto cosa
      comporta accudirlo. Quando lo ha saputo ha cambiato idea».
      Il topolino di Italia è socievole, si avvicina ai ragazzi, si lascia
      accarezzare. Vive praticamente addosso alla sua padroncina. S'infila sotto
      la sua maglietta, si accuccia sotto la sciarpa, passeggia sul suo braccio.
      «In realtà lo porto sempre così - avverte - ma ho voluto provare col
      guinzaglio».
      Il topolino di Italia è ormai una piccola celebrità, in piazza Sisto IV.
      Frequenta abitualmente il bar Haiti, scorrazza sulle piattaforme di pietra
      che costituiscono il "muretto" dei giovani savonesi.
      L'animale di Italia è un ratto campagnolo, un autentico topo rurale. Ma con
      tutte le carte in regola, a partire dal vaccino.
      Ma non è solo, in città. Stefania Vigorita del centro Fortesan di via
      Leopardi lo conferma: «Effettivamente le vendite di ratti sono cresciute,
      negli ultimi tempi. Si tratta di animali socievoli e pulitissimi, al
      contrario di quanto si crede. Quanto costano? Non più di dieci euro».
      E sono, come avvertiva Italia, assai esigenti. «Vogliono vivere in un
      ambiente pulito, prima di tutto. Cosa mangiano? Semi, frutta e verdura»
      aggiunge Vigorita.
      Eccellente il loro rapporto con l'uomo: «In effetti dimostrano una
      straordinaria intelligenza. Nascono selvatici eppure si affezionano
      rapidamente al proprio padrone, gli vanno addosso, non lo lasciano più».
      Ferdinando Molteni

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      Oggetto: corsera 18 nov

      Lombardia
      Adotti un randagio? Bonus di 200 euro dal Comune
      GUANZATE (Como) - Non sanno ancora che la buona azion e di ieri mattina,
      oltre che una comprensibile soddisfazione e la gioia dei bambini, può
      portare anche 200 euro. Spettano, in base alla delibera votata l'altra sera
      dal Comune di Guanzate, alla famiglia di Saronno che ha portato a casa Pepe,
      cagnolino di razza indefinita ma con qualche antenato tra i volpini, da
      agosto ospite dell'allevamento Mirasole, che custodisce i randagi in carico
      a diverse amministrazioni della zona. E' stato proprio quel «carico» - spese
      per un migliaio di euro all'anno per ciascun quattrozampe - a spingere Ivano
      Bernasconi, sindaco di Guanzate, a capo di una giunta «civica» riconfermata
      a giugno dopo la sua prima legislatura, a cercare un modo di risparmiare, ma
      certo non sulla pelle dei randagi. «Figurarsi - dice il sindaco -. Io stesso
      ho in casa Flipper, lupetto di 15 anni». Il punto è un altro: «I nostri
      randagi sono una decina, che vuol dire 10 mila euro all'anno. Una voce di
      spesa in continuo aumento. E' una situazione anche paradossale: a fine anno,
      quando presentano i loro bilanci, sono appena due le associazioni del nostro
      paese che ricevono un contributo maggiore».
      A Guanzate, insomma, vogliono bene ai quattrozampe: ma spendere per loro più
      che per le filodrammatiche, il coro, le associazioni sportive non sembra
      molto giusto. «E, insomma, anche alla Caritas non riusciamo a dare più di
      1000 euro. Mi viene qualche scrupolo», dice il sindaco.
      Ed ecco quella che potrebbe essere una soluzione: che si porta a casa un
      randagio di Guanzate, ottiene un bonus di 200 euro dal Comune, il quale, con
      l'Asl, in cambio chiede garanzie e si riserva la possibilità di controllare
      la buona salute dell'ex randagio. Se tutti i cani trovassero casa, il Comune
      sborserebbe 2 mila euro di bonus avendone risparmiato 8 mila sulla spesa di
      canile. Tutti contenti, insomma, o almeno ci si prova: con buona pace di chi
      ironizza sul bonus promesso dal governo per ogni neonato. 031.35.27.111 è il
      numero del Comune di Guanzate; 031.35.20.184 quello dell'allevamento
      Mirasole.
      Laura Guardini
      lguardini@...

      Via libera alla caccia ai cervi
      SONDRIO -Entro il 15 dicembre, nel Parco Nazionale dello Stelvio, i
      cacciatori sono autorizzati ad abbattere altri 435 cervi, dopo che a 55
      avevano già sparato tra il 16 e il 26 ottobre, giorno in cui il Tar di
      Bolzano, su richiesta del Wwf che la ritiene illegittima, aveva sospeso
      l'autorizzazione all'abbattimento rilasciata dal presidente dello Stelvio
      Ferruccio Tomasi. E' stato lo stesso tar di Bolzano, ieri, a non confermare
      la decisione che aveva preso poco più di 2 settimane fa. La soppressione
      degli animali ha acceso una disputa tra il nuovo presidente dello Stelvio (è
      in carica dall'estate scorsa) e gli ambientalisti. Secondo il primo gli
      animali sono dannosi per i boschi e, permettendo ai cacciatori di
      abbatterli, si previene il bracconaggio. Secondo il Wwf, i danni causati dai
      cervi all'abete bianco non sono dimostrati, mentre
      la legge nazionale prevede che, eventualmente, ad ucciderli, siano in prima
      istanza i guardiacaccia. «Perciò - dice Enzo Venini,
      del Wwf - ricorreremo al Consiglio di Stato».

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      Oggetto: gazzetta di parma 18/11

      « In Valcedra e Valparma trovate tracce di due branchi »
      Ezechiele cerca ancora la sua terra, gli uomini hanno già trovato una
      verità. « Per la prima volta, si dimostra che è possibilissimo che un lupo
      partito dall'Appennino arrivi alle Alpi. In barba a tutte le polemiche di
      chi aveva diffuso le voci di ripopolamenti » . Parli di lupi, e al
      veterinario Mario Andreani vengono in mente camminate in cerca di tracce,
      notti d'estate spese a diffondere ululati registrati, per incontrare almeno
      la voce dell'obiettivo dei suoi studi . « Pi ù facile che a rispondere siano
      i pi ù piccoli, meno smaliziati: cosí capiamo se ci sono cucciolate » dice
      Andreani, uno dei nove esperti che hanno lavorato al progetto regionale
      Life, coordinato da Willy Reggioni, del Parco del Gigante, e che ha visto
      l'impegno del Servizio risorse naturali della nostra Provincia. Andreani ha
      partecipato alle ricerche avviate nel marzo del 2001 e concluse tre anni
      dopo ( poco dopo la liberazione di Ezechiele). Ora, il ricercatore può
      parlare della presenza di « due branchi nel Parco dei Cento laghi: uno pi ù
      nutrito, di cinque o sei esemplari, che si spostano spesso nel Parco del
      Gigante. L'altro è formato da una coppia, che sta pi ù a occidente » . Cosí,
      della cinquantina ( la cifra è ipotetica) di lupi tra Modena e Parma, si può
      dire che almeno sette/ otto esemplari vivano nel Parmense. « Senza contare
      quelli di passaggio » . Quelli come Ezechiele, appunto: ancora in cerca di
      una zona propria o « di compagnia per formare un branco nuovo: l'ipotesi pi
      ù plausibile è questa » . Nel progetto Life, al veterinario di Corniglio
      spettava verificare soprattutto Alta Valparma e Alta Valcedra. « Per
      stabilire se e quanti lupi ci fossero, facendoli ululare, appunto, e
      raccogliendo le loro feci per poi farle analizzare per studiare sia la dieta
      che il dna degli esemplari » . Il secondo punto chiave del progetto,
      riguardava il mondo delle prede. « Si è lavorato molto, per cercare di
      capire quanto pesasse la presenza di lupi sulle popolazioni di ungulati. E
      non si tratta di dati preoccupanti: anche perchè i lupi si accontentano
      spesso di ripulire carcasse di animali già morti » . Infine, si è cercato di
      fare opera di sensibilizzazione tra le popolazioni delle montagne che
      forniscono l'habitat a Ezechiele e ai suoi fratelli. « E superare i
      pregiudizi non è stato facile » . Anche se, fortunatamente, le frasi
      dedicate al « lupo cattivo » sembrano in via d'estinzione. Anche il lupo lo
      era, ma forse il peggio è passato.
      Nella neve la sua storia
      Ezechiele? Bazzica tra Italia e Francia, dopo mille chilometri di
      pellegrinaggio in 250 giorni. « Ora - dice il veterinario Mario Andreani -
      sul territorio lo seguono altri gruppi di studio. La sua posizione viene
      inviata con un sms ogni dodici ore, quando si accende l'apparecchio. Ma non
      sempre ci sono i segnali. Ci è anche capitato di andare a cercarlo con la
      radio: non si sapeva pi ù niente » . La batteria durerà fino alla prossima
      estate. E intanto « con la neve, sarà pi ù facile seguire le tracce e
      scoprire se Ezechiele finalmente ha trovato compagnia » .
      Il lupo che « saluta » via sms
      Tanti saluti da Ezechiele. Lui non lo sa ( e in effetti è troppo impegnato a
      macinar chilometri, per « pensare » a chi segue trepidamente il suo
      peregrinare), ma manda continui messaggi e informazioni dalle Alpi
      Marittime. Esplora le montagne e al tempo stesso ( grazie al radiocollare
      satellitare, collegato alla rete gsm, che gli è stato applicato) permette ai
      ricercatori di esplorare le zone buie del mondo dei suoi simili, i lupi. E'
      il primo caso di ricerca di questo tipo in Europa. Ed è la nostra città la
      base di partenza. Il progetto, che ha coinvolto il Corpo forestale, la
      Polizia provinciale, il Parco dei Cento laghi, i tecnici del progetto Life,
      i Centri recupero animali selvatici provinciali e l'università romana della
      Sapienza, è coordinato dalla nostra Provincia. Lui, Ezechiele, esemplare
      maschio di un anno e mezzo, è il protagonista di questa lunga marcia.
      Liberato dal marzo nelle neve del Parco dei Cento laghi, dapprima ha puntato
      verso la Toscana, per poi tornare verso nord. Sopra La Spezia, per quattro
      giorni ha viaggiato verso la pianura, ma poi deve essergli tornata in mente
      la brutta esperienza invernale. Cosí, ha preso a inseguire l'occidente senza
      pi ù ripensarci. L'estate, l'ha passata nell'entroterra della Liguria di
      levante. Poi, s'è rimesso in moto. I suoi giorni e le sue notti sono
      trascorsi tra i monti e le foreste, cercando come rifugio tane naturali con
      ottima visibilità e sempre fornite di vie di fuga. Che Ezechiele fosse un
      errante non è mai stato un mistero. La tangenziale ( Nord, per di pi ù ) non
      è certo luogo da lupi. Lo era invece il tempo che il nostro selvatico eroe a
      quattro zampe aveva « scelto » per presentarsi. C'era proprio un tempo da
      lupi - pioveva a dirotto - il pomeriggio del 24 febbraio, quando Ezechiele
      fece la sua comparsa. A segnalare la sua presenza fu un automobilista. « Ho
      investito un cane in tangenziale. Per favore, aiutatelo » disse al
      cellulare. La prima ad avere dei sospetti su quel « cane » fu Patrizia
      Pizzorni che, con Timbuct ù , allora gestiva il canile municipale. « Lo
      trovai in un campo lungo la tangenziale. Si fingeva morto, ma i suoi occhi
      gialli erano vigili. Dopo 700 recuperi era la prima volta che vedevo
      qualcosa del genere » . Mancava solo la conferma, che sarebbe poi venuta dai
      test genetici: era un lupo, un lupo vero. E quell'incidente - potrà sembrare
      assurdo, ma è proprio cosí - fu la sua salvezza. « Era allo stremo delle
      forze _ ricorda Gianmaria Pisani, veterinario specializzato in fauna
      selvatica _. A ridurlo cosí non è stato l'incidente. Anzi, bisogna dire che
      i principali ematomi li aveva riportati nell'acqua, probabilmente
      attraversando dei fiumi. L'animale era in stato di ipotermia, a digiuno da
      almeno dieci giorni. Era morto, ma con una grande fortuna: sarebbe tornato a
      vivere » . Consulente della Provincia per il parco del Monte Fuso e per il
      Servizio risorse naturali di piazza della Pace, Pisani era al primo lupo ( e
      ben pochi in questa vicenda possono vantare altri incontri tanto
      ravvicinati) della sua carriera. Ma non ebbe difficoltà a trovare la via
      giusta per rimetterlo in forze. « Il recupero è stato brillante » . Non solo
      dal punto di vista fisico: si trattava, infatti, di tutelare la natura
      selvatica dell'animale. Di rispettarlo. Per questo, il lupo venne tenuto per
      una ventina di giorni in un luogo segreto, il pi ù possibile alla larga
      dall'uomo. « Le manipolazioni su di lui hanno avuto il solo scopo di capire
      le sue condizioni _ ricorda il veterinario _. E' un animale fiero, di una
      bellezza esagerata. A lui dell'uomo non importa nulla » . Il 13 marzo,
      Ezechiele è stato riportato sui « suoi » monti ( non troppo lontani
      dall'Appennino modenese dove sembra sia nato). « Ho aspettato di vedere
      l'occhio del lupo, per aprire la gabbia - racconta Pisani -. Com'è? E' un
      occhio che va oltre la pelle, che ti fa provare certe sensazioni nel midollo
      osseo » . Uno sguardo in grado di riportare l'uomo al mondo perduto, che un
      tempo fu anche suo. Roberto Longoni

      Animalisti in piazza per salvare i beagle
      SAN POLO D'ENZA - Gli animalisti sono pronti a una nuova « invasione » del
      centro di San Polo d'Enza per manifestare contro la ditta « Stefano Morini
      sas » , che alleva cani beagle destinati ai laboratori come cavie. Da tempo
      il movimento animalista, che dal 2002 punta alla chiusura dell'allevamento,
      ha indetto una manifestazione internazionale per sabato 20 novembre. Alle 14
      i gruppi provenienti da tutta Italia ( qualcuno anche dalla Svizzera e altri
      Stati) convergeranno in piazza IV novembre, fra la chiesa parrocchiale e la
      sede del Comune. Sono previsti pullman da Milano, Varese, Torino, Bologna,
      Forlí, Pisa e dalla Liguria, oltre a una staffetta fra il paese della Val
      d'Enza e la stazione ferroviaria di Reggio. Lo scenario si preannuncia
      simile a quello dell'anno scorso, quando il corteo contro la ditta Morini fu
      accolto da una San Polo d'Enza blindata: poliziotti e carabinieri in tenuta
      antisommossa, polizia municipale a presidiare i blocchi stradali e le
      deviazioni, negozi chiusi e lezioni scolastiche terminate in anticipo.
      Intanto il caso Morini continua a movimentare il dibattito politico. Nei
      giorni scorsi Alleanza Nazionale, per conto del presidente provinciale
      reggiano del partito Marco Eboli, ha chiesto che le autorità vietino per
      motivi di ordine pubblico manifestazioni come quella in programma a San
      Polo. Martedí scorso, invece, i gruppi Ds, Margherita e Pdci in provincia a
      Reggio hanno presentato una mozione che chiede l'impegno della Provincia
      affinchè si adoperi « presso le autorità di pubblica sicurezza per riportare
      a una situazione di normalità la vita quotidiana nel Comune di San Polo e
      perchè cessino le azioni contro l'azienda Morini » . Firmatari della mozione
      sono i tre capigruppo Maino Marchi, Luigi Fioroni e William Marastoni. «
      Tutti i controlli che dal 2002 sono stati svolti in modo continuo e ripetuto
      hanno portato a risultati favorevoli all'azienda - dicono i consiglieri nel
      documento - . Dal 2002 ci sono continui presidi davanti ai cancelli
      dell'azienda, continue telefonate ( giorno e notte), lettere, fax con
      minacce di morte, ingiurie e quant'altro » . Nell'ordine del giorno, i tre
      gruppi consiliari ricordano che « l'azienda Morini è sorta a San Polo d'Enza
      circa 50 anni fa: con gli anni si è allargata inserendosi nel paese come
      realtà importante nell'offerta di posti di lavoro e divenendo una delle
      maggiori nel settore dell'allevamento degli animali per la ricerca » .

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      Oggetto: il secolo xix 18 nov

      Palette per cani in regalo multe a chi non pulisce
      COGOLETO Oggi al mercato consegna del kit usa e getta
      Cogoleto. Niente scuse, se avete un cane, il Comune vi regala la paletta. Ed
      è un simpatico cucciolone anche il testimonial dell'iniziativa "Te la do io
      la paletta!", la prima campagna di sensibilizzazione contro le deiezioni
      canine promossa a Cogoleto.
      Oggi e giovedì 2 dicembre, durante il mercato settimanale, un camioncino
      distribuirà, sul lungomare dalle 9 alle 12, oltre tremila palette usa e
      getta insieme a volantini informativisui regolamenti comunali in materia e
      sull'utilizzo della paletta. L'iniziativa organizzata dal comune di Cogoleto
      e la Sater S.p.A., società mista a maggioranza comunale che gestisce la
      raccolta della spazzatura nella cittadina. La distribuzione continuerà, nel
      pomeriggio, in Piazza Giusti.
      Roberto Pansolin, assessore all'ambiente e alla tutela del territorio,
      annuncia l'inizio di un'offensiva in nome della città pulita: «Questa è
      soltanto la prima di una serie di iniziative che l'assessorato intende
      affrontare per migliorare l'immagine di Cogoleto: sappiamo che le deiezioni
      riducono il benessere di tutti i cittadini e producono conseguenze
      sull'igiene e sulla salute pubblica». L'inizio della campagna segnerà un più
      intenso e rigoroso controllo da parte dei vigili cogoletesi. Sono state date
      disposizioni precise per un controllo serrato dei giardini, soprattutto
      quelli frequentati dai bambini, i parchi, ma anche vie centrali come via
      Mazzini e via Recagno. «Noi forniamo ai cittadini i mezzi perché i cani non
      lascino tracce nelle strade del nostro comune - aggiunge Pansolin - chi ama
      il suo cane deve rispettare anche la città dove vive. A questo punto i
      trasgressori saranno puniti con sanzioni di 50 euro. I sacchetti potranno
      essere gettati nei cassonetti e nei bidoni sparsi per le vie. Per noi
      l'importante che le strade siano pulite, anche perché sembra quasi un
      paradosso, ma le vie del centro sono molto più sporche delle zone
      periferiche».
      Se qualcuno perdesse l'appuntamento con la distribuzione delle palette al
      mercato, nessun problema, l'assessorato ha destinato tre punti in città,
      dove trovare i kit: in comune, il lunedì dalle 15 alle 17.30 e il giovedì
      dalle 9 alle 12.30, negli uffici della polizia municipale di Piazza
      Maggetti, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12, negli uffici Sater in via
      Benefizio il martedì e il giovedì dalle 10 alle 12.
      C. Lu.

      Enpa rimborserà padrone multato
      La Sezione dell'Enpa di Genova ha deciso di farsi carico del pagamento delle
      multe ricevute da due genovesi per avere gettato nei cassonetti le deiezioni
      dei loro cani prima dell'orario consentito. Secondo Rosanna Zanardi
      dell'Enpa si tratta di una situazione paradossale. «Stiamo facendo sforzi
      notevoli per educare i cittadini a trattar bene i propri animali e a
      rispettare l'ambiente e i nostri sforzi rischiano di essere annullati».
      L'Enpa chiederà al Comune di Genova di rivedere i regolamenti.

      La casa di riposo adotta cagnolini per gli anziani
      OVADA Per una nuova terapia contro la depressione
      Ovada Il problema anziani continua a essere in primo piano. Così la casa di
      riposo "Lercaro" ha deciso di adottare cagnolini per combattere la
      depresisone. Le diverse strutture pubbliche e private stanno cercando, su
      tutto il territorio ovadese, di trovare soluzioni per evitare, soprattutto,
      che la solitudine continui ad essere la strada maestra che porta alla
      depressione. Così, come per i bambini, è stato accertato che anche gli
      anziani vivono momenti felici se in compagnia di un animale. Al "Lercaro",
      casa per anziani di Ovada si stanno attrezzando e oltre all'organizzazione
      di incontri fuori dalla struttura, hanno deciso di adottare cani da affidare
      ai singoli vecchietti. E la "Pet terapy", una formula che già in altri Paesi
      ha dato ottimi risultati. «L'idea è del direttore, Vittorio Barretto, che
      con la collaborazione del canile comunale sta sperimentando l'azione che il
      migliore amico dell'uomo può avere sull'anziano». Maurizio Tammaro, vice
      presidente del consiglio di amministrazione della casa di riposo è
      soddisfatto e annuncia che l'idea sembra essere vincente tanto da indurre
      l'organizzazione sanitaria ad interessarsi utleriormente della terapia per
      diffonderla sul territorio.«Proporrò al consiglio altre iniziative -
      aggiunge Tammaro - sempre legate a progetti finalizzati, come
      "Colmangiando", che prevede la possibilità, per i nostri anziani, di essere
      accompagnati a fare colazione al bar e, una volta al mese tutti insieme, in
      pizzeria». Il progetto è "Solo non sono", risultato della collaborazione con
      il Consorzio Servizi Sociali dell'Ovadese, finanziato dalla Regione,
      sinergia che ha permesso la realizzazione all'interno del Lercaro di campi
      da bocce, di un'ampia area destinata all'orticoltura e floricoltura,
      l'installazione di un maxi schermo Tv, di un grande acquario, di gazebo e
      piante ornamentali.
      Bruno Mattana

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      Oggetto: Un Piano per il randagismo le proposte del centrodestra

      IL MESSAGGERO
      ABRUZZO
      Giovedì 18 Novembre 2004
      PROVINCIA/2
      Un Piano per il randagismo le proposte del centrodestra
       

      I gruppi di minoranza di centro destra alla Provincia hanno presentato una mozione finalizzata alla redazione del Piano Territoriale provinciale per la prevenzione del randagismo. L'ha illustrata il consigliere di An Filippo Andreacola partendo da un dato complessivo nazionale che vede ogni anno in Italia l'abbandono di 200 mila gatti e di 150 mila cani mentre il business dei canili privati fa registrare un giro di 300 milioni di euro. Una dozzina gli interventi ipotizzati nella proposta e tra questi la verifica sullo stato di attuazione della legge 281 del '91 e della legge regionale 15 del '92, la realizzazione di nuovi canili sanitari e nuovi rifugi, la verifica dell'attuazione delle convenzioni stipulate tra Comuni e canili gestiti da ditte private, l'incentivazione di una politica delle adozioni con contributi comunali e la defiscalizzazione sugli acquisti e le spese specifiche per chi adotta un randagio.

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      Oggetto: gazzetta di parma 20/11

      Corteo degli animalisti: oggi paese blindato
      SAN POLO D'ENZA - Pullman e gruppi di animalisti arriveranno oggi a San Polo
      d'Enza da tutta Italia ( con rappresentanze di associazioni di altri paesi)
      per la manifestazione internazionale contro la vivisezione e l'allevamento «
      Stefano Morini Sas » . Sono previsti nel paese della Val d'Enza migliaia di
      manifestanti, chiamati a raccolta dal « Coordinamento per chiudere Morini »
      . Il raduno è previsto alle ore 14 in piazza 4 Novembre, di fronte alla sede
      del Comune. Il corteo si snoderà per il centro del paese, per terminare poi
      in via San Giovanni Bosco, sede della ditta contestata. La manifestazione,
      che sarà presidiata da polizia e carabinieri, comporterà anche alcune
      modifiche alla viabilità. L'ordinanza 116/ 2004 del sindaco Milena Mancini
      dispone il divieto di transito e parcheggio nella zona compresa fra il ponte
      sull'Enza, via San Giovanni Bosco, la zona della stazione ferroviaria e il
      tratto di via Gramsci fra il passaggio a livello e l'incrocio a raso con la
      provinciale 513. Dalle 13 alle 20, i veicoli da Traversetolo, Montecchio e
      Reggio Emilia diretti verso Canossa saranno deviati su via Matilde di
      Canossa ( la provinciale per Grassano) attraverso via Rampognana, che porta
      alla rotatoria di Pontenovo. Per chi invece è diretto verso Traversetolo, il
      ponte sarà praticabile. Gli uffici comunali oggi saranno aperti fino alle
      ore 13, come di consueto. Questi i numeri utili messi a disposizione dal
      Comune di San Polo d'Enza per qualsiasi evenienza e per segnalazioni: 0522-
      873143 ( carabinieri) e 329- 3191926 ( pattuglia della polizia municipale).

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      Oggetto: il secolo xix 20/11

      Spara e uccide pastore tedesco per salvare il suo cane da caccia
      Condannato a 300 euro di multa nembrotto sessantenne di Bolano

      Ha sparato ed ucciso a bruciapelo con il fucile da caccia un pastore tedesco
      per "proteggere" il suo cane. Per quel grave episodio, ieri mattina in
      Tribunale a Sarzana, L. T. di 63 anni abitante a Ceparana è stato condannato
      dal giudice onorario, l'avvocato Giovanni Silvestre, a trecento euro di
      multa e al pagamento di altri 2500 euro di spese e risarcimento.
      L'episodio che ha portato il cacciatore sul banco degli imputati risale
      all'ottobre del 2000. Uno studente di Ceparana aveva deciso di portare il
      suo pastore tedesco in un luogo isolato per poterlo lasciare libero e farlo
      divertire.
      Il caso ha voluto che nella stessa zona si trovasse l'imputato con il suo
      cane da caccia. Tra i due animali si è scatenata all'improvviso una feroce
      baruffa e L.T. temendo che il suo cane soccombesse è corso alla macchin

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    • Francesca
      Oggetto: gazzetta di parma 20/12 Di razza o no, tutti cani da sfilata « Madre » di ben venticinque cuccioli e grandissima amante degli amici a quattro zampe,
      Messaggio 2 di 12 , 25 dic 2004
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        Oggetto: gazzetta di parma 20/12

        Di razza o no, tutti cani da sfilata
        « Madre » di ben venticinque cuccioli e grandissima amante degli amici a
        quattro zampe, non poteva che essere Carmen Russo la madrina della sfilata
        di cani di razza a favore degli « orfani » del canile municipale di Parma.
        La manifestazione si è svolta ieri pomeriggio in piazzale Bodoni,
        nell'ambito della terza e ultima domenica ecologica organizzata dal Comune e
        dedicata al rapporto uomoanimali. « Questa è un'occasione significativa -
        sottolinea l'assessore alla Mobilità e Ambiente Pietro Vignali - per
        ricordare che l'amicizia e il rispetto verso questi esseri viventi non sono
        meno importanti di quelli che abbiamo nei confronti di una persona. A Parma
        lo sappiamo bene, è per questo che colgo l'occasione per confermare
        l'ultimazione del nuovo parco canile per questa estate, affinchè gli animali
        abbandonati trovino nella loro nuova casa dignità e agio » . Già, perchè
        l'affetto, quello, non manca: tanti sono stati i volontari che nella
        giornata di ieri si sono preoccupati di adottare per qualche ora un cucciolo
        e farlo bello, perchè anche loro potessero fare passerella sul tappeto blu e
        farsi vedere davanti al folto numero di parmigiani accorsi, un po' per amore
        degli animali e un po' della bella e disponibile Carmen, sperando, magari,
        che qualche famiglia li accogliesse. Ad aprire la strada ai protagonisti «
        nobili » , nel freddo pomeriggio dicembrino, è stato Energy, il cagnolino
        della Russo e di suo marito Enzo Paolo Turchi, che lo ha condotto lungo la
        pedana. Via quindi alle presentazioni dell'ex partecipante all' « Isola dei
        famosi » : si comincia con i due volpini italiani Vasco e Nelson, due
        batuffolini di pelo bianco: compagni fedeli dei carrettieri sono entrati in
        seguito nelle grazie delle signore- bene delle grandi città e detti anche «
        volpini di Michelangelo o del Quirinale » . E poi la famiglia dei tre
        carlini, Pedro, Bessy e Beauty: cagnolini compatti, muscolosi e con la testa
        larga; il musetto ricorda la maschera di Arlecchino ed è originario della
        Cina, dove erano gli animali prediletti a corte. E ancora un charles
        cavalier king, due splendidi siberian husky, una jack russel con figlioletta
        al seguito e quattro barboni, acconciati per la festa, « che sono
        l'incarnazione dell'intelligenza e della voglia di vivere - spiega il
        veterinario dell'Ausl Giorgio Mezzatesta -. Il bar- bone è un ottimo
        nuotatore e ha un fiuto finissimo, ma bisogna educarlo, altrimenti diventa
        difficile gestire il suo entusiasmo » . Che il barbone ami la vita a tutti i
        costi lo ha dimostrato anche Richy, che si è presentato alla sfilata con le
        due zampette posteriori posizionate su una carrozzella, senza la quale non
        riuscirebbe a camminare, suscitando l'emozione del pubblico e la commozione
        della sensibile show girl. E' invece Roberta Tagliati, veterinaria del
        settore ambiente del Comune, a introdurre i piccoli ospiti della canile
        municipale di via Del Taglio: « I nostri cani sono tutti in attesa di farsi
        adottare, sono vaccinati e in buona salute: questa sfilata è l'occasione
        giusta per vederli pi ù da vicino e per innamorarvi di loro. Solo una cosa
        viene richiesta: il senso di responsabilità, affinchè quello che potrebbe
        essere un regalo di Natale non si trasformi in un abbandono estivo » .
        All'appello si unisce anche la giornalista Claudia Magnani, che ha
        affiancato Carmen Russo nella presentazione. « La dolce Nuvola, il saggio
        Gegè, il timido Tommy e tanti altri hanno attraversato la passerella
        umilmente, quasi vergognosi di reati che non sono però loro, ma di chi li ha
        cacciati via. Non hanno nessuna colpa per essere in un canile, quindi
        restituite loro una corsa libera verso la vita » . Questa l'ultima
        esortazione con cui l'artista ha salutato Parma.
        Antonella Del Gesso

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        Oggetto: Uccisa Holly, la delfina attrice

         
        Aveva 30 anni, era stata protagonista di molti documentari
        La carcassa rinvenuta su una spiaggia con una ferita al ventre
        Uccisa Holly, la delfina attrice
        L'hanno tradita i sub che amava
        Era incuriosita dagli abitanti di Nuweiba, molti sordomuti
        di ALESSANDRA RETICO

         
        ROMA - Il corpo grigio scuro di Holly sta fermo, fisso sui sassi. Due metri e mezzo di carne lucida sulla battigia. Ad Haifa, sul Mar Rosso, Holly non è una "cosa" morta ma la passionale delfina che per amore degli uomini dieci anni fa abbandonò con sdegno il suo branco per prendere casa nelle acque vicino a Nuweiba Mezeina, piccolo villaggio di beduini sulla costa del Sinai.

        Accolta per un decennio con la discrezione che lei chiedeva, i pescatori devono ora rassegnarsi a dirle addio: forse un sub con una ferita al ventre, forse un incidente che solo l'autopsia potrà chiarire, l'hanno uccisa e tolta dalla magica quotidianità del luogo. Fatta di mare e pesca, di nuotatori forti e pelli scure di sole, di gesti al posto di parole. Perché molti degli abitanti di Nuweiba, che da sempre si sposano e mischiano sangue tra parenti, soffrono di una sordità genetica che ha portato a sviluppare una particolare linguaggio a segni.

        Quelli che hanno incuriosito "la delfina solitaria che, come arrivando da nessun luogo, entrò nella mia vita nel giugno del '94, arricchendo la scienza" racconta Oz Goffman, uno degli studiosi che hanno preso a cuore il caso di Holly, direttore del "Progetto delfini" dell'Istituto israeliano per la ricerca sui mammiferi marini (Immrac).

        Appartenente alla specie Tursiops aduncas, la trentenne (pare) Holly è diventata protagonista di molti documentari. Sul suo corpo gli scienziati avevano attaccato un apparecchio elettronico di alcuni grammi per seguire a distanza i suoi spostamenti e conoscere meglio le sue abitudini. Ma più di tutti la conoscevano Muhammad, completamente sordo, e Abdullah, che sordo è solo da un orecchio.
        Erano i suoi uomini, i suo maschi anzi, le piacevano - secondo Goffman - perché parlavano con le mani, e in un senso anche molto letterale: da loro due si faceva toccare, accarezzare, "un'abitudine comune tra delfine mamme e figli, ma con umani no" ha ammesso Goffman. Una forma di condivisione e di vicinanza con i due, che si esprimeva anche con giochi nell'acqua e vigorose nuotate. Se passavano branchi di delfini, lei li ignorava.

        Agli umani si adattava, per esempio accompagnando le bracciate più corte o lunghe, forti o lente di colui con il quale si trovava in quel momento in mare. "Avranno nuotato assieme a lei, nel corso degli anni, oltre centomila persone", stima Goffman contando locali, scienziati, turisti. Mentre sul sito dell'Immrac come ogni defunto che si rispetti è stata accesa una candela, al largo di Eilat, sempre nel Mar Rosso, si sente in questi giorni un lamento. Quello della figlia di Holly, Mabsuta, l'unica dei quattro suoi eredi finora sopravvissuti e che lei aveva tentato di allevare tra gli esseri umani. Forse è ferita, anche lei da un sub. Forse ha capito che è successo.
        (20 dicembre 2004)

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        Oggetto: il secolo 20/12

        SOS CANILE Una cuccia calda per Ringo rimasto solo
        Ringo non è più giovanissimo e il destino non gli è stato favorevole. Era
        abituato ad essere molto coccolato dal suo padrone che si trova ora
        ricoverato in un istituto dove il cane non può entrare. Così, Ringo è finito
        al canile. Era abituato a dormire al calduccio di una poltrona, deve ora
        vivere al freddo in gabbia. Ma, nonostante il suo nome da duro, non ha più
        il fisico per sopravvivere a una tale prova. La sua minuscola corporatura
        certo non l'aiuta e un inverno passato in canile potrebbe essergli fatale.
        C'è bisogno di qualcuno che voglia occuparsi di lui. Chi lo volesse
        conoscere può rivolgersi al canile di Sestri, sul monte Gazzo. Telefono
        010-8312830 oppure 347-2534147.
        Insieme a lui, nel canile di Sestri, come in quello di via Adamoli, ci sono
        tanti altri cani che aspettano un padrone che si voglia occupare di loro,
        pronti a dare in cambio tanto affetto e compagnia.

        La storia Forse ucciso da un sub il delfino amico dei sordomuti
        Haifa «Holly è morta». La conferma definitiva è giunta dall'Istituto di
        studi marini di Haifa (Immrac) dopo aver esaminato al computer una
        fotografia scattata giovedì scorso sulla sponda egiziana del Mar Rosso da un
        turista israeliano.
        Il suo corpo grigio scuro (240 centimetri) è abbandonato sui sassi a pochi
        metri dal mare. Il petto è bianco, con chiazze grigie più chiare. Alla sua
        vista Oz Goffman, il direttore del "Progetto delfini" nell'Immrac, ha avuto
        un tuffo al cuore. «L'ho studiata per sette anni, - dice - abbiamo nuotato
        assieme sott'acqua per 160 giorni». In base a questa esperienza Goffman ha
        pubblicato una ricerca scientifica, che ha poi ispirato documentari.
        Secondo la radio militare è possibile che Holly sia stata uccisa da un sub
        con un colpo al ventre, ma per ora Goffman resta molto scettico. Alcuni suoi
        collaboratori sono partiti per il Sinai nella speranza di poter esaminare il
        corpo.
        «In questa zona - rileva - l'uccisione deliberata di un delfino sarebbe
        senza precedenti. Finché non sarà stata effettuato l'esame necroscopico, non
        potremo stabilire le cause della sua morte. Forse nemmeno la sapremo mai».
        Nel frattempo al largo di Eilat (mar Rosso) è stata avvistata la figlia di
        Holly, Mabsuta. «E' ferita, forse è stata attaccata da un pescecane»,
        precisa lo studioso.
        Nella sua voce si sente il dolore. Per i turisti del Mar Rosso, Holly era da
        anni una figura di famiglia. «Era la ambasciatrice dei delfini fra gli
        esseri umani», dice Goffman.
        Tagliando il dente di un delfino ed esaminando la stratificazione del calcio
        è possibile stabilirne la età. A quanto pare, Holly aveva una trentina di
        anni, dieci dei quali trascorsi in compagnia di esseri umani: un periodo
        record, fra i relativamente pochi "delfini solitari".
        Non solo: Holly aveva cercato di allevare i suoi quattro figli (tre dei
        quali morti nel frattempo) fra esseri umani. E anche questo, secondo
        Goffman, era molto insolito.
        Era il 1994 quando attraversando il Mar Rosso Holly notò per la prima volta
        il villaggio di pescatori beduini di Nuweiba Mezeina. Per settimane rimase
        al largo, diffidente. Quando si sentì piu sicura, cominciò a fare larghi
        giri attorno ai pescatori. Ma era ancora timida, e non si lasciava toccare.
        Poi prese in simpatia due di loro, Muhammad (totalmente sordo) e Abdullah
        (sordo da un orecchio). Forse l'aveva incuriosita il fatto che i due si
        parlavano a gesti. Quando entravano in acqua, lei li accoglieva con grandi
        balzi di gioia: da loro - e in quel periodo solo da loro - accettava di
        farsi toccare, perfino nelle parti intime.
        E se per caso nelle vicinanze passavano branchi di delfini, lei ormai li
        ignorava. Si era assuefatta agli esseri umani.
        Potendo scegliere preferiva gli uomini, alle donne o ai bambini.
        Chi l'ha conosciuta dice che aveva molta fantasia nell'inventare giochi
        sempre nuovi e che era speciale nell'adattare la propria velocità di nuoto a
        quella dei suoi occasionali compagni. «Avranno nuotato assieme a lei, nel
        corso degli anni, oltre centomila persone», stima Goffman.
        Aldo Baquis

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        Oggetto: il tempo 19/12

        Predisposto un ufficio per la tutela degli animali
        TERAMO - È stato siglato un protocollo d'intesa tra il Comune di Teramo e lo
        Zooprofilattico per l'istituzione e la disciplina dell'Ufficio tutela
        animali. L'accordo, sottoscritto dal sindaco Chiodi e dal Commissario
        dell'Istituto Zooprofilattico Verticelli prevede l'instaurazione di una
        corretta convivenza tra esseri umani ed animali che garantisca la tutela
        della salute pubblica, dell'ambiente e degli animali stessi. L'Ufficio
        offrirà servizi di orientamento rispetto a tematiche riguardanti il
        maltrattamento, la prevenzione dei comportamenti aggressivi, la prevenzione
        dell'abbandono, la promozione di servizi di adozione. Inoltre, darà vita a
        una banca dati rispetto ai cani inseriti nell'anagrafe canina, fornirà
        informazioni su microchip e passaporto europeo per animali d'affezione e
        provvederà a redigere un elenco di veterinari presenti sul territorio,
        strutture di accoglienza, pensioni, aree verdi attrezzate, canili privati e
        gattili, cimiteri, oltre a divulgare materiale informativo e didattico
        riguardante gli animali domestici e selvatici sul territorio, organizzare
        eventi, manifestazioni e corsi di formazione.

        PESCARA - Incostituzionale e illegittima: così Verdi, Animalisti italiani e
        Lega nazionale per la difesa ...


        ... del cane definiscono un'ordinanza con cui il sindaco di Penne (Pescara),
        Paolo Fornarola, ha vietato a una sua concittadina di custodire più di due
        cani in casa. Al sindaco si chiede quindi il ritiro immediato del
        provvedimento, pena il ricorso alle vie legali.
        «Abbiamo appreso con vivo stupore e grande disappunto - dichiara il
        presidente provinciale dei Verdi, Walter Caporale - dell'ordinanza n. 30/04
        con la quale il sindaco di Penne ordina a una signora residente nel suo
        Comune, di portare a due il numero dei suoi cani, ossia di liberarsi degli
        altri due e di delimitare l'area in cui stazionano i quattro cani con idonee
        recinzionì, nonostante l'area esterna sia provvista di recinzione e di
        cancelli».
        Il contenuto dell'ordinanza, secondo il consigliere nazionale della Lega del
        cane Lina Bufarale, «viola palesemente i basilari principi costituzionali in
        tema di libertà dell'individuo e uguaglianza, posto che non si comprende il
        motivo per cui un privato cittadino non possa tenere nella propria
        abitazione, o nelle pertinenze di sua esclusiva proprietà, un numero di
        animali superiore a due».
        L'ordinanza fa riferimento al regolamento comunale di igiene, sanità
        pubblica e veterinaria di Penne, adottato con una delibera del Consiglio
        comunale il 28 ottobre 2003: l'articolo 130, nello specifico, impedisce ai
        cittadini che abitano in un centro abitato di tenere più di due cani.
        «La signora in questione - conclude Caporale scrivendo al sindaco - è
        proprietaria di quattro cani, tutti regolarmente iscritti all'anagrafe e
        sottratti a situazioni di disagio, che avrebbero dovuto al contrario essere
        motivo di orgoglio e di plauso da parte della sua amministrazione comunale».
        Dalle polemiche alla storia a lieto fine. In Umbria un cagnolino trovatello,
        Willie, trascorrerà le festività con la sua famiglia adottiva. Passerà le
        feste con la sua nuova famiglia in tutta tranquillità. Willie è un cagnolino
        a pelo raso nero di circa 5 mesi, che è stato trovato nei primi giorni di
        dicembre, abbandonato nei pressi del percorso verde di Perugia, nei dintorni
        della strada che va verso la Facoltà di Ingegneria.
        Dormiva in uno scatolone con i suoi giochi, una palla, un pupazzo ed una
        cordicella. Ad occuparsi di Willie, subito dopo il suo ritrovamento, è stata
        Francesca Zurlini, medico veterinario di San Marco la quale ha provveduto
        subito ad inviare foto e notizie del cagnolino allo Sportello a 4 Zampe
        della Provincia di Perugia. Pochi giorni dopo Willie è stato adottato e lo
        Sportello ha ricevuto una lettera di ringraziamento da parte della
        dottoressa Francesca Zurlini la quale ha voluto sottolineare l'opportunità
        avuta attraverso lo Sportello di poter «conoscere tantissime persone amanti
        degli animali».

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        Oggetto: anmvi 20/12

        TELETHON, TERAPIA GENICA PER ANIMALI
        20-12-2004 09:29
        In arrivo la terapia genica per gli animali. Da sempre un aiuto
        indispensabile per la sperimentazione clinica, per la prima volta gli
        animali potranno dividere con l'uomo i vantaggi di terapie all'avanguardia,
        come quelle che utilizzano i geni come farmaci. E' l'obiettivo del progetto
        reso possibile grazie al finanziamento di tre milioni di euro annunciato
        oggi nella maratona Telethon dal ministro delle Politiche Agricole Gianni
        Alemanno. Le nuove strategie per rendere piu' efficace e sicura la terapia
        genica saranno messe a punto presso l'Istituto Telethon di Genetica e
        Medicina (TIGEM) di Napoli, ha detto il direttore del TIGEM, Andrea
        Ballabio, mentre della possibilita' di utilizzarle per la cura degli animali
        da allevamento saranno incaricati gli Istituti zootecnici he fanno capo al
        ministero delle Politiche Agricole. ''L'obiettivo del Tigem - ha detto
        Ballabio - e' arrivare presto alla cura di alcune malattie genetiche umane,
        come alcune malattie che colpiscono l'occhio e il metabolismo''. Ma e' anche
        vero, ha aggiunto, che ''per la prima volta gli animali non saranno solo un
        modello per curare l'uomo, ed e' giusto che anche gli animali possano avere
        i benefici della scienza''. ''E' importante trovare metodi piu' efficaci e
        sicuri per introdurre nelle cellule i geni sani'', ha osservato Ballabio. Le
        particolari navette utilizzate per trasportare i geni, ha aggiunto, sono
        virus di tipo diverso a causa della loro eccezionale capacita' di penetrare
        nelle cellule. Prima di utilizzarli e' quindi necessario renderli
        inoffensivi e nello stesso tempo fare in modo che conservino la capacita' di
        entrare nelle cellule. Le navette che il TIGEM si prepara a studiare nel
        progetto sono virus parenti di quello del raffreddore (virus
        adeno-associati), gia' utilizzati in sperimentazioni cliniche. All'interno
        di questa famiglia di virus, i ricercatori del TIGEM selezioneranno quelli
        piu' attivi in particolari tessuti e i piu' sicuri, in modo da ottenere il
        massimo di efficacia e da azzerare gli effetti collaterali. ''Abbiamo
        riflettuto molto sul progetto - ha detto ancora Ballabio - e riteniamo
        giusto che anche gli animali debbano essere oggetto dei benefici della
        scienza: si possono usare le stesse tecnologie per curare o prevenire le
        malattie degli animali''. Il TIGEM, ha rilevato il direttore dell'istituto,
        ''continuerà a lavorare esclusivamente per le malattie umane, ma tramite il
        ministro delle Politiche Agricole avviera' una collaborazione con gli
        Istituti zootecnici. Saranno questi ultimi a individuare le malattie animali
        sulle quale sperimentare le tecniche di terapia genica messe a punto dal
        TIGEM. ''Il ministro Alemanno - ha concluso Ballabio - e' stato fra i primi
        ad interessarsi a questa doppia valenza della terapia genica per l'uomo e
        gli animali. Adesso auspichiamo la partecipazione al progetto anche da parte
        del ministero della Salute e del ministero per l'Istruzione, l'Università e
        la Ricerca''. (ANSA)
        WWW.TIGEM.IT

        "CASO LIBERO", REAZIONI ALL'INCHIESTA
        20-12-2004 13:01
        L'articolo sulla malasanità veterinaria pubblicata dal quotidiano Libero il
        16 dicembre fa discutere i medici veterinari, divisi sui contenuti e sul
        significato dell'inchiesta. L'ANMVI ha inviato una lettera al quotidiano di
        Feltri a cui è seguita anche una nota ufficiale della FNOVI. Entrambe le
        sigle veterinarie stigmatizzano le generalizzazioni ed informazioni errate
        contenute nell'articolo, " tali da renderlo- scrive la Federazione-
        completamente fuorviante dalla situazione reale della professione
        veterinaria nel nostro Paese". "L'autore dell'articolo- prosegue la nota
        della FNOVI- ha dimostrato di ignorare tutte le normative che regolamentano
        l'esercizio della professione veterinaria, che, al pari di quella medica,
        soggiace ad una complessa serie di obblighi di legge. I casi di "malasanità"
        denunciati nell'articolo, per quanto riprovevoli qualora ne fosse accertata
        la veridicità dagli organi competenti, non possono certo offuscare il
        grandissimo ed apprezzato ruolo svolto dalle decine di migliaia di medici
        veterinari che ogni giorno nel nostro Paese garantiscono la salute ed il
        benessere animale, oltre che a tutelare indirettamente la salute umana". La
        lettera dell'ANMVI ha ritenuto di rettificare le conclusioni dell'articolo
        che, partendo dalla sola testimonianza raccolta dalla curatrice
        dell'inchiesta, arrivavano a definire l'intera professione veterinaria da
        "Far West".
        Il quotidiano Libero non ha dato corso alla pubblicazione di replica alcuna,
        ma ha preso contatti per una intervista con il dottor Stefano Candotti,
        responsabile per l'ANMVI delle Buone Pratiche Veterinarie e componente del
        gruppo di lavoro europeo (UEVP e FVE) che le ha elaborate.
        LA LETTERA DELL'ANMVI A LIBERO:
        http://www.anmvi.it/anmvioggi/archivio_pdf/lettera_libero.pdf
        LIBERO DENUNCIA MALASANITA' ANIMALE:
        16-12-2004 13:51
        E' giunta alla quarta puntata l'inchiesta di Libero sul "business a quattro
        zampe". Dopo gli alimenti, il farmaco e il commercio di animali, il
        quotidiano di Feltri si occupa oggi di malasanità veterinaria: "omissione di
        soccorso e negligenza" in "centinaia casi di cani e gatti deceduti per colpa
        dei veterinari". L'inchiesta, firmata dalla giornalista Alba Piazza, parte
        dalla testimonianza di Daniela Ballestra, una proprietaria animalista che
        attribuisce il decesso della sua cagnolina Panna a negligenze veterinarie.
        L'inchiesta parla di diagnosi frettolose o superficiali, reperibilità 24 ore
        su 24 che di fatto non esiste, ritardi e cure rifiutate: "lei non è mia
        cliente, mi spiace non posso far nulla". Si legge nell'articolo che
        "l'inquietante scenario" è fatto " di veterinari che godono di enorme
        autotutela. Molti addirittura esercitano senza specializzazione nè obblighi
        di legge alcuno. Non contempla l'esistenza di pronti soccorso per animali nè
        di centri attrezzati a dovere, tantomeno la collaborazione tra veterinari,
        una chimera". Daniela Ballestra è fondatrice di Arca 2000, un' associazione
        italiana che si occupa di malasanità animale." Mi sono resa conto- spiega
        Ballestra- che per omissione e per negligenza troppi veterinari- non si può
        fare di tutte le erbe un fascio- non sono all'altezza di molte situazioni.
        La maggior parte,una volta fuori dall'università, apre ambulatori come se
        fossero negozi: basta una firma del sindaco e un permesso dell'ASL. Il
        dramma è che non esistono leggi che li obblighino a stilare referti, a
        tenere cartelle cliniche. Per avere indietro le analisi di Panna quelle
        ematiche e una radiografia, mi è toccato procedere per vie legali. Ho
        persino sporto denuncia all'Ordine dei veterinari. Tutto inutile: quegli
        esami non sono più saltati fuori". E' un Far West, scrive Alba Piazza, non
        esiste una legge che obblighi gli specialisti a restituirli e il possesso di
        documentazione clinica è lasciato alla discrezione personale. Nella sua
        testimonianza, pubblicata accanto all'inchiesta odierna, Grazioli difende i
        veterinari che " non vogliono finire in quel fascio d'erba", parla di Buone
        Pratiche Veterinarie e punta il dito contro le università che laureano
        migliaia di laureati " che spalano cacca per anni nelle gabbie di cliniche
        affermate, in attesa di un tavolo chirurgico che all'università neanche
        hanno visto". ( fonte Libero, 16 dicembre 2004)

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        Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
        Data: Mer 22 Dic 2004 4:35pm
        Oggetto: ORFEI: CIRINNA´, RISPETTATA ORDINANZA SINDACO, MA VIGILANZA PROSEGUE

        COMUNE DI ROMA
        VICEPRESIDENTE VICARIO DEL CONSIGLIO
        UFFICIO DIRITTI ANIMALI
        ON. MONICA CIRINNA´

        Roma, 22 Dicembre 2004

        COMUNICATO STAMPA

        ORFEI: CIRINNA´, RISPETTATA ORDINANZA SINDACO, MA VIGILANZA PROSEGUE

        "Premesso che la mia non è una guerra contro gli Orfei, ma contro tutti i circi che facciano uso di animali per far divertire gli uomini, dal sopralluogo odierno risulta che il circo attualmente allestito a Roma ha eliminato dallo spettacolo, e quindi dai recinti, sia le antilopi che le zebre, per far più spazio ai cammelli e agli altri animali. E´ stata ampliata anche l´area per le tigri. Il risultato ottenuto, frutto della commissione prefettizia alla quale ha preso parte anche un rappresentante Cites, non può che darmi grande soddisfazione". E´ quanto dichiara Monica Cirinnà, delegata del sindaco per i Diritti degli Animali.
        "Non solo gli Orfei, per restare a Roma - prosegue Cirinnà - sono stati costretti ad adeguarsi all´ordinanza del sindaco, grazie all'impegno del Campidoglio e degli altri enti coinvolti, primi fra tutti Corpo forestale dello Stato, Prefettura e i Polizia Municipale. Ma l´auspicio è che il Comune di Roma faccia da volano per indurre tutte le altre amministrazioni locali che ospitino spettacoli viaggianti a esigere il massimo rispetto di queste norme nazionali a tutela della dignità e del benessere degli animali. Noi non abbasseremo mai la guardia e continueremo a controllare la struttura per tutto il tempo che resterà sul nostro territorio di competenza".

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        Info: cell. 338/6301121

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      • Francesca
        Oggetto: Maremoto: soppressi in India i cani randagi 06 gen 08:13 Maremoto: soppressi in India i cani randagi NAGAPATTINAM (India) - Le autorita indiane
        Messaggio 3 di 12 , 16 gen 2005
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          Oggetto: Maremoto: soppressi in India i cani randagi

          06 gen 08:13   Maremoto: soppressi in India i cani randagi

          NAGAPATTINAM (India) - Le autorita' indiane hanno comunicato di aver avviato la soppressione dei branchi di cani randagi che assalgono isopravvissuti dello tsunami nell'India meridionale. Almeno trenta cani sono stati uccisi ieri nella citta' costiera di Nagapattinam, nello Stato di Tamil Nadu, dopo che gli animali hanno assalito la gente, soprattutto i bambini, nei rifugi. Lo ha reso noto un responsabile governativo, che ha voluto restare anonimo. (Agr)

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          Oggetto: il secolo xix 6 genn

          CENGIO
          Cane muore avvelenato
          Due cani sono stati avvelenati nei giorni scorsi nei pressi del campo
          sportivo in località Isola. Uno è morto, l'altro è stato salvato in tempo.
          In entrambi i casi gli animali avevano ingerito bocconi con stricnina. I
          cani sono stati trasportati allo studio veterinario Pollero-Poggio di
          Millesimo.

          La Befana degli animali
          Si svolge oggi dalle 8 alle 19 all'incrocio tra via Paleocapa e corso Italia
          il tradizionale appuntamento con la Befana degli Animali. La manifestazione
          dell'Enpa avrà lo scopo di raccogliere cibo e offerte per cani e gatti
          randagi. Tutte le persone interessate potranno portare il proprio contributo
          sotto forma di pasta, riso, scatolette di carne, crocchette ed altri generi
          alimentari oppure consegnare offerte in denaro che saranno impiegate per
          l'acquisto di altri alimenti.

          «Troppi serpenti in casa»
          Accusa dell'Enpa
          La storia pur a lieto fine del pitone albino, dimenticato da un domatore di
          circo, sulla spiaggia di Albenga, non è piaciuta all'Enpa. Che, dopo aver
          accertato che il proprietario lo ha avuto in dietro dai carabinieri e che
          sebbene infreddolito, il serpente sta bene, è partita all'attacco.
          «I pitoni tenuti in casa dai savonesi sono almeno 50 - ha scritto in un
          documento - magari anche coccolati dai proprietari ma prigionieri in una
          gabbia e in un ambiente che non è il loro». Per questo l'ente di protezione
          degli animali lancia un appello: non acquistare mai esemplari esotici. Il
          traffico di questi animali, secondo l'Enpa, è per volumi di affari terzo al
          mondo dopo quello di armi e droga. «Per ogni esemplare che arriva nei
          negozi, almeno nove sono morti per i traumi della cattura, del trasporto e
          della detenzione». Tra le specie esotiche l'ente inserisce anche furetti,
          iguana e pappagalli. Ma secondo i dati forniti dal servizio veterinario
          dell'Asl e del Corpo forestale dello Stato Savona è terra di approdo di
          molte specie protette che finiscono nelle abitazioni. Secondo la Forestale
          oltre ad una trentina di pitoni e boa, nelle case dei savonesi ci sono anche
          una quindicina di rettili velenosi, quattro scorpioni. Ma l'anno scorso
          qualcuno si era portato a casa anche un orso tibetano.
          I più numerosi però - perché anche i più facili da accudire e da acquistare
           - sono i pappagalli e le tartarughe. Ad Albissola in estate è arrivato
          persino un tucano come ha ricordato il veterinario dell'Asl 2 De Felice che
          non smette di mettere in risalto come si possa incorrere in multe, da 80 a
          3000 euro, in caso di mancata denuncia dell'acquisto di un animale esotico.
          Di problema gravi, anche con i rettili più pericolosi, non ne sono mai stati
          segnalati. Per la Forestale e la stessa Asl ciòè dovuto al fatto che chi se
          li mette in casa e quasi sempre persona esperta oltre che appassionata.
          Unico inconveniente rammentato con un'iguana: nessuna aggressione, ma una
          fuga imprevista con generale spavento.
          M. Mon.

          Gli animalisti: una taglia sul barbone che picchia il suo cane
          Chiavari Una taglia per il clochard. Una ricompensa per rintracciare colui
          che la notte di San Silvestro ha violentemente colpito con diversi pugni al
          capo il proprio cane. Per fare in modo che il povero animale possa essergli
          sequestrato. A questo stanno meditando alcuni animalisti attivi nel
          Tigullio. È solo un'ipotesi, e il contributi di certo non supererebbe i 100
          euro. Ma tutto sarebbe finalizzato a mettere al sicuro il cane indifeso.
          «C'è una denuncia ai carabinieri, molti conoscono quell'uomo di origine
          tedesca che gira con cane e coniglietto: è incredibile che non si possa
          togliergli il cane - afferma una attivista del fronte animalista attivo su
          questa vicenda, che comprende anche associazioni di carattere nazionale -
          Bisogna sensibilizzare i sindaci affinché vietino ti utilizzare gli animali
          per impietosire per raccogliere l'elemosina. A Sestri Levante c'è ad esempio
          un clochard ceko con una bassethound incinta. Lo teniamo d'occhio, ma siamo
          noi ad occuparci del veterinario».
          Argomento scivoloso. Perché una ricompensa anche se promessa in buona fede
          può sempre accendere appetiti troppo voraci. E perché la legge che protegge
          gli animali dai maltrattamenti presenta comunque lacune tali che se le forze
          dell'ordine non assistono alla scena, difficilmente possono agire in assenza
          di lesioni esterne. Anche se internamente i danni fossero gravi.
          Ma sulla ricerca del clochard a tutti i costi, il fronte animalista non è
          compatto: Ayusya si dissocia. «È un episodio che fa riflettere, soprattutto
          se l'umano in questione fa una vita da migrante, sia obbligata o meno. Ma
          nell'entroterra esistono realtà animali terribili: cani con la catena corta,
          costretti in recinzioni anguste e maleodoranti, nutriti con un tozzo di pane
          raffermo e pochi avanzi. Cani percossi sistematicamente o uccisi perché
          troppo vecchi, feriti, malati. Nei centri urbani gli animali vivono in modo
          assurdo, a volte percossi perché non riescono a trattenere i bisogni
          corporali nelle ore, a volte fino a 78, nelle quali il padrone è fuori. Ciò
          viene accettato perché non sconvolge la sensibilità umana in modo diretto.
          Condanniamo qualsiasi azione lesiva degli animali, ma anche l'ipocrisia: non
          bisogna rispondere con la vendetta ma con il miglioramento delle
          situazioni».
          G. Gn.

          La storia C'è un presepe dentro un tronco cavo Prima era la casetta di due
          ghiri
          Cicagna Se visitate il presepe nella canonica di San Bartolomeo, nella
          frazione cicagnese di Serra, ricavato nel tronco di un faggio, non potrete
          non chiedervi che cosa ci fa un ghiro di peluche vicino ai Re Magi, a pochi
          centimetri dal Bambinello. È il "sosia" dell'ultimo inquilino di quel
          tronco, che alla Sacra Famiglia ha lasciato la propria tana, costruita con
          pazienza per difendersi dal freddo durante il letargo.
          La vicenda ha inizio in una mattina fredda del novembre del 2003. Franco
          Malatesta, 33 anni, di professione spacchino, esce a fare legna per
          l'inverno. Sale fino al passo del Portello e inizia a manovrare la motosega.
          Un faggio si taglia con particolare facilità. Dentro è quasi del tutto cavo:
          due ghiri stanno dormendo in quella che ha tutto l'aspetto di essere la loro
          casetta per la stagione fredda. Infatti non manca nulla: una buca per le
          ghiande e una piccola scorta d'acqua. C'è tutto: «Ho tagliato la parte di
          sotto, ho tappato con due cuscini le estremità e l'ho portato a casa -
          spiega Franco - non me la sentivo di scacciare le due bestiole». Malatesta
          sistema il tronco in modo che i ghiri possano proseguire il loro letargo,
          qualche noce e altra acqua. Passa l'inverno, i due ghiri ogni tanto, senza
          farsi vedere, bevono e consumano qualche noce. «A marzo - prosegue lo
          spacchino - ho riportato il tronco nel bosco vicino a casa mia. Dopo qualche
          giorno i ghiri non c'erano più».
          Malatesta ha la passione per i presepi. Ogni anno elabora quello della
          parrocchia di Serra, ogni anno un tema diverso: «Ho pensato di creare un
          presepe in quel tronco», racconta. Aveva tenuto caldo ai ghiri, poteva
          tenere caldo anche a Gesù, Giuseppe e Maria. E oggi, nella canonica di San
          Bartolomeo, assieme alla Famiglia e ai Re Magi, in quel tronco di faggio
          largo neanche mezzo metro e alto poco più di uno, c'è anche un gruzzolo di
          ghiande e un peluche. «E' quasi un quarto Re Magio». I bambini chiedono di
          sapere la storia di quel presepe, i più grandicelli la possono anche leggere
          nella favola che ha scritto Carla Soracco, la fidanzata dello stesso Franco
          Malatesta, immaginandosi le sensazioni del ghiro. «Ho ricostruito una
          piccola carboninna - conclude - il falò ricoperto di terra che si usava un
          tempo per fare carbone. Ai bambini piace perché rende vivo il presepe. Anche
          i vecchi di qui hanno apprezzato».
          Alberto Rigoni

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          Oggetto: il messaggero 6/01

          Frosinone
          VEROLI
          Volpi affamate assaltano cassonetti e discariche, strage sulla via Verolana
          di SARA CAPOCCITTI
          Volpi morte sulla Verolana: tra lunedì e ieri sono state investite sulla
          strada principale che conduce al centro di Veroli 4 esemplari di questa
          specie che di selvatico mantiene solo l'immagine. Sempre più spesso infatti
          questi animali, soprattutto i cuccioli, vengono attirati dai cassonetti
          stracolmi di rifiuti e attraversano improvvisamente la strada finendo uccise
          sotto le auto. «Anche questa mattina (ieri, ndr) è in giro per il territorio
          verolano la Pattuglia Ambientale - ha detto il comandante dei Vigili Urbani
          Vincenzo Ruggero Parrino - con l'incarico di individuare le zone di maggior
          concentrazione di rifiuti non solo solidi ma anche di risulta e di capire
          chi sia il resaposabile delle discariche abusive». A Veroli la raccolta
          differenziata e le attrezzature per il compostaggio sono poco diffuse e
          quindi i cassonetti sono sempre colmi. E le volpi si "civilizzano" e
          diventano parte del sistema urbano. Ma per le volpi si può parlare di
          civilizzazione? Sicuramente sì e concorda con questa teoria il dottor Mario
          Fiorini medico veterinario della Asl di Frosinone. «Naturalmente. Questi
          animali vivono fra noi dalla calata del sole fino all'alba e vengono
          investiti in quei particolari momenti dell'anno quando cominciano a passare
          sulla strada gli esemplari più giovani e inesperti». Fra le motivazioni
          principali, quindi, ci sono l'attrazione verso i cassonetti di immondizia
          pieni e i pollai. Tuttavia «questi ultimi si trovano sempre meno, perché pur
          andando ad abitare in campagna le persone non si dedicano più
          all'allevamento come prima». La campagna e la vegetazione di Veroli hanno
          sempre facilitato la riproduzione di questi animali che con gli anni si sono
          sempre più avvicinate al centro ed alla strada, in particolare la Verolana,
          notoriamente percorsa ad un'alta velocità dai veicoli.

          Ancona
          Cuccioli abbandonati in cerca di casa Hanno 3 mesi e li ha salvati un
          ragazzo
          Sono stati trovati l'altro ieri mattina, verso le ore 13, lungo via del
          Verziere due cuccioli di cane abbandonati. Di colore nero, razza meticcia e
          di circa tre mesi di vita, i due cuccioli vagavano ai bordi della strada
          quando un ragazzo, resosi conto del pericolo che stavano correndo per il
          passaggio dei veicoli, li ha trattenuti e ha chiamato la polizia municipale.
          Una pattuglia dei vigili urbani è intervenuta sul posto, prelevando gli
          animali che sono stati portati al canile. I cuccioli erano spaventati,
          sporchi e malnutriti, ma in buone condizioni generali. Chi volesse adottarli
          può rivolgersi al canile sanitario (tel. 0731.619178) aperto tutti i giorni,
          compresi i festivi, dalle 10.30 alle 12.30. Dal canto suo la polizia
          municipale sta effettuando indagini per risalire agli autori del deprecabile
          gesto. In base alle nuove disposizioni di legge chi abbandona un animali
          rischia un processo penale.

          Pesaro
          Al canile di Pesaro tanti Fido in attesa di qualcuno che li adotti
          PESARO - Il calore di una casa quando fuori è freddo. L'affetto di un
          abbraccio di chi ci vuole bene. Per molti di noi paiono aspetti scontati e
          legati alla quotidianità. Una routine alla quale spesso non facciamo quasi
          più caso. Per molti, ma non per tutti.
          Per tanti nostri amici a "quattro zampe" ad esempio non è così. Sono infatti
          numerosi i cani abbandonati o lasciati sopravvivere nei canili di molte
          città. Attenzione per quello che per definizione è il migliore amico
          dell'uomo, ce ne dovrebbe essere durante tutto l'anno. Inevitabilmente però
          i periodi più difficili sono quello estivo e invernale. Caldo torrido e
          freddo pungente, uniti all'incuria, alla necessità di cibo e
          all'indifferenza mietono più vittime di quanto si creda. Molti cani cedono a
          quello che diventa un inevitabile destino e spesso si lasciano letteralmente
          morire. Un padrone amorevole e affettuoso in questi casi può molto più di
          ogni altra cosa. Le festività sono ormai arrivate al capolinea, il tempo dei
          regali è finito, ma non per chi si sente di voler adottare uno dei tanti
          "quattro zampe" ospitati ad esempio nel canile municipale di Pesaro
          (0721/282552).
          M.D.F.

          Ancona
          I Verdi: «Noi a fianco degli agricoltori per risolvere l'emergenza
          cinghiali»
          di CLAUDIO MARI *
          Poiché c'è qualche finto tonto che, quando si parla di danni da cinghiali,
          cerca di tirare in ballo i Verdi, è opportuno ribadire alcune idee.
          Il cinghiale che scorrazza per il nostro territorio è stato introdotto
          recentemente dai cacciatori cinghialai incrociando il cinghiale ungherese
          con il maiale. La varietà così ottenuta ha una prolificità e una dimensione
          tale da distruggere o quasi ogni forma di vita vegetale e animale. Non era
          così il cinghialino maremmano, piccolo e poco prolifico, che abitava
          l'Appennino prima di essere sterminato dalla pratica venatoria. La nostra
          provincia è stata ridotta ad allevamento a cielo aperto di cui ne fanno le
          spese gli agricoltori. Noi Verdi, a differenza di tutte le altre forze
          politiche che non si schierano, siamo dalla parte degli agricoltori contro i
          cinghialai con una serie di proposte:
           - Ruotare nelle varie zone le squadre di cinghialai, affinchè non vi sia più
          un interesse diretto ad allevare e nutrire i cinghiali di quella zona.
           - Permettere a tutti gli agricoltori l'uso di trappole sul proprio
          territorio per la cattura dell'ungulato.
           - Studiare scientificamente l'eradicazione del cinghiale-maiale ed
          eventualmente sostituirlo nelle zone non agricole con il piccolo maremmano.
          * Consigliere provinciale Verdi

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          Oggetto: il messaggero 07/01

          In Abruzzo 105mila famiglie vivono con un cane, ma crescono gli abbandoni
          L'allarme degli animalisti: oltre 42mila randagi

          LANCIANO - Sono 105.870 le famiglie residenti in Abruzzo che vivono con un
          cane. Ma se tanti hanno con sè un amico a quattro zampe, resta altissimo il
          numero dei cani randagi: ben 42.710 nel 2004, secondo dati del Ministero
          della Salute che pongono l'Abruzzo al sesto posto tra le regioni italiane
          per numero di animali abbandonati. Lo hanno annunciato ieri i Verdi, gli
          Animalisti Italiani e il Movimento Una nel corso di una particolarissima
          festa dell'Epifania tenuta nel canile-rifugio Villa Martelli di Lanciano.
          Walter Caporale, presidente provinciale dei Verdi di Chieti e presidente
          nazionale degli Animalisti Italiani: «Abbiamo organizzato questa iniziativa
          per adeguarci al clima festivo della giornata della Befana. Ma non abbiamo
          alcuna intenzione di sminuire il problema del randagismo e della precarietà
          di molte delle strutture adibite al ricovero di animali, strutture dove il
          lavoro più grande viene svolto dai volontari. E' evidente come sia sempre
          più indispensabile la modifica della legge regionale 86/99 sul randagismo,
          un progetto al quale stiamo già lavorando insieme a tutte le associazioni
          animaliste abruzzesi».
          Obiettivo dell'iniziativa di ieri, hanno dichiarato la vice-presidente degli
          Animalisti Italiani, Elisabetta Cerrone, e Anna Maddestra, delegata del
          Movimento Una, «è anche quello di promuovere l'adozione responsabile degli
          animali, ricordando che il canile è un luogo dove il cane dovrebbe rimanere
          temporaneamente e non certo a vita».

          Cervo adulto ucciso dai bracconieri
          PESCASSEROLI - Trovato ieri mattina, nelle prime ore dell'alba, dalle
          guardie del Pnalm un cervo adulto, braccato e poi ucciso a colpi d'arma da
          fuoco. Il povero animale giaceva ai piedi del fiume Sangro nei pressi della
          Camosciara in località "Femmina morta", nel comune di Civitella Alfedena,
          sul corpo erano evidenti cinque fori causati dai proiettili. Qualcuno ha
          tentato di asportare la parte posteriore, rinvenuta in seguito a pochi passi
          dal luogo.
          Ci sono indagini in corso da parte dei carabinieri di Castel di Sangro
          «molto vicini - come dichiara il direttore Aldo Di Benedetto - ai
          responsabili. Stiamo ricostruendo la vicenda, abbiamo indizi utili, si
          tratta di trafficanti di carne clandestina destinata a qualche ristoratore
          della zona». La carcassa è stata in seguito trasportata a Pescasseroli
          presso il centro studi del Pnalm. Recuperati anche due caprioli morti per
          cause naturali.
          So. Pa.

          Lanciano. Animalisti travestiti da befana donano biscotti ai 350 "amici"
          ospiti del canile
          LANCIANO - Ieri la Befana non è arrivata solo per i bambini ma anche per i
          350 cani del canile rifugio municipale di Lanciano. Verdi, Animalisti
          Italiani e Movimento UNA hanno regalato ai numerosi Fido 3.000 biscotti
          biologici per animali e poi tante coccole. Decine i partecipanti, con i
          volontari Acif vestiti da Befana. "La manifestazione, riuscitissima, si è
          proposta di lanciare un messaggio a favore dell' adozione dei cani -ha detto
          Walter Caporale, presidente nazionale degli Animalisti Italiani e dei Verdi
          provinciali-. Diamo una casa a questi cani, senza lasciarli all'abbandono.
          Ecco perchè è meglio adottarli che comprarne uno". (W.B.)

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          Oggetto: Corriere della Sera 11/01/'05

          L'animale, uno yorkshire, fu portato via 5 mesi fa ad Alicante dal camper di una coppia di Lodi
          Pedro, cane rapito, ritrovato in Spagna grazie al microchip

          SOMAGLIA (Lodi) - In estate avevano perso il loro cagnolino, uno Yorkshire di due anni di nome Pedro, sparito insieme ad abiti e oggetti di valore dal camper parcheggiato su una spiaggia di Alicante, in Spagna. Ma pochi giorni fa, quando ormai Pedro era solo una fotografia su cui versare qualche lacrima nostalgica, un veterinario di Madrid li ha contattati. Pedro era vivo, sano e salvo e li aspettava in un paesino sulla Costa Brava, dove era stato riconosciuto grazie al microchip che i padroni gli avevano fatto applicare in ossequio alla legge sull'anagrafe canina. È una storia a lieto fine quella di Laura Grasso, assistente sanitaria di Somaglia, e di suo marito Antonio, privati per cinque mesi di Pedro che teneva loro compagnia insieme a Susy a casa e in vacanza. «Quest'anno ci siamo diretti in Spagna ma il 12 agosto Pedro è stato rapito - racconta Laura -. Io e mio marito su una spiaggia di Alicante avevamo chiuso il camper, dotato di antifurto, ma quando dopo dieci minuti siamo tornati erano passati i ladri. Con abiti e oggetti preziosi era sparito anche Pedro, vittima di una banda, secondo gli inquirenti, di romeni rom specializzati in commercio di cani di razza. «Abbiamo fatto denuncia - ricorda la padrona - e per quindici giorni abbiamo spedito per tutta la Spagna email , foto e richieste di aiuto, senza ottenere nulla».
          Alla fine Antonio ha regalato a sua moglie, che era inconsolabile, un altro cucciolo, che è stato chiamato Pablito. «Di Pedro non abbiamo più parlato fino al 23 dicembre, quando è arrivata da Madrid la telefonata del veterinario. Ci spiegava di averlo ritrovato grazie al suo microchip», racconta Laura. Il cucciolotto Pedro era passato di mano in mano fino ad arrivare ad un anziano signore che vive sulla costa tra Valencia e Taragona. Questi, che intendeva regalarlo ai suoi nipotini, l'ha portato dal veterinario per un controllo e il medico ha scoperto il microchip e la storia del furto e delle strane acquisizioni.
          «Arrivare a noi dal chip è stato un gioco da ragazzi e a fine anno siamo partiti, con Susy, Pablito e il solito camper per andare a riprenderlo. Abbiamo fatto Capodanno in Spagna tutti insieme». Senza mai perdere di vista il camper.
          Caterina Belloni 

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          Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
          Data: Ven 14 Gen 2005 2:12pm
          Oggetto: LIBERTA' CONDIZIONATA: UN LIBRO CONTRO GLI ABBANDONI

          Roma, 14 Gennaio 2005

          CONFERENZA STAMPA


          Lunedì 17, ore 11, Sala Carroccio, Campidoglio, con Monica Cirinnà e Lucio Dalla

          LIBERTA' CONDIZIONATA: UN LIBRO CONTRO GLI ABBANDONI


          "Ogni anno, in Italia, vengono abbandonati o si smarriscono circa 150mila cani. Solo il 15 per cento di loro sopravvive e trova ricovero in un canile. Alcuni vengono adottati o ritrovano il padrone, altri vi restano per tutta la vita. Solo nelle strutture del Comune di Roma vi sono oltre 2000 cani alla disperata ricerca di una casa e di una nuova vita". A parlare è la consigliera delegata ai Diritti degli Animali Monica Cirinnà che lunedì 17 gennaio, alle 11.00, in Campidoglio (Palazzo Senatorio, Sala del Carroccio) presenterà il libro fotografico contro gli abbandoni degli animali "Libertà Condizionata", insieme al noto cantautore bolognese Lucio Dalla, il quale nel suo racconto-prefazione cerca di dare una risposta dolce e struggente a cosa pensa un cane smarrito o abbandonato.

          Il libro documenta, con foto artistiche e testi, la vita nei canili e, nei casi più fortunati, con il nuovo padrone, in un percorso ideale che va dalla disperazione della solitudine al ricostruito rapporto con l'uomo... in cui è l'uomo a non poter fare a meno del cane. Parte del ricavato servirà ad aiutare con cibo, medicine e attrezzature i cani meno fortunati. L'elenco degli aiuti e relativi importi saranno documentati su www.mondowilly.it per rispetto e trasparenza.

          Alla presentazione del libro parteciperanno anche il fotografo Raffaello Raimondi, il giornalista Alvise Sapori, che ha curato i testi e Cristina Bedini, responsabile del canile di Muratella.

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          Oggetto: gazzetta di parma 14/01


          Salsomaggiore
          Gatto torturato, è salvo
          Ancora un gesto di crudeltà nei confronti degli animali. Un gatto di
          proprietà di una famiglia residente in via Bottego, nel popoloso quartiere
          Sant'Antonio, è riuscito a trascinarsi sino a casa, con lacci di acciaio
          conficcati nella pancia e in altre parti del corpo. La povera bestia è
          rimasta lontano da casa per due giorni e poi, fra atroci sofferenze, è
          riuscita a tornare a casa. I suoi padroni quando hanno visto ritornare il
          micio in queste condizioni sono rimasti allibiti. « Possibile hanno detto -
          che nessuno riesca a fermare questi delinquenti? » .
           
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          Oggetto: il secolo xix - 14/01

          Non si trova il cane sottratto al clochard
          Si complica a colpi di denunce la vicenda di Toxi, l'animale che sarebbe
          stato picchiato dal padrone
          I due punk "giustizieri" si difendono: «Non abbiamo minacciato nessuno»

          Genova. Toxi, il cane nero fantasia del clochard Dieter Roos detto Guitar,
          sembra scomparso nel nulla. La vicenda commovente della bestiola che sarebbe
          stata picchiata dal padrone, poi rapita da due punk "giustizieri" e portata
          a Chiavari, si complica sempre più e prosegue a colpi di denunce. Mentre
          attorno al caso, inizialmente affrontato dai carabinieri, si stanno
          mobilitando più forze dell'ordine.
          Ieri, una pattuglia dei vigili urbani genovesi della sezione Ambiente ha
          accertato le condizioni dell'altro compagno di avventura del clochard
          "Guitar", un coniglietto nano multicolore, attestando una salute più che
          buona, pelo splendente e appetito vorace. In una parola: sembra un coniglio
          trattato da amico a quattrozampe, non la vittima di un padrone picchiatore.
          Il passaggio successivo avrebbe dovuto essere la visita di un veterinario al
          cane Toxi, per accertare se le botte e le violenze ci sono state o no. Ma
          Toxi è scomparso. Dieter Roos, davanti ai vigili, non ha potuto fare altro
          che ripetere il suo racconto di un'aggressione subita: «Mi hanno puntato il
          coltello alla gola e hanno portato via Toxi». Questa volta, però, i cantuné
          dell'Ambiente lo hanno ascoltato con attenzione. Poi, accompagnato alla
          squadra giudiziaria della polizia municipale, il clochard ha presentato una
          denuncia formale.
          La spedizione dei giustizieri non sarebbe solo una bravata. «Siamo di fronte
          al racconto di una rapina ed è nostro dovere verbalizzarlo e svolgere
          indagini su quanto è accaduto», dicono alla polizia municipale. Servono
          prima di tutto testimoni di quanto è accaduto, nel pieno del pomeriggio di
          mercoledì, in via Cesarea in mezzo alla gente. Poi tutti gli atti saranno
          trasmessi alla procura di Chiavari.
          Fino a questo punto, le versioni dei fatti sono infatti così divergenti da
          disegnare due scenari inconciliabili in cui è difficile distinguere vittime
          e colpevoli. «Non abbiamo minacciato nessuno con il coltello, siamo anzi
          stati rincorsi con una lama», replicano i due senza fissa dimora chiavaresi
          che hanno prelevato a Genova Toxi, ribattezzandolo Topsy, a loro dire senza
          ricorrere ad alcuna violenza. Dicono di non sapere ormai più dove si trova
          il cane: lo hanno affidato ad una persona fidata affinché gli cercasse un
          nuovo padrone. Per salvarlo da chi ritengono lo percuotesse e dai canili
          della Asl 4 Chiavarese.
          Ma sono inconsapevoli, i due clochard, delle reazioni che ha destato il loro
          gesto. L'associazione animalista Ayusya, molto forte in Riviera, sta
          meditando di sporgere denuncia per furto nei loro confronti. «E anche altre
          associazioni ci stanno pensando, mentre c'è chi è disposto a pagare un
          avvocato per sostenere il vagabondo al quale è stato tolto il cane», rincara
          Ayusya.
          Mentre si moltiplicano i racconti sia delle violenze delle quali si sarebbe
          reso colpevole "Guitar", o Dieter, sia di chi lo difende raccontando
          dell'affetto che legava padrone e animale. «Conosco quel clochard - dice
          Rita Parma, che lavora sul mercato di piazza Mazzini a Chiavari - è una
          persona buona, che curava cane e coniglietto. Aveva le ricevute del
          veterinario, lo nutriva. A volte beveva e poteva avere scatti di nervosismo,
          ma erano legatissimi».
          Di tenore opposto, altri racconti di violenze inaudite. Mentre coloro che
          avevano promosso un premio a chi avesse "salvato" Topsy insistono: «Non è
          possibile doversi fare giustizia da soli, la legge dovrebbe prevedere una
          figura simile al difensore civico contro il maltrattamento degli animali. E
          i sindaci devono impedire l'accattonaggio con animali». Un argomento
          delicato, quest'ultimo, su cui si sono già attivati l'Enpa e la Lega
          nazionale per la difesa del cane.
          Bruno Viani
          Giuliano Gnecco

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          Oggetto: il messaggero 14/01

          Diario
          di MAURIZIO COSTANZO
          MI HA commosso ed emozionato la storia di Juna, una femmina meticcia di
          quindici anni, e del suo padrone Giovanni di sessantasette. Sempre insieme,
          il cane e Giovanni, finché Giovanni si ammala d'asma. Dopo qualche giorno si
          ammala anche Juna. Pare che il veterinario le somministrasse le stesse cure
          che il dottore dava al padrone. Poi Giovanni va in ospedale e Juna scappa
          per andarlo a trovare. Poi Giovanni non mangia più e così Juna. Domenica
          Giovanni muore, a distanza di qualche ora muore Juna. Tutto questo a Terni,
          mentre nel mondo altre notizie ingolfano le prime pagine. Ho provato a
          chiedere: una situazione come quella descritta, è più frequente di quel che
          si potrebbe immaginare. Sono contento di amare gli animali.

          Atina
          Azienda faunistica sotto accusa: fagiani maltrattati?
          Otto fagiani sequestrati e un'indagine dei carabinieri e dell'Asl per
          stabilire se si configura il reato di maltrattamenti di animali. Nei giorni
          scorsi i carabinieri di Atina e quelli di Picinisco, insieme ad alcuni
          veterinari dell'Asl, hanno effettuato un blitz all'interno di un'azienda
          faunistica sita in comune della Valle di Comino che ricade nella fascia di
          protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Secondo
          quanto riferito dai militari, sono stati trovati e sequestrati otto fagiani,
          destinati a ripopolare l'area dell'azienda all'interno della quale, dietro
          permesso, è consentita la caccia. L'indagine riguarda due aspetti: il primo
          relativo al ripopolamento delle zone riservate all'attività venatoria
          consentito solo fino al 31 agosto, l'altro, invece, relativo al presunto
          maltrattamento dei volatili, in quanto appunto custoditi in gabbie strette.
          Le indagini per accertare eventuali violazioni amministrative e penali sono
          seguite dai carabinieri di Cassino.

          Pescara
          Carota protesta a nome del quartiere
          De Blasio annuncia il canile e ai Colli fioccano polemiche
          Il nuovo canile sorgerà in via Prati, alle spalle della vecchia discarica.
          Lo prevede il progetto da 1 milione e 200mila euro che sarà presentato a
          breve dall'assessore Edoardo De Blasio. Previsti 200 box per ricovero dei
          cani con un'area che sarà destinata a cimitero degli animali da affezione; i
          lavori, dovrebbero partire a giugno. «Siamo ancora all'oscuro di tutto -
          dice il presidente del quartiere Colli, Francesco Carota -. Siamo stati sul
          posto con la commissione consiliare ed abbiamo visto che già c'è un'area
          recintata con una decina di cani ed un paio di cucce. Nessuno ci ha
          comunicato niente». Per il momento il canile sarà realizzato in base ai
          primi fondi disponibili. «Dopo il Sert e le case famiglia, ora anche il
          canile - aggiunge Carota -. Credo che per questo quartiere sia davvero
          troppo, magari potrebbero aprire il parco in via Rigopiano pronto già da sei
          mesi ed ancora misteriosamente chiuso». Ma De Blasio smonta ogni polemica.
          «Il quartiere è stato coinvolto - dice -. Una volta realizzato il canile,
          che andrà in gestione a cooperative ed associazioni, scatteranno i lavori
          per il parco dell'ex discarica. Stiamo accelerando i tempi per liberare
          l'area dell'ex inceneritore e far partire i lavori di Urban 2». Dei 200 box,
          50 saranno a disposizione, pagando un piccolo fitto, dei proprietari che non
          possono lasciare il proprio cane solo durante le vacanze. Anche il servizio
          cimiteriale per animali produrrà utili e sarà a costo zero per le casse
          comunali. Il 2006 sarà invece l'anno della sistemazione del verde. «Altri
          600mila euro - aggiunge De Blasio - saranno utilizzati per la piantumazione
          di decine di alberi».
          L. Tr.

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        • Francesca
          Oggetto: il secolo xix 16/01 Centinaia gli abbandoni nel 2004 della Riviera Chiavari Trecentocinquantadue i cani abbandonati nel Tigullio per il 2004. Meno
          Messaggio 4 di 12 , 19 gen 2005
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            Oggetto: il secolo xix 16/01

            Centinaia gli abbandoni nel 2004 della Riviera
            Chiavari Trecentocinquantadue i cani abbandonati nel Tigullio per il 2004.
            Meno comunque dei gatti, che sono stati cinquecentouno. E poi cinque
            canarini, quattro tortore bianche, sette criceti e persino due capre. Questi
            i dati registrati dalle associazioni animaliste del Tigullio, per bestiole
            passate attraverso le loro strutture. Poi ci sono quelle passate
            direttamente da una famiglia all'altra, dopo che il padrone ha deciso di
            rinunciare al possesso.
            Troppi cani sono stati inviati a Genova, al canile di Monte Gazzo: quelli
            rinvenuti attraverso il 118, che non abbiano trovato accoglienza immediata
            presso una nuova famiglia. Troppi in ogni caso i cani abbandonati nel
            Levante: 93 quelli trovati da Ayusya, 131 dalla Lega Amici del Cane del
            Tigullio, 75 dalla Lega Amici degli Animali, 120 dalla Lega Nazionale a
            Difesa del Cane. Dati impressionanti, che stridono con l'attenzione carica
            d'affetto e apprensione che è stata destata dalla storia delle violenze e
            dei maltrattamenti che avrebbe subito Toxi, o Topsy.
            Una storia che ha colpito molte persone, colpendo nel profondo il loro
            spirito animalista. Eppure nel Tigullio quello degli abbandoni è un flagello
            che continua a colpire, anche a dispetto delle recenti norme che puniscono
            severamente chi maltratta gli animali. Contrariamente a quanto avviene
            altrove, nel Levante il fenomeno non si concentra nei mesi estivi, ma è
            costante nel corso di tutto l'anno. Con l'aggravante che il canile di Genova
            non è più in grado di accogliere animali. Per questo il Comune di Rapallo ha
            stanziato 200 mila euro per la costruzione di un nuovo canile; i Comuni di
            Chiavari e Leivi hanno stretto un patto per allestirne uno comprensoriale
            per le località a ponente dell'Entella. Sull'altra sponda, invece, da
            Lavagna a Moneglia dovranno studiare soluzioni alternative.
            G. Gn.

            Elemosine con i randagi gli animalisti si dividono sull'ordinanza di divieto
            Perplessi i sindaci del Tigullio
            Chiavari  "Guitar"è tornato a Chiavari. Ieri mattina era in stazione con
            alcuni altri clochard per cercare i senza tetto che gli hanno sottratto il
            cane. Voleva soprattutto recuperare Toxi, o Topsy (così ribattezzato dai
            suoi "salvatori" per cancellare ogni possibile riferimento al mondo della
            droga). Ma non è riuscito a realizzare nessuno dei due obiettivi: i senza
            fissa dimora hanno ormai abbandonato il Tigullio, e il cane è stato lasciato
            ad una persona fidata perché trovi una sistemazione sicura per la bestiola.
            Fa intanto discutere la proposta di coloro che avevano istituito un premio
            per togliere Topsy al suo padrone, di promuovere una raccolta di firme per
            chiedere ai sindaci di emanare un'ordinanza per vietare l'accattonaggio con
            animali. Una proposta che ha diviso il mondo animalista: sono contrari
            Ayusya, A. U. D. A., Lega Amici del Cane Tigullio, la sezione del Tigullio
            della Lena Nazionale per la Difesa del Cane, il Wwf Tigullio. Favorevole la
            Lega Amici degli Animali di Rapallo, mentre l'Enpa e la sezione di Genova
            della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, in contrasto con la sezione del
            Tigullio, hanno lanciato un appello ai sindaci dei novanta Comuni della
            Provincia di Genova affinché emanino l'ordinanza.
            «A livello teorico sono d'accordo, ma bisogna verificare se sarebbe
            legittimo - osserva Sergio Poggi, sindaco di Chiavari - C'è qualche
            difficoltà, la legge è molto permissiva. In termini di principio, amando gli
            animali ed essendo cattolico, sono favorevole, ma ho dubbi sulla
            percorribilità di questa strada: rischia di essere l'ennesima raccolta di
            firme che non porta a nulla».
            È favorevole invece Ezio Capurro, primo cittadino di Rapallo: «È una
            proposta che valuteremo, io sono d'accordo. La nostra è una amministrazione
            molto sensibile ai problemi degli animali: per la prima volta nella storia
            di Rapallo abbiamo finanziato 200 mila euro per un canile. Quando arriverà
            la proposta, la porteremo in Giunta, però personalmente sono favorevole».
            È al contrario perplesso Andrea Lavarello, sindaco di Sestri Levante: «Non
            vedo l'equazione accattone uguale maltrattamento di animali. Ci sono senza
            tetto che hanno enorme rispetto degli animali e laureati che li abbandonano
            in autostrada. Sarebbe un provvedimento da meditare e soppesare bene. È
            inutile generalizzare, e la legge provvede già provvedimenti nei confronti
            di coloro che maltrattano gli animali».
            Giuliano Gnecco

            Pelli di volpe, denunciato
            MOLARE Perquisizioni a raffica e quattro persone nei guai in un'operazione
            anti bracconaggio condotta dal Noe di Alessandria
            Trappole e cartucce incastrano un agricoltore
            Molare In cascina c'erano trenta pelli di volpe conciate, oltre a trappole,
            gabbie con coppie di lepri, tortore anellate e altri volatili protetti che
            possono essere detenuti solo su autorizzazione.
            Li hanno scoperti i carabinieri del Noe di Alessandria durante alcune
            perquisizioni compiute in collaborazione con i colleghi della stazione di
            Molare e agli agenti del Nucleo vigilanza faunistica della Provincia
            nell'ambito di un'operazione antibracconaggio. Al proprietario del
            cascinale, V. O., un agricoltore di quarant'anni, in passato era già stata
            sospesa la licenza di caccia. Ora dovrà rispondere di una serie di
            violazioni penali e amministrative, ad iniziare dal reato di furto
            "venatorio" o ricettazione. La selvaggina, infatti, fa parte del patrimonio
            dello Stato che lo tutela nell'interesse di tutta la comunità.
            Una delle trappole per l'uccellagione era posizionata in un campo di
            girasole, l'altra riposta in un locale della cascina. Nelle gabbie, una
            ventina di animali tra lepri, tortore orientali dal collare, cardellini,
            verdoni, lucherini e fringuelli. Per la detenzione di quest'ultima specie di
            volatili è scattata la denuncia penale, essendo in numero superiore a
            cinque.
            Nel controllo i carabinieri hanno trovato anche numerose cartucce che
            l'agricoltore non poteva detenere. Per quanto riguarda le pelli di volpe, si
            è giustificato dicendo di averle da parecchio tempo. Ma la conciatura è
            recente, come hanno accertato i militari. Alcuni selvatici sono stati
            catturati con le trappole, altri uccisi a fucilate: sono stati riscontrati i
            fori dei pallini.
            Durante l'operazione sono state eseguite altre due perquisizioni in case
            isolate, sempre del territorio di Molare. In quella di E. P., 54 anni, i
            carabinieri hanno trovato quattro trappole per la cattura di corvidi e
            mustelidi, oltre ad una carabina di caccia, di proprietà di un amico, A. P.,
            di 59 anni. Entrambi sono stati segnalati per violazione alla legge sulle
            armi.
            È finito nei guai anche F. Z., 79 anni: aveva in casa una carabina non
            denunciata e una cinquantina di cartucce di vario calibro. Risponderà di
            detenzione abusiva.
            Le indagini sono partite da alcune segnalazioni di bracconaggio. Un mese fa
            la Forestale di Asti, nella zona a cavallo con l'Acquese, aveva scoperto e
            denunciato diversi bracconieri.
            Silvana Fossati

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            Oggetto: Maiali macellati a scuola, proteste da tutta Italia

            Il Gazzettino
            16 gennaio 2005

            TEZZE Contestata iniziativa del comune, che ha promosso due giornate
            didattiche per 300 scolari delle elementari: assisteranno alla
            trasformazione della carne in insaccati e salsicce
            Maiali macellati a scuola, proteste da tutta Italia
            «Azione nefanda e barbara». Ma il sindaco Lago si difende: «Vogliamo far
            conoscere ai bambini le tradizioni di una volta»

            Tezze sul Brenta
            (L.Lor.)Una valanga di e-mail, che il comune di Tezze non riceve forse
            neanche in un anno. In due giorni ne sono arrivate centinaia, tanto che la
            casella di posta è bloccata. Tutto merito (o colpa) di due innocenti maiali,
            che per ora grugniscono ignari nel loro porcile, che il comune ha deciso di
            sacrificare sull'altare della cultura. Il 12 e il 19 febbraio le due scrofe
            verranno infatti utilizzate per una lezione dimostrativa destinata a 300
            bambini delle scuole elementari: la carne, già divisa e pulita, verrà
            lavorata per farne salami, insaccati e salsicce.
            Un modo, secondo il sindaco Luciano Lago, per far riscoprire le tradizioni
            dei nonni, «che negli anni passati vivevano anche e soprattutto del bestiame
            che allevavano». Un intento che nelle sue intenzioni voleva essere educativo
            ma che invece sta scatenando un can-can, dalle Alpi alla Sicilia. Centinaia
            di lettere di protesta stanno infatti bersagliando la casella di posta del
            comune, contro quella che viene definita «un'iniziativa barbara e volgare»,
            indegna di una pubblica amministrazione «che dovrebbe impegnarsi per educare
            i cittadini al rispetto per la vita di tutti e che invece sostiene
            l'uccisione e la trasformazione in salami e salsicce di animali senzienti e
            sensibili».
            Il sindaco si definisce sbalordito da una reazione che di sicuro non si
            aspettava: «Io volevo solo far conoscere ai bambini i mestieri di una
            volta - dice - . Più avanti faremo vedere come lavora un ciabattino un
            impagliatore di sedie. Stavolta invece abbiamo pensato di recuperare un
            vecchio rito della civiltà contadina, cioé l'uccisione di un maiale, che
            dava da mangiare a tutta la famiglia. Però ai bambini non facciamo vedere lo
            sgozzamento: vedranno solo la trasformazione della carne in insaccati».

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            «Graziate quei due condannati a morte»
            Bassano
            Centinaia di e-mail di protesta, dalla Sicilia al Piemonte ma perfino dalla
            Svizzera. Stanno inondando la casella del comune e quella dei giornali.
            Eccone alcune.
            Eliana Ricci Santhià, Vercelli: «Mi unisco alla protesta per la programmata
            macellazione di due maiali dal vivo in presenza dei ragazzi delle scuole. Se
            volete far vedere ai ragazzi la realtà, fategli vedere la macellazione, e
            fate decidere a loro se è una attività da rispettare».
            Marco Bellini: «Graziate quei due poveri condannati a morte».
            Maria Rosa Furbelli: «Se avessi un figlio frequentante quella scuola,
            sicuramente non lo manderei quei giorni. Nessuno vuole rinnegare il passato
            contadino della zona ma questi non sono più tempi di "di grandi ristrettezze
            economiche».
            J. Veronelli, Lugano: «Anche in Ticino si è sparsa la notizia secondo la
            quale siete intenzionati ad ammazzare due maiali e mostrare ai ragazzi delle
            elementari ciò che si fa con le loro carni. Perché allora non mostrare loro
            come vilmente vengono uccisi due animali innocenti? Le urla che lanciano e
            il sangue che cola a fiotti».
            Anna Lisa Valdisserri, Pistoia: «Mi congratulo per l'iniziativa della
            macellazione dei due maiali col taglio delle varie parti in presenza dei
            ragazzi delle scuole. Vorrei però che fosse fatta veder per intera: sono
            certa che molti di loro diventerebbero vegetariani».
            Matteo Cappellini, Pistoia: «I bambini hanno bisogno di conoscere e imparare
            cose ben diverse da queste dal momento che si apprestano ad affrontare il
            mondo, non certo tali inutili crudeltà».
            Roberto Duria: «Per la rinascita economica dei paesi colpiti dallo tsunami,
            invece di mandar loro gli aiuti umanitari mandiamogli i turisti, che sono
            molto più proteici, a cominciare da Lago e Tessarollo. Cannibali e maiali
            ringraziano».
            Marco Fornasiero, Preganziol: «I bimbetti paffutelli immagineranno che il
            maiale si concede volontariamente e felicemente al sacrificio, ringraziando
            il benefico carnefice e magari benedicendolo?»

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            Il Giornale di Vicenza
            16 Gennaio 2005

             Tezze . Per il primo cittadino è più dannosa la violenza in tv
            Macellazione dei maiali? Il sindaco dopo le proteste «Non ci saranno
            uccisioni»

            (m. b.) La notizia che l'Amministrazione comunale di Tezze intende far
            rivivere il vecchio rito legato alla civiltà contadina del taglio delle
            varie parti del maiale, e del procedimento di insaccatura, ha sollevato un
            vero e proprio vespaio. Proteste di animalisti e di altre persone sono
            giunte, via e-mail nel Comune di Tezze, da Pesaro, Treviso, oltre che dal
            Vicentino. Fra l'altro, si chiede che "i due maiali condannati a morte
            vengano graziati" e si definisce "barbara la dimostrazione in diretta della
            macellazione dei maiali".
            «Si è fatto un gran polverone per nulla - risponde il sindaco di Tezze,
            Luciano Lago. - Prima di tutto, va detto che i ragazzi non assisteranno alla
            scena dell'uccisione, ma solo alla macellazione ed al confezionamento. È la
            stessa scena che si presenta in tutte le macellerie. Stando a certe prese di
            posizione, bisognerebbe chiudere anche le rivendite di carne sul nostro
            territorio. In secondo luogo, la mia generazione ha avuto modo di assistere
            in casa alla pratica dell'uccisione e della successiva macellazione del
            maiale, che rappresentava un'importante fonte di sopravvivenza nella vita
            legata ai campi ed alla civiltà contadina. Non mi risulta che nessuno di noi
            sia rimasto sconvolto.
            A chi si ostina, poi, a difendere a tutti i costi la vita di animali
            allevati proprio a scopo di alimentazione umana, pratica prevista dalla
            normativa vigente, vorrei chiedere se ci mettono lo stesso impegno per
            ostacolare l'aborto. Anche in questo caso, si tratta di vita e vita umana.
            Non credo - aggiunge il primo cittadino di Tezze - che certe scene di
            violenza che i ragazzi possono vedere tutti i giorni nel corso di molti
            programmi televisivi siano meno dannose della pratica della macellazione in
            diretta. L'iniziativa della macellazione e del confezionamento della carne
            di maiale in insaccati, alla presenza degli alunni, viene confermata. Si
            tratta di un aspetto della nostra tradizione locale che va fatta conoscere
            agli alunni delle scuole. Nel rispetto delle idee e delle convinzioni di
            tutti, non possiamo condannare chi si alimenta anche con carni. Non c'è
            alcuna istigazione alla violenza in questa iniziativa, ma solo la riscoperta
            di una tradizione consolidata nel tempo».

            Agreen
            info@...
            http://www.natiliberi.org

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            Oggetto: repubblica - 16/01

            16/01/05
            Repubblica Roma
            Addio Giuggiolo cane-istituzione di quartiere

            "Questo posto senza di t non sembra più lo stesso..." è scritto
            malinconicamente su un foglio appeso lungo via Giovanni Botero, all'Appio
            Latino. Steso su quel marciapiede, passava le sue giornate Giuggiolo, un
            cagnone che parevva un incrocio tra un maremmano e un sofà, così peloso,
            buono e disponibile. Non l'ho conosciuto nelle sue stagioni migliori,
            quand'era giovane e scorrazzava fiero per le strade del quartiere, ma l'ho
            visto quasi ogni giorno in questi ultimi anni, prima di chiudermi a scrivere
            le mie isole in una cameretta vicino a via Botero. Lo vedevo alzarsi a
            stento, arrancare fino a un giardinetto lì vicino, e a volte addirittura
            fino al parco della Caffarella dove, così racconta la leggenda, venne
            trovato cucciolo più di quindici anni fa. Per il quartiere quel cane era
            un'istituzione, un riferimento, un amico, la gente gli portava da bere e da
            mangiare. e d'inverno una coperta contro il freddo. I bambini lo carezzavano
            e lui, grande e grosso, sembrava proteggerli da ogni pericolo. I pensionati
            gli parlavano e lui ascoltava paziente tutti i loro guai. Credevo fosse
            eterno, così ha detto qualcuno, ma a questo mondo nulla è per sempre e la
            morte se l'è portato via la notte del 26 dicembre. Il nostro giornale già
            l'ha ricordato, ma mi sembra giusto tornare su quel marciapiede dove ora si
            accumulano fiori e poesie che lo ricordano. Noi che spesso pensiamo a quanto
            si sia inaridita la vita in città, a come tutti corrano via indifferenti,
            restiamo colpiti da questi omaggi affettuosi. Ci sono poesie di Rilke in
            francese, disegni, fotografie, saluti, c'è tanta riconoscenza per quel
            cagnone gentile, angelo a quattro zampe. E allora, in onore del Grande
            Giuggiolo, voglio riportare almeno una di queste poesie: "Dicono che
            tornando a passo lento/ a un'ora che doveva essere di festa/ lo sguardo
            affaticato si sia spento/ e il leona ha chinato la sua testa./ Dicono - ma è
            così? Io non ci credo/ sembra solo una fiaba natalizia,/ un film lacrimoso
            che non vedo/ o una storia di Striscia la Notizia./ Giuggiolo invece corre
            in Caffarella/ e tacendo ci dice che non muore/ se ci ha lasciato una
            memoria bella/ un piccolo segno dentro al cuore...".
            Marco Lodoli

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            Oggetto: il secolo xix 17/01

            Calano i cinghiali abbattuti
            Stop alla caccia agli ungulati. Domenica hanno riposto i fucili quasi
            duemila persone divise in 66 squadre
            Scesi da 2.158 a 1.750 i capi uccisi: il più grosso pesava 149 chili
            Stop alla caccia al cinghiale. Con la battuta di domenica scorsa, limitata
            al comprensorio di Lerici, Arcola e Ameglia, si è chiusa l'attività
            venatoria a squadre che in questa stagione venatoria ha fatto registrare un
            calo nel numero di capi abbattuti. Dai 2158 cinghiali dell'anno scorso,
            infatti, il contingente è sceso a 1750. Il dato emerge dai dati raccolti
            dall'ufficio caccia diretto dall'assessore Milo Campagni con la
            collaborazione del centro elaborazione dati della Provincia.
            Diciamo subito che il risultato complessivo di capi abbattuti resta comunque
            ragguardevole ed è stato conseguito da ben 1965 cacciatori, suddivisi in 66
            squadre, che dal 19 ottobre hanno battuto tutti i boschi dello Spezzino. Per
            spiegare il calo della presenza di cinghiali è in corso uno studio della
            sezione faunistica della Provincia che sta raffrontando i dati biometrici
            sui capi abbattuti con quelli dell'anno scorso. Pare certo, comunque, che la
            grave siccità del 2003 abbia determinato uno sfasamento sulla riproduzione
            degli animali. E' un fatto eccezionale, infatti, come ha fatto osservare
            Filippo Pittiglio, funzionario dell'ufficio caccia, che sull'utero delle
            femmine catturate a novembre siano stati trovati feti già ben sviluppati.
            Dai dati forniti da Dante Bertieri, analista programmatore della Provincia,
            il comprensorio dove sono stati uccisi più cinghiali è quello di Varese
            Ligure e Maissana con 423 capi seguito dalla Riviera (Levanto, Bonassola,
            Framura e Deiva) con 305. Forte pressione venatoria anche a Sesta Godano con
            179 catture; 161 tra Riccò e Porto Venere; 149 tra Carrodano, Pignone e
            Borghetto e 128 sia a Carro che nel comprensorio di Calice, Bolano e Follo.
            Tra le curiosità rilevate dalle segnalazioni dei cacciatori da evidenziare
            la cattura di un cinghiale da 149 chili che dall'analisi delle difese
            (zanne) si può attribuirgli un'età approssimativa di 10 anni. L'animale è
            stato abbattuto tra Torza e Tavarone dalla squadra di Angelo Cerisola e si è
            rivelato un cinghiale particolarmente astuto considerato che è riuscito a
            sfuggire per lungo tempo alla forte pressione venatoria che si riscontra sul
            nostro territorio. La squadra che ha catturato più cinghiali (75) è quella
            della riviera di Angelo Taddei, mentre quella di Rinaldo Gotelli ha
            catturato un capo in località Lupo Morto, a Varese Ligure, che dalle analisi
            successive è risultato con una sessualità ermafrodita.
            Dalle schede tecniche raccolte, è risultato che molte femmine abbattute
            avevano i capezzoli tirati a testimonianza che nei boschi circola una buona
            percentuale di animali giovani. Alcuni capi abbattuti, inoltre, sono stati
            trovati con pallettoni ormai cistizzati in organi non vitali, mentre uno
            catturato a Montemarcello aveva una freccia da balestra conficcata in una
            zampa.
            Infine si registra un leggero aumento del numero dei cani uccisi dai
            cinghiali nel corso dei combattimenti (una decina circa) e anche quello dei
            feriti.
            Paolo Ardito

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            Oggetto: gazzetta di parma 17/01

            Le nostre arche di Noè
            Li coccolano, si prendono cura di loro come se fossero membri della
            famiglia. Bambini o adulti non importa, non c'è età per amare
            incondizionatamente gli amici a quattro zampe, che oggi, giorno di
            Sant'Antonio abate patrono degli animali, vivono 24 ore di gloria. Che posto
            occupano cani e gatti ma anche pesciolini, tartarughe, cavalli e specie
            esotiche nei cuori dei parmigiani? Sara Sanò , 12 anni, ha una cagnolina di
            nome Lalla, presa al canile e una tartaruga che si chiama Rita. « Adoro i
            miei animali, non saprei come fare a vivere senza di loro. Lalla, un
            meticcio di piccola taglia, è «umana». Con lei mi confido, scherzo, rido e
            piango. Regala enormi soddisfazioni a me e alla mia famigliaÖ spero che
            andrà d'accordo anche con il fratellino o sorellina che è ancora nella
            pancia di mamma » . Anche Valentina De Simone adora gli animali domestici: «
            Ho un cane di nome Spak, splendido incrocio fra un setter e un rottweiller e
            una gatta un po' capricciosa che si chiama Agata. Io e Spak siamo cresciuti
            insieme, forse per questo lo adoro. Me ne prendo cura quotidianamente anche
            se il papà mi dà una mano quando sono a scuola. Gli animali sono favolosi e
            credo che abbiano un'anima. Sono felice che esista un santo tutto per loro »
            . Elisabetta Di Pietro , invece, non ha amici a quattro zampe, ma un
            acquario colmo di pesciolini di vario tipo: « Macchia, Arancione e Blue sono
            solo alcuni dei nomi dei miei pesci. Sono una padroncina un po' sbadata e
            qualche volta mi dimentico di dar loro il cibo. Quando succede vengo
            assalita dai sensi di colpa e mi rimetto in «regola». Voglio bene ai miei
            pesci ma il mio sogno è avere prima o poi un cagnolino » . Paola Bianchedi
            adora gli animali, ma ha una venerazione per i cani. « Da quando sono
            bambina ho avuto per casa animali. Ho vissuto anche con gatti molto
            indipendenti, ma i cani occupano nel mio cuore un posto speciale. Io e il
            mio Tobia viviamo un rapporto simbiotico, siamo inseparabili. Gli animali
            sanno regalare amore a volontà, non potrei mai stare senza di loro » . Anche
            Melissa Pessina ama i cani: « Miki di 9 anni e Igor di 2 hanno caratteri
            completamente diversi ma sono adorabili entrambi. Il grande è bisbetico,
            mentre il piccolo è dolcissimo e io li apprezzo proprio per queste sfumature
            di carattere: non riuscirei a concepire la mia vita senza di loro. Quando
            sto male, Miki e Igor capiscono e mi vengono vicino; sembra che vogliano
            leccarmi via dal viso le lacrimeÖ riescono a captare il mio umore e si
            adeguano di conseguenza. Amo tutti gli animali, ma credo che non riuscirei a
            vivere con quelli tropicali: mi fanno un po' senso » . Carlo Caputo ha due
            tartarughe, Cip e Ciop: « Ci sono molto affezionato; chi dice che si possono
            amare solo cani e gatti sbaglia. Le mie tartarughe sono viziate come bimbe,
            mi piace occuparmene e ho comperato tutti gli accessori per costruire loro
            un habitat adeguato. Sono simpaticissime e mattacchione: mi aspetto che da
            un momento all'altro si mettano a parlare » .
            Isabella Spagnoli

            Animali buffi nell'obiettivo
            Animal House, l'associazione che gestisce il canile municipale, organizza il
            concorso fotografico « Buffi a quattro zampe » . L'iscrizione costa sei
            euro; in palio, una fotocamera digitale da 3 milioni di pixel con zoom
            ottico 3x ( primo premio); secondo premio un buono sconto da 120 euro alla
            Carrozzeria Silvano di stradello Rasori; terzo premio, una levigatrice
            offerta da ferramenta Giacopelli di via Toscana. Saranno premiate anche le
            foto pi ù simpatiche inviate dai pi ù piccoli. Informazioni al 3384266876.

            Cani e gatti da adottare
            Non è necessario portarsi a casa un animale del canile, per fargli del bene.
            Animal House ricorda ai parmigiani la possibilità di un'adozione part time,
            « che consente ai bambini e agli amanti degli animali a quattro zampe, che
            per vari motivi non possono portarseli a casa, di venire al canile ( negli
            orari di apertura al pubblico: tutti i pomeriggi dalle 13,30 alle 17,30,
            sabato e domenica dalle 10 alle 17,30, tranne il lunedí che è chiuso tutto
            il giorno) per portarli a passeggio, coccolarli e prendersi cura di loro » .
            Animal House ricorda inoltre la possibilità dell'adozione a distanza ( a 5
            euro al mese) per chi non può andare spesso al canile.

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            Oggetto: Dopo 70 anni il lupo torna a Roma

            Il maschio di sette mesi trovato nel parco dei Castelli
            Lo zoologo: "Un risultato eccezionale per la biodiversità"
            Dopo 70 anni il lupo torna a Roma
            esemplare morto a Rocca di Papa

            Aumenta la sorveglianza, nessun pericolo per le persone
            di VALERIO GUALERZI e CRISTINA NADOTTI

             
             
            ROMA - Un lupo alle porte di Roma, a 17 chilometri da Anagnina, in carne e ossa, anzi, come spesso succede a questi poveri animali, già carcassa. A distanza di circa 70 anni il canis lupus ricompare alle porte della capitale, a dimostrazione che la campagna per salvare il lupo italiano sta dando dei frutti. A trovare il maschio di circa sette mesi sul ciglio della strada, a Vivaro, una località del comune di Rocca di Papa, è stato il 12 gennaio scorso il personale dell'Ente parco regionale dei Castelli Romani. Ai guardiaparco e al responsabile dell'Ufficio tutela ambientale, lo zoologo Daniele Badaloni, non è sfuggita l'importanza del ritrovamento.

            "Gli esami fatti dall'Istituto zooprofilattico d'Abruzzo e Molise a Teramo hanno confermato che è un esemplare di lupo giovane, di circa sette mesi - spiega il dottor Badaloni - purtroppo vittima di un investimento avvenuto presumibilmente durante le prime ore del giorno. Forse si trattava di un animale in fase di dispersione, che si è spinto fino al parco a partire dai vicini Monti Lepini, cercando un nuovo assestamento sociale".

            I lupi vivono in famiglie con una gerarchia molto rigida, capita che i giovani maschi si spingano fuori dal branco per cercare di formare nuovi gruppi. Badaloni non esclude però che possa trattarsi del membro di una famiglia già stabilita nel parco dei Castelli. "Nei monti Lepini, sui Prenestini, Lucretili e Simbruini è ormai assodato che il lupo italiano è ritornato in pianta stabile. Trovare un esemplare nella nostra zona è un successo eccezionale delle campagne di conservazione italiane e locali".
            I lupi sono una specie strettamente protetta sia a livello nazionale sia regionale, ma questo non evita che molti esemplari vengano uccisi. "L'Ente Parco sta avviando tutte le procedure necessarie per verificare, ed eventualmente quantificare, la presenza di questa specie nel territorio dei Castelli Romani - dice Badaloni - per affrontare il problema anche da un punto di vista più strettamente gestionale, adottando tutte le misure necessarie per evitare possibili conflitti con gli allevatori locali".

            Nonostante le campagne di sensibilizzazione il lupo è visto ancora come un nemico. "Capisco che gli allevatori, non più abituati alla presenza dei lupi, possano allarmarsi - ammette lo zoologo - ma in realtà i danni che possono fare sono molto minori di quelli che in realtà fanno i cani randagi molto più spesso di quanto non si immagini".

            Del tutto escluso, poi, che i lupi siano pericolosi per l'uomo. "E' stato pubblicato di recente uno studio fatto da un autorevole istituto norvegese - riferisce Badaloni - che ha decisamente ridimensionato il numero di attacchi a esseri umani. Anche in questo caso, come purtroppo dimostra la cronaca, i più pericolosi sono i cani domestici, ai quali si deve in larga misura la diffusione della rabbia".

            C'è quindi da preoccuparsi per l'incolumità dei lupi, con occhio attento alle esigenze degli allevatori. "Abbiamo aumentato la sorveglianza nella zona del ritrovamento - informa Badaloni - per accertare se ci sono altri esemplari. L'Amministrazione, con il direttore e il presidente del Parco, hanno già dato la disponibilità ad avviare tutte le iniziative per favorire il ritorno in pianta stabile del lupo, senza dimenticare gli interessi degli allevatori della zona".

            (16 gennaio 2005)

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            Oggetto: corriere della sera 17/01

            CRONACHE
            Trovato in via dei Pratoni del Vivaro, nei pressi della Tuscolana

            Lupo investito e ucciso alle porte di Roma
            L'animale, un maschio di sette mesi, travolto da un'auto pirata. E' il primo avvistato nella zona dagli anni '30
            Il lupo investito e ucciso alle porte di Roma (Ansa)   

            ROMA - Un lupo maschio di 7 mesi, investito e ucciso da un'auto pirata, è stato trovato dai guardaparco del Parco dei Castelli Romani in via dei Pratoni del Vivaro, nei pressi della via Tuscolana, alle porte di Roma. La scoperta è stata fatta mercoledì scorso, ma si è appresa solo domenica perché il corpo dell'animale è stato inviato per una serie di esami, che ne hanno accertato età e cause della morte, all' Istituto zooprofilattico di Teramo. Il lupo, ha riferito un guardaparco, Daniele Badaloni, era stato investito da un'auto che non si è fermata, lasciandolo immobile in mezzo alla strada, ma poi era stato spostato sul ciglio della carreggiata da un altro automobilista. Secondo Badaloni è il primo lupo avvistato nella zona, fortemente inurbata, dagli anni 30, e probabilmente proviene dai monti Simbruini, ai confini del Lazio con l'Abruzzo. 16 gennaio 2005

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            Oggetto: corriere della sera 17/01

            Adottato vicino a Pavia il cane abbandonato e ferito due settimane fa nella sotterranea di Milano      
            Una famiglia e un amico labrador per il lupo travolto dal metrò

              MILANO - Metro ha trovato casa. Sono stati numerosi i lombardi che hanno chiesto di adottare il pastore tedesco abbandonato nella metropolitana. L'animale, spaventato, aveva tentato di seguire la carrozza dove si presume fosse salito il suo proprietario e correndo tra i binari era stato urtato da un convoglio. Aveva riportato gravissime ferite e lesioni a una zampa. Soccorso dal dottor Massimo Rocco, veterinario della Asl, il cane era stato operato nella clinica Gran Sasso. Purtroppo si era resa necessaria l'amputazione della zampa anteriore destra. La triste storia di Metro e il suo dolcissimo sguardo hanno commosso centinaia di lettori che in questi giorni si sono rivolti al canile per avere sue notizie. Una lenta ripresa, fino alla guarigione.
              L’altro giorno, a meno di due settimane dall'intervento, gli sono stati tolti gli ultimi punti di sutura. Ora Metro è in buone condizioni. La scelta per l'adozione è caduta su Benigno Cantoni, residente a Zeccone (Pavia).
              «Nel mio grande giardino - spiega Cantoni mentre accarezza Metro - ha trovato Bjron, un labrador di otto anni. Spero che stiano bene insieme. È stata mia figlia Raffaella, dopo aver letto la notizia, a innamorarsi subito di lui. Come restare insensibili e non offrire affetto e coccole a chi, come Metro, ha tanto sofferto? Sono sicuro che i due animali diventeranno ben presto amici e inseparabili compagni di gioco e di vita».

            Emilio Nessi
            [IMG]
            Cronaca di Milano

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            Oggetto: "Gli animali non hanno diritti"

            LIBERO - 16 GENNAIO 2005
             
            Monsignor Caffarra
             
            "Gli animali non hanno diritti"
             
            Bologna - "L'animale non ha diritti", in virtù della superiorità dell'uomo. Lo ha affermato ieri l'arcivescovo di Bologna mons. Caffara. - Ciò non signifia - ha aggiunto - che il dominio/uso che l'uomo ha sull'animale non abbia limiti obiettivi. I limiti sono fondati sulla natura ragionevole dell'uomo; comportamenti di obiettiva crudeltà, non sono indegni dell'animale (che non ha dignità), ma dell'uomo che li pone in essere.-

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            Oggetto: il messaggero 17/01

            Roma
            TUTTI GLI OSPITI
            E nei parchi nutrie e salamandre
            Fine del censimento: pronto il primo Atlante dei mammiferi capitolini
            di MARIA GRAZIA FILIPPI
            Anche loro sono romani. Magari acquisiti dal Sud America o dalla Siberia, o
            semplicemente autoctoni. Mangiano, non pagano le tasse, abitano i nostri
            parchi e le nostre riserve naturali, figliano come mamma natura insegna e, a
            volte, producono con la loro presenza insolita trasformazioni
            nell'ecosistema cittadino di cui non sempre ci accorgiamo. Sono gli animali
            romani. Per conoscerli meglio ecco in arrivo il primo Atlante dei Mammiferi
            di Roma, un gigantesco e certosino lavoro di ricerca e di catalogazione
            della fauna romana al quale l'assessorato all'Ambiente del Comune di Roma
            sta lavorando già da anni. Uno studio pazzesco, che ha suddiviso la capitale
            in 360 quadranti da 1 km quadro e ha sguinzagliato una cinquantina tra
            ricercatori e volontari alla ricerca di tutto ciò che ha la forma di
            vertebrato terrestre entro il confine del Gra. Tra qualche mese questa
            fotografia del territorio sarà pronta. Bruno Cignini, zoologo del Comune di
            Roma e gran maestro della fauna concittadina e della sua evoluzione,
            anticipa: «Era necessario fare il punto sull'evoluzione della presenza
            animale in città. Lo studio al quale stiamo lavorando ha confermato che
            nuove specie arrivate negli ultimi decenni hanno ormai consolidato la loro
            presenza in città e alcune di queste, è il caso ad esempio della testuggine
            d'acqua americana , è destinata a soppiantare la sua sorella italiana, l'
            emys , molto meno resistente. A Roma non stanno bene solo gli umani ma anche
            gli animali che trovano temperature calde, cibo in abbondanza e soprattutto
            aree protette, raddoppiate negli ultimi 10 anni».
            E così tra i "clandestini" che non se ne vogliono più andare, oltre alla
            testuggine d'acqua americana presente da Villa Borghese all'Eur, si scopre
            che anche le nutrie , enormi roditori dai lunghi peli che abitavano in
            abbondanza Villa Pamphili fino a qualche tempo fa, arrivarono a Roma negli
            anni '30 per l'ansia di avere una pelliccia di castorino condivisa da molte
            signore romane e che, passata la moda, si erano diffuse dove potevano
            invadendo la villa e proliferando a più non posso fino ad un drastico
            intervento di contenimento. «Il principe assoluto di Villa Ada, invece, è il
            tamia - continua Cignini - lo scoiattolino siberiano riconoscibile dalla
            striatura sul dorso che si ritrova solo sulla via Salaria che ospita però
            anche il coniglio selvatico , probabile popolazione relitta del tempo in cui
            la villa era riserva di caccia, e la volpe , che da carnivora si è
            trasformata in onnivora e che abita anche Monte Mario, Villa Borghese e il
            Gianicolo».
            Molte le presenze insospettabili, soprattutto tra gli anfibi. Tra queste il
            rospo smeraldino , molto più raro di quello comune, con lucenti macchie
            verdi sul dorso a caratterizzarlo, che si riproduce nelle zone umide di
            Villa Borghese, oltre al parco di Monte Mario, a villa Pamphili e nel Parco
            dell'Appia antica, e la raganella , la minuscola rana che si arrampica sulle
            foglie grazie alle ventose sotto le zampette e che è diffusissima nel parco
            dell'Appia, nell'area della Magliana Vecchia e alla Cervelletta. Ma la vera
            star rimane la salamandrina dagli occhiali . E' lei, italianissima al cento
            per cento, ma mai trovata prima a Roma, a costituire un unicum con la sua
            presenza ormai attestata nel parco dell'Insugherata.

            Niente sembra fermare l'inarrestabile crescita ...
            Niente sembra fermare l'inarrestabile crescita degli istrici, i roditori
            famosi per la più legittima forma di autodifesa che esista: drizzare gli
            aculei e rendersi inavvicinabili. Eppure è ormai certo che l'aumentare del
            loro presenza sia un fenomeno incontrovertibile. Roma e dintorni, poi,
            tengono testa al resto della penisola, registrando un sonoro 30% in più
            nell'arco degli ultimi 10 anni. «Ricercatori, guardaparchi, responsabili
            delle riserve sono tutti d'accordo nel registrare questo aumento - spiega
            l'esperto di fauna cittadina, zoologo del Comune di Roma, Bruno Cignini -
            l'istrice è un animale di cui si riescono a individuare le tracce con
            relativa facilità e quindi ad individuarne la presenza che è molto diffusa,
            all'interno del Raccordo Anulare, nelle grandi riserve naturali protette,
            nelle aree agricole, e nelle ville storiche della città. Villa Ada, villa
            Borghese e villa Pamphili, ad esempio, registrano molto spesso la presenza
            di questi roditori». E dalla loro presenza nelle aree agricole della città
            che si ha un'ulteriore conferma dell'aumentare degli esemplari. «Infatti
            negli ultimi 10 anni è aumentato del 30% circa anche il numero delle
            richieste di risarcimenti per danni causati dagli istrici alle colture»
            aggiunge Cignini. Ma quello che ci insegna la buona salute degli istrici
            sembrerebbe essere soprattutto il buon andazzo della tutela ambientale
            cittadina. «Le 19 riserve naturali che circondano la città sono cresciute
            negli ultimi 10 anni - conclude Cignini - 40 mila ettari che hanno aumentato
            le possibilità di vita di questi animali».
            M.G.F.

            In provincia di Roma, da ...
            di MARCELLA SMOCOVICH

            In provincia di Roma, da Artena ad Albano e nei comuni intorno al parco dei
            Castelli Romani, è aperta la caccia ai lupi: per salvarli da bracconieri e
            pastori. Un cucciolo di Canis Lupo di sette mesi, di 22 chili, è stato
            travolto e ucciso da un'auto. Il suo corpo è stato trovato sul ciglio della
            strada in località Vivaro a Rocca di Papa da uno stradino e l'autopsia dice
            che non mangiava da tre giorni. Ora si cercano i fratelli o il resto del
            branco, che come lui sono probabilemente scesi dai vicini Monti Lepini.
            «Il Canis Lupus appartiene ad una specie protetta e non deve spaventare,
            sono molti più pericolosi i cani domestici inselvatichiti», spiega Daniele
            Badaloni del Parco regionale dei Caselli Romani. E il presidente Franco
            Magrelli aggiunge: «In questi giorni intensificherò i controlli al Vivaro e
            nelle zone limotrofe, per evitare che qualche malintenzionato faccia strage
            degli altri lupi. Inoltre i nostri guardiaparchi stanno studiando tutte le
            tracce che abbiamo trovato». E sono sei le pattuglie a caccia. Per impedire
            che vengano uccisi prima di fare quelle stragi di pecore che un esemplare
            affamato è in grado di compiere. Ad Artena l'hanno detto chiaramente: «Se li
            troviamo li uccidiamo». Anche se la Regione paga i danni ai pastori, un lupo
            affamato è veramente capace di uccide molti animali.
            Il lupo è un animale sociale: normalmente vive in piccoli gruppi di sei o
            sette individui, in una società gerarchizzata dominata da un capo branco che
            ha una compagna, dominante anch'essa. Il lupo non compariva nella zona dei
            Colli Albani da 70 anni. Mangia Cappuccetto Rosso è vero, ma è anche un
            animale perseguitato e simbolo della natura selvaggia e incontaminata. Ha
            salvato Romolo e Remo e un branco di lupi hanno allevato Mowgli secondo il
            "Libro della jungla". E piace ai bambini.
            Gli animali selvatici tornano nelle città? Sembrerebbe di si se sul lago
            Albano hanno preso il volo, l'estate scorsa, due nidiate di falchi
            pellegrini. Nel parco dei Castelli sono tornati anche scoiattoli rossi (meno
            dannosi e più selvatici dei grigi) e la salamandrina "terdigitata", un
            rettile endemico italiano che si credeva estinto. Gli animali selvatici
            stanno assediando le aree urbane? Sicuramente trovano cibo in abbondanza
            nelle discariche, nei rifiuti e il clima mite contribuisce all'aumento dei
            nuovi clandestini. Si va delle vipere alle volpi fino all'istrice, al
            coniglio selvatico e perfino di un raro trampoliere, il "cavaliere
            d'italia", che ha scelto di vivere vicino all'aeroporto di Firenze. «C'è una
            volpe - dicono al Wwf - che tutte le mattine arriva fino alla soglia di un
            bar sperando di rimediare i resti di un cornetto». Un gabbiano reale che fa
            il bagno in una fontana in centro e 136 tipi di uccelli che hanno scelto di
            vivere nella Capitale. Ci sono poi animali che vengono a svernare nel clima
            più caldo delle città. A parte gli storni, che con un esercito di 10.000
            capi arrivano con i primi freddi sugli alberi cittadini, ci sono le anatre,
            gli svassi, le folaghe. Senza parlare di quelli nelle case dei
            collezionisti.

            Pesaro
            UNA CIOTOLA DI SOLIDARIETA'
            Colletta alimentare, ma questa volta è per gli animali
            L'iniziativa parte dalle Giacche verdi di Fermignano e coinvolge i
            supermercati della provincia. I prodotti saranno destinati a canili e
            gattili
            di SAMUELE SABATINI
            FERMIGNANO "Aiuta a vivere anche noi". E' il titolo dell'iniziativa promossa
            da Pro Loco e Giacche verdi di Fermignano a favore degli animali meno
            "fortunati". Da oggi e per tutta la settimana, nei supermercati Conad,
            Eurospin, Sisa e A&O della provincia, verranno raccolti alimenti che
            andranno devoluti ai canili e gattili. «Chiunque lo vorrà - spiega Fabio
            Vitaletti, presidente Pro Loco Fermignano - potrà lasciare, negli appositi
            spazi e contenitori, allestiti nei diversi supermercati della zona che hanno
            aderito alla raccolta, alimenti per cani e gatti. Domenica 23 avrà luogo la
            consegna di tali prodotti. Prima fra tutti, ad usufruirne, sarà il canile
            comprensoriale di Cà Lucio di Urbino, ma anche tutti gli altri presenti in
            provincia». Hanno aderito supermercati di Pesaro, Fano, Urbino, Urbania,
            Fermignano, Sant'Angelo in Vado, Sassocorvaro, Fossombrone, Calcinelli,
            Montecchio, Pergola, Mondolfo e Mondavio.
            La singolare raccolta a favore degli amici a quattro zampe si sposa con la
            manifestazione in programma a Fermignano il 22 e 23 gennaio 2005: la
            tradizionale benedizione degli animali in occasione della festa di
            Sant'Antonio Abate. Per l'occasione è stato stilato un ricco calendario di
            avvenimenti per l'intero week-end. «Una manifestazione giunta alla sua
            quinta edizione - precisa Vitaletti - quest'anno abbiamo voluto arricchire
            ulteriormente la manifestazione, allungandola a due giorni e inserendo una
            serie di eventi di livello come le numerose esibizioni, gare e dimostrazioni
            cinofile in piazza da parte delle unità cinofile di Guardia di Finanza,
            Polizia di Stato, Croce rossa, Vigili del fuoco e Carabinieri». A Pesaro,
            invece, le manifestazioni in occasione della festa di Sant'Antonio Abate si
            sono svolte ieri: la benedizione degli animali nella chiesa di San Giacomo e
            l'esibizione delle Giacche Verdi a Baia Flaminia.

            Umbria
            Adozioni a distanza per gli animali apparsi alla trasmissione tv
            di GIORGIO GALVANI

            Via libera alle adozioni a distanza per i cani senza padrone, dopo
            l'apparizione in televisione (nel programma di Raidue, "Mattina in
            famiglia", condotto da Adriana Volpe e Livia Azzariti) di due "bastardini"
            immortalati nel calendario a "4zampe" realizzato dall'Enpa di Città di
            Castello. "Libero" e "Reddy" accompagnati dal delegato Enpa, Mario Casacci,
            sono riusciti a far breccia nei cuori di alcuni telespettatori. Una signora
            di Brescia, dopo aver visto il programma in Tv, ha telefonato a Casacci per
            chiedere di poter adottare a "distanza" il piccolo "Reddy", il simpatico
            meticcio abbandonato qualche mese proprio davanti l'ingresso del canile di
            Mezzavia di Lerchi. La signora garantirà all'Enpa la cifra necessaria per
            mantenere "Reddy", in attesa di poterlo venire a prendere in Alto Tevere.
            «Quando ho visto in Tv quel cane, ha confidato la signora di Brescia al
            delegato Enpa di Città di Castello, mi è subito balzata in mente l'immagine
            del mio cane scomparso di recente e non ho esitato a contattarvi per dare
            piena disponibilità all'adozione a distanza». Il calendario a "4zampe" si
            sta rivelando un ottimo veicolo di sensibilizzazione per l'adozione e tutela
            degli animali. L'iniziativa dell'Enpa serve a tenere sempre alta
            l'attenzione su questioni relative al randagismo e maltrattamento di cani e
            gatti. «Grazie alla collaborazione di enti e strutture sanitarie abbiamo
            organizzato diverse iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica -
            ha concluso Casacci - ed anche per il futuro altri progetti interessanti su
            questo versante sono in cantiere».

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            Oggetto: appello dal Paraguay per i diritti degli Indios Ñu Verâ intossicati

            WWW.APERTISVERBIS.ORG
            petizioniav@...
             ----------------------------------------
            Noi ci preoccupiamo degli animali ma anche di quegli umani che come animali
            vengono trattati

            Dal Paraguay
            Molte colture di soia transgenica utilizzano erbicidi molto tossici che
            stanno causando gravi problemi di intossicazioni a bambini giovani e ad
            adulti. Le intossicazioni più gravi le hanno avute le famiglie della
            comunità indigena di Ñu Verâ (sei persone sono state mandate al centro di
            salute di Paso Jova) Le piantagioni violano i limiti stabiliti dalla legge
            per le coltivazioni, sostituendo e distruggendo le sostanze alimentari delle
            famiglie contadine e dei coltivatori del luogo. Scriviamo alle Autorità
            dicendo un chiaro NO al piano di sterminio degli agricoltori che usa
            erbicidi nocivi per la loro salute

            Scrivere A: 
            webmaster@... , webmaster@... ,
            astrea@... , fiscalia@... , efensoria@... ,
            ddvsec.@... , mspbs@...

            Lettera:

            Hago un llamado a las autoridades correspondientes solicitando su apoyo
            solidario con las comunidades del Departamento de Guairá.
            Diciendo no al plan de exterminio de seres humanos progresivamente a través
            de los agrotóxicos y herbicidas y otros medios utilizados.
            Atentamente,

            Nome Cognome Nazione

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            Oggetto: corriere della sera 18/01

            Roma
            Come la trovatella di Monica Cirinnà, delegata per i diritti degli animali,
            sono tanti i cani con storie di abbandono
            Lilla e i mille senza padrone: vite di cuccioli dagli occhi tristi

               Storia di «Lilla» e di altri fedeli amici dell'uomo. Lilla è un cane che
             - per sua fortuna - hanno abbandonato nel giardino del vicepresidente del
            consiglio comunale, nonché delegata del sindaco per i diritti degli animali,
            Monica Cirinnà: «Sta con me da un anno - racconta - ma i suoi occhi sono
            ancora tristi. Perché probabilmente viveva in una famiglia con dei bambini,
            e quando sente dei piccoli giocare si mette a piangere. L'ho trovata a marzo
             - aggiunge - forse era stato un regalo di Natale: è cresciuta, non l'hanno
            voluta più». La storia di Lilla è risuonata ieri in Campidoglio per la
            presentazione del libro «Libertà condizionata», con la prefazione di Lucio
            Dalla, i testi di Alvise Sapori e le fotografie di Raffaello Raimondi. «Il
            ricavato - ha spiegato la Cirinnà - sarà destinato ai canili pubblici. E ad
            aiutare con cibo, medicine ed attrezzature i cani meno fortunati. Perché -
            ha aggiunto - come scrive Lucio Dalla, che non è potuto arrivare a Roma per
            lo sciopero dei treni, i cani abbandonati hanno gli occhi diversi, sembrano
            specchi rotti». «È un libro di immagini - ha spiegato Alvise Sapori - che
            tutti noi avremmo voluto più ottimiste. Anche se i cani che via appaiono
            sono in realtà salvati, almeno dall'abbandono totale». Monica Cirinnà ha poi
            ricordato che nelle strutture comunali, «oltr

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          • Francesca
            Oggetto: corriere della sera 20/01 Milano Il gatto salva una famiglia dal fuoco I miagolii di «Spillo» hanno dato l allarme e permesso la fuga di padre,
            Messaggio 5 di 12 , 23 gen 2005
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              Oggetto: corriere della sera 20/01

              Milano
              Il gatto salva una famiglia dal fuoco

              I miagolii di «Spillo» hanno dato l'allarme e permesso la fuga di padre,
              madre e figlia

                 Dei gatti, si sa, si dicono tante cose. Che hanno sette vite,
              innanzitutto; che attirano le negatività su se stessi, liberando chi vive
              con loro. C'è chi li ama e chi non li può sopportare. Ma non è da tutti i
              giorni un gatto che si comporti come un cane da guardia, che lanci l'allarme
              quando qualcosa in casa non va per il verso giusto. Nel novembre scorso, per
              fare un esempio, un gattino salvò un'intera famiglia da una fuga di gas, in
              via Pianell 45. Se non ci fosse stato lui sarebbe stata una tragedia. E
              l'altra sera un altro giovane gatto ha salvato papà, mamma e figlia da un
              incendio lanciando l'allarme con i suoi miagolii. «Spillo» è un siamese dal
              muso nero e dal manto color champagne. Ha due splendidi occhi azzurri. È il
              coccolo di casa Valenti. Di papà Antonio, 62 anni, della moglie Giuseppa ma
              soprattutto di Romina, la figlia disabile. L'altra sera, dopo una serata in
              casa davanti alla televisione, tutta la famiglia Valenti è andata a letto.
              Alle 2,30, però, è successo qualcosa di strano. Papà Antonio è stato
              disturbato nel sonno dagli inusuali miagolii di Spillo. Miagolii tanto
              insistenti da convincere l'uomo ad alzarsi e ad andare a controllare cosa
              stesse succedendo. La sorpresa di Antonio Valenti è stata grande: la porta
              blindata dell'appartamento era avvolta dalle fiamme e il fumo acre e nero
              stava invadendo l'appartamento. Immediatamente l'uomo ha svegliato la moglie
              e la figlia e approfittando del fatto che le l'incendio era di dimensioni
              contenute ha fatto uscire tutti dall'appartamento lanciando l'allarme. Sul
              posto sono intervenuti gli equipaggi dei vigili del fuoco e anche gli agenti
              della volante. I pompieri hanno subito spento il principio d'incendio e non
              hanno trovato tracce che possano far dire con certezza che si sia trattato
              di un incendio doloso. Certo è che una porta - da sola - non prende fuoco.
                 Antonio Valenti è stato sentito anche dai poliziotti ma ha confermato di
              non aver mai ricevuto minacce e di non avere nemici. Sull'episodio
              indagheranno gli agenti del commissariato di zona.
              Alberto Berticelli

              «No alle restrizioni per i cani»
              MAGENTA - Da tutta Italia hanno aderito all'azione di protesta
              dell'associazione animalista Aidaa contro l'ordinanza firmata dal sindaco di
              Magenta Luca Del Gobbo dopo l'aggressione a Maria Cislaghi, 68 anni, uccisa
              dal suo dobermann il 23 dicembre. Il provvedimento rende ancora più rigidi i
              limiti della normativa nazionale che prevede l'utilizzo o della museruola o
              del guinzaglio. A Magenta, invece, i cani di media e grande taglia potranno
              girare per strada solo se dotati di entrambi. L'associazione animalista ha
              raccolto oltre 320 firme: «Le adesioni alla richiesta di ritirare
              l'ordinanza sono state tutte presentate al sindaco», ha spiega Lorenzo
              Croce, presidente dell'Aidaa.

              Il Ticino «sorvegliato speciale» dalla Ue
              Progetto finanziato dall'Europa per monitorare tutte le forme di vita che si
              spostano lungo il percorso fluviale dalla Svizzera alla confluenza con il Po
              MAGENTA - Dal primo rivolo, che nasce dai nevai sul massiccio del San
              Gottardo e scorre fra ciuffi di anemoni e astri alpini, fino al grande fiume
              che al ponte della Becca, vicino a Pavia, si getta nelle acque del Po.
              Adesso il Ticino è un «sorvegliato speciale». Entro tre anni, infatti, una
              ricerca, caldeggiata dall'Unesco e cofinanziata dall'Unione Europea, dovrà
              far luce sul ruolo del Fiume Azzurro come «corridoio biologico» fra le Alpi
              e il mare. Il Ticino, infatti, grazie alla ricchezza del suo habitat
              fluviale, funziona come «autostrada», utilizzata ogni anno da milioni di
              animali e forme viventi. Mammiferi e uccelli, insetti, funghi e spore si
              spostano in acqua, sulle sponde o nei boschi attorno al fiume, verso le Alpi
              o verso il Po e da lì al mare Adriatico, alla ricerca del clima a loro più
              favorevole.
                 A svolgere l'indagine saranno gli esperti del Parco del Ticino, del
              Carrefour Europeo Lombardia, del Parco Riserve Naturali del Lago Maggiore e
              dell'associazione «FaunaViva». «La novità - spiega il direttore del Parco
              Ticino, Dario Furlanetto - è però il fatto che alla ricerca parteciperanno
              anche enti del Canton Ticino. Così, per la prima volta, il fiume e il suo
              ecosistema saranno analizzati nella loro interezza, proprio come l'Unesco ci
              aveva invitato a fare, dopo averci concesso il titolo di Riserva della
              biosfera».
                 Il progetto europeo, intitolato «Interreg III A» prevede un investimento
              di 500 mila euro: trecentomila dalla Ue, il resto suddiviso tra Parco Ticino
              e enti svizzeri.
                 La ricerca non servirà solo a valutare il ruolo del fiume come corridoio
              per le specie viventi, ma anche a studiare metodi per renderlo ancora più
              efficiente. Lungo il fiume si alternano infatti aree incontaminate,
              utilizzate dagli animali come aree di sosta durante la migrazione, e zone
              degradate, magari per l'utilizzo di tecniche agricole troppo intensive.
              Proprio in questi luoghi, in collaborazione con le associazioni degli
              agricoltori, il parco e gli altri enti cercheranno di intervenire per
              ricreare l'ambiente originario.
                 La raccolta e l'analisi dei dati è già partita e si concluderà nel
              dicembre del 2006. Diversi esemplari di uccelli e altri animali, infatti,
              saranno catturati e dotati di speciali dispositivi, come bracciali o
              sensori, per poterne seguire a distanza i movimenti e scoprirne, così, i
              luoghi prediletti. Inoltre il Parco del Ticino creerà delle oasi
              sperimentali e, per far questo, ha già acquistato alberi da frutta ed altre
              essenze per decine di migliaia di euro.
              Giovanna Maria Fagnani

              Roma
              la cittàDEGLI ANIMALI
              Lo scricciolo, re di villa Borghese
              di FULCO PRATESI

                 «Esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto i deliziosi figli della ruggine
                 gli scriccioli o reattini come spesso
                 li citano i poeti... »
                 (E. Montale)
                 Colui che in questi ultimi giorni di gennaio passeggerà nella Valle dei
              Cani a Villa Borghese per godere dell'incredibile fioritura di crochi
              selvatici rosa e violetti che si svolge nel settore più prossimo
              all'Uccelliera, avrà la possibilità di osservare un re. Non il fantasma di
              Umberto I° al quale la villa è dedicata, ma un piccolissimo uccello (il più
              piccolo della fauna europea dopo il microscopico regolo). Lo scricciolo
              (Troglodytes troglodytes), chiamato anche re di macchia, re d'uccelli o
              reattino, frequenta infatti questa zona del parco ove in aprile costruirà il
              suo nido, nascosto in un cespuglio o in una siepe, un ambiente questo sempre
              più in pericolo nelle campagne (come sottolinea Eugenio Montale nei versi
              che aprono questa rubrica).
                 Il nido è una formazione sferica - fatta di foglie secche, erba, licheni,
              radichette, muschio, con un'apertura rotonda - che il maschio costruisce in
              15 giorni di lavoro.
                 Vederlo non è facile: sgattaiola quasi sempre indaffarato tra i cespi
              d'erba e gli arbusti come un topolino timido ed elusivo dal piumaggio
              rossiccio («figlio della ruggine» lo definisce il Premio Nobel del 1975).
                 Ma se vederlo è piuttosto difficile, non è assolutamente possibile
              ignorare il suo canto (un «canto sorprendentemente potente per un uccello
              così piccolo» lo ha definito l'ornitologo Francesco Mezzatesta) fatto di
              trilli con un gorgheggio finale inconfondibile.
                 Si nutre di ragni, d'insetti e delle loro larve, rendendo un servizio
              utile a giardinieri e agricoltori.
                 Nella nostra città lo scricciolo nidifica, oltre che a Villa Borghese
              anche a Villa Ada e Villa Glori e sicuramente in altre aree verdi che i miei
              lettori saranno così cortesi da segnalarmi.
                
              f.pratesi@...

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              Oggetto: la repubblica 20/01

              La sfida della prima associazione italiana per le certificazioni
              "E' ora di fare chiarezza e di ridurre i prezzi dei prodotti"
              Nasce il negozio a marchio Aiab
              Il bio integrale per tutte le tasche
              Il presidente Vizioli: "Troppe deroghe, il consumatore è confuso"
              di CRISTINA NADOTTI


              ROMA - Biologico per tutti, ma soprattutto biologico vero, integrale e
              italiano. L'Associazione italiana agricoltura biologica, Aiab, una tra le
              prime in Italia ad operare come organismo di controllo delle produzioni
              biologiche, mette il dito nella piaga e lancia la sfida. Ci sono ancora
              troppi dubbi sui prodotti biologici, c'è troppa confusione su ciò che si
              compra davvero quando si sceglie un alimento a marchio bio e, soprattutto,
              le tasche risentono della scelta.

              L'Aiab propone perciò un marchio che garantisca il "biologico più
              biologico", grazie a una rete di negozi che, oltre a vendere prodotti
              certificati, espongano il sigillo Aiab. Secondo il presidente
              dell'associazione, Vincenzo Vizioli, "i punti vendita che si riconosceranno
              nel marchio si impegneranno a rispettare rigidamente tutti i disciplinari
              sul biologico e ad informare in modo più approfondito i consumatori".

              Un esempio: "Chi compra carne certificata biologica non sa che la legge
              consente agli allevatori di utilizzare nell'arco dell'anno il 10 per cento
              di mangimi non biologici - spiega Vizioli -, noi dell'Aiab non aderiamo a
              questa deroga, perciò i consumatori che sceglieranno il nostro marchio
              saranno sicuri di avere prodotti a biologico integrale, provenienti da
              aziende che non alternano la coltivazione o l'allevamento con quello
              tradizionale, ma sono interamente votate al biologico".

              Aiab guarda avanti: "Al momento il marchio bio implica l'assenza di
              organismi geneticamente modificati - sottolinea il presidente - ma ci sono
              già discussioni su possibili deroghe e si sa che alcuni produttori
              utilizzano le stesse macchine per trattare prodotti senza ogm e prodotti con
              ogm, il che non garantisce la purezza del lavorato. Noi siamo contro gli
              ogm, in modo radicale, il nostro marchio lo garantisce".

              L'altro punto fermo della "filosofia Aiab" è quello della tipicità. "Il
              marchio indicherà prodotti italiani. Non vogliamo suggerire che il biologico
              è fatto bene solo in Italia - osserva Vizioli - però ci sembra più corretto
              che il consumatore sappia se, per esempio, l'olio biologico che sta
              comprando è fatto con olive che provengono dalla Grecia o dalla Spagna.
              Inoltre da tempo sosteniamo che l'agricoltura è uno dei sistemi per la
              salvaguardia del territorio, perciò è importante promuovere e sostenere la
              produzione italiana".

              Il marchio Aiab si proporrà anche come garanzia di comportamento etico. "Ci
              interessa il benessere degli animali, ma vogliamo riportare l'accento sul
              problema dello sfruttamento dei lavoratori - afferma Vizioli - Il sigillo
              Aiab garantirà che le aziende rispettano in modo rigido i contratti di
              lavoro, che non impiegano manodopera clandestina o non sfruttano il lavoro
              minorile".

              Tutto bello, ma uno dei problemi maggiori della diffusione del biologico in
              Italia è il costo. "E' vero - ammette il presidente dell'Aiab - il piccolo
              negozio del biologico non può competere con i prezzi della grande
              distribuzione, più bassi grazie allo stoccaggio di grosse quantità. Per
              questo l'affiliazione al marchio Aiab consentirà di aderire a gruppi di
              acquisto e di ridurre i passaggi. L'iniziativa ha avuto come primo scopo
              quello di accorciare la filiera: i prodotti saranno acquistati come gruppo
              direttamente dalle aziende e distribuiti subito ai negozi, diminuiremo i
              passaggi e con questi i costi".

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              Oggetto: gazzetta di parma 20/01

              Salsomaggiore
              Trovato un cane

              Il 14 gennaio, a Cangelasio, è stato ritrovato un cane di razza setter
              maschio, taglia media, pelo lungo, colore bianco con macchie nere, collare
              con campanello, con un numero di microchip estero: 968000002718087. Il
              proprietario è pregato di contattare Giovanna Uni all'Ufficio tecnico (
              0524- 580252) o la Polizia Municipale ( 0524- 570111).

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              Oggetto: il secolo xix 20/01

              Il caso Tre falchi "archeologi" per proteggere gli scavi di Ercolano dai
              piccioni

              Ercolano (Napoli)Tre falchi "archeologi" al lavoro per combattere i gravi
              danni causati a Ercolano da una nutrita colonia di piccioni. Si chiamano
              Airon, Gari e Miura e si sono librati in volo per la prima volta ieri
              mattina, guidati da esperti falconieri. E' una operazione che la
              Soprintendenza Archeologica di Pompei svolge nell'ambito dell'Herculaneum
              Conservation Project, importante progetto in collaborazione con "The Packard
              Humanities Institute" e "The British School at Rome" per la salvaguardia e
              la valorizzazione dell'antica città di Ercolano.
              Nidificando negli angoli più tranquilli del sito, i piccioni creano problemi
              molto seri per la conservazione: l'acidità del guano danneggia infatti
              gravemente le strutture e le superfici decorate antiche; gli uccelli inoltre
              beccano continuamente gli architravi e gli infissi di legno carbonizzato che
              rischiano così a poco a poco di scomparire. Maria Paola Guidobaldi,
              direttrice degli scavi di Ercolano, ha pensato di combattere il problema dei
              piccioni con l'aiuto dei falconieri Gianclaudio Amalfitano e Mario Ciuffi
              che hanno portato a Ercolano i tre falchi.
              I rapaci, che riescono ad avvistare i piccioni anche da 4.500 metri, per
              metterli in fuga seguiranno vari percorsi all'interno del sito. E'
              necessario infatti cambiare continuamente l'orario e il percorso dei voli,
              perché i volatili tendono ad abituarsi alla situazione di pericolo e
              potrebbero nascondersi per uscire solamente quando la situazione è
              tranquilla. Secondo gli esperti il lavoro sarà impegnativo e durerà oltre un
              anno. L'obiettivo è spaventare i piccioni affinché essi non ritornino più
              nel sito e, contestualmente, ripulire le zone in cui essi hanno nidificato,
              infine chiudere con reti tutte le aperture attraverso le quali potrebbero
              rientrare nelle abitazioni antiche. Previsto in seguito un programma di
              "manutenzione" di voli occasionali, per evitare l'insediamento di nuove
              comunità di piccioni.
              L'operazione di volo si basa sul sottile equilibrio del peso dei falchi e
              richiede la massima attenzione da parte del falconiere: se infatti il falco
              è molto affamato potrebbe non ubbidire facilmente al richiamo del falconiere
              (ma occorre evitare che i falchi mangino un piccione, dal momento che questi
              ultimi sono una fonte di infezioni); d'altra parte, se il falco è troppo
              sazio, potrebbe non essere molto interessato alla caccia. La conservazione
              di Ercolano, con la presenza di case fino ai piani alti e materiali organici
              quali il legno, tessuti e papiri è particolarmente difficile. L'Herculaneum
              Conservation Project fu concepito nell'estate del 2000, durante una visita a
              Pompei ed Ercolano di David W. Packard, Presidente del "Packard Humanities
              Institute", un importante ente filantropico con sede in Los Altos,
              California. Con il Soprintendente di Pompei Pietro Giovanni Guzzo fu
              concordata la possibilità di un progetto di collaborazione per la
              conservazione del sito di Ercolano.

              Il caso
              Ha commosso Fiorella in tv tre legali le offrono assistenza
              Chiavari. Ha fatto centro l'appello lanciato dalla chiavarese Fiorella Ricci
              nell'ultima puntata di Bye Bye Baby, la trasmissione di Raidue su storie di
              divorziati condotta da Giancarlo Magalli.
              Tre avvocati si sono fatti avanti nella giornata di ieri con i responsabili
              del programma, dichiarandosi disposti a offrire all'anziana di Maxena la
              loro consulenza gratuita per assisterla nel tentativo di contestare la
              legittimità dell'atto di matrimonio tra l'ex marito (deceduto anni fa) e la
              donna con cui conviveva, e alla quale è stato riconosciuto il diritto a
              percepire la pensione di reversibilità. «Sin dalla mattinata abbiamo
              ricevuto le prime email - spiega Erika Santalucia, la regista che ha curato
              i filmati esterni della trasmissione - . La storia di Fiorella Ricci ha
              suscitato interesse nel mondo forense. Ora c'è una possibilità che la
              signora possa essere aiutata nel tentativo di far sentire le proprie
              ragioni». Gli avvocati che hanno offerto il patrocinio gratuito sono
              Benedetta Flocchini e Giada Corte del foro di Genova e Vincenzo Toscano del
              foro di Milano. La prima ha specificato nell'email di collaborare con
              l'associazione (nata a Bologna) degli "avvocati di strada", che fornisce
              assistenza a persone in stato di necessità.
              Da parte sua, Fiorella Ricci conferma l'intenzione di andare fino in fondo.
              Chiede che le sia riconosciuto il diritto a percepire non solo la pensione
              di reversibilità dell'ex marito («Varie sentenze della Cassazione hanno
              stabilito che, nonostante il divorzio, l'ex coniuge in stato di necessità ne
              abbia titolo»), ma anche gli arretrati. La donna, oggi sessantottenne, vive
              a Maxena dando rifugio a quaranta cani.

              L'ALLARME
              Brucia monolocale a Chiavari, morti due tartarughe e un coniglio
              Passi per la casa completamente distrutta dalle fiamme partite da un corto
              circuito di una ciabatta elettrica. Passi dover tornare a casa dai genitori.
              Ma il dolore più grande, per la ragazza poco più che ventenne a cui ieri è
              andata a fuoco la casa in via Sambuceti 22, è stato per il coniglietto
              domestico e per la coppia di tartarughe d'acqua che sono morte nel rogo
              dell'appartamento. I vigili del fuoco sono arrivati intorno alle 17, quando
              ormai il fumo proveniente dall'appartamento aveva invaso il palazzo fino
              all'ultimo piano. Non essendoci finestre fino al tetto dello stabile, i
              vigili del fuoco, oltre a preoccuparsi di spegnere le fiamme, hanno dovuto
              areare tutti gli appartamenti facendo uscire parte degli abitanti del
              palazzo. Fra cui un padre e suo figlio residenti al primo piano proprio
              sotto al monolocale della ragazza, e una signora di ottant'anni residente al
              terzo piano con la figlia. Proprio sopra il monolocale bruciato, ha sede
              anche l'Unione italiana dei ciechi di Chiavari. L'intervento dei vigili, fra
              bonifiche e aereazione, è durato fino alle 19.30, oltre due ore.

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              Oggetto: il tempo 20/01

              Legge sul randagismo gli animalisti chiedono modifiche
              PESCARA - Non piace agli animalisti la legge regionale sul randagismo né
              l'intenzione della Giunta regionale di procedere a una sua revisione, ma,
              ancora una volta, senza consultare le associazioni che degli animali si
              occupano tutti i giorni, come già avvenne nel 1999. Animalisti italiani,
              Lega antivivisezione, Lega nazionale per la difesa del cane e Movimento Una
              ieri hanno presentato una proposta di modifica della legge regionale
              vigente, che - tra l'altro - intende incentivare la sterilizzazione dei
              cani, rendere effettiva l'anagrafe canina e l'inoculazione dei microchip,
              vietare l'uso degli animali negli spettacoli e promuovere i circhi che non
              li usano, ampliare la dimensione minima dei canili. In Abruzzo, secondo
              un'indagine del Ministero della Salute, i cani randagi sono 42.710, dato che
              pone la regione al sesto posto in Italia. Quelli di proprietà sono 105.870.
              La proposta di modifica sarà inviata a Giovanni Pace, a tutti i consiglieri
              regionali e ai candidati alle prossime elezioni.

              SARÀ anche bellissimo, come tradizione vuole, ma è comunque un "evaso" e
              come tale va ricercato e catturato.
              Più che mai se lontano da casa rischia di non riuscire a cavarsela. Storia
              di uccelli, quelli veri, con becco e piume, quella che vi raccontiamo: il
              cigno che molti pescaresi hanno notato da qualche giorno in mare, nella zona
              del porto-canale, è uno degli ospiti del laghetto del parco d'Avalos.
              Non si sa né come né esattamente quando, ma si è spostato dalle placide
              acque del lago (quelle "giuste" per un cigno) a un Adriatico in questi
              giorni sin troppo spesso tempestoso.
              Rischia di non farcela, anche perché è a tutti gli effetti un animale
              domestico, abituato a ricevere cibo dagli inservienti e non certo a darsi da
              fare per trovarselo da solo. Capita però che tra i tanti che l'hanno
              osservato, qualcuno si è anche preoccupato di chiamare la Forestale. Ed è
              scattata lamacchina del soccorso. Il dottor Nevio Savini, funzionario del
              servizio Cites, e il veterinario Luca Brugnola, che opera nello stesso
              settore, hanno preso a cuore la vicenda ed è iniziata l'operazione recupero.
              Se ne occupa direttamente Brugnola, con l'appoggio della Capitaneria di
              porto.
              Il cigno è confidente e si lascia abbastanza avvicinare, ma serve comunque
              un gommone per arrivare dalle sue parti e una certa abilità per prenderlo
              senza spaventarlo troppo.
              Tornerà a casa, questo è certo: una attrattiva persa per i tanti cittadini
              pescaresi incuriositi in questi giorni dall'insolita presenza in mare e
              sulla spiaggia, una soluzione indubbiamente migliore per il diretto
              interessato.

              Bracconaggio operazione dentro il Parco
              TERAMO - Seconda operazione antibracconaggio del corpo forestale dello
              stato, dall'inizio dell'anno, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso
              Monti della Laga. Un bracconiere a caccia di cinghiali è stato infatti
              denunciato dopo essere stato sorpreso con un fucile semiautomatico calibro
              12 in un bosco all'interno dell'area protetta nel versante teramano.
              All'uomo, che è stato denunciato all'autorità giudiziaria per i reati di
              esercizio venatorio in un Parco Nazionale e porto abusivo di arma da fuoco,
              sono stati sequestrati fucile e cartucce ed è stata elevata anche una
              sanzione amministrativa. A condurre l'operazione, gli uomini della Forestale
              di Crognaleto, dipendenti dal Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del
              Cfs di Assergi.
              Come già detto, l'operazione in questione è la seconda dall'inizio
              dell'anno. Nei giorni scorsi, infatti, gli agenti del Corpo Forestale di
              Isola Del Gran Sasso avevano sorpreso tre uomini a bordo di un pick-up
              rimasto impantanato su una stradina di campagna nei pressi di Colle Scarpone
               - Selva degli Abeti, all'interno del Parco. A bordo del mezzo erano stati
              trovati una carabina con cartucce, ben nascosta, ed un cane da caccia.
              Entrambe le operazioni hanno ricevuto il plauso del Presidente del Parco
              Walter Mazzitti che ha sottolineato l'impegno profuso dal Corpo forestale
              per la tutela del territorio.

              L'AQUILA - L'assessore regionale Francesco Sciarretta, sulla proposta di
              costituzione di aree contigue ...
              ... per il Parco Velino Sirente, avanzata dal vice presidente dell'Ente
              Gianfranco Tedeschi, resta sconcertato ma non sorpreso dall'uscita dello
              stesso, definendola «come manovra elettoralistica, visto che Tedeschi vuole
              candidarsi alla Regione e cerca di tenersi buoni i cacciatori».
              «Sconcertano - dice ancora Sciarretta - l'evidente confusione e la
              misconoscenza della materia dimostrati da chi è amministratore di un Parco.
              La riperimetrazione dei confini, che è prevista dalle leggi dello Stato e
              della nostra Regione, e l'istituzione delle aree contigue, non sono in
              antitesi, anzi sono complementari e conseguenziali: laddove si riduce il
              Parco si istituisce una misura di tutela più attenuata». Sciarretta ricorda
              ancora che il Piano di sviluppo 2005 per legge deve riguardare solo e
              soltanto l'area protetta. «Va ricordato a Tedeschi che per istituire un'area
              contigua ci vuole una legge regionale. Non può istituirsi con un atto
              interno dell'Ente Parco. L'improvvisato difensore dei cacciatori si riveda
              la legislazione in materia».

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              Oggetto: il messaggero 20/01

              Rieti
              IL ROGO DI POGGIO SAN LORENZO
              La storia di Kuta che non è ancora tornata
              L'esemplare di macaco femmina è scomparso martedì quando è scoppiato
              l'incendio
              di MARISA GERVASI

              «I piccoli urlavano, le madri hanno perso la testa e sono morte insieme a
              loro. Ieri sera Kuta, il giovane macaco femmina che viveva con noi da
              quattro anni, non è rientrata e neppure la piccola che lei aveva adottato ha
              dato segni di vita. Penso che siano morte nel rogo che ha distrutto il
              padiglione dove passavano l'inverno ma i corpicini non li abbiamo ancora
              ritrovati». Laura Toti De Marco, biologa e contitolare, con il marito
              Antonio, del Giardino Faunistico di Poggio San Lorenzo, non nasconde il
              dolore per quanto accaduto martedì mattina ad un passo da casa. Una casa
              ospitale, la sua, aperta a colleghi (spesso ricercatori del Cnr o studenti)
              e agli amici, una casa dove è facile incontrare giovani laureati
              appassionati di natura o personaggi in vista del mondo scientifico romano e
              non solo. «Questa mattina presto sono uscita come al solito per accudire gli
              animali - prosegue Laura De Marco, nella vita dirigente all'Istituto
              Superiore di Sanità - Ho sentito urlare i cebi e ho pensato: è tornata Kuta,
              invece ancora niente, chissà dove sarà. Forse è già morta. Ricordo che
              quando stava male mi abbracciava e che per non farla sentire sola le avevamo
              preso due piccolini senza madre. All'inizio Kuta si è stressata, è caduta in
              una specie di depressione ansiosa, poi ha reagito ed ha adottato la femmina,
              con la quale è scomparsa da martedì mattina. E' terribile ma è la realtà».
              Kuta era stata sequestrata in un mercato di Bali ed era arrivata a Poggio
              San Lorenzo quattro anni fa. Era molto affezionata alla dottoressa De Marco
              con la quale aveva stabilito un feeling molto speciale. Loro due stavano
              sempre insieme. Con Kuta mancano all'appelllo anche due cebi, Pilar e Raya;
              Nino, piccola scimmia saimiri; venti tartarughe, un bradipo, cinque iguane e
              quattro pipistrelli. Tutti morti nel rogo provocato dal corto circuito.

              «Siamo disperati, l'incendio ha distrutto il lavoro di una vita»
              di MARISA GERVASI

              «Erano mesi che chiedevamo all'Enel di adeguare la fornitura elettrica
              perchè avevamo notato troppi sbalzi di tensione. Purtroppo adesso siamo qui
              a contare i danni: serviranno almeno 40mila euro per ricostruire il
              padiglione, rifare i recinti e sostuire i paletti di legno bruciati
              dall'incendio. Ma la spesa maggiore bisognerà affrontarla per ripristinare
              l'impianto di riscaldamento centrale, andato completamente distrutto». Il
              giorno dopo la tragedia, scatenata con ogni probabilità da un corto
              circuito, Antonio De Marco, titolare del Giardino Faunistico di Piano
              dell'Abatino a Poggio San Lorenzo, completa l'inventario dei danni e
              soprattutto provvede insieme al figlio Lorenzo, studente di Veterinaria e
              ormai vicino alla laurea, a sistemare gli animali superstiti nell'abitazione
              dove vive con la sua famiglia. Da martedì la cucina è completamente occupata
              dalle bestiole ferite o stressate dal colpo di calore. Così, nonostante il
              fluimucil e l'antibiotico, i due bradipi scampati alla strage respirano
              male: hanno le zampette fasciate e Lorenzo, prima di bendarli, ha provveduto
              a medicare con la pomata antiustioni i piccoli arti bruciati dalle fiamme.
              Anche una delle iguane sopravvissute è piuttosto grave «ma forse - dice
              Lorenzo - ce la faranno, l'importante è che tutti gli esemplari feriti o
              stressati dal rogo di martedì mattina siano stati sistemati al caldo».
              Oggi intanto i coniugi De Marco si recheranno alla stazione dei Carabinieri
              di Poggio San Lorenzo per sporgere denuncia dell'accaduto, mentre ieri hanno
              predisposto l'elenco degli animali morti da recapitare alla Forestale. Ma i
              due sono inconsolabili: Pilar e la piccola Raya, due scimmiette appartenenti
              ai Cebi dai cornetti, sono morte nel rogo. Kuta e la piccolina di Macaco
              femmina sono introvaili. «Pilar era una scimmietta Cebo, aveva vent'anni e
              da quattro viveva nel nostro parco - spiega Arianna De Marco, che di Cebi
              dai cornetti sa tutto visto che sono stati argomento della sua tesi di
              laurea - Pilar è tornata indietro per salvare la piccola Raya, ma il fumo le
              ha soffocate entrambe. Nino, il piccolo Saimiri, è morto per stress da
              calore in braccio a mia madre. E' troppo brutto, mia madre li ha visti
              morire tra le fiamme uno ad uno. Per noi è un dolore grandissimo». Arianna
              De Marco, giovane dottoressa in Scienze naturali, ha vinto una borsa di
              studio ed è in partenza per Strasburgo dove resterà per un anno ad
              approfondire i suoi studi sugli amatissimi Cebi dai cornetti. Di Pilar e
              Raya conosceva ogni segreto perchè le ha seguite per mesi e disegnate a mano
              libera per le tavole allegate alla tesi: adesso le restano solo i disegni,
              bellissimi e già pubblicati su varie riviste, e i ricordi delle due
              scimmiette scomparse. Di Kuta, il giovane esemplare di macaco femmina, non
              si hanno tracce da martedì. Idem per la piccolina che aveva adottato
              (proprio come fanno gli umani) né sono stati ritrovati i due corpicini.
              «Kuta era talmente affezionata a noi e al posto dove viveva da anni che
              sarebbe già tornata - dice sconsolata Laura De Marco - Purtroppo credo che
              sia morta nell'incendio insieme alla piccola che non aveva ancora un nome.
              Quando stava male mi abbracciava e si accoccolava per cercare calore e
              affetto, aveva avuto una brutta depressione ma l'aveva superata benissimo
              insieme alla sua piccolina. Sento che non le rivedremo però, chissà». Già la
              speranza è l'ultima a morire e i macachi sono anche vegetariani. Kuta
              potrebbe essere fuggita nel bosco dove ci sono bacche e radici, potrebbe
              essere terrorizzata e magari, una volta passata la grande paura, potrebbe
              anche tornare a casa. Lassù, tra i boschi di Piano dell'Abatino dove i
              bambini delle scuole, in visita didattica, avevano imparato a giocare con
              lei.

              Umbria
              UN PROBLEMA ... RISOLTO
              Piccioni, la metà è scomparsa
              Almeno quattromila volatili non vivono più nel centro storico
              di RENZO BERTI

              Da un paio d'anni a questa parte ne sono stati "sfrattati" almeno
              quattromila. Tanto che il numero dei piccioni selvatici si è più che
              dimezzato passando dalla cifra record di novemila esemplari che venne
              stimata dieci anni fa dalla prima indagine fatta eseguire dal Comune ai poco
              più che tremila di oggi. Insomma, gli "inquilini" indesiderati hanno
              abbandonato il centro storico. La conferma arriva da una stima effettuata
              dall'ufficio veterinario della Asl, che ha tenuto sotto controllo la
              riproduzione dei volatili negli ultimi tre anni per conto dell'ufficio
              ambiente del Comune. Qualche esempio? In Piazza Duomo continuano a
              nidificare solo tra le fessure della torre campanaria. Prima, i pertugi
              preferiti erano quelli ricavati nel sottotetto del Caio Melisso o sui muri
              della chiesa della Manna d'oro. Ma da quando sui davanzali del Teatro sono
              stati installati i dissuasori, i volatili hanno sloggiato. E lo stesso
              sembrano aver fatto anche quelli che avevano trovato una comoda sistemazione
              nella zona di Piazza del Mercato, dove i residenti lamentavano una
              convivenza impossibile.
              Gli unici esemplari continuano a stazionare sopra la fontana dell'orologio,
              ma si possono contare davvero sulla punta delle dita. E la presenza del
              cantiere, seppur bloccato da tre mesi, ha fatto cambiare aria anche a quelli
              che si erano rifugiati nel sottotetto di Palazzo Comunale. Cosa è accaduto?
              «Semplice - dicono gli esperti della Asl . - La chiusura delle fessure dei
              muri o quelle dei finestroni, dove i colombi torraioli solitamente
              nidificano, ha portato alla distruzione delle uova che erano in fase di cova
              e privato gli animali di luoghi riparati dove poter crescere i loro
              cuccioli. In questo modo, i colombi si sono spostati di qualche chilometro
              dalla cinta urbana». Ma la loro probabilità di sopravvivenza è stata
              dimezzata dall'attività venatoria. Insomma, a tre anni di distanza
              dall'ordinanza emanata dalla precedente amministrazione comunale che
              consentiva anche l'abbattimento venatorio, i risultati concreti si sono
              visti. «La situazione - sostiene la dottoressa Maria Teresa Ferretti - è
              migliorata notevolmente anche dal punto di vista igienico-sanitario».

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              Oggetto: corriere della sera magazine 20/01

              Toh, il cinghiale vale più dell'uomo

              Nelle scuole di giornalismo continuano a insegnare una vecchia norma, che è
              questa: un cane che morde un uomo non è una notizia, un uomo che morde un
              cane lo è. Forse andrebbe aggiornata così: un cinghiale cheuccide un uomo
              non fa notizia, il contrario sì. Settimane fa a Ceva, in provincia di Cuneo,
              una macchina ha fatto un frontale contro un cinghiale e due ragazze sono
              morte nello scontro. Una si chiamava Nicoletta e aveva 21 anni, l'altra
              Barbara e ne avena 19. La loro morte è finita nelle pagine regionali,
              racchiusa in due smilze colonnine. Come se due vite spezzate nel fiore degli
              anni non meritassero qualcosa di più, come se l'incidente non avesse
              qualcosa di intollerabile. E invece, con un po' di ricerca negli archivi,
              scopriamo che questi incidenti provocati dai cinghiali sono frequenti,
              troppo frequenti. E' successo che la proliferazione dei cinghiali è
              diventata un problema drammatico che non si può più affrontare come una
              rissa fra "buoni" (ambientalisti) e "cattivi" (cacciatori). Per uno di
              quegli scarti che la natura riserva a chi si prende troppa confidenza, il
              ripopolamento dei cinghiali è sfuggito di mano all'uomo. Anni fa sono state
              inserite razze provenienti dai Balcani che hanno una maggiore capacità
              riproduttiva rispetto a quelle locali e adesso la popolazione è fuori
              controllo: passi per i danni alle colture, pur incalcolabili, passi per lo
              squilibrio ecologico, pur devastante per altre specie, ma Nicoletta e
              Barbara cosa c'entrano? In un primo tempo si pensava che i foraggiamenti
              artificiali nei boschi fossero espedienti sufficienti per allontanare i
              cinghiali dalle aree coltivate. Così non è stato. In un secondo tempo si è
              persino ricorso a impianti di recinzione elettrificati da utilizzare solo
              nel corso delle stagioni di maturazione delle colture. Ma sono serviti a
              poco. I cinghiali hanno continuato a moltiplicarsi, a invadere il
              territorio, ad attraversare le strade. Due povere ragazze morte per un
              cinghiale non fanno più notizia ma se qualcuno osasse uccidere un cinghiale
              verrebbe impallinato dai media e da quanti, giustamente, si prendono cura
              degli animali. Ma se si vuole evitare altre stragi bisogna uscire da questa
              logica dettata da sensibilità oltremodo esasperate.
              Aldo Grasso.

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              Oggetto: RIETI, CODICI PRESENTA ESPOSTO SU CANILE CASTELFRANCO

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              From: "Niseema" <niseema@...>

              RIETI, CODICI PRESENTA ESPOSTO SU CANILE CASTELFRANCO

              (OMNIROMA) Rieti, 20 gen - "E' ancora poco chiara la situazione
              del canile di Castelfranco". A dichiararlo è il responsabile
              reatino di Codici che ha presentato in merito un esposto alla
              Procura della Repubblica di Rieti per chiedere l'accesso agli
              atti. "La semplice denuncia delle indigenti condizioni del
              canile di Castelfranco - spiega Claudio Infussi di Codici - non
              sembra aver sortito effetti. L'inconcludenza
              dell'amministrazione comunale di Rieti e della Asl, nonché la
              facile tendenza al lassismo nelle modalità di tenuta e cura
              degli animali, dovrebbe forse permettere di asserire che le
              aberranti condizioni igienico-sanitarie del canile in questione
              siano elementi non sufficienti per gridare al bisogno e
              all'urgenza dell'intervento? Quanto ancora dovrà peggiorare la
              situazione - prosegue il segretario provinciale di Codici -
              prima che s'intuisca che tollerarla significa violare dei
              diritti? Perché negare ai cani, essere viventi come noi, la
              sussistenza e le condizioni minime di decenza?". "Il Codici non
              ha mai conosciuto rassegnazione - continua Ivano Giacomelli,
              segretario nazionale dello stesso Comitato - di fronte a
              situazioni evidentemente lesive della dignità umana, e per
              questo procederemo con tutti i mezzi a nostra disposizione per
              portare la vicenda a debite conclusioni, ci impegneremo affinché
              il canile di Castelfranco divenga una struttura valida e,
              soprattutto, a norma di legge per garantire una decorosa
              accoglienza ai cani".

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              Oggetto: corriere della sera 21/01

              Lombardia
              Lav e Carroccio uniti: animali maltrattati. Il sindaco (FI): tutto secondo
              le disposizioni
              «No alla macellazione islamica»
              Varese, esposti in Procura per le uccisioni rituali della festa del
              Sacrificio

              LUINO (Varese) - Gli scontri e le tensioni di piazza - diversamente dal 2004
               - non ci sono stati, ma il rito della macellazione islamica, per la festa
              musulmana del Sacrificio, rischia di finire davanti alla magistratura.
              Animalisti ed esponenti della Lega Nord annunciano esposti alla Procura
              contro chi ha autorizzato ieri al macello civico di Luino l'uccisione di una
              quarantina di pecore secondo il metodo previsto dal Corano: colpo secco di
              coltello alla gola e morte della bestia per dissanguamento. «Pur
              comprendendo i motivi religiosi non capiamo perché ai musulmani debba essere
              concesso ciò che ai cittadini italiani è vietato dalla legge», sostengono
              tanto gli esponenti della Lav quanto quelli del Carroccio. Per il sindaco
              Ercole Mentasti (FI), invece, è tutto in regola: «Abbiamo agito sulla base
              di precise indicazioni del servizio veterinario regionale».
                 Ieri mattina davanti al macello si temeva il bis di quanto accadde un
              anno fa, quando gli attivisti della Lav cercarono con ogni mezzo, compresi
              blocchi stradali, di fermare i camion che conducevano gli ovini al loro
              destino. Volarono insulti e si arrivò a un passo dallo scontro fisico. Fin
              dalla notte tra mercoledì e ieri il macello luinese è stato presidiato dalle
              forze dell'ordine, in mattinata si sono mobilitati decine di poliziotti e
              carabinieri ma per fortuna la giornata è trascorsa senza incidenti. Primo
              perché il furgone che trasportava gli animali è stato fatto entrare
              nell'edificio già alle 5 del mattino; secondo perché gli animalisti hanno
              alla fine disertato l'appuntamento. «Abbiamo detto ai nostri di rimanere a
              casa - spiega Mauro Bottigelli della Lav - perché rischiavano di passare per
              provocatori. Ma non rinunciamo alla battaglia: chiediamo alla magistratura
              di indagare sul reato di maltrattamento degli animali e di accertare se la
              struttura di Luino ha i requisiti per le macellazioni rituali». Sulla stessa
              linea Alessandro Vedani, della segreteria provinciale della Lega Nord.
                 L'uccisione di agnelli e montoni per la festa del Sacrificio si è potuta
              svolgere a Luino e in un centinaio di altri centri lombardi, grazie a una
              deroga firmata dal servizio sanitario della Regione Lombardia e recepita dai
              sindaci.
              C. Del.

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              Oggetto: il secolo xix 21/01

              Lo Sportello dei diritti degli animali «I più maltrattati? Gatti e...
              gattare»
              Sanremo Sono soprattutto i gatti a dover subire l'intolleranza dei
              cittadini, che spesso non esitano a ricorrere alla violenza o, nei casi più
              estremi, al veleno. E a rimetterci sono anche le "gattare", insultate,
              minacciate e, è accaduto alla Foce, anche picchiate.
              E' un quadro sconcertante quello che emerge dal bilancio dei primi tre mesi
              di attività dello Sportello per i diritti degli animali, istituito
              dall'amministrazione comunale a Palazzo Bellevue per raccogliere le
              segnalazioni di maltrattamenti, abbandoni e altre problematiche che
              riguardano cani, gatti e così via. Lo sportello, creato su spinta del
              consigliere Dario Daniele, in collaborazione con l'assessore all'Ambiente
              Gianni Salesi, si avvale dell'opera di tre assistenti, Davide Daniele,
              Romano Ferri e Annamaria Fontò. Gli episodi più frequenti, come detto,
              riguardano l'intolleranza verso le colonie feline presenti sul territorio
              cittadino. Che, va ricordato, sono tutelate da una legge regionale.
              Purtroppo molte persone si dimostrano incivili o addirittura crudeli,
              ricorrendo ad ogni metodo per allontanare i mici o contrastare l'opera delle
              gattare.
              Non se la passano meglio i cani. Una decina i "migliori amici dell'uomo"
              legati a catene non adatte o troppo corte. In un caso particolarmente grave
              il personale dello sportello si è trovato davanti ad un cane anziano che
              aveva passato la maggior parte della sua vita alla catena: con le zampe, a
              furia di andare avanti e indietro nello stesso posto, aveva scavato una
              sorta di trincea attorno alla cuccia.
              Altri interventi hanno coinvolto volatili: sono stati soccorsi un gabbiano e
              un cormorano rimasti impigliati in reti da pesca abbandonate sul lungomare
              Calvino, uno sparviero intossicato da un'esca avvelenata e una tortorella
              appena nata e caduta dal nido, finita sulla strada e sottratta alle ruote
              delle auto.
              Il lavoro dello Sportello è destinato ad aumentare. Nelle prossime settimane
              dovrebbe essere varato un nuovo regolamento comunale relativo alle norme di
              custodia degli animali d'affezione, che consentiranno agli operatori di
              effettuare controlli più puntuali e, in caso di violazione, emettere multe
              salate.
              P.I.

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              Oggetto: il tempo 21/01

              L'Anffas punta sulla pet theraphy
              Un appuntamento destinato a figure professionali sanitarie
              Comincia lunedì presso il Centro servizi volontariato un seminario
              TERAMO - Si svolgerà nei giorni di lunedì 24 e martedì 25 gennaio, presso il
              Centro Servizi per il Volontariato di Teramo, a Piano d'Accio, la prima
              edizione del seminario su "Attività e terapie assistite dagli animali",
              organizzato dal Centro Studi e Ricerche Metodiche Riabilitative della
              Disabilità dell'Anffas in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico
              Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale".
              Il seminario, gratuito, è rivolto a medici-chirurghi, fisioterapisti,
              educatori professionali, logopedisti, psicologi e prevede la partecipazione
              di 27 medici ed operatori. L'obiettivo dell'evento formativo è quello di
              esaminare in maniera approfondita la "Pet therapy" (la terapia assistita
              dagli animali) e, quindi, i principali disturbi trattabili con tale metodo e
              gli strumenti di interazione con i pazienti. Il seminario, la cui seconda
              edizione è prevista il 28 febbraio ed il 1° marzo 2005, è una delle attività
              previste nell'ambito del Progetto Obiettivo promosso dalla ASL di Teramo e
              attuato dall'Anffas di Teramo in collaborazione con l'Università degli Studi
              "D'Annunzio", che ha come finalità la ricerca, lo studio e la
              sperimentazione di nuove metodiche riabilitative. Si tratta del secondo
              appuntamento con gli eventi formativi del Centro Studi e Ricerche
              dell'Anffas, avviati nel mese di dicembre del 2004 con il corso
              sull'innovativa terapia della riabilitazione in acqua.

              Dalla Provincia un programma di interventi contro il randagismo
              IL RANDAGISMO non è solo una piaga delle città, ma si sta rivelando
              un'emergenza anche nelle zone di ripopolamento per la fauna selvatica, dove
              i cani vaganti fanno strage della selvaggina pronta da trasferire nelle aree
              di caccia. Senza contare le problematiche ecologiche e sanitarie legate alla
              circolazione incontrollata di cani abbandonati e non padronali, come gli
              attacchi alle persone, gli incidenti stradali, le trasmissioni di zoonosi
              all'uomo e ad altri animali e i danni agli allevamenti. Prima che la
              situazione diventi irrecuperabile, l'assessorato provinciale alla Sanità e
              il Servizio Tutela e Valorizzazione del Territorio hanno messo a punto un
              programma di interventi mirati per la lotta al randagismo nei tre Istituti
              di protezione faunistica del Pescarese (Penne, Loreto, Brittoli-Pietranico)
              e nel centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica di Torre de'
              Passeri, tutti gestiti dalla Provincia. Il piano, la cui redazione è
              prevista nel protocollo d'intesa sottoscritto il 15 marzo 2001
              dall'amministrazione provinciale e dall'Ufficio di Sanità Animale della Ausl
              di Pescara, è stato elaborato su iniziativa del presidente De Dominicis, che
              detiene la delega alla Caccia, e prevede da febbraio a luglio la
              sperimentazione di una serie di azioni di prevenzione e controllo del
              fenomeno, attuate con la collaborazione della Polizia Provinciale e
              dell'Enpa di Pescara. La Provincia tenterà di coinvolgere nel progetto anche
              i sindaci dei Comuni interessati, ai quali invierà copia del programma per
              incentivare l'attivazione di iniziative analoghe. Per quanto riguarda i cani
              padronali non controllati, un veterinario convenzionato, Marcello Palombo, e
              un tecnico faunistico della Provincia, Antonello Zanghi, si recheranno casa
              per casa per effettuare gratuitamente la registrazione (obbligatoria) del
              cane all'anagrafe regionale, dotandolo di microchip e consegnando al padrone
              la carta d'identità canina. La Provincia ha anche stanziato 6 mila euro per
              sterilizzare gratis le cagne di proprietà. In una seconda fase entrerà in
              azione la Polizia Provinciale, che effettuerà controlli a tappeto, mentre
              l'Enpa sarà d'appoggio per i randagi, che una volta catturati e
              sterilizzati, verranno dati in adozione o mantenuti sul territorio con
              l'aiuto dei residenti.

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              Oggetto: Cani aggressivi. Cosa pensare degli uomini?

               
               
               

              Cani aggressivi. Cosa pensare degli uomini?
              Tra le emozioni di questa estate occorre annoverare gli episodi di aggressione da parte dei cani. La domanda è inevitabile. Perché una persona acquista un cane di grosse dimensioni, perché lo addestra al combattimento, perché lo abbandona? Solo insicurezza compensatoria, aggressività trasferita, irresponsabilità?

              No. Non è così. Non si può negare quanto sia positivo l’atteggiamento assunto dalla nostra cultura verso gli animali. Nella società della fatica e della penuria, quando anche la vita dell’uomo si presentava incerta, il rispetto per l’animale era quasi inesistente. Uno scrittore della prima metà del secolo descriveva scandalizzato l’accanimento con cui i membri della famiglia si gettavano sul maiale per immobilizzarlo di fronte alla lama del macellatore, dopo averlo per mesi allevato con cura.
              Oggi, un comportamento del genere produrrebbe disagio, disapprovazione. I maltrattamenti contro cani e gatti fanno cronaca. Le foto della vivisezione creano turbamento e sdegno. Un numero sempre maggiore di persone non comprerebbe una pelliccia o una borsa di pelle. Si tratta di una crescita di sensibilità, di un autentico elevamento valoriale.
              Ma c’è chi sostiene, e probabilmente non sbaglia, che l’uomo, al contrario dell’animale, sta perdendo terreno nella mappa della considerazione. Lasciar libero un cane che potrebbe rivelarsi pericoloso tradisce un sottile disprezzo verso la persona, una caduta di stima nei riguardi dell’uomo.
              E allora, è cresciuto l’amore per gli animali? Forse sarebbe più appropriato parlare di fuga emozionale dell’uomo verso i livelli inferiori della scala biologica.
              La cultura del nostro tempo, come testimoniano molteplici trasmissioni televisive, propone l’animale quale oggetto mentale privilegiato, addirittura ne fa un modello di saggezza. Il comportamento animale, mai tanto attentamente studiato, è divenuto il parametro della bontà naturale. E dal momento che ci avvertiamo sempre più come porzione di un’unica linea ascendente, tale modello non ci lascia indifferenti. Nella visione evoluzionista l’uomo tende a smontare dal podio. Colui che un tempo era considerato dai filosofi centro e fine del cosmo, il demarcatore fra natura e spirito, oggi è guardato come uno fra i tanti ospiti del pianeta.
              Dov’è finito l’abisso invalicabile che la cultura del passato, con la sua forte convergenza antropocentrica, poneva fra l’uomo e l’animale? Cosa cerca l’uomo di oggi nell’animale?
              Forse la semplicità di un essere stabilmente ancorato all’istinto, più rassicurante dell’uomo, il quale si rivela spesso imprevedibile e sconcertante, capace sia di evoluzione che di atrocità. Forse, negli animali cerchiamo la relazione scontata e senza rischi, dei compagni che si sottomettono e non contraddicono. E’ stato osservato che un cane dimena sempre la coda al suo padrone, si tratti di Napoleone o di un deficiente. “Gli animali sono amici così simpatici; – osserva Eliot – non fanno domande, non muovono critiche”.
              Oppure, guardiamo al di sotto di noi perché ci manca il coraggio di fissare lo sguardo oltre l’uomo? Forse è la stessa logica dell’evol

              (Message over 64 KB, truncated)
            • Francesca
              Oggetto: corriere della sera 24/01 Caserta, l area destinata al bracconaggio diventerà oasi ecologica. Indagava il carabiniere che catturò Riina «Ultimo»
              Messaggio 6 di 12 , 27 gen 2005
              Visualizza origine
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                Oggetto: corriere della sera 24/01

                Caserta, l'area destinata al bracconaggio diventerà oasi ecologica. Indagava
                il carabiniere che catturò Riina
                «Ultimo» contro la camorra: sequestrata la riserva di caccia dei boss

                NAPOLI - Si chiama operazione «Volo libero» l'indagine sul bracconaggio
                condotta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e
                affidata ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) che ha portato
                ieri al sequestro in territorio casertano di 20 ettari di terreno sui quali
                erano stati formati dei laghi artificiali, e di una cinquantina di bunker
                costruiti abusivamente per favorire l'illecita attività dei cacciatori,
                oltre alla denuncia di 11 persone accusate di disastro ambientale, furto di
                acqua, e violazione delle norme sulla caccia. Al lavoro di indagine, durato
                4 anni e ancora non del tutto concluso, ha preso parte con un ruolo
                rilevante anche l'ufficiale dei carabinieri divenuto famoso con il
                soprannome di Ultimo, il militare che con i gradi di capitano guidava la
                squadra che catturò a Palermo Salvatore Riina. Oggi Ultimo è un ufficiale
                superiore dei carabinieri in servizio al Noe, e in questa indagine, sia pure
                indirettamente, si è trovato a indagare sulla criminalità organizzata.
                Perché la zona in cui sono stati scoperti bunker e laghetti abusivi, a
                ridosso della statale Domiziana, è fortemente controllata dalla camorra, e
                quindi gli investigatori sono portati a ritenere che in gioco ci siano gli
                interessi dei clan.
                Il giro d'affari che ruotava intorno al bracconaggio era ingente. I bunker
                venivano affittati a cifre oscillanti tra i 7.500 e i quindicimila euro al
                mese. Le specie di uccelli rimaste vittime dei bracconieri sono molto rare e
                preziose: aironi, fenicotteri, falchi di palude e cavalieri d'Italia. Un
                solo esemplare di questi uccelli, tra i collezionisti di animali
                imbalsamati, vale migliaia di euro.
                Molte migliaia sarebbero i volatili uccisi in questi anni nell'entroterra
                casertano. Al massacro avrebbero preso parte insospettabili professionisti,
                che secondo i magistrati, affittavano i bunker sapendo di agire in
                violazione delle leggi sulla caccia. A far partire le indagini furono le
                denunce delle associazioni di ambientalisti. In quattro anni i militari
                hanno controllato quasi metro per metro la boscaglia sopravvissuta alla
                speculazione edilizia nel territorio domiziano, scoprendo, oltre ai bunker,
                i laghi e gli acquitrini artificiali, creati deviando corsi d'acqua, che
                potrebbero essere serviti come discariche per i traffici della camorra.
                «Oggi restituiamo allo Stato una fetta di territorio», ha detto il pm Donato
                Ceglie, che ha coordinato l'inchiesta. Mentre il procuratore capo di Santa
                Maria Capua Vetere, Marino Maffei, ha sottolineato che per troppo tempo in
                quella zona «sono mancati i necessari controlli».
                Entusiasta il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli: «Hanno vinto la
                legalità e l'ambiente» ha detto annunciando il recupero delle aree
                sequestrate. «Là dove la camorra esercitava attività che hanno degradato il
                territorio e messo in pericolo specie protette, sarà istituita una riserva
                naturale. Simbolo della recuperata legalità».
                F. B.

                Roma
                Quando il gattino diventa un cavallo di Troia
                di MARGHERITA D'AMICO

                Ogni Natale un dentista romano porta in vacanza a Cortina la moglie
                Annamaria, la figlia Ilaria e le nipotine Margherita e Maria Cristina.
                Cinque inverni fa la prima ha quattro anni e mezzo, la seconda tre. È una
                giornata incantevole e la famiglia ha prenotato un giro nel bosco a bordo di
                una carrozza-slitta trainata da un grande cavallo. Ilaria decide di godersi
                da terra il quadro rimanendo a prendere il sole, mentre nonni e bambine
                salgono a bordo. Il postiglione chiacchiera giù accanto alla vettura, quando
                due cani s'infilano fra le gambe dell'equino e lo mordono. L'uomo non fa in
                tempo a trattenere le briglie che il cavallo, spaventato, parte al galoppo
                in mezzo agli alberi. La carrozza con i passeggeri abbandonati e sbalzati da
                tutte le parti urta fra i tronchi, caracolla e sbanda senza direzione.
                Ilaria guarda pietrificata senza nemmeno riuscire a urlare, l'idillio muta
                in tragedia. L'unico a non perdersi d'animo è il dottore. Acciuffa la nipote
                più piccola, poco più di un fagottino imbacuccato che vola da un sedile
                all'altro, e la lancia all'indietro dentro un cumulo di neve. Quindi si
                appresta a fare altrettanto con la maggiore quando la carrozza s'inclina di
                lato e sua moglie viene sbalzata fuori, rimanendo incastrata con un piede e
                trascinata. Al momento del ribaltamento, quando il cavallo frena di fronte a
                una staccionata, egli riesce solo a far scudo alla bimba con il proprio
                corpo. Riemergendo trova Annamaria in una pozza di sangue e Ilaria che
                finalmente grida. La signora si rianima, anche se ha tagli e muscoli
                lacerati, mentre Margherita viene ripresa in fuga nel bosco. Da allora, se
                in vicinanza di Ilaria la parola «cane» non è gradita, «cavallo» è proprio
                al bando. Margherita e Maria Cristina, innamorate di tutti gli animali,
                protestano. C'erano loro, in definitiva, su quella slitta! Ma hanno di
                recente conquistato un compromesso; almeno l'ingresso in casa di una gatta:
                Lisa.

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                Oggetto: gazzetta di parma 24/01

                Guendy, l'oca « sopravvissuta »

                FIDENZA - Doveva allietare la mensa del pranzo natalizio e invece l'oca
                Guendalina adesso vive felice e contenta all'Oasi Angels di Ponte Taro. Due
                coniugi della zona l'avevano acquistata per mangiarla a Natale, ma il figlio
                si è perdutamente innamorato di questa bella oca bianca e quando è stato il
                momento di tirarle il collo, l'ha rapita e nascosta. Finite le feste con la
                sua Guendy si è recato all'Oasi chiedendo ai volontari se potevano
                ospitarla. E cosí l'oca è stata accolta in questo piccolo angolo di paradiso
                per gli amici a quattro e due zampe. Subito ha familiarizzato con altre due
                oche maschio, « Ginger » e « Fred » e i tre sono diventati indivisibili. Ma
                anche la maialina « Claretta » è scampata a morte sicura, dopo che due
                ragazze, due anni fa, l'avevano trovata piccola che vagava in un campo nel
                genovese. L'avevano portata a casa e allevata insieme ai loro cani.
                Macresciuta, la maialina, era diventata ingestibile. Cosí trovata su
                Internet l'Oasi di Ponte Taro, le ragazze avevano noleggiato un furgone per
                portare Claretta al sicuro. Da allora vive lí con tutti gli altri animali. E
                che dire del montone « Spartaco » scampato al rito della pasqua islamica.
                Semi sgozzato il povero animale era riuscito a scappare e grazie alla
                segnalazione di alcuni volontari era stato messo al sicuro all'Oasi. «
                Spartaco » vive praticamente in simbiosi con la dolce cavallina « Milly » ,
                già prenotata per la macellazione dopo vent'anni di inferno. Storie
                malinconiche e struggenti che si intrecciano e che sembrano favole a lieto
                fine. Come quella di un altro coraggioso ospite, il pastore belga Wolf, che
                durante una paurosa alluvione aveva portato in salvo tutti i micetti
                cuccioli.

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                Oggetto: Da "Il Golfo" del 23/01: Strage di felini

                ----- Original Message -----

                Sono intervenuti anche le forze dell'ordine
                 
                Strage di felini al Fango 

                A distanze di un mese dalla morte di due pastori tedeschi, sabato anche una decina di gatti sono stati trovati uccisi da un veleno mortale in numerose proprietà private nelle zone alte del comune lacchese

                Genni Ferrandino | Forio - Pare si tratti di una cattiva azione compiuta di proposito da un vicino di casa. Questo il primo punto accertato dai carabinieri a seguito delle testimonianze e le indagini del caso. Per gli amanti degli animali di sicuro è stato un colpo, soprattutto per i più piccoli. La notte fra venerdì e sabato nel terreno di proprietà di Mario Buono, 48 anni, residente nei pressi del Fango, sono stati trovati una decina di gatti di razza, con tanto di pedigree e collare, uccisi. I felini erano sistemati in un capannone non molto distante dall'abitazione del Buono. La scoperta è stata fatta dalla nipotina del signor Mario che ogni giorno, quando esce da scuola, la prima cosa che desidera fare è quella di andare a salutare quei gattini. Una terribile scoperta per una bambina di nove anni che ha trovato davanti a se una scena che difficilmente scorderà. I felini erano distesi al suolo con un liquido schiumoso che fuoriusciva dalla bocca: erano stati barbaramente uccisi con un veleno mortale. La storia inizia un pò di tempo fa, quando il vicino di casa del Buono aveva più volte urlato dalla finestra della sua abitazione che i quei gatti lo infastidivano ed entravano continuamente nella sua proprietà, danneggiando le colture. Una baggianata bella e buona, perché i felini, secondo quanto ci ha raccontato la nostra interlocutrice, non si spostano mai dal loro territor
                io, anche perché, essendo di razza, sono abituati a non allontanarsi. E dopo le accuse, ecco che si aggiungevano anche le minacce, del tipo "se non te ne vai con questi gatti schifosi te li ammazzo". Solo un mese fa al Buono furono uccisi anche due bei esemplari di pastori tedeschi e sempre con il veleno. Chissà per mano di chi! una questione questa ancora da scoprire. A questo punto il Buono senza pensarci su due volte, ha denunciato i fatti ai carabinieri e tutelarsi dalle manie di chiunque.

                IL GOLFO Quotidiano di Ischia e Procida

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                Da: "mpgianni\@inwind\.it" <mpgianni@...>
                Data: Mar 25 Gen 2005 10:48am
                Oggetto: BILANCIO COMUNE: CIRINNA', 165.000 EURO PER I CANI E I GATTI DI ROMA

                COMUNE DI ROMA
                VICEPRESIDENTE VICARIO CONSIGLIO
                UFFICIO DIRITTI ANIMALI
                ON. MONICA CIRINNA'

                Roma, 25 Gennaio 2005

                COMUNICATO STAMPA

                BILANCIO COMUNE: CIRINNA', 165.000 EURO PER I CANI E I GATTI DI ROMA

                "Con l'approvazione del bilancio comunale durante la scorsa notte sono stati assegnati anche 165mila euro per cani e gatti: nello specifico 100mila euro sul piano investimenti per le strutture di accoglienza (ristrutturazioni di manufatti adibiti a ricovero di cani e gatti) e altri 65mila euro di spesa corrente per le oasi feline comunali". E' quanto precisa la consigliera delegata ai Diritti degli Animali del Campidoglio Monica Cirinnà, che ricorda anche le misure anti-freddo già adottate dal Comune: "Abbiamo spostato i cani anziani e a pelo raso nel canile di Muratella che ha una parte di gabbie riscaldate e abbiamo attrezzato con lampade infrarossi l'oasi felina di Porta Portese che ospita circa 80 gatti vittime di incidenti d'auto. L'Alitalia, infine, ci ha donato le coperte utilizzate in aereo e poi dimesse, che sono già state distribuite nelle strutture di Muratella, Porta Portese, Casa Luca e il Poverello".

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                Oggetto: corriere della sera 25/01

                I vigili di piazzale Cuoco: il pastore maremmano è il nostro portafortuna,
                non potevamo perderlo
                Mosè, la mascotte dei pompieri, è tornato in caserma
                Otto anni «di servizio», poi la «condanna» Gara di solidarietà tra i
                milanesi per salvarlo L'abbraccio dei «colleghi»: resterà sempre con noi

                   E alla fine Mosè è stato salvato di nuovo. Il pastore maremmano che un
                regolamento di ferro aveva cacciato dalla caserma dei pompieri di Piazzale
                Cuoco, destinandolo al canile, alla fine è tornato a casa. L'avventura di
                Mosè ha inizio ben otto anni fa, quando, ancora cucciolotto era stato
                strappato dalle acque del canale Redefossi. Un salvataggio vero e proprio.
                Nonostante la brutta stagione, un paio di pompieri si erano buttati per
                strapparlo alla corrente. Bagnato e tremante, il piccolo «palla di neve»,
                questo il primo nome affibbiatogli per via della sua pelliccia, era stato
                portato in caserma. E qui, immediatamente, ribattezzato Mosè: eletto seduta
                stante dai suoi salvatori come la mascotte di Piazzale Cuoco.
                   Per otto anni il quattrozampe ha fatto la guardia alla sede di servizio.
                Coccolato con affetto. Anche i bambini di una vicina scuola elementare si
                fermavano spesso a giocare con lui. Mosè li aspettava al cancello e, quando
                li vedeva arrivare, cominciava a scodinzolare. Mai uno scatto d'ira, mai una
                palese insofferenza. Con gioia amava ricevere le carezze dei suoi piccoli
                fan.
                   Tutto bene sino ad una decina di giorni or sono, quando nella sede di
                servizio si era recato per un sopralluogo il nuovo vicecomandante dei vigili
                del fuoco di Milano Giuseppe Maria Mancini.
                   Per Mosè è un estraneo. E dopo aver ringhiato strattona la manica della
                sua giacca.
                   Immediata scatta la sua condanna. Il cane - ordina con fare perentorio lo
                stesso vice comandante - non può stare in caserma. «Il suo posto è al
                canile», dice. A nulla valgono gli appelli degli stessi pompieri. Così una
                mattina, con una campagnola, il maremmano viene portato via.
                   Mosè non la prende bene, smette di mangiare. Dopo tre giorni di digiuno
                viene soccorso e trasferito presso un maneggio di cavalli. E qui, a contatto
                con i suoi amici pompieri che trascorrono il tempo libero con lui,
                ricomincia almeno a spizzicare qualcosa.
                   Ma la notizia del suo allontanamento, nel frattempo, fa scattare una gara
                di solidarietà da parte dei cittadini milanesi che di persona, ma anche con
                fax e telefonate, sollecitano il comando a riprendere l'animale.
                   Finché ieri è arrivata la svolta. E verso le tre del pomeriggio Mosé, su
                un mezzo simile a quello che l'aveva portato via, ha fatto ritorno in
                caserma: accolto non solo dai vigli del fuoco di turno ma anche da diversi
                loro colleghi fuori servizio, venuti apposta, e da una piccola folla dei
                cittadini che in questi giorni avevano tifato per lui.
                   È lo stesso comandante Leonardo Denaro, in conclusione, a buttare...acqua
                sul fuoco: «È stato tutto un equivoco, noi gli animali siamo abituati a
                salvarli, figuriamoci se ci faceva piacere mandarne uno al canile... No, la
                mascotte di piazzale Cuoco resterà con i vigili».
                   Mosè si guarda intorno, ispeziona il grande cortile. Alcuni pompieri, nel
                frattempo stanno lavorando per costruire una nuova cuccia.
                Emilio Nessi

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                Oggetto: la repubblica 25.01

                Scelti due "trovatelli" per il musical "Chitty Chitty Bang Bang"
                Dopo i provini sono stati "promossi" un segugio e un collie
                Broadway, attori a 4 zampe
                Un casting per cani randagi
                E dopo il palcoscenico, vivranno in una fattoria nel Connecticut
                di MATTEO TONELLI

                NEW YORK - Mai come questa volta la frase "recita da cani" può essere
                azzeccata. Sul palco di Broadway sono nate due 'stelle': Fred e Argyle. Il
                primo è un bastardino di otto mesi con tratti da segugio, l'altro un collie
                di dieci mesi con un muso lungo e appuntito. Sono loro ad aver vinto
                l'audizione per partecipare al musical tratto dal film "Chitty Chitty Bang
                Bang". E, cosa ancora più importante, un futuro non più da randagi o in un
                canile ma in una confortevole e accogliente fattoria del Connecticut. Il cui
                proprietario è quel Bill Berloni che si è occupato dell'insolito casting a
                quattro zampe.
                Berloni si è trovato davanti una ventina di cani, tutti rigorosamente
                provenienti da canili. Doveva selezionarne un paio adatti a calcare le scene
                del musical. L'audizione, aperta a cani di ogni razza e non, si è svolta
                venerdì a New York. Sul palco, tra gli altri, sono sfilati Winks, un pastore
                tedesco di 18 mesi; Aida, un terrier di sette anni; Tasha, un mastino di 18
                mesi color crema. Berloni però li ha scartati: "Sentivo che non gli avrebbe
                fatto bene partecipare allo show".
                Chi invece ha colpito la fantasia del selezionatore sono stati Fred e
                Argyle. Con loro Berloni ha giocato, ha dato loro biscottti, saggiato
                reazioni e comportamenti. Li ha studiati mentre interagivano con Bart,
                Harriet, Patches, Barney e Lady Guinevere, gli altri componenti del cast a
                quattro zampe. E, alla fine, li ha scelti.
                "I randagi sono più veloci nell'apprendimento e più generosi nei confronti
                del padrone, a causa del loro sfortunato passato - spiega Berloni che lavora
                con i trovatelli da anni - Ho 15 cani che hanno recitato in tv e al cinema,
                e tutti vengono da canili".
                L'anteprima di "Chitty Chitty Bang Bang" è prevista il 27 marzo a Broadway.
                Ma, più che la celebrità, per Fred e Argyle, si sono aperte le porte di una
                vita lontana dai canili e dai disagi.

                **********************************************************************

                Oggetto: il secolo xix 25/01

                PIETRA
                Due pitbull in adozione
                Potrebbero avere presto nuovi padroni i due cuccioli di pitbull che dieci
                giorni fa avevano "spaventato" gli inquilini di un condominio di via Sauro a
                Pietra. I due animali sono tutt'ora custoditi nel canile di Franco Brunelli
                a Tovo San Giacomo dopo l'intervento di Asl e polizia municipale. Si tratta
                di animali di circa cinque mesi, molto impauriti e tutt'altro che
                aggressivi. Si erano allontanati dalla casa in cui erano custoditi finendo
                in un altro condominio. I cani sono affidati al Comune che a giorni potrebbe
                far scattare l'adozione.

                Addio pesciolino rosso del luna park
                Il Comune di Genova sta per varare il nuovo regolamento sugli spettacoli
                itineranti
                Nessun animale potrà più essere usato come premio o attrazione
                Genova Non si vinceranno più i pesciolini rossi, né altri animali al luna
                park: lo stabilisce il nuovo regolamento del Comune per l'occupazione di
                spazi pubblici riservati alle attività dello spettacolo viaggiante, che oggi
                verrà esaminato dal consiglio comunale. Gli animali, specifica l'articolo
                22, non potranno essere utilizzati né come attrazione né come premio. «Si
                chiude un'epoca, ma già ci eravamo incamminati su questa strada», commenta
                Ferdinando Uga, amministratore del luna park genovese. Il Comune lo vuole
                portare da 150 a 120 attrazioni, riducendone la concentrazione, ma ci
                vorranno anni.
                Plebe e un commento
                di Rosa Matteucci a pagina 22
                Luna park, addio al pesce rosso
                LA NOVITA' Lo stabilisce il regolamento comunale: unica eccezione il circo.
                Nasce l'idea di trasferire il parco divertimenti alla Fiera
                Gli animali non potranno più essere usati come premi e attrazioni
                Il pesciolino vinto ai baracconi, lanciando una pallina da ping pong tra le
                bocce di vetro e portato a casa nel sacchetto di plastica trasparente pieno
                d'acqua, viene consegnato definitivamente ai ricordi di chi è stato bambino.
                Quelli di oggi non avranno più la possibilità di aggiudicarsi un animale -
                pesciolino, cagnolino o uccellino che sia - come premio di un gioco. Lo
                sancisce il nuovo regolamento per l'occupazione di aree pubbliche da parte
                di attività di spettacolo viaggiante, che il consiglio comunale discuterà
                oggi. Recita infatti l'articolo 22, quarto comma: "Gli animali non possono
                essere utilizzati come attrazione e/o premio".
                Commenta Ferdinando Uga, amministratore del Luna Park genovese: «Negli
                ultimi anni ci eravamo già avviati lungo questa strada, quindi immagino che
                non ci saranno grossi problemi. Si chiude un'epoca». I tempi cambiano, la
                sensibilità verso gli animali aumenta. Nessuna restrizione ulteriore,
                invece, per i circhi, anche se Comune e Asl vigileranno sul rispetto delle
                varie norme in vigore. Continua inoltre ad essere possibile vendere gli
                animali, secondo le leggi statali e in spazi idonei per ogni singola specie:
                le disposizioni in materia di commercio su aree pubbliche infatti lo
                consentono, spiegano in Comunei, e se un venditore ambulante con regolare
                autorizzazione dovesse presentare domanda, non potrebbe essere escluso.
                Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi, annuncia così la prossima battaglia:
                «Anche Genova dovrà adeguarsi, modificando il suo regolamento per la tutela
                degli animali, alle città che sono all'avanguardia in questo campo, su
                questo e altri punti: Modena ha di fatto impedito la presenza di animali nei
                circhi che ospita».
                Il nuovo regolamento ridisegna anche il futuro del Luna Park, puntando alla
                riduzione del numerodi attrazioni di piazzale Kennedy: la composizione dovrà
                infatti «tendere» ad un "parco ottimale" composto da 120 attrazioni (più
                dieci banchi dolci e gastronomici) in inverno e 67 attrazioni (più tre
                complementari) in estate. Come arrivarci? Pur convinta che l'organizzazione
                funzionerebbe meglio, per gli operatori e per il pubblico, con una minore
                concentrazione, l'amministrazione comunale non ha voluto assumere
                provvedimenti drastici, che avrebbero sollevato la rivolta dei titolari
                delle attività. Così si è stabilito di escludere chi non si presenta per due
                anni consecutivi, senza giustificazione. In ogni caso, tempi molto lunghi.
                «Il Luna Park di Genova resterà il più grande d'Europa», assicura Uga, che
                si dice invece favorevole all'eliminazione delle attrazioni doppie o triple,
                per rinnovare e modernizzare il parco divertimenti. Piazzale Kennedy potrà
                essere utilizzato in due periodi: tra dicembre e gennaio l'edizione
                invernale, da fine maggio ai primi di luglio quella estiva, quest'ultima
                subordinata però allla classificazione acustica approvata tempo addietro dal
                consiglio comunale, che limita a 60 giorni la presenza complessiva di
                attrazioni rumorose: dunque un circo all'anno (è prossimo l'arrivo di Embell
                Riva dei fratelli Bellucci, dal 3 al 20 febbraio) e un Luna Park invernale,
                più eventuali altre manifestazioni.
                Per il Luna Park si ipotizza in futuro la possibilità di trasferimento
                nell'area fieristica, prospettiva che entusiasma Uga («Si potrebbe creare un
                "Happy Village" sfruttando anche le strutture della Fiera»), ma, dice,
                «siamo ai primi approcci».
                In tutta Genova, solo piazzale Kennedy può ospitare grandi circhi (80
                dipendenti, tendone di 44 metri di diametro). Gli spettacoli viaggianti
                minori, giostre e autoscontri potranno trovare altri spazi al parco
                dell'Acquasola, ai giardini Baltimora (sotto la Regione), Villa Gruber (solo
                primavera-estate), ai giardini Calcagno (parco del Peralto), Villa Scassi,
                Giardini Pavanello, piazza Martinez, piazza Ferraris, Giardini Falco a
                Molassana, Giardini Doria e Chiappella a Struppa, piazza Livraghi, piazza
                Partigiani caduti per la libertà, via Linneo (anche piccoli circhi),
                piazzale Guerra, Piazza Petrella, piazza Tazzoli, Villa Rossi, Giardini
                Melis, piazza Odicini, via ai cantieri di Voltri (anche piccoli circhi),
                piazza Bignami, giardini Dapelo, Fascia di rispetto di Pra', giardini Govi,
                piazza Palermo, piazzale Rusca.
                Andrea Plebe

                LA SENTENZA Prato è stata la prima città nel 2001
                A fare da battistrada nel vietare l'uso di animali come premi al Luna Park è
                stato il Comune di Prato. La disposizione è stata confermata con una recente
                sentenza dal Consiglio di Stato, che ha così offertoad altri Comuni la
                possibilità di adottare analoghi provvedimenti. La sentenza 6317 ha infatti
                dato definitivamente torto alla titolare di uno spettacolo viaggiante, che
                aveva impugnato la delibera del Comune di Prato. La donna si era già vista
                respingere il ricorso dal Tar della Toscana.

                Groenlandia: caccia all'orso anche per turisti
                CopenaghenLa Groenlandia, isola autonoma nell'ambito della monarchia danese,
                ha deciso di aprire a settembre, per turisti in cerca di trofei, la caccia
                all'orso polare. In tempi in cui la protezione verso gli animali sta
                diventando coscienza comune, l'iniziativa è stata accolta con poco
                entusiasmo. Prima di tutti la regina danese Marghrete II, insieme a Brigitte
                Bardot, avevano già lanciato un appello per fermare "il massacro di questo
                mitico simbolo delle terre ghiacciate". Ma le autorità della gigantesca
                isola le hanno ignorate.

                Polli vietati, nuovi sequestri
                EMERGENZA Sono 62 le tonnellate di prodotti entrati in Italia violando
                l'embargo sanitario per il Sud Est asiatico
                La Finanza blocca al Vte altri due carichi dalla Thailandia
                Due nuovi container sono finiti nella rete della dogana e della guardia di
                finanza. Altri due carichi di polli thailandesi di contrabbando sono stati
                intercettati e sequestrati nei giorni scorsi. Non era un caso isolato quello
                emerso due settimane fa al terminal Vte di Voltri e rivelato dal Secolo XIX.
                A quelle ventidue tonnellate, risultate contaminate dal batterio della
                salmonella, se ne sono aggiunte altre quaranta.
                Un'enormità se si considera che da mesi in tutta Europa vige l'embargo
                sanitario per il pollame proveniente da dieci paesi del sud est asiatico:
                Thailandia, Cambogia, Indonesia, Giappone, Laos, Pakistan, Cina, Corea del
                Sud, Vietnam e Malesia. Uno stop alle importazioni, non solo di carni di
                pollo, ma anche di uova, piume non trattate, oltre che uccelli da voliera.
                L'obiettivo è di porre un freno alla diffusione dell'influenza aviaria,
                virus responsabile di numerose morti in tutto il mondo, al centro
                dell'emergenza seguita a quella della Sars.
                Esiste un mercato clandestino e sotterraneo che movimenta decine e decine di
                tonnellate di prodotti alimentari in barba ai controlli alle dogane. Le
                oltre sessanta tonnellate sequestrate dalla seconda sezione del primo nucleo
                operativo del Gruppo Genova della finanza lo dimostrano. Anche i due ultimi
                stock di contrabbando avevano carichi di copertura: in un caso nuovamente
                fave di soia, nell'altro spinaci. Si tratta sempre di prodotti congelati che
                hanno bisogno di container refrigerati. Contenitori che, in base alla
                documentazione di accompagnamento non avrebbero dovuto subire ispezioni: n.
                c., nessun controllo, è il codice assegnato a questi carichi.
                Solo l'attività investigativa della finanza ha permesso di individuare i
                contenitori sospetti e andare oltre l'apparenza. È bastato superare la
                barriera di tre strati di scatoloni per arrivare al carico di contrabbando:
                tonnellate e tonnellate di pollo proveniente dalla Thailandia. Anche questi
                polli saranno sottoposti ad analisi dai tecnici della Sanità marittima. Solo
                nei prossimi giorni si saprà se sono infetti.
                Sul caso il sostituto procuratore Biagio Mazzeo ha aperto un'inchiesta, per
                ora contro ignoti. Lo scopo degli inquirenti è quello di individuare a chi
                esattamente fossero destinati i tre container. Per ora è stato accertato che
                le oltre sessanta tonnellate sequestrate provenivano dallo stesso porto ma
                non è chiaro se l'azienda che li aspettava fosse la stessa. Per ora,
                ovviamente, nessuno si è fatto avanti per rivendicare i carichi e gli
                investigatori stanno lavorando a pieno ritmo per stabilire ai responsabili.
                L'ipotesi di reato che potrebbe scattare nelle prossime ore è quella di
                attentato alla salute pubblica. Il destino dei polli thailandesi è segnato:
                una volta completate le analisi di laboratorio saranno distrutti.
                Graziano Cetara

                *******************************************************************

                Oggetto: gazzetta di parma 25/01

                La strage di cani non si ferma

                MEDESANO - Alla strage di cani avvelenati dai bocconi si aggiunge,
                purtroppo, un nuovo caso. Toby, un segugio maschio di due anni, è morto ieri
                sera dopo aver lottato in clinica per alcune ore contro un micidiale
                cocktail di veleni. Il grave fatto è accaduto ieri in strada Rettori 25,
                nella pianura del Taro, a un chilometro dal capoluogo. Nando Terenzini,
                pensionato, verso mezzogiorno ha preso dall'abitazione il pasto per il suo
                cane Toby e si è portato nel recinto adiacente alla fattoria. Il cane, com'è
                solito, gli ha fatto festa e mentre Nando gli sistemava il cibo nella
                ciotola, è uscito dal recinto scappando. Sono bastati pochi minuti e Toby è
                sparito dietro casa. Nando lo ha richiamato ma vedendolo correre nell'aia lo
                ha lasciato stare. Dopo dieci minuti lo ha visto ritornare nel recinto
                barcollante e stramazzare al suolo con bava alla bocca e tremori per tutto
                il corpo. Si è immediatamente reso conto che il suo cane era stato
                avvelenato e lo ha caricato sull'automobile e portato velocemente in una
                vicina clinica. Vista la gravità di Toby i veterinari gli hanno praticato
                alcune iniezioni e lo hanno sottoposto a fleboclisi. Nonostante le premurose
                cure dei veterinari, però, ieri sera poco dopo le diciotto il cane è
                deceduto. « E' una vergogna uccidere cosí gli animali - ci dice amareggiato
                Nando Terenzini - il boccone è stato sicuramente raccolto nel cortile di
                casa dove noi viviamo. Ora abbiamo paura a mangiare le verdure dell'orto.
                Chi è stato è un delinquente. Già altre volte mi sono morti dei gatti
                trovando attorno a casa delle strane crocchette che penso siano state la
                causa. Tempo fa in un portico, nella campagna vicino alla mia abitazione,
                fra i balloni di fieno ho trovato bocconi avvelenati. Bastava che una mucca
                mangiasse quel fieno e moriva con gravi danni all'agricoltore » . Un anno fa
                un altro cane di Terenzini, Kira, si è salvata dall'avvelenamento per aver
                rimesso e per essere stata curata tempestivamente mentre altri quattro gatti
                sono morti avvelenati. Cani avvelenati ci sono stati nell'ultimo anno anche
                nelle aziende agricole limitrofe.
                I PRECEDENTI
                MEDESANO - La strage di cani e gatti uccisi dai bocconi avvelenati continua
                da tempo: nel febbraio del 2003 a Miano muore « Winni » , un bastardino di
                tre anni. In giugno, a morire avvelenati a Case Baratta, alle spalle di
                Medesan, sono « Birba » e « Lea » , due cani da caccia. In settembre il
                veleno si porta via in strada Ghiaie nel capoluogo « Lea » e « Regina » ,
                due cani da caccia e nelle aziende limitrofe della bassa del Taro ne muoiono
                un'altra decina. Sempre nelle Ghiaie alla famiglia di Primo Tanzi nel giro
                di un anno sono deceduti sette cani da guardia e alcuni gatti, l'ultimo
                dieci giorni fa. Nel maggio del 2004 a Varano Marchesi è « Pluto » a morire
                dopo una passeggiata verso Ca' Colombara e Ca' Castelli. Alla fine di agosto
                nelle Ghiaie sono Banana, « Jepò » e alcuni gatti a lasciarci la vita. Nella
                lunga lista c'è anche una mucca, morta per sospetto avvelemento da un
                boccone mescolato al fieno.

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                Oggetto: il messaggero 25/01

                Qualcuno ne ha avvelenati almeno sei
                Nuova strage di gatti a Blera L'Enpa: «Intervenga la procura»

                Fare del male agli animali porta jella. E' il motto dell'Ente protezione
                animali e la presidente della sezione di Viterbo, Elvia Viglino, lo ripete
                con convinzione. «E' vero, io ne sono certa. Anche se in questa provincia,
                dove non esiste una vera cultura di rispetto degli animali, ci sono tante
                persone che fanno del male alle bestie e la passano liscia, almeno con la
                giustizia».
                Questa volta la denuncia - che arriverà entro breve, non appena ci sarà la
                risposta dell'esame autoptico richiesto dall'azienda sanitaria viterbese
                all'istituto zooprofilattico di Roma - riguarda la strage di sei gatti di
                Blera che la "gattara" della situazione ha trovato stecchiti nelle vicinanze
                del suo negozio in piazza Papa Giovanni. Già un altro felino della stessa
                colonia (che dovrebbe essere guardata come una vera salvaguardia dalle
                invasioni di ratti che privilegiano le aree più vecchie degli insediamenti
                urbani) era stato avvelenato a dicembre.
                «Non sappiamo se vengano usati diserbanti o stricnina per preparare i
                bocconi - continua la Viglino - ma la cosa grave è che un avvelenamento di
                massa di questo genere avviene nel centro storico di un paese. E se un
                bambino schiaccia una di queste polpette avvelenate, poi magari si tocca la
                scarpa e dopo si mette le mani in bocca, perché non sempre una madre può
                prevenire atteggiamenti poco igienici, davvero scoppia una tragedia. Sembra
                però che questo gravissimo rischio non venga mai nemmeno considerato. Come
                Enpa, comunque, ci riserviamo di presentare un esposto alla procura e di
                chiedere l'apertura di un'inchiesta. Per quello che può valere, visto il
                risultato delle precedenti denunce».
                Abi M.

                OSIMO
                Spara a due cani, denunciato quattro volte
                I carabinieri: porto illegale d'arma, esplosioni in luogo pubblico, pericolo
                per la gente e maltrattamenti
                di MARIA PAOLA CANCELLIERI

                SI poteva resistere a tutto salvo che ai due cani della vicina che
                continuavano ad abbaiare mentre lui voleva schiacciare il solito pisolino
                pomeridiano. Così, esasperato e arrabbiato, ha imbracciato la doppietta,
                l'ha caricata, è uscito dalla sua casa di Campocavallo, ha preso la mira e
                si è fatto giustizia da solo. Ha impallinato gli animali rompiscatole,
                innocui per qualcuno, non certo per lui. Uno dei due è rimasto ferito
                davanti all'abitazione della proprietaria, l'altro è andato a morire
                lontano. La vendetta dell'agricoltore osimano, 61 anni, si è spenta sotto la
                pioggia ghiacciata di quattro denunce presentate dai carabinieri della
                caserma di via Saffi. La padrona delle bestiole, sconcertata dal gesto, ha
                chiesto aiuto ai militari dell'Arma tratteggiando l'identikit del
                cacciatore. I carabinieri hanno suonato ad una delle porte che costellano
                quest'angolino di città chiedendo all'uomo di esibire la licenza di caccia e
                detenzione di armi. Il 61enne, con i documenti, ha mostrato due fucili
                regolarmente denunciati e mai usati. I carabinieri, però, non hanno mangiato
                la foglia e poco dopo si sono visti consegnare dal coltivatore mortificato
                il "corpo del reato", la doppietta calibro 16 ancora fumante. Fucile
                detenuto illegalmente perché non denunciato e quindi sequestrato insieme
                agli altri due a titolo cautelativo.
                Nonostante il rimorso e il pentimento per gli spari ai bastardini, l'uomo
                disarmato è stato anche denunciato all'autorità giudiziaria per aver portato
                in luogo pubblico un'arma da sparo e per avervi esploso colpi da fuoco, per
                aver maltrattato animali e per aver omesso di denunciare all'autorità di
                Pubblica sicurezza la stessa arma.

                Perugia
                La denuncia dei commercianti dell'acropoli: centro storico insozzato ogni
                giorno e la paletta rimane un arnese sconosciuto
                Quando i cani sporcano sono i padroni sotto accusa
                di BRUNO DI PILLA

                «Siamo stanchi di disinfettare energicamente ogni sera i locali dei nostri
                negozi. Candeggina ed altri solventi speciali spesso non bastano per
                rimuovere le incrostazioni lasciate dagli escrementi dei cani, i cui padroni
                più sfacciati entrano con i loro inseparabili amici senza neanche chiedere
                il permesso».
                Parla senza remore, tra l'altro rendendosi interprete del pensiero degli
                esercenti di Corso Vannucci e dintorni, la dottoressa Laura Lemmi, figlia
                del dottor Guido, titolare dell'omonima farmacia in Piazza della Repubblica.
                A darle manforte accorrono Alberto Bianchi, per gli amici Bertino, da
                decenni proprietario di un'agenzia immobiliare e Mario Ceccucci, storico
                personaggio dell'acropoli, il cui traumatico addio al commercio ed alla
                bottega d'arte più frequentata dai perugini doc ha creato non pochi malumori
                e rimpianti, ancor oggi duri a morire fra i residenti.
                Dice Alberto Bianchi: «Nessuno di noi riesce a capire perché i vigili
                urbani, con severe ammende, non facciano rispettare la legge. Tutti sanno
                che i cani vanno tenuti al guinzaglio, con la museruola e con palette
                raccoglitrici di cui ogni proprietario dovrebbe far uso, subito dopo le
                evacuazioni. Quando i quadrupedi (alcuni dei quali, tra l'altro, sono
                considerati dalla legge aggressivi e pericolosi per l'incolumità del
                prossimo) lasciano in strada "souvenir", sa cosa succede? Adulti e
                soprattutto bambini li pestano senza neanche accorgersene, poi entrano nei
                nostri locali e vi lasciano tracce maleodoranti, nonché microbi e scorie di
                varia natura. Si può andare avanti così?».
                Furibondo è anche Mario Ceccucci: «Sotto questo profilo - dice - mi
                considero fortunato di non avere più bottega in Corso Vannucci. Come
                commerciante, infatti, anch'io ero stufo di mettermi ogni sera a pulire il
                pavimento con solventi e ramazza, tanto che m'è venuto un tremendo mal di
                schiena a forza di strofinare a... quattro zampe, proprio come un cane, per
                ripristinare ordine e pulizia. E pensare che io stesso, come del resto
                l'amico Alberto Bianchi, a casa ho un paio di cani cui voglio un gran bene
                ma che non mi sognerei neanche di portare a spasso quassù, senza il rispetto
                delle norme. Qui si viene per dialogare con gli amici, per respirare aria
                buona, ammirare monumenti ed immergersi nella magica atmosfera dell'augusta
                città. Che c'entrano i cani?».
                Eppure, alcuni ragazzi di oggi sembrano infischiarsene delle tradizioni dei
                padri. Tra schiamazzi a voce alta con i cellulari ed ostentazione di pitbull
                ed alani (già, poiché i docili cagnolini sono passati di moda), non hanno
                più la sana abitudine di farsi qualche "vasca" chiacchierando e scherzando
                fra loro.
                Però, se è vero che i tempi sono decisamente cambiati, la legge è sempre la
                stessa e sarebbe auspicabile che il Comune pretendesse più adeguati
                comportamenti dai suoi cittadini: guinzagli, museruole e palette (o buste di
                plastica, fa lo stesso), atte alla raccolta dei rifiuti disseminati per
                strada.
                Altrimenti, multe salate, sulla falsariga di quanto è stato disposto, ad
                esempio, per chi fuma dove non può.
                E gli esercenti di Corso Vannucci, in molti casi preoccupatissimi per il
                rischio di subire multe per colpa dio qualche distratto fumatore, invocano
                l'intervento severo dei vigili urbani, per difendersi da pittbull e alani.
                Dura lex, sed lex.

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                Oggetto: Cagliari -Testo antisemita all'università

                Cagliari/Protesta il rabbino
                Testo antisemita all'università
                Il preside si scusa

                ROMA - «Il cosiddetto tempio ebraico era in realtà un grande mattatoio, dove
                i cosiddetti sacerdoti cospargevano continuamente l'altare del sangue di
                animali ancora vivi. In considerazione di ciò è giusto dichiararsi
                antisemiti nei riguardi degli ebrei credenti, né ci si può dolere del fatto
                che questi siano finiti nelle camere a gas naziste». A pensarla così non è
                un fanatico naziskin. Ma è Pietro Melis, professore universitario
                dell'Ateneo di Cagliari, facoltà di Scienze della Formazione, docente di
                Storia della Filosofia. Il passo è tratto dal suo saggio «Scontro fra
                culture e metacultura scientifica. L'occidente e il diritto naturale»,
                (pag.13) adottato per il corso di quest'anno. A denunciare il caso è il
                rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, a una
                settimana dalla "Giornata della Memoria". «Qualche giorno fa - spiega - ho
                ricevuto un plico anonimo nel quale era contenuto il testo del professor
                Melis accompagnato da una lettera, anch'essa anonima, che iniziava con "
                Maledetti ebrei..." e citava "le righe incriminate" accompagnate da insulti
                antisemiti». «Sono saltato sulla sedia - continua Di Segni - quando ho letto
                quelle offese e quelle assurdità. Ho scritto immediatamente una lettera di
                protesta al Rettore dell'università di Cagliari dove esprimevo stupore
                drammatico, per il fatto che l'apologia delle camere a gas venisse
                pubblicata sul testo di una facoltà, screditando clamorosamente il prestigio
                dell'università, e chiedendo al rettore di intervenire. Aspetto una sua
                risposta».
                Nel frattempo la vicenda è approdata in parlamento con un'interrogazione del
                senatore di An, Gianfranco Anedda. E il rettore dell'ateneo cagliaritano,
                Pasquale Mistretta, eprime «il rammarico e il dispiacere fortissimo per aver
                creato ed arrecato dei danni alla comunità ebraica, che, vede l'Università
                di Cagliari da parecchi anni in prima linea tra le università italiane nel
                percorrere un filo didattico e formativo sulla Shoah nel condannare le
                persecuzioni, i rastrellamenti, e quant'altro ha sopportato il popolo
                ebraico. Tra le migliaia di pubblicazioni in un università di 39 mila
                studenti, 10 facoltà, 1200 docenti, seguire riga per riga le vaste estese
                produzioni editoriali è impossibile». Comunque è già pronta una lettera di
                scuse del preside Alberto Granese.

                Agreen
                info@...
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                Oggetto: Formiche ascolane superstar: sono state utilizzate per girare un film a Venezia

                L'«allevamento» è di Emidio Ferretti
                Formiche ascolane superstar: sono state utilizzate per girare un film a
                Venezia

                Formiche ascolane superstar. Grazie all'«allevatore» Emidio Ferretti una
                nutrita pattuglia della specie "Componoto sciupalegno" è stata utilizzata
                per le riprese del film "I giorni dell'Abbandono" girato in gran parte a
                Venezia e che uscirà nelle sale cinematografiche tra breve. Un noto
                fornitore di animali per l'azienda Rai al quale era giunta la singolare
                richiesta da parte del regista interessato ad una partita di formiche, si è
                rivolto a Emidio Ferretti che è l'unico al mondo ad avere un allevamento del
                genere. Le formiche sono state consegnate e utilizzate come da...copione. E
                a quanto pare avrebbero anche fatto una gran bella figura. Ora per Ferretti
                che nel 2003 partecipò anche ad una trasmissione nello studio Rai Uno
                Mattina con le sue formiche, rimane un solo problema: insegnare alle sue
                formiche a firmare autografi, dato che sono diventate delle vere ...star.

                Agreen
                info@...
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                Oggetto: la nuova provincia di biella 22/01

                Da “la nuova Provincia di Biella “ 
                sabato 22-1

                 

                 

                Gatti:ecco la tessera x accudire i randagi

                BIELLA - Si terrà giovedì~ 3 febbraio, alle 17.30, all'as­sessorato comunale all'Am­biente di via Tripoli, l'incon­tro con i responsabili delle í colonie feline cittadine, con le associazioni animaliste Ab­da, Lav, Leal e Lipu e con i medici veterinari. Ai "gattari" e alle "gattare"individuati sul­la base della loro disponibilità a occuparsi dei gatti randagi verrà rilasciato l'apposito tes­serino, contemplato dal Re­golamento comunale per la tutela e il benessere degli ani­mali in città: un piccolo ri­conoscimento di collabora­zione aperta con le istituzio­ni. Si ricorda peraltro che all'assessorato Ambiente pos­sono essere rivolte ulteriori ri­chieste di rilascio del docu­mento da parte delle perso­ne interessate, essendo ap­punto sempre possibile che si creino nuove colonie di gat­ti. Il loro censimento e la te­nuta sotto controllo della fer­tilità dovrebbero arginare il fenomeno del randagismo.

                 

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                Oggetto: corriere della sera 26/01

                Sì alle colture ogm. Ma la data non c'è

                Approvata la legge, nessun termine alla moratoria delle Regioni. Alemanno:
                evitato il caos

                   ROMA - Nelle campagne italiane si potranno coltivare semi biotec. Ma con
                molti limiti, pesanti sanzioni anche penali per gli agricoltori che non
                rispettano le regole e non prima che le singole Regioni abbiano approvato i
                rispettivi piani locali. Col voto del Senato, il Parlamento ha licenziato
                ieri sera il decreto sulla coesistenza tra coltivazioni tradizionali,
                transgeniche e biologiche. Si parla di piante per la produzione, non di
                alimenti già confezionati o finiti (ad esempio le farine di soia), già in
                commercio.


                   PRIMA LEGGE - Il provvedimento conquista così sul filo di lana la
                sofferta conversione in legge dello Stato. La prima in materia. Ma passerà
                del tempo, forse anni, prima che le piante della discordia possano davvero
                germogliare sui terreni della Penisola. Il testo infatti è passato tale e
                quale lo aveva modificato la settimana scorsa la Camera ed è molto rigoroso.
                Non è previsto un termine per la moratoria anti Ogm (il voto dei deputati
                aveva fatto saltare quello del 31 dicembre 2005) che in teoria potrebbe
                continuare ad oltranza. L'unico vincolo è un ordine del giorno proposto da
                Maurizio Ronconi, Udc, presidente commissione Agricoltura del Senato, che
                impegna il governo a sostituirsi alle Regioni se entro quest'anno non
                prepareranno piani tecnici.


                   REGIONI OGM FREE - Sono scontate altre battaglie. Basti pensare che ben
                14 governi regionali si sono dichiarati «Ogm free», sia pur in
                contraddizione con la normativa Ue, che non prevede l'esistenza di isole
                all'interno di uno stesso Paese. La via si allunga dal Piemonte alla
                Sicilia. Appare illogico aspettarsi un accordo in tempi brevi. Per il
                momento dunque le varietà di soia e mais modificato restano fuori dalla
                porta.


                   ALEMANNO - La legge si ispira a principi di prudenza sempre rivendicati
                dal ministro dell'Agricoltura, Gianni Alemanno, che anche ieri, nella
                dichiarazione di voto, ha lanciato l'allarme: «Non votare il provvedimento
                sarebbe come gettare le campagne italiane nel caos perché non verrebbero
                garantite la libertà di scelta degli imprenditori e la netta separazione tra
                i diversi tipi di semina». E poi: «Sarà il mercato a decidere il futuro dei
                prodotti agricoli transgenici, ma il governo garantirà la separazione delle
                filiere a tutela dell'agricoltura tradizionale».


                   COESISTENZA - Gli Ogm non potranno essere utilizzati se le Regioni non si
                saranno dotate dei piani di coesistenza, con separazione netta tra i tre
                tipi di semina: transgeniche, tradizionali e biologiche. La Camera, rispetto
                al testo originario varato dal governo due mesi e mezzo fa, ha inasprito le
                sanzioni a carico degli agricoltori che non rispettano le norme. Raddoppiata
                la pena pecuniaria da 2.500-25.000 euro a 5.000-50.000. Si rischia di finire
                in carcere uno o due anni.


                   COMMENTI - «C'è amarezza e dispiacere perché non abbiamo avuto tempo per
                il dibattito», commenta Ronconi. Dall'opposizione si alza la voce di
                Loredana De Petris, dei Verdi, che hanno dichiarato voto contrario: «Non
                interrompiamo la battaglia per difendere le ragioni di tanti consumatori e
                agricoltori che pretendono un'Italia libera da Ogm. La coesistenza sarebbe
                un danno irreparabile». Profonda insoddisfazione in Assobiotec,
                l'associazione delle aziende biotecnologiche: «Legge oscurantista. Introduce
                una moratoria a tempo indeterminato per prodotti sicuri e autorizzati al
                commercio in tutta Europa da anni», critica il presidente Roberto Gradnik.
                   Favore dal mondo agricolo. Per Giuseppe Politi, presidente della
                confederazione Cia, «finalmente si chiude la prima partita. Mi auguro che le
                Regioni rispettino gli adempimenti. La libertà degli imprenditori che
                scelgono la tradizione e la qualità va tutelata». Paolo Bedoni, leader di
                Coldiretti, è sulla stessa linea: «Un atto di responsabilità del Parlamento
                nei confronti di imprese e cittadini».
                Margherita De Bac

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                Oggetto: il secolo xix 26/01

                Appello dell'Enpa per il freddo «Date da mangiare agli animali»
                I selvatici rischiano la vita: ecco alcuni consigli per aiut

                (Message over 64 KB, truncated)
              • Francesca
                Oggetto: Il Secolo XIX 28.1.05 Iguana caduta da furgone salvata in piazza Giusti «L ho visto cadere da un Ape Piaggio, che stava percorrendo piazza Giusti».
                Messaggio 7 di 12 , 9 feb 2005
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                • 0 Allegato
                  Oggetto: Il Secolo XIX 28.1.05

                  Iguana caduta da furgone salvata in piazza Giusti
                  «L'ho visto cadere da un'Ape Piaggio, che stava percorrendo piazza Giusti».
                  A parlare è Sergio G., giovane manovale che l'altra sera ha salvato
                  un'iguana in piazza Giusti. Fortunatamente (per l'iguana) Sergio è anche un
                  esperto di animali esotici. Sa bene che l'animale, appartenente all'ordine
                  dei Sauri, è tanto spaventoso alla vista quanto innocuo. «Il nostro amico è
                  stato molto abile nel prenderlo e, con tranquillità, riporlo in una coperta
                   - racconta Rosanna Zanardi, responsabile dell'Enpa genovese (ente nazionale
                  protezione animali) - stava quasi morendo di freddo, con la temperatura di
                  questi giorni. Adesso è qui da noi, nella nuova sede di via Bernardo
                  Castello (tel. 010/5531696); ci appelliamo alla persona che l'ha perduto,
                  affinché venga a riprendere l'animale». L'episodio è già stato segnalato al
                  Cites, l'organismo del corpo forestale che si occupa di animali esotici e
                  protetti, come appunto è l'iguana.

                  Cinghiali? Ok alle adozioni
                  ANIMALI Un tecnico Asl vince la querelle giudiziaria contro la Provincia. «A
                  Bavari stanno bene»
                  Trovò nove cuccioli al San Martino: potrà tenerli
                  Bavari Wiwi e Damon, Pippo e Tommasino, non sanno di essere stati al centro
                  di una querelle giudiziaria durata sei mesi. E nemmeno della sentenza che li
                  ha visti vincitori in una causa quanto meno originale: quella tra Marco
                  Napoli, il tecnico della Asl 3 che l'estate scorsa ha letteralmente adottato
                  nove cuccioli di cinghiale rimasti orfani e trovati all'interno dei giardini
                  dell'ospedale San Martino, e la Provincia, che avrebbe voluto la consegna
                  degli animali, in quanto selvatici.
                  Wiwi, Damon, Pippo e Tommasino sono quattro di quei piccoli, che oggi i
                  realtà sono bestioni da settanta chili. Il giudice ha stabilito che, essendo
                  passati più di sette mesi dalla loro adozione e dal loro mantenimento in
                  cattività, non sono più"animali selvatici" e, in quanto tali, ne ha
                  sottratto la competenza all'ente pubblico. La decisione, che verrà chiarita
                  meglio quando si conosceranno le motivazioni, non è la prima nel suo genere.
                  Un altro caso simile si era verificato in Toscana.
                  «Sono ovviamente soddisfatto, ma solamente perché i cinghiali possono
                  restare a Bavari, dove ho allestito un ricovero per loro e dove sono
                  diventati le mascotte dei bambini del paese - racconta Marco Napoli - con la
                  Provincia non avevo alcun senso di rivalsa; anzi, in attesa che vengano rese
                  note le motivazioni della sentenza, spero che proprio dalla Provincia possa
                  arrivare la collaborazione che mi serve, per mantenere gli animali e dare
                  seguito al mio progetto di creare una struttura per ospitare gli animali con
                  scopo didattico. Vorrei far venire qua le scuole genovesi, per visite
                  guidate. Vorrei avere altri animali da mantenere, oltre i cinghiali». Un
                  sogno nel cassetto, dunque. Al di là della soddisfazione di aver salvato
                  dalla probabile soppressione i nove cinghialini. «E' molto probabile che,
                  senza la sentenza a mio favore, gli animali sarebbero stati soppressi e
                  macellati, o al massimo utilizzati per i centri addestramenti dei cani da
                  caccia».
                  Le bestiole erano state trovate, in diversi momenti, all'interno dei viali
                  ospedalieri, alle spalle del padiglione Maragliano e del pronto soccorso. I
                  cuccioli erano rimasti soli, dopo che la madre era morta, dopo essere
                  rimasta stritolata in un laccio. Per qualche settimana erano stati sfamati
                  dai dipendenti del San Martino, poi, quando erano arrivate le prime proteste
                  per la presenza inconsueta degli ungulati, Napoli li aveva caricati sulla
                  jeep e portati a Bavari. Il caso del tecnico animalista non è, comunque,
                  l'unico di questo genere. Altri piccoli di cinghiale sono sfamati sulle
                  alture del promontorio di Portofino e un altro dalle parti di Polanesi, a
                  Recco.
                  Edoardo Meoli

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                  Oggetto: Anmvi - LiberOscar 28/01

                  28/01/05
                  Anmvi - LiberOscar
                  Nuova legge sulla caccia: stagione più lunga e reati depenalizzati

                  (dal quotidiano Libero del 27 gennaio 2005)Leggo sul sito dell'AIDDA
                  (Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente) un grido di
                  aiuto da parte degli animalisti. Pur essendo contrario all'attività
                  venatoria, per motivi etici, confesso che, con il passare dei sacri furori
                  giovanili, sono diventato un po' più malleabile. Sia chiaro. Facessero mille
                  referendum contro la caccia li andrei a votare tutti, ma devo ammettere che
                  una cosa è andare a cercare una beccaccia che s'invola rapida e zigzagante
                  nel folto del bosco, e tutt'altra è mettersi seduti in un capanno a
                  sparacchiare, attirandoli con mezzi odiosi, ad anatre, trampolieri o piccoli
                  uccelli migratori che hanno volato per migliaia di chilometri e si posano
                  davanti al fucile fiduciosi di alleviare la fatica. Torniamo al grido
                  "Fermiamo la nuova proposta di legge sulla caccia". Mentre scrivo mi arriva
                  la comunicazione che l'On. Giulio Schmidt, vecchia e ben voluta conoscenza
                  per le sue meritorie iniziative a favore degli animali, proprio ieri ha
                  promosso nella Sala di Montecitorio una conferenza stampa intitolata
                  "Caccia: e ora si spara anche sulla legge". Schmidt peraltro è affiancato da
                  diversi altri parlamentari di quasi tutti i partiti, come è tradizione per
                  questa materia trasversale. Vado a leggere con attenzione cosa sta
                  succedendo. Ebbene il succo è che, dalla Commissione Agricoltura della
                  Camera, sta per passare in aula un testo unificato che vorrebbe apportare
                  cambiamenti assurdi alla legge attuale. Prima di tutto allungare la stagione
                  di caccia: da agosto a febbraio, anziché da settembre a gennaio. Due mesi in
                  più non sono, come sul dirsi, "una paglia". Poi, estendere le specie
                  cacciabili, quasi non fossero già abbastanza. Ancora, depenalizzare buona
                  parte dei reati venatori attualmente previsti, come la caccia di frodo in
                  aree protette, l'uccellagione, l'abbattimento di specie protette e la loro
                  detenzione illegale, l'impiego di richiami vivi, lo sparo da
                  autoveicoli/natanti/aeromobili, il commercio di fauna protetta e la caccia
                  nei giorni di silenzio venatorio. Infine dare un potere sempre maggiori alle
                  regioni in materia di caccia, potere che verrebbe usato per compiacere
                  ulteriormente i cacciatori. Se effettivamente le richieste della lobby
                  filovenatoria sono queste (e guarda caso siamo alla vigilia delle regionali)
                  mi associo al grido di aiuto. Oggi c'è la riunione dei capigruppo con il
                  Presidente della Camera per calendarizzare la nuova proposta. Onorevole
                  Casini, si ricordi che i cacciatori in Italia sono più o meno l'1%. Gli
                  altri sono contro. Faccia un po' lei.
                  Oscar Grazioli

                  ********************************************************************

                  Oggetto: gazzetta di parma 28/01

                  Via Martinella: abbandonati nove cuccioli in un cartone

                  Nove dolci, piccoli, vivaci, batuffoli di pelo sono arrivati ieri mattina al
                  canile di via Martinella. « Questa mattina - racconta il signor Giuseppe,
                  volontario per passione dal 1996 - quando sono arrivato, ho trovato davanti
                  al cancello un cartone dal quale spuntava un musino bianco. Ho aperto e
                  dentro ho trovato nove infreddoliti cuccioli. E ho trovato un posto adatto a
                  loro » . La contessa Del Bono, da diciannove anni presidentessa della Lega
                  Nazionale per la Difesa del cane, non appena appresa la notizia, si è
                  precipitata al canile per verificare le condizioni dei cuccioli, che per
                  fortuna godono di ottima salute. Ma non esita a definire incivile il
                  comportamento di chi, ancora oggi, abbandona gli animali: « Abbandonare dei
                  cuccioli in un cartone è veramente crudele. L'articolo 672 del codice penale
                  prevede sanzioni amministrative severe per chi non custodisce i propri cani.
                  Il nostro canile è aperto tutti i giorni compreso il week- end. Se qualcuno
                  vuole portarci dei cani può suonare e lasciarli ai nostri volontari, che
                  sapranno di certo prendersi cura di loro. Accogliamo tutti i cani che
                  arrivano e non facciamo mancare loro niente. Cibo, acqua, cure e coccole da
                  noi sono garantite. Anche lo spazio per fortuna non ci manca: abbiamo
                  recinti di 45 metri quadrati occupati al massimo da tre cani. Attualmente
                  nella nostra struttura sono presenti 473 cani. Inutile dire che il costo del
                  vitto per pi ù di quattrocento esemplari è molto costoso. Se qualcuno vorrà
                  sostenerci con offerte o pacchi di crocchette avrà la nostra pi ù viva
                  riconoscenza. Per fortuna, grazie alle campagne contro il randagismo gli
                  abbandoni sono diminuiti ma da continuano ad arrivare tanti cani » . I nove
                  cuccioli, meticci di taglia medio piccola, stanno bene. Rimarranno al canile
                  qualche settimana, il tempo necessario per la sverminatura, le vaccinazioni
                  e le operazioni di microcippatura; poi saranno disponibili par l'adozione: «
                  L'anno scorso abbiamo dato in adozione 150 cani. Ovviamente siamo molto
                  lieti che i nostri amici possano trovare una casa, tuttavia cerchiamo di
                  accertarci che la famiglia richiedente sia consapevole della responsabilità
                  a cui va incontro e abbia la volontà di accogliere nel migliore dei modi il
                  nuovo membro della famiglia. Poi, a distanza di un mese, effettuiamo a
                  sorpresa dei controlli per verificare la buona salute dell'animale.
                  Purtroppo, spesso, chi prende un cane non si rende conto dell'impegno
                  affettivo e materiale che comporta. Tyson, per esempio, un bellissimo
                  dobermann di 14 mesi ci è stato lasciato dai proprietari perchè faceva
                  troppa confusione. In realtà è un cane buonissimo, evidentemente era
                  disturbato dalla situazione familiare in cui si trovava. Gli animali sono
                  una ricchezza, una risorsa infinita. Anche i bambini possono imparare tanto
                  dall'amicizia con un animale » .
                  Raffaella Agresti

                  Un ospedale per gli animali
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                  C'era una gran nuvola di gente, ieri mattina, in fondo alla strada
                  principale di quella articolata cittadella che è la facoltà di Veterinaria
                  di via del Taglio. Studenti, professori e autorità varie: tutti lí
                  all'ingresso del nuovissimo ospedale degli animali, ad aspettare che il
                  rettore Gino Ferretti impugnasse le forbici e finalmente tagliasse quel
                  nastro, con un gesto atteso da anni annorum. « Una gioia che è proporzionale
                  alla lunga attesa » , chiosa non a caso il preside di Veterinaria, Cesidio
                  Filippo Flammini. I motivi delle lungaggini, sempre gli stessi:
                  finanziamenti sospirati, burocrazia tiranna. Comunque il nuovo ospedale
                  veterinario universitario didattico adesso c'è, ed è una realtà di cui è pi
                  ù che legittimo andar fieri. Struttura spaziosa e avveniristica che
                  rappresenta un salto di qualità a favore dei frequentatori di Veterinaria (
                  studenti, tirocinanti, laureati e dottorandi), che potranno assistere e
                  prendere parte alle attività diagnostiche e terapeutiche. Non solo:
                  l'ospedale - che è operativo dal 3 gennaio tutte le mattine dalle 8,30 alle
                  12,30 - vuole aprirsi alla città, offrire un servizio clinico assistenziale
                  di alta qualità al pubblico. La nuova struttura è fondamentale anche per un
                  altro obiettivo: far sí che la Veterinaria parmigiana - che ammucchia ben
                  160 anni di « anzianità » - ottenga il riconoscimento di « facoltà
                  rispondente agli standard europei » . Anche di questo ha parlato il preside
                  Flammini, primo a prendere la parola nell'affollata cerimonia inaugurale: a
                  fianco dell'orgoglio e della soddisfazione ha messo gli sforzi che la nuova
                  struttura richiederà ai camici bianchi di Veterinaria, anche perchè « la
                  Commissione europea chiede che l'ospedale sia attivo 24 ore su 24 e che sia
                  anche presente un pronto soccorso per le sole emergenze. Vogliamo diventare
                  un centro altamente qualificato anche per l'utenza cittadina » . La gestione
                  dell'ospedale spetterà al Dipartimento di salute animale, come ha spiegato
                  il suo direttore, Paolo Martinelli, che poi ha fatto da cicerone nella
                  visita guidata tra ambulatori e sale operatorie. Gli sforzi che sta
                  compiendo l'Ateneo in questi anni per Veterinaria li ha ricordati il
                  rettore, insistendo sul fatto che l'ospedale degli animali non è un unicum
                  ma si inserisce in un processo di interventi. Ospedale che è costato 2
                  milioni e 502mila euro, « ed ha avuto una gestazione molto lunga. Quando
                  divenni rettore nel Duemila erano stati accantonati circa 750mila euro » .
                  Di lí in poi, l'accelerazione con la progettazione e gli investimenti: « Per
                  il plesso del Cornocchio sono stati investiti 4 milioni e 510mila euro pi ù
                  500mila di attrezzature » . La strada non è stata priva di curve, in qualche
                  caso veri e propri tornanti: Ferretti ha ricordato l'anno pi ù amaro, sempre
                  il Duemila, quando in via Del Taglio arrivarono i Nas a chiudere chirurgia e
                  radiologia perchè inadeguati. Una bella tegola, lui era rettore da pochi
                  mesi. « Per continuare l'attività didattica acquistarono strutture gommate
                  tipo quelle che utilizza la protezione civile e siamo andati avanti per un
                  po' cosí » . Un momento critico superato alla grande, se è vero che « quello
                  di oggi è il miglior reparto operatorio e la radiologia è di assoluto
                  rilievo » . L'ottima salute di cui gode Veterinaria è dimostrata non solo
                  dal trend positivo delle iscrizioni, ma anche dal fatto che negli ultimi tre
                  anni di blocco di assunzioni di personale tecnico e amministrativo, «
                  Veterinaria è l'unica ad avere avuto un incremento di personale: nove unità
                  negli ultimi tre anni » . Anche sull'accreditamento europeo a cui aspira la
                  facoltà, Ferretti parla chiaro: « Dobbiamo essere certi di essere in
                  condizione di poterlo avere: non è accettabile che non si ottenga a fronte
                  di investimenti cosí alti » . Per non fallire l'obiettivo, è in arrivo in
                  via del Taglio un pool di docenti esperti di accreditamento che offriranno
                  attività di consulenza dando le indicazioni giuste su quali investimenti
                  necessari per ottenere la sospirata « patente » europea. Ci sono tre anni
                  per prepararsi all'esame di ammissione: nel 2008 arriverà una commissione
                  cui spetterà il verdetto.
                  l. f.
                  Aperto al pubblico tutte le mattine
                  Ma come funziona l'ospedale degli animali? Innanzitutto è bene specificare
                  che è aperto al pubblico tutte le mattine. Esempio pratico: se ho un cane
                  che sta male posso portarlo in via del Taglio? La risposta è senz'altro sí,
                  « ma non vogliamo fare concorrenza agli ambulatori veterinari, bensí porci
                  in un'ottica di collaborazione per offrire un servizio pi ù specialistico in
                  collaborazione con i colleghi » , tiene a precisare il professor Martelli. I
                  pazienti che entrano nell'ospedale vengono registrati alla reception ed
                  indirizzati alle Unità operative specialistiche ( Chirurgia, Malattie
                  infettive, Medicina, Morfopatologia, Ostetricia e ginecologia, Radiologia e
                  diagnostica per immagini) in funzione del caso clinico. A questo punto i
                  docenti della facoltà, attraverso un lavoro in team con altri medici
                  veterinari collaboratori inquadrati nell'organico ( dottorandi, borsisti e
                  laureati frequentatori) e gli studenti tirocinanti, svolgono attività
                  didattica pratica sui pazienti che convergono sulla struttura per trovare
                  risposte a una domanda di assistenza veterinaria sempre pi ù diversificata,
                  qualificata e specialistica, rivolta soprattutto agli animali da compagnia,
                  senza escludere le esigenze dei grandi animali utilizzati sia a scopo di
                  sport e svago ma anche come fornitori di alimenti destinati al consumo
                  umano. Una mappa del servizio ospedaliero si compone di 9 sale per la visita
                  di animali d'affezione, 3 per la visita di grandi animali, 3 sale
                  chirurgiche per piccoli animali e una sala per grandi animali dotata di una
                  apposita area di risveglio con guide telescopiche per la loro movimentazione
                  quando anestetizzati, locali per la preparazione del paziente e suo
                  risveglio post- anestesia, per la preparazione dei chirurghi oltre ai locali
                  di servizio dedicati. Sono presenti anche tre sale radiologiche per piccoli
                  e grandi animali, laboratori specialistici di anatomia patologica, malattie
                  infettive e medicina. Per i privati che si rivolgono all'ospedale
                  veterinario, tutte le prestazioni sono a pagamento e si attengono a un
                  tariffario interno, approvato dal consiglio d'amministrazione dell'ateneo.

                  Convenzione per catturare i randagi

                  COLLECCHIO - Fra comune di Collecchio e la Federazione Italiana della Caccia
                  è stata stipulata una convenzione per la cattura dei cani randagi. Inoltre
                  la stessa Fidc assicura mediante operatori la vigilanza sul territorio
                  comunale al fine di prevenire e segnalare i casi di abbandono o mancata
                  custodia dei cani, i casi di maltrattamento degli animali o comunque di
                  mancato rispetto del loro benessere, le situazioni nelle quali la presenza
                  dei cani randagi o vaganti è di rischio per l'incolumità dell'uomo, della
                  fauna selvatica e per l'igiene pubblica. L'espletamento di tale servizio al
                  comune di Collecchio, cui verrà anche fornito il riepilogo annuale dei cani
                  provenienti dal territorio comunale, verrà a costare 1.239,48 euro l'anno.

                  Bocconi « killer » , è emergenza

                  SAN SECONDO - Nel territorio della Bassa, ed a San Secondo in particolare,
                  continua l'allarme per la presenza di bocconi « killer » sparsi sul
                  territorio. Le vittime, purtroppo, sono già parecchie; si tratta di cani ma
                  anche gatti e parecchi animali selvatici ( fra cui, lo ricordiamo, nei
                  giorni scorsi anche una poiana) e sono anche in aumento gli interventi
                  praticati dai veterinari della zona su bestiole in fin di vita. Allo stesso
                  tempo, non pochi commercianti hanno fatto sapere che è sensibilmente
                  aumentata la vendita di museruole e guinzagli, vale a dire i pochi mezzi che
                  le persone hanno a disposizione per salvare i loro fedeli amici da una fine
                  assurda. Alcuni giorni fa le Guardie ecologiche volontarie hanno trovato
                  circa sessanta bocconi avvelenati, posizionati in zone ben precise del
                  territorio, in particolare lungo gli argini del torrente Rovacchia, che
                  segna il confine fra i comuni di San Secondo e di Soragna. Inoltre, come già
                  segnalato, l'amministrazione comunale ha emesso in tutto il territorio
                  sansecondino un volantino a firma dell'assessore all'ambiente, Ulderico
                  Mantovani, con il quale si avvisano i possessori di cani « che sono stati
                  ritrovati, in varie zone della nostra campagna, numerosi bocconi avvelenati.
                  Pertanto si ricorda la necessità di accompagnare i propri animali durante la
                  passeggiata con il guinzaglio e la museruola » . Qualora si ritrovassero dei
                  bocconi, si raccomanda di non toccarli e di segnalare subito la loro
                  presenza al Servizio veterinario Ausl al numero 0521/ 872691 o 338/ 9004040
                  . Nel frattempo, proseguono a ritmo serrato, da parte dei carabinieri e di
                  tutti gli organi preposti, le indagini volte a smascherare gli autori di
                  questi fatti inqualificabili, persone prive di qualsiasi forma di civiltà e
                  che agiscono nella pi ù totale illegalità. Al momento, sull'attività
                  investigativa in corso non trapela alcuna indiscrezione; sembra tuttavia che
                  le indagini si siano concentrate in particolare su un ristrettissimo numero
                  di persone. Per cui, da un momento all'altro, potrebbero arrivare
                  significativi sviluppi. Un particolare che può essere utile, al fine di
                  arrivare a scoprire gli autori di questi gesti, è dato dal contenuto dei
                  bocconi. In molti di questi è stato infatti rinvenuto metamedofos, un
                  vecchio antiparassitario che un tempo si usava sul mais. In altri sono stati
                  ritrovati generi diversi di antiparassitari oppure liquido antigelo per
                  auto. Altro aspetto interessante è dato dal fatto che molti bocconi,
                  ritrovati in varie zone della provincia, per dimensioni e forma sono
                  identici fra loro e questo fa indubbiamente pensare ad un unico produttore
                  di questi veleni che, a sua volta, potrebbe avere un buon giro di « clienti
                  » .
                  Paolo Panni

                  ***********************************************************************

                  Oggetto: il messaggero 28/01

                  Roma
                  Calchi e fotografie sulla neve per trovare la "famigliola"
                  di LUIGI JOVINO
                  Nella tormenta che da tre giorni imperversa nei Castelli, dieci guardiaparco
                  vanno alla ricerca delle orme dei lupi. La neve che ha portato un carico
                  enorme di disagi per migliaia di automobilisti e di cittadini castellani, ha
                  avuto il merito di mettere a nudo le impronte dei lupi, ormai di casa nei
                  boschi del Vivaro del Tuscolo e del monte Artemisio. I guardiaparco del
                  Parco regionale dei Castelli Romani, guidati dal comandante Carlo Grillo e
                  dal biologo Daniele Badaloni, non hanno trascurato il minimo particolare.
                  Sulla neve fresca hanno fatto calchi, scattato centinaia di fotografie e
                  seguito, passo passo, anche il segno più insignificante. Tanto lavoro non è
                  stato vano: sul manto imbiancato del Vivaro è stata identificata l'impronta
                  di un lupacchiotto anche se c'è bisogno di altri elementi per avere certezze
                  assolute. «La sicurezza - ha affermato Carlo Grillo - l'avremo solo quando
                  riusciremo ad avvistare il branco, individuandone la provenienza». I
                  guardiaparco si sono subito mobilitati dopo la scoperta del lupacchiotto
                  morto sotto le ruote di un'auto proprio al Vivaro, per cercare di salvare il
                  resto del branco. Intanto, l'autopsia sul lupo investito avrebbe rivelato
                  che era forse un po' più grande dei sette mesi che gli erano stati
                  attribuiti e che le unghie erano poco consumate. Forse, e questo
                  complicherebbe la storia, era stato tenuto in cattività. E poi? Era riuscito
                  a fuggire? O era stato abbandonato?
                  In attesa di risposte, la ricognizione dei guardiaparco alla ricerca delle
                  orme del lupo ha riservato altre sorprese. «La coltre imbiancata - ha
                  aggiunto Grillo - ci ha rivelato la presenza di lepri, conigli selvatici e
                  cinghiali: segno di una comunità faunistica attiva che nonostante tutto si
                  riproduce». Nei prossimi giorni la task-force naturalistica tornerà al
                  lavoro, sperando magari in condizioni metereologiche più favorevoli. Gli
                  uomini del parco regionale dei Castelli, comunque, in questi giorni di
                  "passione" per i cittadini bloccati dal ghiaccio si sono occupati anche di
                  loro. «Va bene il lupo - ha concluso Carlo Grillo - ma in piena emergenza ci
                  siamo dati da fare per distribuire il sale ai Comuni sprovvisti e per
                  aiutare decine di automobilisti rimasti in panne».

                  Rischiano l'esodo i cani di Casa Luca
                  «Alcuni comuni minacciano di riprendersi i cani di loro competenza e di
                  trasferirli fuori città, in altre strutture private. Un imprenditore
                  proprietario di un canile fatiscente anche se in via di ristrutturazione si
                  reca a Casa Luca con l'intento di prendersi i cani dei comuni che hanno
                  stipulato la convenzione. Per i 340 cani ancora ospiti di Casa Luca non c'è
                  ancora pace. Sono ancora sotto minaccia».
                  L'allarme viene da un comunicato diffuso dall'Associazione volontari del
                  canile di Porta Portese . «A tre mesi dal successo del Comuneche, a
                  conclusione del sequestro giudiziario, è riuscito il 28 ottobre a farsi
                  nominare affidatario di tutti i cani, non è stato raggiunto accordo con il
                  proprietario della struttura per l'affitto delle gabbie e con i comuni
                  proprietari degli animali per il passaggio della convenzione.

                  Abruzzo
                  Fido sporcaccione Sassate e pugni al padrone distratto
                  Porta a spasso il cane e rimedia botte e sassi. E' accaduto ad un signore
                  che, con il suo pastore abruzzese, il 25 giugno dello scorso anno ebbe la
                  malaugurata idea di andare a passeggiare vicino al terreno di proprietà di
                  M.P., 45 anni di Canosa Sannita. Quest'ultimo, vedendo il cane entrare nel
                  suo terreno e "depositare" escrementi vari, iniziò, anche giustamente, ad
                  inveire contro il proprietario. Ma andò troppo oltre e dalle parole passò ai
                  fatti prendendo a sassate tutti e due per poi sferrare un pugno all'uomo.
                  Davanti al Gup l'imputato, accusato di lesioni personali, ha patteggiato un
                  mese e 10 giorni di reclusione convertiti in una multa di 1.500 euro.

                  La guerra ai veleni. Continuano le analisi sugli scarichi del sansificio di
                  Scafa. Già inflitte multe per 50mila euro, ed è solo l'inizio
                  L'elicottero a caccia dei pirati dell'ambiente
                  La maxi inchiesta del corpo forestale. Altre due imprese denunciate per
                  inquinamento
                  di BRUNELLA FRATINI
                  Un bomba ecologica sulle sponde del fiume: polveri di marmo, fanghi ed olii
                  pericolosi, rottami di auto nascosti dietro un capannone o sotto uno strato
                  di terra, chiazze d'olio lunghe qualche chilometro di provenienza
                  misteriosa. Sono le immagini delle due sponde del fiume Pescara. Due lembi
                  di terra fotografati dagli uomini del corpo forestale di Pescara nei quali
                  trovano posto tutti quegli oggetti ingombranti che le piccole e grandi
                  industrie della zona non sanno dove buttare.
                  Così appaiono il fiume e la città visti dagli elicotteri impiegati dalla
                  forestale, che da due settimane effettua delle ricognizioni su tutta l'area
                  industriale di Pescara a caccia di chi scarica rifiuti pericolosi. Con
                  l'operazione Falco verde, quindici giorni fa, è iniziata la caccia ai
                  depositi di rifiuti inquinanti e pericolosi di cui l'interland pescarese
                  sembra essere pieno: «Si tratta di un fenomeno esteso che coinvolge sia
                  grandi imprese sia piccoli artigiani che privati, i quali scaricano rifiuti
                  pericolosi lungo le sponde del fiume spesso senza rendersi conto dell'enorme
                  danno all'ambiente », spiega il comandante Guido Conti.
                  Fino ad ora sono 40 i blitz fatti dagli uomini della forestale e 40 i siti
                  controllati zona Villaraspa, nelle campagne o lungo le sponde del fiume
                  Pescara, ma anche Spoltore, Villanova e Cerratina. Per qualcuno sono
                  scattate anche delle sanzioni amministrative, cinque e diecimila euro per
                  due imprese nei pressi del cementificio che smaltivano abusivamente
                  materiale ferroso. Controlli anche al sansificio di Scafa nel quale sono
                  intervenuti anche i tecnici dell'Arta per esaminare la presenza di liquami
                  nel fiume. Conti: «Nel caso di Scafa abbiamo accertato la presenza di una
                  sostanza oleosa e schiumogena proveniente dal sansificio e riteniamo che
                  questo provochi un danno notevole all'ambiente, basta pensare che per
                  diluire un litro di olio è necessario un milione di litri d'acqua. Otre a
                  questa abbiamo rilevato alcune situazioni molto serie che riguardano olii,
                  bruciati metalli pesanti, e i residui dei prodotti che utilizzano le
                  lavanderie industriali, dispersi liberamente nell'ambiente. Tutte sostanze
                  che potrebbero andare a finire direttamente nei nostri rubinetti». Quello
                  dello smaltimento illegale di materiale inquinante è un fenomeno diffuso
                  perché smaltire i rifiuti costa. Serve una ditta specializzata e autorizzata
                  al rilascio delle certificazioni previste dalla legge, un business che visto
                  dal di fuori sembra un far west: «Ci sono ditte che si spacciano per
                  autorizzate ma non lo sono e quindi raccolgono e poi scaricano un qualche
                  sito abusivo. Ci sono poi i rifiuti che passano da una ditta all'altra e poi
                  spariscono», sottolinea Conti.

                  BLUE TONGUE
                  Il Ministero blocca il vaccino
                  Tenuto conto delle problematiche riscontrate a seguito dell'impiego del
                  vaccino sulla Blue Tongue, il ministero della Salute ha disposto il non
                  utilizzo del sierotipo 16. Secondo Dino Rossi, coordinatore regionale del
                  Cospa, il Ministero vuole correre ai ripari quando ormai i «buoi sono
                  scappati e quelli vaccinati li si lascia liberi di circolare e trasportare
                  l'infezione ovunque».

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                  Oggetto: il venerdì 28/01

                  La pesca selvaggia che mette i paesi poveri in un mare di guai

                  La denuncia più feroce è in una vecchia campagna del Wwf. Un pesciolino
                  microscopico smarrito su un piatto enorme e lo slogan: "Probabilmente i
                  politici vi diranno che i piatti sono diventati più grandi". Invece,
                  argomentano gli ambientalisti, sono i pesci sulla nostra tavola a diventare
                  sempre più piccoli. E soprattutto, sempre più rari. Dopo che gli allarmi
                  delle organizzazioni naturalistiche sono rimasti inascoltati, adesso tocca
                  alla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione,
                  segnalare il pericolo che il mare diventi ogni giorno più vuoto.
                  Il primo colpevole, dicono gli esperti, è il supersfruttamento da parte
                  delle flotte industriali. Ora, poi, si è aggiunto l'effetto dello tsunami,
                  che ha devastato interi ecosistemi lungo le coste del Sudest asiatico, per
                  non parlare della distruzione arrecata in quell'area alle flotte pescherecce
                  più "povere", e quindi più rispettose dell'ambiente. Secondo la Fao, nello
                  Sri Lanka l'ottanta per cento delle barche è andato distrutto, in Indonesia
                  quasi altrettanto. In Thailandia i danni al settore della pesca sono già
                  stati stimati 16,6 milioni di dollari, più altri 33 per le attrezzature di
                  acquacoltura, tutte fuori uso.
                  Ma al di là dell'evento eccezionale rappresentato dal maremoto di un mese
                  fa, il patrimonio ittico del Pianeta è in continuo declino dappertutto. A
                  rischio di svuotamento sono soprattutto le acque internazionali, che le
                  flotte pescherecce, dopo aver utilizzato quelle costiere, stanno sfruttando
                  sempre più a fondo. Già nel 2002, al Vertice sullo sviluppo sostenibile di
                  Johannesburg, 188 nazioni avevano firmato un accordo per creare riserve
                  sottomarine a partire dal 2012. In gioco c'è un patrimonio di biodiversità
                  ineguagliabile, come ricordava qualche settimana fa la rivista Nature: "Un
                  solo bicchiere di acqua del Mar dei Sargassi, vicino a Bermuda, ha svelato
                  1.800 specie di microbi mai classificate, con oltre un milione di geni
                  sconosciuti".
                  I danni maggiori vengono dalla pesca a strascico, che usa reti gigantesche,
                  lunghe fino a due chilometri e capaci di cancellare ogni forma di vita-
                  Proprio per risparmiare alcuni "santuari" naturalistici da queste
                  "spazzatutto" dei fondali c'è chi ha proposto la creazione, entro il 2008,
                  dei primi parchi delle profondità marine. Inoltre, si è costituita la
                  Coalizione per la protezione del mare profondo, un cartello di associazioni
                  ambientaliste che sta facendo pressioni sull'Onu per la messa la bando delle
                  reti a strascico.
                  La misura, naturalmente, è avversata con forza dall'industria della pesca.
                  Questa attività è la risorsa fondamentale per 200 milioni di persone,
                  soprattutto nei Paesi poveri. Secondo la Fao, nel mondo una persona su
                  cinque dipendeper la sua alimentazione dalle proteine del pesce. Ma ormai
                  gli oceani, metafora dell'immensità, sono diventati troppo piccoli rispetto
                  all'avidità dei pescherecci industriali supertecnologici. Per l'agenzia
                  dell'Onu lo sfruttamento eccessivo (overfishing) cirrisponde a quel livello
                  di prelievo che impedisce il ricambio e - già nel medio termine - porta a
                  una riduzione del patrimonio complessivo. In altre parole, si parla di
                  sovrasfruttamento quando di una specie rimangono troppo pochi individui per
                  garantire una riproduzione regolare.
                  Al prelievo eccessivo, dicono alla Fao, si aggiunge la pesca illegale, che
                  finisce di impoverire il patrimonio ittico mondiale e rischia addirittura di
                  ridurre alla fame intere popolazioni dell'Africa. Più del 70 per cento delle
                  specie sono ipersfruttate o addirittura in rapida diminuzione.
                  La prima introduzione di "quote" per il pescato risale al 1995, quando
                  l'Organizzazione per la pesca nel Nord Atlantico cercò di imporre dei limiti
                  di prelievo dell'halibut nelle acque della Groenlandia. Ma per l'allora
                  Comunità economica europea la "fetta" prevista per i suoi Paesi era troppo
                  piccola: la Cee fece ricorso e in attesa dell'appello fissò per i propri
                  pescatori quote sei volte maggiori, scatenando un'interminabile controversia
                  internazionale.
                  Adesso però l'allarme è globale, perché i segni di un progressivo
                  impoverimento dei banchi arrivano dappertutto, mei mari chiusi come negli
                  oceani. Nella primavera scorsa una commissione federale Usa ha chiesto al
                  presidente Bush misure urgenti per evitare il declino delle acque costiere
                  americane, definite "in seria difficoltà". I segnali peggiori sono arrivati
                  dalla zona Asia-Pacifico, la più ricca del mondo, dove pescano cinque fra i
                  dieci Paesi più "produttivi". Secondo la Fao, da queste acque viene il 48
                  per cento del pesce di tutto il pianeta (quasi 45 milioni di tonnllate nel
                  2002). Ma i dati degli ultimi anni dimostrano che anche questa miniera sta
                  per esaurirsi. In certe aree, secondo uno studio del Wordfish Centre, i
                  banchi sono diminuiti di un terzo. E le reti dei pescherecci cinesi,
                  indonesiani, taiwanesi sono sempre più piene di pesci d'alto mare, di bassa
                  qualità, mentre le specie che abitano vicino alla costa, di qualità
                  superiore, sono in forte diminuzione. Nelle celle frigorifere della navi,
                  insomma, finisce soltanto quello che gli esperti chiamano trash fish, cioè
                  pesce di scarto.
                  L'ultima notizia, preoccupante, viene dalle pagine di Science: i pescatori
                  che tornano con le reti vuote, scrive la rivista, spesso cercano prede
                  altrove. Per esempio, andando a caccia di specie protette. E' quello che
                  succede alle popolazioni delle coste del Ghana, segnala Justin Brashares,
                  dell'Università di Berkeley: "Se il pesce è poco, i prezzi salgono. E chi
                  non può ricavare le proteine dal pesce, troppo caro, per sopravvivere si
                  rivolge alla caccia di frodo sulla terraferma. Ma un prelievo del genere è
                  insostenibile per molte specie minacciate, che stanno già sparendo nelle
                  riserve naturali".
                  Visto che nei mari dell'Africa occidentale il pesce è diminuito del 76 per
                  cento, il rischio è che a finire sulle tavole dei più poveri sarà sempre più
                  spesso la cosiddetta bushmeat, cioè "carne di selva": scimmie, cervi,
                  persino grandi carnivori. Ancora una volta la colpa, dice la Fao, è delle
                  flotte pescherecce europee, che sfruttano accordi fin troppo favorevoli per
                  la pesca nelle acque africane, stipulati da posizioni di forza con Paesi
                  poveri. Ma soprattutto, le flotte europee godono di enormi sussidi
                  finanziari. Se nel 1981 i contributi arrivavano appena all'equivalente di 4
                  milioni di euro, nel 2001 hanno sfiorato i 300 milioni. Insomma, è come se
                  le famiglie europee pagassero il pesce due volte, ottenendo anche il
                  risultato collaterale di affamare i popoli delle coste africane.
                  Giampaolo Cadalanu

                  *********************************************************************

                  Oggetto: gazzetta di parma 30/01

                  Bracconieri, ladri di natura
                  Il reato verrà considerato come un furto ai danni dello Stato

                  CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - Bracconieri ladri di natura. Uno dei sogni
                  degli animalisti è diventato realtà: il comandante del Corpo forestale dello
                  Stato ha inviato ieri una circolare a tutti i comandi territoriali in cui si
                  invita a considerare il bracconaggio come furto ai danni dello Stato, con
                  conseguente aumento delle pene per i trasgressori. Lo ha annunciato il
                  vicequestore del Corpo forestale, Isidoro Furlan, tra i responsabili del
                  Nucleo operativo antibracconaggio (Noa). La circolare richiama una recente
                  sentenza della Cassazione. Da bracconieri un furto ai danni dello Stato -
                  «La direttiva _ ha spiegato Furlan _ è un risultato molto importante, che
                  soddisfa chi, come noi, agisce sul territorio contro il bracconaggio, finora
                  considerato una violazione minore». «Per il bracconiere colto sul fatto
                  scattava _ ricorda Nisticò _, nel 90% dei casi, una denuncia a piede libero
                  per caccia con mezzi non consentiti: la pena prevista è di tre mesi,
                  condonabile dietro pagamento di una sanzione di circa 520 euro. Ma ora _ ha
                  sottolineato _ la pena aumenta fino a sei mesi e non è condonabile dietro
                  pagamento di una sanzione; è invece previsto il ricorso al patteggiamento».
                  Italia: terra di svernamento uccelli - A contribuire allo sviluppo
                  dell'attività di bracconaggio, ha proseguito l'esponente del Corpo
                  forestale, «anche il mutamento climatico, che ha fatto diventare l'Italia,
                  da territorio di transizione per gli uccelli migratori che dal Nord Europa
                  scendevano a svernare in Africa, in terra di svernamento per molte specie.
                  L'innalzamento della temperatura ha portato diverse specie a fermarsi in
                  Italia invece di scendere fino in Africa: ciò ha moltiplicato le possibilità
                  per i bracconieri». Le grandi migrazioni europei di uccelli verso terre più
                  calde hanno tre corridoi: lo stretto di Gibilterra, lo stretto di Messina e
                  il Bosforo. L'Italia si trova quindi su una delle direttrici principali. Le
                  valli bresciane e lo Stretto di Messina tra le aree più critiche - Per
                  questo motivo, ha osservato Furlan, «uno dei punti più critici per
                  l'attività antibracconaggio si trova nelle valli bresciane (Val Trompia e
                  Val Sabbia), dove cacciatori di frodo puntano ai piccoli passeriformi, che
                  arrivano spesso sui men ù dei ristoranti locali sotto forma del tipico
                  piatto di "polenta e osei"». Proprio per salvaguardare quest'area, da 14
                  anni il Cfs attua tra ottobre e novembre l'«Operazione pettirosso», con un
                  apposito contingente di forestali dedicato giorno e notte al contrasto dei
                  bracconieri: in questi anni sono stati sequestrati nelle valli bresciane ben
                  85 mila tra archetti, trappole e lacci per la cattura degli uccelli, 1.200
                  reti, 655 fucili, 138 richiami acustici elettronici, quasi 12 mila volatili.
                  Altra zona calda del bracconaggio è quella dello Stretto di Messina, uno dei
                  principali punti di concentrazione per numerose specie di rapaci. Nel mirino
                  dei bracconieri soprattutto il falco pecchiaiolo, specie protetta. Da 16
                  anni anche in quest'area una taskforce di forestali scende periodicamente in
                  Calabria per contrastare il fenomeno.

                  Rottweiler « rapito » dal canile municipale
                  Sulle pagine del giornale aveva già « debuttato » il 4 giugno scorso quando
                  aveva aggredito due bambini al parco Ducale. « Quel rottweiler senza
                  museruola e senza guinzaglio ha morsicato i miei bambini e solo a fatica
                  sono riuscita a strapparla alle sue fauci » , aveva raccontato con terrore
                  la madre che era anche stata minacciata dal padrone del cane, fuggito prima
                  dell'arrivo della polizia Poi, 15 giorni dopo, l'animale, taglia grossa e
                  aria feroce, era stato avvistato dagli agenti della polizia municipale al
                  parco Pellegrini mentre gironzolava ancora libero e senza museruola. Anche
                  in quel caso il padrone, un giovane nordafricano molto alto e magro, era
                  riuscito a scomparire con il cane grazie all'aiuto di un gruppo di giovani
                  che lo avevano spalleggiato aggredendo i vigili. Poi era stato uno
                  stillicidio di denunce e avvistamenti e, in alcuni casi, morsicature,
                  fortunatamente non gravi, fino ad una decina di giorni fa quando, infine, la
                  « latitanza » del cane si è interrotta. L'animale era infatti stato
                  pizzicato nell'ennesimo parco cittadino, il padrone vista la mala parata lo
                  aveva lasciato, e una siringa di anestetico sparata dai responsabili del
                  servizio veterinario del Comune aveva placato la furia dell'animale. Che,
                  forse un po' per indole di razza e probabilmente anche per il tipo di
                  addestramento subito, di farsi prendere non ne voleva proprio sapere. Il
                  rottweiler era cosí finito in una gabbia singola del canile municipale dove
                  i tecnici del canile lo avevano rinchiuso e dove era stato sottoposto a
                  controlli. Visite che avevano evidenziato, oltre alla proverbiale « sana e
                  robusta costituzione » , anche una completa seria di vaccinazioni da cui i
                  responsabili del canile, che nel frattempo avevano anche inserito un
                  microchip sotto la pelle del molosso, contavano di risalire al padrone. Di
                  cui però non si sono trovate tracce visto che il cane, ormai entrato nella
                  parte della « primula rossa a quattro zampe » , è scomparso. « Rapito » da
                  qualcuno che è entrato in azione con il buio, aprendo a colpo sicuro la
                  gabbia in cui era rinchiuso il cane e scomparendo poi con un balzo oltre la
                  recinzione. « Al mattino arrivando al canile abbiamo trovato la gabbia
                  aperta » , hanno dichiarato i volontari del canile che hanno rinvenuto le
                  tracce del passaggio del misterioso visitatore notturno. Un rapitore che
                  sembrerebbe facile identificare con il padrone del rottweiler che
                  difficilmente, visti i precedenti, avrebbe accettato, senza usare i denti,
                  di seguire un perfetto sconosciuto. « Stiamo proseguendo le indagini -
                  spiegano alla polizia municipale - per risalire dai registri delle
                  vaccinazioni e da altri riscontri al proprietario dell'animale » . Che
                  ancora una volta sembra scomparso. Come quel cane dal morso facile sempre pi
                  ù simile ad un personaggio da film.

                  Le macellerie islamiche e la legge occidentale

                  Signor direttore, nel servizio, fatto a pagina 23 della Gazzetta di martedí
                  18 gennaio, che riguardava la comunità islamica e le macellerie islamiche di
                  Fidenza, viene segnalato il fatto che questa carne macellata con questo rito
                  religioso viene venduta anche a borghigiani. Desidero modestamente far
                  notare che la vendita di carne macellata con rito religioso islamico a
                  persone non di tale religione è contraria alla legge. Infatti, è palese che,
                  pur essendo gli abbattimenti rituali consentiti grazie a una deroga della
                  legislazione vigente basata sulla tutela delle minoranze, questi
                  abbattimenti avvengono in violazione della vigente normativa quando il
                  prodotto finale della macellazione viene destinato ad un pubblico
                  indistinto, che acquista la carne degli animali macellati con questi riti,
                  per motivi diversi da quelli che hanno giustificato la deroga citata. La
                  macellazione rituale nel nostro paese avviene in base al DM 11/ 06/ 80 che,
                  nelle premesse, pone come motivazione la necessità delle comunità ebraiche e
                  mussulmane di poter consumare carne proveniente da animali macellati secondo
                  la rispettiva religione e per poter dar corso ad esportazione della stessa
                  verso paesi di confessione islamica che non sarebbero dotati di impianti
                  idonei. All'articolo 1 delDMcitato viene indicato che, in deroga quindi alla
                  normativa vigente che prevede il preventivo stordimento degli animali, è
                  consentito eseguire la macellazione senza preventivo stordimento eseguita
                  secondo i riti ebraico ed islamico da parte delle rispettive comunità.
                  Questo significa che il legislatore ha inteso porre una deroga solo e
                  soltanto per gli aderenti alle citate confessioni religiose e non certamente
                  liberalizzare una forma di macellazione assolutamente irrispettosa dei
                  diritti degli animali. E' evidente quindi che la deroga alla legislazione
                  vigente, che permette a persone facenti parte di queste comunità religiose
                  di uccidere senza preventivo stordimento mammiferi indifesi, nonostante l?
                  immaginabile aumento del grado di sofferenza di questi animali, intende
                  unicamente permettere a queste comunità di poter rispettare alcune loro
                  tradizioni religiose anche se oscurantiste e crudeli, quindi il prodotto
                  ottenuto da queste macellazioni deve essere destinato solo ai componenti di
                  queste comunità. A parte che le sofferenze inflitte a questi animali durante
                  la macellazione per sgozzamento sono inaccettabili nel XXI secolo da
                  qualsiasi società civile, se si volesse intendere questa legge in modo
                  diverso da quello di voler concedere una deroga soltanto per gli adepti
                  delle due confessioni religiose, si verrebbe a creare una situazione di
                  violazione della libera concorrenza commerciale, visto che chi non
                  appartiene alle citate comunità non può effettuare macellazioni usufruendo
                  della deroga e, conseguentemente, se volesse procedere alla mattazione di
                  animali senza stordimento, incorrerebbe nella violazione dell'articolo 727
                  C. P. e delle normative in merito alla protezione degli animali durante la
                  macellazione ( D. L. 333 del 01/ 09/ 98).
                  Fernando Rastelli Noceto, 26 gennaio

                  A Varano Melegari maiale protagonista
                  VARANO MELEGARI - ( V. Stra.) L'antico rito della « maialatura » , fulcro
                  dell'economia che contornava la vita rurale di un tempo, torna a rivivere
                  questa mattina a Varano Melegari nella rassegna « Sua maestà il maiale » .
                  Dopo l'uccisione dell'animale, la carne sarà trasformata nel giro di poche
                  ore, grazie ad abili esperti, in pietanze. La rassegna, promossa dalla Pro
                  loco diVarano, coniuga spettacoli musicali, riscoperta del folclore,
                  iniziative enogastronomiche e valorizzazione dei prodotti tipici. Nonostante
                  le contestazioni avanzate alla vigilia della rassegna dalla Lega
                  antivivisezione, che ne ha chiesto l'annullamento perchè ritenuta
                  un'iniziativa cruenta e diseducativa, gli organizzatori si sono preparati a
                  far fronte al « tutto esaurito » . La Pro loco, in collaborazione con
                  l'Associazione per la tutela delle antiche razze suine parmensi, oggi
                  proporrà anche la lavorazione delle carni del maiale nero, una razza
                  recentemente reintrodotta in Valceno. Ma ecco il programma di oggi. Nel
                  parco Cordani, dalle 6 del mattino, Porky's amarcord, una rievocazione
                  dell'antico rito della maialatura, mentre dalle 14 i prodotti confezionati
                  saranno venduti al pubblico. Faranno da cornice alla manifestazione
                  l'iniziativa Valceno in Tavola e una mostra mercato dei prodotti tipici
                  della Valceno. La giornata sarà allietata dal gruppo Millelitri.

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                  Oggetto: il secolo xix 30/01

                  Parto record: tredici cuccioli a Cavi Per allattarli mamma Lilly non basta

                  Lavagna Lei Lilly, un incrocio fra un collie e uno schitzu. Lui Leo, un
                  mezzo segugio bianco e nero di taglia media. Loro, di Leo e di Lilly: 12
                  cuccioli nati lo scorso 26 gennaio che nel giro di alcune settimane avranno
                  bisogno di una casa. Il tredicesimo cucciolo, putroppo se ne andato nei
                  primi giorni, come spesso accade in natura alle cucciolate così numerose.
                  «Tredici cuccioli in una volta sono un fatto davvero fuori della norma -
                  spiega l'animalista Eugenia Rebecchi dell'associazione Ayusya -, e la mamma,
                  che normalmente ha soltanto 9 o 11 mammelle da latte, deve essere aiutata in
                  questi casi a dare da mangiare ai cuccioli altrimenti rischia di vederne
                  morire qualcuno».
                  È stato così, putroppo, per Lilly che ha perso il tredicesimo cagnolino nei
                  primi giorni di vita, nonostante sia stata (e sia ancora) aiutata ad
                  allattare da tutti i componenti della famiglia di Cavi benedetta
                  dall'eccezionale parto canino: Tea Fontana, suo marito e i suoi due figli,
                  un maschio e una femmina di 16 e 14 anni.
                  «Il primo giorno dopo il parto, che è avvenuto nella notte fra il 25 e il
                  26, non ho mandato i miei figli a scuola tanta era la confusione in casa per
                  la nascita dei cuccioli, e poi bisognava stare sempre attenti che tutti
                  riuscissero a prendere il latte dalla mamma», racconta la donna. «Ora i
                  cuccioli devono restare con la mamma ancora trenta o quaranta giorni dopo di
                  che saranno pronti per essere adottati. Li regalo - chiude Tea - ma solo a
                  persone che amano gli animali, meglio se referenziate». Per tutti gli
                  interessati il numero da chiamare è il 338.2667881.

                  Dalla vasca spuntano le tartarughe

                  La maggior parte delle tartarughe lacustri del laghetto dei Parchi di Nervi
                  è già"in vacanza" in Sardegna, protetta e tutelata in apposite strutture. Le
                  altre, forse sei, rimaste ancora a Nervi, non viste perché in letargo tra il
                  fango del fondale, verranno prese e riunite alle loro compagne. Senza
                  traumi. Infatti, in occasione di un intervento di manutenzione straordinaria
                  da effettuarsi sulle tubature del parco, la vasca delle ninfee verrà
                  svuotata. Il che permetterà, senza troppi problemi, di prelevare i rettili e
                  di portarli dove, senza dubbio, fa più caldo. Bellezza del luogo a parte,
                  infatti, per chi ha il sangue freddo come le tartarughe, gli zero gradi di
                  questo periodo non sono certo l'ideale. Di sicuro, in questi giorni di
                  pulizie, le tartarughe sono diventate le beniamine assolute. Alcuni membri
                  dell'Associazione amici dei parchi, nell'opera di pulizia del laghetto, si
                  sono premurati di prelevare le tartarughe dall'acqua, tenendole in mano. E
                  ci è scappato anche un tête-à-tête tra Giuseppe Mannino, pensionato alle
                  prese con le foglie cadute nell'acqua, ed un piccolo esemplare, che dal suo
                  guscio ha fatto capolino verso il viso del divertito lavoratore. La più in
                  apprensione, Cristina Morelli capogruppo dei Verdi in Comune, presente anche
                  lei ieri mattina e subito preoccupata per lo stato di salute dei piccoli
                  animali. «Ma so che l'assessore Dallorto mi aiuterà nel trasferimento degli
                  esemplari», ha detto Morelli.
                  G. D'A.

                  imperia
                  Smarrita cagnetta a Borgo d'Oneglia
                  È stata smarrita nei giorni scorsi una cagnetta lupa di colore nero e stazza
                  abbondante nella zona di Borgo d'Oneglia. L'animale risponde al nome di Susy
                  ed è tatuata. Chi la trovasse è pregato di chiamare il numero 347 8535442. È
                  stato invece trovato un altro cane, un dobermann non vedente, che è stato
                  preso in consegna dalla pensione Ulivi di Chiusavecchia. Il padrone
                  dell'animale può mettersi in contatto con la pensione.

                  Lupo Ezechiele ha trovato una compagna

                  Chiusa Pesio (Cuneo)Ezechiele, il lupo giramondo investito sulla tangenziale
                  di Parma il 24 febbraio dell'anno scorso, curato e rimesso in libertà con un
                  radiocollare che informa gli studiosi della sua posizione, ha trovato
                  compagnia. Dopo aver attraversato tutto l'Appennino ligure si è stabilito in
                  valle Pesio, nelle Alpi Marittime, diventato terreno di caccia di un branco
                  ormai da sei anni. I ricercatori hanno trovato sue tracce insieme a quelle
                  di una femmina.

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                  Oggetto: il messaggero 30/01

                  GATTI SALVATI
                  I vigili del fuoco del distaccamento di Gradoli, ieri pomeriggio, hanno
                  salvato sette gatti rimasti isolati a causa della neve in un casolare in
                  località Montione, nel comune di Latera. A chiedere il loro intervento è
                  stato un anziano pensionato che da alcuni giorni non riusciva a portare cibo
                  ai suoi gatti. L'uomo, dopo aver chiamato il 115, ha consegnato un grosso
                  pacco di crocchette ai vigili del fuoco dicendo loro di essere molto
                  preoccupato per la sorte dei gatti che custodisce nel suo podere. Gli stessi
                  vigili del fuoco hanno avuto grosse difficoltà a raggiungere la località ma,
                  appena arrivati, sono stati circondati dai gatti affamati che si sono
                  tuffati sul cibo. I vigili del fuoco, prima di rientrare, hanno lasciato
                  un'abbondante scorta di crocchette a loro disposizione, anche perchè nella
                  zona, in serta è ripreso

                  (Message over 64 KB, truncated)
                • Francesca
                  Oggetto: SCHMIDT: FALSE E STRUMENTALI LE DICHIARAZIONI DI FACE ITALIA Considero le dichiarazioni rilasciate dalla sezione italiana della Associazione FACE un
                  Messaggio 8 di 12 , 10 feb 2005
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                    Oggetto: SCHMIDT: FALSE E STRUMENTALI LE DICHIARAZIONI DI FACE ITALIA

                    "Considero le dichiarazioni rilasciate dalla sezione italiana della
                    Associazione FACE un atto gravissimo che avvalora i sospetti che dietro
                    questa riforma della legge 157 ci sia un disegno politico ben più ampio".
                    Così si è espresso l'on. Giulio Schmidt intervenendo in Commissione
                    agricoltura denunciando la falsità e la strumentalizzazione delle
                    dichiarazioni di Face Italia sull'accordo siglato a Bruxelles tra Birdlife
                    international e la stessa Face sulla Direttiva uccelli.

                    "L'accordo di Bruxelles  parla di fermare il declino  delle biodiversità
                    entro il 2010, di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di controllo,
                    della dismissione dell'uso  dei pallini di piombo per la caccia nelle zone
                    umide in tutta la UE non oltre il 2009",  ammonisce l'on. Scmhidt agitando
                    il testo dell'accordo.

                    "Si mente sapendo di  mentire. Non si può affrontare la riforma di una
                    legge così importante a colpi di menzogne. Mi auguro che qualcuno
                    finalmente comprenda quale  grave errore sia di mandare il  testo Onnis in
                    Aula e se  sia stato tenuto in conto il rischio che si corre di riaprire
                    un grande scontro sociale".

                    "E' veramente deludente", conclude l'on. Schmidt, "vedere come alcune
                    associazioni si prestino a questo gioco per convenienza mettendo a rischio
                    l'accordo stesso pensando di ottenerne qualche beneficio.  Adesso qualcuno
                    dovrà prendersi la responsabilità di queste dichiarazioni".
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                    Vigilanza Ambientale -
                    http://www.vigilanzambientale.it

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                    Oggetto: ARCICACCIA: FERMATE QUEL DISEGNO DI LEGGE!

                    Audizione dell'Arcicaccia in Commissione Agricoltura della Camera

                    Fermate quel disegno di legge, è improponibile: così si è spressa l'ARCI
                    CACCIA nel corso dell'Audizione svolta quest'oggi davanti alla Commissione
                    Agricoltura della Camera in ordine alla proposta di controriforma della
                    legge sulla caccia, il cui testo base è stato acquisito nei giorni scorsi,
                    solo con il voto del centrodestra, dalla stessa Commissione.

                    Per l'ARCI CACCIA l'impianto della proposta appare inemendabile poiché le
                    norme in essa contenute confliggono con la previsione costituzionale della
                    tutela dell'ecosistema e della fauna che ne è elemento costitutivo
                    essenziale.
                    Di fatto le proposte avanzate - azzeramento della programmazione
                    faunistico-venatoria, svuotamento dei poteri degli Ambiti Territoriali di
                    Caccia e dei Comprensori Alpini, introduzione del nomadismo venatorio,
                    depotenziamento del ruolo dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica,
                    allungamento dei tempi e delle specie cacciabili in contrasto con le
                    indicazioni della scienza e dell'Unione Europea, depenalizzazione del
                    bracconaggio - producono il capovolgimento della "ratio" legislativa che
                    presiede la normativa in vigore finalizzata a stabilire l'appartenenza
                    della fauna selvatica al patrimonio indisponibile dello Stato e la
                    priorità della tutela faunistica e delle produzioni agricole.
                    Le nuove norme, sostenute dal centrodestra ma avversate dalla maggioranza
                    dell'opinione pubblica, tendono ad annullare un sistema venatorio
                    compatibile per introdurre tipologie di caccia imperniate su un prelievo
                    consumistico e senza regole.
                    Inoltre, in forza della violazione delle Direttive comunitarie, qualora il
                    disegno di legge fosse approvato dal Parlamento, si profilerebbe un
                    procedimento di infrazione dell'Unione Europea nei confronti dell'Italia.
                    Queste considerazioni di ordine generale contenute in una Memoria che
                    l'ARCI CACCIA ha consegnato alla Presidenza della Commissione Agricoltura
                    hanno prodotto il giudizio negativo dell'Associazione sul disegno di legge
                    tale da giustificare la richiesta del suo ritiro anche alla luce di una
                    linea di politica legislativa rivolta alla tutela dei temi naturali, degli
                    animali e della biodiversità che il Parlamento ha avviato in questi ultimi
                    tempi ben diversa da quella che, oggi, si propone sul tema caccia.
                    Una tutela che l'ARCI CACCIA ritiene valida come precondizione per
                    l'esercizio di una caccia responsabile, unica via per la salvaguardia di
                    una tradizione e di un uso razionale delle risorse naturali di cui i
                    cacciatori dell'Associazione si considerano anzitutto custodi e principali
                    difensori.

                    Vigilanza Ambientale -
                    http://www.vigilanzambientale.it

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                    Oggetto: il secolo xix 09/02

                    «Liberate la Rocchetta dai cinghiali»
                    LERICI Denunciato nel corso di un'assemblea il fallimento delle operazioni
                    di "scaccio" degli ungulati
                    Gli abitanti sono in prima linea nel chiedere la deportazione degli animali
                    «L o scaccio non funziona: portate via i cinghiali dalla Rocchetta. Non ci
                    sono nati, non riescono a viverci, e fanno danno pesanti su parecchi fronti.
                    Sono un errore compiuto dall'uomo, che adesso deve rimediare, a buona pace
                    dei cacciatori».
                    Gli abitanti della Serra sono compatti in proposito: le scorrerie dei
                    porcastri, immessi anni fa con una scelta miope e incomprensibile, sono
                    diventati un tormento per tutta la comunità. Una presenza ingombrante di cui
                    disfarsi al più presto. Per questo, riuniti in assemblea, i cittadini hanno
                    chiesto al Comune di spingere presso la Provincia, per una soluzione che sia
                    drastica:
                    «Questi animali non appartengono al nostro tessuto - è l'accusa - sono stati
                    immessi, per favorire la caccia. Si stanno mangiando tutto quello che
                    trovano: con gli zoccoli devastano i terreni, per fame ingoiano tutto quel
                    che trovano. E' una follia».
                    Il presidente della maggioranza consigliare di Lerici, Brunello Bertella, ha
                    promesso che porterà la richiesta che sta venendo avanti da più parti in
                    consiglio comunale: «Francamente condivido le richieste degli abitanti -
                    ammette - ho il massimo rispetto per i cacciatori, ma se il cinghiale alla
                    Rocchetta non c'è nato, una ragione c'è. Non so come si possa fare, a
                    prendere tutti i cinghiali e portarli altrove, ma dovremo arrivare a farlo:
                    lo scaccio, ormai è noto a tutti non funziona.
                    Le battute per spaventare gli ungulati creano solo terrore nelle cucciolate,
                    cacciate da Ameglia verso Lerici, e poi da Tellaro verso Ameglia. Questo è
                    il territorio: non è grande, è sempre lo stesso. Il cinghiale scappa di qua,
                    è respinto di là. E il problema resta inalterato. Oltretutto ci rimettono le
                    specie vegetale e animale autoctone, costrette a perire nella disperata
                    ricerca di cibo dei cinghiali...».
                    Una grande retata è quindi strada da intraprendere. Secondo i residenti
                    della Serra, che sulla questione sono ovviamente mobilitati, sarebbe l'unica
                    soluzione possibile: acchiappare i cinghiali, e portarli altrove, in parchi
                    pubblici o privati in cui ci sia lo spazio per accoglierli.
                    Come? Con battute organizzate, per spostare i cinghiali da una parte, e
                    catturarli: meglio se vivi, spiegano, magari trovando il modo di
                    addormentarli...
                    «I cacciatori che non intendano rinunciare alla caccia, potranno dedicarsi
                    ad altri tipi di selvaggina, qui, e spostarsi altrove per cacciare il
                    cinghiale - spiega Bertella - i serresi non hanno niente di personale nei
                    confronti di chi ama la caccia: solo, la gente è stanca di trovare i muretti
                    a secco divelti, gli orti devastati, e di convivere con la paura. E' tutta
                    colpa dell'uomo, se ora vivono male sia i cinghiali che gli uomini. Certi
                    errori si pagano: perché la natura ha le sue regole e fa le cose per bene,
                    ma queste regole non bisogna tradirle e forzarle».

                    Parte la campagna anti piccioni
                    AMBIENTE Il Comune vara, in collaborazione con l'Enpa, un piano dI
                    sterilizzazione per ridurre la presenza dei volatili in città
                    Si comincia alla Foce, poi Staglieno e Carignano
                    Alla Foce i piccioni hanno le ore contate. Subito dopo toccherà a quelli di
                    Staglieno, quindi alle colonie di Carignano. L'amministrazione comunale
                    dichiara guerra all'esplosione demografica dei colombi in città. Non sarà
                    un'operazione cruenta. Tursi ha pianificato una serie di interventi mirati,
                    da un lato, a contenere la proliferazione selvaggia dei piccioni e,
                    dall'altro, a sensibilizzare la popolazione sul perché sia giusto
                    ridimensionare il fenomeno, in primo luogo smettendo di dare loro da
                    mangiare cibo improprio, dannoso cioé per il sistema sanitario cittadino e
                    per gli stessi volatili.
                    Il piano d'azione è stato redatto dall'assessorato all'Edilizia privata, con
                    il supporto di un esperto in materia, Paolo Albonetti, in collaborazione con
                    l'Enpa Liguria, l'ente nazionale per la protezione animale. Prevede il
                    controllo farmacologico della fertilità attraverso la somministrazione di
                    grano medicato, interventi tesi a controllare i luoghi di nidificazione e la
                    distruzione di quelli esistenti che portano i maggiori problemi,
                    l'installazione di sistemi di allontanamento fisico come reti e dissuasori
                    ad aghi nelle zone di maggiore pregio artistico e turistico.
                    L'effetto dei mangimi medicati dura sei/otto mesi e quindi la loro
                    somministrazione va ripetuta più volte. Reti e dissuasori ad aghi vengono
                    installati da Amiu Bonifiche, sulla falsa riga di quelli già presenti in
                    Galleria Mazzini e Sottoripa.
                    Il budget stanziato per l'anno in corso è di 50 mila euro.
                    Uno studio del 1998 stimava in città la presenza (per difetto) di
                    quindicimila colombi. Negli ultimi tempi si è balzati a quota ventimila.
                    Colpa dell'assenza di animali predataori e degli edifici fatiscenti che
                    favoriscono lo stanziamento delle colonie. Ma anche, a sorpresa, dei ritmi
                    frenetici della città.
                    «La presenza di luce ventiquattrore al giorno - rivela Albonetti - eccita
                    gli animali e fa sì che si nutrano e si riproducano più di frequente».
                    Nell'anno una coppia genera dieci piccoli nati e viventi.
                    Quest'anno le stime parlano di ventimila colombi. I denari stanziati dal
                    Comune serviranno a fronteggiare solo l'emergenza. Cioé le colonie che
                    creano scompiglio alla Foce, a Carignano e a Staglieno. «Ci sono persone -
                    spiega Roberta Morgano, assessore all'Edilizia privata - che ai piccioni
                    danno da mangiare pensando di sfamare esseri bisognosi. Ma così facendo
                    favoriscono il proliferare di animali malsani e incapaci di procacciarsi
                    cibo». Pane e pasta favoriscono l'esplosione demografica, ma compromettono
                    la salute dell'animale. «In condizioni naturali - spiega Rosanna Zanardi,
                    responsabile di Enpa Liguria - un colombo vive anche oltre i vent'anni.
                    Quelli di città, che nascono e vivono in cattività, vivono due o tre anni al
                    massimo».
                    La tabella di marcia del Comune elenca quattro fasi. Quella iniziale, di
                    overview, monitoraggio della popolazione colombacea su diverse aree urbane.
                    Quindi si procederà con il controllo sanitario degli individui. L'adozione
                    di sistemi di contenimento numerico incruenti e compatibili tra loro sarà la
                    terza fase, da concordare con l'Enpa e con istituti di ricerca. Alla luce
                    dei risultati delle analisi epidemiologiche seguirà infine una diffusa
                    informazione della cittadinanza.
                    Con l'Enpa il Comune attiverà anche il Columbus day, progetto curato a
                    titolo gratuito dall'ente che prevede la somministrazione di mangimi
                    medicati, la cattura di esemplari vivi da sottoporre alle analisi
                    dell'Istituto zooprofilattico sperimentale e reinserire nelle zone di
                    provenienza. Sarà preso in considerazione l'inserimento in ambiente di
                    predatori naturali come rapaci diurni e notturni. Insomma, un'azione a 360
                    gradi. Perché i colombi comportano rischi sanitari (trasmissioni infezioni,
                    infestazioni e allergie), danni (disgregazione lapidea e inquinamento
                    fecale) e fastidi (incidenti automobilistici, rumore e degrado), che alla
                    collettività costano.
                    Pulizia strade, piazze, edifici? Dai 7,75 e i 10,50 euro l'anno a colombo.
                    Restauro monumenti? Tra i 16 e i 29 euro l'anno a colombo. Senza contare i
                    275 euro a paziente affetto da salmonella.
                    Meno di cinquemila piccioni concentrati in un chilometro quadrato del centro
                    storico costano all'amministrazione (cioé ai cittadini) tra i 70 mila e i
                    103 mila euro l'anno.
                    Gilda Ferrari

                    L' iniziativa Animali, questi sconosciuti corso per bimbi in 14 scuole
                    Riscoprire e valorizzare l'importanza del rapporto tra bambino e animale e
                    attraverso questo rieducare i bambini al rapporto interpersonale. Non è un
                    complicato percorso pedagogico, ma un corso di zooantropologia (studio della
                    relazione tra l'uomo e l'animale) applicata alla didattica nelle scuole di
                    Genova che l'assessorato alle Politiche ambientali ha voluto promuovere
                    insieme ad altri enti e associazioni per portare all'attenzione dei bambini
                    l'importanza e l'assoluta necessità di instaurare un corretto ed equilibrato
                    rapporto con gli animali. Roberto Marchesini, docente di Etologia e
                    Zooantropologia all'Università di Milano, ha tenuto ieri pomeriggio
                    all'auditorium della Buonarroti Firpo di via Canevari a Marassi un seminario
                    per gli insegnanti delle quattordici scuole, dalle materne alle medie, che
                    hanno voluto partecipare a questo progetto.
                    «Il rapporto tra uomo e animale - ha introdotto Luca DallOrto, assessore
                    alle Politiche ambientali - ha un ruolo essenziale nella nostra società, che
                    deve essere riscoperto e valorizzato proprio partendo dalle scuole». Dalla
                    fine di febbraio, negli istituti che hanno aderito al progetto, si terranno
                    cinque incontri bisettimanali, a ognuno dei quali presenzierà un operatore
                    zooantropologico che insegnerà ai bambini il corretto rapporto da instaurare
                    con gli amici animali. «Oggigiorno i bambini conoscono poco il mondo animale
                     - spiega Marchesini - se si chiede loro di elencare qualche animale,
                    cominciano a snocciolare razze inesistenti, tipo i Pokemon, o estinte da
                    qualche tempo, come i velociraptor. Del classico cane e gatto se ne parla
                    ormai poco. E quei pochi che magari vogliono un cuccioletto in carne e ossa
                    adottano cani di cui conoscono poco o nulla. Ad esempio il celebre cane di
                    una nota marca telefonica è un tipico cane da branco, abituato per centinaia
                    di anni a mietere chilometri e a radunare pecore. A causa di quello spot, ne
                    sono stati adottati molti, ma pochi padroni hanno saputo allevarli: non si
                    può pensare di chiudere una razza simile in un appartamento senza
                    conseguenze».
                    Marchesini prende spunto da questa posizione per introdurre l'importanza
                    dell'educazione dei bambini al rapporto con gli animali, e attraverso il
                    rapporto con gli animali. Un metodo che può sembrar centrare poco con
                    l'educazione dei bambini, ma che in realtà ha prodotto grandi risultati: «In
                    passato ho avuto a che fare con classi elementari difficili - continua
                    l'esperto - dove l'interazione tra i bambini era difficoltosa e a volte
                    nulla. Venivano spesso alle mani, o si chiudevano in se stessi. Attraverso
                    l'insegnamento di zooantropologia, con giochi ma anche con cure vere e
                    proprie verso gli animali, molti si aprivano, altri rispettavano di più il
                    compagno, o semplicemente se stessi». La paura di essere giudicati, o il
                    senso di superiorità che tanti bambini provano sui propri coetanei, possono
                    essere superati attraverso il rapporto con l'animale: «Questa relazione
                    diventa il filtro essenziale che trasforma e migliora la capacità e la
                    qualità di interrelazione tra i bambini». Durante questi corsi, oltre alla
                    prova della cura dell'animale, si può tentare con le drammatizzazioni:
                    scenette teatrali dove si simula un approccio tra uno sconosciuto e un cane.
                    «È importante che i bambini sappiano che il cane non conosce il loro
                    linguaggio: un bimbo appena vede un cane gli va incontro e lo abbraccia,
                    pensando di fare una cosa gradita. Ma il cane interpreta questo gesto, se
                    non lo ha mai sperimentato prima, come un'aggressione. L'uomo e l'animale
                    devono imparare a comunicare, a conoscere i codici l'uno dell'altro». E
                    allora durante le lezioni si spiegherà il famoso "codice canino": se le
                    orecchie sono rilassate il cane è sereno, se la coda ondeggia vuol dire che
                    si sta interessando a qualcosa, se abbassa la testa vuol dire che si sta
                    annoiando o che è triste, e così via. Sono piccoli ma fondamentali segnali
                    che aiutano a instaurare un rapporto, segnali che sono sempre esistiti, ma
                    che vanno riscoperti. Attraverso il mutuo rispetto di questi codici i
                    bambini vivono sereni col proprio animaletto, e migliorano le relazioni con
                    gli altri. È un invito sussurrato, quello di Marchesini, al ritorno alla
                    mentalità rurale, quando gli animali non erano un lusso o un passatempo, ma
                    fedeli e insostituibili compagni di vita.
                    Angelica Giambelluca

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                    Oggetto: WWF: ANIMALI MERCE DI SCAMBIO POLITICO

                    Nuova legge sulla caccia a tappe forzate con Forza Italia ostaggio
                    elettorale di AN e Lega

                    Sorda a tutti gli appelli di ricondurre il dibattito sulla nuova legge
                    venatoria ad elementi di ordine giuridico (soprattutto relativi all'
                    ordinamento dell'Unione Europea) e scientifico, la maggioranza procede a
                    tappe forzate coi lavori di Commissione per portare in Aula già la
                    prossima settimana la modifica della normativa sulla caccia che nel '92
                    aveva visto una sorta di patto storico tra ambientalisti, agricoltori e
                    cacciatori. Il tentativo chiaro è quello di presentarsi alla campagna
                    elettorale sulle elezioni amministrative con la nuova legge sulla caccia
                    approvata da almeno un ramo del Parlamento. AN e Lega intendono in questo
                    modo rispettare gli impegni assunti con il mondo venatorio che, come noto,
                    da tempo chiede una la stagione di caccia più estesa, più specie
                    cacciabili, più libertà di movimento sul territorio nazionale per cacciare
                    anche al di fuori dell'ambito venatorio assegnato a ciascun cacciatore.
                    Nel frattempo si è aperto un importante dibattito all'interno di Forza
                    Italia che è consapevole di quanto il tema riguardi un'estrema minoranza
                    di elettori e che, nei termini in cui è posto, rischia di riaprire una
                    serie infinita di contenziosi e di accuse di scarsa sensibilità
                    ambientale. Ciò nonostante Forza Italia è stretta dai propri alleati di
                    governo AN e Lega che esplicitamente hanno chiesto un voto del Polo
                    proprio in funzione elettoralistica.

                    Il WWF auspica che ancora una volta prevalga il buon senso e che Forza
                    Italia, su una questione quale la caccia, già regolamentata con equilibrio
                    dal legislatore, non ceda al ricatto di chi esprime interessi contrapposti
                    alla conservazione della natura e al sentimento generale degli italiani
                    che certamente non è filovenatorio. L'appello è rivolto in particolar modo
                    al Presidente del Gruppo di Forza Italia, on. Elio Vito al quale non
                    mancano nè gli elementi nè gli argomenti per non portare il voto in aula.

                    "Niente di più falso -dichiara Gaetano Benedetto, vicesegretario aggiunto
                    del WWF- che con gli ambientalisti non si possa parlare. A prova di questo
                    è la legge 157/92 basata su un ampio accordo e su una condivisione di
                    obiettivi e di metodi. Il fatto è che una parte del mondo venatorio ha
                    giocato al rilancio, avanzando richieste di modifica che travalicano ogni
                    evidenza scientifica e ogni considerazione giuridica. Per un mero
                    interesse elettorale una parte del mondo politico ha ascoltato questa
                    minoranza e si sta preparando ad una forzatura  non indifferente.
                    Gli ambientalisti stanno ancora aspettando la presentazione di un
                    documento che dimostri scientificamente la necessità della riforma
                    auspicata mentre, nel frattempo, siamo sicuri che ogni immissione in
                    natura di specie bersaglio viene fatta ancora oggi senza una valutazione
                    scientifica e in assenza di dati certi sull'attività venatoria in Italia."


                    Vigilanza Ambientale -
                    http://www.vigilanzambientale.it

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                    Oggetto: corsera 09/02

                    Roma
                    SULL'APPIA ANTICA
                    Il rifugio degli animali
                    Iguane, macachi, pappagalli salvati dal contrabbando o dai circhi
                    Gigantesche iguane sudamericane, felini asiatici e gufi africani d'ora in
                    poi sapranno dove andare. Per la fauna esotica sequestrata e confiscata
                    appartenente a specie protette, il Wwf Italia ha realizzato con i
                    finanziamenti della Provincia di Roma il Centro di Recupero Animali
                    Selvatici ed Esotici «Appia Antica» (wwf 06.844971). E' un'oasi di 7 ettari
                    con una clinica veterinaria attrezzata per ospitare qualsiasi tipo di
                    animale, anche in isolamento sanitario. Qui si accoglie anche la fauna
                    selvatica ferita accidentalmente nei parchi o colpita dai bracconieri come
                    daini, istrici e volpi. Di centri così in Italia ce n'è solo un altro, a
                    Semproniano. Nei grandi recinti all'aperto vivono Cip e Ciop, due bertucce
                    africane sequestrate all'aeroporto di Fiumicino. «Sono arrivate sotto shock,
                    sottratte ancora lattanti alla madre - racconta Umberto Cara direttore
                    sanitario del Crase - Avevano il guinzaglietto al collo, pronte per essere
                    vendute. Hanno trascorso intere giornate abbracciate per farsi coraggio. Per
                    ricreare il loro habitat, gli abbiamo messo vicino un maschio e una femmina
                    adulti. Ora Cip e Ciop possono sentire anche il richiamo delle aquile come
                    accade in Africa e in più avvertono la presenza del serval, un felino che
                    loro percepiscono come un pericolo e che li spinge a dormire sugli alberi,
                    un comportamento corretto».
                       Molto più difficile invece rieducare un macaco asiatico, Pucho, che è
                    stato troppo tempo a contatto con l'uomo da cui ha assorbito le abitudini,
                    soffrendo nel rinunciare alla regole sociali della sua specie. Anche per
                    Ciro, la bertuccia che proviene dallo zoo di Napoli posto sotto sequestro,
                    la strada è tutta in salita. «La lunga vicinanza con l'uomo e l'assenza di
                    un branco in cui inserirsi lo ha reso aggressivo - spiega il direttore
                    sanitario - Ha atteggiamenti autolesionisti e tic nervosi che tentiamo di
                    curare evitando finché si può, il ricorso ai tranquillanti». Il serval
                    invece è un felino sequestrato in una casa di due tedeschi dove viveva in
                    cattività. Ora si cerca di evitare contatti umani e gli si dà carne animale
                    che risveglia in lui sensazioni e atteggiamenti tipiche del predatore. A
                    centro ci sono anche aquile pescatrici, nibbi e avvoltoi sequestrati. Sono
                    arrivati con le ali spezzate ed i cappucci calati sul capo, due stratagemmi
                    di chi voleva venderli illegalmente, per impedire loro di fuggire. Qui hanno
                    curato i graffi che si erano fatti attaccandosi l'un l'altro.
                       Al centro in una grande gabbia ci sono anche diversi esemplari di
                    ara-ararauna, i colorati e giganteschi pappagalli sudamericani. «Sono
                    animali intelligentissimi che interagiscono continuamente tra loro - spiega
                    Umberto Cara - quando sono costretti alla solitudine osservano l'uomo e lo
                    imitano per compiacerlo, imparando anche a parlare. Ma è una costrizione che
                    li fa soffrire». Tra gli ospiti del Crase c'è anche un orsetto lavatore
                    nordamericano, anche lui proviene dallo zoo di Napoli. «E' stato costretto
                    alla solitudine in una gabbia ed ora deve apprendere i comportamenti
                    corretti del branco. Solo allora potremo inserirlo tra i suoi simili».
                    Silvia Testa

                    Corriere.it
                    C'è la volpe domestica: è amica dell'uomo
                    Si comporta come un cane: si fa accarezzare e lecca affettuosamente le mani
                    del padrone
                    ROMA - La volpe è cambiata: scodinzola, cerca un contatto visivo con l'uomo
                    per capire come comportarsi, si fa accarezzare e lecca affettuosamente le
                    mani, spesso del primo che incontra.
                    Si comporta come un cane ma è la volpe domestica, ottenuta da una selezione
                    genetica durata 45 anni e quasi altrettante generazioni. La notizia è
                    pubblicata sul quotidiano britannico The Independent che annuncia un lavoro
                    pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.
                    NATA IN SIBERIA - La volpe domestica è nata in un allevamento in Siberia
                    che, dal 1959, seleziona geneticamente volpi dal carattere particolarmente
                    mite. Il progetto era stato inizialmente concepito dal genetista russo
                    Dmitri Belyaev per ottenere esemplari non aggressivi destinati ad essere
                    allevati per la pelliccia. Ma i tempi sono cambiati e, come suggeriscono
                    anche gli autori dello studio, Brian Hare di Harvard e Lyudmilla Trut
                    dell'Accademia russa delle scienze, ora la docile disposizione delle volpi
                    domestiche potrebbe spingere a una richiesta diversa: non volpi da
                    allevamento, bensì da compagnia. La selezione di quella che sembra destinata
                    a diventare la migliore amica dell'uomo, ha portato a un differenziamento
                    non solo nel carattere, ma anche dell'aspetto. La volpe domestica ha infatti
                    un muso meno pronunciato rispetto alla cugina selvatica e che la fa
                    somigliare a un cucciolo. In alcuni esemplari le orecchie sono afflosciate e
                    la coda arrotolata.

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                    Il Secolo XIX 10/02

                    «Mutazioni nei pesci di Sestri»
                    INQUINAMENTO Carabinieri e tecnici del ministero dell'Ambiente alla foce del
                    Chiaravagna. Ordinanza per deviare i liquami di Scarpino
                    Analisi dell'Icram: cefali avvelenati dal percolato
                    «Questi pesci sono malati, veri e propri mutanti e non c'è bisogno di uno
                    scienziato per capire che qui c'è un evidente caso di inquinamento
                    ambientale». Parole, per quanto informali, di scienziato. Parole che
                    tradotte dal linguaggio degli specialisti dell'Icram, l'Istituto centrale
                    per la ricerca scientifica ambientale applicata al mare, incaricato di
                    eseguire i rilievi lì dove sfociano i liquami prodotti dalla discarica di
                    Scarpino, suonano più o meno così: il porticciolo di Sestri è una vera fogna
                    a cielo aperto ed è pericoloso per la cittadinanza, visto che i pesci alla
                    fine, in un modo o nell'altro, finiscono in tavola.
                    L'inchiesta sulle presunte irregolarità commesse da Genova Acque (due avvisi
                    di garanzia ai suoi uomini di vertice) e dall'amministrazione comunale (il
                    sindaco Giuseppe Pericu è stato denunciato dal nucleo ecologico dei
                    carabinieri) avanza molto velocemente. L'oggetto delle indagini è lo
                    smaltimento del percolato prodotto dai rifiuti, che oggi viene gettato in
                    mare dopo un inutile passaggio nel depuratore di Sestri. Inutile perché come
                    tutti gli altri impianti presenti a Genova, anche quello sestrse non è in
                    grado di depurare il percolato, ricco di ammoniaca.
                    Ieri mattina, in contemporanea, gli specialisti coordinati dal maggiore dei
                    carabinieri Francesco Schilardi, dal maresciallo Gian Antonio Chiella e dal
                    maresciallo del Noe Antonio Sgrò, "padri" dell'inchiesta, hanno lavorato
                    tutta la mattina sia nel tratto di mare dove sfocia il percolato sia nella
                    discarica di Scarpino, dove sono stati effettuati diversi campionamenti. I
                    risultati verranno poi comunicati a breve al sostituto procuratore Sergio
                    Merlo, che si sta occupando del filone ambientale di una vicenda che sta
                    facendo tremare le fondamenta di palazzo Tursi che si è difeso in passato
                    sostenendo di «avere agito per limitare i danni».
                    I tecnici dell'Icram, almeno una dozzina, giunti da Roma, hanno iniziato a
                    lavorare due notti fa, buttando in mare con l'aiuto di alcuni pescatori le
                    reti, con lo scopo di catturare esemplari di pesci che frequentano l'area
                    così da poterli studiare e analizzare il giorno successivo.
                    Ieri mattina, appena passate le nove, sembrava di essere sul set di Csi, o
                    dell'italiano Ris: c'erano la motovedetta dei carabinieri e i sommozzatori
                    dell'Arma, che si orientavano nella acque melmosa grazie a fotografie
                    scattate da un satellite, che hanno evidenziato la presenza sul fondale di
                    una vera e propria montagna di sedimenti. E poi c'era uno stuolo di uomini e
                    donne in camice bianco impegnato febbrilmente in autopsie, rilievi ed esami
                    del sangue. I loro "pazienti" erano pesci di ogni tipo, dai saraghi ai
                    branzini, passando dalle meno nobili sarpe ai cefali, che affollano l'area
                    antistante alla foce del Chiaravagna.
                    Gli specialisti dell'Icram, la cui opera è stata richiesta come condizione
                    essenziale per la salvaguardia dell'inchiesta da parte dei carabinieri che
                    hanno ritenuto opportuno escludere gli enti locali che normalmente si
                    occupano di inquinamento ambientale, hanno creato un vero e proprio
                    laboratorio a cielo aperto: una serie di tavoli su cui operare, bisturi,
                    siringhe e provette in abbondanza e decine di pesci da analizzare. «Sono
                    malati, sono proprio malati e non c'è bisogno di aspettare l'esito degli
                    esami per capirlo», ha sospirato tra i denti una delle biologhe marine
                    impegnate a sezionare l'intestino di un branzino che esalava un ordore
                    nauseabondo.
                    Alcuni pesci sono stati lasciati in vita: «Certi enzimi che dobbiamo
                    controllare possono essere individuati solo se l'animale è ancora vivo. Poi
                    dobbiamo prelevare il sangue ed esaminarlo. Solo alla fine eseguiamo una
                    vera e propria autopsia».
                    Intanto il sindaco Giuseppe Pericu ( denunciato dal Noe perché avrebbe
                    autorizzato a convogliare il percolato nel depuratore di Sestri nonostante
                    il depuratore non fosse adatto) ha firmato un'ordinanza che entro alcuni
                    giorni avrà l'effetto di deviare i liquami nel torrente Rio Secco, che
                    sfocia a poche centinaia di metri dal depuratore di Sestri, in attesa che il
                    depuratore di Cornigliano sia attrezzato per smaltire la pericolosa
                    sostanza. Una misura temporanea e certamente insufficiente, che però secondo
                    il Comune allontanerà il pericolo dalla foce del Chiaravagna.
                    Prima che le analisi dell'Icram siano consegnate ci vorranno almeno due
                    settimane. Ma già lo scorso gennaio erano stati depositati alcuni esami
                    "sonda" dai quali era emersa una presenza spropositata di sostanze nocive
                    nei pesci: «Così elevate - si leggeva nel rapporto giunto alla magistratura
                     - da risultare non valutabili con precisione». Esami che evidenziavano anche
                    le mutazioni dei cefali definite come "gravissime alterazioni della
                    struttura e della morfologia dei loro organi". Vabbé dira qualcuno, tanto i
                    cefali non li mangia nessuno. Magari i cefali no, ma i branzini e le
                    ricciole, che di cefali sono ghiotti, sono tra le pietanze più vendute dai
                    ristoratori e dalle pescherie genovesi. Due più due: et voilà, il percolato
                    è servito, attraverso la catena alimentare.
                    Andrea Carugati

                     

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                  • Francesca
                    Oggetto: corsera 15/02 Il protocollo di Kyoto diventa legge Italia in ritardo, manca il sì al piano Pronta la «Borsa dello smog»: chi inquina può
                    Messaggio 9 di 12 , 2 mar 2005
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                      Oggetto: corsera 15/02

                      Il protocollo di Kyoto diventa legge Italia in ritardo, manca il sì al piano
                      Pronta la «Borsa dello smog»: chi inquina può acquistare quote di energia
                      pulita

                      Negli Stati Uniti se ne parla come di un dead man walking , un condannato
                      che si avvia a morte sicura. In Europa, invece, come di un neonato scampato
                      all'aborto e ora destinato a una lunga vita. Le metafore sono entrambe
                      riferite al protocollo di Kyoto, il trattato climatico che George Bush,
                      all'indomani della sua prima elezione (2001), definì «assolutamente costoso
                      e inefficace», tanto da ritirare l'adesione data dal suo predecessore Bill
                      Clinton. E che l'Unione Europea indica, invece, come il miglior rimedio per
                      curare il pianeta dagli sconvolgimenti climatici. I PERICOLI
                         Ebbene, questo protocollo dato per spacciato innumerevoli volte, a
                      partire dal quel 1997 in cui fu concepito a Kyoto, e ogni volta risorto, fra
                      poche ore darà il suo primo segno di vitalità. A partire da questa sera a
                      mezzanotte, con un contorno di festeggiamenti in varie città del mondo,
                      entrerà ufficialmente in vigore nei Paesi che l'hanno sottoscritto: 141
                      finora, di cui 39 industrializzati. Con la sua rinascita prenderanno l'avvio
                      i complessi meccanismi finalizzati alla riduzione dei 6 gas prodotti
                      dall'uomo che surriscaldano l'atmosfera e alterano il clima, rischiando di
                      provocare uragani e inondazioni: anidride carbonica, metano, protossido
                      d'azoto, fluoroclorocarburi, perfluorocarburi e esafluoruro di zolfo. Di
                      questi gas serra, sparsi nell'aria da ciminiere e tubi di scappamento, da
                      terreni agricoli e da allevamenti zootecnici, si cita prevalentemente
                      l'anidride carbonica (CO2) in quanto relativamente più abbondante; ma anche
                      perché è invalso l'uso di esprimere tutti gli altri cinque in termini di CO2
                      equivalente.
                         LO SVILUPPO AMICO
                         «L'entrata in vigore del protocollo comporta obblighi e offre efficaci
                      strumenti per far fronte alla riduzione dei gas - spiega Joke Waller Hunter,
                      segretaria generale della Convenzione sui cambiamenti climatici delle
                      Nazioni Unite -. Governi, aziende e consumatori hanno finalmente la
                      possibilità di costruire uno sviluppo economico compatibile col clima».
                      Quali sono, in pratica, gli obblighi e gli strumenti operativi previsti dal
                      protocollo? Innanzitutto i 39 Paesi industrializzati dovranno abbassare le
                      emissioni dei gas serra entro il 2012, sotto i livelli del 1990, di quote
                      percentuali variabili la cui media è il 5,2%. I Paesi non industrializzati
                      sono esentati, per ora, da obblighi di riduzione, pur potendo partecipare
                      agli altri meccanismi del protocollo. Alle riduzioni si arriva attraverso
                      «azioni domestiche strutturali»: miglioramento dell'efficienza delle
                      centrali elettriche e dei motori, risparmio energetico, sostituzione di
                      idrocarburi con fonti rinnovabili, incremento delle superfici forestali che
                      assorbono CO2. Per dare una mano a chi si trovasse in difficoltà, il
                      protocollo offre delle alternative che, sulle prime, furono bollate dagli
                      ecologisti come scappatoie, e che ora vengono accettate purché il sistema
                      delle riduzioni si metta finalmente in moto. Con i clean development
                      mechanism si realizzano opere in campo energetico e ambientale presso Paesi
                      in via di sviluppo, ottenendo sconti sulle proprie quote di riduzione. Così
                      i generici «aiuti allo sviluppo» possono prendere la più sicura strada della
                      sostenibilità ambientale. Analoghi meriti si acquisiscono mettendosi in
                      compartecipazione con altri Paesi industrializzati per realizzare progetti
                      di comune vantaggio, come previsto dal capitolo joint implementation .
                         Male che vada si ricorre alla borsa delle emissioni. Entro il 2012, alla
                      resa dei conti, chi non ha raggiunto gli obiettivi di riduzione concordati e
                      si presenta quindi con un debito di CO2, può comprare quote di questo gas da
                      chi è stato tanto bravo da accumulare crediti. Si apre così quella che
                      qualcuno ha scherzosamente chiamato la «borsa dell'aria calda». Ma c'è poco
                      da scherzare dato che oggi, all'apertura del mercato, una tonnellata di CO2
                      è quotata 10-12 euro; e si prevede che già fra tre o quattro anni il valore
                      triplicherà. Risanare il bilancio acquistando crediti costerà molto caro.
                         In questa specie di Monopoli della CO2, l'Italia ha perso qualche giro.
                      Si era impegnata a ridurre del 6,5% e oggi, avendo aumentato di altrettanto
                      le sue emissioni, si ritrova a dover tagliare di circa il 13%. «Secondo il
                      piano nazionale per la riduzione delle emissioni approvato dal Cipe, dovremo
                      tagliare oltre 100 milioni di tonnellate di CO2», specifica il ministro
                      dell'Ambiente Altero Matteoli.
                         LA SFIDA DA VINCERE
                         In che modo? «Con l'ammodernamento del parco veicolare, eliminando entro
                      il 2009 le auto immatricolate prima del 1996 che emettono più di 160 grammi
                      di CO2 per chilometro; con la diffusione delle minicentrali a cogenerazione
                      di elettricità e calore; con la produzione di energia dai rifiuti; con
                      l'incremento di efficienza degli impianti e con l'aumento delle superfici
                      forestali». Non basterà: ci dovremo impegnare anche con progetti nei Paesi
                      in via di sviluppo, in gran parte già iniziati e programmati. Altrimenti
                      dovremo sborsare svariati milioni di euro in multe o riscatto di crediti.
                      «La sfida è molto impegnativa, ma è possibile vincerla», incoraggia
                      Matteoli.
                         Siamo anche partiti col piede sbagliato: il piano nazionale che assegna
                      un tetto di emissioni a ciascuno dei nostri 1.300 impianti soggetti alla
                      normativa non è piaciuto ai severi commissari europei e ci è stato rimandato
                      indietro. «Non potevamo scendere nei dettagli richiesti per gli impianti
                      elettrici dato che molti di essi sono in fase di ristrutturazione e modifica
                       - precisa il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini
                       -. Ma entro questo mese completeremo la revisione e, con un ritardo di
                      qualche giorno, anche noi potremo entrare nei meccanismi del protocollo».
                         UN FUTURO INCERTO
                         I festeggiamenti per il via ufficiale al trattato climatico non fanno
                      dimenticare però le preoccupazioni che gravano sul suo futuro e che sono
                      state evidenziate all'ultimo vertice di Buenos Aires. Cosa succederà dopo il
                      2012 se gli Stati Uniti continueranno a restare fuori dal sistema dei
                      vincoli e i grandi Paesi in via di sviluppo come Cina e India ci staranno
                      dentro solo come spettatori non paganti?
                      Franco Foresta Martin

                      «Sviluppo? Meno petrolio e carbone
                      L'aria pura può rivelarsi un affare»
                      I controlli
                      a Favore
                      ROMA - «Il protocollo di Kyoto interferisce con l'economia mondiale, ma solo
                      in senso positivo. Infatti promuove scelte energetiche innovative che si
                      riveleranno un affare, un ottimo investimento per governi e aziende».
                      Vincenzo Ferrara, responsabile del Clima Globale all'Enea e rappresentante
                      italiano dell'Ipcc (il gruppo di esperti Onu sui cambiamenti climatici),
                      scommette sul successo del discusso trattato climatico. Costoso e
                      inefficace, come dice Bush?
                         «Costoso sì. Una stima effettuata da alcuni istituti economici valuta che
                      costerà 150 miliardi di dollari l'anno, cioè qualche percento del Pil dei
                      Paesi industrializzati. E tutto questo per ottenere solo 0,15 gradi di
                      riduzione della temperatura. Ma, a dispetto di queste cifre, inefficace
                      assolutamente no».
                         E in cosa consiste allora la sua utilità?
                         «Lo vediamo anche dall'emergenza ormai quotidiana dello smog nelle città:
                      è urgente che lo sviluppo possa svincolarsi dalla dipendenza del petrolio e
                      dei combustibili fossili. Bisogna impegnarsi nella ricerca per rendere
                      disponibili nuovi modi di produrre energia. E a questo non si arriva senza
                      uno choc come il protocollo di Kyoto che impone una svolta, costringe a
                      cambiamenti strutturali».
                         Se il protocollo sarà rispettato, risulterà davvero così infimo il calo
                      delle temperature?
                         «Sì, saranno circa quindici centesimi di grado, almeno in questa prima
                      fase di riduzioni dei gas serra. Ma non è detto che questo rappresenti un
                      valore irrisorio perché molti processi climatici potrebbero non essere
                      lineari ma a soglia, come la Corrente del Golfo, e quindi reagire anche a
                      piccole variazioni della temperatura».
                         Come si potrà evitare che i costi del protocollo si abbattano sui
                      consumatori?
                         «I meccanismi del protocollo diventeranno un peso per l'economia solo se
                      si vorrà difendere a oltranza l'attuale modello di sviluppo socio-economico
                      basato sui combustibili fossili. Ma se si avrà il coraggio di investire in
                      tecnologie e ricerca di alternative energetiche che ci affranchino a poco a
                      poco dall'economia del petrolio, allora il protocollo si trasformerà in
                      un'opportunità di nuovo benessere per tutti: governi, società e ambiente».
                         I Paesi in via di sviluppo dovranno aggregarsi al più presto?
                         «Sì, ma quelli industrializzati devono dare il buon esempio. Grandi Paesi
                      come gli Stati Uniti e l'Australia non possono restare fuori, bisogna
                      convincerli a rientrare nell'accordo».
                      NEL MONDO Un sistema di controlli verrà definito solo a fine 2005, nel
                      vertice canadese
                      IN EUROPA
                      Nei Paesi Ue i governi comunicano alle imprese i limiti per le emissioni di
                      Co2.
                      I controlli  sono affidati a ispettori europei
                      F. F. M.


                      «Senza gli Usa è già un fallimento,puntiamo su tecnologie anti-sprechi»
                      Contro
                      ROMA - «Quell'accordo è fallito miseramente nel momento in cui gli Stati
                      Uniti lo hanno rifiutato. A questo punto il meccanismo non potrà più
                      funzionare e si ridurrà a un cumulo di oneri e di vincoli insostenibili per
                      le nostre economie». Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di
                      geofisica e vulcanologia (Ingv), mostra il pollice verso nei confronti del
                      trattato climatico. Sta anche lei dalla parte di coloro che negano il
                      surriscaldamento globale?
                         «Niente affatto. Dagli anni '80 a questa parte abbiamo raccolto
                      indiscutibili segnali di cambiamento climatico. E ci sono pure forti indizi
                      che le emissioni dei gas serra prodotti dall'uomo abbiano la loro
                      responsabilità. Anche se non è ancora chiaro quanta parte di questi
                      cambiamenti sia ascrivibile a oscillazioni naturali e quanta alla civiltà
                      industrializzata».
                         Allora ce l'ha col protocollo per come è concepito.
                         «Diciamo che per come è stato concepito non si può permettere di lasciare
                      fuori dagli obblighi di riduzione dei gas serra un Paese come gli Stati
                      Uniti che oggi rappresenta oltre il 35% delle emissioni mondiali e Paesi
                      come la Cina e l'India le cui emissioni sono in veloce ascesa e fra pochi
                      anni raggiungeranno anche esse percentuali altrettanto rilevanti».
                         L'avvio del protocollo potrebbe convincere gli indecisi ad accettare la
                      strada delle riduzioni concordate.
                         «Ne dubito. Anzi, temo che di qui alla scadenza del 2012 molti dei Paesi
                      industrializzati che sono entrati nel sistema degli obblighi si renderanno
                      conto degli enormi costi necessari per raggiungere i tagli e della
                      situazione di vantaggio degli Stati Uniti. E tutto questo per arrivare a una
                      percentuale di riduzione minima, assolutamente insufficiente a garantire un
                      qualche effetto positivo sul sistema climatico. Insomma, un protocollo
                      davvero inutile, costoso e sotto certi aspetti immorale».
                         In che senso immorale?
                         «Le sembra giusto che un Paese può permettersi di continuare a inquinare
                      e a sprecare e poi comprarsi a suon di euro i crediti per risultare
                      formalmente a posto? Questo permettono i commerci di anidride carbonica».
                         Ha delle alternative da proporre?
                         «Penso che si potrebbe ottenere lo stesso ordine di grandezza di
                      riduzione di gas serra semplicemente eliminando gli enormi, inaccettabili
                      sprechi energetici oggi esistenti in tutti i settori: elettricità,
                      condizionamento dell'aria, trasporti, eccetera. Dovremmo più efficacemente
                      lanciare un progetto culturale e tecnologico contro gli sprechi energetici».
                      F. F. M.

                      Milano
                      Monza, parte la conta delle colonie feline. Agevolazioni per chi gestisce
                      «gattare»
                      Nasce la città dei gatti: festa e censimento
                      «Vogliamo sensibilizzare la cittadinanza sui mici in libertà per una
                      corretta convivenza»
                      MONZA - Quanti sono i gatti del sindaco di Monza Michele Faglia? Secondo le
                      stime della sezione cittadina dell'Enpa, almeno ottocento. Sono tutti «amici
                      coi baffi» che vivono nelle colonie feline della città e che per legge sono
                      sotto la tutela del primo cittadino. «Ammetto di preferire i cani - scherza
                      Faglia - ma sono curioso comunque di sapere quanti mici sono sotto la mia
                      tutela». La risposta arriverà presto, visto che l'Enpa, in collaborazione
                      con l'assessorato all'Ambiente, farà partire da giovedì, festa nazionale del
                      gatto, il primo censimento cittadino delle colonie feline. In serata, alle
                      21, la nuova sede dell'Enpa di via Lecco 164 ospiterà l'incontro sul tema
                      «Tutti matti per i gatti». «Vogliamo informare e sensibilizzare la
                      cittadinanza sull'esistenza delle colonie di gatti che vivono in libertà -
                      spiega il presidente dell'Enpa Giorgio Riva - sulla loro salvaguardia per
                      una corretta e serena convivenza urbana. Il primo compito che ci siamo dati
                      è una mappatura delle colonie feline». Già da giovedì saranno distribuiti
                      appositi moduli che dovranno essere compilati dai «gattari» e dalle
                      «gattare» di Monza: si dovranno indicare i luoghi dove si ritrovano le
                      colonie e il numero di gatti di ogni colonia, divisi tra maschi e femmine.
                         «I moduli saranno inviati anche ai cittadini con il prossimo numero
                      dell'informatore comunale - spiega Anna Ida Riboldi, referente per i diritti
                      degli animali all'assessorato all'Ambiente - dovranno essere compilati e
                      consegnati alla sede dell'Enpa, il nostro assessorato o il canile di via
                      Buonarroti».
                         Una volta terminato il lavoro, il Comune avrà a disposizione una vera
                      banca dati che sarà informatizzata e continuamente aggiornata. Le novità non
                      sono tutte qui: le aree di ritrovo delle colonie feline saranno segnalate da
                      appositi cartelli con tanto di gatti stilizzati e ogni gattaro riceverà un
                      tesserino di riconoscimento per poter operare in tranquillità, ma anche per
                      rivolgersi alle mense scolastiche per recuperare gli avanzi di cibo.
                         Una novità che piace a Sergio Banfi, 43 anni, gattaro da dieci: «Ogni
                      giorno mi occupo di accudire cinque colonie - spiega -. Lo faccio con
                      passione come tutti i gattari e non ho mai chiesto nulla, ma un
                      riconoscimento del nostro lavoro non può che fare piacere. Ho ereditato
                      cinque colonie di gatti nel centro storico da un'anziana gattara. Si
                      concentrano in zona San Gerardo, lungo il Lambro e dietro il tribunale».
                         La festa dei gatti proseguirà anche sabato con uno stand dell'Enpa in via
                      Italia per la raccolta di cibo in scatola da portare in canile, mentre
                      alcune volontarie, abili truccatrici, trasformeranno i bambini in «gatti per
                      un giorno».
                      Rosella Redaelli

                      L'INIZIATIVA
                      Elio e le scimmie di Kafka al «Darwin Day»
                      Il naturalista inglese Charles Robert Darwin pubblica nel 1871 «La
                      discendenza dell'uomo» in cui affronta l'origine umana proveniente da specie
                      inferiori, e l'Inghilterra conservatrice gli si scaglia contro. Vero è che
                      già nella «Origine della specie», 1859, lo scienziato si era «permesso» di
                      ribaltare la teoria della fissità della specie. Insomma, recidivo. Ma il
                      tempo gli ha dato ragione se oggi, a meno di quattro anni dal bicentenario
                      della nascita, l'intero mondo accademico gli tributa il «Darwin Day». Così
                      il Museo di Storia naturale (corso Venezia 55) , che oggi e domani ospita il
                      convegno «L'evoluzione umana», cui partecipano paleoantropologi, genetisti,
                      biologi e filosofi della scienza. Ma c'è anche un pizzico di humour: oltre
                      alle conferenze - oggi, dalle 15 alle 21 - di Richard Dawkins, Giorgio Manzi
                      e Telmo Pievani, moderate da Giulio Giorello, c'è spazio - domani alle 21 -
                      per Elio delle Storie Tese che legge «Relazione sulla mia vita di scimmia»
                      da Kafka. Per informazioni, tel. 02.88.46.33.17.
                      (Peppe Aquaro)

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                      Oggetto: il secolo xix 15/02

                      ANIMALI La polizia provinciale fa lezione ai ragazzi
                      Daini che giocano con le volpi, cornacchie più inventive di un Archimede
                      Pitagorico, pipistrelli assolutamente innocui ma che riescono comunque a
                      seminare il panico, cinghiali che danno un po' troppa confidenza. Sono
                      alcuni dei racconti, ispirati ad episodi realmente accaduti durante il
                      lavoro, che la Polizia Provinciale di Genova ha scritto e pubblicato nel
                      volumetto "Il cinghiale volante" che verrà presentato agli studenti delle
                      scuole elementari e medie dei distretti scolastici compresi nel territorio
                      dei Parchi regionali del Beigua, dell'Antola, dell'Aveto e di Portofino.
                      La pubblicazione raccoglie alcune delle storie più significative, realmente
                      accadute, che riguardano gli animali selvatici «fonte inesauribile di
                      sorprese - dicono alla Polizia Provinciale - come si può leggere e come
                      spesso è difficile immaginare per chi vive e lavora in città».
                      Tra le pagine del "Cinghiale Volante", che nelle presentazioni sarà
                      accompagnato da un audiovisivo preparato sempre dalla Polizia Provinciale,
                      accanto ai racconti vissuti, alle fotografie, alle schede sulle specie
                      faunistiche, ci sono anche leggende riscoperte e riaffiorate dal territorio
                      su animali fantastici.
                      «L'incontro tra la Polizia Provinciale e i ragazzi - dice l'assessore Marina
                      Dondero - vuol essere un modo nuovo, diretto e vivace per presentare e far
                      conoscere la ricchezza naturalistica e ambientale del nostro territorio e
                      far capire l'importanza di rispettare e tutelare gli animali, le piante e i
                      loro habitat».
                      Il primo appuntamento il 17 febbraio alle 9.30 nel Teatro di Masone per le
                      scuole del Parco del Beigua. Seguiranno gli incontri per le scuole del Parco
                      di Portofino (18 febbraio, a Santa Margherita), per quelle del Parco
                      dell'Aveto (24 febbraio, a Borzonasca) e del Parco dell'Antola (5 marzo, a
                      Torriglia). "Il Cinghiale Volante" sarà poi presentato anche alle
                      biblioteche della provincia.

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                      Oggetto: Anmvi - LiberOscar 10/02

                      Difendiamo i diritti delle sogliole
                      10-02-2005

                      (dal quotidiano Libero del 10 Febbraio 2005) - Quando si parla di
                      vegetarismo molti pensano essenzialmente alla carne, ben pochi ai pesci e
                      quasi nessuno ai vari crostacei, dall'ostrica al gamberetto. Poi, viene
                      tutta una serie di gradazioni, talvolta anche discutibili. C'è chi si
                      rifiuti di mangiare la carne di cavallo, ma non esita davanti a polli,
                      maiali e caprioli. C'è chi non mangia carne di coniglio perché in casa ha un
                      coniglietto nano, mentre mangia il filetto di cavallo che fa buon sangue
                      (tutte balle!).
                      Ho un'amica vegetariana che si concede a malapena latte e uova, però di
                      fronte a un rombo con le patate o ai gamberoni alla catalana cede dolcemente
                      alla tentazione. Io stesso, quando ero in Norvegia, mi rimpinzavo di salmone
                      e halibut e rifiutavo categoricamente, carpacci di balene e affini. Ho un
                      amico che mangia carne e pesce, ma non il tonno. Ha visto il macello di una
                      tonnara e gli è bastato per escluderlo dalla propria alimentazione. Altri
                      amici non vogliono vedere il cameriere che mostra i pesci più freschi da
                      scegliere, nemmeno defunti, figuriamoci se vivi e sgambettanti, come è
                      comune per astici e aragoste nei loro provvisori acquari. È evidente che più
                      scendiamo nella cosiddetta "gerarchia" zoologica, più diventa difficile
                      farsi cogliere da forti sentimenti. Il cucciolo di un capriolo o di un
                      cinghiale suscita emozioni diverse, rispetto ad un pesce nato da poco o ad
                      un lombrico.
                      Ora è uscito un manuale, a cura della Società Britannica di Conservazione
                      Ittica, che restituisce al pesce tutta la sua dignità di organismo vivente.
                      L'opuscolo infatti invita i consumatori a fare scelte ben precise quando si
                      recano nelle pescherie per acquisti. Il pesce va mangiato secondo principi
                      ecologici che sottendono implicazioni etiche di non poco conto. Tralasciando
                      il pesce che può essere allevato come il pollame, non basta più conoscere le
                      antiche regole dei mesi con e senza la "R". Secondo la società britannica
                      non si dovrebbe mangiare pesce che misuri meno di una spanna, meglio se è
                      stato catturato con la lenza. Assolutamente vietato farsi un pagello arrosto
                      in marzo e aprile o mangiarsi certi molluschi bivalvi da maggio ad agosto. È
                      la loro stagione produttiva. Non vorrete cacciarli in padella mentre i loro
                      fratelli, insidiati da mille pericoli, esauriscono le loro residue energie
                      accoppiandosi e partorendo migliaia di uova? Vi sono poi i pesci talmente
                      gettonati dai buongustai da subire un'eccessiva pressione da parte dei
                      pescatori. I merluzzi, l'halibut, l'eglefino, la passera di mare, il rombo e
                      il nobile branzino sono banditi dalle tavole del corretto mangiatore di
                      pesce. Molto meglio indirizzarsi verso pesci come la gallinella o la
                      platessa. Meglio ancora l'hoki e il mahi, mahi che abbondano e non rischiano
                      la depauperazione. Anche certi molluschi come le cozze o le ostriche si
                      possono mangiare, a patto che non siano stati pescati con sistemi draganti.
                      Fin qui nulla da dire. Anche i pesci hanno i loro diritti. Il problema più
                      grosso nasce quando ci si reca in pescheria a cercare un mahi mahi, o a
                      cercare di capire se quello è un halibut o un eglefino o magari se si compra
                      un pesce "ecologico" ma che fa schifo e finisce dritto nella ciotola del
                      gatto, snobbato anche da quello. Non so gli inglesi, ma temo che gli
                      italiani (e non solo), pur di farsi un rombo fresco con le patate,
                      potrebbero seriamente diventare l'ultima generazione a mangiare pesce fresco
                      marino.
                      OSCAR GRAZIOLI

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                      Oggetto: repubblica 15/02

                      Femmine per i pinguini gay: bufera su uno zoo tedesco

                      Berlino - La libertà sessuale in Germania è una cosa seria. Più che mai è
                      preso sul serio il diritto a vivere la sessualità come si vuole. La storia
                      che narriamo è cominciata a Bremerhaven, la prospera, civilissima
                      città-porto a nord di Brema. O meglio nel suo zoo. E poi è continuata in
                      rete, nel mondo virtuale internettiano dove proteste e mobilitazione non
                      hanno frontiere.
                      La contestatrice involontaria della "political correctness" è la signora
                      Heike Kueck, direttrice dello zoo. Affrontava un problema grave. Lo zoo
                      possedeva dieci rari pinguini di Humboldt, di cui solo quattro femmine e sei
                      maschi. Vuoi per non litigarsi le poche femmine, vuoi per propensione
                      naturale, i sei pinguini maschi si sono scoperti gay. Hanno formato tre
                      coppie, si coccolano affettuosamente tubando, covano pietre come surrogato
                      delle uova che non possono deporre. Risultato: la sopravvivenza della specie
                      protetta è minacciata. Frau Kueck si è rivolta ai colleghi di Stoccolma: per
                      vedere se i sei sono davvero gay o solo delusi dalle compagne, ha pensato di
                      "importare" a Bremerhaven sei seducenti "svedesine". Splendide pinguine di
                      Humboldt in possesso degli zoo del regno delle tre corone.
                      "Non lo avessi mai fatto", dice ora la povera Frau Kueck sconsolata. Le
                      organizzazioni gay tedesche, austriache, australiane, di tutto il mondo
                      tempestano da giorni lo zoo di telefonate, fax e e-mail di protesta.
                      "Vergognatevi, violate i diritti di soggetti giuridicamente incapaci di
                      difendersi da soli", denuncia un attivista austriaco. "Vergogna", tuonano le
                      influenti associazioni gay tedesche, "volete turbare la quiete ormonale e
                      l'autodeterminazione sessuale dei poveri sei, facendoli adescare a forza da
                      sei femmine affittate". Il tentativo di far procreare le rare bestie diventa
                      un Gulag erotico per animali gay. In Germania i gay sono forti: uno di loro
                      è sindaco di Berlino, un altro guida Amburgo, un terzo diverrebbe
                      vicecancelliere in caso di svolta a destra. E Internet veicola la
                      solidarietà internazionale. Morale: niente svedesine. Almeno fino alla
                      prossima stagione degli amori i sei pinguini omosex di Bremerhaven verranno
                      lasciati in pace. Di eventuali incontri con le bionde si parlerà l'anno
                      prossimo, proteste permettendo.
                      Andrea Tarquini

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                      Oggetto: corriere della sera 16/02

                      TOTEM E TABU' DELL'AMBIENTE
                      di GIANNI RIOTTA

                         Nel 1913 Sigmund Freud diede alle stampe un saggio già apparso sulla
                      rivista «Imago»: «Totem e tabù». Il totem, spiegava il padre della
                      psicoanalisi, rappresenta la virtù assoluta di una comunità, il tabù il suo
                      male assoluto. I nostri antenati primitivi celebravano il totem ed
                      esorcizzavano il tabù. E poca strada sembriamo avere fatto noi eredi se,
                      anche davanti alle scelte più drammatiche, ci scattano identici riflessi
                      ancestrali. Il Protocollo di Kyoto, che debutta oggi a tutela dell'ambiente
                      e contro le emissioni nocive, è celebrato dai 140 Paesi che lo hanno
                      sottoscritto, dall'Unione Europea alla Russia, come un totem capace di
                      fermare l'effetto serra, che ha surriscaldato l'atmosfera di 0,8 gradi
                      Celsius (fonte Thomas Lovejoy, Heinz Center for Science ). Per gli Stati
                      Uniti del presidente Bush, che non l'hanno invece ratificato, come per i
                      detrattori del Trattato, si tratta di un tabù malefico, che costerebbe
                      cinque milioni di posti di lavoro e miliardi di dollari. Lo studioso Bjorn
                      Lomborg, «ecologista scettico», urla al tabù: «Se tutto il mondo applicasse
                      alla lettera il Protocollo per l'intero XXI secolo, gli effetti sarebbero
                      insignificanti». Difende il totem, smentendo la Casa Bianca, l'Epa, agenzia
                      ufficiale del governo Usa per l'ambiente: «Il surriscaldamento
                      dell'atmosfera può distruggere foreste, diffondere deserti, innalzare il
                      livello del mare, rovinare raccolti e falde acquifere». Chi ha ragione? I
                      paladini di Kyoto o gli scettici? Vale più un totem o un tabù? Chi ha
                      davvero a cuore la difesa della Terra deve uscire, subito, da questa logica
                      primitiva e provare a superare l'impasse che oppone gli Usa all'Europa. Il
                      Protocollo è uno strumento imperfetto, non prende in considerazione
                      l'inquinamento prodotto dalla Cina e dai Paesi in via di sviluppo, ignora la
                      voce degli scienziati che ancora non vedono prova dell'effetto serra. E
                      quanto sia duro seguire la dieta di Kyoto, lo provano i Paesi firmatari ma
                      inadempienti, prima fra tutti l'Italia che ancora non ha ricevuto da
                      Bruxelles l'approvazione per i tagli allo smog, garantiti dalla «borsa
                      dell'anidride carbonica». La Gran Bretagna del premier Blair, sponsor del
                      Protocollo, potrebbe essere denunciata dalla Commissione europea perché non
                      riduce lo smog come promesso e il Canada, che aveva giurato di cancellare
                      dal cielo il 6% di gas inquinanti, li vede aumentare dell'1,5. Washington
                      deve però riconoscere che se non c'è consenso tra gli esperti, la
                      maggioranza degli scienziati, inclusa la storica National Academy of
                      Sciences Usa, concorda sull'effetto serra, e del resto un quarto dei gas
                      nocivi del mondo (23,5%) sono made in Usa .
                         Avvelenati dalla rissa tra «Totem verde» e «Tabù grigio» si fa però poca
                      pulizia e l'aria, non solo la discussione, si riscalda. Meglio quindi per
                      tutti, a partire dal G8 di luglio a Gleneagles in Scozia, lavorare sulla
                      mediazione dei senatori repubblicani americani McCain e Hagel che, pur senza
                      firmare Kyoto, propongono un piano ecologico comune, come quello che dal
                      2002 limita i gas nocivi in California, promuovendo anche le auto a motore
                      ibrido. Kyoto non è panacea contro l'inquinamento, ma è un cartello che
                      indica la strada giusta, la ricchezza può crescere senza sfigurare il
                      pianeta, non c'è contraddizione tra sviluppo e ambiente. Basta non farne un
                      nuovo caso per dividersi e ragionare insieme su come accogliere la critiche
                      al Protocollo. Salvare cieli azzurri, boschi verdi e acque limpide è impegno
                      sacro.
                      griotta@...

                      Milano
                      ANIMALI
                      Festa del gatto in libreria
                      La libreria Mursia, via Galvani 24, t. 02.67.37.85.30 celebra la festa
                      nazionale del gatto (domani) con l'iniziativa «Tutti matti per i gatti». Si
                      comincia oggi alle 18 con un incontro dal titolo «La città dei gatti e la
                      città degli uomini». Con l'etologo Giorgio Celli, l'assessore Pietro Mezzi e
                      il responsabile dei diritti degli animali Edgar Meyer. Domani è la volta di
                      letture gattofile sul «Sofà delle fusa». Venerdì «Miaomerenda» per i bimbi.

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                      Oggetto: il secolo xix 16/02

                      Pallare
                      Caccia ai cani randagi
                      Si è scatenata la caccia ai randagi in paese. Il Comune con la polizia
                      municipale, il servizio veterinario dell'Asl e la sezione valbormidese della
                      Lega nazionale per la protezione del cane si sono mobilitati, unendo le
                      forze, per catturare in particolare due maremmani, femmine di grossa taglia,
                      che terrorizzano i ciclisti di passaggio. Numerose le segnalazioni di
                      protesta arrivate in merito alla polizia muncipale che ha subito allertato
                      le associazioni animaliste.

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                      Oggetto: gazzetta di parma 16/02

                      « Rimedi estremi contro i bocconi »

                      La presidente della sezione provinciale Enpa di Parma, Angela Pia Mori
                      Gialdi, interviene sul problema dei cosiddetti bocconi avvelenati e risponde
                      alle recenti dichiarazioni dei rappresentanti degli Atc. Egregio direttore,
                      desidero innanzitutto ringraziare la « Gazzetta » per il risalto dato al
                      tragico fenomeno dei bocconi avvelenati, crimine, pi ù che fenomeno, che
                      oggi assume carattere di assoluta emergenza, con implicazioni tali da farne
                      un problema sociale, oltre che di tutela animale e ambientale. Mai come
                      quest'anno si è assistito ad una recrudescenza di tale portata, quasi una
                      sfida a quanti da anni si battono contro di esso, in primis le associazioni
                      protezioniste. Precisando che l'Enpa ha dato mandato al proprio avvocato
                      affinchè ricorra a tutte le strategie legali possibili al fine di denunciare
                      eventuali omissioni, oltre che colpe, mi sia concesso esprimere doverose
                      precisazioni, rispondendo ad alcune affermazioni del signor Bardini,
                      presidente dell'Atc 2, e del signor Galvani, presidente dell'Atc 4.
                      Personalmente non credo molto all'autobeatificazione delle Atc,
                      ciononostante ritengo che l'input d'arresto debba partire proprio da queste
                      sedi. Non si illude infatti nessuno affermando la presenza, al loro interno,
                      di qualche isolata « mela marcia » : la dimensione del fenomeno è troppo
                      vasta per far credere a una tale ipotesi. La realtà è ben altra ed è ormai
                      da tutti intuita: siamo da sempre in presenza di un piano programmato e ben
                      organizzato, realizzato a tappeto, in un periodo determinato che ogni anno
                      si ripropone, guarda caso, nel periodo del ripopolamento e della cattura. E,
                      altra « singolare » determinazione, la maggior parte dei bocconi viene
                      ritrovato proprio nelle zone a ciò destinate. Una strage che se con
                      difficoltà si può calcolare per difetto per gli animali domestici,
                      costituisce una vera ecatombe per la fauna selvatica già ridotta ai minimi
                      storici anche per una serie di altri fattori che in questa sede non è il
                      caso di esaminare. Ma veniamo alle richieste espresse dai due presidenti
                      delle Atc: affidare loro il recupero dei cani vaganti ( le Atc a mio avviso
                      risultano poco affidabili nella gestione del territorio, se è vero che non
                      riescono a isolare al loro interno quelle che loro stessi definiscono « mele
                      marce » ) , ossia un servizio che la Regione Emilia Romagna nella legge
                      regionale 27/ 2000 demanda, per competenza, ai comuni, che possono
                      organizzarlo in modo autonomo o convenzionandosi con associazioni zoofile o
                      animaliste, categorie nelle quali non si possono identificare le
                      organizzazione o associazione a carattere venatorio. E a chiarire ogni
                      eventuale fallace interpretazione, a precisa richiesta dell'Enpa, la Regione
                      Emilia Romagna ha emesso un parere scritto incontestabile, definendo queste
                      categorie, proprio in virt ù del loro statuto, non rientranti in quelle
                      definite zoofile o animaliste, avallando cosí quello che già la logica
                      porterebbe a considerare. Per questo l'Enpa diffida i comuni cui è stata
                      formulata tale richiesta dal porla in atto, perchè si porrebbero in aperto
                      contrasto con quanto prescritto dalla normativa. In quanto poi al quadro da
                      terzo, anzi, da quarto mondo presentato dal signor Galvani relativamente
                      alla presenza di cani vaganti, non vale nemmeno la pena di rispondere:
                      saremmo, secondo lui, accerchiati da branchi di cani pericolosi come leoni,
                      che mettono a repentaglio l'incolumità di chi si avventuri in una «
                      scampagnata » . Ritengo invece che sia ben pi ù pericoloso per tutti
                      passeggiare nelle nostre campagne con o senza cani ( pensiamo ai cercatori
                      di funghi o tartufi o semplicemente ai raccoglitori di asprelle o alle
                      famiglie che fanno picnic con bimbi in tenera età) con il rischio di
                      incappare in qualche famigerata polpetta. Al di là delle polemiche, ritengo
                      che allo stato attuale si debba identificare questa emergenza come calamità,
                      per il cui superamento occorre avere il coraggio di predisporre azioni
                      forti, quali il divieto sui territori coinvolti, per un periodo di almeno un
                      anno, di ogni attività venatoria o ad essa collegata. A mali estremi,
                      estremi rimedi. Decisioni da assumere come forma di salvaguardia e perchè
                      contro chi è stato colpito negli affetti e nel portafoglio non debba
                      ritorcersi la definizione di colpevolezza per non avere adeguatamente
                      custodito i propri animali.

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                      Oggetto: animali trasportati in germania

                      Febbraio 2005
                      >
                      >
                      > PALAZZOLO. L?appello lanciato dai
                      volontari
                      >
                      > «L?illegalità si vince con un nuovo
                      canile»
                      >
                      > Prosegue l?inchiesta sugli animali trasportati in
                      Germania
                      >
                      > Palazzolo (BS)
                      >
                      > Un ricovero per
                      animali da gestire a Palazzolo. Lo chiede l?associazione
                      >«Gli amici
                      dell?arca». Un appello che giunge nel pieno dell?indagine su
                      un
                      >presunto traffico di animali ospitati in canili del
                      bresciano e venduti
                      come
                      >cavie a laboratori tedeschi. Un
                      inchiesta che ha gettato pesanti ombre
                      su
                      >alcune strutture di
                      Garda, Franciacorta e Bassa. canile da gestire direttamente.
                      >Il
                      sodalizio di Palazzolo che si occupa di animali abbandonati è nato nel
                      >febbraio del 2004: a un anno di distanza conta già 317 soci.
                      Nel primo
                      anno
                      >di attività, l?associazione si è occupata del
                      sostegno di 14 colonie feline
                      >del paese accudendo 254 gatti, dieci
                      cani, quattro conigli nani ed alcuni
                      >volatili. I suoi volontari si
                      sono curati di mantenere in salute gli animali
                      >fornendo
                      un?alimentazione giornaliera pulendo periodicamente i rifugi,
                      controllando
                      >le condizioni di salute dei felini.
                      L?associazione ha fatto eseguire 127
                      >sterilizzazioni, 24 curate
                      dall?Asl, il resto fatte eseguire a proprie
                      spese
                      >da veterinari
                      privati. L?associazione ha curato 30 gatti abbandonati, riuscendo
                      >per molti a trovare un?adozione, ma purtroppo ha dovuto
                      anche denunciare
                      >otto casi di avvelenamento. I casi più gravi si
                      sono verificate nelle colonia
                      >di via Matteotti sterminata da esche
                      avvelenate sparse a fine anno anche
                      >in via Galignani. Impegnati
                      contro i casi di maltrattamento «Gli amici
                      dell?arca»
                      >hanno
                      recentemente organizzato nella sede del Wwf un?affollata assemblea
                      >per chiedere chiarezza sull?ambiguo fenomeno delle
                      adozioni internazionali
                      >dei cani che - è il sospetto dei volontari
                      ma anche della Procura di Brescia
                      >- sembrano in alcuni casi essere
                      utilizzate per fornire animali alle aziende
                      >tedesche che praticano
                      la vivisezione, consentita in quel Paese solo per
                      >animali
                      provenienti dall?estero.
                      > La presidente Mina Tagli e la
                      segreataria Maria Lancini hanno denunciato:
                      >«C?è un commercio di
                      cani e gatti che dall?Italia raggiungono altri paesi
                      >europei.
                      Purtroppo la piaga ha coinvolto anche la nostra provincia». Emblematiche
                      >a questo proposito le testimonianze raccolte
                      dall?associazione: «A Adro
                      esisteva
                      >un rifugio per cani,
                      tollerato e mantenuto in vario modo dai residenti
                      che
                      >fornivano
                      cibo e contributi - ha raccontato una volontaria -. A ottobre
                      la
                      >responsabile ha presentato il risultato di un viaggio
                      di sei volontari
                      che
                      >avevano seguito i cani portati ad un canile
                      tedesco».
                      > Ma proprio mentre la manifestazione era in corso una
                      pattuglia dei
                      >Nas fermava due furgoni con a bordo trenta cani in
                      pessime condizioni,
                      privi
                      >della documentazione di
                      accompagnamento. La vettura che faceva da staffetta
                      >ai due furgoni
                      riusciva a fuggire ma i carabinieri avrebbero già identificato
                      >la
                      conducente una donna conosciuta nel mondo dei canili. La documentazione
                      >irregolare ha fatto aprire un?inchiesta per capire
                      come si sviluppasse
                      il
                      >commercio verso la Germania ammesso dai
                      conducenti dei due furgoni sequestrati.
                      >«Quei cani - hanno spiegato
                      i volontari di Palazzolo -, che provenivano
                      dal
                      >rifugio di
                      Orzinuovi, sono poi stati portati a Brescia. A questo punto
                      non
                      >ci fidiamo più nemmeno delle strutture istituzionali»
                      hanno proseguito
                      gli
                      >Amici dell?Arca che hanno chiesto
                      chiarimenti alla Asl. «Ci hanno risposto
                      >che, pur comprendendo la
                      nostra preoccupazione, non possono dir nulla fino
                      >al termine del
                      procedimento penale». Che a quanto pare potrebbe portare
                      a
                      >sviluppi clamorosi nelle prossime settimane.
                      >
                      «Chiediamo maggiori garanzie - spiegano i dirigenti dell?associazione
                      >-, anche perché l?Asl non ci ha ancora comunicato
                      gli esiti dell?autopsia
                      >sui gatti avvelenati. Per noi è urgente
                      l?istituzione di un canile che
                      si
                      >possa controllare a Palazzolo:
                      svolgiamo un servizio utile alla città occupandoci
                      >gratuitamente di
                      animali abbandonati ma le istituzioni cui risolviamo questo
                      >problema non ci hanno ancora fornito una stanza per la
                      nostra sede».
                      > Giancarlo Chiari
                      >
                      >
                      >BRESCIAOGGI
                      >
                      > Giovedì 10

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                      Oggetto: messaggero 16/02

                      Abruzzo
                      Lupa di due anni uccisa con una corda di acciaio
                      di MANLIO BIANCONE
                      CARSOLI- Una lupa di circa due anni è stata trovata morta nei boschi di
                      Rocca di Botte, una frazione di Carsoli. L'animale è stato ucciso da un
                      laccio preparato da bracconieri. E' stata rinvenuta, ieri mattina, dagli
                      uomini del corpo forestale, ma era morta da almeno quattro giorni per una
                      emorragia interna provocata dal laccio che l'ha stritolata a metè del
                      tronco.
                      «La corda di acciaio- ha precisato Luigi De Propis, responsabile del
                      distretto forestale di Avezzano- aveva una spessore di mezzo centimetro.Il
                      laccio che ha ucciso l'esemplare di giovane lupo era destinato, nell'intento
                      dei bracconieri, alla cattura dei cinghiali. La carcassa recuperata è stata
                      depositata per adesso ad Avezzano , ma sarà subito inviata all'Istituto
                      Zooprofilattico di Teramo dove sarannoo eseguiti gli esami necessari per
                      appurare le cause della morte». La forestale è anche convinta che chi ha
                      sistemato la trappola potrebbe essere tonato sul posto per impadronirsi
                      della preda e aver trovato l'animale in agonia, per poi lasciarlo morire.
                      Il giovane lupo si trovava in quei boschi del Carsolano, località Colle
                      castagno, per caso. Infatti non è il suo habitat naturale. Si sospetta che
                      sia arrivato dal Parco Regionale dei Monti Siombruini del Lazio, le montagne
                      abzuzzesi confinano proprio con l'area protetta. Non si esclude però che
                      l'annimale possa essere arrivato dall'area protetta del Parco Nazionale
                      d'Abruzzo.

                      Viterbo
                      Si è lasciato morire il pitbull aggressivo: disposta l'autopsia
                      di ANNABELLA MORELLI
                      E' morto il pitbull mordace salito agli onori della cronaca agli inizi di
                      gennaio. Ma non è stato soppresso dalla Asl, come avrebbe voluto il
                      proprietario preoccupato dall'aggressività del cane: è stato trovato morto
                      nel box della pensione Fontana dove, dopo il sequestro e i dieci giorni di
                      osservazione, era stato ricoverato proprio su ordine dell'azienda sanitaria.
                      A un primo esame i veterinari hanno rilevato delle escoriazioni alle zampe
                      che hanno fatto pensare a un caso di autolesionismo, ma per essere più
                      sicuri delle cause del decesso bisogna aspettare le analisi dell'istituto
                      zooprofilattico che però non ha ancora fornito le risultanze degli
                      accertamenti.
                      «Era un cane aggressivo - dice il dirigente del servizio randigismo della
                      Asl, dottor Delocu - che ultimamente rifiutava il cibo e si gettava con
                      violenza contro la rete del box. Quando lo abbiamo trovato morto s'è pensato
                      a una forma di autolesionismo, ma dobbiamo aspettare gli esiti della
                      necroscopia: può essersi ammalato di solitudine e morso o avere avuto un
                      tumore al cervello. Di certo non aveva la rabbia e il proprietario più volte
                      contattato ha rifiutato non ha voluto di riprenderlo e nemmeno saldare il
                      conto della pensione Fontana».
                      Un conto in sospeso e tanta amarezza e rabbia da parte di chi quel cane
                      avrebbe voluto salvarlo. «Per noi - dice Nicola Carosi, proprietario della
                      pensione per cani La Quercia Rossa, che s'era proposto di prendersi cura
                      della bestia - il pitbull era recuperabile. E bastava solo che il
                      proprietario ci avesse coadiuvato nelle spese». La presidente dell'Enpa,
                      Elvia Viglino, ricorda che quasi due anni fa, lo stesso cane fu trovato in
                      giro come un randagio, accalappiato e portato al rifugio di Bagnaia e lì non
                      aveva dato segni di tanta aggressività. Ritrovarono il padrone dopo due mesi
                      di annunci e tante foto attaccate in giro da una volontaria. «Quando il
                      proprietario venne a riprenderselo, un nostro volontario prese in braccio il
                      cane e lo mise in macchina dove c'era un manganello di ferro». Ma
                      l'aggressivo non era il cane?

                      Ancona
                      QUATTRO ZAMPE
                      di MARINA VERDENELLI
                      IN FESTA il mondo felino. Domani si celebrerà la giornata mondiale del
                      gatto, un appuntamento con i baffi che si ripete da 15 anni sempre nello
                      stesso mese. Febbraio è stato infatti scelto perché è posto sotto il segno
                      dell'Acquario e dominato da Urano, pianeta degli spiriti liberi, intuitivi e
                      anticonformisti come i gatti sanno esserlo. In occasione della celebrazione
                      dell'orgoglio felino anche il capoluogo dorico, con la collaborazione del
                      Coordinamento Animalista e dell'assessorato alla sanità, ha organizzato la
                      sua festa posticipandola al prossimo sabato. In piazza Roma per l'occasione,
                      dalle ore 9 alle ore 14, verranno allestiti stand informativi e spazi di
                      ascolto per saperne di più sull'amico gatto. Chi vorrà potrà portare con sé
                      e consegnare agli organizzatori la foto del proprio amico tutto pelo. Tutte
                      le foto concorreranno all'estrazione di simpatici premi messi a disposizione
                      dai negozi di animali della città. Un veterinario comportamentista sarà a
                      disposizione per consigli e curiosità. Verrà allestito anche un punto di
                      raccolta cibo per i gatti meno fortunati. Presenzierà all'evento l'assessore
                      comunale alla sanità Paolo Pascucci, da sempre "gattofilo" convinto. La
                      giornata dedicata al gatto sarà utile anche per venire a conoscenza di
                      storie incredibili come quella raccontata al Messaggero dalla signora
                      Mariella Frullini, 65 anni, di Chiaravalle. «Quattro anni fa - rivela
                      Mariella - ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e crisi d'ansia che
                      mi hanno costretta a cure mediche. Nonostante la terapia la malattia non è
                      mai passata. Poi, due anni e mezzo fa, nella mia vita è entrato Tom, un
                      gatto bianco con gli occhi celesti in cerca di famiglia. Un angelo grazie al
                      quale sono guarita completamente. Tom mi ha dato pace, serenità e restituito
                      il sorriso. Lo accarezzo e sono felice». E infine una buona notizia.
                      Tequila, la cagnolina Husky dal pelo rossiccio, smarrita ad Agugliano, è
                      stata ritrovata a Camerano dai proprietari avvisati da alcuni residenti.

                      ******************************************************************

                      Oggetto: corsera 17/02

                      Uccisa come Chico Mendes la religiosa che si opponeva ai mercanti di legname
                      e ai poteri forti
                      Sei spari a Dorothy, la suora che difendeva l'Amazzonia
                      RIO DE JANEIRO - Aveva 74 anni e in Amazzonia si batteva per la difesa della
                      foresta e dei poveri. Due sicari l'hanno uccisa. Così, nello Stato del Pará,
                      è morta Dorothy Stang, suora che aveva messo in conto di poter essere
                      eliminata da coloro ai quali la sua opera dava fastidio: i mercanti di
                      legname, elemento chiave di una catena di poteri forti. Per il Brasile è il
                      delitto più grave da quello di Chico Mendes, il simbolo della lotta per la
                      preservazione dell'Amazzonia, nel 1988. In imbarazzo il presidente Lula.

                      Dorothy, americana, aveva creato una zona protetta nella foresta vergine
                      contro i taglialegna e gli speculatori

                         RIO DE JANEIRO - Sei colpi al petto e in faccia, sparati da due metri
                      contro una suora di 74 anni. La morte di una missionaria americana, arrivata
                      dall'Ohio in Amazzonia trent'anni fa per difendere i poveri e la foresta,
                      sta scuotendo il Brasile come non avveniva da tempo. C'è tutto nel
                      sacrificio di Dorothy Stang, che ha accolto i suoi assassini sabato scorso
                      leggendo loro brani della Bibbia: il sangue versato dai più deboli,
                      l'impunità, lo strapotere dei fazendeiros , la devastazione della foresta
                      amazzonica, l'incapacità del governo Lula di modificare rapporti di potere
                      fermi all'epoca del colonialismo. E c'è la miseria e l'ignoranza, che porta
                      due uomini, subito identificati, ad uccidere su commissione, forse senza
                      nemmeno sapere perché, per quattro soldi. Anapu, una cittadina di 7.000
                      anime ricavata nella foresta, stato del Parà. La nostra striscia di Gaza,
                      l'hanno definita i commentatori brasiliani, per i livelli di violenza e la
                      guerra infinita attorno alla terra, ambita da tutti. Una foto del satellite
                      mostra questo angolo di Amazzonia come una macchia verde scura pettinata da
                      strisce più chiare, giallognole. È dove le motoseghe e il fuoco hanno già
                      colpito. Ad ogni nuova strada che si apre nella foresta, la situazione
                      peggiora. Non lontano da Anapu, a Tucuruì, lavora la cooperazione italiana,
                      in un progetto per combattere gli incendi. «La violenza scaturisce dal
                      meccanismo economico e dagli appetiti su queste terre - spiega il
                      responsabile del progetto, Franco Perlotto -. Mani forti si impossessano di
                      grandi aree falsificando documenti, poi arrivano gli incendi e la
                      sottrazione di legname pregiato, in seguito la terra disboscata diventa
                      pascolo e, alla fine del ciclo, viene rivenduta ai coltivatori di soia». La
                      soia, in questo momento, è il maggior business del Brasile, di tutta
                      l'America Latina. Il fatto che, in ultima analisi, diventi causa di morti a
                      catena fa venire in mente l'altra ricchezza del continente, quella della
                      coca. Secondo uno studio della Pastorale della Terra, un'entità della Chiesa
                      brasiliana, lo Stato del Parà è in testa con 521 morti in 18 anni alla
                      classifica degli omicidi per questioni legate al possesso di terra. Solo una
                      manciata i casi risolti.
                         Suor Dorothy sapeva bene che il suo lavoro dava fastidio a tanti, in
                      questa catena di interessi forti. Nel «Progetto di sviluppo sostenibile
                      Esperança», che aveva messo in piedi dieci anni fa ad Anapu, l'obiettivo era
                      l'armonia tra la foresta vergine e le necessità economiche della
                      popolazione. Solo 400 famiglie, in un'area gigantesca di 1.400 chilometri
                      quadrati, vivevano di agricoltura a bassa intensità e prodotti della
                      foresta. Una piccola utopia. Estranea, lontana dalle direttive guida della
                      politica nazionale, che punta sul grande agrobusiness indirizzato alle
                      esportazioni di cereali e di carne ed è favorevole all'apertura di nuove
                      strade. E soprattutto in netto contrasto con gli appetiti locali. Le terre
                      custodite da suor Dorothy erano difficilmente accessibili alle squadre di
                      taglialegna e alle chiatte che trasportano a valle i preziosi tronchi di
                      mogano, il più pregiato legname dell'Amazzonia. Pochi giorni fa, il governo
                      Lula ha dovuto cedere alle violente proteste dei madereiros , i commercianti
                      di legname, che minacciavano di bruciare tutto e inquinare i fiumi con
                      sostanze chimiche se non fosse stato ritirato un decreto di forte
                      limitazione dell'uso della terra.
                         In una intervista, tre anni fa, la missionaria aveva parlato per la prima
                      volta di minacce di morte e puntato l'indice sulle grandi imprese del
                      legname. «Se riceverò una pallottola, già sapete da dove è partita», aveva
                      detto. Poi aveva denunciato la non collaborazione della polizia locale, che
                      anzi la vedeva come una pericolosa agitprop. Pochi giorni prima di morire,
                      infine, aveva incontrato Nilmario Miranda, il sottosegretario ai diritti
                      umani del governo.
                         Da Brasilia, si fa notare oggi che alla religiosa era stato proposto uno
                      schema di protezione, che lei ha rifiutato.
                         Nel 1988, l'assassinio di Chico Mendes, il simbolo della preservazione
                      dell'Amazzonia e dei raccoglitori di caucciù, aveva scosso il mondo e aperto
                      una nuova era in Brasile nella questione ambientale. Oggi al ministero
                      dell'Ambiente c'è Marina Silva, che di Mendes è considerata la pupilla e
                      l'erede. La Silva, che poco ha potuto in questi due anni di governo contro
                      l'ala dominante del governo Lula, ha riconosciuto che l'omicidio di suor
                      Dorothy è l'episodio più grave da allora. Per Lula non sono giornate facili.
                      Raggiunto dalla notizia mentre era impegnato nell'ennesimo viaggio
                      all'estero, ha spedito nel Parà due ministri e duemila soldati e chiesto una
                      indagine rigorosa e severa. Ma è stato criticato per non aver partecipato ai
                      funerali dell'ultima vittima dei poteri forti del Brasile, sulla lotta ai
                      quali ha costruito la sua fortuna politica.
                      Rocco Cotroneo

                      Roma
                      la cittàDEGLI ANIMALI
                      Vacanza in Maremma per il pellicano bianco
                      di FULCO PRATESI
                      Anche gli uccell

                      (Message over 64 KB, truncated)
                    • Francesca Cuccefelici
                      Oggetto: corsera 10/3 Rozzano, decisione del consiglio comunale: il divieto vale sia per le bestie feroci che per i pesci rossi «Basta sfruttare gli animali,
                      Messaggio 10 di 12 , 21 mar 2005
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                        Oggetto: corsera 10/3

                        Rozzano, decisione del consiglio comunale: il divieto vale sia per le bestie
                        feroci che per i pesci rossi  «Basta sfruttare gli animali, no a circhi e
                        luna park»  «Non vogliamo che ci si diverta guardando tigri in gabbia o
                        elefanti in catena»
                           ROZZANO - I più piccoli, forse, non capiranno: niente più pesciolini
                        rossi o pappagallini in premio a chi fa più punti al tirassegno del luna
                        park. E basta anche con tigri in gabbia, elefanti alla catena, scimmiette e
                        cani che si esibiscono vestiti di tutto punto davanti al pubblico assiepato
                        sotto il tendone. Da oggi, i circhi con animali sono banditi dal territorio
                        del Comune di Rozzano. Lo ha deciso il consiglio comunale che ha votato e
                        approvato la modifica del regolamento della polizia municipale. «La nostra
                        città ha voluto esprimere in modo concreto il rispetto della dignità e del
                        benessere degli animali - dice Stefano Apuzzo (Verdi), assessore ai diritti
                        degli animali e promotore dell'iniziativa -. Il pubblico ama le performances
                        di clown, giocolieri e trapezisti. Nessuno può divertirsi assistendo allo
                        spettacolo di un animale sfruttato e messo in ridicolo».
                           La nuova norma prevede multe fino a trecento euro per i trasgressori. Con
                        i circhi, sono «off limits» le fiere e le mostre dei cuccioli. Il divieto
                        riguarda anche lo sfruttamento di cani ed altre bestiole per l'accattonaggio
                        e l'offerta di piccoli animali come vincita in concorsi, giochi e lotterie.
                           In provincia di Milano, oltre a Rozzano, soltanto altre tre città hanno
                        bandito i tendoni con animali dal proprio territorio grazie all'approvazione
                        di nuovi regolamenti comunali: Gorgonzola, Monza e Opera (solo per gli
                        animali selvatici). «Proporremo la delibera di Rozzano a modello per tutti i
                        Comuni del Milanese », spiega Edgard Meyer, responsabile dell'ufficio
                        diritti degli animali della Provincia di Milano».
                        Olivia Manola

                        Vandali fanno fuggire mufloni Gli animali salvati dalla polizia
                           RONCOBELLO (Bergamo) - Sono al sicuro i due mufloni fuggiti dall'Istituto
                        agrario di Bergamo dopo che alcuni vandali avevano tagliato le reti di
                        recinzione. L'allarme era scattato dopo che alcuni automobilisti avevano
                        notato i due mufloni correre lungo le strade. La polizia provinciale ha
                        ritrovato nelle immediate vicinanze dell'Istituto anche il corpo di un daino
                        ucciso con un colpo di pistola. Gli animali sono stati catturati solo alle
                        prime luci dell'alba dopo un «safari» nelle vie cittadine e trasferiti in un
                        allevamento di Romano di Lombardia. Purtroppo all'appello manca ancora un
                        cucciolo di appena un giorno. Presentata una denuncia contro ignoti.


                        La Lav: «Il governo italiano vieti il commercio di pelli e pellicce»
                        E' nata la foca «Hope». In tempo per la strage
                        E' la prima foca groenlandica del 2005 del Canada dove, tra poco saranno,
                        sterminati 320mila cuccioli di questi mammiferi marini
                        (Ansa)
                        ROMA - L'hanno chiamata Hope, speranza, è nata da poche ore ed è la prima
                        foca groenlandica del 2005 che ha visto la luce in Canada, e adesso
                        l'interrogativo è se sopravvivrà alla imminente caccia alle foche. Un
                        interrogativo che si pone la Lav, che lancia l'allarme per la vita di
                        320mila cuccioli di foca che tra un paio di settimane saranno «sterminati»
                        in nome del commercio di pelli e derivati, e dunque lancia un nuovo appello
                        al governo italiano perchè vieti sul suo territorio questo commercio.
                        Hope è nata martedì nel Golfo di San Lorenzo, e non è casuale che sia stato
                        deciso di chiamarla «speranza», perchè rappresenti - dice la Lav - «la
                        speranza per questi mammiferi di non essere mai più vittime della caccia
                        commerciale per confezionare capi di abbigliamento e altri accessori in
                        pelliccia». Tra breve in Canada sarà dato il via alla caccia alle foche,
                        considerata la più grande strage di mammiferi marini al mondo «visto che nel
                        triennio 2003-2005 il governo canadese ha autorizzato l'uccisione di quasi
                        un milione di foche».
                        La strage delle foche in Canada clicca su una foto
                        La Lav coordina in Italia la campagna internazionale promossa da IFAW per
                        porre fine alla caccia commerciale alle foche, e le due organizzazioni
                        chiedono al governo italiano di vietare l'importazione e la
                        commercializzazione dei prodotti derivati da questi animali. «L'opinione
                        pubblica mondiale ha più volte condannato la crudeltà di questa caccia,
                        inducendo i governi di alcuni Paesi a emanare il divieto della
                        commercializzazione dei prodotti di foca». Nell'Unione europea, principale
                        mercato mondiale delle pelli di foca, il Belgio ha già approvato una prima
                        moratoria e il bando definitivo, approvato dal governo, è in fase di
                        ratifica dai Parlamenti federali. L'Olanda a sua volta sta esaminando un
                        provvedimento analogo a quello del Belgio.
                        La Commissione Affari Esteri del Parlamento italiano ha già approvato due
                        risoluzioni che impegnano il governo ad emanare norme in tal senso. L'Italia
                        in passato si è già schierata in favore degli animali emanando un'ordinanza,
                        trasformata in legge nel 2004, che ha vietato l'importazione e la
                        commercializzazione delle pelli di cani e gatti. «Ci auguriamo che il
                        governo segua la scelta di civiltà già intrapresa in tema di pellicce di
                        animali domestici, e l'esempio del governo belga ponendo fine a questo
                        ingiustificato e riprovevole commercio», dichiara Roberto Bennati,
                        responsabile Lav campagna antipellicce.

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                        Oggetto: il secolo xix 10/3

                        OGGI AL MUSEO DORIA Le meraviglie della biodiversità
                        Nell'ambito della mostra "Biodiversità. Il motore della vita", al Museo di
                        Storia Naturale "G. Doria" prenderà il via oggi una serie di conferenze,
                        incontri, letture, concerti (tutti alle 17,30 con ingresso gratuito). Questa
                        iniziativa genovese consente di proseguire e di divulgare in modo sempre più
                        capillare i vari aspetti di un problema, quello della salvaguardia della
                        varietà delle specie, che da anni coinvolge esperti di biodiversità,
                        governi, imprese, ma che ultimamente ha assunto i connotati di una vera e
                        propria emergenza. Qualche numero: l'Unione Internazionale di Conservazione
                        della Natura ha registrato come minacciate di estinzione 15.589 specie, tra
                        animali e vegetali; sono in pericolo il 25 % delle specie di mammiferi e
                        l'11% delle specie di uccelli conosciute, oltre che 60.000 specie vegetali
                        sulle 350.000 conosciute. Accade spesso, inoltre, che l'opinione pubblica
                        venga sensibilizzata soltanto riguardo ad alcune di queste specie più note,
                        mentre ad altre si dedica minore attenzione. Nelle conferenze organizzate
                        dal Museo Doria si parlerà tra l'altro della conservazione della
                        biodiversità marina in Italia, della tutela della biodiversità in Liguria,
                        del commercio e della protezione delle specie animali e vegetali secondo il
                        Corpo Forestale dello Stato e di molti altri temi collegati.
                        Simonetta Ronco

                        MARINELLA
                        Cane salvato dai pompieri
                        Un cane da caccia è finito ieri in un sifone di un canale laterale della
                        Tenuta di Marinella. Alcune persone che stavano passeggiando nella fattoria
                        se ne sono accorte ed hanno avvertito i vigili del fuoco di Sarzana che sono
                        intervenuti e lo hanno salvato. Il proprietario è stato subito avvertito ed
                        ha ringraziato, commosso, i presenti.
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                        Oggetto: gazzetta di parma 10/3

                        Canile svaligiato, meticcio non potrà essere operato
                        Un furto d'appartamento che rischia di mettere in difficoltà Animal House,
                        l'associazione che gestisce il canile municipale di via del Taglio. « I
                        ladri hanno infatti svaligiato la casa della presidente dell'associazion e -
                        racconta la volontaria del canile Mara Bianchi -. E purtroppo sono spariti
                        anche i milletrecento euro che, grazie a una commedia dialettale
                        rappresentata al Castelletto, avevamo raccolto per Rocco, un nostro cane che
                        ha un serio problema di salute e che necessita di un'operazione
                        particolarmente impegnativa e costosa » . Rocco è un dolcissimo meticcio di
                        pastore tedesco, ospite del canile da circa sei mesi. « La patologia di cui
                        soffre Rocco è una displasia delle anche - prosegue la Bianchi -. Purtroppo
                        l'intervento, secondo quanto ci è stato preventivato potrebbe arrivare a
                        costare alcune migliaia di euro » . L'appartamento svaligiato è in via
                        Zanetti, residenza della presidente di Animal House, Alessandra Adorni. Ed è
                        lí la sede dell'associazione. I ladri hanno preso di mira vari oggetti.
                        Purtroppo hanno anche ripulito un contenitore con le preziose banconote.
                        Rocco, fortunatamente, non soffre, anche se è impacciato nei movimenti: «
                        Non riesce ovviamente a correre - spiega la volontaria -. Cammina con una
                        certa fatica e tutti noi che amiamo gli animali vorremmo potesse esprimersi
                        in tutta la sua naturale vitalità. D'altra parte, è ancora un cucciolone. Ha
                        un anno, ed è un dispiacere vederlo in queste condizioni. Si sappia comunque
                        che è di una dolcezza commovente: un lato bellissimo del suo carattere
                        grazie al quale forse qualcuno potrebbe essere interessato ad adottarlo.
                        Diverrebbe un amico fedele e affettuoso » . Frattanto rimane il problema
                        delle anche malconce. Ed è per questo che la Bianchi invita chiunque
                        desiderasse aiutare economicamente Animal House a « fare un versamento
                        all'Unicredit di piazzale Santa Croce sul conto corrente 20166053; cab
                        12710; abi 02008. E forse, grazie alla generosità delle tante persone che
                        amano gli animali, Rocco ritroverà la salute e, si spera, qualcuno che lo
                        prenda con sè » .

                        Strage dei bocconi: le « guardie » si mobilitano
                        Si parla ancora del « flagello » dei bocconi avvelenati, ma questa volta le
                        notizie che arrivano sembrano un pi ù confortanti. Il bollettino arriva
                        dalla Provincia, da cui si tiene a far sapere che le iniziative intraprese
                        per arginare il grave fenomeno iniziano a dare i primi benefici. Una maggior
                        sensibilizzazione dei cittadini conseguente alla campagna di informazione
                        avviata ha condotto ad un aumento delle segnalazioni e quindi all'avvio di
                        una efficace opera preventiva. « E' ancora presto per trarre considerazioni
                        definitive - ha affermato l'assessore alla Tutela della biodiversità
                        Gabriella Meo - ma dai dati raccolti nei primi due mesi dell'anno mi sento
                        di poter dire che in poco tempo è aumentato tra la gente il livello di
                        consapevolezza relativamente alla presenza ed alla pericolosità delle «esche
                        avvelenate» » . Le segnalazioni giunte nel mese di febbraio al Telefono
                        Verde della Provincia ( 800 305662), in costante aumento rispetto al mese
                        precedente, hanno permesso di individuare alcune zone a rischio - ha
                        proseguito l'assessore - dove, sia le Guardie ecologiche volontarie di
                        Legambiente, sia quelle del Corpo guardie ecologiche giurate volontarie,
                        hanno effettuato sopralluoghi e quindi trovato e rimosso una notevole
                        quantità di bocconi di svariata natura. Questa azione di controllo e pulizia
                        del territorio si è dimostrata molto utile, infatti sono diminuiti in
                        maniera significativa i casi di animali domestici colpiti. Un primo
                        risultato concreto anche se, nel mese che si è appena concluso, sono stati
                        comunque numerosi i casi di ritrovamento di animali deceduti sia selvatici
                        che di affezione. « Dobbiamo proseguire senza sosta i controlli - ha
                        continuato l'assessore Meo - perchè chi compie questi atti criminali deve
                        sapere che la Provincia, le forze dell'ordine, le guardie volontarie e i
                        tantissimi cittadini sensibili costituiscono oggi una rete di sorveglianza
                        territoriale presente in modo permanente » .

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                        Oggetto: il messaggero 10/3

                        NEVE RECORD SUI MONTI DELLA LAGA
                        Dai cacciatori il mais per gli animali affamati
                        di PIETRO BIZZONI
                        Hanno risposto in maniera pronta il gruppo di sessanta cacciatori che
                        qualche giorno fa aveva lanciato l'allarme per l'insolita moria di animali
                        selvatici nelle zone innevate del versante laziale (comuni di Amatrice e
                        Accumoli) del parco Gran Sasso Monti della Laga. La spessa coltre nevosa
                        delle ultime settimane ha infatti impedito a cervi, daini, caprioli e
                        cinghiali di alimentarsi provocandone una vera e propria strage. Stessa
                        sorte per i carnivori: molte le volpi trovate letteralmente congelate sul
                        ciglio delle strade. «Un'emergenza alla cui risoluzione non possono
                        sottrarsi né gli enti locali, ovvero Comuni e Province, né l'Ente Parco Gran
                        Sasso Laga conferma Giuseppe Alessandrini, portavoce dei cacciatori
                        dell'Alto Velino Come cacciatori, ci siamo mossi immediatamente
                        autotassandoci per acquistare decine di quintali di mais che è servito da
                        foraggio per gli animali selvatici in difficoltà». Ieri intanto i primi
                        avvistamenti aerei tramite un elicottero che ha lanciato in due-tre zone di
                        passaggio degli animali i primi sacchi di granaglie. «In questa situazione
                        prosegue Alessandrini un appello va a quanti utilizzano le gabbie di
                        cattura, specie per i cinghiali. Evitate in ogni maniera di tenere aperte
                        queste trappole. Con la penuria di cibo si rischia di trasformare questo
                        tipo di selezione in una mattanza con gravissimi danni per tutto
                        l'ecosistema naturale delle montagne appenniniche».

                        Lettere Umbria
                        Ambientalismo o ecologismo?
                        E' difficile non condividere quanto scritto da Lorena Pesaresi, della
                        Sinistra Ecologista, sul principio della partecipazione dei cittadini alle
                        scelte. E' nella stessa identità della sinistra avere a fondamento della
                        propria azione di governo le decisioni dei cittadini, ma proprio sulle
                        questioni ambientali questo non sembra avvenire. Quanti condividono il Piano
                        energetico regionale, i Piani regolatori comunali e quelli per la mobilità;
                        quanti perugini ritengono utile il minimetrò o vogliono un inceneritore?
                        Quando l'Agenda XXI locale è di fatto solo una raccolta di dati e non uno
                        strumento di partecipazione, aprendo al mattino la finestra si vede
                        un'antenna per telefonia, si costruiscono nuovi edifici residenziali ed
                        insediamenti produttivi nelle aree più inquinate della città o in zone che
                        avrebbero dovuto diventare parchi, è difficile riscontrare segni visibili di
                        un sistema democratico di governo. Il problema non sta nel fatto che nella
                        sinistra stenta ad affermarsi la questione ecologista, ma nel fatto che si
                        ignora quella ambientalista. Un movimento con precisa connotazione politica
                        ed un nome come "studio della natura", non potrà avere i consensi e la forza
                        di chi, "ambientalista", cioè "difensore degli habitat naturali o
                        antropizzati di specie animali e vegetali", si contrappone agli "errori" con
                        la forza del sapere, della controproposta, dell'autonomia.
                        Se la sinistra avesse indicato un modello di sistema energetico efficiente,
                        si sarebbero rispolverati carbone e nucleare? L'inquinamento atmosferico non
                        si risolve con le targhe alterne, ma chi pensa a strategie diverse? Solo il
                        lavaggio delle strade contribuirebbe all'abbattimento delle polveri. Se
                        l'ecologismo fosse anche ambientalismo, la Sinistra Ecologista proporrebbe,
                        per prima, un referendum cittadino sulla ventilata installazione di un
                        termovalorizzatore a Perugia che, peraltro, qualcuno "cerca di spacciare"
                        come unica alternativa alla discarica (e il coincenerimento, la conversione,
                        la distruzione chimica, ecc.?).
                        Sviluppo sostenibile è cultura, capacità di usare le innovazioni, certezza
                        delle regole, valorizzazione della vocazione economica dei territori, tutela
                        della salute dei cittadini. L'ecologismo spaventa forse la politica meno
                        dell'ambientalismo, ma da solo non può rappresentare la strada per
                        perseguire e garantire i diritti di questa società.
                        Ave Zelinda Fedeli
                        Perugia

                        Canile sotto accusa, animali da traslocare
                        di SIMONA SPAGNOLI
                        CAGLI Non si parla di chiusura, ma è probabile che la magistratura di Urbino
                        decida il trasferimento di una parte dei 270 cani (si parla dei 150 che
                        risultano in sovrannumero) ospitati nel canile privato di Volpetella di
                        Cagli. Questa, almeno, è la richiesta contenuta nella segnalazione
                        presentata dopo il sopralluogo di polizia e guardie zoofile di Legambiente.
                        Nella relazione allegata dal dipartimento di veterinaria della Zona di
                        Urbino, si parla solo di sovraffollamento ma si negano casi di
                        maltrattamenti.
                        Le associazioni animaliste, invece, reclamano soluzioni molto più radicali:
                        il sequestro di tutti i 270 cani o lo spostamento di almeno 10 animali che
                        hanno bisogno di cure più urgenti. Meno praticabile la loro proposta di
                        sostituire l'attuale gestione con quella di un'associazione che si occupa di
                        animali. L'Enpa di Pesaro ha infatti spiegato che «i problemi di Volpetella
                        sono di natura strutturale e cambiare non risolverebbe la situazione.
                        L'unica strada possibile dice il presidente Simone Casadei è spostare il
                        maggior numero di cani possibile, o almeno tutti quelli che sono ricoverati
                        all'interno del fabbricato rurale con poca luce, al freddo, senza una
                        ventilazione che possa asciugarli dall'umidità e dai liquami che stagnano
                        per la mancanza di scarichi. Mi rendo conto che non sarà facile, anche se
                        abbiamo chiesto un provvedimento urgente del magistrato». L'Enpa ha anche
                        chiarito la propria posizione rispetto alla vicenda, dopo le critiche che la
                        accusavano di aver agito con ritardo e con poca incisività: «Dall'inizio
                        dell'anno l'associazione ha eseguito due controlli, il 5 e il 26 febbraio
                        spiega Casadei producendo due relazioni: nella prima abbiamo evidenziato che
                        le condizioni del capannone risultano incompatibili con il ricovero dei cani
                        ed abbiamo elevato otto multe al proprietario. Questo non significa che
                        avessimo terminato il nostro lavoro: c'erano almeno altre due ipotesi di
                        reato su cui stavamo indagando insieme ai carabinieri del Noe di Ancona e al
                        Corpo Forestale dello Stato quando è stato fatto il blitz della polizia di
                        Urbino».
                        L'Enpa solleva anche dubbi su come nell'agosto 2002 siano state rilasciate
                        le autorizzazioni dall'ex Asl di Urbino e dal Comune di Cagli. Pare che in
                        origine il nulla osta fosse stato rilasciato in via provvisoria e anche con
                        il consenso degli animalisti, per accogliere i 73 randagi ricoverati in una
                        struttura comunale. L'attività invece, non si sa bene come, è durata fino ad
                        oggi.

                         

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                        Oggetto: corsera 11/03

                        Colpito da un infarto per la morte del cane
                        È ricoverato in rianimazione all' ospedale di Lecco un uomo di 49 anni di
                        Cirimido (Como), Salvatore Dicara, che mercoledì pomeriggio è stato colto da
                        infarto, a poche ore dall'incendio che era costato la vita al suo cagnolino.
                        L'uomo era apparso sotto choc sin dal mattino quando l' incendio, molto
                        probabilmente di origine accidentale, aveva completamente distrutto un
                        capanno di legno in cortile nel quale viveva il cane. Quando i vigili del
                        fuoco hanno estratto la carcassa annerita del cagnolino, il padrone aveva
                        pianto a lungo. La perdita del cagnolino gli ha provocato un grande dolore.
                        Poi, nel pomeriggio, è stato colto da una crisi cardiaca ed è stato
                        trasferito in elicottero all'ospedale di Lecco.

                         

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                        Oggetto: repubblica 11/3

                        Dura quattro giorni ed è il concorso più importante a livello internazionale
                        E' l'edizione numero 102. Concorso per animali di 26 paesi
                        "Crufts" a Birmingham 21.000 cani
                        per il titolo di più bello del mondo
                        Nella prima giornata i terrier e le razze da caccia
                        BIRMINGHAM (GB) - Oltre 20.000 cani si sono dati appuntamento oggi a
                        Birmingham (Inghilterra centrale) per la 102/e edizione di Crufts, il più
                        importante concorso canino al mondo.
                        All'evento, organizzato dal Kennel Club e che durerà quattro giorni,
                        partecipano per l'esattezza 21.432 cani di 178 razze, di cui 723 provenienti
                        da 26 Paesi stranieri. Nella prima giornata di Crufts, 2.979 cani da caccia
                        e 2.247 terrier sono stati sottoposti a esame al Centro nazionale delle
                        Esposizioni di Birmingham.
                        L'anno scorso, il titolo di miglior cane in assoluto è stato vinto da
                        Deedee, un whippet di proprietà di Lynn Yacoby-Wright di Stockport (nord
                        dell'Inghilterra).
                        Uno dei temi di quest'anno sarà la popolarità declinante, e la conseguente
                        "vulnerabilità", di alcune razze britanniche, quali il Setter Gordon e il
                        segugio.
                        Secondo il presidente di Crufts, Ronnie Irving, al concorso sono attesi fino
                        a domenica 130.000 visitatori.

                         

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                        Oggetto: gazzetta di parma 11/3

                        Educare i cani e i padroni
                        COLLECCHIO - « Io posso entrare » , lo slogan utilizzato dal comune di
                        Collecchio per regolamentare l'accesso dei cani nelle aree verde, è
                        diventato il filo conduttore di una serie di iniziative che vedono coinvolti
                        i bambini delle scuole che nello scorso anno scolastico hanno prodotto una
                        serie di cartelli con protagonisti i cani. Tali cartelli sono poi stati
                        sistemati nelle diverse aree verdi del comune. Quest'anno tutti in Piazza
                        della Repubblica per una mattinata all'insegna di questi animali a quattro
                        zampe con la presenza di alcuni esemplari del canile « La Martinella » di
                        Parma fare passerella accompagnati da volontari e del centro di
                        addestramento cani « Nara e Agor » di Maria Grazia Lori. Sono stati questi
                        ultimi ad animare la mattinata con una esibizione di Agility Dog che ha
                        tenuto viva l'attenzione dei numerosi presenti. I cani, accompagnati dai
                        loro padroni, hanno inizialmente eseguito alcuni esercizi guidati da un
                        istruttore per poi cimentarsi in un percorso ad ostacoli dando vita ad uno
                        spettacolo divertente che ha messo in mostra la loro agilità e preparazione.
                        Frattanto alcuni bambini delle scuole si sono messi al lavoro e con macchine
                        fotografiche, pennarelli e materiale vario hanno cercato di fissare la
                        manifestazione dando libero sfogo alla loro fantasia. « Lo scopo
                        dell'iniziativa - ha detto l'assessore Giovanni Grisenti - è quella di
                        cercare di educare i cittadini all'utilizzo delle aree verdi rendendo
                        possibile la convivenza degli animali all'interno delle stesse aree. Durante
                        la mattinata i ragazzi hanno prodotto disegni e fotografie che poi verranno
                        elaborati con gli insegnanti per vedere la possibilità di realizzare
                        cartelli da mettere nelle aree verdi » . Ai possessori di cani sono state
                        distribuite delle palette, quelle stesse che è possibile trovare nei tre
                        distributori automatici che sono stati posizionati, in via sperimentale, in
                        altrettante aree verdi. Tali macchinette funzionano con l'inserimento di una
                        monetina di euro 0,10. « Si vuole far sí che Collecchio- ha aggiunto
                        Grisenti - possa avere una certa sensibilità verso tutti i cani » .
                        L'assessore Marco Saccani, invece, si è soffermato sull'importanza delle tre
                        domeniche ecologiche a cui ha aderito l'amministrazione dicendo che « si è
                        puntato sulla collaborazione delle scuole. E' molto bello unire assieme cani
                        e bambini e far sí che possano convivere naturalmente. La gente ha capito il
                        messaggio e i collecchiesi si sono riappropriati del centro in modo
                        educativo ed ecologico » .

                         

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                        Oggetto: il secolo xix 11/3

                        Gli spezzini tradiscono i cani
                        Sono 700 nelle strutture provinciali. Dove però corrono all'aperto
                        Aumentano gli abbandoni, diminuiscono le adozioni
                        La Spezia I tre canili spezzini sono sovraffollati e gli oltre 700 animali
                        che vi sono rinchiusi sono sempre più dimenticati. Aumentano infatti gli
                        abbandoni mentre diminuiscono le adozioni. I migliori amici dell'uomo
                        vengono, insomma, traditi dai loro padroni. Se potessero parlare
                        racconterebbero le angherie, i soprusi e le violenze gratuite che hanno
                        subito.
                        Ma come stanno nel canile? «Bene - assicura Antonietta Zarrelli,
                        responsabile dell'ufficio tutela diritti degli animali del comune della
                        Spezia -. Mangiano due volte al giorno. Non sono rinchiusi in gabbia e
                        giocano all'aria aperta».

                        Una vita da cani dimenticati
                        L'INCHIESTA Sono più di 700 nelle tre strutture della provincia. E qualcuno
                        li ha lasciati nella neve, senza cibo
                        Aumentano gli abbandoni, diminuiscono le adozioni
                        Sono i migliori amici dell'uomo, ma l'uomo non è il loro miglior amico. Ci
                        sono 700 cani nelle tre strutture della nostra provincia. Ognuno ha una
                        storia dietro. Se potessero parlare, racconterebbero le angherie che hanno
                        subito, i soprusi, le violenze gratuite, i maltrattamenti. Come i due
                        cuccioli di nemmeno un mese, abbandonati in mezzo alla neve nei giorni
                        scorsi. Li avevano lasciati in un bosco della provincia, in mezzo alla
                        bufera, senza neppure una coperta, o qualcosa da mangiare. Volevano
                        ucciderli. Sono sopravvissuti perchè una signora ha sentito i loro latrati,
                        li ha avvolti nel suo cappotto e se li è portati a casa. Adesso aspettano di
                        essere adottati.
                        Chi non potrà mai più raccontare la sua vita è Nico, un vecchio meticcio di
                        15 anni. Aveva vissuto sempre con il suo padrone, morto alcune settimane fa.
                        Con lui giocava tutti i giorni, spensierato. Poi la moglie del suo padrone
                        non l'ha più voluto. «E' troppo vecchio, non ce la faccio ad accudirlo». E
                        l'ha portato in canile. Nico, già provato per la morte del suo padrone, non
                        ce l'ha più fatta a vivere. Lo hanno trovato nella sua gabbia, morto dal
                        freddo pungente di inizio marzo.
                        «Purtoppo di storie come queste ce ne sono tante - dice Antonietta Zarrelli,
                        responsabile dell'ufficio tutela diritti animali del comune della Spezia, e
                        che coordina anche gli altri 31 comuni della provincia - perchè sono ancora
                        poche le persone che mostrano sensibilità verso gli animali. Quando non
                        servono più li buttano via, come fossero giocattoli. E prima magari li
                        torturano, li seviziano o comunque li trattano male».
                        Per fortuna ci sono anche storie a lieto fine, come quella di Jack, un
                        pastore tedesco vecchio e sordo. Viveva, in condizioni pietose, con una
                        coppia di anziani che lo nutrivano poco e male. Ogni tre-quattro giorni gli
                        allungavano teste di coniglio crude, ossa e poi rimaneva legato ad una
                        catena, sempre. Estate, inverno. Con il sole o sotto la pioggia. E' stato
                        tolto l'affidamento ai padroni e portato in canile. Jack però, non si stava
                        riprendendo. Non mangiava e piangeva. Si stava lasciando morire. Lo ha
                        adottato una signora, già proprietaria di due cani di taglia grande, fra cui
                        un pitbul. E adesso Jack si è integrato. Ha ripreso a mangiare, a correre, a
                        divertirsi.
                        In provincia ci sono tre canili. Uno, quello di San Venerio, è gestito dal
                        comune della Spezia ed ospita 200 animali. Il più capiente è quello del
                        Pezzino, con 300 cani provenienti da gran parte della provincia, soprattutto
                        val di Vara. A Tavolara di Castelnuovo ce ne sono 200 e sono concentrati
                        quelli della vallata del Magra, da Sarzana sino a Ortonovo. Sarzana ha in
                        animo di costruire una struttura autonoma, ma per ora non se ne fa nulla.
                        «Come stanno gli animali in canile? Bene - dice Zarrelli - Mangiano due
                        volte al giorno. Non sono chiusi in gabbia ma fanno quella che noi chiamiamo
                        "sgambatura", ovvero corrono e giocano all'aria aperta. Certo, noi vogliamo
                        che trovino un padrone. Purtroppo le adozioni sono in diminuzione e i costi
                        per noi aumentano. Un esempio? Per il freddo nella struttura di San Venerio
                        sono scoppiate le tubature, con conseguenti disagi. Contributi da privati?
                        No, sono solo soldi che provengono dalle casse comunali e quindi in fondo,
                        dalle tasche di tutti. E il costo per il mantenimento è di circa 2,30 euro
                        al giorno per animale. Per questo chiedo a tutti di pensarci bene quando si
                        vuole abbandonare un cane al proprio destino».
                        Ad Antonietta Zarrelli l'ultima gioia gliel'ha data una signora che ha
                        deciso di adottare Arturo, un vecchio cagnolino cieco, il "decano" di San
                        Venerio. «Erano anni che stava con noi. Nessuno lo voleva perchè era
                        diventato cieco. Avevamo anche provato a curarlo, ma il veterinario ci ha
                        detto che era inoperabile. Pensavamo rimanesse qui per sempre. Invece
                        qualcuno ha pensato di fare una buona azione».
                        Alessandro Franceschini

                        ACCATTONAGGIO CON GLI ANIMALI Piccolo cocker legato e affamato: fermato
                        mendicante slavo
                        Un ragazzo appena diciottenne, di origini slave, è stato fermato ieri
                        mattina in piazza Verdi, perchè teneva legato - affamato e impaurito - un
                        piccolo cocker. I passanti avevano notato che il cane non aveva nemmeno una
                        ciotola, con un po' d'acqua e un minimo di sostentamento. E appariva
                        spaurito e malconcio. Il ragazzo, per contro, non aveva nemmeno un
                        documento, ed è risultato immigrato in modo clandestino: interrogato sulla
                        sua provenienza, non ha trattenuto le lacrime, e ha dovuto confessare di
                        vivere in clandestinità.
                        Tendeva la mano per chiedere l'elemosina ai passanti, seduto a terra ai
                        margini della strada, con il cagnetto accanto. Un cagnetto così affamato,
                        che non ha esitato a masticare un sacchetto in plastica, nel tentativo
                        evidente di sostentarsi, davanti alle forze dell'ordine. La bestiola è stata
                        posta sotto sequestro, in base alla legge sui maltrattamenti degli animali.
                        L'intervento è stato fatto dalla polizia municipale insieme alla
                        responsabile dell'ufficio tutela animali, dottoressa Zarrelli. Ricoverato al
                        canile, il cocker ha divorato tutto quello che gli è stato dato, avidamente.
                        Si ritiene che la bestiola venisse ceduta a rotazione da più slavi, che lo
                        utilizzavano come richiamo per impietosire i passanti. Sono numerosi i casi
                        di accattonaggio con animali.

                        Comprano ronzino si rivela campione e diventano ricchi
                        Londra Un gruppo di amici che frequentava lo stesso pub Boot Inn a Tisbury,
                        nel Wiltshire (sud-est dell'Inghilterra), ha acquistato per pochi soldi
                        (settemila sterline) un cavallo, credendo fosse un banale ronzino, per poi
                        ritrovarsi un campione: Sworn In alla prima corsa ha sbaragliato tutti i
                        concorrenti, incluso un purosangue della scuderia della Regina Elisabetta.
                        La sua vittoria era quotata, in quella prima corsa, 99,5 a 1. Ora il suo
                        valore è lievitato a 150.000 euro.

                        Mantenere un cane costa 29mila euro
                        Londra Mantenere un cane per tutto il corso della sua vita costa 20mila
                        sterline (29mila euro), quanto una bella macchina o una crociera intorno al
                        mondo. Lo dice la società di assicurazioni Churchill, specializzata in
                        polizze per cani, che come ogni anno diffonde il suo rapporto Cost of a Dog
                        alla vigilia della celebre esposizione canina di Crufts. Il cane più costoso
                        è il danese, che in dieci anni di vita media costa al suo padrone 31.840
                        sterline; segue il rottweiler con 24.340 sterline. Un bastardino costa
                        20.998 sterline, un jack russel "solo" 17.476.

                         

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                        Oggetto: il messaggero 11/3

                        Abruzzo
                        Gatti scomparsi dall'ospedale
                        LANCIANO - Che fine hanno fatto i gatti che si erano "accampati" nei
                        giardini dell'ospedale? Lo chiedono Walter Caporale, presidente animalisti
                        italiani, ed Elisabetta Cerrone, guardia zoofila.
                        ALBA - Pet pride 2005, la prima manifestazione dedicata interamente agli
                        animali da compagnia (nella foto) e al loro rapporto con l'uomo, si terrà ad
                        Alba dal 22 al 24 aprile e trasformerà la cittadina in una Pet land.

                        Abruzzo e Sudafrica, l'unione fa la forza
                        Il Pna stringe un accordo con il Parco Kruger, tesoro del Continente nero
                        PESCASSEROLI - Un po' d'Africa nel cuore dell'Abruzzo. La notizia è di
                        quelle che merita particolare risalto: entro il 2005, il Parco nazionale
                        d'Abruzzo ed il leggenadrio Kruger national Park del Sud Africa, bandiera
                        delle aree protette nel mondo, formalizzeranno un accordo. L'annuncio segue
                        la visita fatta in questi giorni nel Pna dal responsabile generale di tutte
                        le aree protette del Sudafrica, David Mabunda.
                        Mabuna è giunto a Pescasseroli il 6 marzo scorso, accompagnato dal direttore
                        di Federparchi, Giuseppe Rossi. Il 7 marzo, dopo aver visitato alcuni paesi
                        e Centri di visita del Parco, Mabunda ha incontrato il direttore Aldo Di
                        Benedetto, con il quale ha discusso a lungo della possibilità di
                        formalizzare l'accordo con il più famoso dei parchi africani, custode di una
                        fauna straordinaria. Stipulato nell'ambito delle attività e dei programmi
                        internazionali coordinati dalla Federparchi, l'accordo consentirà ai Parchi
                        italiani, ed al Parco nazionale d'Abruzzo in particolare, di scambiare
                        esperienze con strutture di rilevanza internazionale e di studiare valide
                        pratiche di gestione delle aree protette e di sviluppo sostenibile per le
                        popolazioni che intorno a quelle aree gravitano.
                        «Questa operazione -dichiara soddisfatto il direttore del Parco abruzzese,
                        Aldo Di Benedetto- una volta portata a buon fine, suggellerà una eccezionale
                        comunione tra due delle più prestigiose aree protette del pianeta. Questo
                        consentirà di attivare scambi culturali, scientifici ed economici con
                        l'obiettivo di qualificare le attività di conservazione e il sistema di
                        gestione dei territori dei due Parchi». Il Parco Kruger, situato nell'est
                        del vasto territorio che compone lo stato del Sudafrica, al confine con il
                        Mozambico, è stato per decenni la principale area protetta del continente,
                        primato che ora condivide con altri Parchi di grande prestigio che ospitano
                        le maggiori specie dell'eccezionale fauna africana quali Ngorongoro e
                        Serengeti in Tanzania, Masai Maria e Tsavo in Kenya, Etosha in Namibia.
                        A lungo il Kruger ha dato ospitalità alla più grande popolazione di leoni
                        esistente in Africa: una malattia ha poi decimato nel corso degli anni
                        Novanta i grandi felini nel grande parco sudafricano, ma ora i leoni stanno
                        nuovamente tornando in cospicuo numero all'interno dei confini del Kruger.
                        Per il Pna è un'occasione da non perdere per apprendere i segreti di quella
                        che è ritenuta una delle aree protette meglio gestite del mondo, grande
                        modello di efficienza.
                        Ora il mondo dei lupi e degli orsi entrerà in stretto contatto con quello
                        dei leoni e delle giraffe: per gli animali in pericolo è una buona notizia,
                        potranno essere protetti meglio. E per il Pna è l'ennesimo, importante
                        riconoscimento internazionale.

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                        Oggetto: Anmvi - LiberOscar 10/03

                        Una famiglia per il cane nero

                        (dal quotidiano Libero del 10 Marzo 2005) - Premetto. Anche chi
                        politicamente è agli antipodi dell'ideologia che guida il nostro quotidiano
                        ci rende atto di porre una particolare attenzione ai problemi del benessere
                        animale.
                        Ormai giungono in redazione decine di appelli, richieste di aiuto, preghiere
                        da ogni parte, quasi invocazioni disperate che chiedono il nostro intervento
                        a favore di cani, gatti, cavalli e altri animali maltrattati da una
                        cattiveria che sembra non conoscere confini.
                        Sappiate che li prendiamo in considerazione tutti, ma se dovessimo
                        pubblicare ogni storia non ci basterebbero dieci pagine in più.
                        Ci sono appelli e appelli però.
                        Chissà perché, qualcuno ti colpisce più degli altri e lo leggi due, tre
                        volte, perché ci sono parole che giungono dritte al cuore. Come questo.
                        Viene da Cosetta Prontu di Olbia. Cosetta gestisce il canile "Fratelli
                        minori", 520 cani raccolti da una regione che, diciamo la verità, brilla più
                        per il mare e il mirto che per la benevolenza verso gli animali. Da tre mesi
                        nel canile c'è Nero che piange e si lamenta tutto il giorno, il muso contro
                        la rete e le due zampone a coprirlo, come un uomo che piange sommesso, con
                        il volto tra le mani.
                        Non è malato Nero, non ha dolore fisico. È solo disperato per avere perso
                        quella libertà che un intero paese gli aveva concesso con gioia. Per sei
                        anni Nero ha vissuto libero a Calangianus, un paese vicino a Olbia. Si
                        fermava nella piazza a fare "due chiacchiere" con gli anziani del piccolo
                        borgo di provincia, si accucciava al tavolo del bar, accompagnava a scuola i
                        bambini. Maria Giovanna e parecchi abitanti si occupavano di sfamarlo. Poi,
                        sono arrivati i fatti di cronaca nera. I bambini morsicati, le leggi
                        restrittive sulle razze giganti, la museruola e il guinzaglio. Le voci in
                        Sardegna si spargono come il fuoco. Un paio di persone avevano decretato che
                        Nero era divenuto un ospite indesiderato. Provvedere a rinchiuderlo
                        altrimenti.eh sì, la Sardegna è piena di alberi, corde e doppiette. A buon
                        intenditor.
                        Gli hanno comprato il petto di polli, le migliori scatolette. Nero, il
                        gigante buono, mangia per inerzia, imboccato, gli occhi tristi, il muso
                        perennemente rivolto a quel cancelletto da dove è entrato.
                        "Io parlo con lui, i suoi occhioni mi ascoltano" ci scrive Cosetta "e gli ho
                        fatto una promessa che devo assolutamente mantenere. Nero, io ti troverò una
                        famiglia e vivrai in un grande giardino dove avrai la possibilità di fare
                        lunghe passeggiate con il tuo nuovo padrone, abbi pazienza ed esaudirò il
                        tuo desiderio".
                        Auguri sinceri Nero. Il buon cuore dei lettori di Libero torna a pompare per
                        te. Per informazioni tel. 333/4312878. chiedere di Cosetta.
                        OSCAR GRAZIOLI

                         

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                        Oggetto: Anmvi - 10/03

                        IPPOTERAPIA ALL'ESAME DEL SENATO
                        10-03-2005 12:25
                        E' iniziato ieri in commissione Sanita di Palazzo Madama l'esame del disegno
                        di legge che detta norme sulla riabilitazione per mezzo del cavallo. Si
                        tratta di un testo unificato, relatore Laura Bianconi (Fi), composto da
                        sette articoli che inserisce la terapia per mezzo del cavallo tra le
                        prestazioni terapeutiche riabilitative riconosciute dal ministero della
                        Salute. Il provvedimento definisce inoltre le figure professionali che
                        faranno parte delle equipe che pratichera' la terapia, che saranno,
                        assistente, veterinario, fisioterapista. Stabilisce anche che la formazione
                        degli operatori spetti ai ministeri della salute e dell'istruzione. Secondo
                        il testo in discussione, spetterà al ministero della salute, supportato da
                        un comitato tecnico- scientifico, stabilire i requisiti dei centri, la loro
                        regolamentazione, e svolgere attività organizzativa e ispettiva.
                        "L'obiettivo terapeutico è competenza di una équipe multidisciplinare che
                        comprende il longeur o assistente, il fisioterapista con specializzazione in
                        riabilitazione equestre, il medico specialista, a seconda della patologia di
                        cui si tratta, il veterinario che si occupa della scelta del cavallo e del
                        suo stato di benessere fisico e psichico". L'organico dei centri di terapia
                        per mezzo del cavallo è costituito da un responsabile del centro che segue i
                        programmi con l'ausilio di personale medico, personale tecnico e personale
                        amministrativo. Il direttore scientifico del centro deve essere in possesso
                        del diploma di laurea in medicina e chirurgia. Negli organici dei centri è
                        prevista, la presenza di "un medico veterinario, con funzioni di
                        coordinamento e controllo delle attività connesse al mantenimento degli
                        animali in dotazione al centro".

                         

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                        Oggetto: il centro 11/3

                        Il Centro L'Aquila
                        Due cagnolini avvelenati
                        L'Aquila. Due cagnolini padronali sono stati avvelenati in località San
                        Giuliano lungo la strada che conduce alla locale chiesetta. E' probabile che
                        i cani abbiano mangiato della carne avvelenata depositata tra i cespugli.
                        Ignoti i responsabili.

                        Il Centro Sulmona
                        Quattro gattini gettati nel cassonetto
                        Sulmona. Un quartiere mobilitato per salvare quattro gattini abbandonati. E'
                        successo qualche sera fa in pieno centro storico, vicino a piazza XX
                        Settembre. Un gruppo di ragazzi ha sentito dei miagolii provenire da un
                        cassonetto per i rifiuti.ò Subito sono accorsi e, chiusi in una busta di
                        plastica, hanno trovato 4 micini di poche settimane. Nel frattempo, però, i
                        miagolii avevano richiamato l'attenzione anche di alcuni residenti, che un
                        po' curiosi, un po' preoccupati, erano scesi in strada per capire che cosa
                        fosse accaduto. Subito è cominciata una gara di solidarietà per aiutare gli
                        "orfanelli" a quattro zampe, ma considerate le poche settimane di vita, si è
                        reso necessario l'intervento degli addetti ai lavori. Adesso, i gattini sono
                        curati dal presidente della sezione Enpa, Serena D'Aurora, ma hanno già
                        trovato nuovi padroni. "Tra un mese", spiega, "quando sarà terminato lo
                        svezzamento, potranno essere affidati. Ci sono già quattro famiglie pronte a
                        tenere in casa i gattini".
                        (c.b.)

                         

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                        Oggetto: gazzetta di parma 14/3

                        « Penso che il progetto di sensibilizzazione «Gattolandia», rivolto agli
                        alunni della scuola dell'obbligo e promosso dall'Enpa per conto della
                        Consulta Felina che gestisce l'Oasi municipale di Vicofertile, sia
                        un'iniziativa importante sia dal punto di vista didattico che etico. Un modo
                        intelligente e persuasivo - ha confidato con orgoglio l'addetto stampa del
                        Comune di Parma Luigi Gandolfi - per educare i pi ù giovani al rispetto per
                        l'ambiente e per la vita in tutte le sue forme, e il gatto rappresenta un
                        simpatico veicolo per insegnare certi valori fondamentali dell'esistenza. Io
                        sono cresciuto in mezzo ai gatti fin da piccolo e li considero preziosi
                        amici che fanno parte della mia vita e visto che quando provo emozioni penso
                        e mi esprimo meglio in dialetto, la prima lingua che ho imparato a parlare e
                        che continuo a coltivare attraverso i miei racconti, mi è sembrato giusto
                        dedicare alle nostre «piccole tigri domestiche» una poesia intitolata
                        appunto «Amigh» » . Ti t'si ' n amigh ed coj ch'vèla bomben Che chi n'in
                        cata von cata ' n tesor, ed coj che, se t'ja zerchi, a te gh'è v'zen, se no
                        an' te n'acorzi gnanca ed lor. La tò virt ù la s'ciama discression, ch'l'è
                        ormej ' na merce rèra int al Paes: ti t'gh' è ' na naturèla ' ducassion p ù
                        che se t' fuss al fjol d'un lord ingles. E s'j'ò comiss ' na cuèrca
                        cojonèda, ti ne t' sí miga ed coj ca la fa p'zer: ogni mè pecca at l'è
                        pardonèda sensa mèi dirom « bau » , ' l poss giurèr! A gh'èd'la genta che '
                        n capissa gnenta Chi ciamon p'loza l'amicissia tovva e i dison che ' l tò
                        afett l'è tutt ' na fenta e che t'sariss un furob da la covva. Ti lessia dir
                        e ' n stèr't ni migo tor Che mi par giudicher't a m'bas sui fatt e a son
                        sicur infinna in fond'al cor che t'em vol ben, parchè ti t'si ' l me gatt!
                        Mariacristina Maggi

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                        Oggetto: COSMETICI: L'ULTIMA BATTAGLIA DEGLI ANIMALISTI, CREME DI BELLEZZA 'CRUELTY-FREE'

                        ----- Original Message -----
                        From: "Niseema" <niseema@t...>


                        COSMETICI: L'ULTIMA BATTAGLIA DEGLI ANIMALISTI, CREME DI BELLEZZA
                        'CRUELTY-FREE' =
                        COSA PREVEDE LA NORMATIVA E DOVE TROVARLI

                        Roma, 13 mar. - (Adnkronos) - Sempre meno prodotti di nicchia e
                        sempre piu' fonte di curiosita' e attenzione, i prodotti cosmetici non
                        testati su animali vivono una nuova giovinezza. Lo standard 'Non
                        testato su animali' e' riconosciuto a livello internazionle
                        nell'ambito della cosmesi. Si tratta di uno standard ideato nel 1997
                        da una coalizione internazionale di associazioni animaliste di tutta
                        Europa e degli Stati Uniti.

                        Lo standard prevede che le aziende che vogliano porre la
                        dicitura 'Non testato su animali' sulla propria etichetta, s'impegnino
                        a fornire all'associazione/i competenti, in Italia la Lav, una
                        documentazione attestante l'impegno a non condurre test sugli animali
                        e a non acquistare sostanze da fornitori che le conducono. Ma le
                        stesse associazioni animaliste ammettono che questa 'etichetta' non
                        prevedeva controlli veramente approfonditi sulle aziende, che spesso
                        spontaneamente inserivano questa dicitura sui propri prodotti. (segue)

                        (Lle/Opr/Adnkronos)
                        13-MAR-05 16:45

                        COSMETICI: L'ULTIMA BATTAGLIA DEGLI ANIMALISTI, CREME DI BELLEZZA
                        'CRUELTY-FREE' (2) =
                        LA DIRETTIVA 2003/15 E L'ETICHETTA 'STOP AI TEST SU ANIMALI'

                        (Adnkronos) - La direttiva 2003/15/Ce impone il bando dei
                        prodotti cosmetici testati su animali qualora esistano metodi
                        alternativi di sperimentazione delle sostanze inpiegate. Per il 2013
                        e' previsto il bando totale, anche se e' contemplata la possibilita'
                        di deroga di tale scadenza.

                        La Lav, insieme ad altre associazioni animaliste europee, si e'
                        fatta promotrice di una campagna che mira ad ottenere il divieto di
                        vendita di prodotti cosmetici testati su animali e, nell'ambito di
                        questa campagna, e' stata ideata l'etichetta 'Stop ai test su
                        animali'.

                        A partire dal 2004 la Lav approva le aziende che vogliano
                        aderire allo standard solo in seguito al placet dell' Istituto per la
                        certificazione etica ed ambientale, Icea. L'Icea e' il maggior ente di
                        certificazione italiano del biologico e dei prodotti a valenza etica,
                        sociale ed ambientale, iscritto all'Anagrafe naziona

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                      • Francesca Cuccefelici
                        Oggetto: Il Secolo XIX 22.3.05 Troppi gatti nei giardini, problema alle elementari Animalisti in allarme a Sestri. I genitori si lamentano, ma la colonia è
                        Messaggio 11 di 12 , 4 apr 11:42
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                          Oggetto: Il Secolo XIX 22.3.05
                          Troppi gatti nei giardini, problema alle elementari
                          Animalisti in allarme a Sestri. I genitori si lamentano, ma la colonia è
                          "protetta" dalla Asl
                          Sestri Levante. Gli animalisti sono in allarme per l'ipotesi - che
                          risulterebbe priva di fondamento - di eliminare fisicamente i gatti che
                          hanno invaso i giardini delle scuole elementari di piazza della Repubblica:
                          sabato hanno compiuto un volantinaggio e hanno affisso alcuni cartelli alle
                          cancellate dell'edificio. Se la voce è inconsistente, concreti e pressanti,
                          invece, sono i problemi creati dalla colonia felina composta da una ventina
                          di esemplari che, tra l'altro, rientra tra quelle censite dalla Asl 4.
                          Perché concreti sono i problemi essenzialmente di carattere
                          igienico-sanitario legati al fatto che i felini hanno eletto a loro dimora
                          privilegiata gli stessi spazi erbosi su cui i bambini delle elementari
                          trascorrono le pause di ricreazione.
                          Per quanto i gatti siano notoriamente più puliti di altri animali, il prato
                          risulta essere pieno di maleodoranti escrementi, che finiscono
                          immancabilmente sotto le suole delle scarpe dei bimbi o addirittura sui loro
                          abiti quando, nel corso dei giochi, finiscono per rotolarsi in terra. «Non è
                          un problema da poco - sostengono alcuni operatrici scolastiche che, con le
                          maestre, sono costretti a fronteggiare questa situazione quasi ogni giorno -
                          E' una questione di igiene e occorre trovare una soluzione che impedisca ai
                          gatti di utilizzare questi spazi».
                          «E' un vero schifo - fanno eco alcune mamme, più che altro timorose che la
                          commistione possa portare al diffondersi di qualche malattia - Ma da qui a
                          dire che la soluzione passa attraverso l'avvelenamento dei gatti, come è
                          stato detto da qualcuno, ce ne passa, anche se vedersi arrivare a casa i
                          figli con i vestiti imbrattati e puzzolenti non fa certo piacere. Dovrebbe
                          intervenire il Comune al quale, a quanto ci risulta, si è già rivolto il
                          direttore didattico».
                          Impedire che i gatti "sconfinino" non è impresa facile. Una doppia siepe e
                          una rete di recinzione come propone qualcuno, potrebbero non essere
                          sufficienti. Né appare facile trasferire in blocco la colonia di felini che,
                          come accennato, risulta essere sotto il diretto controllo del servizio
                          veterinario della Asl. «Qualcosa bisogna però fare - sostengono tutti gli
                          interessati - anche perché la situazione va via via peggiorando, anziché
                          migliorare. E non solo per la presenza degli escrementi e dei residui di
                          cibo dei gatti, ma anche per la maleducazione di qualcuno che, con tutta
                          evidenza, approfitta della situazione e ha deciso di trasformare il giardino
                          utilizzato dai bimbi delle scuole per pattumiera».
                          Sul problema interviene anche Eugenia Rebecchi, presidente dell'associazione
                          Ayusya che, escludendo la possibilità di trasmissioni di malattie e dopo
                          aver ricordato come la legge persegua severamente chi uccide o maltratti gli
                          animali, chiede «collaborazione alla cittadinanza perché il rispetto per
                          questi, per gli zoofili e per l'igiene siano garantiti in modo maturo e
                          costruttivo». «Noi siamo già impegnati per diminuire l'incremento
                          demografico in tutti i Comuni con interventi mirati della Asl - insiste
                          Eugenia Rebecchi - ma per ottenere risultati apprezzabili queste operazioni
                          dovrebbero quanto meno essere raddoppiate. In questo senso ci sentiamo di
                          rivolgere un appello alla cittadinanza, affinché ci aiuti a sensibilizzare
                          le amministrazioni comunali perché collaborino e ci sostengano in questa
                          importante operazione».
                          Sandro Pistacchi

                          RICERCATORI RUSSI «Cloneremo il mammut»
                          Genova Il sogno cinematografico di Jurassic Park, con gli animali
                          preistorici che pascolano liberamente nei prati curati di oggi, potrebbe in
                          un futuro diventare realtà. Almeno per quanto riguarda uno degli animali più
                          "placidi" della preistoria, il mammut. Un gruppo di studiosi giapponesi e
                          russi, infatti, sarebbe in procinto di tentare una clonazione che ha del
                          fantastico. Partendo da cellule di un esemplare di mammut conservatosi quasi
                          perfettamente nonostante risalga a circa 18 mila anni fa, gli studiosi
                          sperano di "duplicare" l'animale utilizzando cellule femminili di elefante
                          da fecondare. La strabiliante notizia rimbalza dal Giappone centrale dove i
                          resti dell'animale preistorico saranno presentati nell'ambito di una
                          esposizione internazionale. Il "mammut Lab" - questo il nome della grande
                          teca di vetro dove i resti dell'animale saranno visibili in diretta dal
                          pubblico - è stato inaugurato pochi giorni fa. Ma secondo Toshio Nakamura,
                          segretario generale dell'esposizione, non si tratterà solamente di un
                          fenomeno museale, visto che la ricerca dovrà accertare anche molti dei
                          misteri che accompagnano l'estinzione di questi grandi animali. Il mammut in
                          questione è stato ritrovato nel 2002 e si è mantenuto quasi perfettamente
                          nel tempo perché sarebbe morto nella tundra russa, rimanendo seppellito a
                          bassissime temperature, in una sorta di "ibernazione" che lo avrebbe
                          preservato dai processi putrefattivi post mortali. Dopo essere stato
                          conservato a lungo in una sorta di congelatore gigante l'animale è stato poi
                          trasportato con tutte le cautele in Giappone.
                          Federico Mereta

                          Demolizione bloccata dai gatti all'ospedale di Quarto
                          Alla fine hanno vinto i gatti. Le ruspe, che ieri mattina avrebbero dovuto
                          buttare giù il vecchio inceneritore dell'ex manicomio di Quarto, mettendo in
                          fuga la più numerosa colonia felina della zona, sono state bloccate.
                          L'intervento dello stesso Luciano Grasso, numero uno della Asl 3, ha
                          scongiurato il pericolo, denunciato dalle gattare di zona che si erano
                          persino incatenate per protestare contro il piano degno del cattivissimo
                          maggiordomo degli "Aristogatti".
                          «Volevano sgomberare la colonia per andare avanti con i lavori di
                          ristrutturazione degli edifici, in vista dell'Iit - racconta Rosanna
                          Zanardi, presidente dell'Enpa genovese - per noi era una decisione assurda,
                          oltre che illegale. Fortunatamente anche la direzione dell'Asl 3 ha
                          concordato». A difesa dei felini era intervenuto anche il vicepresidente
                          della Regione, Gianni Plinio: «Ho chiesto alla Asl 3 di soprassedere e di
                          avviare i lavori solo dopo aver trovato una nuova sede per gli animali».
                          Tra gattare e politici, dunque, Grasso non ha avuto dubbi: «Ma posso
                          assicurare che nessuno aveva intenzione di fare del male agli animali.
                          Adesso stiamo già cercando una nuova sistemazione provvisoria all'interno
                          dell'area, in collaborazione con gli stessi animalisti». Così, nel primo
                          pomeriggio di ieri, tecnici della Asl e gattare hanno verificato la
                          possibilità di costruire una nuova casetta, a una cinquantina di metri dalla
                          vecchia struttura. E, come nel cartoon disneyano, il lieto fine è apparso
                          letteralmente dietro l'angolo.
                          Il caso era esploso dopo che la Asl 3, proprietaria dell'area, aveva fatto
                          affiggere all'interno del parco dell'ex ospedale psichiatrico, proprio sulla
                          saracinesca del magazzino utilizzato come rifugio dei felini randagi, un
                          foglio con l'ordinanza di sgombero e il termine fissato per la giornata di
                          venerdì: «Al fine di provvedere ad improrogabili lavori di consolidamento
                          strutturale degli edifici, che avranno inizio il 21 marzo, l'area va
                          sgomberata dagli animali che ci vivono entro il 17 marzo».
                          Edoardo Meoli

                          Strade e aiuole imbrattate dai cani manifestazioni di protesta a Finale
                          Ignoti raccolgono escrementi e confezionano un "regalo" per il Comune
                          Finale Hanno raccolto gli escrementi dei cani che fino a domenica sera
                          occupavano le aiuole nella zona di Porta Testa a Finalborgo e ne hanno fatto
                          un piccolo monumento con tanto di vasetto, creato col fondo di una bottiglia
                          di plastica, contenente rose rosse e margherite bianche, rigorosamente
                          finte. E' quanto hanno potuto ammirare i passanti che, ieri mattina, si si
                          trovavano a Finalborgo, nei pressi della statua della "Mammona". Una forma
                          di protesta, tanto silenziosa quanto incisiva, attuata da alcuni ignoti, per
                          portare ancora una volta all'ordine del giorno il problema degli escrementi
                          lasciati dai cani e non rimossi, come previsto dalla legge. Il gesto è stato
                          condiviso dai cittadini: «In un primo momento pensavamo che fossero stati i
                          giardinieri comunali ad aver ammucchiato il concime per le aiuole - hanno
                          detto alcuni dei commercianti che, compiaciuti, commentavano a botta calda
                          quella che sarebbe diventata la notizia del giorno nel borgo - ma poi ci
                          siamo resi conto che non si trattava di concime bensì di escrementi dei
                          cani». Ed aggiungono alcuni residenti della zona: «E' un vero problema che
                          peggiorerà con l'arrivo dell'estate. Speriamo che l'amministrazione
                          comunale, più volte sollecitata, si attivi per mettere un freno a questo
                          incivile comportamento che rischia di rovinare l'immagine del nostro borgo».
                          «Attualmente vige un'ordinanza che impone ai proprietari di cani di
                          rimuovere gli escrementi - dice l'assessore ai Lavori pubblici ed
                          all'Ambiente, Massimo Gualberti - e che è regolarmente violata. A nulla
                          serve la sanzione di 50 euro prevista, anche perché il giretto con il cane
                          si fa in orari mattinieri e serali quando è difficile essere sorpresi dalla
                          polizia municipale». Ed aggiunge l'assessore Gualberti: «E' ancora più
                          assurdo che il fenomeno assuma tali dimensioni proprio a Finalborgo dove è
                          aperto ed accessibile l'alveo del torrente che potrebbe essere un luogo ben
                          più adatto per il passeggio dei cani».
                          Silvia Andreetto

                          ************************************************************
                          Oggetto: Corriere della Sera 22.3.05
                          È stato fermato dai carabinieri mentre fuggiva su una barca: 400 pettirossi
                          erano destinati ai ristoranti Bracconiere fa strage a Ponza, bloccato con
                          1.400 uccelli
                          PONZA - Due notti di lavoro per una strage di uccelli tra Ponza e
                          Palmarola. Millequattrocento esemplari catturati e uccisi, di notte, con
                          l'ausilio di trappole di ogni tipo. Un bracconiere di 71 anni, B.D. di
                          Terracina, è stato fermato al largo dai carabinieri alle prime luci
                          dell'alba di lunedì mentre, a bordo di una piccola imbarcazione da diporto,
                          stava rientrando a Ponza. Arrivava da Palmarola, dove ha anche una piccola
                          abitazione. E' stato denunciato per violazione delle leggi sulla caccia dopo
                          essere incappato in una normale ispezione antibracconaggio, di quelle
                          predisposte dai militari della stazione di Ponza e della compagnia di
                          Formia, in particolar modo nei periodi in cui la caccia è chiusa. Come
                          adesso. Saliti sulla piccola barca, i carabinieri hanno trovato i resti
                          della mattanza: dentro un paio di grandi casse, nascosti sotto un telone,
                          c'erano millequattrocento uccelli morti, cacciati probabilmente nell'arco di
                          quarantotto ore. E quasi tutti di specie protetta. Come i quattrocento
                          pettirossi. Come le allodole, gli usignoli, le bellissime capinere. Secondo
                          il tenente Melis, che ha coordinato le operazioni dei carabinieri, erano
                          tutti destinati a finire sulla tavola dei ristoranti specializzati. «In
                          Umbria, in Toscana e nelle Marche se ne trovano tantissimi. Ma anche da
                          queste parti, nella zona dei Castelli. C'è gente che spende un sacco di
                          soldi per mangiare uccellagione». Un mercato che tira. Pettirossi e allodole
                          possono costare tra i due e i quattro euro l'uno. Facendo due conti, il
                          bracconiere si stava portando a casa un bottino del valore di circa
                          cinquemila euro.
                          A bordo dell'imbarcazione i militari non hanno trovato armi. Il sistema
                          dei cacciatori di frodo del resto non lo prevede. Tagliole, reti, laccetti e
                          richiami elettronici, talvolta anche i fucili, in genere vengono sistemati e
                          nascosti sotto la vegetazione. I bracconieri, di notte, con la barca si
                          spostano di caletta e in caletta, nelle zone in cui la macchia mediterranea
                          è più folta. E danno il via alla strage. Quello dell'altra notte è il
                          sequestro più eclatante mai registrato a Ponza. «Ma forse - spiega il
                          tenente Melis - abbiamo iniziato a conoscere le abitudini di chi caccia di
                          frodo, i loro nascondigli, e cercheremo di stanarli».
                          Paolo Sarandrea

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                          Oggetto: Gazzetta di Parma 22.3.05
                          Ruba un orologio: « complice » un cane
                          Si dice che il cane è il migliore amico dell'uomo: a volte al punto da
                          diventare ( a sua insaputa) « alleato » delle sue malefatte. Conosceva bene
                          la passione per i cani della sua vicina di casa. E cosí aveva utilizzato
                          come « complice » ( ma del tutto inconsapevole) di un furto perpetrato ai
                          danni della donna, un meticcio di pelo lungo. E' lo stratagemma - almeno
                          cosí è emerso dal capo di imputazione che lo ha fatto finire davanti al
                          giudice - di cui si è servito un C. P., 27enne parmigiano, « abbonato » con
                          i guai, condannato ieri per furto dal giudice: sei mesi, senza concessione
                          della sospensione condizionale della pena ( proprio a causa dei tanti
                          precedenti penali dell'imputato). Teatro della vicenda, risalente al
                          settembre di quattro anni fa, un condominio popolare di via Navetta. Il
                          giovane, con la scusa di far vedere il cane alla vicina di casa « animalista
                          » , aveva suonato alla porta della donna. Poi, una volta dentro
                          l'appartamento, mentre la malcapitata si distraeva con la bestiola, il
                          giovane arraffava da un mobile un orologio d'oro massiccio.

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                          Oggetto: Il Messaggero 22.3.05
                          Roma
                          VILLA PAMPHILI
                          Ecco cosa non va
                          Ho letto con raccapriccio la lettera in cui 126 proprietari di cani
                          affermano di essere perseguitati da agenti in borghese che a Villa Pamphili
                          sanzionerebbero le loro infrazioni solo per "fare cassa". Sono anch'io
                          frequentatrice di Villa Pamphili, appongo una firma sola (ma servendomi
                          della posta cartacea, con un minimo di fantasia e di impegno potrei
                          benissimo apporne 126, 200 o 300 diverse), e vorrei descrivere la situazione
                          del più bel parco di Roma quale risulta dalla mia esperienza personale.
                          Benché esista una vastissima zona (a ovest di via Leone XIII) appositamente
                          riservata a loro, i padroni di cani considerano tutto il parco a loro
                          disposizione esclusiva, tenendo gli animali senza guinzaglio né museruola,
                          totalmente liberi di abbaiare come ossessi, azzuffarsi fra loro, saltare
                          addosso ai passanti (bambini compresi), fare il bagno nelle fontane e
                          disseminare i prati di escrementi, tutto ciò senza che venga effettuato il
                          minimo controllo. Chi ha bambini piccoli, chi ha paura dei cani o
                          semplicemente chi ama la tranquillità e la pulizia deve rassegnarsi a
                          ripiegare su parchi più piccoli e modesti ma opportunamente sorvegliati. Se
                          i proprietari di cani non vogliono essere "vessati" perché non cominciano
                          loro a rispettare le regole di comportamento civile, non tanto per non
                          essere multati, quanto per un'elementare forma di rispetto e di educazione
                          nei confronti degli altri frequentatori del parco.
                          Cristina Properzi

                          NEPI: STRAGE DI OVINI
                          Strage di ovini a Nepi. Duecento pecore e altrettanti agnelli sono morti a
                          causa di un incendio che si è sviluppato all'interno di un capannone di
                          un'azienda agricola nel territorio del comune nepesino. Ingenti i danni
                          causati dalle fiamme: sfiorano, secondo una prima stima, i centomila euro.
                          Le prime lingue di fuoco, si sono sprigionate dall'interno della struttura
                          poco dopo la mezzanotte. Con molta probabilità sono partite dal fieno
                          riposto all'interno di questo grande ovile che fungeva anche da fienile per
                          gli animali. E proprio il fieno è stato uno dei combustibili principali del
                          rogo che ha distrutto l'intero stabile.
                          Appena scattato l'allarme, sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del
                          distaccamento di Civita Castellana con diverse autobotti. Per domare il
                          fuoco hanno impiegato diverse ore, ma poco hanno potuto fare per salvare gli
                          ovini che si trovavano all'interno. Sul posto sono intervenuti anche i
                          carabinieri della compagnia di Civita Castellana che stanno svolgendo le
                          indagini molto accurate per stabilire l'esatta causa. Gli inquirenti stanno
                          verificando ogni ipotesi compresa anche quella del dolo.

                          «Alberto fu testimone di un omicidio per questo aveva acquistato il pit
                          bull»
                          «In pochi attimi mi sono trovato davanti a un bivio: aspettare i rinforzi o
                          agire». Ha scelto la seconda strada Mino De Santis, dirigente
                          dell'anticrimine della questura di Frosinone, che ieri si è trovato sotto
                          casa della donna ridotta in gravi condizioni dal suo pitbull.
                          Erano da poco passate le 14.30 di domenica scorsa, mancava poco all'inizio
                          della partita (il Frosinone giocava in casa) quando le urla della donna
                          hanno richiamato l'attenzione dei vicini, che hanno dato l'allarme. In quel
                          momento, De Santis e il vigile urbano Giannitti si trovavano poco distante
                          dal palazzo in via Mola Vecchia dove si stava cosumando l'aggressione. «Si
                          pensava a un tentativo di suicidio, e in questi casi la procedura prevede
                          l'arrivo dei vigili del fuoco con le autoscale e i teli per attutire la
                          caduta. Entrare con la forza, infatti, potrebbe spingere la persona, magari
                          in stato confusionale, a lanciarsi nel vuoto», ricorda il dirigente di
                          polizia. La decisione di sfondare la porta, alla fine, ha salvato la vita ad
                          Anna Teresa Ignarra, 70 anni, che ora si trova ricoverata in gravi
                          condizioni al San Camillo di Roma. Ma non dovrebbe essere in pericolo di
                          vita.
                          Il pitbull invece è finito nel canile di Ceccano: sarà la magistratura,
                          insieme ai veterinari della Asl, a decidere il suo destino. L'animale, un
                          anno e mezzo di età, è regolarmente denunciato all'anagrafe degli animali
                          gestita dalla Asl. Ufficialmente è di proprietà della donna aggredita, anche
                          se nel palazzo e nel quartiere tutti conoscono il figlio dell'anziana,
                          vedova da tempo. E tutti hanno visto quasi quotidianamente Alberto R.,
                          trentenne disoccupato, in compagnia del pitbull. E una delle vicine di casa
                          dell'anziana ha detto anche che la vittima della feroce aggressione «aveva
                          paura di quel cane, tollerato per amore del figlio».
                          Ma per la legge italiana Alberto non può avere un cane di una razza
                          considerata pericolosa. E il pitbull è il primo della lista degli animali
                          non proprio docili. Infatti la nuova normativa, introdotta dal ministro
                          Sirchia, vieta a chi ha avuto precedenti con la giustizia di tenere questi
                          animali, e Alberto in più di un'occasione è finito nella rete della polizia
                          per alcuni episodi di spaccio di stupefacenti. E forse proprio l'aver
                          frequentato ambienti forse un pò torbidi ha spinto il giovane a scegliere un
                          pitbull come cane da tenere in casa. «Anche se non l'ha mai ammesso in
                          nessuna fase dei vari procedimenti giudiziari», spiega Mino De Santis, che
                          con il figlio della signora Anna Teresa Ignarra ha avuto a che fare quando
                          era a capo della squadra mobile «Alberto potrebbe essere stato testimone di
                          un omicidio. Era il 1998: un uomo, considerato uno spacciatore, venne
                          freddato a Frosinone, forse per una partita di droga non pagata. E lui aveva
                          scelto un cane come arma per difendersi da eventuali tentativi di lasciare
                          il delitto senza testimoni».
                          Un'arma, quel pitbull rossiccio, che aveva colpito già in altre occasioni,
                          secondo i racconti degli abitanti di via Mola Vecchia, dove si trova il
                          palazzo di edilizia popolare teatro dell'aggressione. Una volta aveva
                          azzannato il braccio teso di una zingara nell'atto di chiedere l'elemosina.
                          In quell'occasione si trovava per strada insieme alla signora Ignarra. Ma i
                          vicini sussurrano anche di un altro caso, quando il cane aggredì un giovane
                          e subito dopo la vittima e gli amici pestarono per vendetta Alberto R. La
                          donna, intanto, sarà sottoposta a intervento chirurgico per la ricostruzione
                          dei tessuti devastati dai morsi del cane.

                          LA MAPPA Cani pericolosi: 323 quelli registrati
                          Fiorini, veterinario Asl: «Ma in realtà in Ciociaria sono molti di più»
                          di EMILIANO PAPILLO
                          Sono ben 323 i cani "pericolosi" nel presidio sanitario di Frosinone. E'
                          quanto emerge dai dati in possesso della Asl del capoluogo. Tra questi ben
                          83 sono pit bull, la razza del cane che ha aggredito una donna domenica nel
                          capoluogo. Ma ci sono anche 104 Rottweiler, 60 Alani, 2 Dogo argentini e 74
                          Dobermann.
                          «Questi cani però sono solo quelli registrati presso l'Anagrafe Canina della
                          Asl, ma in realtà quelli pericolosi sono molti di più: molti proprietari
                          infatti non li registrano», spiega dalla Asl, sezione veterinari, il dottor
                          Mario Fiorini. I cani pericolosi si possono distinguere in due categorie,
                          quelli d'attacco e quelli di difesa. «I Pit Bull sono per loro origine cani
                          d'attacco, aggressivi, ma dipende da come ogni cane viene addestrato. In
                          provincia ci sono diverse scuole che addestrano i cani. Le razze su citate
                          sono quelle che vengono considerate "pericolose" dall'ultima Legge Sirchia,
                          ma possiamo dire che tutti i cani sono per loro natura pericolosi».
                          La Asl di Frosinone è convenzionata con tre canili dove vengono portati i
                          cani abbandonati, feriti, o quelli catturati dopo un'aggressione come è
                          accaduto domenica. Quello di Giuliano di Roma è il più grande, con oltre 320
                          posti disponibili. Il canile di Ceccano ha circa 150 posti, mentre quello di
                          Patrica attualmente ospita una decina di animali. La spesa per tenere i cani
                          nei tre canili è a totale carico dei Comuni. Per ogni cane che si tiene in
                          canile la spesa giornaliera per il mantenimento è di 1,70 euro. Il servizio
                          funziona dalle 10 del mattino alle 17. Negli altri orari il costo per andare
                          sul posto ed accudire i cani è maggiorato. Vorrei dire che con i tre canili
                          a disposizione siamo in emergenza in quanto le chiamate sono continue, ci
                          vorrebbe un numero di box per i cani molto maggiori. Nei canili la mortalità
                          è alta, ma molto minore dell'80% come qualcuno vorrebbe far credere»,
                          continua il dottor Fiorini.
                          I cani pericolosi non possono essere intestati a persone pregiudicate.
                          Quando poi un cane morde una persona, la Asl lo tiene in consegna per 10
                          giorni sotto osservazione. Poi fatti i dovuti controlli, il cane viene
                          restituito al legittimo proprietario. In provincia di Frosinone al momento
                          non risulta la presenza di allevamenti di cani delle razze definite
                          pericolose.

                          Notte brava al parco di Pian di Massiano, dove 70 animali ogni giorno sono
                          la gioia di bambini ed anziani
                          Una strage nel laghetto dei cigni
                          Ucciso anche l'esemplare nero. E i cittadini, indignati, si ribellano e
                          protestano
                          di BRUNO DI PILLA
                          I frequentatori del parco di Pian di Massiano sono furenti per l'ennesimo
                          oltraggio perpetrato l'altra notte ai danni degli animali che vivono, per la
                          gioia di adulti e bambini, nel laghetto delle cigni. I fatti. Ieri mattina,
                          quando i ragazzi della Comunità montana si sono recati al lavoro, hanno
                          trovato sfondata la rete di recinzione che protegge la piccola oasi
                          antistante il Palasport Evangelisti. All'appello mancavano 5 oche, di cui
                          una trovata morta sulla sponda nord del laghetto, ed uno splendido esemplare
                          di cigno nero, anch'esso brutalmente strangolato ed abbandonato a terra,
                          certo per la strenua resistenza opposta ai carnefici.
                          Il caposquadra Sandro Bigoni ed i suoi collaboratori Fabrizio Rizza, Nicola
                          Baglioni e Simone Cibotti non credevano ai propri occhi: i circa 70 animali
                          che popolano l'invaso apparivano agitati e sordi ai consueti richiami,
                          perfino di natura alimentare. In altri termini, giravano spaventati a morte
                          sulle acque e lungo le rive, avendo trascorso una notte d'inferno ed avendo
                          assistito impotenti alla violenza esercitata sui loro compagni. Oltre alle
                          due bestie morte, sono sparite due oche egiziane, una lombardina ed una
                          canadese, mentre quella strozzata dai ladri-assassini è una grande oca
                          cignata, frutto di un incrocio della madre con il cigno, a buon diritto
                          considerato il fratello maggiore delle oche.
                          Indignati, numerosi cittadini hanno fatto ressa attorno al recinto. Parole
                          di fuoco all'indirizzo dei vandali sono state pronunciate ad esempio dal
                          prof. Enzo Mencarini, abitante in via dei Filosofi, dal noto fornaio Enzo
                          Capponi, titolare di un panificio in via Lorenzini, nel rione dell'Elce, e
                          da Guido Cruciani, gestore sin dagli anni Sessanta del distributore
                          antistante lo stadio "Curi". La rabbia è ancor più legittima, se si pensa
                          che ognuno è da sempre libero di lasciare i propri animali domestici nello
                          spazio recintato del laghetto, caro ad intere generazioni di perugini. In
                          quel piccolo paradiso, vivono infatti in pace - e sotto gli occhi ammaliati
                          di bimbi, genitori ed anziani, specie in queste stagioni soleggiate - non
                          solo oche di diverse razze e coppie di cigni candidi e neri, ma anche anatre
                          e galline, il cui numero da chiunque può essere incrementato. Basta che
                          vengano avvertiti i dipendenti della Comunità montana di Perugia, il cui
                          capo operativo è Marco Monni ed il cui responsabile amministrativo è il
                          geometra Giancarlo Cavalaglio.
                          Un'ultima notazione, la più toccante. Essendo rimasta sola, per l'uccisione
                          selvaggia del cigno nero, ieri mattina la "consorte" sembrava impazzita.
                          Strepitava, lanciava alti lamenti, vagava inquieta da una sponda all'altra
                          del lago. Sandro Bigoni scuoteva la testa: «Forse morirà di dolore - ha
                          detto, davanti a gente con le lacrime agli occhi - poiché i cigni sono
                          rigorosamente monògami. Noi proveremo a darle un altro compagno, ma non
                          sappiamo se lo accetterà». Per la cronaca è la terza volta, negli ultimi sei
                          mesi, che viene violata la quiete dell'habitat acquatico più caro ai
                          perugini. Non sarebbe il caso che il Comune adottasse sistemi protettivi (ad
                          esempio sensori elettronici) più efficaci di un semplice reticolato?

                          Città di Castello/ Al canile diete differenziate per le esigenze degli
                          ospiti
                          di GIORGIO GALVANI
                          CITTA' DI CASTELLO. Diete su misura al canile comprensoriale. Menu'
                          calibrati sulle esigenze nutritive degli animali, rispettando
                          caratteristiche morfologiche, eta' e razza. La prossima settimana prendera'
                          il via al canile di Mezzavia di Lerchi (gestito da Comunita' Montana, Asl
                          numrero 1 ed Enpa) un progetto sperimentale di alimentazione appropriata per
                          gli animali costretti a rimanere a lungo all'interno di box e recinti. Si
                          tratta senza dubbio di una iniziativa originale che annovera fra gli enti
                          patrocinatori, oltre alla Asl e Comunita' montana anche l'Universita',
                          facolta' di Veterinaria, e la Regione. Grazie alla disponibilita' di
                          un'azienda produttrice di mangimi per animali, per cira due anni verranno
                          somministrati dei pasti bilanciati per migliorare l'efficienza e la salute
                          dei cani durante tutta la permanenza al canile. La struttura comprensoriale
                          di Citta' di Castello, prima in Umbria, fara' da apripista a questo genere
                          di sperimentazioni scientifiche alimentari. "Questo ulteriore progetto teso
                          ad aumentare il benessere degli animali, precisa Mario Casacci, delegato
                          Enpa dell'alta valle del tevere, qualifica ulteriormente il nostro canile,
                          una struttura laboratorio che gia' in passato ha contribuito alla
                          attivazione di numerose iniziative di carattere sociale e scientifico".
                          "Attualmente i cani sfiorano le 130 unita', prosegue Casacci, ma grazie alle
                          adozioni e alla sinergia con enti pubblici, Regione, Provincia di Perugia,
                          comuni e Asl, riusciamo a garantire un adeguato turn-over che rende la
                          struttura stessa vivibile per i cani che devono loro malgrado essere
                          ospitati per lunghi periodi". Nel 2004 oltre 70 cani hanno trovato casa ed
                          un padrone disposto a prendersi cura di loro. Un vero e proprio successo
                          reso possibile grazie al supporto e all'attivita' su tutto il territorio
                          dell'Alta Umbria dello Sportello a 4 Zampe della Provincia di Perugia che ha
                          dedicato un ampio spazio "on line" per l'affido dei "trovatelli". Qualcuno
                          con un semplice click sul proprio computer e' riuscito a trovare un amico a
                          "quattrozampe".

                          Spoleto
                          Palazzo comunale , zona via Saffi
                          Mostra dal titolo "L' uova d'autore". Si tratta di un allestimento di uova
                          dipinte da alcuni tra i più noti pittori spoletini che saranno vendure al
                          migliore offerente. Il ricavato della mostra verrà dovoluto all'associazione
                          "Animalia" che si occupa di animali abbandonati.

                          Teramo
                          INCIDENTE
                          Chiesto al Comune di risarcire i danni provocati da un cane
                          Citazione in Tribunale per il Comune, nella persona del sindaco.
                          L'iniziativa è di un cittadino teramano, M.P., che intende essere risarcito
                          dall'ente dei danni, per un importo complessivo di 2.685 euro, subiti dalla
                          sua autovettura, una Renault Clio. Il risarcimento preteso riguarda i danni
                          provocati all'auto dall'improvviso attraversamento della strada da parte di
                          un cane randagio, un pastore abruzzese. L'incidente si verificò, nel
                          dicembre scorso, in viale Crucioli, in prossimità della vecchia sede
                          dell'Università di Teramo. Il cane aveva attraversato improvvisamente la
                          strada, da sinistra a destra rispetto alla direzione di marcia dell'auto.
                          Nonostante il conducente avesse tentato in ogni modo di evitare l'impatto
                          con l'animale, si verificava una violenta collisione. Per effetto dell'urto,
                          l'auto riportava notevoli danni in corrispondenza della parte anteriore. Il
                          randagio, rotolato a terra, si rialzava e si allontanava zoppicando.
                          La richiesta di indennizzo, formulata all'ente dall'automobilista, assistito
                          dall'avvocato Luigi Ranalli, muove dal fatto che, per legge, grava sui
                          Comuni l'obbligo di prevenire il fenomeno del randagismo. Conseguentemente,
                          il Comune sarebbe tenuto a rispondere dei danni causati da un cane randagio.
                          Tuttavia, da parte dell'ente comunale, nessun riscontro era stato riservato
                          ad una richiesta epistolare avanzata dall'automomilista coinvolto
                          nell'incidente. Da qui la decisione dell'interessato di citare a giudizio il
                          Comune per vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni riportati dalla
                          propria auto.
                          F.D.I.

                          ************************************************************
                          Oggetto: D - la Repubblica delle Donne 19.3.05
                          5 chiavi per entrare nel futuro
                          Ideazione, testi e selezione immagini di Peter Singer
                          speciale 1.Alimentazione: vegetariani per amore2.Relazioni personali: la
                          strategia tit for tat3. Nuovi guru: Zell Kravinsky4. Sfida: il Progetto
                          Grande Scimmia5.Rivoluzioni: un'altra idea di vita
                          Peter Singer è australiano, ha 59 anni, insegna a Princeton e i suoi libri
                          sono stati tradotti ovunque, spesso suscitando reazioni scomposte e opposte:
                          dall'avversione all'ammirazione incondizionata. È uno dei pensatori più
                          controversi e radicali nel panorama filosofico contemporaneo. Se digitate il
                          suo nome su Google verranno fuori parole come "liberazione animale", "etica
                          e interesse personale", "eutanasia volontaria". Gli abbiamo chiesto di
                          individuare alcune chiavi fondamentali per la convivenza delle specie su
                          questo pianeta. Con particolare attenzione al futuro per vivere "la vita
                          come si dovrebbe" per citare il titolo di un suo libro.

                          1.Alimentazione:
                          vegetariani per amore
                          Per cominciare, vi invito ad adottare un nuovo punto di vista morale. Molti
                          filosofi hanno proposto il principio di una "uguale considerazione degli
                          interessi" dell'uomo come principio morale essenziale: tutti, bianchi e
                          neri, maschi e femmine, giovani e vecchi devono godere degli stessi diritti.
                          Ma non molti hanno riconosciuto che questo principio può essere applicato
                          anche a membri di specie diverse dalla nostra. In una prospettiva di vera
                          uguaglianza, quel che importa non è se una vita è umana o non umana. Quel
                          che è rilevante sono gli interessi e le capacità posseduti da un essere.
                          Semplicemente perché siamo umani, non siamo giustificati a non tenere conto
                          degli interessi degli animali quando entrano in conflitto con i nostri.
                          Comportarsi così è "specismo", cioè un egoismo di specie affine al razzismo.
                          E ora pensiamo per un attimo a qual è il rapporto più diretto che la civiltà
                          umana intrattiene con gli animali. Di solito, all'ora dei pasti: li mangia.
                          Questa è la chiave del nostro atteggiamento nei confronti degli altri
                          animali. E anche la chiave di quello che ciascuno di noi può fare per
                          cambiarlo. Smettiamola di mangiare carne. Il semplice allevamento di animali
                          a scopo alimentare e su larga scala, si fa infliggendo considerevoli
                          sofferenze. Se anche escludiamo i metodi intensivi, l'allevamento
                          tradizionale contempla la castrazione, la separazione della madre dalla
                          prole, la dispersione dei nuclei sociali, la marchiatura, il trasporto al
                          macello e infine la macellazione stessa. Dobbiamo chiederci non già se sia
                          giusto mangiare carne, ma: "è giusto mangiare questa carne?". Ritengo che
                          coloro che sono contrari all'uccisione di animali se non quando
                          indispensabile, e quelli che si oppongono soltanto alle sofferenze inflitte
                          durante l'allevamento debbano unirsi e dare la stessa risposta negativa.
                          Quali che siano le possibilità teoriche di un allevamento senza sofferenze,
                          la realtà è che la carne delle macellerie e dei supermercati è quella di
                          animali che sono stati trattati senza alcuna reale considerazione per il
                          loro benessere. Diventare vegetariani non è solo un gesto simbolico. E non è
                          un modo di isolarsi dalle brutture del mondo, così da rimanere innocenti.
                          L'opzione vegetariana è una misura pratica ed efficace per porre fine allo
                          sterminio degli animali diversi dall'uomo e per far cessare le sofferenze
                          che a essi vengono inflitte. Fino a quando non boicotteremo la carne e tutti
                          gli altri prodotti d'allevamento industriale, ognuno di noi contribuirà al
                          persistere della crudeltà. L'uso e l'abuso di bestiame allevato per il
                          consumo alimentare è in assoluto la più grande forma di maltrattamento del
                          pianeta.

                          2.Relazioni personali:
                          la strategia tit for tat
                          C'è un solo libro che può migliorare le relazioni interpersonali e
                          internazionali, una volta che se ne siano compresi e applicati gli
                          insegnamenti: The Evolution of Cooperation di Robert Axelrod. Ma, al di
                          fuori di un ristretto circolo di specialisti, il pieno significato del
                          pensiero di Axelrod non è apprezzato a sufficienza. Il libro tratta della
                          cooperazione, e delle circostanze nelle quali per le persone risulta
                          conveniente cooperare. Axelrod illustra come, per le persone alle quali si
                          presenta in modo continuativo la scelta di collaborare tra di loro o di non
                          farlo, la migliore condotta, da un punto di vista individuale come
                          collettivo, sia: a) Alla prima occasione in cui si presenta la scelta,
                          cooperare. b) Da lì in avanti, conformarsi al comportamento tenuto
                          dall'altra persona nell'occasione precedente.
                          Axelrod chiama questa strategia "tit for tat" (letteralmente, "pan per
                          focaccia"), perché ripaga gli altri con una condotta analoga a quella che
                          essi hanno tenuto in precedenza con noi. Se si sono dimostrati cooperativi,
                          la strategia impone di cooperare con loro. Se sono stati egoisti e non hanno
                          cooperato, incontreranno una risposta altrettanto egoista. La ricerca di
                          Axelrod dimostra che questa strategia è la migliore non solo per le due
                          parti direttamente coinvolte ma, a lungo andare, per la società nel suo
                          insieme. Si tratta a tutti gli effetti di una confutazione empirica del
                          "porgi l'altra guancia". Pensiamo che quest'ultimo sia un intendimento
                          nobile, anche se troppo idealistico per questo mondo. Di conseguenza siamo
                          inclini ad ammirare chi lo mette in pratica. Se sono pronti a lasciarsi
                          colpire due volte, pensiamo, se non altro sono gli unici a rimetterci. Ma
                          non è così. Porgere l'altra guancia insegna a chi colpisce che la violenza
                          paga. E quando le conseguenze ricadono non solo su quanti si lasciano
                          colpire, ma indistintamente sulla collettività, un'etica simile perde ogni
                          attrattiva.

                          3.Nuovi guru:
                          Zell Kravinsky
                          Infanzia a Philadelphia, quartiere operaio; a dodici anni manifesta davanti
                          al municipio per una migliore politica di edilizia sociale (con
                          l'approvazione del padre, fervente socialista). In quell'anno gioca in borsa
                          per la prima volta, e dimostra di capire il denaro molto bene. Con la
                          disapprovazione del padre. Costruisce un impero immobiliare e di
                          distribuzione. Nonostante un giro d'affari impressionante il suo stile di
                          vita non cambia. L'unica cosa da ricco che si concede è la beneficenza: nel
                          2002 cede un intero edificio di appartamenti a una scuola per disabili. Col
                          tempo ha deciso che la sua missione nel mondo è quella di dare, anche a
                          costo di disapprovazione e condanna.
                          Signor Kravinsky, lei è stato un uomo d'affari di grande successo. Aveva
                          accumulato un patrimonio di 45 milioni di dollari. Ma poi ha dato via quasi
                          tutto il suo denaro. Perché lo ha fatto?
                          Un mondo autenticamente salvato esige che ognuno di noi non sia una parte
                          separata, ma un'indivisa porzione dell'intera umanità, e che questa
                          eguaglianza sia sostanziale. Ciascuno può far qualcosa di ugualmente
                          decisivo.
                          Ora che non è più ricco, si sente più o meno felice?
                          Se regalare alcuni milioni di dollari non mi danneggia, mentre può darsi che
                          procuri la sopravvivenza di pochi abitanti del Terzo Mondo; se è possibile
                          che i miei dollari non mi giovino, e anzi mi nuocciano, mentre impiegati
                          altrove possono salvare delle vite, allora è naturale che fluiscano in
                          quella direzione. Questo flusso non è regolato da un Dio oscuro,
                          misteriosamente amorevole, che si occulta ai nostri occhi e nasconde le
                          sofferenze che preferiamo non vedere. È un flusso naturale, come quello
                          dell'acqua che scorre a valle.
                          Cosa risponde a quanti dicono che essere così altruisti è da pazzi?
                          Possiamo sentire la mancanza di quello che avevamo, oppure no, ma
                          all'interno di una semantica moralmente sana la gerarchia degli aggettivi
                          dovrebbe mettere "pazzo", "altruista" e "infelice" al di sopra di
                          espressioni come "complice", "avido accaparratore", e "felice di avere
                          successo a discapito degli altri".
                          Pensa che chiunque sia ricco, o anche benestante, dovrebbe dare ai bisognosi
                          tutto il proprio denaro?
                          Certamente il gentiluomo senza fissa dimora che dorme in una scatola di
                          cartone, nostro fratello nell'imperfezione morale, ha più bisogno del nostro
                          cappotto di noi, che non moriremmo rinunciandovi.
                          Rinunciare al denaro non le è bastato. Lei ha anche donato un rene a un
                          estraneo. Ritiene che chiunque abbia due reni sani debba offrirsi come
                          donatore per uno sconosciuto?
                          Mi sembra particolarmente edificante per l'anima donare una parte del
                          proprio corpo a una donna che ne ha bisogno per vivere. L'intelligenza
                          suggerisce che, se vogliamo praticare l'uguaglianza e da quella posizione
                          paritaria tentare di afferrare la moralità, dobbiamo spogliarci, oppure
                          spogliare il mondo.

                          4.Sfida: il Progetto Grande Scimmia
                          Il Great Ape Project è un'iniziativa che coinvolge molti scienziati,
                          giuristi e attivisti per i diritti degli animali.
                          Si propone di estendere alle grandi scimmie antropomorfe lo status di
                          persona e, di conseguenza,
                          i diritti umani fondamentali: il diritto alla vita,
                          alla libertà e al benessere. Scrive Paola Cavalieri, autrice di La questione
                          animale - per una teoria allargata dei diritti umani (Bollati Boringhieri)
                          e curatrice insieme a Peter Singer del Progetto
                          Grande Scimmia: "Scimpanzé, gorilla e oranghi [...]
                          esibiscono chiaramente quella facoltà di ragionare
                          cui la filosofia occidentale ha sempre attribuito
                          il ruolo di spartiacque morale. Si mostrano ragionevoli quando sviluppano
                          strategie per l'accesso al potere, quando fuggono dai centri di ricerca
                          usando tronchi per scavalcare muri o cacciaviti per smontare gabbie, o
                          quando, una volta appreso l'uso dell'Ameslan, usano il linguaggio per
                          raccontare eventi passati, dire bugie
                          o generalizzare segni valutativi come buono e cattivo... Forse non sono in
                          grado di sviluppare una morale razionale (quanti di noi lo sono?), ma di
                          certo ne manifestano alcuni aspetti fondamentali. Da un lato, applicando
                          adeguatamente la strategia del tit for tat - aiutare chi coopera e ignorare
                          chi inganna - mostrano di cogliere quel principio di reciprocità che si
                          vorrebbe far valere a loro svantaggio. Dall'altro, confermano l'affermazione
                          di Nietzsche che "le virtù che designiamo come socratiche sono animali",
                          esibendo moderazione verso gli sconfitti, abnegazione nei confronti di
                          familiari e benevolenza verso i deboli".

                          5.Rivoluzioni:
                          un'altra idea di vita
                          Dopo aver guidato per quasi due secoli il nostro pensiero e le nostre
                          decisioni in materia di vita e di morte, l'etica tradizionale della
                          sacralità dell'esistenza è sul punto di crollare. Prendete in considerazione
                          alcuni segni, verificatisi in Paesi diversi, di questo imminente collasso:
                          1) Nel febbraio del '93, pronunciandosi sul destino di un giovane in
                          persistente stato vegetativo, la suprema corte del Regno Unito ha rovesciato
                          secoli di giurisprudenza ed etica professionale permettendo al medico di
                          perseguire una condotta diretta a terminare la vita del suo paziente. 2) Nel
                          novembre del '94 gli elettori dello stato dell'Oregon hanno votato a favore
                          di una legge che consente ai medici di aiutare i propri pazienti, adulti e
                          informati, a commettere suicidio, se lo desiderano. La legge gode di un
                          ampio consenso in Oregon, sebbene l'amministrazione Bush ne stia contestando
                          la legittimità. 3) Nel novembre del 2001 il Senato belga ha approvato una
                          proposta che permette ai dottori di prestare ai pazienti che lo richiedano
                          un'assistenza alla morte.
                          Sono echi in superficie di movimenti nelle fondamenta dell'etica
                          occidentale. Il nostro atteggiamento verso la sacralità della vita sta
                          cambiando, e la transizione provoca confusione e dissidi. Molti i fattori
                          coinvolti, tra tutti il perfezionamento di mezzi tecnologici che permettono
                          di tenere in vita gli esseri umani. Questo ci ha costretti ad affrontare
                          implicazioni che prima potevamo trascurare. E scopriamo che non possiamo più
                          accettare l'etica del passato. Il primo passo è stato l'accettazione della
                          morte cerebrale come criterio di morte. È una delle grandi conquiste della
                          bioetica, ed è uno dei pochi punti sui quali si sia registrato un consenso
                          virtualmente unanime. Il cambiamento nella definizione di cosa sia la morte
                          fa sì che a esseri umani che ancora hanno respiro, calore e battito del
                          cuore, non sia dato ulteriore supporto medico. Se i congiunti acconsentono
                          gli organi possono essere espiantati e donati. Difficile non pensare che i
                          sostenitori della tradizionale visione della sacralità della vita, dal Papa
                          in giù, si siano lasciati fuorviare nel ritenere che si trattasse di una
                          questione puramente scientifica o medica: all'epoca si presumeva che, poiché
                          la morte cerebrale era associata al totale collasso dell'organismo, i
                          pazienti in quella condizione potessero essere mantenuti in vita solo per
                          poche ore, al massimo un giorno o due. Qualcuno deplora questi cambiamenti.
                          Altri senza dubbio tireranno fuori il vecchio argomento della deriva
                          inarrestabile, e ci diranno che una volta che ci arroghiamo il diritto di
                          decidere che certe vite non sono degne di essere vissute, ci mettiamo di
                          nuovo sulla strada che porta alle camere a gas. Invece di lamentarci di
                          questa realtà e di abbandonarci a fosche previsioni, dovremmo discutere di
                          cosa determina questa qualità, e delle misure per impedire possibili abusi.
                          Non è possibile resuscitare l'etica della sacralità della vita. Abbiamo
                          bisogno di un'etica nuova, che ci porti a disporre della nostra vita e morte
                          in modo più responsabile e consapevole.
                          (Ha collaborato Gianluigi Ricuperati. Traduzione di Filippo Manfredi)

                          **********************************************************
                          Oggetto: Il Secolo XIX 23.3.05
                          VENTIMIGLIA
                          All'Asl i cuccioli del clochard
                          Gli agenti della squadra volante del Commissariato di Ventimiglia sono
                          intervenuti in pieno centro, su segnalazione di Danilo Roda, della Lega per
                          la protezione degli animali, per un intervento molto particolare. Uno
                          straniero, infatti, aveva con sé cani adulti e una cucciolata di altri 7
                          meticci avvolti in una coperta e nati nella notte. I cani erano muniti dei
                          necessari certificati veterinari e anche i cuccioli sono stati visitati dal
                          veterinario e trovati in buona salute. Consapevole di non poter garantire
                          loro cure adeguate per la profilassi e lo svezzamento dei piccoli, il
                          proprietario (un tedesco disoccupato e senza fissa dimora) li ha consegnati
                          all'incaricato dell'Asl, che li ha affidati alle cure del personale del
                          canile comunale.

                          ************************************************************
                          Oggetto: Gazzetta di Parma 23.3.05
                          I vegani si incontrano
                          Stasera alle 20 all'osteria « L'altra marea » di via Bixio si terrà uno dei
                          periodici incontri dedicati alla scoperta della cucina senza cibi di
                          derivazione animale. Durante l'incontro interverrà l'architetto Umberto
                          Rovaldi.

                          Su Tv Parma la « parola » agli animali
                          Parmigiani e parmensi popolo di animalisti? Si direbbe di sí, a giudicare
                          dall'ottima accoglienza riscossa dal primo ciclo di « Shoppingdog- momenti a
                          4 zampe » , programma di tv Parma dedicato agli animali da compagnia , che
                          inaugura questa sera alle 21 la sua seconda edizione. Shoppingdog- momenti a
                          4zampe, condotto da Rose Ricaldi, è realizzato da Tv Parma in collaborazione
                          con Publiedi e si avvale della consulenza dell'Ordine dei medici veterinari
                          della Provincia di Parma. Numerosi saranno i professionisti che si
                          succederanno in diretta per la parte medica generale o per il comportamento,
                          mentre altri ospiti tratteranno ulteriori aspetti gravitanti intorno al
                          mondo animale. I telespettatori sono invitati ad intervenire telefonando,
                          oppure con email e sms raccolti da Roberta Orlandelli. La trasmissione
                          propone anche servizi esterni. Canili e allevamenti di razza apriranno i
                          battenti alle telecamere, mostrando i loro ospiti e spiegando l'attività e
                          le esigenze. Nella prima puntata, che ha per tema il cane meticcio, la
                          struttura visitata è il canile municipale di Reggio Emilia, con sede a
                          Cella. In questa visita, cosí come per la spesa nel negozio specializzato,
                          la conduttrice viene accompagnata da un cagnolino in cerca di adozione.
                          Altri trovatelli saranno proposti in diretta. Stasera in studio ci saranno i
                          veterinari Leonardo Rolli e Giorgio Mezzatesta; il comandante della polizia
                          municipale Ugo Terracciano interverrà sulle norme stradali e igieniche
                          riferite a cani e proprietari, nonchè sulle relative sanzioni. Infine, la «
                          Baustory » , una delle nuove rubriche, racconta ogni settimana una storia a
                          quattrozampe. Protagonista della prima sarà Poncho, un golden retriver del
                          Nucleo cinofilo soccorso di Fidenza che, durante il disastroso terremoto di
                          qualche anno fa in Turchia, trasse in salvo dalle macerie un bambino.

                          *********************************************************
                          Oggetto: Il Messaggero 23.3.05
                          CEPRANO
                          Cane avvelenato, farmacie nel mirino
                          Quando Marina L. è scesa in giardino ha cacciato un urlo. Il suo amato cane,
                          un pastore tedesco di sette anni di nome Axel, era in terra morto. Accanto
                          al cadavere due cristalli. La donna li ha raccolti e li ha fatti analizzare:
                          sono risultati essere di stricnina pura, un potente veleno che, in quella
                          composizione chimica, non può essere acquistato neppure in farmacia. Marina
                          ha presentato una denuncia contro ignoti e le forze dell'ordine ora stanno
                          settacciando le farmacie per capire da dove è uscita quella dose killer.
                          Quel quantitativo di veleno, difatti, avrebbe potuto uccidere dieci animali.
                          Il fatto è accaduto a Ceprano nella notte tra sabato e domenica delle Palme.
                          Il cane trovato cadavere in giardino non è morto per un incidente. Nessuno
                          in casa di Marina usava veleno (ci vive lei, il marito e due figli), quindi
                          dietro il crudele gesto c'è la mano di qualcuno. E Marina è decisa ad andare
                          fino in fondo a questa storia. Lunedì scorso ha presentato ai carabinieri
                          una denuncia contro ignoti. Poi ha portato i due cristalli (26 microgrammi
                          di veleno potentissimo, capace di uccidere un elefante) a far analizzare.
                          Quei cristalli, sembra vengano usati nelle farmacie per comporre altre
                          sostanze. E' quindi probabile che sia uscita proprio da una farmacia. E in
                          questa direzione muovono le indagini.

                          Umbria
                          Uomini & bestie
                          Quel cigno che insegna la dignità ai vandali
                          di VITTORIO GUBERTI
                          I CIGNI appartengono al gruppo delle oche e delle anatre, ma la sua
                          caratteristica, oltre alla maggior mole, è proprio che si tratta di una
                          specie rigorosamente monogama. Per questo il comportamento turbato della
                          femmina che ha perso il compagno, è più che normale. Abituati a stare in
                          coppia, infatti, una volta separati, o peggio ancora quando l'unità della
                          coppia viene spezzata, come è successo nel laghetto del Pian di Massiano, a
                          Perugia, il superstite si comporta in maniera diversa, anomala. L'aggirarsi
                          da una riva all'altra senza motivo, il lanciare alti lamenti costituiscono
                          il comportamento normale per un animale che ha perso un punto di riferimento
                          e ha vissuto un evento traumatico e violento come quello dell'altra notte
                          presso il laghetto di Pian di Massiano. Dovrebbero riflettere gli incivili
                          vandali che colpiscono gli animali. Di fronte ad un atto tragico, come
                          l'uccisione verificatasi a Perugia, l'animale non è, logicamente, in grado
                          di elaborare il lutto, ma l'assenza sì. Anche il trauma di un evento
                          violento, inoltre, incide nel comportamento dell'animale. Sul quale,
                          inoltre, potrebbe incidere il fatto che in questo periodo inizia la stagione
                          del corteggiamento. E spezzare questo momento è un colpo per l'animale.
                          Ugualmente difficile sarà ricreare il legame immettendo un altro maschio
                          nell'ambiente. Un'azione che potrebbe avere effetti negativi sulla femmina,
                          che potrebbe anche rifiutare il nuovo compagno. Sicuramente sarebbe
                          consigliabile attendere il prossimo autunno, finita la stagione del
                          corteggiamento e della riproduzione. Il tempo può aiutarla a ricrearsi un
                          legame. Perchè il cigno femmina conosce le leggi dell'amore e della morte e
                          sa insegnare qualcosa anche agli umani.
                          Dell'Istituto nazionale della fauna selvatica

                          Marche
                          Agnelli in pericolo: menu alternativi per evitare la strage
                          di MARINA VERDENELLI
                          APPELLO degli animalisti contro la tradizionale mattanza degli agnelli a
                          Pasqua e record di adozioni e restituzione di cani a Jesi, grazie
                          all'associazione "I miei amici animali". Protagonisti i compagni a quattro
                          zampe, anche se non mancano storie di abbandoni come quello della piccola
                          Frida .
                          No all'agnello. Puntuale l'invito del coordinamento animalista della Regione
                          Marche a evitare il consumo della carne d'agnello per il giorno di Pasqua
                          che anche quest'anno vedrà condannare a morte oltre 5 milioni di animali.
                          «Agnelli e capretti - spiega Marisa Aquila , membro del coordinamento -
                          vengono staccati alle loro madri e sottoposti a una morte inaudita, lenta e
                          dolorosa. In questo periodo i capi macellati aumentano del 40%. Fare una
                          scelta diversa per la domenica santa che verrà, contribuendo ad abbassare
                          questa media, è possibile privilegiando un menu vegetariano. In commercio
                          esistono molte alternative ai sapori tradizionali e sempre più prodotti a
                          base di proteine vegetali come ad esempio la soia. Tante sono anche le
                          ricette alternative da preparare per il pranzo pasquale e consultabili sul
                          sito della lega antivivisezione www.infolav.org».
                          Adozioni. Presente nel territorio jesino da oltre dieci anni, l'associazione
                          "I miei amici animali" si è aggiudicata, per l'anno 2004, il record
                          provinciale delle adozioni e delle restituzioni di cani smarriti e senza
                          dimora pervenuti al canile multizonale della Vallesina e al rifugio di Moie.
                          Questo secondo un censimento effettuato dal coordinamento animalista su
                          tutto il territorio provinciale. «Su 113 cani ricoverati - spiega Valeria
                          Gasparetti , presidente dell'associazione - 39 sono stati restituiti ai
                          legittimi proprietari e 51 sono stati affidati a nuovi padroni senza che il
                          cane trascorresse un solo giorno al rifugio. La nostra competenza si è
                          estesa fino al comune di Cingoli dove su 42 cagnolini accalappiati hanno
                          trovato una nuova casa ben 28 di loro. Sono risultati importanti che ci
                          hanno permesso di evitare che gli animali finissero al canile a spese del
                          Comune, che in questo caso ha potuto risparmiare somme considerevoli. In
                          genere infatti ogni cane che finisce al canile grava sulle casse comunali da
                          1.50 ai 2 euro giornalieri. Ma tanti altri amici attendono una mano (info
                          0731.619178)».
                          Frida. E' una cagnolina meticcia, pelo nero focato, 4 anni di età, molto
                          docile. Abbandonata nelle campagne di Castelfidardo è in cerca di coccole.
                          Info 348.1033042

                          Abruzzo
                          Il Tar respinge il ricorso della Regione, resta in vigore il regolamento sul
                          cinghiale
                          Dopo aver respinto il ricorso presentato da alcuni cacciatori, giudicandolo
                          «palesemente immotivato», il Tar ha respinto anche il ricorso dalla Regione
                          Abruzzo contro l'atto di pianificazione e programmazione del prelievo del
                          cinghiale definendolo «irricevibile». Rimane in vigore, quindi, l'atto della
                          Provincia di Teramo con cui si regolamenta l'attività venatoria nei
                          confronti del cinghiale. «Una decisione che ci fa molto piacere - commenta
                          l'assessore Antonio Assogna - e che conferma il legittimo ruolo della
                          Provincia nel regolamentare l'attività venatoria sul proprio territorio».

                          Gli animalisti italiani si sono costituiti parte civile al ...
                          Gli animalisti italiani si sono costituiti parte civile al processo
                          cominciato a Lanciano contro il proprietario di Holly pastore scozzese
                          trovato agonizzante nel 2003, denutrito e col corpo coperto di piaghe, e
                          morto nonostante le cure. Ha detto il presidente Caporale: «Ci auguriamo che
                          arrivi il giorno in cui, come auspicava Leonardo Da Vinci, si arrivi a
                          giudicare la morte di un animale come si giudica la morte di un uomo».

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                          Oggetto: Il Mattino 23.3.05
                          Il Mattino
                          Non c'è pace per gli agnelli

                          A chi importa se viaggiano su uno sgangherato Tir da 24 ore senza cibo né
                          acqua? Se tre di loro sono già morti e tanti altri, feriti e allo stremo,
                          faranno di lì a poco la stessa fine, ancor prima di vedere il coltello del
                          macellaio? Il loro destino è già segnato. Al forno, in salmì, al ragù o alle
                          verdure finiranno sgozzati su milioni di tavole pasquali. È accaduto pochi
                          giorni fa sull'autostrada Bologna-Padova. Avvisate da un automobilista le
                          guardie zoofile dell'Enpa hanno bloccato un carico di 800 agnelli
                          provenienti dall'Est europeo e diretti in un macello di Grosseto. Tre erano
                          già morti dalle sofferenze e molti altri feriti. La strage. Comincia la
                          strage degli innocenti. Ogni anno, per festeggiare la Pasqua, in Italia - la
                          nazione che ha i più grossi e importanti macelli d'Europa - vengono uccisi
                          due milioni di agnelli. Un numero in crescente aumento nonostante le
                          battaglie animaliste e, diciamolo una volta per tutte, al di là di ogni
                          umana cristianità: sì, perchè la tradizione dell'agnello a Pasqua è una
                          bufala senza alcun fondamento religioso. Gesù Cristo, raccontano i Vangeli,
                          è stato chiaro quando ha presentato agli apostoli il pane come suo corpo da
                          mangiare (Lc.22,19: «Questo è il mio corpo dato per voi». Gv.1,29: «Ecco
                          l'agnello di Dio»). Dunque Gesù non ha bisogno di agnelli da sgozzare per
                          iniziare il rito della Pasqua, semmai solo di pane e vino. I dati. Qualche
                          numero: nei dodici mesi del 2003 in Italia sono stati macellati 6.718.550
                          ovicaprini, di cui 4.923.619 agnelli. Il 15 per cento del totale degli
                          agnelli è stato ucciso a Pasqua, il 40% a Natale (fonte: Istat). Ma nel
                          primo semestre del 2004 le macellazioni sono già aumentate del 9% e tutto fa
                          pensare che fra tre giorni la mattanza di agnelli supererà ogni record nero.
                          Il menu. Per dire basta a questa tradizione di violenza, la Lav propone
                          alternativi, ma gustosi menù vegetariani, che oltre a risparmiare migliaia
                          di piccole vite evita i rischi legati agli animali macellati
                          clandestinamente negli allevamenti «rurali», spesso preferiti dai
                          consumatori nell'errata convinzione che simili sistemi di «zootecnia
                          artigianale» garantiscano più genuinità delle carni. Il sistema dei
                          controlli in questo settore è spesso inefficace e a farne le spese oltre ai
                          consumatori sono proprio gli animali, sfruttati e trasformati in macchine
                          per la produzione. Il morbo. C'è poi il dubbio che a finire in tavola siano
                          animali importati illegalmente dall'Est europeo. In questo caso, avverte
                          Roberto Bennati della Lav, i pericoli di trasmissione di virus all'uomo
                          possono essere alti. «Già è difficile documentare come vengono allevati gli
                          agnelli nell'Est europeo, dove i controlli igienico-sanitari non esistono o
                          quasi - spiega Bennati - ma soprattutto non sappiamo cosa mangiano. Se
                          vengono alimentati con farine animali rischiamo di trovarci nel piatto
                          pasquale uno spezzatino di agnello alla Mucca Pazza».
                          Paola Di Pace

                          PIMONTE. NEL MIRINO SEI ANIMALI
                          Cani e gatti avvelenati con il cibo

                          FRANCESCO FUSCO Pimonte. Una vendetta assurda. Probabilmente un atto
                          intimidatorio, una sorta di miserabile punizione che, però, ha colpito con
                          una ferocia inaudita degli animali innocenti. È accaduto la scorsa notte a
                          Pimonte, in via San Giovanni, dove sono morti per avvelenamento due cani
                          (entrambi meticci) e quattro gatti. Qualcuno ha deciso di offrire alle
                          bestiole indifese delle polpette avvelenate. A fare la triste scoperta sono
                          stati gli stessi proprietari degli animali, i quali si sono recati nella
                          caserma dei carabinieri guidata dal maresciallo Antonio Femiano per esporre
                          denuncia contro ignoti. «Erano le sette circa del mattino - afferma Elvira
                          Iovine, proprietaria di un cane meticcio stroncato dalla polpetta killer -
                          mi sono affacciata al balcone e ho visto il povero animale con la bava alla
                          bocca, che a stento riusciva a camminare. Immediatamente abbiamo chiamato il
                          nostro medico veterinario, ma sebbene il suo intervento sia stato
                          tempestivo, per il nostro cane non si è potuto far nulla. È morto». Un fatto
                          sicuramente assurdo e, comunque, senza spiegazioni. Resta da verificare se
                          si tratti di avvertimenti o di semplici dispetti. Indagini che di certo non
                          si presentano semplici. Anche perché di elementi concreti, a parte la
                          certezza dell'avvelenamento, non ce ne sono. «Questi episodi sono gravi -
                          continua la signora Elvira - chi distribuisce bocconi avvelenati attenta
                          alla vita non solo di animali, ma anche dei bambini». Una vera e propria
                          mattanza di cani e gatti nell'hinterland stabiese. A Castellammare e
                          dintorni i casi di animali uccisi per avvelenamento infatti non si contano
                          più. Secondo dei dati forniti dalla sezione stabiese dell'Adda si stima che
                          negli ultimi tre mesi tra Pimonte, Agerola, Lettere e Castellammare siano
                          stati ammazzati circa 300.

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                          Oggetto: L'Espresso n. 11
                          Siamo uomini o topi?

                          Cosa accade quando si incrocia un essere umano e un topo? Sembra l'inizio di
                          una barzelletta e invece si tratta di un serio esperimento hi-tech svolto di
                          recente da un gruppo di ricercatori guidati da un esimio biologo molecolare,
                          il dottor Irving Weissman dell'Istituto di biologia e medicina delle cellule
                          staminali e cancerogene dell'Università di Stanford (Institute of
                          Cancer-Stem Cell Biology and Medicine).
                          Gli scienziati hanno iniettato cellule del cervello umano nel feto di un
                          topo, creando una specie all'1 per cento umana. Il dottor Weissman sta
                          seriamente e attivamente considerando di effettuare un secondo esperimento
                          che produrrebbe topi concervello umano al 100 per cento.
                          E se i topi fuggissero dal laboratorio e cominciassero a proliferare
                          nell'ambiente esterno? Quali potrebbero essere le conseguenze ecologiche di
                          topi che pensano come gli uomini, lasciati liberi in natura? Il dottor
                          Weissman afferma di avere tutto sotto controllo: i topi sarebbero tenuto
                          sotto stretta sorveglianza e qualora dovessero mostrare anche il minimo
                          segno di "umanità" sarebbero immediatamente uccisi. Risposta poco
                          rassicurante.
                          In un mondo in cui l'inconsueto è divenuto fin troppo comune, sono ormai
                          poche le cose che scioccano la psiche umana. Tuttavia, esperimenti come
                          quello portato avanti dall'Università di Stanfors, che ha avuto come
                          risultato la creazione di un topo parzialemnte umanizzato, ampliano i limiti
                          dell'uomo e del suo trafficare con la natura fino ai confini del patologico.
                          Il nuovo campo di ricerca d'avanguardia della rivoluzione biotech si chiama
                          sperimentazione chimerica. I ricercatori di tutto il mondo stanno combinando
                          cellule umane e animali e stanno creando creature chimeriche, metà uomini e
                          metà animali, che ricordano i miti chimerici dell'antica Grecia, ibridi
                          umani e animali.
                          Il primo esperimento chimerico di questo tipo ebbe luogo molti anni fa a
                          Edimburgo, quando alcuni scienziati scozzesi fusero insieme una pecora e un
                          embrione di capra. Due specie animali assolutamente non imparentate fra
                          loro, incapaci di accoppiarsi e di generare una prole ibrida in modo
                          naturale. L'esperimento diede vita a una creatura, denominata Geep (fusione
                          dei due termini inglesi goat, capra, e sheep, pecora), che aveva la testa di
                          una capra e il corpo di una pecora.
                          Ora gli scienziati mirano a rompere l'ultimo tabù nel mondo naturale:
                          incrociare esseri umani e animali per creare nuovi ibridi umano-animali di
                          ogni tipo e descrizione. A parte il topo umanizzato, gli scienziati hanno
                          già creato maiali con sangue umano che gli scorre nelle vene e pecore con
                          fegato e cuore per lo più umani.
                          Gli esperimenti hanno lo scopo di promuovere la ricerca in campo medico. A
                          dire il vero, un numero crescente di ingegneri della genetica asserisce che
                          gli ibridi umano-animal inaugureranno un'era d'oro della medicina. I
                          ricercatori affermano che più riusciranno a umanizzare le cavie, meglio
                          potranno seguire la progressione delle malattie umane, testare nuovi farmaci
                          e raccogliere tessuti e organi per il trapianto sul corpo umano. Ciò che
                          tralasciano di citare è che esistono alternative ugualmente promettenti e
                          meno invasive a questi tipi di strani esperimenti, inclusi sofisticati
                          computer costruitiper studiare le malattie, nonché per testare l'efficacia e
                          la tossicità dei farmaci così come la coltura in vitro di tessuti, la
                          nanotecnologia, e le protesi artificiali per sostituire organi e tessuti
                          umani.
                          Quando si parla di sperimentazione chimerica, allora, la domanda è: a quale
                          prezzo?
                          Alcuni ricercatori stanno meditando sulla creazione di uno humanzee: una
                          creatura chimerica metà uomo e metà scimpanzé. Lo humanzee rappresenterebbe
                          il lalboratorio di ricerca animale ideale vista la prentela degli scimpanzé
                          con gli esseri umani. Queste creature condividono infatti il 98 per cento
                          del genoma umano. E un esemplare adulto di scimpanzé ha le stesse abilità
                          mentali di un bambino di quattro anni. La fusione di un embrione umano con
                          quello di uno scimpanzé - impresa alquanto fattibile a detta dei ricercatori
                          - potrebbe generare una creatura così umana da suscitare tante e tali
                          domande sul suo status legale e morale da gettare nel caos più assoluto
                          4mila anni die tica dell'uomo.
                          Una creatura simile godrebbe di diritti umani e protezione legale? Sarebbe
                          tenuta a superare un qualche tipo di test di "umanità" per guadagnarsi la
                          libertà? Sarebbe obbligata a espletare lavori umili e servili o sarebbe
                          utilizzata per attività pericolose?
                          Le possibilità sono tante, orribili e al tempo stesso sbalorditive. Per
                          esempio, cosa accadrebbe se le cellule staminali dell'uomo, osia le cellule
                          primordiali che si trasformano negli oltre 200 tipi di cellule del corpo
                          umano, dovessero essere iniettate in un embrione animale e diffondersi in
                          ogno organo del corpo animale? Alcune cellule umane potrebbero migrare nei
                          testicoli e nelle ovaie dove potrebbero svilupparsi e diventare sperma e
                          ovuli. Se due delle creature chimeriche topo dovessero accoppiarsi fra loro,
                          potrebbero potenzialmente concepire un embrione umano il quale, qualora
                          rimosso e impiantato in un utero umano, diverrebbe un bambino che avrebbe
                          per genitori biologici due creature chimeriche topo.
                          E' importante comprendere che nulla di quanto detto finora e fantascienza.
                          L'Accademia nazionale americana delle scienze (American National Academy of
                          Sciences), l'ente scientifico più venerabile del Paese, dovrebbe pubblicare
                          a breve le linee guida della ricerca chimerica, anticipando una raffica di
                          nuovi esperimenti nel fiorente campo della sperimentazione chimerica
                          umano-animale.
                          I bioetici stanno già spianando la strada agli esperimenti chimerici
                          umano-animali sostenendo che, una volta superato il fattore repulsione da
                          parte della società, quella di nuove creature parzialmente umane sarà una
                          prospettiva che avrà molto da offrire alla razza umana. E, ovviamente,
                          questo è esattamente il tipo di ragionamento che è stato più volte avanzato
                          per giustificare ciò che sta velocemente diventando un macabro viaggio
                          all'interno di un mostruoso "Brave New World" (Mirabile mondo nuovo, dal
                          titolo del libro di Aldous Huxley) in cui tutta la natura può essere
                          inesorabilmente manipolata e reinventata per adattarsi e convenire ai
                          bisogni momentanei e persino ai capricci e ghiribizzi di una sola specie,
                          l'Homo sapiens. Ma ora, con gli esperimenti chimerici umano-animali,
                          rischiamo persino di minare l'integrità biologica della nostra stessa specie
                          in nome del progresso umano. Con la tecnologia chimerica, gli scienziati
                          hanno il potere di riscrivere la saga dell'evoluzione, di disseminre parte
                          della specie dell'Homo sapiens nel resto del regno animale e di fondere
                          parti di altre specie con il nostro stesso genoma e persino di creare niove
                          sotto-specie umane e super-specie.
                          Siamo all'apice di un rinascineto biologico, come credono alcuni, o stiamo
                          piantando i semi della nostra stessa distruzione? Forse è tempo di chiedersi
                          come si intende per progresso?
                          Jeremy Rifkin

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                          Oggetto: Corriere della Sera 25.3.05
                          Roma
                          LA DENUNCIA RomaNatura: daini in città, inseguiti dai bracconieri Nella
                          riserva di Decima Malafede abbattuti numerosi ungulati Alla Marcigliana c'è
                          però una nuova colonia spontanea
                          Daini in libertà nella campagna romana. A due passi dal centro. E
                          bracconieri. Roma scopre i suoi «Bambi» e i guardiaparco denunciano i rischi
                          che minacciano questi ungulati: traffico, inquinamento e, soprattutto,
                          cacciatori di frodo. I daini della Capitale, che vivono in branchi fino ai
                          limiti dell'abitato sono in pericolo. Lo denuncia RomaNatura , l'ente
                          regi
                          (Message over 64 KB, truncated)
                        • Francesca
                          Da: Alessandra Data: Gio 7 Apr 2005 4:33pm Oggetto: Lupo... No comment! Da messaggero.it
                          Messaggio 12 di 12 , 2 mag 2005
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                            Da: Alessandra <pulce_78@...>
                            Data: Gio 7 Apr 2005 4:33pm
                            Oggetto: Lupo...

                            No comment!

                            Da messaggero.it
                            http://ilmessaggero.caltanet.it/index.php?data=20050407&pag=1&ediz=01_NAZIONALE&grpag=pagine/INTERNI&vis=G&ps=0&tt=


                            Giovedì 7 Aprile 2005

                            Frosinone, l’animale forse ucciso dagli allevatori di bestiame
                            Vendetta contro il lupo, impiccato a un albero

                            di MARCO PAPOLA

                            FROSINONE - Lo hanno trovato appeso a un albero in via del Calvario: ma forse per il lupo la morte è stata quasi istantanea. Il boccone alla stricnina lo ha ucciso in una manciata di minuti. La carcassa, irrigidita dal veleno, sarebbe rimasta sui monti che sovrastano Acuto, piccolo centro nella zona nord della provincia di Frosinone. Ma qualcuno, nella notte, l’ha portata in paese e l’ha legata per le zampe a un ippocastano. Un rito macabro: al collo dell’animale è stato trovato un pezzo di cartone con la scritta ”Chi di spada ferisce di spada perisce”. La gola tagliata con un coltello da cucina, lasciato infilzato nel corpo dell’animale, un maschio di circa sette anni. Sgozzato dopo la morte. E proprio questo particolare potrebbe aver tradito l’autore del gesto: gli agenti della Forestale di Fiuggi, coordinati dal maresciallo Biagio Celani, hanno trovato alcune impronte sul manico dell’arma. Sono stati loro, su segnalazione di un cittadino, a trovare la carcassa del lupo, ieri mattina, e a inviarla per gli esami al Centro zooprofilattico di Roma. Nel mirino della Forestale è finito un uomo di Acuto, anche se le indagini non trascurano altre piste. Quella di pastori e allevatori, per esempio. Che in più di un’occasione hanno denunciato l’uccisione di pocore e vitelli. Animali sgozzati, la firma del lupo. Ma queste aggressioni sono avvenute a qualche decina di chilometri di distanza: «In queste zone non sono stati registrati avvistamenti certi negli ultimi sessanta, settant’anni», fanno sapere gli esperti del Corpo Forestale dello Stato. Che, anche se non lo ammettono apertamente, privilegiano altre ipotesi.
                            I lupi, con le temperature rigide, soprattutto di notte, e la neve che copre ancora alcune zone delle montagne ciociare, sarebbero scesi a valle, incappando nei bocconi avvelenati destinati alle volpi, killer spietati nei pollai e negli ovili della zona. Un sistema (fuorilegge) per limitare la crescita demografica delle volpi. Ma la stricnina non fa distinzioni di specie.
                            Un’altra categoria che non è al di sopra dei sospetti è quella dei cacciatori, che portano i cani da caccia sui monti per addestrarli alla ricerca della selvaggina, nonostante la stagione venatoria sia chiusa e, quindi, questa pratica sia vietata. Ma alcuni sfuggono ai controlli e, sui monti, lasciano i bocconi avvelenati. Un modo non certo sportivo per fermare i colleghi con la doppietta. Una guerra per il controllo del territorio dove, a rimetterci, sono sempre gli animali. I cani da caccia e, a volte, animali selvatici come i lupi in cima alla lista delle specie che rischiano l’estinzione.
                            (Ha collaborato Antonio Mariozzi)

                            ******************************************************

                            Oggetto: Gazzetta di Parma 7.4.05

                            Due giorni sulle tracce del lupo dell'Appennino
                            CORNIGLIO - Gridare « Al lupo! Al lupo! » . E' quello che potrà accadere
                            agli appassionati che vorranno partecipare alla due giorni sulle tracce di
                            questo animale, organizzata per sabato e domenica dal Parco dei Cento Laghi.
                            Si tratta di un campo studio teorico- pratico per il monitoraggio indiretto
                            su neve del lupo che avrà come base il rifugio Lagoni e che sarà guidato dal
                            ricercatore Mario Andreani, tecnico del progetto « Life Lupo » . Il campo,
                            che ha il patrocinio di Legambiente, WWF, Comune di Corniglio, Parco dei
                            Cento Laghi, è aperto a tutti gli appassionati di natura ed animali che
                            vogliono fare quest'insolita esperienza ed ha tra i suoi obbiettivi anche
                            quello di formare persone che siano in grado di partecipare ai censimenti
                            che saranno organizzati in primavera e autunno. Il ritrovo dei partecipanti
                            è previsto sabato alle 9.30 al Rifugio Lagoni ( la strada è interamente
                            percorribile in auto), ed alle 10 si partirà subito per la prima escursione,
                            in direzione delle piane del Monte Navert. Al rientro, nel pomeriggio, i
                            tecnici del progetto faranno il punto delle ricerche sulla presenza del lupo
                            nell'Appennino condotte negli ultimi tre anni nella regione Emilia Romagna.
                            Quelle stesse ricerche che hanno portato a seguire il viaggio, con un finale
                            sfortunato, dell'ormai famosissimo lupo Ezechiele. Seguirà una lezione
                            frontale sui principali metodi di ricerca utilizzati per il monitoraggio,
                            che servirà a preparare i partecipanti in vista dell'uscita serale dedicata
                            al wolfhowling, una delle tecniche pi ù emozionanti per scoprire la presenza
                            dei lupi attraverso il richiamo indotto. Cioè, parlando la stessa lingua dei
                            lupi. La giornata di domenica sarà invece dedicata alla messa in pratica
                            dell'attività di monitoraggio sulla neve, lo snow- tracking. Diretti alle
                            Capanne di Badignana, si cercheranno le tracce dei lupi tra le chiazze
                            ancora innevate, fino al ritorno al rifugio per il bilancio e la conclusione
                            dei lavori. Il costo di partecipazione è di 40 euro, comprensivi di
                            pernottamento, colazione, pranzi al sacco e cena del sabato al Rifugio
                            Lagoni. In alternativa, piccoli gruppi potranno scegliere di dormire nei
                            bivacchi delle Capanne di Lagoscuro o di Badignana, da 4 posti letto
                            ciascuno. Per informazioni: Cooperativa Lagoscuro Graal, tel. 0521.880186
                            oppure 333.2942318.
                            C. C.

                            « Bocconi » anche a Salso
                            SALSOMAGGIORE - Black, Maggie, Spyck, Filippo, Kimba, Desy, scorrazzano
                            felici in un'area verde recintata in via Costa, ma non sanno che
                            tutt'intorno i prati sono disseminati di micidiali bocconi avvelenati. Ma i
                            loro padroni invece lo sanno benissimo e non li abbandonano un istante. Tre
                            cani sono morti nel giro di quindici giorni nella zona di Villa Paradiso, in
                            via Sabotino e Via Costa, dopo avete ingerito polpette al veleno. C'è grande
                            apprensione fra tutti i salsesi proprietari di cani per questi episodi che
                            hanno gettato nel panico i cinofili di tutta la zona. « Non possiamo pi ù
                            fidarci a portare i nostri amici a quattro zampe in giro per i prati intorno
                            a Salso - hanno spiegato le padrone di sei cagnetti - anche perchè rischiamo
                            di non vederli pi ù tornare indietro. Ma la cosa pi ù inquietante è che
                            questi seminatori di morte, gettano polpette avvelenate anche in pieno
                            centro. Solo pochi giorni fa abbiamo visto in un giardinetto di una casa
                            privata dalle parti di Villa Paradiso un cagnolino nero morto, che aveva la
                            bava alla bocca. Abbiamo poi saputo che era stato avvelenato. Un altro è
                            morto in via Sabotino » . La proprietaria di Lilly, una dolce cagnetta, ha
                            spiegato che la sua povera bestiola è morta avvelenata quindici giorni fa. «
                            Era andata a fare un giretto nei prati intorno a casa, poco distante da via
                            Costa - ha spiegato la salsese - ed è tornata in fin di vita. La nostra
                            dolce Lilly non ce l'ha fatta ed è morta fra atroci sofferenze. Sono proprio
                            delinquenti, possibile che nessuno possa fare nulla per fermarli? » .
                            Un'altra salsese ha spiegato che qualcuno avrebbe avvertito un proprietario
                            di un cane di stare molto attento perchè in un determinata zona ci sarebbero
                            tantissimi bocconi avvelenati. « Ma si tratta di un episodio gravissimo - ha
                            aggiunto la donna - anche perchè vuol dire che c'è chi sa benissimo chi
                            sparge queste polpette e dove. Un anno fa era stata gettata una spugna
                            fritta nell'olio, di cui i cani vanno ghiotti, nell'area verde di via Costa.
                            Per fortuna che l'abbiamo vista in tempo e raccolta prima che qualche cane
                            la mangiasse. Anche perchè non avrebbe avuto scampo. La morte sarebbe
                            arrivata sicura. Adesso siamo tutti molto preoccupati e non sappiamo pi ù
                            dove portare i nostri amici » . Un'altra giovane mamma, con figlioletta al
                            seguito, ha spiegato che anche tanti genitori salsesi sono molto preoccupati
                            per le polpette che vengono gettate in parchi e giardini. « Sono bocconi
                            intrisi di micidiali veleni e se finissero in mano a uno dei nostri bambini
                            sarebbero immaginabili le conseguenze. Questi criminali, che gettano
                            polpettine avvelenate in parchi dove si trovano giochi per bimbi, non si
                            rendono conto di quello che fanno. Sarebbe ora di prendere seri
                            provvedimenti. Anche perchè qualcuno sa e non parla. E questo e ancor pi ù
                            grave » .

                            « Rendere sicure le aree riservate »
                            SALSOMAGGIORE - A Salso, di cinque aree attrezzate per lo sgambamento dei
                            cani, nessuna sembra essere idonea. Un coro di proteste si è levato in
                            questi giorni da numerosi salsesi proprietari di cani, che frequentano
                            quotidianamente l'area di via Costa. « Siamo costretti a portare i nostri
                            amici in quest'area disastrata - hanno spiegato - anche perchè non ci
                            fidiamo a portarli in giro in campagna, dopo gli ultimi casi di
                            avvelenamento. Dovremmo portare a spasso i nostri cani con la museruola, ma
                            questo non ci sta affatto bene. Per questo noi chiediamo che di cinque aree
                            per lo sgambamento, almeno quella di via Costa venga sistemata. La
                            recinzione non è stabile, manca una fontanella per far bere i cani e quando
                            piove l'area si riempie di fango e di acqua. Bisogna arrivare con stivali e
                            impermeabili, per non parlare delle condizioni in cui riportiamo a casa i
                            nostri cani » . « Dopo avere tolto i lampioni sono stati lasciati i
                            supporti, pericolosissimi, anche perchè profondi e tutti scheggiati. Se una
                            cane corre e vi infila una zampa, rischia di maciullarsela. Bisognerebbe
                            portare terra e seminare erba. Se vengono riservate aree per i cani, bisogna
                            poi attrezzarle in modo adeguato. Se l'amministrazione non vuole sistemare
                            queste cinque aree esistenti in città, almeno ci metta a disposizione il
                            sottoparco di via Costa. Anche perchè, dulcis in fundo, siamo venuti a
                            sapere che i residenti nella zona di via Costa starebbero promuovendo una
                            petizione con la raccolta di firme per chiedere di spostare l'area di
                            sgambamento da qui. Grazie davvero a tutti. Salso, bella città della salute,
                            ma non di animalisti » . Insomma i cinofili salsesi sono sul piede di
                            guerra. Adesso sono davvero stanchi di continuare a subire e hanno in mente
                            proteste. Anche una sfilata insieme ai loro amici a quattro zampe. Con il
                            problema dei bocconi avvelenati si rende urgente sistemare alcune aree.
                            Intanto gli animalisti si sono radunati in via Costa e il gruppo diventa
                            sempre più folto.

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                            Oggetto: ANMVI - LiberOscar 7.4.05

                            Un fagiano terrorizza la campagna inglese
                            07-04-2005

                            (dal quotidiano Libero del 07 Aprile 2005) - Tra britannici e cinesi non è
                            mai corso buon sangue e la sanguinosa rivolta dei boxer rimane una delle
                            testimonianze più note di questa scarsa armonia di intenti. Ora ci si mette
                            anche un fagiano a complicare le cose. Nella sua patria nativa, la Cina, il
                            Fagiano Venerato è una specie molto ricercata per le sue splendide penne
                            della coda, lunghe oltre due metri. Per questa sua caratteristica la specie
                            è in pericolo, nel suo paese. A bishopstone, villaggio inglese del Wiltshire
                            invece - riporta il Times - chi è in pericolo sono gli abitanti, presi di
                            mira da un fagiano che, se continua così temo sarà ben presto venerato
                            dietro le vetrate di un museo di storia naturale, opportunamente impagliato.
                            Lo hanno soprannominato Prezza, come il litigioso laburista John Prescott.
                            Prezza è scappato da qualche collezione di uccelli in voliera e ha trovato,
                            in una collina vicino a Salisbury, il territorio giusto dove perpetrare i
                            suoi micidiali attacchi alla popolazione incredula.
                            Amanti del jogging e persone che portavano a spasso il cane hanno dovuto
                            fare i conti con i suoi speroni e il suo robusto becco, ricorrendo poi alle
                            cure del medico per le ferite non proprio superficiali ricevute dal
                            volatile. Nella zona dove il bellissimo fagiano maschio, color rosso dorato,
                            sta padroneggiando sono state affisse delle tabelle di pericolo e la gente
                            del posto sta cominciando ad uscire armata anche se regna l'assoluta
                            incertezza sul fatto che si possa sparare o meno all'uccello. E ricordiamo
                            che questi reati in Inghilterra sono puniti severamente. D'altronde la gente
                            non solo mormora, ma s'arrabbia davvero. Edward Draper, rappresentante del
                            consiglio comunale, ha dichiarato. "Se dovesse attaccarmi assaggerebbe il
                            mio bastone. È mai possibile mettere in pericolo i bambini e tenere un
                            scacco un intero villaggio a causa di un fagiano?". Ma seguiamo il racconto
                            di Monica Vince, una donna di 57 anni che passeggiava nel territorio di
                            Prezza con il suo cane. È avvincente come un giallo. "Ero diretta con il
                            cane verso la collina e, sapendo del fagiano, camminavo lungo un sentiero
                            secondario, quando l'ho visto.
                            Camminava impettito dall'altra parte dello steccato senza staccarmi gli
                            occhi di dosso. Sono tornata a casa e ho riprovato il giorno dopo. Era
                            sempre lì con il petto in fuori, fino a quando ha saltato la staccionata e
                            me lo sono trovata davanti. Scappavo a sinistra e lui dietro a sinistra.
                            Scappavo a destra e lui dietro a destra.
                            Poi si è alzato in volo e ha cominciato a beccarmi sulla nuca e a passarmi
                            gli speroni sul naso. Quando si è messo a terra mi guardava ed era
                            chiaramente orgoglioso di aver vinto. Sono tornata rapidamente a casa
                            temendo attaccasse il cane e mi sono accorta che avevo i capelli raggrumati
                            di sangue".
                            Simon Mayes, dirigente dell'associazione locale per la tutela della fauna, è
                            certo che il fagiano sia scappato dalla cattività e che debba essere
                            catturato con mezzi civili perché non fa parte della fauna autoctona.
                            Per quel che riguarda l'originale storia che sta vivendo questo villaggio
                            inglese si tenga conto che il Fagiano Venerato maschio, nel periodo della
                            riproduzione, diventa estremamente litigioso e le battaglie tra i galli
                            infuriano, mentre, anche le femmine, assaggiano sui fianchi i suoi speroni
                            acuminati durante l'accoppiamento, mostrando spesso ferite profonde. Tipi
                            tosti questi fagiani.
                            Quando Prezza sarà catturato e confinato in un recinto abbasserà la cresta,
                            sempre che una rosa di pallini non l'abbia piegata prima.
                            OSCAR GRAZIOLI

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                            Oggetto: Il Messaggero 7.4.06

                            Frosinone, l'animale forse ucciso dagli allevatori di bestiame
                            Vendetta contro il lupo, impiccato a un albero
                            di MARCO PAPOLA
                            FROSINONE - Lo hanno trovato appeso a un albero in via del Calvario: ma
                            forse per il lupo la morte è stata quasi istantanea. Il boccone alla
                            stricnina lo ha ucciso in una manciata di minuti. La carcassa, irrigidita
                            dal veleno, sarebbe rimasta sui monti che sovrastano Acuto, piccolo centro
                            nella zona nord della provincia di Frosinone. Ma qualcuno, nella notte, l'ha
                            portata in paese e l'ha legata per le zampe a un ippocastano. Un rito
                            macabro: al collo dell'animale è stato trovato un pezzo di cartone con la
                            scritta "Chi di spada ferisce di spada perisce". La gola tagliata con un
                            coltello da cucina, lasciato infilzato nel corpo dell'animale, un maschio di
                            circa sette anni. Sgozzato dopo la morte. E proprio questo particolare
                            potrebbe aver tradito l'autore del gesto: gli agenti della Forestale di
                            Fiuggi, coordinati dal maresciallo Biagio Celani, hanno trovato alcune
                            impronte sul manico dell'arma. Sono stati loro, su segnalazione di un
                            cittadino, a trovare la carcassa del lupo, ieri mattina, e a inviarla per
                            gli esami al Centro zooprofilattico di Roma. Nel mirino della Forestale è
                            finito un uomo di Acuto, anche se le indagini non trascurano altre piste.
                            Quella di pastori e allevatori, per esempio. Che in più di un'occasione
                            hanno denunciato l'uccisione di pocore e vitelli. Animali sgozzati, la firma
                            del lupo. Ma queste aggressioni sono avvenute a qualche decina di chilometri
                            di distanza: «In queste zone non sono stati registrati avvistamenti certi
                            negli ultimi sessanta, settant'anni», fanno sapere gli esperti del Corpo
                            Forestale dello Stato. Che, anche se non lo ammettono apertamente,
                            privilegiano altre ipotesi.
                            I lupi, con le temperature rigide, soprattutto di notte, e la neve che copre
                            ancora alcune zone delle montagne ciociare, sarebbero scesi a valle,
                            incappando nei bocconi avvelenati destinati alle volpi, killer spietati nei
                            pollai e negli ovili della zona. Un sistema (fuorilegge) per limitare la
                            crescita demografica delle volpi. Ma la stricnina non fa distinzioni di
                            specie.
                            Un'altra categoria che non è al di sopra dei sospetti è quella dei
                            cacciatori, che portano i cani da caccia sui monti per addestrarli alla
                            ricerca della selvaggina, nonostante la stagione venatoria sia chiusa e,
                            quindi, questa pratica sia vietata. Ma alcuni sfuggono ai controlli e, sui
                            monti, lasciano i bocconi avvelenati. Un modo non certo sportivo per fermare
                            i colleghi con la doppietta. Una guerra per il controllo del territorio
                            dove, a rimetterci, sono sempre gli animali. I cani da caccia e, a volte,
                            animali selvatici come i lupi in cima alla lista delle specie che rischiano
                            l'estinzione.
                            (Ha collaborato Antonio Mariozzi)

                            Il direttore del Parco: una mattanza continua
                            Non è la prima volta che un lupo viene ucciso in Ciociaria. Nel febbraio
                            scorso un giovane esemplare venne trovato morto nel Parco nazionale, nella
                            zona di Pescasseroli, a pochi chilometri con il confine laziale. L'animale
                            venne trovato a pochi passi dalle abitazioni. La forestale avviò le indagini
                            e il Parco istituì una task-force antibracconaggio.
                            Altro macabro ritrovamento nel gennaio dell'anno prima: un lupo di 2 o 3
                            anni venne avvistato a Querceto, nella fascia preparco di Campoli Appennino.
                            Era riverso su un fianco e presentava dei piccoli fori, segno che era stato
                            ucciso a colpi di fucile da caccia. Il corpo venne trasferito all'istituto
                            Zooprofilattico di Teramo.
                            Nel dicembre precedente era stato lo stesso direttore del parco, Fulvio
                            Pratesi, a lanciare l'allarme: negli ultimi due anni sono stati trovati
                            morti 26 animali, tra lupi e orsi. Tredici le carcasse rinvenute solo nel
                            corso del 2003.
                            Poi l'episodio di ieri: la mattanza continua.

                            Addio alla tigre Olga
                            ROMA - Non vi sono più speranze di ritrovare viva Olga, la tigre siberiana
                            che i ricercatori della Wildlife Conservation Society seguivano da 13 anni
                            attraverso un radiocollare. L'animale, nato 14 anni fa, risulta disperso da
                            gennaio: probabilmente è stato ucciso dai bracconieri, che avrebbero
                            distrutto il radiocollare. Catturata e dotata di radiocollare dall'età di un
                            anno, Olga è stata seguita e i suoi spostamenti accuratamente monitorati.
                            L'animale ha trascorso la vita in una regione forestale di circa 500
                            chilometri quadrati nell'estremo oriente della Russia, dando alla luce sei
                            cucciolate per un totale di almeno 13 figli, sei dei quali sopravvissuti.
                            Era probabilmente la tigre più anziana e maggiormente studiata del mondo.

                            BRACCIANO
                            Un ospedale veterinario gestito da Asl e volontari
                            di GIANLUCA SANTONI
                            Inaugurato a Bracciano il primo ospedale veterinario della zona. Istituito
                            dalla Asl Roma F, il centro tratterà tutte le emergenze legate alla
                            diagnosi, alla cura e al ricovero degli animali domestici e dei piccoli
                            randagi del territorio lacustre. Coordinata dal dottor Marco Guerrini, la
                            capacità operativa del centro sarà supportata dalle associazioni animaliste
                            della zona, cinque quelle accreditate fino ad ora. A tre randagi il primato
                            di essere i primi utenti del centro, con la loro sterilizzazione, infatti, è
                            di fatto partito il servizio.
                            Ma il compito della struttura non sarà il solo controllo demografico: in
                            relazione alle risorse e al personale disponibile, infatti, comunicano dalla
                            Asl, saranno affidate al centro la gestione sanitaria dei canili pubblici,
                            un servizio di pronto soccorso, la profilassi antirabbica per gli animali
                            domestici, ma anche un centro di diagnosi e terapia comportamentale per gli
                            esemplari afflitti da psicosi, un vero consultorio etologico.

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                            Oggetto: Il Tempo Abruzzo 7.4.05

                            Ecco il «Pet Pride» ma senza alberghi


                            TERAMO - Mancano gli alberghi, ma quelli di lusso. E il Pet Pride rischia di
                            entrare in crisi ancor prima di cominciare. Questo nonostante la
                            disponibilità di 200 camere in cinque alberghi compresi tra Alba e
                            Tortoreto. I proprietari degli animali attesi ad Alba per il primo raduno
                            nazionale dell' "orgoglio animale" hanno "preteso", infatti, per loro e per
                            i loro amici a quattro zampe solo ed esclusivamente alberghi da tre stelle
                            in su, escludendo a priori pensioni, camping e così via. Ma la maggior parte
                            degli hotel richiesti, a quanto pare, non sono attrezzati ad ospitare
                            animali. Col risultato che se le richieste di partecipazione saranno
                            numerose in molti saranno costretti a rinunciare.

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                            Oggetto: USA: UNA DONNA AVEVA OLTRE 30 GATTI MORTI IN FRIGO, ARRESTATA

                            Chicago (Usa), 00:00
                            USA: UNA DONNA AVEVA OLTRE 30 GATTI MORTI IN FRIGO, ARRESTATA

                            Una donna dell'Indiana e' stata arrestata dopo che la polizia ha trovato oltre 30 gatti morti nel suo frigorifero. La vicenda e' venuta alla luce quando una donna si e' fermata a casa degli anziani genitori che erano in vacanza e ha trovato nell'abitazione 15 gatti e un cane. Altri 7 gatti morti erano nel frigo. Si e' scoperto cosi' che i genitori avevano affidato ad una amica, Carla Randoph, il compito di sorvegliare la casa durante la loro assenza. Giunti a casa della Randolph, la polizia ha trovato 7 cani e 51 gatti malconci e altri 31 gatti morti nel frigo. La Randoph era una nota "gattara", ma la polizia non e' ancora riuscita a capire che cosa sia successo e perche'. Comunque la donna e' stata arrestata: a sua carico 110 capi d'accusa di maltrattamento verso gli animali e altri reati di furto e uso non autorizzato di residenza altrui. ()

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                            Oggetto: Gazzetta di Parma 8.4.05

                            Un giorno per gli animali
                            Quella di domani si preannuncia come una giornata in cui gli animali,
                            finalmente, saranno al centro dell'attenzione per motivi diversi dal
                            ritrovamento dell'ennesimo boccone avvelenato. Quattro gli appuntamenti
                            previsti. Alle 9, presso l'Auditorium Casa della Musica ( Piazzale San
                            Francesco 1), si terrà il primo incontro del ciclo di conversazioni « Gli
                            animali non parlano, impariamo ad ascoltarli » , nato dalla collaborazione
                            con il Club Amici Miei. Questo primo incontro, che verrà presentato
                            dall'Assessore Pietro Vignali, è dedicato al tema " Consigli utili per una
                            sana convivenza. Il rapporto ideale uomo- cane". Interverranno la dott. sa
                            Roberta Tagliati, medico veterinario dell'Assessorato Mobilità e Ambiente,
                            il dott. Maurizio Agostino, addestratore, e il dott. Dimitri Monica, medico
                            veterinario. Nel corso dell'incontro saranno fornite le istruzioni di base
                            per offrire un primo soccorso al proprio cane. La partecipazione è gratuita,
                            ma è consigliabile la prenotazione telefonica: 349.6484630. Alle 15, al
                            Parco Martini, parte la ronda dei volontari, che si divideranno in gruppi
                            per bonificare tutti i parchi pubblici in cui, nei mesi scorsi, sono stati
                            ritrovati bocconi avvelenati. Alle 15: 30, presso il Salone San Paolo del
                            Circolo di Lettura ( via Melloni), l'Assessore Pietro Vignali consegnerà una
                            targa speciale al vincitore della sezione «Amici a 4 zampe» del prestigioso
                            Premio Letterario internazionale «Ignazio Silone», realizzato col patrocinio
                            del Comune di Parma. Alle 17: 30, al Parco Ducale, ingresso Ponte Verdi,
                            l'Assessore Pietro Vignali riceverà tre riconoscimenti- da Enpa e Wwf - per
                            le numerose attività svolte in difesa degli animali, fra le quali spicca la
                            coraggiosa campagna di comunicazione contro i bocconi avvelenati.

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                            Oggetto: Spot jeans "Gas" con rana infilzata, protesta animalista.

                            8 aprile - Padova
                            Spot jeans "Gas" con rana infilzata, protesta animalista.

                            Animalisti sul piede di guerra a Padova contro l'azienda vicentina di
                            abbigliamento Gas Jeans, rea di aver immortalato nella propria pubblicita'
                            una modella che mangia una rana infilzata in uno spiedino. Alcuni attivisti
                            dell'associazione ''100%animalisti'' hanno affisso la notte scorsa sulle
                            vetrine di un negozio Gas di Padova dei manifesti per denunciare la mancanza
                            di sensibilita' verso gli animali da parte dell'azienda. ''Giu' le mani
                            dalle rane'', ''rispetto per gli animali'' e ''gasjeans pubblicita'
                            regresso'' sono alcuni degli slogan utilizzati nei manifesti scritti a mano
                            e aposti sulle vetrine.
                            Forse chi ha ideato la pubblicita' - spiegano gli animalisti - non sa che
                            tra Padova e Treviso molti attivisti hanno passato per quasi un mese ogni
                            notte a salvare da morte certa le rane nelle zone collinari. In questo
                            periodo, infatti, molte rane attraversano le strade rischiando di finire
                            sotto le ruote delle auto in transito.
                            Il blitz, a sentire gli animalisti, avrebbe gia' prodotto un primo risultato
                            concreto. Da stamane - sostengono i promotori dell'iniziativa - l'azienda
                            vicentina avrebbe tolto dall'home page la foto con la modella incriminata,
                            sostituendola con una immagine dove si nota una ragazza che stende i panni.
                            La rana infilzata pero', si sottolinea, sarebbe ancora visibile nel filmato
                            in flash all'interno del sito. Da parte sua la Gas, attraverso il
                            responsabile del negozio padovano, avrebbe fatto sapere che la rana della
                            pubblicita' sarebbe soltanto una riproduzione in plastica.
                            (ANSA)

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                            Oggetto: Il Secolo XIX - 11/04/05

                            Troppi elefanti (e turisti) nel paradiso dell'Africa
                            Il Chobe National Park ha una delle maggiori densità di animali del pianeta.
                            Ma ora scatta l'allarme
                            In Botswana, autorità preoccupate: la foresta è a rischio, sta diventando
                            una savana
                            Chobe National Park, Botswana Il viaggio in auto dal cancello dell'albergo
                            può essere lungo meno di 10 chilometri, ma basta per vedere elefanti,
                            babbuini e anche una tartaruga solitaria che ritrae la testa nel guscio al
                            passaggio della Land Rover.
                            Il Chobe National Park del Botswana ha una delle maggiori densità di
                            elefanti del pianeta, così tanti che stanno gradualmente trasformando la
                            foresta in una savana, ma le autorità vogliono evitare che gli elefanti
                            vengano altrettanto velocemente sorpassati dal numero dei turisti.
                            «Vorremmo qualcosa di più esclusivo», dice Johan Bruwer, manager del Chobe
                            Safari Lodge, che costa da 320 a 400 dollari a notte per persona e che una
                            volta ospitò Richard Burton e Elizabeth Taylor nella loro seconda luna di
                            miele. Situato lungo le sponde del Chobe, dove coccodrilli e ippopotami sono
                            abituali visitatori, l'albergo è uno dei più vecchi nella vasta riserva e
                            anche il più caro, con una clientela facoltosa proveniente dagli Stati Uniti
                            e dall'Europa.
                            «Qui è tutto più pulito», dice il turista Ilonr Bormann, pensionato di
                            Locarno, Svizzera, che passa parte dell'anno in Sudafrica. «C'è meno
                            crimine». Ora c'è una striscia di alberghi vicino al Chobe nella vicina
                            città di Kasane, verso il confine nord del Botswana, dove si incontrano
                            Zimbabwe, Zambia e Namibia. Benché qualcuno si dispiaccia del
                            sovraffollamento, la maggior parte dei turisti dice che il posto è
                            rilassante e il parco meglio tenuto di altri analoghi in Kenya o Sudafrica.
                            «È un'esperienza più bella», commenta l'ex pilota di linea Robert Ceske,
                            dell'Arizona, su una barca turistica che solca le acque del Chobe,
                            lasciandosi a poppa dozzine di elefanti e ippopotami così come qualche
                            occasionale coccodrillo. «Siamo stati nel Kruger National Park in Sudafrica.
                            Qui è molto meglio che andare in giro per la strada, a parte il fatto che
                            laggiùè più facile incontrare qualche grosso felino».
                            Se il Botswana si batte per diversificare la sua economia dall'industria del
                            diamante, che gli ha regalato uno dei più alti pil pro capite dell'Africa ma
                            ha fatto poco per ridurre la disoccupazione, il turismo è visto come uno dei
                            settori chiave. Ed è per questo che il governo lo mantiene sotto controllo.
                            Gli alberghi devono essere di proprietà di cittadini del Botswana, non si
                            possono usare guide o autisti stranieri. Alcuni proprietari sono preoccupati
                            della rapida crescita dei turisti, che arrivano a ondate con le gite
                            organizzate dagli hotel delle cascate Victoria in Zambia e Zimbabwe. «Penso
                            che dovremmo tenerli fuori», dice Jonathan Gibson, proprietario di un
                            albergo. «Se vengono nel parco, devono passare almeno una notte in
                            Botswana».
                            Ma mentre ci si preoccupa dell'impatto ambientale creato dal turismo, sono
                            gli stessi animali a creare i maggiori danni. «Stanno trasformando la
                            foresta in una savana», dice Bruwe, mentre passa in auto una dozzina di
                            alberi abbattuti dagli elefanti nella loro incessante ricerca di cibo.
                            Alcuni animali hanno attraversato il Chobe a Caprivi, dove hanno distrutto i
                            raccolti. Certi ambientalisti sono convinti che l'abbattimento selettivo sia
                            ormai l'unica soluzione.
                            Nemmeno un'epidemia di antrace alla fine del 2004 ha avuto effetti sulla
                            crescita della popolazione, malgrado la chiusura di una parte del parco e la
                            morte di centinaia di elefanti. E il timore è che i corpi, bruciati ma non
                            sepolti, possano diffondere il contagio.
                            È così che il Botswana, uno dei pochi Stati africani dove si può bere
                            l'acqua e la polizia gira disarmata, rischia di rimanere schiacciato fra due
                            pacifici nemici: i turisti e gli elefanti.
                            Peter Apps

                            SOS CANILE Vito in gabbia aspetta un padrone
                            Vito è un bell'incrocio giunto in canile già da qualche mese insieme a sua
                            sorella Lara: bella e giovane come lui. Lei ha già trovato famiglia, ma per
                            lui ancora non è giunta alcuna richiesta da parte di un potenziale padrone.
                            Dopo che Lara lo ha lasciato solo, Vito è particolarmente triste e sta
                            sempre attaccato alle sbarre, in attesa che qualcuno si faccia avanti e lo
                            porti a casa con sé. E' un cane molto intelligente e stare tutto il giorno
                            chiuso in gabbia lo rende particolarmente infelice. Non è il primo caso in
                            cui la femmina viene adottata più facilmente dell'esemplare maschio: molte
                            persone le ritengono più docili e affettuose, ma queste doti sono comuni
                            anche a molti maschi e certamente lo sono a Vito. Chi lo volesse conoscere
                            può rivolgersi al canile sul monte del Gazzo a Sestri ai numeri 010-8312830
                            oppure 347.2534147.

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                            Oggetto: Corriere della Sera 12.4.05

                            CIVITAVECCHIA Tre cuccioli nel portapacchi Passante chiama la polizia
                            Tre cuccioli di cane pastore, di 60-70 giorni, sono stati trovati ieri
                            pomeriggio dalla polizia nel portabagaglio di un'auto, una Volkswagen
                            Passat, intestata ad un cittadino rumeno residente a Viterbo e parcheggiata
                            in via Aurelia Nord, a Civitavecchia. A richiamare l'attenzione degli agenti
                            di pattuglia sono stati i guaiti degli animali chiusi nell'auto da alcune
                            ore. I cani sono stati affidati al canile municipale in custodia giudiziale
                            mentre l'auto è stata sequestrata. Il rumeno, invece, è stato denunciato per
                            maltrattamenti animali.

                            APRILIA Pesce senza etichetta: sequestrate 15 tonnellate
                            Quindici tonnellate di prodotti ittici scaduti sono state sequestrate dalla
                            guardia di finanza ad Aprilia. Il pesce, per un valore complessivo di circa
                            centomila euro, era conservato in celle frigorifere privo di regolare
                            etichettatura. L'operazione è stata fatta dalla guardia di finanza della
                            stazione navale di Venezia in collaborazione con la tenenza di Aprilia. Nel
                            corso dell'indagine sono state riscontrate numerose inadempienze alla
                            normativa sulla tutela dell'ambiente e violazioni della normativa
                            sull'igiene.

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                            Oggetto: Il Secolo XIX 12.4.05

                            Sestri Levante
                            Petizione animalista
                            Un gruppo di animalisti ha consegnato ieri mattina all'assessore
                            all'ambiente Mavi Zonfrillo una petizione con oltre duecento firme per
                            chiedere al Comune un'ordinanza che vieti l'accattonaggio con animali nel
                            territorio dell'amministrazione, come già previsto da molti Comuni in
                            Italia. L'assessore si è detta solidale e ha affermato che si farà carico
                            dell'istanza.

                            sanremo
                            «Nessuna fucilata, il delfino è morto per cause naturali»
                            Non è stato ucciso ma è morto per cause naturali, il delfino "spiaggiato"
                            dieci giorni fa sull'arenile dei Tre Ponti. «Non c'è nessun mistero, nessun
                            giallo. Le analisi di laboratorio - ha spiegato ieri il comandante del porto
                            Cosimo Nicastro - hanno stabilito che il piccolo cetaceo è morto per
                            denutrizione, conseguenza di un ascesso in bocca che gli impediva di
                            mangiare. Riguardo al foro presente sul corpo, a determinarlo non è stata
                            certo una fucilata. Piuttosto un gabbiano che aveva cominciato a nutrirsi
                            della carne del delfino».

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                            Oggetto: Gazzetta di Parma 12.4.05

                            Il divertente mondo dei cani e dei gatti
                            VARANO MELEGARI Si è concluso nei giorni scorsi a Varano Melegari, con la
                            consegna degli attestati di frequenza, il primo corso di formazione per
                            educatori cinofili e addetti al controllo della popolazione canina. Al
                            corso, finalizzato a sensibilizzare la cittadinanza alle problematiche del
                            rapporto corretto uomo animali, hanno partecipato una trentina di persone:
                            operatori comunali, responsabili dell'anagrafe canina, addetti al controllo
                            e semplici ap passionati. Il corso realizzato dall'associazione « Una casa
                            per Bobi » in collaborazione con la Provincia di Parma, la Comunità Montana
                            delle Valli del Taro e del Ceno e il Comune di Varano de' Melegari come
                            afferma il Presidente dell'associazione Francesca Furia « Ha dato ai
                            partecipanti al corso informazioni utili a chi si occupa per passione o per
                            lavoro di cani o gatti. Infatti, si è parlato di leggi, di prevenzione delle
                            malattie, di comportamento e dei bisogni dei nostri amici animali » .
                            Soddisfazione è stata espressa anche da Francesco Dallatomasina fra i
                            promotori dell'iniziativa varanese, referente dell'Ente Comprensoriale per
                            la lotta al randagismo, ex delegato sindacale, nel settore alimentare per le
                            province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia e consigliere comunale nella
                            passata amministrazione di Varano Melegari. L'iniziativa, ha spiegato
                            Dallatomasina, rientra nelle attività per la valorizzazione delle
                            associazioni, con la collaborazione attiva dei cittadini per la tutela
                            dell'ambiente e il miglioramento della qualità della vita. Nelle sei
                            lezioni, della durata di tre ore ciascuna, svolte nella sala civica, si sono
                            alternati docenti qualificati e volontari esperti. Ha parlato di leggi
                            Roberto Barani dell'Università di Parma, di anagrafe canina, Daniela Dallara
                            del laboratorio telematico territoriale, di razze Fabio Fioravanzi,
                            giornalista e scrittore nonchè allevatore di cani, di malattie e prevenzione
                            i veterinari Maria Fausta Melley e Cristina Pederzani, di psicologia ed
                            etologia Francesca Gherardi dell'Ausl di Bologna, di colonie feline Franca
                            Gerbella, presidente dell'associazione « I gatti di Maria Luigia » . I
                            volontari dell'Associazione Ciro Guarino, Nicola Bondi, Costanza Guzzon,
                            Cristina Zeni, Francesca Furia, hanno portato al corso le loro esperienze in
                            particolare sugli aspetti della cattura, cura e rieducazione dei cani
                            randagi e sulle attività educative dei cani all'ubbidienza e all'agility
                            dog. Al termine della cerimonia di consegna dei diplomi, avvenuta nella sala
                            civica di Varano Melegari alla presenza di esperti, dirigenti
                            dell'Associazione « Una casa per Bobi » e docenti, il rinfresco.
                            V. Stra.

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                            Oggetto: Il Tempo Abruzzo 12.4.05

                            Cinghiali, danni e indennizzi
                            Sulla Fondovalle Trigno questi animali rappresentano un pericolo per le auto
                            VASTO Il sindaco di Celenza sul Trigno, Rodrigo Cieri, dichiara "guerra" ai
                            cinghiali, il cui ripopolamento è sempre più spesso causa di danni non solo
                            per i campi coltivati, ma anche per le vetture. Ieri mattina il sindaco ha
                            ricevuto una delegazione di agricoltori e semplici cittadini, ai quali ha
                            riferito che è possibile fare domanda per ottenere un idennizzo, tramite i
                            fondi specifici messi a disposizione dalla Regione alle Province, per i
                            danni causati loro dai cinghiali che vivono allo stato brado, ma ha anche
                            precisato che, ammesso che il risarcimento sia pari al 100%, non si può
                            essere certi del fatto che il danneggiato resti soddisfatto, dopo aver visto
                            distrutto il proprio lavoro o un proprio bene. Cieri ha pure sottolineato
                            che i cinghiali arrivano a spingersi fin sulla strada, come accade spesso
                            sulla Fondovalle Trigno, dove rappresentano un serio pericolo per le vetture
                            in transito. Dinanzi ai danni arrecati dai cinghiali, il sindaco di Celenza
                            sul Trigno chiede la convocazione urgente di una conferenza dei servizi con
                            i sindaci del Vastese, ma anche il tempestivo intervento della Comunità
                            Montana Alto Vastese, dei Comuni e della Provincia di Chieti.
                            Pa.Ce.

                            L'AQUILA - A S. Panfilo d'Ocre, come ci scrive una signora, negli ultimi
                            tempi si è registrata la morte di dieci gatti, tutti padronali, che non
                            presentavano ferite visibili, né segni di colluttazione. Si tratta di gatti
                            tutti accuditi dai padroni, sterilizzati e lasciati liberi nei giardini
                            privati. Salta evidente agli occhi di tutti che qualcuno in compagnia di una
                            profonda inciviltà li ha avvelenati. «L'episodio - scrive la signora - oltre
                            all'indignazione, desta preoccupante perplessità: ci trovianmo di fronte ad
                            una generica avversione verso gli animali oppure ad una forma di grave
                            demenza che potrebbe portare ad altre più gravi conseguenze?».

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                            Oggetto: Il Messaggero Abruzzo 12.4.05

                            L'Aquila
                            San Panfilo: strage di gatti
                            Una strage di gatti, dieci per la precisione, avvenuta nell'ultimo mese. È
                            la denuncia che arriva da San Panfilo d'Ocre, dove le bestie sono state
                            trovate senza vita vicino alle porte delle case dei padroni. Il sospetto è
                            quello di un avvelenamento, la preoccupazione è che il serial-killer dei
                            gatti continui.

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                            Oggetto: Il Centro 12.4.05

                            L'Aquila
                            San Panfilo d'Ocre, dieci gatti morti

                            Ocre. Una residente della frazione di San Panfilo d'Ocre, denuncia la morte
                            di dieci gatti nel giro di poco tempo. "Una mporte avvenuta per tutti gli
                            animali in maniera analoga: ai gatti non sono state riscontrate ferite,
                            tracce di sangue, né segni di violenza". Si presuppone, quindi, che gli
                            animali siano stati avvelenati. "I gatti morti sono stati trovati, ogni
                            volta, davanti alle abitazioni dei rispettivi proprietari. Uno degli animali
                            è stato trovato ancora in vita, ma agonizzante. Il tutto è avvenuto nella
                            zona periferica del paese, un'area circoscritta di circa 500 metri quadrati.
                            Ora la paura è di essere di fronte a uno psicopatico", afferma la donna,
                            "oppure a una persona con gravi problemi. I gatti non davano fastidio a
                            nessuno, visto che ogni casa ha il suo orto e il suo giardino e gli animali
                            erano sempre lì dentro". All'Aquila, invece, c'è chi avrebbe visto gruppi di
                            persone tentare di catturare cani randagi e chiuderli dentro i sacchi. Del
                            fatto sarebbe stata avvertita anche la polizia.

                             

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                            Oggetto: Repubblica 13.4.05

                            Su Nature i risultati di una ricerca della University of Connecticut
                            Non ci sarebbero differenze nelle caratteristiche dei prodotti di origine
                            diversa
                            "Latte e carne di animali clonati
                            sono buoni come quelli naturali"
                            di VALERIO GUALERZI
                            ROMA - Stessi grassi, stesse proteine, stesso lattosio. Il latte e la carne
                            di mucche e manzi clonati hanno caratteristiche pressoché identiche a quelli
                            prodotti da animali "naturali". A stabilirlo è stata la più vasta ricerca
                            condotta sino ad oggi in materia, realizzata, come riferisce il sito della
                            rivista Nature, da un pool di scienziati statunitensi e giapponesi della
                            University of Connecticut di Storrs.
                            "Abbiamo preso in esame oltre cento parametri - ha spiegato il coordinatore
                            dello studio, Xiangzhong Yang - e non sono emerse differenze tra i prodotti
                            con diverse origini". Gli scienziati hanno messo a confronto il latte di
                            quattro esemplari clonati di mucche della razza Holstein con i valori
                            standard, senza riscontrare divergenze significative.
                            Stessi risultati hanno dato gli esami eseguiti sulla carne di due cloni di
                            Kamitakafuku, il famoso toro da monta giapponese. Le bistecche degli
                            esemplari clonati hanno infatti valori in parte diversi da quelle degli
                            animali nati normalmente, ma che rientrano comunque negli standard fissati
                            dall'industria della macellazione, compresi quelli della marezzatura, ovvero
                            l'aspetto particolare della superficie di taglio del muscolo quando il
                            tessuto adiposo è ben distribuito fra i fasci muscolari. Quanto alle
                            differenze, secondo i ricercatori, sono facilmente spiegabili con il fatto
                            che sono stati presi in esame cloni di un esemplare con caratteristiche
                            straordinarie come Kamitakafuku.
                            Interpellato da Nature, Yang ha ammesso che la sua ricerca ha ancora il
                            limite di essere stata eseguita su un numero piuttosto ristretto di
                            esemplari, ma si è detto convinto che possa essere un punto di partenza per
                            ulteriori approfondimenti in grado di confermare la non pericolosità dei
                            prodotti ricavati da animali clonati.
                            La rivista, una delle più stimate nel campo scientifico, sembra dare credito
                            alla serietà dello studio della University of Connecticut, ma non si
                            nasconde che difficilmente i nuovi risultati saranno sufficienti a spazzare
                            via i timori che ancora accompagnano la diffusione delle tecniche di
                            clonazione e la commercializzazione dei prodotti che hanno questa origine.
                            Malgrado nel 2003 l'Accademia delle Scienze statunitense abbia sancito la
                            non pericolosità dei prodotti frutto di clonazione, a tutt'oggi la Food and
                            drug administration non ne ha ancora autorizzato la vendita. Nature cita
                            inoltre un'indagine condotta lo scorso anno tra i consumatori statunitensi
                            dalla quale emerge che il 62% di loro si dice contrario o molto contrario ad
                            acquistare prodotti derivati da animali clonati.

                            (http://www.nature.com/news/2005/050411/full/050411-2.html)

                            News
                            Published online: 11 April 2005; | doi:10.1038/news050411-2
                            Beef and milk from cloned cows declared safe
                            Jessica Ebert
                            But verdict will not quell debate over biotech foods.

                            The composition of milk and meat from cloned cattle is no different from
                            those of the same products obtained from naturally reared animals, says a
                            team of US and Japanese researchers.
                            In one of the most comprehensive comparisons carried out to date, Xiangzhong
                            Yang of the University of Connecticut in Storrs and his colleagues analysed
                            more than 100 characteristics of the products. But the researchers' data is
                            unlikely to defuse the debate over whether humans should actually eat these
                            foods.
                            "All the parameters examined for the clones in this study were within the
                            normal range of beef and dairy products approved for human consumption,"
                            says Yang. "We found no significant differences between the clones and their
                            controls." The researchers' findings appear in Proceedings of the National
                            Academy of Sciences.
                            Yang's team studied milk samples from four clones of a Holstein dairy cow
                            for routinely measured parameters such as protein, fat, and lactose content.
                            They found no significant difference between these parameters in milk from
                            the cloned cows and from their matched controls. What's more, meat from two
                            clones of the famous Japanese breeding bull

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